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^ 



I 



cz.^. 



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ANNALI 



DELL INSTITUTO 



DI CORRISPONDENZA ARCHEOLOGICA. 

VOLUME QOARTO. 



ANNALES DE LINSTITUT 

DE CORRESPONDANCE ARCHÉOLOGtQUE. 
TOME QUATRIÈME. 



PARIGI, 

A SPESE DELL' INSTITUTO. 
MDGCCXXXIl, 



IMPRIMÉ CHEZ PAUL RENOUARD, 

aus oAAeRCiàRe) ir** ^. 



ANNALI 

' dell' INSTITDTO 

DI CORRISPONDENZA ARCHEOLOGICA 

ANNO i83a. 
PRIMO E SECONDO FASCICOLO. 



annales 



DE l'uTSTITOT 



DE CORRESPONDANCE ARCHÉOLOGIQUE. 

▲NNBB i83a. 
PREMIER ET SECOND CAHIER. 



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ANNALES 



DE LiNSTITUt 



DE CORRESPONDANCE ARCHÉOLOGIQUE 



I. MONUMENS. 

I. TOP06RAPHIE. 

a. REGHERCHES COMPARlÉES 

Des témoignages topograpkiques qu'ont laissés tur le territoire du dìocèse de tlietì, 
les tmciens ptìtipUs Aborigènes, Pélasgìes, Equicoles ; tt preuves diverses de la 
réalité de ìeurs- éuMùsemens qui s'jr som perpéiués aux tempi romains , au 
moyen àge , et de nos jourt memf, 

I 

Les premier» et presque. le^ seuls renseignemens topogra- 
phiques qui soient restés dans Thistoire^, touchant la nation 
des Aborìgènes, soiat.ceux que<Caton et Yarron nous ont 
conservés, lorsqu'iis nous présentent cet ancien peuple cornine 
ayant été étafcli, dans Vorigine, a.u,¥oisinage de Rieti et d'A- 
miternum (i). C*est de là , qu une fois réunis^avec les Pélasges^ 
ils ont étendu leurs. colonies associées, sur toute la région li- 
mitée au nord par le fleuve Velin, et'au midi par 1^ Liris et le 
Vulturne. Dans toute letendue de cet espace, on reconnait 
en effet que les sommets de TApennin sont cppronnés de 
remparts. aujourd'hui généraleroent réputés pour étre d orì- 
gine pélasgique, ejt l'on y compte,.pourle moins^ vingt-cinq 
villes ou ruines de villes dont les murs sont bàtis suivant un 
système de construction absolument conforme à celui qu'on 
observe sur les plus anciens murs d'Argos , de Mycènes, de 
Sicyone, tout récemment déssinés par'M. Blouet, et qui est 
essentiellement différent du système adopté par les Etrusques 

(i)Dionys. Halicarn. Edit. i586, f*,p. n. 

IV. i 



2 I. IfOirUliSNft. 

et les Romains dans toutes leurs constructions de haut appa- 

reil. Od ne rencontre aucun ancien mur bàti suivant Tappareit 

pélasgique dans Tltalie septentrìonale , au-delà de la ligne 

transversale qu*on peut tirer du fleuve^^^i!; au fleuve Umbro y 

et Fon n'en cite point encore de bien constate pour tei, entre 

le Yulturne et rextrémité de Fltalie (2);mais le francais Houel(3) 

en ayait découvert deux à Géfalù, qu'il attribuaìt aux Sicules> 

dès l'année 1787; M. Stoddart assure en avoir observé un au 

mont Erùv(4)ì ce qui s*aceorderait bien avec les noms du vii- 

lage et de la rivière de Patagonia^ que dans sa carte, Houel (5) 

a marqués sur le territoire d'Eri;^; ce qui fait desirer qu on 

yérifie attentivement Tobseryation de M. Stoddart. 

« C'est donc sur le territoire de Rieti qu'il laut recbercber les 

monumensdes premières colonies pélasgiques en Italie, puis- 

que e est là que Yarron a place l'oracle qui en déterminait la 

direction et les progrès suocessifs vers le midi^ mais o'^est au 

nord de Rieti qu'il faut recbercber quel dutétjre leur pr^nier 

établissement provisoire et sans portes ni cloture orbiòulaire 

et proprement dite. Avant tout, et pour se &ire une idée juste 

de la confiance qu'on doit avoir sur oette question , au témoi- 

gnage de Yarron , et par conséquent à celui de Denys d*Ha*- 

licarnasse, qui n*a fait que le reproduire littéralemént, il 

suffit d'avoir lu Téloge que Gioérpn a fait des connaisflances 

topographiques du plus savant de ses cohtemporains, quand 

il lui adressait ces paroles : tu sedem regionum et locorum 

aperuisti (6). Or, quelle région de l'Italie Caton et Yarron 

pouvaìent-ils mieux connaitre que la Sabine, où leurs Inens 

patrimoniaux étaient situés? 

On reconnait généralement que les premiers établisaemeils 
pélasgiques furent voisins iiAmitemum^ ville représenté^ 

(9) Memorie delf Instìtato di covrìspondensaarcheolo^oa , fascicolo I» 
pag. 71. 

(3) Hoael , voyage pittore^que. 1. 1 , p. 91. 

(4) Mem. dell Instit. Archeol. Fase. I, p. 83, not. 4S. 

(5) Houel , ut suprà , sa carte de la Sicile. 
^6) M. T. Cicero Acad. qusst. Lib. I. 



a. VILLS5 DE I«A SABINE. 3 

aujourd^hui par le village de San Vittorino^ et cesi précisé- 
ment sur les confios de ce village que le fleuve Aternum (la 
Pescara), prend sa source à trois milles plus loin que ne Tin- 
dique la carte de Cassini. Ce fleuve coule, dès sa naissance, 
au fond d'un ravìn très escarpé, dont les roches sont flau- 
quéesde chaque coté de longs murs de construction pélasgi- 
que, mais d'un appareil de taille plus negligé c(ue celuì de$ imirs 
des villes du méme peuple. Ces m^rs ne décrivant aucun pian 
circulaire (7) et n'étant flanqués d aiicune tour, quoique ayant 
eu environ quarante pieds debaut^ on serait tenté de lea 
comparer au Neov 'ctTp^oc que les GrecsdeCumes avaient bàti sur le 
mont Phrìeius^ ppur se défendre des incursions desPélasges/ 
habitans de laLarisse Phriconide (8) ; mais ilfaudrait, pour cela, 
préférer à la version fran^aise, celle deCasaubon, qui traduit 
Nedv rt7y(pzy par longus murm> £n Sabine nou^ avons lavantage 
d'ètre placés au pied de deux lignes de monumens.que tout 
montre n'avoir pu étre destinés qti a former les limites respec- 
tivement défien^ves entre les deux peuples que lancienne 
giéographie nous £siit oonnaitre sous les noms de Sabini et de 
f^/im. L'architecteSabin, enyoyéen 1810, par l'académie des 
inscriptions , M. Simelli, appuie son opinion sur la destina- 
tion purement limitative de ces doubles remparts, en citant 
un cippe déterré il y ayait peu de temps sur les lieux mémes, 
et qui existe, lui a-t-on dit, chez le cure du village de Gop* 
pido ; on y Ut, surmontée de la représentation d yne chaire 
ourule, rinscription suivante : riNSS sabikorum (9). 

De ces faits de divers getires, il résulte matntenant une ex- 
plication assez claire du sens relatif des textes dans lesquels 
Denys^d'Halicarna^serapporte que les Aborigènes avaient com- 
mencé leurs étaUisseraens dans la Sabine par former des réu- 
nions de hameaux sans dò ture, tiri To?g opecriv caxouv «veu nrei^^eoi» 

(7) Journal itinéraire de M. Simelli. MS., p. 9 et 5a dessins au lavis 
avec plans et échelles ; le tout légalisé à Stronconte , i^*^ aout 18 ic, sigué 
G. Gemini, maire , et scellé du sceau imperiai {prò tempore). 

(8) Strabo, géogr. Lib. XIII, p. 621. 

(9) Simelli, Itin. MS. , p. to, et plancbe n** VI de notre Recueil grave. 

I. 



4 I. MONUMENS. 

xb>pv}^v xac cicopi^q^ et que ce ne fut qu'après leur réunion avec 
les Pélasges qu ils bàtirent des villes proprement dites , et très 
Voìsines les unes des autres , sur les sommets de TApennin (io), 
. iróXet? Trepee^oXovTo trrjyyàq. Avant d avoir acquis la connaissance de 
cette topographie speciale, on devait supposer généralement 
que les Aborigènes avaìent été du nombre de ces peuples chas- 
seurs ou nomades, qui n'avaient aucun établissement fixe; 
maià on en concevra sans doute une idée bien différente,à la vue 
de ces lignes parallèles de murs dont il subsiste encore debout 
des longueurs de plus de 3op pìeds(ii), bien appliquées aux 
sìnuosités de la direction des roches vives. On les appelle dans 
le pays mura del diaifolo. Pour achever de circonscrìre la to- 
pographie de la Sabine pélasgique et primitive, ilfaut fixer en" 
core y du coté du midi , quelles étaient les autres limites qui 
séparaient les Marses des Sabins sur le territoire inférieur. Ce 
point de recberche se trouve aussi clairement déterminé par 
le jtémoignage d*un autre cippe grave que Phoebonius a dté 
dans son histoire des Marses, et qui fut, dit-il, trouvé de son 
tenips au village de San Stefano, qui est situéà io milles au 
nord-est des ruines d'Albe des Marses , et à 35 milles sud-est 
de Rieti. Ce cippe existait, replacé dans Téglise de Scanzano, 
en 1678 ; et , suivant la relation de Phoebonius , on y lisait pour 
inscription ces mots : albensivm. finbs (12). Il parait donc, 
. d après ce témoignage, que les anciens lilarses avaient, comme 
les Sabins, Tusage de marquer leurs frontières par des monu- 
mens du méme genre, et cette coutume s*accordait bien avec 
celle d*envoyer des Féciaux pour dénoncer les déclarations de 
guerre sur des limites respectives , qu on ne franchissait mili- 
tairement qu'après avoir satisfait au droit commun de s'expli- 
quer avant de commencer les hbstilités(i3).Il était donc al(H*s 
naturel de fixer par quelque monument la ligne de la frontière. 
£n 964 de notre ère, il restai t encore dans ce méme pays 

(io) Dionys. Halic. Lib. I, p. 7 9 44. 

(xi) Simelli, Itinér. MS., pag. io, et pian, n° VI. 

(la) Phcebouius. Hist. Marsorum. Neapoli 1625. L. 3 , cap. 5 , p. i58. 

(t 3) Dionys. Halic. Lib. I , p. 17. Lib. II , p. 1 3 1 . Lìb. X , p. 649* 



a. VIIXBS DB LA SABINE. 5 

des traces de l'usage de marquer par des eippes semblables les 
frontières féodales. Un diplóme de Pandolfe et de Landolfe ; 
donne en faveur d'Arderic, évéque d^Msernia^ dont le terri- 
toire samnite confine avee celui desMarses, marquait ainsices 
limites : Et deinde in serra de Monte Capraro^ vhi ficiafuit 
ex antiquitìis columna marmorea quce fuit finis de jam dicto 
comitatu Izernino,..., et Dodit in Salectu^ ubi similiter ex anti- 
quitusjicta Juit columna marmorea quce finis fuit de jam dicto 
comitatu et abindè quomodò vadit influ\>io Sangrà* (i4) 

D après les renseignemens que M. Siraelli a pris sur les lieux, 
le village de Scanzano, où fut trouvée rinscription rapportée 
par Phcebonius, dépend encore du diocèse de Rieti ; mais , dès 
quon est descendu deux milles plus loin que ce dernier village 
pour s'avancer vers le lac Fucin , on entre dans le diocèse et le 
pays des Marses (i5). Or, la mesure de ces deux milles tombant 
juste sur le village de San Stefano y où Tinscription du cippe 
fut trouvée, cet exemple doit étre surajouté à tous ceux qui 
ont été connus de Danville, et qui Tont de termine àétabliren 
principe géographique que les ancien nes circonscriptions des 
diocèses ont conserve, pour la plupart, celles des populations 
de l'antiqui té (i6). En preuve de quoi on peut citer encore 
rinscription qu'on a découverte en 1817, près de la ville de 
Tungres (17) , et qui porte ces mots : fines. atrbbatvm. On ne 
pouvait guère espérer d*obtenir autant de témoignages divers 
et concourant à établir nettement la circonscription du terri- 
toire Sabin, sur lequel Yarron a signalé les monumens des 
premières villesbàties par les Aborigènes et les Pélasges réunis. 

Les Pélasges avaient partout la coutume d'ìmposer leur 
nom à chaque régìon sur laquelle ils tran&portaient une de 
leurs colonies. G*est un fait géographique qui peut nous faire 
conjecturer, en remontant de proche en proche, que leurs 
preraiers établissemens, en Grece, étaient partis du mont 

(14) Ughelli » Italia saciia , t. TI , p. 89^. 

(iS) SimeUi, Itiftér.» MSv,p. 39. 

(f 6) Danville. /><M«/n. 

(i 7} Note communiquee à TAcaiL dea inscrip., par M. de Golbery^ . 



I. MONITMSKS. 



jéhgeusyMué aucentre de k Cappadoce(i8)9et loh nes'éton* 
nera pas de ta hardiésse apparente de cette conjeeture, quand 
on aura compare le synchronisme rigoureusement exact de la 
fondation de Tarse en Cilicie par Triptolème TArgien, et de la 
colonie pélasgiqùe de Nansis TArcadien en Italie (19). Les 
traces d^ la coutume précédemment citée étant imprimées sur 
nos cartes de géographie ancienne , peurent donc faire consi- 
dérer le Pelasglcon Argos comme ayant èli orìginairéìhent 
peuplé par une colonie venue des rivages septentrionaux de 
TAsie-Mineure. La Paphlagonie, signalée par les monumens 
de Sinope et àìAmisuSy dont le Francais Fourcade nousa donne 
la première connaissance, paraìt aToir été ìa métropole iitinié- 
diate du Petasgicon Argos du Péloponnèse(2o). LaPélagonie 
de Macédoine, et enfin le pays de Dodone, d'où les Pélasges 
de la Sabine partirent pour établir chéz les Aborigènes un 
oracle semblableà celui de TEpire, completerà leis indices ho- 
monjmiques de la progression probable descolonies obcidèn^ 
tales de ce peuple célèbre, et qui se terminèrent (21) k Sa- 
turnia en Etrurie pour se méler enstkite avec les Pélasges 
tyrrhéniens, et retoumer en Grece. 

Il esl dctoc très présumable que les Pélasgés de la Sabine 
auront été fidèles à leur ancienne coutume nationale , qui est 
d'àilleurs celle de toutés les colonies, méme de celles des 
temps modernes ; et ti*ést là ce qui doit arréter notre attention 
particulière sur Texamén de la dénominatioiì topographique 
que portait. au moyen àge, une montagne située à trois milles 
seulement des circonvallations pélasgìques des sources de 
VAterno , dont la comparaison avec le J)remier livre de Denys 
d'Halicarnasse nous éclaire si bìen Torigine historique. Voici 
les termes d'un décret donne par Astolfe et date de Fan 756, 

(18) DanyiUe, Orblft Romani pars orientalis. 54-39. 

(19) Examen analytique» et tableau coinparatif des synchronismes des 
temps héroiques de la Grece. Paris, 1827. inH**- Confer, còì. Vi, n° 41, 
cum col. X, n** 39 , da Tableau general despremières dynasties grecques. 

(20) Strab. Lib. VIU , p. 869 ; ìib. VII , p. 326. 
(ai) Dionys. Haiic. lib. I , p. 16. 



a. VILLBS DE LA SABINE. y 

en faveurde labby^e de ¥dLVÌk(%%).FlavimAistulfus;sperai^it 
a nobis veneraUo vestra quàtenùs in ipso sancto monasterio 
vel vobis concedere deberemus unum montem cum pascuo suo in 
finibus Spoleti vel RecUe , qui nominatur Alegia. Item planiiies 
yusdern, montis qui dicitur Tverita cum vocabulis suis. Après 
le déuil des terre& , le décret poursuit en ces torines : Per 
hoc nostrcB eaccellentite pneceptum^ concedimus atque donamus 
in prescripta monasterio prasfaium montem Pelagitm simul 
etplanities, eie. 

On trouTera le moyen de fixer la situation de ce mont Pe- 
lagius, d*après celle qu*oceupe le lieu, sans doute mure, qui 
esl appelé Turrita dans le diplomc. Il est marqué sur les 
cartes de A(agìni, éditions de i6a2 et de 1709 , vers les 
confins des territoires de Kietì et surtout de Spoleto y dont les 
murs de construction pélasgique ont été dessinés pour nous 
en i&xb^ par M. Fontana; ainsi, cette Turrita du moyen àge 
ne doit étre éloignée que de huit milles au nord du lac Pa- 
terno, que tousles antiquaires géographes saccordent a con- 
sidérer pour étre le lac CutUicB dont la rencontre fit connaitre, 
à la colonie Pélasgique , qu*elle était arrivée à la destination 
qui lui avait été predite par Foracle de Dodone. (23) 

Les limiies sept«ntrìonales de la SaUne primitive étant, 
ainsi que les mérìdionales, maintenant déterminées, il reste à 
parl^ de la fusion qui s'est ^erée entre les quatre peuples 
aodeDoemeat réunis sur la Ugne des trente^ànq milles qui 
««tend^nt depuis Rieti jusquawK froniières des Marses. 
Denys d'Iblicarna^se établit enpeude mots Tidentité qui so« 
péra entre les Aboiigènes et les Pélasges. iNous tojoos d a- 
bord que la dénomioatioa d* Aborigèoies , dans les anciens 
idiómes grecs, écait la méiue que celle d'Hemiques. Ainsi, 
le mot Aborigene ayant eu la sìgnification de montagnard , 
suivant Gaton (^) , l'appellatif Hernique deyait ayoir le méme 
sens; car, suiyant Hygin, qui était si T«rsé dans la coa- 



(22) Mnratori Rer. Italie. Script, t. II , Ohronìc. Farfftnse » p. 44o. 
(a 3) Diodys. Halic. , p. 16. (*) Origo gent. Roixk Seot:» 5. 



d 



i. MONtJMBNS. 



naissance des origines d^ peupies et des Gilles, Hema si^tiì- 
fiait une roche, une montagne (24) comme (5(>o?, danà la langue 
hellénìque. On x^eeonnait aussi, d'autre part, Tidentité des 
Pélasges et desEquicales à plasieurs signes; et dabord, le 
tepritoire des trois anciens peupies est absolument le méme 
que celui de Cicoli y qui reproduit presque littéralement' le 
terme grec AtxcxXo^ , que Diodore donne à ce canton de la Sa- 
bine (25), et GicoU (26) n est point un nom de Keu, mais un nom 
de territoìre. Le nom latin se Ut sur les inscrìptions qui y ont 
été déterrées, suivant M. ^melli, au village de Nece, et no- 
tamment sur celle qui . se trouve maintenant transportée au 
villagedePacedansla maison Antonelli (27). £n voicila .eppie : 

PRO. SALVTB, ORDINIS, ET. POPVLI. SIGNA 
SERAPIS. ET. ISIDIS. GVM. ERCASTERIIS. SVIS, 

ET. AEDICYLAM. Ilf . SCHOLAM. PERMIT 

' . • . ■ 

TENTE.. ORDINE 

APPRONIANVS, R. AEQVICVL. SER. ÀR^ OriuS 

. • • ' » 

CVM. AEQVIGVLA. BASILIA. ET. AEQVI 
CVLO. APPRONIANO. FIL. PEC, SVA. FECIT 

I*. n. Q. D. 

Varron avait recueilli d autres preuves encore de la persis- 
tance des coutumes pélàsgiques sur le teititoire meridional de 
Rieti; il est utile d'en faife Qibserver la continuité jusqua 
nos temps actuels. Deny$ d^Haliearnasse en avait remarqué 
de semblables aux en^trons de Falere , et il disait ingénieuse- 
ment, que c^étaient les étinpellès assoupies des usàges pé^ 
lasgiques (2^). « Près de Reate , disait Varron , on appelait 
<c Tebe sans aspiratii^n, .un chemin incline de la longueur 
« dun mille et cèt appellatif remontait aiu temps méme où> des 



I i 



(14) Servius, in YirgìL Eneide .,}.... . ,< 

(a5) Diodipr. Sical. Lib. XIIi p. 3x9. 

(a6) Muratori , Ber. Ital. tom. n , part. 2^ Chronic. Farf. , p. 344» 374» 
408, 434 > 466. 
(27)SimeIli, Itinér., MSé , p. 19. • . ' 
(28) Zcóirupa irou TcXao^ucoù ^évouc* Dionys. Halic. , p. 16946. 



a. VILLBS DE liA SABINE. 9 

« Pélasges, parùs de la Grèce^ étaient venus s'établir cnSa- 
« bìne(!2g).))G'estdoncàlaniéineGausequedoitaussi remonter 
lenoni de la vallee de Tybey qui se trouve mentionnée dans 
un échange fait entre deux.abbayes du.méme territoire, à la 
date de Fan 800 (3o). De là aussi , lorìgine de la méme déno- 
mination locale qui se lit à trois posìtions yoìsines du village 
de Torano sur la carte de Rizzi Zannoni. Ce sont Bocca di 
Teve , Pie di Teve , Monte di Teve. Bocca di Teve se lit encore 
dans nn diplòme de Pascal II , date de lan 1 1 1 5. On a dono 
lieu d'étre surpris du ridicale que Scaligier voulait jeter sur le 
témoignage de Yarron à ce sujet , et e est donc bien à tort 
que le critique se prévalait de ce qu'aucun auteur grec n ayait 
rien dit de semblable : mais Scalìger ne savait pas , sansdoute, 
que les Grecs modernes appellént encore leurs collines Tiva^ 
et particulièrement en Epire, d'où les Pélasges de la Sabine 
étaient partis. 

La lecture des antiquités romaines de Denys d*Halicarnasse 
n ayant commencé à deveiiir plus commune qu après le temps 
où parurent la traduction italienne de Lampi Birago y en 1 545 , 
et la latine de Sylburg, en i586, ce ne fut guère qua ces 
dates qu on a pu s'occuper plus généralement des moyens de 
retracer les positions respectivés des douze villes pélasgiques 
de la Sabine , sur lesquelles le témoignage de Yarron jette un 
si grand intérét. Mais les savans qui les premìers se sont em- 
parés des questions que leur dénombrement a fait naitre, 
ayant commencé par dénaturer la pureté du texte grec qui 
Seul peut fournìr des principes métriques pour en éclairer 
les recberches locales^ on ne pouvait plus en déduire que des 
résultats Tagabonds« 

Les écrivains ecclé$ìastìques sont les premiers qui aient 
cberché a fixer positiyement la situation des ruines de Tiora; 
mais ils ont trouvé ce nom enveloppé de tant de fausses le- 
cons dans les textes des martyrologes , qu'ils ne sayaient à 
quoi s'en tenir lorsqu'ils y Hsaient : tantót le nom de Tkyro^ 

(19) Varrò, de R. R. lib. Ili , et in Scaligeri not. i. 
(So) Muratori, Cbronic ùx^ , p. 356 , 407 , 6oa , etc. 



Iti I. MONVMBNS, 

tantòt oelui àeTkuriOy de Thyre ou ààTyriùdlacum Vulainum : 
ce qui faisait croire que cetait au Toirànage du lac de Bolsen- 
na , quìi fallait supposer placée la ville près laquelle avait eu 
lifeu le tnartyrede sainte Anatolie, C est Baronius qui a fi&é les 
tticertitttdes à ce sujet, et qui a ramené toutesles varìantes 
de» mannscriu à la lecon suivie datis le xnartyrologe roiiiain. 
Elle est ainsi concue \ inciwtate Thora apudlacum Velinwn; 
passio sanctorwn jifuitoiieeet^udacis sub Decio imperatore (3 1)^ 
Pour coiìstater que le village de Turano , dans le Cicoli, est 
bieti le lieu qui représénte la Thòm des martyrologes , Baro- 
nius a fait constater par une énquéte que e est du village de 
Sainte-Anatolie^que furent transportées à Subiaco lesreKques 
du corps de cette salute, sous le pontificat de Benoit VII, 
vers Tan 976. Or, l'église de ce village ayant éxé nommée, 
coDJointement avec une autre de saint Sabin , dans un di- 
plóme de Tan 706 et dans un autre du neuvìème siede (3i) , 
il faudrait dono trouver autre part que dans des actes relatifs 
au pays de Cicolij cette réunion de noms de lieuit qui est si 
«ssentielle dans la question de fixer la situalion de la TYora 
de Vaiiron , d'après ce seul genre de témoignage. 

Oh ne devra donc plus aujourd*hui , comme au temps de Syl- 
burg et de Cluvier, aller chercher les ruines de la Tiora deVar* 
rdti elitre Rieti et Civita Ducale (33) ; ni les ruities de Mefula à 
Mevéma en Ombrie; ni celle d'Oruimum à Orviéto. On né par- 
courra plus un cerole d'aberrations de tout genre pour piacer l'o 
rade de Tiara à dfiq milles au levant de Rieti , depuis qu'il est vé^ 
rifié^ d après la nature de son monument pélaìsgique, que cet 
oracle et les ruines du tempie de Mars sont situés au village de 
Sainte-Anatolie qu avoisineun chemin appelé Avellano (34), 
àu pìed d*un mont Velino , sur lequel il existe un kù appelé 
Velino (35). Mais pour terminer nettement cette discussion lo- 

(3i) Acta saactor., t. n, p. 671. 

(3 a) GhrcAiIc Farf. » p. 333, 608, Ughelli Ital. sacra. 1. 1, p. i f 98. 

(33) Cluverii Ital. antiq. , p. 684. — Sylburg. in Dionys. Halic. not. , p. 3. 

(34) Chronic. Farf., p. 408. 

(35) Stefano de Angelis , Sabina sacra e profana, p. 5i. Roma 1790. 



a, YILLES DB LA SABINE. II 



cale , il suffit d'avoir lu daus le passage de Yarron ^ rappòrté 
pat Denys d'Halicamasse , que la ville de Tiora était située . 
à trois cents stades de Rieti en se dirigeant vers la voie Ialine. 
Cest robjet de Texamen détaillé que nous allons poursuivre; 
et, pour entrer dans la question, i^ous commen^ons par tran- 
SGiire littéralement la page dans laquelle Denys d'Halicarnasse 
a transmis un fragmeni si important des recherchés de Yarron 
sur les antiquités de sa patrie. Yoìci comment s*e:iprime l'his- 
torien grec ainsi traduit : 

nDespreniià*es villes qu'habitèrent les Àborigènes(dit Denys 
« d'Halicamasse ) (36), il n en restaic que peu de mon temps^ 
n la plupart ayant été détruites par les gUa:'res, ou dés^rtées 
« à eause des fléaux qui les avaient aecablécs. EUes étaient si- 
« tuées sur le territoire de Rieti, non loin des Appennins, 
« ainsi que Fa écrit Yarron dans son livre des antiquités; et 
« ceUes de ces villes qui étaient le moins éloignées de Rome , 
« en étaient à la distance d'une joumée de marche. Je vaia 
« (continue Denys d'Halicarnasse) , faire le dénombreroentdes 
« plus célèbres, (xmforméoient au récit de cet auteur. 

« Palatium situé à vingtcinq stades de Rieti , ville encore 
« habitée de mon temps ^ par des JAomains près là voie Quintia. 
« A soixante stades de cette méme ville ( cest*à-dire de Rectte) 
n est Trebula , située sur une colline de hauteur mediocre. De 
« TVebùla^ à soixante stades encore, est située Vesbola^ voiaine 
« des monts Cérauniens* A quarante stades de cette derniire , 
« est située Sana , ville célèbre où se trouve un très ancien 
« tempie de Mars. A trente stades enviroh de Sana, est Me- 
» phula dont on montre encore les ruines et les traces d'une 
« muraille : au quarantième stade de Mephula était Orvinium 
« grande et distinguée entre les villes de ce canton. On y 
« voit encore les constructions de ses muffs et certains tom- 
« beaux remarquables par leur antiquité , et des enceintes de 
« cimetières qui setendent le long des coteaux élevés; là, est 
« aussi un ancien tempie de Minèrve construit dans' la partie 
« la plus haute. » 

(36) Dionys. Haiic. Lib. I , p. 1 1 , 3o et seq. 



12 I. MOIVUMENS. 

Après quelques détails où il décrit des lieux plus voìsins 
de Reàtej Denys d*Halicarnasse reprend ainsi, toujours d'a- 
près Varron , la suite de 1 enumération tnterrompue des irilles 
pélasgiques. 

« A partir, dit-il, encore une fois (iroXiv) pour se diriger 
« vers la rencontre (trans^ersale) de la voie latine, est Balìa 
« à trente stades, et à trois cents, Tiora appelée Matieney où 
« Fon dit quii existait un oraele très ancien de Mars , dont le 
« rìte était semblable à celui que la mythologie dit avoir été 
« pratiqué à Dodone; excepté qua Dodone, e était une co- 
« lombe perchée sur un cilene sacre qui rendait les oracles , 
« tandis que chez les Aborìgènes y c'étaìt un oiseau divin 
« nommé par eux Picus,par les Grecs Perche chéne (^puoxoXaimf??), 
« qui, se montrant sur une colonne de bois, y remplissait 
« cette fonction.» 

Les savants du dix-septième siècle, sur la supposition que 
les copistes auraient corrompu tous les nombres des stades 
éxprimés dans le passage cité de Yarron , se sont crus autorisés 
à disposar au hasard les villes pélasgiques suiyant plusieurs 
rayons divergens de Reaie ; comme si Varron avait cité cette 
ville pour point centrai et commun de départ ! Mais ces 
savants n auront pas remarqué que dans la paitie la plus nom- 
breuse et la mieux enchainée de Ténumération , les distances 
procèdent continuellement Fune de Tautre. 

La seconde remarqué bien essentielle à faire, est que là 
ligne itinéraire que Yarron a tracée , par cela méme qu'elle ne 
devait pas excéder les limites du terrìtoire de Reale , doit avoir 
étécelle qu'asuivie M. Simelli, le long de la rivière de Turano, 
en 1810; car autrement , lamesure desa3o stades quirésulte 
des sommes additionnées des distances que Yarron comptait 
entre Reale et Orvinium^ aurait, dans tonte autre direction, 
pénétré bien au-delà du terrìtoire de Rieti , dont il ne failait 
pas sortir pour remplir , d'ailleurs , une autre condition imposée 
par le texte; savoir : que les villes les plus voisines de Romei 
en étaient éloignées d*une journée. Il est donc présumable, 
que la route indiquée par Varron, et qui conduisaità la ren- 



a, VILLBS IXB liJL SABINE. l3 

contre transversale de la voie latine , était celle qui cotoyait 
la rìyière successivement appelée le Salto et le Tarano, pour 
arrìver à la Tallée du lac Fucin. Les cheniins ne changent 
pas dans ce pays. 

Cluvieret les sayansqui ontadopté, comme lui^ le système 
de Sylburg, et suppose que tous les chiffres du texte ayaient 
été corrompus, ont'fait remarquer, à dessein, que les monts 
Cérauniens n'ont jamais existé que dans la seule Epire (87) et 
comme Yarron a dit que Vesbola était située au voisinage 
'des monts Cérauniens, ils se sont prévalu de cette prétendue 
méprise, pour montrer jusqu'à quel point le texte de Yarron 
ayait été corrompa dailleurs, dans la traduction que Denys 
d'Halicamasse nous en a donnée. Mais cette objcjCtion , abso- 
lument negative, ne se détruit-elle pas par le témoignage des 
traditions, qui font partir de la Thrace et de TEpire, les 
anciens Sabins (^)^ comme en étaient partis les Pélasges? Or, 
s'il en fut ainsi , quoi de plus naturel que , par un sentiment 
patriotique, qui fut commun dans tous les temps,' les Sabins 
et les Pélasges réunis sur le territoire de Rieti, aient donne 
à la partiede TApennin qu^ils occupèrent, la dénominatioii de 
Cérauniens? Mais sr par une métathèse dont jai rencontré 
fréquemment Tusage dans la prononciation des Herniques 
moderaes , les habitans du Cicoli , au lieu de dire colli di 
Como , qui est Tappellatif du groupe des monts de leur pays , 
dS&%viX Monte Crono , Colle di Crono; Tappellatif xcpouvco? a bien 
pu demeurer cache sous la dénomination commune qu'ont le 
monte Como et le colle di Corno sur les cartes italiennes. Au 
reste je n'avance cela que comme une simple conjecture qui . 
peut encore recevoir quelque jour du mot «paò?, cornutus. 

Il s'agitmaintenant de comparer avec les distances que Yar- 
ron cissigne entre les villes dont il fait Fénumération , les monu- 
mens de construction pélasgique qu'ont trouvés, vingt ans 
l'un après Tautre, MM. Simelli et Dodwell, en partant de 
Rieti pour remonter la rivière du Salto, qui prend le nom de 
Turano vers le milieu de son cours. 

(37)Sy1burg. in notis ad Dionys. Halic, p. 3. (*)flratÉoi; Eustath. in Pion. 



l4 I* MONI3MENS. 

La première ville que Varron nomme dans cette enumera- 
tion est celle de Tributa , située , ditrii , sur une colline de 
. mediocre hauteur^ Holstenius (38) en a fixé la situation à 
Poggio San Lorenzo , à dix milles au midi de Rieti ; d'après le 
témoignage des inAcriptions portant le nom des Trebulani^ et 
méme^ celui dìMquicola. Ges dix milles équivalent à 60 stades 
olympiques dont Denys d'Halicarnasse a fait usage^en déter- 
minant ailleurs la distance qu'il calculait entre Rome et 
Gabìes. De Trebula 1 enumération arrive à F esboia y qui était 
située à 60 stadesde la précédente. Or en réglant l'ouverture 
dun compasy sur dix milles ou soìxantestades, et traversane 
la vallèe qui séparé le cours des deux rivières parallèles y on 
trouvera que cette mesure se combine avec la situation du 
viilage de Marmo Seelio, et d'un beau monument pélasgique, 
doutM. Sìmeliì donne la description suivante. 

Ce monument, dont le viilage tire son nom de Sìège de 
Marbré (89) , consiste en un vaste terre-plein , sur lequel sont 
bàtis réglise de San Lorenzo in^vallibuSy etl'abbaye dont elle 
dépend. La facade du monument a trente-deux mètres sept 
décimètres de long, et trois mètres de haut, le front de cha- 
que pierre a une surface d'unmètre environ. Vers le milieu de 
la hauteur à laquelle il est actuellement réduit, le mur fait 
un retrait de trois poucesr, décrìvaat une ligne irrégulière- 
ment horizontale. Ce retrait qui montre que tonte la partie 
supérielire du mur, a reculé du méme coup sans faire écrou- 
)er aucun bloc, parait avoir été cause par quelque tremble* 
ment de terre ; et , en effet , Marmo Sedio n est éloigné que 
. de douÉe milles du cratère volcanique de Santo Mauro, quo 
M. Simelli a indiqué près la Pagliara (4o) , au méme point to- 
pographique où j ai rencontré dans la carte de Magini le nom 
de Ck>lle arso , c'est-à-dire colline brùlée. 

La troisiéme ville que Yarron nomme dans la partie la mieux 
suivie de son enumération est Suna^ qu il dit étre éloignée 

(38; Holstenius. In Ortelii thesaur. geogr,, p. 196. 

(39) Simelli, itiner.» MS., p. 14 , et dessin, n" Vili. 

(40) Idem, ih,y p. 24. 



a. VILLBS DB LA SABINE. l5 

de quaranie stades ou cinq milles de Vesbola. Lorsque je 
communiquai c^ mémoire à VÀeadémie des inscripiions avec 
lessai d une iopographìe comparée de^ monumenu pélasgi- 
ques du pays de Cicoli , d'après le seul itinéraire de M. Simelli , 
j*avouai que je n'y avais trouvé à la di^tance de quarante stades 
au midi de Marmo Sedie , aucun monumenl à citer à lappin 
de la description que Varron a faite des monumeos de Sana; 
mais en méme temps je faisais observer qu'à trois milles ou 
vingt-quatre stades, avant le point qui détenninait sa posi- 
don, M. Simelli avait dessiné le monument de FiammigDano. 
Mais le séjour que M. Dodwell a fait fiur le Keu méme, et sur» 
tout les indicatioDs locales qui lui ont été données par M. Fe- 
lice Marcelli dont Thospitalité est bien copnue des antiquaires^ 
voyageurs , lui a fourni les moyeos da décider la position de 
Tantique Sima de la manière la plus incontestable. M. Dod- 
weU uayaut eucore accompagna daucunedescarìpùon les des- 
sius qu il m'a &jt parvenir desmouumens de Suna (41)9 jevus 
me bofuer à les décrire d'après ces seuls dessins^ en m'aidant 
dtt récitqui en a été fait dans notre bulletin» «t j'y joindrai 
quelques cpnjectures qui me sont particulières. 

A trois milieu d'Arengungulai on rencoutre dans la plaine 
appelée Osuna , un village nommé Abano. C est là, suivanc la 
traditiondupays, qu'était située l'antique 4Sii/ia.0ny voit trois 
terrasses de plus de cent cinquanta pieds anglais de longueur 
disposeespar degrés^ Fune au-delà de lauire, et dont les deux 
premières sont flanquées de murs cyclopéens , ou de con- 
struction pélasgiqué et d'un appareil exactement taillé.Le troi- 
sième mur est entièrement pratiqué dans la roche vi^e. A ren- 
trée de la première terrasse et entre ses deux murs, on trouve 
un monument circulaire formant un cóne tronqué etenfoncé 

(4x) Trois déftsins exécutés à la camera lucida : oòtés de lears mesures > 
dont uueperspectiTe, une coupé et un pian , adressés de Rome par M. Dod- 
well. Il serait bien important d'examiner à Nece le monument indiqué en 
cestermes. Viddeil sito d'una sotterranea fabrica circolare, etc. BuUetino 
di marzo xS3i, p. 46, lìn. la ; serait-ce un monument fnnéraire à compa* 
rer avec celui de Suna ? 



l6 "ì. MONtÙMENS. 

sous terre. Il est compose de blocs dressés dans le sens per» 
pendiculaire de leur longueur et qui sont bruts en apparence, 
mais bien assemblés dans leurs joints , ayant trois pieds dlt 
pouces de haut poùr les plus grands. Le diamètre intérieut 
du monument est de neuf pieds dix pouces sur vingt pieds de 
haut, il est termitié au somitiet par deux pierres plates, exac^ 
tement taillées et; applanies sur leurs surfaces et laissant riti 
jour d'environ deux pieds , qui est rècouvert d'une pierre tail- 
lée seulement sur sa faceinférieure. 

Olì ne peut encore raìsonner pertinemment sur Tancienne 
destination de ces monument Compbsentàls ce que Varron 
signalait comrae le tempie de Mars à Sana y et dont Detiys 
d*Halicarnasse fait mention en ces termes : ÉvOa Vfw? itaw (ip- 
X«T6? tcrrev Apetaq? Le voisinage du lieu, encore appelé Aren- 
gungula dans le patois du pays , parait en autoriseì* la conjec- 
ture. Ne paràit-il pas aussì probable que le nìonument sou- 
terrain et conique est celui de quelqùe roi Pélasge ?• G est bien 
au moins le premier de cette construction proprement pélas- 
giqué que les recherches en Italie aient fait connaitre. Son as- 
pect correspond aux expressions suivantes de Denys d'Hali- 
carnasse : To^ot ti-A^ àpy^ouoitpz'Kttq. Il appartient à notre confrère 
M. Inghirami de nous révéler Texistence d'un monument de 
semblable construction et de méme pian sur les territoires de 
Saturnia et de Cosa^ et c'est alors que nos comparaisons 
pourront s elever avec certitude à la plus haute période des 
monumens couverts de Farchitecture pélasgique. 

Les deux dernières villes nommées dans Ténumération don- 
née par Varron sont Mephulu et Otvinium. La première est 
marquée a trente stades de Suna et au point qui parait corres» 
pondi-e à cette posi tion (4^)j ^* Simelli a dessiné de longues 
lignes de murs de villes à rase terre. Il ne reste donc plus 
cpLOrvinium à découvrir pour compléter Ténumération don- 
née sur une ligne itinéraire de deux cent trente stades. En se 
détournant tant soit peu de la ligne qu on a suivie jusqu a 
Nece, se trouve la colline de Santo Mauro sur laquelle AL Si- 

(;a) Simelli, Itiner. , MS. , p. i6 et dessin n^ XII. 



a, TILLES DE LA SABINE. l'J 

melli a observé deux aires taillées en cercle dans la roche (43), 
ayant un diamètre de quarante-sìx pieds chacune , et qui pa- 
raissent bien rétracer l'idée de ces Tayoe que Varron citait à 
Onfinium, Les pierres ont paru avoir été employées à la con- 
struction de Téglise adjacente. Il aurait fallu décrire plus clai- 
rement quon ne la fait, cemonument ,Toisìn d'Arengungula, 
qui a été obseiTé par M. Dodwell (44) paruii les ruines de 
.Nece dònt les roches sont couvertes d*inscriptions funéraires. 
Sur \e méme territoire et tout auprès du lieu précédent est le 
village de Givitella di Nece où M. SimelH a dessiné en détail 
plnsieurs monuments, entre autres Taire d'un tempie d'I- 
sis (4^)9 6t surtout une roche tailléeen forme de banc^ en face 
duquel on voit un mur de construction pélasgique. M. Dodwell 
y a remarqué un doublé phalle sculpté sur une grande pier- 
re (46); mais on ne dit pas si c'est sur un des blocs du mur 
méme. Je pense, jusqu'à contredit, que ce monument est du 
genre de celui dont la descrìption va terminer cet article. 

Les monumens du tempie et de l'oracle de Tiora sont les 
deux plus importans de tous ceux qui ont été signalés dans 
rénumération donnée par Yarron. II en a fixé les ruines à trois 
cents stades de Rieti /et la situation du village de Saìnte-Ana- 
tolie correspond exactement à cette distance. D'après le dessin 
deM. Simelli, le monument de l'oracle consiste en une roche 
brute qui n'a été taillée que pour en former une térrasse 
d'environ quarante mètres de .long, sur. dix mètres de lar- 
geur. Cette térrasse est épaulée d'un mur de construction pé- 
lasgique , mais moins soignée que celle du tempie de Mars , 
qui est un des plus beaux modèles de ce genre d'appareil. Ce 
mur a cent cinquanté-quatre mètres de développement. La 
perspective théàtrale de cette térrasse présente un banc taillé 
ainsi que son dossier dans la roche vive, mais son eleva tion 

(43) Simelli , Itinér. ms. p. z6, et dessin n. XII. . 

(44) BuIleUino di Marzo, i83x , p. 46. 

(45) Simelli, Itiner. ms., p. 17 , et dessin en perspectiye de tout fé locai ^ 
N" XIII , avec le pian coté de ses mesures , n** XIV. 

(46) Bollettino di Marzo , t83 i , p. 46. 

IV- !l 



l6 l' MOHUMSSS. 

ai^-de5^& di]| $o\ ^t^% d\^ xpèirei, et la staMire 4e l'IiQttiiii^ 
ne lui p^cmettaat pas d^ siéger à catte h^Hxteur, on d^t; sup- 
po^er que (?e b^QC aura eu toute aqu-e destination. Sa kiiw 
gueur, 7 cc^upfl^ 1q t^ilus demeuré brut deson extr^mité, eai 
de dQ,uze m^tres. La créte de la roche , qui règne sur tout le 
food de cette tei:ra,sse , fpripe un dossier quii s elegie k tvoi# 
mètresì euviroi) ; il est en parùe ciselé perpeadioulairemetit:^ 
mais au bout de queiques mètr^s » la ciselure parait a?oir été 
arrétée à dessein de conserver ii^tacte une partie de roclo^e 
I^rute qui faìt saillie.en avant) et daat on ne peut bien exprì- 
iper la figure que par lemploi du. mot cernua, Ges% id rocca* 
sion de comparer ce que iustiu a dit 4ans,s9 description de 
loi^acl^ de Delplie& : media saxi rupesy informam th^^tri re- 
cessit (47) j ircTpw^e^ x«>>ptQy9 Osarpoei^g , dit Strabon (4^)* 

Oblige de m ar^^ter ici à la partie purement topogr^pbique ' 
de cette dissertatioD,, pour ne pa& excédier la mesure ordir 
naire de n,os articles de ce geure ; dans uii autre qui sisra pu* 
renient littéraire y ie maptr^ai Taccord parfait qui règne entre 
lesi ténipign^g^ que, nona fournis3ent les classiqì;te& Istins et 
les diplpmes. du moyen àge sur la dén^omination esclusive* 
meni Jatidiqu^ de cima ^t, de clwianfim spM$ laquell<9 le lerrir 
toire qui s'étend durant doua^e niilles deS^naì^ Tienile loag 
dfi la rivière de Tubano , fut continueUement dté entre lah 
706 et Fan n37 de notile ère. 

M^) ap]:è$ aiy.pir, réuqi 49n$ la, pajrtie de di^^rtajti^a qua 
je temiineji, lies pàucipaux faits^sur lesquels j ai fonde mes rai^ 
spnnemensy je dois dire qu*à Texception du nM>niimenl de 
Suna, que je n.'ai connu que par 1^ dessin qui ma é%é derniè- 
rement communiqué • par mo^ honoraJble a^i, M, DodweU, 
toi^s les fait?. cQ|it(?nMs dans cet article,. j^,.lf}^ ^k ti?é$, d^iTittr 
naire manu$crit de spiXapte. pages , et deò cinquante-deux 
dessins et plans que M. Giuseppe Simelli, architetto prospettico e 
Reatino al pari di F'arrqne {49) *^^^écuté sur les lieux eii iSio^ 

(4^) Justin. in hisU TrQg^Pomp. Lib. XXIV, cap. 7. 

(48) Strab. Lib. IX , p. 418. 

(49) Noi biographes fran^ais les plus véceas et lei plns attentifa d'ailleurit 



a, TILLBS DB LÀ SABINE. I9 

par commission délibérée dans rAcadémie des inscriptions et 
belles-Iettres , séance du 8 juillet 1809 ^ et rapporta signé 
Visconti (Ennio Quirino)^ Mongez et Quatremère de Quincy. 
J*ai cru devoìr rétablir lauthenticité de ces faits en opposition 
à cequej'ai lu dans notre buUetinop. So oùFon assure en par- 
lant de la Sabine qne cette province quoique à peine éloignée 
de Rome de soixante milles , è stcUa cosi di rado ^visitata da 
gualche persona d* ingegno antiquario o istorico , che fino al 
i83o, si potè di buona Jede annosferare fra le terre incognite. 

BiMiothèque Mazarine , 29 mai i832. 

Pbtit-Radel. 



Les monts foudroyants ^ Ktpauvia jpv) , me paraissent indiqaer des 
volcans , des cratère s qui yersent des Uves» et causént les 
treiìiblemens de terre auxquels ce pays est d'ailleurs encore si sujet. 
Le nom de Vesbola , ville iKtuée près de ces montagoes, témoigne 
en faveur de cette hypothèse : car le oom de Fesboia ( OùsoSola) et 
celui du Vésuve sont identiques : Philostrate (i) DOiume le Vésuve 
Bw^tw , Galien (a) Bedouoiov. 

Quant à Sana avec son ancien tempie diAres , il faiit pour se for- 
mer une idée complète du eulte établi dans cette ville» recourir au 
promontoire de TAttique , à Sunium au sommet duquel s'élèvait un 
tem^Xe & Athéné Sunias.{^) Ce rapport d'Ares avec Athcné nousfait 
craindreqne )a déesse viei^e n'aitété exposóe à quel que rude épreu ve: 
avait-elle à se défendre contre l'attaque injuricuse d*un autre Omytion 
cu Anytus, géans qui De le cédaient à Mars ni pour rextérìeur, ni 
pour la force et la bravoure? Le nom à* Arengungula y corrompu du 
grecTfwn^'* ou fop-^pu Api»? grotte ou caperne d*Ares, rend notre 
conjecture plus vraisemblable , en ce qu'ìl dous renvoie aux dieux 
telluriquesy peut-étre méme kVenfer, Cet Ares ne peutguère diflerer 
de celui auquel Oenomaus sacrifìe avant la course avec les préten- 
dants dTHippodaniie (4) et dans le bois duquel il suspend leurs tétes 
comme dops votifs offerts à son dieu protecteur. 

Th. P. 

ont negligé de remarquer que la patrie de Yarron ^st spécialement marquée 
^ansle passage suWant d'une épitre de^ Symmaque à son fils : scis Teren- 
imm non eomicum, sed^ Reatinum illum Romanee erudùionfs parentem ^ etc. 
Quint. Aur. Symmach. Epistola. Parisiis, 1604, p. 298./ 

(i) Heroic. I, 3 , p. 671. (a) De Method. Mèd. v. (3) Paus. lAb. I, e. 9. 
{4) Paus. lib. V, e. i4< 






ao I. MONUMXlfS. 

b, NUOVA SCOPERTA 

DI ALCUNI TOLI SEPOLCRALI 

Edificati dagli Etruschi nelV antica necropoli di F'olterra non veduti 
finora in Etruria , con alcune osservazioni sulV impera di M. Petit- 
adel relativa alle Nuraghe di Sardegna (tav. d'agg. 1 83^ , A.). 

Ho. letta l'erudita opera del eh. Petlt-Radel (i) su quei fa- 
mosi fnonumenti della >^ardegna, conosciuti col nome di Nura- 
ghe^ perchè supposti edificati dagl' Iberi, quando vennero a 
stabilirsi in quest* isola sotto la condotta di Norace(2)| che 
favoleggiasi figlio di Mercurio. Essi ci vengon descritti dell' 
altezza di cinquanta piedi nello stato di loro integrità, e sopra 
un diametro di novanta piedi (3), misurati esteriormente alla 
base del terrapieno sul quale furono elevati, trattandosi di 
quei di maggior mole; sono di coniforme figura, il cui apice 
termina in una cupola^ edificati senza cemento con pietre cal- 
caree rozzam^ente scarpellate, e di tal forma che generalmente 
vi si conservano i lati o rotture cagionativi da gravi colpi di 
maglio^ tendenti peraltro alla figura più o men prossima del 
paralellogrammo o del trapezio ^ ma senza essere quasi mai 
ridotti a quella perfetta regolarità che potrebbe farvi supporre 
adoprata la riga, la squadra e la sega, come nelle buone 
fabbriche greche e romane (4). 

Yi lessi altresì che alcuni di quei monumenti erano edificati 
con pietre di forma poligonia come i lavori che diconsi ciclo- 
pico-pelasgi. Ma quando trovai nell* opera stessa, che dalla 
maggior parte degli eruditi questi edifizi reputavansi tombe dei 
primi abitatori della Sardegna (5), e che anticamente portavano 

(i) Notice sur les Nuraghes de la Sardaigne. Paris, i8a6, p. a4. 
(a)Pausan. 1. X, e. 17. 

(3) Petit- Radei. 1. cit. , p. 3 1. 

(4) Ivi, p. 3 a. 

(5) Ved. Marmora negli atti dell' Accad. di Turino» ap. Petit-RadeJ. 1. cit., 
p. 4^* 



b» TOLI SfiPOLCflALI^ SI 

il nome di Domos de Orcus (6) y non esitai gran fatto a persua- 
dermi del funebre loro destino. Restava peraltro tuttavia ines- 
plicabile nel mio intendimento, come mai dì sì fatti monu- 
menti non avevasi altro esempio a me noto fuori del la Sardegna. 

Piacquemi la riflessione a tal proposito emessa dall' erudito 
Peiron , di un ravvicinamento per analogia di costume fra gli 
edifizi anzidetti della Sardegna y e quei mucchi di pietre che 
furon gettate su i corpi di alcuni personaggi distinti nei fasti 
della Bibbia , tra i quali si nomina Ascalonne ed Acan (7); uso 
non del tutto abbandonato neppure ai di nostri in Sardegna. 
Ivi per testimoi^ìanza del prelodato Petit>Radel probabil- 
mente notata dall' archeologo insigne Cav. Della Marmora, si 
raccolgano ugualmente dei mucchi di pietre, óve l'azzardo fa 
incontrare qualcheabban donato cadavere. Ma il eh. Petit-Radel 
protesta, che i citati esempi della Bibbia non hanno, a suo 
sentimento , verun rapporto colle solenni e pacifiche sepolture, 
come quelle die han fatto ergere gli edifizi delle Nuraghe (8). 
Se peraltro il cumulo dei fatti può recar luce a quel che nas- 
conde la storica tradizione delle antiche abitudini^ anch'io 
senza trarne perora conseguenza nessuna , dirò, che percor- 
rendo, i confini della Toscana, ho trovati dei monticelli di 
pietre segnati con una croce, ove ogni viandante si fa un reli- 
gioso dovere di accrescerne la quantità, gettandovi un sasso; 
e mi fu assicurato che ivi erano stati trovati cadaveri colpiti 
da morte violenta. 

Antichissime tombe- si trovarono fuor d'ogni dubbio in Sar- 
degna, d'una forma ben diversa dalle Nuraghe, e mercè le cure 
degli eruditissimi signori Della Marmora e Grossi, (9) ne conos- 
ciamo l'elevazione e la pianta. Si può dunque credere che 



(6) Vitali, Ext. in Graev. Tbesaur. Sicil.Tpm. XV, p. 46 , ap. Petit-Radel, 
p. 45. 

(7) Peiron ap. Petit-Radel: , 1. cit. , p. 48. 
(8) Petit-Radel, l. cit. 

(9) Illustrazioni d*alcune armature antiche scoperte nella Sardegna Tanno 
x8ao, tav. n, fig. a, n° < > 2. stampate nel tomo XXV, delle Memorie 
4eir Accademia reale delle scienze di Turino. 



aa I. MonuMBiis. 

varie nazioni e popoli penetrati in Sardegna praticassero usi 
diversi nel seppellire i lóro morti. 

Poi paravasi avanti alla mia mente una nuova \]ifficoItà, 
Come dunque , fra me diceva , in Sardegna queli' uso di ergere 
monticelli di sassi ov' è memoria di corpi umani , risale fino ai 
primi abitatori dell' isola, quantunque in un modo assai dege- 
nere , e in Toscana , ove si trova ora la consuetudine mede;- 
sima, non ne comparisce più tracpia nei jnonuménti anteriori? 

Pi'oseguendo la lettura dell' opera già lodata in principio , 
trovai che il Cav. Giuseppe Manno (io), scortato dalle opere 
di Aristotele de mìrabilibus ^ A\A\xiì^\xey2L questi edifizi sardi col 
nome di GóXot , vale a dire stele di forma conica , e non d'opera 
greca, né ispanica, né libica, ma piuttosto orientale; parago- 
nandoli colla tomba di Ciro descritta da Aristobulo, e riferi*- 
taci da S trabone (i i). Yi si aggiunge un esempio di simili edifizi 
veduti neir isola Minorca da M. Grasset de St.-Sauveur(i2)) 
ai quali egli applica plausibilmente un passo di Diodoro, 
che sembra indicare l'origine e l'uso dei monumenti di questo 
genere nelF isola ridetta. Infatti l'autor greco riporta che i suoi 
antichi abitanti avean per funebre usanzadi spezzar le membra 
dei cadaveri^ e chiusi nelle urne inalzar su di esse un monti- 
cello di pietre (i3). Vi si proseguono a leggere le pruove , che 
gV indicati monumenti della Sardegna non son romani, né de' 
tempi ropiani, perché « vi mancano* le consuete iscrizioni e. 
ornamenti come si usava ; non son d'origine cartaginese, non 
esistendone veruno nei contorni di Cartagine, non uno dei 
primissimi coloni approdati a queir isola perché non erano 
abbastanza forti, e neppur numerosi abbastanza per opere 
tali. Quindi é che dal prelodato Petit-Radel (i4) concludesi 
esser possibile che gli Etruschi abbiano avuto parte nell' edifi-' 
care i primi quei monumenti della Sardegna, poiché Strabone 

I 

(io) Storia della Sardegna, in principio. 
(ix)Lib. XV, p. 730. 

(la) Voy^ge aux iles Baléares , eh. XVIII , p. 343. 
(r3) Diodor. Sic. Lib. V, e. XVIII. 

(i4)P. 61. 



i. TOLX SEPOLCRALI. i3 

riporta efféttivainetite che questo ptipolo cn già in possesso 
4eir isola, quancbi discendenti da Ercole vennero a divìderne 
con essi rimperio (i5); e lo desnme anche dal trovare alcune 
di queste nuraghe, specialmente tra quelle di Ploaga, edificate 
con massi quasi regolarmente quadrati ^ e d'una costruzione 
simile a quella di varie delie più antiche città dell* Etruria, 
come sarebbero le mura di Cortona, di Fiesole > ed altre di 
simil genere^ Egli giustifica il sincronismo dei Greci Eraclidi da 
lolao condotti in Sardegna coir anteriore st^abilimento degli 
Etruschi neir isola medesima, mostrando come giunsero cos- 
toro fino dair anno 1 870 anteriormente ali' era volgare nelle 
coste meridionali della Toscana^ e poco meno d*uii secolo 
dopo potettero per consequenza aver già fabbricati in Sarde- 
gna alcuni di quei toli ( 1 6) ^ che il eh. Osservatore vi trova 
eseguiti alla maniera etrusca , mentre laniio laSo o ivi intorno 
prima dell' «ra stessa ^ stabilisce la data della colonia dlolao 
nella Sardegna medesima , e crede per consegoenza edificati da 
questa colonia quei toli , o sepolcri che son fabbricati con una 
coseraaiooe alla maniera dei Greci antÌQhi^ o dir vogliamo a 
poUgoni irregolari (17). 

Né trae l'A* eh. tutlo ciò dalla sua fiu»tasia> ma da rd[>usti 
documenti e da chiare testiitioEiiaiize di Pausània, Aristotele y 
Didoro di Sicilia e d'altri autorevoli scrittori (18). In tal guisa 
^liviepea spiegare, come succeda ohei toli di Sardegna ese- 
gua con «n disegno totalmente uguale^ rì vedano poi di una 
struttura tanto differente , vale a dire gli uni alia maniera degli 
Etnischi « gli altri aUa maniera dei Greci antichi. Di simile 
varietà reca sagacemente l'A. altri esempi. 

Latitica Popu Ionia fu la sola città che i Tirreni Etnisco-Lidi 
abbiano fabbricata sulla riva tirrenica del mare^ secondo Stra* 
bone; ma non molto distante di là v'è Satturriia (19)^ città fon- 

(^5)Strab.L. V, p. aa3. 

(16) Petit-Radel , sur Ics Nuraghes , p. 8 i . 

(17) Ivi. 

(18) Ivi, p. 64. 

(19) Saturnia est nommément ckée cornine ayam été hi^ pir Uì Péhrs- 



«4 I* MONUMEVS. 

• 

data dai Tirreni Etrusco-Pelasgi, secondo Dionisio. Se pertanto 
osserviamo la costruzione delle mura nelle due indicate città , 
si trova che in quelle della prima prevale il sistema d'un edi« 
fizio a strati orizzontali , ed in gran parte a trapezi o a quadrati, 
negligentemente commessi nei loro lati, mentre nella ;seconda 
delle anzidette città prevale un sistema 'decisissimo di un edi^ 
fizio a poligoni irregola ri, ma perfettamente commessi ira loro. 
Ecco dunque l'esempio dall* A. attamente esibito^ di monu« 
menti prossimi simili, et quasi anche sincroni, ma di costru- 
zione diversa, come appunto si vedono le nuraghe in Sardegna. 
L'A. prelodato parla di alCre colonie che possono avere avuto 
parte neir edificare i monumenti antichi tutt' ora esistenti , 
quantunque una gran parte diruti in queir isola; di che non 
terremo proposito, per esser superfluo al nostro proponimento , 
eh' è di provare singolarmente come fosse costume degli 
Etruschi, non men che de' Greci antichi, di erigere in tempi 
remotissimi i monumenti sepolcrali nel modo che sivedon tutt' 
ora esistenti in Sardegna. 

Tra le dottrine adunatedalPetit-Radel, giova principalmente 
al nostro proposito il rammentar quella dell' autore antico, 
noto comunemente col nome d'Aristotele, ove legge nei ter- 
mini seguenti: « Dicesi che in Sardegna fragli altri belli e nume- 
rosi edifizi fabbricati alla maniera degli antichi Greci , esistono 
delle cupole costruite con ' mirabili proporzioni , inalzate da 
lolao figlio d'Ificle , il quale avendo condotto seco una colonia 
di Tespiadi passò in quest* isola per occuparla » (ao). Aggiunge 
altresi lo scrittore chiarissimo Vesìempio del sepolcro d'Atreo 
che sussiste tuttora a Micene, onde mostrare, che neppur 
manca il conveniente rapporto di siittroni^mo , nonché di 
forma tra i lavori della Sardegna , e quei della Grecia i più 
antichi , poiché Atreo fu di poco anteriore ad lolao , e nato 



ges et les Aborigènes, et lesmurs de Cosa» qui sontde construction pélasgi- 
que > sont surmontés dans leurs brèches par des constructions étrusques ou 
tjTrbénìennes, suiyant les planches de M. Micali. {L'Edit.) . 

(ao) Aristot. De mirabilìbas auscult. o. CIV. 



b, TOLI SEPOLCRALI. sS 

sol qualche anno posteriormente a Dedalo , che si crede archi- 
tetto di que' monumenti sardi. Ci assicura pertanto rA.,cheil 
sepolcro d'Atreo è d*una costruzione perfettamente regolare, 
come quello di Ploaga in Sardegna^ mentre che la nuraga 
disile ha l'ingresso ugualmente simile alla tomba indicata che 
si vede in Micene. Vi son peraltro delle pietre irregolari, che 
danno a queir architettura il carattere d*un lavoro dei Greci an- 
tichi, o sia ciclòpeo, o poligonio ; lo che attribuir si debbe, 
secondo TA., alla differenza d'origine di quei che ne furono 
gli edificatori, (a i) Egli aggiunge altri esempi di antiche tombe 
nelle coste dell' Asia di costruzione regolare, miste con altre 
alla maniera pelasgico-ciclopea. (22) 

Da tuttociò volle inferire quelV archeologo , che i sepolcri, 
o nuraghe , o toli che dir si vogliono, anticamente in Sardegtia 
edificati a maniera ciclopico-pelasgica , siccome usavano i 
Greci antichi, altrimenti distinti col nome di Pelasghi, si deb- 
ban credere opere dei Tespiadi seguaci di lolao, mentre gli altri 
edifizi funebri di quelF isola ^ eretti a maniera più regolare 
ed a strati quasi orizzontali, fossero opere di quei Tirreni-Etrus- 
chi , i quali occupate le spiagge d'Etriiria passarono di là nella 
Sardegna come superiormente dicemmo. 

E qui nuovi dubbi si afifaciarono alla mia riflessione. Come 
mai, diceva io, potettero i Tirreni o Etruschi che dir vogliamo, 
edificare quei toli neìY isola di Sardegna, senza averli mai 
praticati in Etruria, ove non s'incontra siffatto genere di mo- 
numenti.^ Il sepolcro che dicevasi eretto a Porsenna dagli 
Etruschi, citato a tal uopo dal nostro A. (aS), quantunque 
accenni una qualche similitudine con quei della Sardegna sul 
rapporto delle piramidi o coni che vi s'introdussero, sembra- 
vami un troppo debole appoggio a stabilire l'uso dei Tirreni- 
Etruschi d'inalzar monumenti in forma conica terminati da 

(21) Petit-Radel ; p. 78. 

(aa) Il s'agit ici du tombeau de Taatale sur le Sìpylus et d*autres tdm- 
beaux coniques<de deuxgenres de constractiou qui ont.encore été récem- 
ment obseryés par M. Carcel , yoyageur naturaliste. {L'Edit,) 

(a3)P. 61. 



a& I. MOfftrMEHS, 

spaziose cupole^ come son quelli della Sardegna (i&4)ì^K>fitn^ 
ria dei lóro defonti. 

Oggi per altro Fobiezione ha mutato aspetto^ mercè lo zelo^ 
indefesso del sempre lodevole Sig. Giusto Ginci di Volterra , 
che incoraggito dalle sovrane munificenze^ ha dato luogo ad 
una interessante scoperta, la quale dilegua in gran parte gli 
esposti dubbi. Ali* occasione degli scavi eh' egli regolarmente 
prosegue nella necropoli degli Etruschi, nelle suburbane 
adiacenze di Volterra, luogo di sua patrimonial possessioifé, 
ha trovato i resti di due di que'gli edifizi , che giustamente 
mancavano a confermarci d*a ver praticate gli Ett*uschi anche ia 
Toscana quelle fabbriche ferali, delle quali si credono essere stati 
autori in Sardegna. La costruzione loro consiste in un imba- 
samento quadrato A (tav. d'agg. ^), che ha per ogni lato nove' 
piedi parigini, e otto pollici e mezzo d'altezza iuB. Su questo, 
imbasamento è fabbricato un cono G, la cui base inferiore è 
quasi tangente ai lati del qundrato coli' esterna sua periferia» 
Questi son dati che hanno di comune le due fabbriche indicate 
tav. d'agg. i832 A, oltre la situazione ; mentre i quadrati avendo 
i lati omologhi paralellifra un quadrato e 1 altro , si presentano, 
ai quattro cardini dell' orizzonte , e si trovano alla distana^ di 
circa cinque piedi 1' uno dall' altro. II lato di ciascuno dei 
quadrati che guurda il ponente ha sotto di se un rozzo muro a 
macerie di panchina , perpendicolarmente discendente sotto, 
terra, per lo spazio di poco meno che cinque piedi D.^ a) cui 
termine basato sopra d'una più lunga piètra^ si trova l'a* 
pertura d'un ipogeo £ ; tanto che le due fabbriche sono 
inalzate precisamente sulla volta scavata nella panchina di due 
non molto spaziosi ipogei, che trovaronsi vuoti, e già depre- 
dati in antichi tempi. È notabile che vi rinvennero frammenti 
di ragguardevoli urne d'alabastro , di quello siile per altro che 
in più occasioni ho dichiarato dei tempi d' un arte già cadente 
in Etruria, tale in somma da non potersi negare al settimo e 
ottavo secolo di Roma (aS), o piuttosto dopo che prima. Ogni 

(a4) Ved. lav. cl*agg. j.S3a il sepolcro nel mezzo. 
(a 5) Monum. Etruschi. Ser. I, p. 7x6. 



b, TOLI SEPOLCAALI. 2jr 

altro frammento ha fatto credere che quei sepolcri do<> 
vettero appartenere a distinte famiglie , le quali per lunga 
serie d'anni vi deposero dei cadaveri. In fine potremo notare 
che le due fabriche hanno pure di commune Tessere edificate 
senza cemento alcuno , senza nessun vuoto dentro il pro- 
prio cono C. F., ed inalzate sulle loro basi quadrate d'ugual 
misura tra loro. 

' A descriverne la lor varie tàscambievole, che meglio credo po- 
terla accennare su i disegni, da me fatti a misura che alla mia pre- 
senza queste fabbriche si scoprivano^ dirò che ledifizio segnato 
di lettera F. , è stabilito sopra una base composta di quattro 
gran sassi posti agli angoli, e quattro ugualmente grandi a com- 
pornei tati, main due di essi, ove la grandezzadi detta pietra non 
è lunga abbastanza, v* è il supplemento d* una piccola giunta , 
come cimostra ildisegno in G. Su questo imbasamento quadrato 
di poche ma grandi pietre è posato un circolo in guisa di base^ 
composta di due strdti di ben commesse e regolari pietreinfiguta 
di paralellogrammi rettangoli, in numero di nove per ogni 
strato , che formano \ altezza di un piede e mezzo in circa , H. 
Qui stringendo l'aggetto men che due pollici in I, ha principio il 
cono, del quale più non esiste che la parte inferiore, dalla cui 
rastremazione argomentasi , che avendo una cupola poteva 
elevarsi poco più di un diametro della propria base. I pezzi com- 
ponenti quel cono, I, L^ accennano un far ciclopico , cioè una 
esecuzione a poligoni grandi ed irregolari; ma è singolare co- 
me quei massi di ben levigato e ben commesso travertino han- 
no r apparenza d* aver servito d' incrostatura ali* intiero edifi- 
zio , nella cui fabbrica interna si trovano soltanto dei massi 
di ammucchiata ed inordinata panchina tofacea. Tutto les* 
teriore di quella fabbrica si manifesta diligentemente lavorato 
nel modo che dicesi di gradina. 

Tali o poco meno delicatamente eseguite vidi con mia sorpresa 
le mura di Saturnia e di Cossa , che tanto differiscono e supe- 
rano in diligenza e nitidezza d'esecuzione quelle d altre antiche 
città d'Etruria. Là parimente io vidi ogni angolo perpendicolare 
o di tcnri o di porte , eseguito in forma regolarissima , con pietre 



^8 I. MONUMfiNS»^ 

tagliate perfettamente a squadra nei Iati estemi , e nelle unio- 
ni loro tra pietra e pietra orizzontali, formando collo spigolo 
angoli retti ; mentre nei lati delle pietre stesse che unir dove- 
yansi col resto della fabbrica, i lati aberravano considerabit 
mente dal concorrere a formare altri angoli retti. Cosi noi 
vediamo nella fabbrica volterrana or descritta , una base qua- 
drata^ ed una fascia condotta in circolo , che serve di seconda 
base circolare all' edilizio, ambedue costruite in un sistema 
regola rissimo, dove che il soprappostovi cono , per qUanto 
apparisce dai pochi suoi resti , manifestasi d'esecuzione poligo- 
nia. Chi vide l'etrusco sotterraneo di Perugia , detto la grotta di 
S. Manno , può farsi una idea di similitudine col descritto 
sepolcrale edifizio, in riguardo alla perfezione delf opera, 
ma non allo stilè della fabbrica. È desiderabile che il sig. Cin» 
ci nel proseguire il suo scavo trovi altri pezzi dell' esteriore 
incrostazione del cilindro 'conico forniciforme , onde poterne 
conoscere il vero disegno che qui , in F ho supplita coli im^ 
maginazione. 

L altro etrusco edifizio segnato di lettera C. , che è al des-^ 
critto contiguo , si compone ugualmente d'un imbasamenta 
quadrato A. come già dissi , della misura stessa dell' ante* 
cedente, ma edificato con quattro grandi pietre agli angoli, 
ed altre quattro in due dei lati omologhi M, N, e tre negli altri 
due lati. SuU' in>basamento quadrato B, s'inalza il cono, la 
cui base è composta di quattordici pietre in giro O, sulle quali 
son posti gli strati orizzontali consecutivi d'altrettante pietre, 
o di qualch' una di più odi meno, essendo in ciò quell' edifizio 
non molto regolare. Sono soltanto sette gli strati superstiti 
delle pietre che per la quasi loro insensibile rastremazione fan 
credere essere stato quel fabbricato P di maggiore altezza del 
precedente. La materia ond' è formata la fabbrica, a differenza 
dell' altra , è di pietre tagliate dal tufo di più piccola mole, ed 
in forma di un trapezio, tendente al paralellogrammo rettan- 
golo, dove peraltro sou trascurati gli angoli e i lati, come an- 
che la superficie della pietra che si mostra nelF esterno della 
rotonda parete. La struttura di questo edifizio si accosta molto 



b. TOLI SEPOLCRALI. 2^ 

a quella dei monumenti che in Sardegna si reputano di etrusca 
edificazione. 

JNon essendo terminato lo scavo che il sig. Ciuci si propone 
d'eseguire intorno a questi nuovamente trovati edifizi, non 
possiamo , senza tema d'errare , tirar conseguenze di qualche 
rilievo, e solo potremo azzardare di giudicare in parte per 
l'analogia che Iranno con i monumenti già noti di Sardegna. 
Primieramente giudicheremo che trovatisi questi d'Etruria 
edificati sulle tombe , dobbiamo crederli spettanti al defonti , 
e cosi penseremo di quelli che sono in Sardegna. A ratificare 
la probabilità che il supposto sia b(sn fondato , io riporto la 
notizia del ritrovamento presso le descritte fabbriche volterrane 
d'una pina sepolcrale di tufo , della quale do pure il disegno 
alla lettera p , con ' aggiungere che questa aveva per base un 
abaco quadrato , ai quattro angoli del quale si vedono scolpite 
quattro teste d'ariete r, il tutto nella forma stessa che vedonsi 
eseguiti quelli altari bassissimi, finora giudicati spettanti ai 
sacrifizi degli Dei terrestri e infernali. Questo peraltro non 
era l'altare, ma visibilmente il piede di quella pina ferale tro- 
vata Con esso. E chi sa che questo pezzo d'ornato non istasse 
in cima della cupola d'alcuno di questi édifizi per ornamento? 
Le teste d'ariete r scolpite qui come nelle are descritte y ri- 
chiamano a memoria le vittime di agnelli neri ^ che sacrifica- 
vansi agli Dei dell' inferno. 

In secondo luogo , e ciò che più importa , è il poter con- 
fermare con questo, esempio dei toli in Etruria, la supposizione 
che gli Etruschi abbiano avuta parte nell' edificazione di quei 
di Sardegna, come assai sagacemente ha motivato il chiar. 
Petit-Radel, mediante la lettura del quale si può intendere la 
qualità ed il destino dei monumenti ora trovati dal sig. Ciuci. 
Questi ci fanno altresì conoscere l'antichissima provenienza, e 
l'uso praticato costantemente fino ai dì nostri , di gettare con 
religioso rispetto dei sassi sulla tomba dei morti ^ giacché i toli 
del sig. Ciuci non sono in fine che mucchi di sassi. A tal pro- 
posito giova il rammentarsi dell' uso praticato nell' isola Mi- 
norca , già da me superiormente notato ^ di porre dei sassi in- 



« 

3o I. M01IUM£?fS« 

torno alle urne ove son ceneri umane , eome in. certo BB^xla 
sono i toli del sìg. Ginci posti sopra gì' ipogei degli Etruschi^ 

È altresì notabile in fine la situazione dei due toli trofiati 
dal sìg. Ciuci a mezza costa d'una pendice, nel cui superior 
terreno sono attorno attorno la maggior parte degl' ipogei , 
che racchiusero qualche migliaio d*urne cinerarie in bassari- 
lievo scolpite 9 con interessanti soggetti. Erano dunque i toli* 
suddetti non altro che indizi as»ai vistosi di tutta la necropoli 
deir etrusca Volterra, come in Sardegna furono gl'indizi di cias* 
cun sepolcro: lieve alterazione d'un uso che per tante circos^ 
tanze locali potette ridursi nei due modi che Io troviamo 
praticato dagli Etruschi in Sardegna ed in Etruria. 

Avendo a cuore il sig. Ginci che le di lui scoperte sian utili 
agli eruditi , non ha mancato d'informarmi che un tronco di. 
colonna di semplice tufo , ma rastremata a tenoi'e delle regolb; 
greche, e con indizio di sommoscapo ^ il qual rudero si trovò 
pressoi descritti edifizi nell' atto che mene allontanai, è alto 
tre piedi, ed ha due piedi e quattro pollici dì circonferenzai 
nel suo maggior diametro. 

Sarà mia cura di proseguire quest'articolo, nella fidikcia che 
lo scavo prosegua a dar soggetto di erudite investigazioni; 
Allora in conseguenza di maggior cognizione di questi monur 
menti medesimi, s^rò più comodamente in caso di portaàrè 
qualche osservazione su i motivi, pei quali i due toli descritti, 
furono edificati, come quei dì Sardegna, con un disegno 
medesimo, ma in uno stile di edificatoria, diverso l'uno dalU 
altro. 

Frattanto il prelodato possessore di quelle terre offre di 
tenere aperte alle indagini degli eruditi le fosse ove 30B& starti 
trovati questi etruschi rari edifizi. 

Il««IIIEABCI. 



e, TOIrf> Vt)I.CBIITAHO. 3l 

c. CONGHIETTURE 

Sopra Vimtiea leggenda del capo trovato nelle fondamenta del Cam- 
pidoglio. 

FfótuttieoloFO, che ci lasciarono memorie de( fatto int(Hmo 
al quale sono per dire alquante parole, quegli che in più sin- 
golare ed esteso modo ne scrìsse fu raffrìcano Arnobio , il 
quale cosi narrò nel lib. 6"* Adversus gentes : 

RegruUoris in populi Capitolio quis est honùnum qui ignoret 
7b//(al. Oli) esse sepulchrum Vùlcentani? Quis est ^ inquam^ 
qui non sciai ex fundaminum sedibus caput hominis epolutum , 
non ante plurimum temporis^ aut solum sine partihus eeteris ; 
hoc enim quidam ferunt ^ aut cum membris orftnibus humationis 
offxìia sortitum? Quod si planum fieri testimoniis postulatis auc- 
torum^ Sammonicus , Gmnius, Valeiianus (al. Valerius Antias) 
vchiset Fabtus indicabunt^ cujus Tolus (al. Olus vel Aulus)Juerit 
fiiius^ gerUis et nationis cujus, ut a germani servulis vitajiterk 
Bpoliaius et lumine; quid de suis commeruerit cii/ibus , ut ei sit 
abnegata telluris patrice sepultura. Condiscetis etiam^ quamuis 
nolle istud publicare, sefingani quid sit capite reseda factmn^ 
veè in parte qua^ rei cyriosa ^fuent ^ obscuritate^ conclusum :ut 
ùnmobitis videlicetatquèfijca obsignati ominis perpetuità^ staret, 
Quod cum opprimi paresset^ et vetustatis obliitratione celariy 
eompositio nomini jecit in mèdium , et cum suis causis per data 
sibi tempora inextinguibilifecit testificatione procedere. Nec eru^ 
Suit eiifitas maxima^ cum vocabulum tempio daret^ ex ToR 
(al. Oli) eapéte- Ccpiéolium , quam ex nomine Jo\no , nuncupare^ 

Molte questioni di qui nascono, le quali io mi propongo di 
trattare con qualche accuratezza, s egli è pur possibile il farlo 
conisperanza di trovare il vero e di renderlo credibile altrui. 

i^ Sino aqual segno egli è lecito fidare in questa legg^Eidii 
e nelle deduzioni storiche , o d*altro genere-, che pajono discen« 
deme ? 

2® Come precisamente si chiamò costui , del quale il capo 
dicesi cosi trovato nello scavare la sommità del monte? 



32 I. MOlfUMBlVS. 

3» DI che paese fii ? , 

4" Come e perchè, e quando fu ucciso e quivi sepolto, e 
che può risapersi òggi in torno alla stirpe dalla quale provenne, 
ed agli altri particolari del suo lignaggio, e delle sue aderenze ^ 

5*» Perchè dal fatto del trovamento, Oleno Galeno, e gli altri 
auguri d'Etruria , trassero il beli* augurio di che le storie ci 
parlano ? 

ó'' Dove finalmente i Romani collocarono la testa, poi che fii 
estratta dalla terra , nel compiere la fabbricazione del tem- 
pio ivi inaugurato ? 

Ecco ben sei dimande, alle quali m'ingegnerò di dare qualche 
risposta, permettendomi ancora ponghietture ed indovina- 
menti, secondo le regole della verisimiglianza, dovunque non 
sarà lecito dire cose che abbiano intera certezza. 

I® Fino a qua! segno egli è lecito fidare nella leggenda d^Ar^ 
nobioy e ne* molti conseguenti storici che pajono discenderne? 

Rispondo. Più forse che in cento altre leggende e conse- 
guenze di leggende , delle quali è ripiena l'istoria di Roma regia. 

Il fatto che vi si racconta appartiene al tempo dell' ultimo 
Re di Roma ; e questo tempo , a e opfessione anche de' più dif- 
ficili giudici, è il meno incerto di tutti, (i) 

La cosa raccontata niente ha in se di straordinario e d'incre- 
dibile : ridotta anzi a' suoi minimi e veri termini ci offre un 
avvenimento de più naturali e più semplici, il quale può ripetersi 
mille volte ^ e pacare inosservato in altri luoghi e tempi, ma 
non poteva non essere creduto degnissimo d'attenzione e di 
storia in un' età ed in un paese, dove appunto a sì' fatti accidenti 
scrupolosissimamente si guardava , come a manifestazioni por- 

(x) So che questo fatto da qualcbe classico è assegnato al tempo del primo 
Tarquinio : ma oltre a che la opinione da me esposta è la più seguita dagli 
antichi e dai moderni, tutti anche i ragionamenti che si contengono nel 
presente mio scritto tendono potentissimamente a convalidarla. Senza 
dubbio la tradizione contraria nacque da ciò , che il primo pensiero di fab- 
bricare sul monte Saturnio , ai maggiori numi protettori della città , un tem- 
pio degno di loro , appartiene a Tarquinio Prisco , il quale sembra averne 
preordinato il piano ammassando forse ancora materiali e danaro per de- 
gnamente compiere Tedifizio. 



e. TOLO VtJLCENTANO. 33 

tentose della volontà degli Dei, ed a non muti presaggi dell* 
avvenire. 

Perchè passasse alla memoria de* posteri colle principali sue 
circostanze non fu nemmen necessario che si consegnasse 
subito alla storia scritta. L'importanza somma che la cosa ebbe 
nella opinione de' reggitori della città, fu cagione che diventò 
essa necessariamente una delle tradizioni più difficili ad essere 
dimenticate. Il nome stesso dato allora al monte ed al tempio 
dovette a tutti gV istanti d'ogni futuro tempo risvegliarne la 
reminiscenza. E si vede esser così realmente accaduto : poiché 
fin dair apparire dei primi storici il racconto circostanziato fu 
immantinente registrato negli annali, e ripetuto indi a gara da 
coloro che scrisser poi. 

A que' molti o pochi, i quali concedendo la verità della narra- 
zion principale, vorranno men credere alquanti conseguenti 
eh' io ne deduco , perchè non tengon certa l'esistenza di alcuni 
antichissimi personaggi , di cui l'istoria di Roma regia ci favella , 
io dirò francamente che mi par venuta l'ora di fare un passo 
^indietro dopo' tanti che troppo innanzi ne spinse il cel. Niebuhr, 
quatido tutto inteso a distruggere con prodigioso ingegno le 
opinioni della veneranda antichità su i fatti de' primi secoli di 
Roma^ fabbricava poi di suo capo un' altra istoria più incerta 
ancora di quella che per accusa d'incertezza voleva spogliata 
d'ogni fede. 

Invero egli è giusto di non metter cieca ed intera fiducia in 
tuttele leggende di Tito-Livio e di Dionigi d'Alicarnasso, relative 
a tempi si remoti e sì oscuri. E da supporre necessariamente , 
che molte favole si mescolarono alla verità e l'adulterarono. Una 
gran quantità di circostanze sono false. Molti personaggi subal- 
ternidebbono essersi aggiunti alla semplicità de' racconti origi- 
nali e primitivi. Molte alterazioni debbono essersi fatte ne' nouii , 
neir epoche, ne' numeri, ed in altro. Ma difficilmente crederò 
che la crassa ignoranza di que' primi e rozzi Romani, e de' loro 
immediati o poco lontani discendenti, giungesse a tanto da 
rendere impossibile la durata d' ogni ragionevole tradizione, 
e il pur solo ricordare le persone di pochi re stati uno dopo 
IV. 3 



34 I. ' MOSrUMENS. 

dair^ltro, e certe Ipr principali imprese ^ la cui riniembr^nz^ 
era legata a trattati solenni con popoli vicini e più civili, a 
cerefponie religiose, a canzoni nazionali, a monumenti, a 
edificazioni di templi^ ed a qHai)to altro è fondamento autenÙQQ 
di storia pressp qualunque barbara gente. 

Concludq p^rt^nto ^ phe sp parlerò di questo o di quel R^ dì 
Roma come di pe^'^ofiaggi cb' ebbero reale esistenza ^ e se di 
questo e di quel fip^ttp antico ed insigne; ne parler^ appunto 
perchè lo credo parte di storia ye^issiraa, di cui solo arrivò 
imperfetta fino a uqi la cog^iizione , e 4el;urpgta da favolosa 
circostanze , o comunque viziata a caso od a fnalizia : dove però 
pon è sempre impossibile di togliere ciò che v* è di fipto o di 
superfluo , ristabilire ciò che manca , rettifìcsire ciò che comun- 
que s* allontana dalla verità primitiva. 

Ho fatta la mia professione di fede storica^ Se volessi dire tutti 
gli argomenti che mi postringono a pe^is^re così , bisognereblpie 
che premettessi al mio presente lavoro unali^nga dissertazipn^ ^ 
la quale npn sarebbe senz^aiitiUtà, pfia ^uscirebbe fuor ^\ pro- 
posito. Si contenta dunque i\ lettore del ppqo che ho detto , 
ed aspetti che in altro tempo gli dinio^tri maglio quello che gU 
parrà qui asserito un pò troppo alla leggiera. 

a" Co^ie^vercimente nomassi costui che laleggen^-o. Arn^biaiia 
ci fa conoscere? 

Rispondo. Egli si chiamò Tolo e non Olo od Auloy nel modo 
phe pur portano ^lci;iqi manpscritti. Etrqspo qual egli era, 
siqcome poscia "vedremo , noi^ v' è difficoltà per credere cb»e 
potesse in E^ruria portare p Tupo o Faltrq nome ^ p^rch^è resis- 
tenza colà d^U^ vpce primitiva T^l^ Tulcy IuIm (cpp (, p pon th) 
come denominazione di persona, è bastantemen teprovata dall' 
Insistenza nel paese m,edesirap dell^ypve deriya.t^., TolumnÌQiJ'u' 
lumna, o TAulumna^f.er es. iUel Larte Tqfi^if^^ re diYejo): 
^ ugualmente frequentissimo e potissimo fu in quella regione 
Aulo od Olo [Auly Aula j Aule) y di cui veggiamoun innegabile 
<^erivato in Olenus (A ulna , Aulina^ Aulinna^ YOleno Caleno 
augure famoso). Ma le considerazioni che varremo appresso 
esponendo {avorisconp la lezione Tolu^s , Toli , ecc. , la quale per 



e, TOLO VULGENTANO. 35 

altra parte è la più antica e la più seguitata (a). Questo Thtus poi 
non è da cx>nfondere col Talus prenome Sabino , di cui parla 
Festo ed il suo abbreyiatore Paolo , e di cui ci dà un esempio 
TAlicarnasseo (2. 46.) nel ToXo? cognominato Tiranno, res- 
tato a Roma con Tazio dopo la guerra Sabina. 

3" Di che paese fu P 

Rispondo. F^ulcentanus , cioè senza dubbio di fluida ^ vale a 
dire della P^idci etrusca, divenuta oggidì sì illustre per gli 
scavi della sua necropoli maravigliosamente ricchi in antiche sto- 
viglie dipinte ed in altro» E infatti chiaro che tanto è il Val- 
centanus di Arnobio, quanto il conosciuto Flulciens de fasti 
capitolini. L'autore Affricano, dimenticando , un momento 
dopo, d averci già detto la patria, soggiunge : Sammonicusj 
Grajùus ^ etc... indicabunt gentis et nationis cujus, Ma^ o qui 
geniis et nationis vale la fan^iglia e là nascita ; o k) scrittore 
latino , esprimendosi come spesso suole ia uno stile largo e 
ridondante, intese nello scriver così di lasciare aS^monico 
ed a' colleghi di lui Fincarico d'insegnare intomo a 7V>/b, ed alla 
sua famiglia e patria , più cose di quelle che venne egli stessoa 
manifestare colla secca e semplice indicazione contenuta in 
una sola parola. Per altra parte che Tolo fosse etrusco si può 
ancora direttamente dedurre dalla tradizione la quale ricorda 
Isidoro nelle Etimologie(i5 a.), scrivendo: TarqiUnius,,, caput 
hominis literis tuscis notatum invenit. Si registri dunque costui 
senza scrupolo tra i Vulcienti, e la notizia, sfuggita fino ad òt*a 
air altrui diligenza , si aggiunga come principale , per Tanti- 

(a). La lezione Olo sì trova pare 19 un passo di S«rtio (in Aen. v. S4a) ohe 
scrive: Quidam dicunt, cum Capitola ^ ubi nunc est , fundaoMnta jaeerentur ^ 
caput humanum , quod Oli diceretur , inverUum. Né ciò vale secondo me a darle 
preferenza sull' altra , contro a' raziocinii che in tutta la mìa dissertazione si 
contengono. Tolo hanno scritto comunemente i codici e le più antiche edi- 
zioni d*A/iiobìo ; e Toh bisogna restituire anche in Servio. Dove l'errore 
è jftato senza dubbio dalP uso antico di scrivere (senza interruzione, een^a 
d dì quod soppressa a cagione della / seguente) quotoli, in luogo di fuod Toii; 
d'onde i posteriori amanuensi foggiarono , erigendosi in correttori dì m^la 
maniera, il quod Oli che ora ci resta. Allo stesso modo i! caput Oli venne 
dall' st?€t malamente sciolto le due parole unite caputoli^ alle quali per 
vezzo dVufonia s'era tolta una /. 

3. 



36 I. MONCIMFNS. 

chità de* tempi che ci ricorda , a quelle più recenti che coiif 
non troppa accuratezza radunarono fin qui gli eruditi intorno 
alle cose di Vulcia : siccome ugualmente fra gli originari! di 
quella città, e frale nozioni che la riguardano si notino ulte- 
riormente gli uomini antichissimi , e si scrivano le altre parti- 
colarità sino al presente giorno non conosciute , di cui favellerò 
in seguito. D'onde il mio eccellente amico sig. Gerhard ricavi 
che la città di cui parliamo ebbe veramente vita e potenza da 
età molto remota, e secondo tutte le apparenze fiorì in forza 
ed in fama così bene al lempo dei Re di Roma, siccome in 
quelle posteriori età , nelle quali fabbricava o comperava i bei 
vasi in tanta copia oggi usciti dai suoi sepolcri. 

4° CornCy e perche j e quando accadde P uccisione ed il se- 
pellimento narrato nella leggenda ? Che puh sapersi della 
stirpe deir ucciso , e degli altri Jatti che per a\f sventura egli opero ? 

Rispóndo Commeruit (Tolus) de cis^ihusy ut ei sit abnegata 
telluris patrice sepultura ; ed è chiaro che qui la patria è l'E- 
truria intera, ecit/es debbono intendersi gli Etrusci tutti, poi- 
ché questo Tolo, non solamente non si potè sepellire in 
Vulcia, ma nemmennel resto della Toscana ; ed i sepellitori, 
per compiere il loro ufficio, dovettero passare il sacro confine 
del Tevere. Aveva egli dunque insignemente peccato contro 
r intera lega etrusca,* e tanto peccato, che i servi dello stesso 
suo fratello lo uccisero. Dee perciò credersi chela testa ne fosse 
messa a prezzo, per tal modo che nelle case stesse del germano 
non fu sicuro. Si vede che perfin la morte, benché violenta, 
non saziò la pubblica ira, poiché imperversando contro il già 
trucidato, non pure gli si negò la sepultura, ma, divello- 
gli anche il capo (capite resecto ^ dice Arnobio), si procedette 
ad imprimervi sopra il marchio della ignominia. Almeno di 
questa sola spiegazione io trovò ragionevolmente suscettive 
quelle singolari e finor non considerate parole d'Isidoro, (tratte 
senza dubbio da un più antico, e forse da alcuno di que' più 
ampi raccontatori che Arnobio ci ricorda); caput hominis lite" 
ris tuscis notatum. Imperocché tutti sanno che notare è verbo 
appunto tecnico , il quel significa improntare con marchio j 



e. TOLO VUI.CKIVTANO. 3y 

^ che così aotabantur isoli capi de' rei. Traggo dunque da ciò 
che la colpa diTolo, staniJo agli usi ed alla natura di que' 
tempi, non potè però esser altra se non colpa d* alto tradi- 
mento ; e che Tolo fu un traditore di Vulci, e dell' intera 
Etruria. 

E chiaro che il tradimento dovette esser utile ai Romani, 
od a qualche sommo Romano (per es. al Re), ed utile assai ; poi- 
ché nella, stessa acropoli di Roma , ed in mezzo a' sacelli degli 
Dei fu il traditore tumulato per una onorificanza a que* tempi 
massima e rarissima. E le persoYie del sepolto e del sepelli- 
tore dovettero essere molto rispettabili, se si ha da guardare 
air esimio luogo del sepolcro, che non potè certo essergli pro- 
cacciato di soppiatto, senza la consapevolezza o la connivenza 
de' capi dello stato , giacche bisognò pur fare uno «cavo assai 
profondo , come Dionigi afferma (4- Sg), il quale in sito cosi 
celebre, e così importante, né si sarebbe di leggieri andato a 
'rfarlo con volontaria elezione, tanti altri luoghi essendovi più 
opportuni a non contrastata e furtiva sepultura, né, osando 
^U'Io, sarebbe facilmente sfuggito agli occhi altrui , quando le 
stesse autorità. somme del paese non avesser favorita la cosa. 

Ognuno direbbe, che l'epoca del sotterramento e del fatto 
fosse al tutto fresca, e di pochissimo lontana dal tempo, in 
cui lo scavo fu operato, perchè Dionigi (loc. cit.) espressa- 
nente narra che !à testa era (T uomo recentemente trucidato^ colla 
faccia come di vivo^ e col sangue tuttora tepido e dc^poco stillante ; 
ed altrettanto conferma Dione ne' frammenti scoperti dal Mai 
(ediz, Rom. pag. 5 28) : ma Livio (i. 55) si contenta di dire in- 
tegra Jacie\ e secondo tutte le apparenze la narrazione degli 
altri due non vuol esser presa alla lettera; troppo chiaramente 
essendo falsificata col seguitare le essagerazioni della tradi-/ 
zione volgare, e le antiche canzoni restate nel popolo. E per 
vero, se il sepellimento era così recente, come tanto riesci 
inaspettato ed ignoto in luogo sì pubblico e sì solenne ? E forza 
dunque contentarsi di supporre, che solamente la faccia era in- 
corrotta, come se appartenesse aìd un ucciso da breve tempo, 
e forse conservava tuttavia vestigia vere o presunte di sangue 



38 I. MOKUMSMS. 

rappreso su i capelli ed altronde , il quale potei» aiicho in 
modo accidentale da fresca umidità essere improvvisamente 
rammollito, ciochè bastava a rendere notabilissimo quel 
ritrovamento. 

Rispetto alla scrittura etrusca, di che a cagion d' ignominia 
quel capo vedeasi tuttora stimmatizzato secondo Isidoro, io 
credo che in que' secoli di poche lettere consistesse tutta nel 
nome del reo marchiato sulla fronte , forse così : tvl , thtIì , 
o TVLV ; e questo col fine che da ciascuno fosse riconosciuto 
quando sopra un palo, od un muro, fu dai cittadini esposto 
a pubblica vista, com' era il costume antichissimo (i). E fu 
certamente esposto, perchè altrimenti sarebbe stato inutile di 
stimmatizzarlo in fronte. E, se fu esposto, ciò spiega la oc- 
culta ragione, per la quale il capo si rimase intatte, e, giusta la 
tradizione più comune , fu poi dovuto sepellire senza il resto 
delle membra. Imperocché al sole , ed all' aria, si sarà disec- 
cato y e forse Tarte per la sua porzione vi sarà concorsa col fine 
di far durare più a lungo lospectacolo a pubblico documenti^; 
Intanto del resto del corpo avran fatto pasto le fiere, o tras^ 
porto le acque del mare, o de' fiumi che al mare vanifo ; e la 
testa ^ per avventura colorita qua è là di rubrica ad imitare il 

(3) Che questo costarne di tutti i popoli fosse anche in Etruria , qualcun 
potrehhe supporlo prouato dalle treteste notissime che si veggono scolpite suU* 
alto d^ir antica e famosa porta etrusca di Volterra. Ma più probabilmente 
rappresentano elle soltanto t tre maggiori penati della città , i tre cabiri , od 
altro simile. Più chiaro è. l'esempio dell' antichissimo capo di Meduss che 
(considerandolo secondola semplicità primitiva dellastoria) fulatestad'alcmia. 
donna iperborea , malata di plica pollonica , e confitta sugli scudi , e su 
quegli inalberata come militare insegna in alcuna guerra contro gV Iperborei 
medesimi , o contro altri. Più chiaro ancora è ciò che Virgilio canta (cer- 
< tàmentead imitazione di quel che in effetto praticavasi ne* tempi più remoti). 
(JEen. 9. 465.) 

Quin ipsa adrectis {nfisu miserabile ! ) in hastìs 
Prcefigunt capita , et multo clamore sequuntur, 
EuriaH et Nìsì. 

(iEeo. 7. 49* )• ^^ul ora *vinun prtefixa moveòant 

Nota himis miseris , atroqueflnerma tabo. 



e. Tcnso' vùL'éMntano. 3<j 

sdngné (chepbi pìit UitSA ài erèééite fì<s6nòscet ff esco , and eal- 
^o!) f^Matid^o lèiiigamenié affìssa ^ éi «drà (iti giorno involata, 
ocoftifitnqueriatilta da chi mostrava interesse nel turhulam^nto, 
é si ssìrà i«idi rècatd à Ròtnàj e c(uivi ^ul comignolo' def monte 
SAturhìo atra ricevuto otioratisshna sepultura^ ttàn sema es- 
sere prima in ulcun dtappèf lòràc involta, ed in opportuna 
olla dollo^cata, daèchè non a casér debbe il testo d*Arnobio 
avere adoperato il vocabo^ld èvolùiumi 

Tal è a mifo parere la storia chespbntaneà vien fuòri da un 
analisi aocirrata det» testo aKJ^dttò. Ma un' altra storia' più 
segreta può ugualmente ricavarsene, per poco che si spingli lo 
sguardo* alquanto pia addentro^; e tale storia, che ci dà*, se io 
ftòn m'ingannò' , spiega:eionfe completa di quel che rimane an- 
cora di mi-steriosa e d' oscuro net racCòiito fino ad otafaltto. 
€Jè riguarda spezialmente ulterióri nozioni irrtottìo la 
pi^siòna dtel sèpo4tò , è te sue avveWtiif e : rispetto' alla quale 
iA^estigazioìiè il n^hie stesso di lui, fòi^funatàiMlite Salvato 
n^ ntfufrrfgiòf éà tutte^le altre noti^ièy ci somibini^ra it^aspettata 
l*C€f, attissiìVia,' smriilalriòWtó'rfppóingi6,à'ri^hiarà!»éFosciirità 
in- éui oi kscii^ il difètto delle aiMichi^éin^^ carte. 

Infet^ ToWm efrì!isc<> èi-acòcAfùnemei^ te détto Ti^/, Thaibo ^e 
Vuoisi, Thulu^ ^rchè gli Etrttf^chi| si^cóWe'è nròtìsàirto^, itoti 
^éiiéo^ hi' tetterà' ò'y a' questa voCale so^titii»! vatìo sempre la w. 
Ma Tiifi^evidtentéméntè'è uìi primitivo, dal quelle deriva Tulius^ 
à (i^àddofypiata- poslcia la /) Ttdlius (4), cotì^ A^t'Jtiltts deriva 
Juiiù^, Tirilo dui^e invita a éredere che il nostro Toh 
a-fésfe^ ^réìJSo rapporto, n^lla' probabile qualità d'ascéndente, 
dòriu^à qààtch^'fiittiiglia' Tullia. Ma Un Servio Tullio fu il Re 
«y SoMiaf, it qH:iale imnrèdiatamente preced^étfte rtel tègno Tar^ 
^ifii& Sàpéfbo fabbricatóre del campidoglio,- e tròVatòre del 
òB^ di* Tolo,... Maf Ttatlià ei*à' etrusco al* pari che Tolo\ e' 

(^) L'ordiAe naturate della derivaz'rotié latina- dovrebbe essere il seguente: 
I** Tholus, Tidus, Thulu , Tul^o simile; 2° Tulhis (sincope di Tolulus-, 3° Tul- 
Ikté , derivato di TnHia. Tutti péJÒ *dniwy cllePìir simili casi qtiestd regolarità 
di' g¥àfd» era ~^è^sb tra^ùi^t'a ; e che /aiida va ' t avvoltar per salti ; e perfino 
nóìt A tìcXk^li. ài^we cjtialch^^a^sa relrogràdb.f 



4o. I. MONUMEIfS. 

vedrein presto che secondo tutte le. apparenze era VulcentaHo 
siccome lui, od ai\mexìo oriundo di P^olci,..,Ma. Tullio passò vivo 
in Roma, come Toh vi passò morto per esservi sepellito.... 
Tullio fu quivi Re, e Tolo non per ordine, o per connivenza 
d*altri che del Re di Roma potè in così onorato e pubblico 
luogo, qual era il monte saturnio, essere sepolto.... Un .cu- 
mulo dunque d'ottime e concludentissime ragioni ci costrin- 
gono a tener per fermo che Tolo e Tullio fossero di stretta con- 
sanguineità e d'interessi molto insieme congiunti; e che vera- 
mente il secondo fosse il sepellitore del primo. Sviluppiamo 
un poco meglio la cosa. 

Chi era Sen>io Tullio? La storia di questo antico Re de' Ro- 
mani è la più problematica fra tutte le altre. Inviso egli, come 
a' tutti è noto, ài nobili soli depositarli delle storiche memorie 
nel remotissimo tempo , probabilmente fu in queste assai tras- 
curato , per non dir peggio ; e quel che ne scrissero i posteriori 
annalisti latini fu più tratto dalle incostanti e varie tradizioni 
e favole popolari , dalle male voci che ad arte sparsero i patrizii 
contro di lui, e da pochi monumenti superstiti, che da fonti 
più rispettabili e più abbondanti. Ma egli pur fiori in un 
epoca in cui Roma era già fatta etrusca od etruscheggiante, 
poiché successe al primo Tarquinio, sotto il quale tutte le 
prove storiche s'accumulano per dimostrare che Roma inseri 
se stessa, in modo più determinato e più stabile, o fu inserita 
neir etruscum nomen. Ed i toscani erano allora potenti e colti; 
ed avevano lettere e monumenti storici più che i Romani: ed 
in questi monumenti il nome di Servio non fu dimenticato. 

Il grande istoriografo dell' Etruria, Claudio imperatore, ciba 
fortunatamente conservato e trasmesso nel celebre bronzo di 
Lione un sunto alla sua maniera di quel che l'etrusche memorie 
su questo proposito riferivano. lu esse dunque potrem fidare 
di preferenza, e come le più autorevoli , e come le più auten- 
tiche testimonianze che ci restino (5). Per buona sorte in questa 

(5) Non perciò suppongo che tutto nelle memorie etrusche fosse vero. Le 
favole non debbono esser mancate nemmeno in Etruria. Tuttavia, rispetto 
alla sostanza de* fatti di che qui si parla , il tempo stesso al quale si riferi- 



e. TOLO VI3L.CENTANO. 4^ 

fiducia da qualche tempo ci precedettero Niebuhr, il mio ami- 
co Michelet, e la maggior parte de* moderni. Or, secondo le 
toscane memorie, Servio era etrusco, Caeli quondam Vwen- 
noe sodalis Jidelissimus y omnisque ejus casus comes^ il qual Ser- 
vio , postqucan varia fortuna exacius^ cum omnibus reliquiis eoe- 
liani exercituSy Etruria excessi ty montem caelium occupa vii, et 
a duce suo Caelio ita appellitavit. 

Il bronzo aggiunge, tusce Mastarrui einomeneraU E notizia 
dataci dall' Alicarnasseo (4. i.) e da altri, che i Romani lo chia- 
marono Tullius dal nome del padre: ed è opinione comune , 
che solamente più tardi fu detto Servius perchè serva natus. 
Per conciliare tutte queste asserzioni, che niente hanno in se 
di contraddittorio, basta ci^edere eh* egli fosse appunto figlio 
d'un Tulo y dal quale potè di leggieri esser detto in Roma Tul- 
lìitSy quantunque , perchè nato di donna schiava , non portò 
in Etruria il gentilizio paterno, e potè solo arrogacelo in Ro- 
ma, dove più gl'importava dar lustro a se stesso con una 
nobile origine. Ad ogni modo tutta la sua storia è legata con 
quella di Celio f^ibenna, come dal bronzo di Lione impalammo, 
e non si può conseguentemente di lui parlare , senza prima 
trattare alcuno degli articoli che riguardano la storia di Celio. 

Ma Celio Vibenna^ che, nella gran confusione delle prime 
lor cronache, i Romani non sepper mai bene se vivesse a tempi 
dì Romolo, di Porsena^ odi Tarquinio Prisco, poiché non 
degnarono uscir di dubbio consultando i Toscani (6), Celio, 
letà del quale noi già determinammo coli' interrogare i monu- 
menti di questi ultimi, tanto più degni di fede rispetto ai fatti, 

scono , che fu tempo di studi abbastanza provetti per la Toscana , impedisce 
che noi la crediamo interamente sbagliata. 

(6) Tutte queste incertezze non sono casuali. Celio pe* Romani sembra' di 
buon' ora essere divenuto un' antica personificazione de* Toscani a più ri- 
prese Tenuti a stabilirsi nella loro città, o piuttosto de' condottieri di queste 
turbe. Uno , il più famoso » diede il nome agli altri , o piuttosto questo nome , 
siccome quello di Vibenna , non sono nomi proprii , ma soprannomi etrus- 
chi , come si vedrà nella nota 1 5. Intuite le ipotesi pare che il Celio contem- 
poraneo di Tarquinio abbia somministrato il fondo di molte particolarità 
che a tutti gli altri si trovano comuni. 



4^ t. MONùSIEltS. 

e s<]ipl'afttuUo ai siticròtriàttti^ d'Utìlóto cotiiiaiziotlàté; Cefio, ri- 
peterò, fii di Vulòi, ed espressstilfìefnte me Io rdségtià Properzio 
nelfà cel. elc^^a sopi'a Verranno (4. 2f.) , dove così ài Nume 
fa dire: 

Titscus ego e ttiscis orior , nec poenitet inier 

Proelia f^oiscinos desentisse focos..,. 
Attu^ Roma , meis tribuisti proemia tuseù , 

t/l/tde hodié vieus twmhiù. tustits hahit : 
Tempore quo sùeiis venie Lueontedius armb ^ 

Atque sabina feri contudk anàa Tali, 

* 

Imperocché tutti sa|)piamo>in i^ luogo, che^ sotto questo» 
. generico nome di Lucomédio y o Liàcomeddice (7) , c^uantuitque 
lo stuolo intero si comprenda degli Etruschi y pei^ la più parte 
nobili fuggitivi, che, secondo una detle tradizioni latine, già 
fin dair età Romulea,) s'era a' Romani cangiunto^ ed aveva 
in Roma dato popolo e nome al s^ico tuscoy ed al monte Celio ^ 
viene peràin più special ralodo a si^ifiearsi il <^apo loro , il ^ùale* 
impariamo, dagli anticki propugnatori di queste tradizone,^ 
essere appunto stato il no&tro Celio Vibenna, ritinto a quella 
si remova epoca per un anacronismo derivante da ignoranza (8).. 
Tutti intendiamo in 20 luogo che come allo stuòlo intero diegli 
Etruschi^ così più speciak&ente al eapò loro, àttribtiisoe> Pit)- 
perzìo la vere fattoi intePpreetia spatriar. yolGhfitiieri Verturino,. 
ciocché stimerei di leggieri alludere a rivoluzioni Tose/Mie,, 
anzi f^olscine^ìe quali abbian cagionalo quella emigrazione^,, 
e Vabbian' renduta n<>ti isgraide^ole al Nunié^ troppo éòhante' 

(•j^L^iyxìcelnéiMeèltut Ò attche in FéSto; oslrìa itk ftofdi sinò&ima dS tucér. 
Per me è una variante di Lucumo, cbmcf tu<Mtòift; ed hanno turtte'é' ti*é' urta 
i^àdice^anedoga allsÉ radice^ di heas, Mst tucófnéd^ì's" è^ là ùirtaai oscó-tàtina, la 
quale' vade qtiaiMo Loéi-me!éix, toci-ìhtdéUx ^ Loci-ntettìts ^ Éoci'Atétìtis, £óciìfiaé^ 
Mks; Lttónmó itereceo Luemìon sono \k forttìa' ettli^Chtt (ttirìdùnltiti')'', 11*210- 
eàrìus, it Loei^hotno per eccellenza; 

(8) A rigor ditiermixle noto da igììoranza; iùA dMé cagfiofii iiidltòt'é'ii'etìà 
noCa (6^. Che^oi iht>ltis»mi antichi abbiano fìitto €étiò sihcìrono a Il'omolo' 
è tal coserlaEcpìdlis saVebBésuperdVitxdi prbViìitr, ff oV^dbd' atte^^atà dk' 
Garrone f t>ionigif Festo , ecc. 



e. Toi^o vuu:bntano. 43 

di trovarsi in mezzo a guerre civili (9). Tutti di accorgiamo in 3*> 
luogo che il paese, d'onde questi Etruschi ed il loro capo emi« 
grando trassero seco Yertunno ed il culto di lui^ non altro 
potè essere se non la stessa loro patria, o quella della maggiore 
e più eletta parte di essi , ed in ispezie di colui che li capita- 
nava, e conseguentemente di Celio. Tutti da ultimo, per poco 
che con qualche accuratezza ci piaccia esaminare i citati versi, 
possiam conoscere, che questa patria nascosta sotto Taddiettivo 
Folscinos fu Volsci^ cioè appunto Volciy^ crédo che il provarlo 
sia lievissima impresa* 

Di fatti con che mai diritto i critici cangiarono il perpetuo 
Folscinos , VolscanoSy Vohcam&s , ecc. de' codici , nella volgata 
lezione Volsinos^ o VoUanos^ per trarne che Yertunno venne 
diBoIsena? Non certo col diritto che dà la necessità , perchè, 
lasciando pure come stanno ne' manoscritti tutte queste voci 
(tranne la terza che dal metro è ricusata) , non perciò il testo è 
corrotto. Al contrario esso acquista il pregio nobilisskno di 
somministrarci due nuovi e hei sinonimi di Vulcientes VuU 
centanos ( od almen l'uno o l'altro ) y ne' quali solamente la 
forma è arcaica, benché regolare , ed ammette od mezzo una 
s ridondante per una consuetudine assai fanùHare agli anti- 
chi , o forse anche essenziale alla natura del nome nell' ori^^ 
saria struttura etrusca (io), e prediletta perdo da Properzio, 

(g) Le guerre civili, di coi parliamo nel segnile^ del dÌMorad. E si noti che 
il Numenoa dice venisse imter pratile ; ma desenusse focos inter praiia. Le 
guerre dunque erano a casa» e Properzio mentre cosi scrìveva ricordava le nar- 
razioni storiche intomo a' torbidi antichissimi de' Volcentanì, probabil- 
mente promossi più e più volte ed in diversi tempi , dalP ambizione di una 
a più famiglie, i cui fatti sono da noi menzionati altrove. 

(io) L* arcaismo della ridondanza della / è noto , per cosi' dire , anco a' 
rag^.7.i<w i: qui^ conoBCono le ea§m€Mae , e le poetmae. La forma eCrasca- poi 
del nome di ^ulci è ignota, e nessuno può con prove dirette decidere se fu 
yulày oVulsà, Tuttavia chi dicesse che questa città fu in antico detta Vulsca, 
o^OMglio^rM^t, potrebbe trovare una bella conferma «Iella supposiziosne, 
non salo nel passo, di Properzio da noi citato:, ma> quel che non manco è da 
CGuaaidecavai,,neU* analogia , trovandosi già in. Halia questo nome f^alm, o 
FoLei,, come nome di popolo seisgetto in antico ai Tencani , secondo Servia. 



44 I- MONUMENS. 

che amatoi'e degli arcaismi^ nato in un paese vicino alF Etra* 
ria, e conoscitore forse dell' idioma toscano, scriveva senza 
difficoltà in analoga materia Lucmon in luogo di Lucumo y e 
non ricusava d^usare l'antiquato LucomecUus» 

Era dunque tutt' altro che necessaria Femendazione ; e, 
quei eh' è peggio, essa non può dirsi felice, massime se si 
guardialmododi coloro che, non contenti di aver cancellata 
la e intermedia^ giunsero perfino ad ammettere la lezione Voi- 
sanos nel senso di Vulsinienses ^ qual se facilmente sì fatto, 
vocabolo si piegasse ad essere un derivato di VulsiniL Ma , se 
Temendazione non era necessaria , e se fu infelice , bisognava 
dunque ritenere la lezione del testo qual era nelle membrane, 
e spiegarla poi come noi la spiegammo : o bisognava almeno 
fare una correzione più conforme alle regole della filologia , 
e, volendosi pur togliere una lettera , a fin di rendere la parola 
meno ispida e di forma più moderna, bisognava ritenere la c,^ 
e cacciare la 5, la quale è quella delle due che più comune- 
mente ridonda. E se a questa guisa poteva e doveva spiegarsi o 
farsi, ecco dunque provato co'iT autorità di Properzio , siccome 
dicevamo, che Celio Vibenna, anzi che ancora i suoi compa- 
gni, almeno in gran parte, erano àìxVolscio Volei :\o che è 
più di quel che avevamo assunto a dimostrare. 

Non è però il solo poeta umbro che ci conduca a credere 
in questo modo. Festo viene a suggerirci altrettanto, s'io mal 
non ragiono, quantunque egli pure s' inganni nell' epoca ed in 
altri accessorii. Perchè così oggi si legge in uno de* suoi fram- 
menti , che i dotti s'ingegnarono di reintegrare coli' attenersi 
presso a poco al testo più intero dell' abbreviatore Paolo nelle 
parole stampate in carattere tondo: Tuscum vicum.., dictum, 
aiunt abeo, quod Porsena rege descendente (f. discedente) ab 
obsidione remanserint Romos, locoque his dato ibi habitave- 
TÌnlYeientes fràtres Celes et Vibenna. Ora, lasciando per un 

Però, sei Volsci del pari ed i Toscani ebbero le due città omonime VtìUtri 
e Folterra {Velestrì inVolsco, e Felathri in etnisco), e le due altre FrwJi/w 
e Perusium; poterono bene arere in comune i due nomi Fohci e' Fulsci, 
còme denominazióne dell' intera gente per gli uni, e d'una città per gli altri. 



e. TOLO VULCENTANO. 4^ 

momento da. parte la ricerca della cagione per la quale Tunìco 
Celio Fibenna , in questa nuova variante dell' antica tradizione 
latina^ si trasforma ne' due fratelli Celio e Kibenna, è chiaro che 
il supplemento V eientes fratres ^ del quale né alcun vestigio è 
presso Paolo, né alcun fondamento presso antichi scrittori, 
dee tenersi come al tutto arbitrario e di nessuna autorità, e 
perciò come rigettabile senza scrupolo. Ma né arbitraria, né 
priva d'autorevolezza diverrà la restaurazione , se il mozzo 
passo... ientes fratì^s compiasi leggendo Vulcienies fratres ^ 
giacché l'emendazione in questo caso trarrà piena forza dalla 
testimonianza di Properzio. In sì fatta guisa dunque correg- 
geremo con sicurezza , e ne dedurremo allora una bella con- 
ferma di quel che Properzio aveva già insegnato, imparan- 
done che Celio, indipendentemente dalle diverse epoche alle 
quali nelle molte sue incertezze l'istoria Romana lo assegnava, 
sempre però fu creduto di "Vulci. ^ 

Che se più o meno chiaramente gli addotti passi, ed altri 
che citeremo in seguito, ciò ne insegnano, chi non vede, per 
tornare adesso a Servio Tullio , eh' essi e' insegnano non meno 
essere stato lui pure o Vulcentano o di Vulci oriundo ? E per 
Tero già stabilimmo risultare dal primo passo, che tutto lo 
stuolo d'Etruschi , capitanati da Celio, è quivi supposto' Vul- 
ciente. Dunque oltre a Celio provveniva di Volci anche per lo 
manco il principal suo commilitone, il sodalis Jidelissimm , 
omnUque ejus casus comés, 

E cosi fu in affetto, perchè più espressamente lo annunzia il 
secondo passo dove vuol farci intendere che dell' unico Celio 
Yibenna bisogna creare i due fratelli Celio e Fibenna^ "Volcen- 
tani entrambi , come ivi si dice. Imperocché é qui manifesta , 
a quel eh' io giudico, l'allusione a' due fratelli (di guerra), quasi 
con rito etrusco giurati (i i) , Celio e Mastarna , l'errore 
essendo solo ne' nomi, e forse nemmeno in quésti , che possono 

(il) Era conosciuto in Etruria, come nei resto dell' Italia, un sacro rito, col 
quale incerte più gravi necessità delle nazioni , sceltosi l'esercito con terribili 
ceremonie, vir i;i///m legebat , ei due che così sceglie vansi , erau fratelli 
d'arme giurati ed indivisibili fino alla morte. Vegjg^asi in questo proposito la 



46 I. MONUMBNS. 

di leggieri considerarsi come antichi appellativi, anziché come 
nomi proprìi {12)» Di fatti, se in questa forma della tradizione 
i famosi Vulcienti usciti di patria, son pur due (Celio, e 
Vibenna ) , come nelF altra forma due sono in pari guisa i 
famosi emigrati ( Celio e Mastarna) , chi non è subito condotto 
a credere che la prima coppia non è diversa dalla seconda , e 
che i due /rateili deW una tradizione sonoi due sodales Jide* 
li^simiy e i due comites omnis casus dell* altra? Parrà dunque 
presso a poco dimostrata a' più difficili la nostra tesi. Ma, s'ella 
parrà 'dimostrata , noi po&siam dunque con più franchezza met- 
ter già mano alla restaurazione più intera della storia di Tolo, 
dalla quale per tanta strada ci erravamo dipartiti. Accingiamoci 
pertanto air impresa, e richiamiamo innanzi tratto alla memo- 
ria queVisultamenti acquali fino ad ora abbiani fiducia di essere 
pervenuti senza incontro d errore. 

Tolo ( dicemmo), in etrusco chiamato Tiifo, era di Volti ^ 
come di /^<?/c/provveniva Tullio, Inoltre i nomi del primo e del 
secondo sono tali nelle grammaticaliloro forme , che il secondo 
è un evidente derivato del primo. Dunque Tullio^ oltre ali* 
essere concittadino di Tulojgìì era, secondo tutte le probabi- 
lità, congiunto per sangue ;e, posto ciò, u' era di necessità im 
discendente. Ma che Tullio e Tolo fossero di consanguineità 
legati, e che conseguentemente il primo fòsse un ascendente 
del secondo, con più evidenza ancora dicemmo che apparisce 
dalla storia del capo trovatone per m'irabil caso nel|[ittare le 
fumdamenta del Campidoglio. Ed invero chi non s' accorge 
che quel capo non potè a quel modo essere sepolto , se non 
al tempo di Tullio, e da Tullio? Imperochè notammo pare che 
esso era quasi fresco, allor quando Tultimo Tarquinio fu cagione 
che si estraesse dalla terra. Dunque non potè guari esser quivf 
tumulato che sotto il regno precedente, vale a dire mentre 
Tullio fu re. Ma più l argomento acquista forza ove si ricordi 

descrizione di ciò che precedette la battaglia famoAa presso il la^o di Va^ 
dimone, spezie d' AveFno etrusco. 

(i %) Si U^ga f{nf\ che net dieeoiriamo nella nota (14). 



e, TOLO TUIiCKNTANO. 4? 

ù\k^ ftH^'rere la proscritta testa dì questo Tolo FoloÌBRtey a 
recaria ii) Boioa dalla Toscana con tanto studio ed amore , a 
farla- sepellire in tal luogo, con tali circostanze, non guari 
^Itri potè adoperarsi che quel re il quale era Volcentano egli , 
Stesso , e, portando lo stesso casato, mostrava con ciò d*essere 
a lui congiunto con vincolo di parentela. Ora, se per sì fatte 
eose conosciamo che Tolo fu sepolto da Tullio, ed era a Tullio 
parente j anzi che questo era un discendente di quello^ io dico 
di giunta eh' egli non potè esserne che il figlio. E già certa- 
mente non gli fu fratello, perchè la forma del nome Tuloj 
rispetto a quella di Tullio (stimo opportuno il rammentarlo) 
è quale conviene ad un ascendente , anùchè ad un collaterale. 
Dunque air avQ, od al padre. Ma qui è del padre ^ io non du- 
bito affermare : e il resto della storia lo proverà , la quale non 
è on^ai difficile di compiere. 

Jl prima, se Cicerone (de Rep. 2. ai.) fa una schiava tarqm^ 
^ie^e madre di Servio, e gli dà per padre un cliente del re; e 
3e altri narrano che in casa di Tarquinio ^li nacque d^una 
Qcresia di Corniculo, prigioniera, benché nobile; in luogo di 
trovare in ciò contraddizione, io ne dedurrò che Tolo di Vulci 
(il Tullio Corniculano (i3) della tradizione volgata) cQngiunto 
per antica ospitalità alla famiglia di Demarato, oioèa^ figliuoli 
ed a' nipoti di questo illustre Corinzio abitatori della vicina 
Tarquinia, innamorò in una nobile di Corniculo ^ etruscamen te 
nomata Ucì^sa , e o prigioniera per guerra , o schiava nelle 
case de' Demaratidi, ed ebh^ da lei Servio, venuto così alla 
li^ce in Tarquinia da padre Yolsciuu, e cresciuto come alunno 
pressa gU amorevoli padroni della madre, che non subitosi 
recarono a Roma tutti quando il marito di Tanaquit andò ^ 
cercarvi sua ventura. 

E naturale il pensare che il giovanetto, mal comportando 
l'umile stato in che lo lasciava l'ibrida sua nascita, e consape- 

(x 3) E chiamato Comicnlano o dalla pàtria della sua bella, o perchè forse 
egli stesso quel nome si guadagnò , distìnguendosi in alcuna guerra contra 
i Latini, dove concorse alla presa di Corniculo. Cosi Scipione fa detto Africano^ 
non perchè fosse nato ìq Af&ìoa , ma perchè la vinse. 



48 I. M039UMENS. 

vole del generoso lignaggio d'onde usciva , meditasse di buon* 
ora una vita avventurosa , infianunato fors* anche dati* esempio 
di quello tra i Demaratidi che passato a Roma v' acquistò 
regno. Però, venuto appena ali* età delle armi^ secondo ciò 
che il monumento di Lione fa conoscere, si riparò a Yulcia 
sotto la protezione paterna, e si applicò al partito di Celio, il 
quale evidentemente muoveva cose nuove nella patria , bramoso 
d* invaderne la Lucumonia colla forza, circondandosi perciò di 
prodi avventurieri. Di qui le guerre intestine,, e con varia for- 
tuna pugnate, e le civili battaglie, tra le quali ci dicea Pro- 
perzio che,Vertu uno ebbe a caro di lasciare la sua Volscio Folci. 
Di qui vittorie e sconfitto, e gran riputazione di mal impiegato 
valore incontrata e dall' usurpator Lucumone, e dal figliuolo 
d'Ocresia fatto soldato di ribelli. 

Credo che allora per antonomasia ricevesse il primo in Etru- 
riail cfl^^r^/i^e soprannome di Celes Plbenna^ed il secondo quello 
dìMastania , sotto i quali poscia l'uno e l'altro passarono alla 
posterità; ciocche vorrebbe significare per l'uno il valente e 
leggiero cavalcatore^ per l'altro il maestro de cavalieri (i4)> ini 

(i4) Celes pare il greco ^iXtt^ {il cavalleggiero). D'onde l'etrusco Cuel^ Cucine 
ecc., che in latino si crede divenuto C///11W, come nel Cilnio Mecenate; e 
d'onde i celeri di Romolo , ed il Ce/cr^ (altra forma del nome Celes o Celius ], 
capo de' celeri, ed uccisore di Remo, secondo uno de' racconti, che su quella 
morte andavano in Roma per le bocche del popolo. Vìbenna ha un signifi* 
cato analogo , ed è Fipna o Viperina da ittjtg;. Niente però vieta di pensare 
che i due nomi in progresso di tempo divenisser propri!. Rispetto a Mastama, 
credo che in etrusco fosse Macstarna , ovvero Macstma , quasi Magistema ; 
dove, tagliate fuori le ultime lettere, che altro non sono se non forma gram- 
maticale della desinenza, è la stessa radice chenell' antico magisterare , cui 
Pesto registra, aggiungendo /?ro regere et temperare dicebant antiqui, e cui 
Paolo non dimentica , interpretandolo moderari. Macstarna è dunque Magis^ 
rer(equitum) o Magisterator, E so bene, che Magijtrare è latino, e qui si 
tratta d'etrusco ; ma mi sarà facile provare eh' ei si ritrova anche nella lingua 
dè'Tusci, e lo imparo dalle celebre iscrizione toscanellana d'Aruute, illus- 
trata dal Campanari , ove io lessi macstrerec , unito in fine ad una o due 
parole di uguale desinenza , in tal posizione , e con tal forma , che evidente- 
mente sono terze persone di verbi in tempo passato : per la qual cosa slU 
meno il macslreveCf o maestrevese \ì de ya\ere magtsteravit. 



. e. TOLO TtlLCSNTANO. 49 

quanto Celio volendo ricompensare la bravura del suo compa- 
gno trovò debito il crearlo suo magister eqiutum. E fu allora 
per certo, cheT^/o il padre prese anch' egli parte, io non so 
bene se occulta o manifesta, nelle intraprese di Celio e del 
£glio, in forza di che^ mcn fortunato dell* uno e dell' altro , fu 
sacrificato all' ira de' concittadini. Infatti non gli valse il fug- 
gire o il nascondersi, cercando forse un tetto ospitale presso 
un germano che aveva, poiché, messo a taglia il suo capo, gli 
fu quivi dai servi divello , e per pubblico decreto , come rac- 
contammo, marchiato questo in fronte, nella stessa città di 
Yolci fu indi esposto in su i pinnacoli delle mura, od in altro 
celebre luogo. 

La guerra intanto ferveva più calda con Celio e con Mas- 
tarna : ed interveniva probabilmente nella disputa lo stesso 
Tarquinioil Vecchio, dapprima come semplice ausiliario, poi 
forse come principale, con che spiego que' passi di Dionigi (4. 3) 
da' quali si apprende che Servio collocato, nella prima spedi- 
zione contro gli Etruschi , tra gli squadroni de' cavalieri (e si 
noti ben ciò per la nostra interpretazione A^iWiwùce Mastarnà) 
ebbe la palma principale; spedito poscia nella seconda contro 
la stessa gente , iii giudicato , combattendo presso Eretto , il 
più forte di tutti; e giunto nella terza all' età di appena venti 
anni, fu contro la nazione medesima capitano dell' esercito 
(o qui ancora magister equitum ) quando col soccorso de'Latini 
combatteva : finché al morire per ultimo del t)eniaratide redi 
Roma, suo benefattore, e secondo padre, presso il quale da 
lungo tempo rifuggito erasi colle reliquie dell' esercito celia- 
no, giunse egli pure ad invadere il potere supremo nella guisa 
che a tutti è nota. 

Né perciò le sue nimistà e le guerre cogli Etruschi ebber 
fine; avvegnaché , a detta dello stesso Dionigi (4. 2^.) venti altri 
anni durarono , e diedero bella occasione a tre trionfi ^vera od 
esagerata che sia in questo la stoiia). Ma la pace sopraggiun- 
se alfine, desideratissima dalle due parti, e frutto, a quel che 
palle, di questa fu per Tullio il riguadagnare il paterno capo, 
che fece egli, così incorrotto com' eragli pervenuto, nel più 

IV. 4 



5o I. MONUftlENS. 

nobile ed alto luogo della città sepellire «tra i $^etti degli Dei 
quasi a maniera di consacrazione, in un modo però pr^ssQ.a 
poco secreto, e perciò ignorato dalla moUitudine,. siccome 
quegli a cui non poteva riuscir grato il richiamare a) la cogni-^ 
zione del popolo romano sul quale regnava un incidente cosi 
pòco onorevole a sé ed al genitore. 

Qui la storia dì Tolo finisce. Molti nondimeno giu.<licberaiino 
strano e singolare che notizie tanto interessanti, e tanto degne 
d'esser dette, come a me queste sembrarono , da nessuno degli 
autori antichi oggidì restati siansi più esplici tangente riferite. 
Ma io debbo rispondere a coloro, i quali di <^iò si creassero uii 
fantasma di difficoltà, che purtroppo, nel metodo romano di 
fare la storia, ciò non può giustamente produrre alcuna mara- 
viglia. Ed in vero tra le in finite tradizioni con traddittorie^e^pesso 
evidentemente favolose, che fino a noi pervennero, intorno a 
certi fatti più antichi, purtroppo è spesse volte accaduto* che 
si perdette , appunto , e'solamente, la verità \ e lasciò Ubero ed 
intero il campo a certe leggende predilette, p comunque pre- 
valenti , non in modo però che non siano rimasi 9 teatimonio 
di quelle alcuni barlumi di principali circostanze, i quali ba- 
stai) pòscia a* sayii per rinvenirla. Così nel C950 nostro sono ì 
barlumi superstiti, e più che barlumi, quelle pozioni (sempre 
le più difficili ad essere dimenticate) delle patrie e de' nomi, e 
le altre che ci condusser di sopra per virtù di ragionamenti a 
rinnovare Tedifizio storico, il quale crediamo d* aver su buone 
basi riconstrutto. Ma le genealogie (come^quelle che in tutti;! 
tempi ed i luoghi più facilmente danno accesso all' pbliviond 
ed alla favola, e si modificano e. si rimpastano secondo le picN 
cole ò grandi vanità degli uomini) si alterarono di buon ora 
in guisa chesarebheadesso stoltezza il cercarle al tuUo espJidte 
édilùcìdate ne' pochi libri, i quali rimangono, mentre nemxoen. 
fórse si lessero in quegli altri innumerabili ch^ perirono. Però 
non mi stupirei, dove sapessi che si trovavano elle. già osou-. 
rate ed adulterate ne' perdiui volumi diSammonico, di.Granio, 
e de compagni loro citati da Arnobio. E per yero alterazioni 
svariate e tra loro discordanti in buon numero debbono rispetto^ 



ir. TOtX) TtJLCBNTÀNO. DI 

« ciò di buon* ora èssersi fatte , dappoid:Kè nessuna jiaficita di Re 
Romano è con più diversità di modi raccontata che la nascita 
di questo Servio. Ma fórse io m'inganno, ed in molti de libri 
che il tempo ci ha invidiati la genuina e semplice verità sul 
presente proposito realmente si raccontava ; quantunque i 
venuti più tardi la trascurassero, accogliendo altre tradizioni 
per cosi dire più classiche, tuttoché più bugiaurde ; e possono 
farlo credere quelle traccie che pur ne leggenuno presso quel 
minimo stuolo di scrittori il quale supersite al naufragio àtiff 
antichità , spesso infinite notizie ci tace che volgari erano ed 
ovvie quando le biblioteche, si conservavano intere. 

Basti dunque di questa difficoltà negativa, che ne parlammo 
anche troppo ; e rivenendo piuttosto ad altre subalterne no- 
zioni, che al principale nostro soggetto amano di esser legate 
com:e corollario , aggiungiamo, ptima di finire questo lungo' 
articolo, potersi asserire secondo antiche e valide testimonianze, 
che i Tullii, dopo la funèsta morte di Tolo^ spatriarono otut<- 
ti oin parte da Yolci^ poiché un ramo della famiglia se ne sta* 
bili a Yejo, non so se direttamente colà recatosi allora, o se 
venutovi più tardi.da Roma nel tempo che Tarquinio Superbo 
debbe avere perseguitato gli avanzati della casa di Servio. In- 
fatti troviamo colà potenti ne' primi secoli della repubblica i To'* 
iumnUj forma etrusca senza alcun dubbio dei Tullii ^ cioè dei 
derivati di Ttdo; un de" 'quali fu xjuel famoso Larte Tolunnio^ le 
cui spoglie opime consacrò Cosso, e tramandò intatte fino alla 
età d^Augu&to. Ed è Properzio anche questa volta ohe prende a 
suo carico d'attestarci la certezza della parentela da noi stabilita; 
egli che sembra avere avuto sotto dell' occhio le storie etrusche, 
e ciò che intorno a tutta la famiglia di Tolo dicevano. Imperoc- 
ché nell' elegia su Giove Feretrio (4. io.) non dubita di cantare. 



Cossus at insequitur Vejentis cade Tolumni , 

Vincere cum Vefos posse laborù erat ! 
Et Feji veteres , et Folscum regna fuistis , 

Etvestro posUa est aurea sella foro! 
Nunc Inter muros pastoris buccina lenti 

Cantai , et in vejtris ossibus arva metunt ! , 

4. 



5a I. MONUMBirS. 

E so bene , che qui pure al solito gli eruditi , i quali sempre 
vogliono correggere quel che non intendono , si sono avvisati 
d'emendare la genuina lezione de* mss. et Kolsùum regna y 
sostituendovi et vos tum regna;. radi a che prò, e con qnal di- 
ritto , se il passo non emendato ha pure un senso completo y 
manifesto, ed opportuno? Cosso ^ vien> esso a dire, ha ucciso 
TolunnìOy quando il vìncere F'ejo potea dirsi diffìcile. Ahi Vejo 
antica! Ahi regno de* cittadini diVolsci^ voi foste un giorno! e 
laurea sella curule i^edepasi allora nel maggior foro ! la buccia 
na óra del pastore ozioso canta in mezzo alle mura diserte ,, e 
sulle vostre ossa mietonsi le biade! E il passo così è belio; ed 
esso non doveva riuscire oscuro ai Romani ,. se a quel tempo 
i libri non mancavano d*onde il eomento storico poteva at- 
tingersi; e Volscum regna non sono, come alcuni pur dbsero 
malamente, i regni de^ popoli Volsciy che sul proposito di Cosso, 
di Tolunnio, e di Vejo non possano aver luogo, ma sono il 
regno dei cittadini di Volsci o Folci ^ vale a dire dei discen-^ 
denti di Tolo , venuti da FuJci^ i quali come regolarmente si 
sarebber chiamati Vuleientes^ Vulcentani^ Volscini^ Folscaniy 
così potevan dirsi con forma più compendiosa Volsci per bi- 
sogno ed amore del verso, ad esempio di altri simili casi, ne* 
quali i nomi plurali delle città tanto esprimono le città stesse, 
quanto i cittadini (i6). Regnarono dunque più TolunniiaVejo, 
come Tullio aveva regnato a Roma finche la sua famiglia non 

(i6) Il poeta dice regna in plurale per un uso che gli è famigliare. Cosi al- 
trove (4. z.]8criyeTa egli: 

Quo gradihas domus ista Remi se sustulie oÌim , 
Unus eratfratrum , maxima regfM , focus, 

O più Teramente it poeta allude ai molti regni de' ToH o 71u/ft7 in Vulcia , ih 
Roma , in Vejo. Pe* nomi delle città non diversi dalla denominazione , colla 
quale si significavano i cittadini , basti di ricordare Tarquinii, cbe tanto es- 
presse la città rar^utizia, quanto i Demaratidi venuti da Tarquinia. E, senza 
uscire dal nostro soggetto, questo eh' io dico concessero tutti que' filologi^ 
i quali fino al giorno d'oggi nel passo citato sopra Vertunno lessero Polsinos 
in luogo di ^olscinos , giacché fecer di Foìsinii ad un tempo e la denomina- 
zione del paese^e quella degli abitatori o delle cose che al paese appartengono. 



e. TOLO VULOBNTANO. 53 

perdette il grado regale rivendicato da' Tarquinii, e come Telo 
aveya cercato di regnare nella stessa sua patria. E nobilissima 
era questa stirpe, come Tetimologia stessa del nome fa crederlo; 
« tanto nobile che molti suoi rami sembra si spargessero non 
pure nella Toscana 9 ma per molta parte d'Italia (17). Stimo anzi 
che una più antica sua propaggine si fosse a Roma stabilita 
prima ancora di Tulo e di Tullio , dappoiché trovo aver qui- 
vi già per lo innanzi regnato Tulio Ostilio , il quale per me 
non meno appartenne allo stesso ceppo. , 

Considerarono infatti già molti che Ostilio ^ ed allo stesso 
modo Numa^ Marzio y Tarquinio^ ecc., niente altro sono se non 
soprannomi dati dopo morte a' re che li portarono, o nati 
«Imeno in Roma stessa (18). A prova di ciò questo Ostilio si- 
gnifica evidentemente il derivato dalforesti^m^ e quindi niente 
altro viene ad esprimere colla parola , se non che il lignaggio 
del re così denominato era tenuto straniero a Roma. Però il 
Tero nome di esso re fu Tulio , e per conseguenza da un pri- 
initivo Tulo egli pure dovette essere prov venuto (19). Ma le 
storie ci dicono che lo stipite a Roma della famiglia d'Ostilio 
«ra stato egli stesso un Osto (^Osto compagno e commilitone 
ài Romolo che si confessa venuto dall' estero). Dunque Osto 
era soprannome esso pure, e significa esso pure il forestiere; 
«d il vero nome dell' avo di Ostilio non era Osto^ ma era il 
nome che al nepote trasmise, vale a dire Tuloo Tulio, Ma s'egli 

(xy) Di alcuni TuIlUre vo^cc parlano gli autori, i quali accumularono 
notizie intorno agli ascendenti dell* Arpinate Marco Tullio. Ma probabil- 
mente, la parola Volsci li iug^pnò , e gli antichissimi scrittori da' quali tene- 
vano la notizia alludevano ai TuVU^di Volsci o di Folci, cosicché tutti que' 
passi sono da aggiungere agli altri da noi citati per provare l'origine Vul- 
ciente di questa famiglia. 

(18) Hostiiitts da. hcstus (hospes) , Ifuma^ come dice Servio (il ìeg-gislatoré); 
Pompilius (V amatore delle pompe) da pompa; Martins (i\ Marziale) da Marte, 
Tarquinius (il Tarquiniese) dalla città Tarquinia , ecc. 

(i 9) Teggasi la i^ota (4). Niente poi vieta di pensare che il nome primitivo 
«li famiglia fosse Tulu o Tkulu, come già dicemmo, e cosi restasse lungamente 
in Etruria , soffrendo le altre alterazioni rispetto a coloro che più tardi 
uscirono di Tulci per istabilirsi altrove. 



§4 U MOf»UM£;f&. 

eriL\Jor^tiere , e chiamaVasi Tulo o Tulio, io dico ài fìàiiie' 
tutto invita a tenerlo per Etrusco e Yulciente. E so benocbe 
sé Tolutò invece spacciarlo latino: ma era da pensare che 
forestieri mal potevano dirsi nella Roma di Romolo i venuti 
di Sabina o dal Lazio. Al contrario quella qualifica a nessuno 
poteva meglio convenire che ad un Etrusco e Volcentano; la 
cui nazione colla città latino^abina non ebbe nel comincia- 
mento alcuna stretta cMìtinenza. Inoltre io deduco da un gran 
numero di considerazioni (le quali non mi è qui dato diconse*-^ 
gnare allo scritto , com' io dovrei ; ma si vedranno stampate 
in un lavoro di maggior portata, di cui sto adesso occupando- 
mi col mio amico sigj professore Le Bas) Tulio Ostilio^ e per 
conseguenza Oslo Tulo o Tulio ^ avere appartenuto come prin- 
cipali alle tribù o gente de Luceri o Lucomedii, e quindi degli 
arrivati di Toscana nella prima e più antica immigrazione, 
contemporanea dell' età Romulea, dopo la quale fu Roma 
non una città solamente latìno^sabina ; ma una vera tripoli. 
latino^ sabina- etnisca. Dove la parte Toscana rimase inferiore 
di grado e di possanza alle altre due sotto i primi due re : ma 
divenuta già poderosissima negli ultimi anni di Numa, rivien- 
dieò terza il diritto di dare la sua volta un re della pi^opna 
razza a Roma ^ come già V avevano dato la parte latina e la sa- 
bina. E le. riuscì questo sì bene, che, guadagnata una prima 
volta la preponderanza, quasi mai più non la perdette fino 
air avvenimento della repubblica. In fatti diede a* Romani da 
quel tempo in poi, come Tulio, così tutti gli altri re, s^ il 
solo Anco Marzio si detragga. E , poiché prinK) di tutti diede 
Tulio, è ben forza dedurne eh* egli rappresentante della razza 
Toscana era Toscano , come Sabino , e rispellivamente Latino 
furono Numa e Romolo rappresentanti delle razze Sabina e 
Latina. E Toscano, a conferma di ciò, già vedemmo che perse 
medesimo lo indicava il casato. E Toscano lo indicava il grande 
amore per la scienza fulgurale, che non certo Numa gì' in- 
segnò, essendo ella tanto più antica e già familiare in Etruria^ 
E Toscano lo indicava X avere distrutto Alba , e sottomesso il 
Lazio, che probabilmente non s acquietarono alia dominazione 



e. TOLO VULCENTANO. 55 

della parte etru&ca, e tentarono di riguadagnare in uti co' Sa- 
bini per le razze loro la regale dignità. Che se tutte queste cose 
ooncorrono insieme con molte altre a provare la derivazione 
dalla Etruria della stirpe di Tulio ; già la sua qualità di Vul- 
ciente è più che manifesta, dappoiché loriginaria sede de* Tul- 
li etruschi, siccome vedemmo, fu Folci, Di qui anzi è la 
fonte, permio avviso, di quella variante della tradizione intorno 
a Ceiioj in cui T arrivo del Lucomedio Vohcano o Volscino 
$i faceva contemporaneo di Romolo. Ecco perche Osto Tulio 
è dato a Romolo per compagno al fianco 'di Lucumone e di 
Celio (che altro forse non sono, se non soprannomi d* onore 
di esso Osto, o di alcun suo innominato compagno), ed è con 
essi non meno appajato, che Mastarna Tullio coli* aUro Celio 
phi recente de' tempi di Tarquinio. Ecco da ultimo, come la 
confusa memoria di alcuni Tullii Volcentani ^ che regnarono 
o a Volci, o in due riprese a Roma, o in età meno lontane a 
Yejo, generò più tardi la tradizione che qualche classico ri- 
ferisce, e che i moderni non intesero , d* un antichissima fa- 
miglia di re Vblsci^ chiamati Tullii , dalla quale qualche adu- 
latore volle perfino far discendere il celebre oratore d* Arpino. 
Lungi dunque del deplorare tutta questa moltitudine di 
narrazioni tra loro apparentemente pugnanti, profittiamone 
per cavarne quelle storiche verità che ne tralucono, ed impa- 
riamone che la torbida e prepotente fazione de' Tulli o 7o//, 
già fin da* primi tempi di Roma, aveva da Volci spedito alla 
città de' sette monti una mano de' suoi, della quale facevano 
parte principale oltre ad Osto Tullio^ alcuni altri famosi, cono- 
sciuti oggi, nella presente oscurità del vero, sotto i popolari 
nomi di Celio F Antico , e di Lucumone, Ma non fermiamoci iti 
questo solo risultamento; ed apprendiamone ancora, che 
prosperò in breve questo ramo inserito al grande albero ro- 
mano; e così bene crebbe in rigoglio, che presto un re di Roma 
ne uscì, siccome vedemmo, celebrato satto il nome di Tulio 
Ostilio, E sfuggita poscia , un breve tratto , alla nobile stirpe 
la regale dignità, non però le venne meno ogni potenza. Per- 
diè durarono per lo manco i legami colla Lucere tribìi^ e con 



56 



I, MONUMENS. 



tut^ la parte etrusca di Roma, i quali furono {M^obabilinente 
stimolo per yenire a tentare la fortuna nella' città setticolle,noii 
sono al Demaratide amico ed ospite de' Tulli rimaso a Yolci^ ed 
al secondo Celio , discendente forse egli pure dal Celio Ro- 
muleo; ma più ancora a Mastarna Tullio, che lesempio degli 
arcavoli illustri doveya infiammare d ambizione, e più che 
^bbondevplmente pascere di dolci speranze. 

Con ciò sìa termine alla lunga, ma non ingrata discussione ^ 
la quale impresi. Se alcuni dubbii restano, se ne dia non a me 
la colpa , ma al dente vorace del tempo che tante memorie 
distrusse. Chi nega ogni fede, e pensa che da pochi frammenti 
di storia con 1' uso di qualche industria non possano utili sup- 
plementi farsi alla scarsa nostra cognizione degli antichi fat- 
ti, si contenti dunque di vivere digiuno o mal nutrito col 
poco cibo di Tito-Livio, di Dionigi e degli altri. Io no^n ricusa 
di trar succo e chilo dalle briciole. 

5** Perchè dal capo nello scavare trovato trassero gli auguri 
il famoso presaggio relativo a Roma diche le storie ci parlano ?" 

Rispondo con brevità. Perchè quella testa aveva scritto sulla 
fronte Thulu o Thul^ che^ come nel senso suo principale niente 
altro era se non il nome del traditore, cosi in un altro senso 
de1l'4 parola^ e presso i Latini, e a quel che pare, presso gli 
Etruschi, significava il Tholo de* Latini stessi e de* Greci, cioè il 
comignolo della volta ^ la sommità delV edificio'', à' onàe era 
naturale che trarsi dovesse, giusta l'ermeneutica d'Oleno 
Galeno, e degli altri auguri toscani , questo muto presaggio degli 
Dei \ Tuy Roma , sarai la sommità ( il tholo ) del mondo, E 
giovi, a conferma dell' esistenza in Etrurìa di si fatta regola 
d'ermeneutica augurale, il richiamare alla memoria, che 
quando il fulmine, più tardi , cancellò la C del nome Caesar 
inscritto sotto la statua di questo grand' uomo, e lasciò Aesar^ 
si credettero in debito gì' indovini d'Etruria di dedurre dalla 
significazione di quest' ultimo nome, il quale in etrusco vale 
(iivusy che Cesare diventerebbe presto divus^ cioè morebbe. Il 
presaggio poi tanto più dovette nel nostro caso tenersi per si-» 
i)^]^Q , perchè con^oborato era dalla considerazione che la pro-t , 



e. TOLO VULGENTANO. 5 7 

mesìsa tratta dalla voce scritta si convalidava per lo stesso suo 
trovarsi sopra un capo^ il quale esso medesimo è tholo e som- 
mità ;^nel monte Saturnio, il quale è sommità esso ancora, cioè 
tholusy rispetto a Roma, an^i arx vale a dire àp^ {dominazio- 
ne)'^ infine nel luogo stesso dove il sommo tempio otholusAo- 
Teva ergersi a' tre maggiori penati della città secondo T etrus* 
co rito, cioè a Giove, a Giunone, a Minerva. Completava per 
ultimo la predizione T altra circostanza, che il capo era incor- 
rotta^ d' onde fu forza cavarne la eterna durevolezza della 
preeminenza di Roma : se non che il sangue di che era mac- 
chiato fece aggiungere agli auguri, secondo Dione, (nel 
nuovo frammento di lui , citato di sopra) che questa preemi* 
nenza non si sarebbe ottenuta senza sangue e straggi, come 
purtroppo i susseguenti secoli ampiamente confermarono! 

6® Finalmente doif e fu riposto il capo scalcato? 

Rispondo nonmen brevemente. Curiosa obscuritate rei, 
per servirmi delle paròle di Arnobio, gonclusum (est), utim- 
mobilis 7)idelicet atque firma obsignati ominis perpetuità^ sta- 
reU Dunque inj^llibilmente , secondo la dottrina etrusca delle 
allusioni al doppio senso delle parole, con curiosa oscurità fu 
concluswn etohsignaium nel comignolo della volta o del tetto, 
cioè appunto in capite tholi del tempio stesso di Giove Capi- 
tolino ; come il caput Toli pareva che espressamente coman- 
dasse. Conosce poi ciascuno che cosa è nelle fabbriche il tkolus, 
intorno al quale due soli testi mi basterà riferre. Uno di Servio 
( in Aen. 9. 407, etc.) Tholus proprie est veluti scutum breue , 
quod in medio tecto estj in quo trabes coeunt , ad quod dona 
susPENDi gonsueverunt; quce tamdiu dona dici poter ant^ quam- 
din non profana fierent^ sicuti in libris sacrorum refertur, Alii 
tholum cedium sacrorum. dicunt genus fabricce Vestce , et Pan- 
theon. Alii tectum sine parieiibus columnis suhnixum. JEdes au- 
lem rotundas tribus diis dicunt fieri debere Vestce^ Diance^ vet 
Herculi^ vet Mercurio, L* altro formato a guisa di centone con 
• passi di più antichi e tratto dal Glossarium sedanense. mss. pre- 
zioso della biblioteca del re in Parigi n*' 5oi. il quale si giu- 
dica appartenente al secolo VII, o IX, dove così si legge: To-r 



58 <• MONrMBNS. 

lum cuimentectii^istigium templi rotondi. Ex Isiéovo* Toltu 
proprie est velut scutum breve , quod in medio teda e^^ in quo. 
trahes coeunt, Toius est eminens rotunditasl Unde etfastigium, 
templi rotundum tolus Docatur. 

Ho risposto, come meglio io poteva, alle sei dimande che 
m'ei'a tatto. Se ho colto nel segnò, sé neti*arrà un nuovo e 
curioso pezzo di storia romana ed etrusca, il quale ci rischia- 
ra le genealogìe dì due re; ìlhistra quelle dì alcuni lucunioni 
di Vejo; ci rivela qualche nuova, e per lo addietro ignorata 
particolarità intoi^no alle sacre cose dell* antico Campidoglio |, 
ajuta a correggere, od a restituire alla buona lezione j tre an- 
tichi passi di classici, ed a meglio interpretarne qualche altro ; 
determina il luogo d' onde il culto di Vertunno passò 'a 
Roma; gitta nuova luce su i nomi e sulle antichità d -uha 
delle città etrusche le più nobili, e le meno fino ad ot% 
conosciute. .... 

Est aliquid prodire tenus , si non datar ultra. 

APPENDICE. 

Alle prove addotte per dimostrare 1 origine vulciente di 
Vib'enria, ossia dell* etrusco Lucomedio^ come Properzio ama 
chiamarlo (20), io non debbo lasciar d'aggiungertie un* altra 
somministrataci da Virgilio (^Jen, 9. 367) : dove questo poeta 
(che, come gli antichi scolii notano, nella invenzione de! nomi, 
ed in altro, mirò sempre a riprodurre più o meno svelata- 
mente i nomi ed i fatti di Roma), dopo di avere , a pochi versi 
dj distanza , menzionato tra le schiere de' Rutuli un Rhamnes^ 
a ricordazione della notissima tribù romana che gli fu omo- 
nima ; un Serrano (non Sarrano) così detto dal sacro nome del 
Tevere (Serra) ; Un Numa; un Remolo ecc. , cantò : 

Prasmìssi equites ex urbe latina 



(20) Festo fa Lucomedii sinonimo di Luceres. Mi pare che sarebbe più con- 
forme alle buone regole deli* etimologia di dire che lucomedii sono le famiglie 
principali de* Luceri, spiegando Lucefes gli uomini del Luco , Lucomedii \ Med^ 
diiits del Luco. X 



e. TOIiO VrLGBNTANO. ^9 

femenfftm , tctuati onwet , 'voiscenta magisfra. 
Ibant f^et regi Turno respon^ferebaM : 

Imperciocché , mentre un occhio volgare non saprebbe per 
avventura scorgere ne' versi addotti altra cosa che3oo soldati 
a cavallo, ed un Volscente lor condottiero, così denomintito 
dalla nazione de* Volsci, in questa scorza del concetto non si 
arrestò Servio; ma, nel riferirci le antiche tradizioni intorno 
alle intenzioni scerete del poeta, sagacemente avvicinò il ci» 
tato passò air altro (ii. 604.), in cui Celeresque latini son detti 
qué* che prima erano solo qualificati colla generica espres- 
sione, tercentum equites; ed in ambidue i luoghi annotò al- 
ludere Virgilio ai 3oo cavalieri di Romolo nomati Celeri, ed 
al capo loro Celer, Ma, ciò ammesso, già ognun vede il motivo 
pei quale col nome di Volscens (il Volcentanó) è chiamato dal 
poeta quegli eh' esser doveva figura del Celere Romuleo. Evi- 
dentemente Virgilio identificava, e non a torto, l'etrusco 
Celer oxik-nq , capo de' cavalieri sotto Romolo, coli' etrusco Celes 
T^ibenna^ capo de' Luceri. E, siccome credeva, secondo Topi- 
nione comune, che Vibenna fosse di Vulci, cosi, assegnando 
il nome di Vohcens al magister equitum Rutulo , giudicava di 
dare bel complemento all' allusione incominciata, secondo la 
quale, come 3oo cavalieri erano dalle due parti, e come celeri^ si- 
nonimo di celetij eran detti gli uni e gli altri, cosi acconcia- 
mente venivano ad aver per capo gli uni Celio (volscente), gli 
altri Volscente (Celio). 

E questo può essere bastante rispetto alla prima giunta che 
m'era d'uopo fare : ma ad un' ultima ho ugualmente bisogno 
di dar qui posto , e riguarderà ciò che dissi intorno ai pretesi 
Tullii di regio sangue presso la nazione de' Volsci. I quali non 
può ragionevolmente negarsi aver avuto esistenza , dacché 
pur sappiamo che Marcio Coriòlano si riparò appunto presso 
un Tullio Attio espressamente detto re degli Anziati. Conce- 
derò dunque di buon grado un ramo di tali re veramente 
volsco nel senso antico della parola. È ora da vedere , se un 
Vincolo di consanguineità legava insieme questa famiglia coli' 
altre d'Eruria e di Roma, quasi per un riverbero della cogna- 



6o I. MONUMENS. 

zione de* popoli volsci colla città F'olci; e si può estendere il 
quesito anche a' Tulli! di regale dignità, che pur collocano 
alcuni aMeduUia, in Gorniculo ed altrove. E so che il problema è 
insolubile per mancanza di dati ; tuttavia la risposta afferma-!- 
tiva parrà per lo meno assai verisimile a chi pur consideri 
due cose : i^ che i diversi paesi dove si fatti TuUii si trovano , 
soggiacquero tutti, almen per un certo lasso di anni, alla su- 
prema dominazione de* Toscani; 2® che in tutti questi luoghi 
essi Tullii son sempre e nel modo medesimo una primaria e 
potente famìglia, sangue di re, piena d'aderenze e d'ambizioni. 
Qualunque poi sia per essere il giudizio de* dotti sopra l'ardua 
questione, a me basta si conceda che fin da* tempi Celiani una 
delle più nobili propaggini di questo nome era in Vulci. Che se 
tutte furon tra loro congiunte di parentela » e se Yolci ebbe il 
suo cominciamento, innanzi alla leg^ etrusca 9 da un antichis- 
simo stabilimento di popoli volsci in quelle contrade, si può 
anche dare il vanto d'aver posseduto il primitivo stipite agli 
Anziati, come potrebbe forse farlo sospettare il cognome Attio 
od Appio de* suoi Tullii , il qual cognome ognun sa che equi- 
vale a joa^cr od.avus. Ma io non debbo troppo lussureggiar^ 
in conghietture, delle quali molti crederanno, già oltre ac) 
ogni debita misura traboccare il mio. scritto : e però pongo fìn^ 
al medesimo, e mi taccio. 

Francesco Orioli^ 



a. SCULPTURE. 

a. STATUE DE GAE A. 

[Monumens inédits. Pi. XLIV, a , b.) 

No tre coUègue, M. Blouet, dont la publication sur les an- 
tiquités architecturales de la Morée exqite en ce moment l'at- 
tention des artistes et des savans, a rapporté de Vile de Mycòne 
dans TArchipel, une figure qui fait maintenant partie de son 
cabinet , et quii nous a permisde publier dans ce recueil. Cesi 



a. STATUE DB GÀEA. 6l 

une statuette en marbré deParos,doiìt la surfaceest malheureo- 
sement très dégradée, mais à laquelle d ailieurs il ne manque 
qu un bras. Sa bauteur est d*un pied deux pouces et demi : le 
développement de la figure , si elle était debout serait de dix- 
neuf pouces. Elle représente une femme à genoux , les deux 
pieds posant sur les orteils et serr^s Tun contrelautre dans une 
attitudé qui rappelle les pastophores égyptiens ; si ce n'est que 
le corps est légèrement soulevé et ne repose pas sur les ta- 
lons. La tunique sans manches dont cette femme est revétue , 
est attachée par une perone sur 1 epaule gauche; de Tautre 
coté la draperie tdmbe , et laisse découverte tonte la mamelle 
droite (i). La partie inférieure du corps est recouverte du 
peplos propre aux figures de Yénus. Ce vétement est ici l&rge- 
ment roulé autour des hanches , et forme sur le devant un 
noeud semblable a celui qu*on remarque sur la statue de Julia 
Soaemias en F'énus^ du musée du Yatican. Le bras gauche - 
de notre statuette est replié en avant, et la main étendue sur 
la poitrine entreles deux mamelles. L*autre bras qui manque, 
comme je Tai dit plus haut, devait étre leve si lon en juge 
par la direction qui suit la lìgne de Tépaule; la main parai t 
avoir saisi une partie des cheveux (a). Le visage assez large , 

(i) Apolloo. Argonaut. I, v. 743 s. 

n^xvv Ciri oxatov (uvcxYi xe^aXavro yiytwK^ 

Ntp6cv Oittp [xalloto 
Cette description 'd*une figure d*Apfarodite ^aOuTrXoxafAOc s'applique par- 
faitement à notre statuette , si ce n'est qu'ici c'est le sein droit que l'artiste a 
décourert. Une tunique ajustée de la méme manière appartieni aussi à la 
Yénus Genitrìx des médailles impériales. 

(a) Cette dernière particularité se retrouve sur la figure de Julia Soae- 
mias précédemment citée , répélition d'un type très répandu de Yénus, 
dont Texemple le plus remarquable était autrefois place dans la tribune de 
Florence , à coté de la Yénus de Médicis (Mus. Fior. N° 3o dea statues). Elle 
appartieni originairenient à la Yénus Anadiomène , si ce n'est que dans 
la représentation qa'Apelle en avait donnée et dont la figure de bronze 
publiée par Millin, Monum. inéd. II. 28 et 29. Galer. Mytbol. N° 17$ parait 
avoir été une iniìtation , la déesse saisissait de chaque main une boucle de 
ses cbeveux pour eu cxprimer Vcah de la mer. Cel cmploi des deux maius 



"62 X. M029V7MBNS. 

piroportionnellemént an reatéde k fi^re., af^ftient plus au 
tjrpe de ràge.moyen , qu a celtii de la première jediiesse. Le 
regard en est leré ver& le ciel et les traits accuseot encore^ 
xcalgre le défaut de conserTàtion ^ une expression trèssensible 

est confirmé par les descrlptìons de Leonida s de Tareiite (Annal. Brunck. H. 
iSi. 4i) d' krchÌAs {ibid. II. gS. i3) et surtout par celle de Démocrite (i^/</. 
n. a6o.) 

BocTTpuxov, At-vaiTiv èlimi^v* aXa.... 

Mais que la déesse se serve d'une seule main an lieu de deux , on ne peut 
méconnaitre le type d'Aphrodìte Anadyomène. Il est à remarquer que sui- 
^ramt le témoignage de Strabon , le tableau d'Apelle avah été place à Rom0 
dans le tempie de jCésar et dédié comme une repcésentation de la f^émif Gè» 
nitrix ^ Tou Se^aorpu «.vaSsvTo; t^ crarpl tw à.^'pr{ÌTf{* toO •yÉyous *ùtcu (XXV, 
p. 657.) 

La figure placée sur le tombeau d'Auge, sauvée de la mer, à Pergame sur 
le Ga'ique (Paus. Vili. 4. 6.) était nue , comme la Vénus Anadybmène. D'un 
antre coté , la Vémis Anadyomène d'Apelle étìiit roprésenfée sorta nt à ihi- 
corps de la mer (cf. Démocr. 1. ì.}, ce qui peut la fairè cbmparer à It^ Gaea 
du vase d'EricLthonius , dont il sera question plus bas, .cette Gaea s'élevant 
<lu sol seulement à mi-corps, Les observations qu'on vieni de faire relative- 
ment à l'action de la Vénus Anadyomène , et à sa position à mi-corps au- 
dessus dés flots, ramèneht la pensée aux différentesrépétitions de la Véttus 
accrotipie dont l'attìtudc presque à genoux offre un rapport assez frappant 
avec celle de notre figure. Ce qui la rapproche bien davantage, c'est faction 
de la main droite , qui tenait une partie des cbeveux : cai» c'est ainsi qu'au-' 
raient dù étre restaurées la célèbre Vénus de Bupalus (Visè. Mus. Ko-Clem. 
I. io); larépétition qu'on en voit au Musée Royal deFaris, n** 68i., et 
imème l'autre Vénus accroupie de ià méme coUection, n^ 6gS, bibn que le 
'Ì>ra5 droit de cette dernière statue s'élève au-dessos de la téte. Cette asser- 
tion deviendra une vérité démontrée pour ceux quicompareront ces* diverse» 
figures de Vénus, avec la Diane au baiti do sarcophage d'Actéon (Mtisée 
4u Louvre: n° 3i5.), dans ce dernier monument, le sujet mythologique 
^ant le seul indice qui distingue Diane de Vénus. La Véntis accróupie du 
Musée de Naples (Neapels Antiken , p. 90, n° a 96), est conformi àia res- 
tauration que je propose. M.Gerhard pense que la répétition du méme 
Musée, 11° 307. dans la droite de laquelle on a place un iecythns, devail 
4e méme lenir une partie des cbeveux. On pò urrà d'ailleursde ces diffé« 
^éUétapprochcmens, tirerune nonvelle preuve à l'appui de l'opinion que 
j'émetsplus bas : qu'une figure à genoux ou accróupie est en tonde^bosse^ 
l'équiv^lent d'une figure à mi-corps, sur une peinture ou un bas^reiig/. 



a. STATUS DB GASA. 63 

de douleur. Les cbeveax sont répandus en maases iongues. et 
touffues sur les épaules« Enfin, pour achever l'idée qu on doit ' 
se fairexle cette 6gure , je me vois force de rappeler les Ma-» 
deleines pénitentes du, Guide et de Canova, et certes, si le 
caractère du travail ne donnait la preuve irrécusable qu*on 
se trouve en présence d'une production de l'art grec antique) 
le nom de Madeleine penitente serait le seul qui conviendrait 
à notre figure. 

J'ai déjà dit que ce monument était très fruste: néanmoins; 
lasurfacedu marbré qui s'est con^ervée iutacte dans les par*** 
lies creuses , dénote yn ouvrage heUenique d'une belle épo-* 
que. Le do$ de la figure semble n'avoir jamais été que dé-^ 
^ossi. 

Quoiquil en soìt, je doute quii existe aucune autre fi^re 
de style grecou romain, qui'repré$ente une ietaxnekdeux gei 
noujf;o\k du moins^s'ilen existe, les arcbéologues.neparaissent 
pasjusquacejoury avoir accordé baaucoupd'attentipn.Quant 
aox cheveux longs et épaìs, c'est comme on sait, un caractère 
commun ai^x Alénadés, à Melpomene dans squ rapport avec 
Toiigine baccbique de la tragedie^ et surtout à Gaea. C'est ce 
qui ma induit à rapprocher le monumesM^possédé par M.filouet7 
vde la figure (i) qu'on voyait à l'acropolis d'Athènes dans le 
naosjou plulòtprès du naos d'Athéné Ergane', et qui repré- 
sentait la Terre suppliant Jupiter de répandre la pluie sur elle , 
M? ayaX^a (X£Tsi»oy(j73? xìacti oìtòv A(a(2). L'expressionsupplìarjtede^ 
notre statuette, la douleur peinte dans &e& traits^ Tactlon de la. 
maiu rapprochée de la poitrine, et qui s'expliquie très bien par 
le^entiment de la soif, sont autant de circonslances qui con- 
viennent à la statue décrite par Pausanias. Mais ce qui peut 
faire naitre quelques doutes, c'est la position à genoux de la 
figure, attitude qui au premier abord, semble peu convenir à 

(i) Et non \e groupe, comme Ta dit M. Panofka , dans son savant article 
-sur la naissance d'Erichthonius {/innal. de Vlnst,, voi, I, p. 3o2), artici© 
<Jans lequel le caractère propre aux figures de Gaea me parait avoir été de» 
termine d'une manière rigoureuse. 

(a) Paus. L, I, e. a4; 3. 



64 . t. MONUMfel^à» 

Gaea, représentée.d'ordinaire , soit assise cornine dans la sta-» 
tue que Pausanìas vìt à Patrae (i), soit enfoncéejusquami^ 
corps dans la terre, comme sur les vases et les bas-reliefs dé- 
crìts par M. Panofka* D*une part, il est. vrai, la pose toute 
royale d'une figure assise, ne conviendrait pas à une sup- 
pliante, et de Fautre, on ne peut supposer dans les idées de 
lart grec, que la représentation d*une femniecachée jusqu'àla 
ceinture, si convenable sur un bas-relief ou dans un sujet 
peint, ait été admise pour une figure isolée. Un autre passage 
de Pausanias (2) parait résoudre la question dans le sens de 
Tinterprétation que j*ai proposée. C est celui où il décrit à Té- 
gée le tempie dllithyìa à genoux^ cv )ióva<7{. « Les Tégéates , dit- 
il , ont donne à Ilithyìe le surnom èv yóvadi, et ils ont élevé sur 
leur agora un tempie et une statue à cette déesse : voioi ce qu ils 
rapportent à ce sujet. Aleus avait livré àNauplius sa fille (Augé)^ 
avec l'ordre de la trainer jusquà la mer, et de ly engloutir; 
celle-ci, pendant qu'onVemmenait, tomba 3ur ses genoux, et 
dans cette position mit son fils au monde, à lendroit méme où 
le tempie dllithy'ia a été bàti. • Puis , après avoir rapporté 
la tradition plus *commune qui voulait qu'Àugé , accòuchée 
en secret , eùt fait exposer son fils Téléphe sur le mont Parthé- 

(i)L.VlI,c. ai, 4. 

(a) L. Vin , e* 48 , ó et 6. Ttqv ^è EiXeiduiav ot Ts^eàTai (xxi -yàp rauTTfj; ^x^uaiv 
tv r?) àppavaòv xal w^%k^9.) èirovopLai^Guatv aùtriv I v ^0 v a ai, Xé-vovr*?, à;NflWirXiq» 
^apa^otv) triv Ou^arépa ÀXed; , ivT8iXa(A8vo( ewavà'YovTa aÙTViv e; doXaaoav xatairov- 
TÙcTAi • w ^i , fi){ v^tTO, ir8<retv re è; ^6^01.10. , xal outw tcjmìv tòv Traila , ev6a t^j 
EiXeiSuto; ecrrl tò tepov. — ^rpò; ^i tu Upò» rji;.£tXeiOuia$ èorl rfif . p6>{*0{. 

Walckenaer Diatrib. p. 164. A. lìt ici A.u^v au liea d'aòrnv, comme aa 
chapitre précédent 47» 3 , où une correctiou absolument semblable , propo» 
sée par Syiburg, a passe dans le texte; resterait à savair, quelle que sòit dans 
cette circonstance l'analogie religieuse d'Illthyie et d'Auge , s'il n'y aurait 
quelque eh ose d'étrange à faire dire à Pausanias que les Tégéates ont sur- 
nommé Ilithyia, Auge èv i^'vaou Nous pensons donc que M. Siebeils a bien 
fait de conserver la le9on vulgaire aòmiv. Cf. avec Auge, Latone accouchant 
aussi à genoux : Hom. Uym. in Apoll. Del. v. 1 t8-g : 

k\M»\ ^ì cpoivuci ^aXe inix&e, «Ycuva ^' cpiiae 
Ac(u.a)vt uaXaxb), aci^ws tb Tm* ÙTpéviptìev* 



a, StÀTUB DE GÀEA. 65 

tiion j où une biche Tavait nourri (i) , Pausanias ajoute : « près 
du tempie dllithyìa est un autel de Gaea (2). » Le rapproche- 

(i) D'autres placaient l*enfanteineDt méme d'Auge sur le raont Parthénioii 
où Ilithjìa l'ayait secourue : 

Suvot^ opoi 
nap6svtov, 6v6a p.viTsp* à>d'iv<uv iium 
ÈXuaev EìXeiOuia 

Eurìp. Teleph. ap. Dìod. Mal. de comp. Poct. p. 4^6. Gf. Callim. hymn. in 
Del. ▼. 70-71, 

(2) Cf. Plat. Cratyl. T. IV, p. 69 ed Bekk. — 'yaXa «^àp '^EwiiTeip* àv ewj épftw; 
]cexXv)p.svY), &i ^Tfiffiv 5{ji.v]po; • Tò -^àp -yi-yotaat •Ys-)^6vv'fi<jdai Xe-^Bi. — D'un autre coté 
comparez ^r/^e generatrice ayec j^uxo Vane des ffenres (Hyg f. 783), ou une 
des Graces (Paus. IX , 35 , i) , comptée au nombre des dìeux Idrcps; (Poli. 
Onom. Vili, 106) , rapprochée tantót d'Hegemone{Vskus. 1. 1.), tantòt de Thallo 
(Clem. Alex. Protr. p. 16), comme Thallo elle-méme l'est de Carpo (Paus. 1. 1.) 

La m^me analogìe existe entre Auge et jénxesia dont le eulte réuni à celui 
de Danila avait son siège à Egine et à Trézène (Paus. II , 3o , 5. et 3^ , a.) Or 
une famìne (Herod. V, 82) causéeparle/na/t^/ie depluie (Paus. II, So, 5) avalt 
été chez les Epìdaurieus l'orìgine de la religìon de Damìa et d'Auxesìa. Lea 
statues de ces déesses avaìent été faites du bois des olìvìers sacrés de l'Acro- 
polis d'Athènes, et,plustard, quand lesAthéniensyoulurent enleverauxEgi- 
nètes les statues qne ces derniers avaìent dérobées aux Epidaurìens, il arriva 
aux deux figures précisément la méme chose qu'à Auge quand Nauplius Ten- 
trainait yers la mer. ou ^uva(ASvou; ^è (tgù; AOvivaiou;) àvaoTraaat ex. tuv psi6p«dv 
AÙTsé, c{>T(t> ^6 ir6pipoc>Ac{i.svoi>$ oxctvia , IXxeiv, é( cu é>jcdui6va. Ta à'yoéÀjxaTa à{jt.<poTtpac 
TodUTÒ Tcci-^aai. — é? «Y&ùvaTa'Yap a^iaÙTa ireasetv, x«l tÒv àwò tcutou xp^vov ^lareXeetv 
curo) 6xovTa(Herod.y. 86.). Pausanias raconte (L. II, 3o, 5)qu'il a sacrifié à Da* 
naia et Auxesià selon le rit usité à Eleusis.Le schol. d'Aristide (cité par Walcken. 
ad Herod. 1. e. Y, 86) dit positivement que Damìa et Auxesia sont les mémea 
que Demeter et Core; ce que confirme pour la première Festus y.Damium , 
en attrìbuant le nom de Aap.ia à labonne Déesse. — Enfin Pausanias (1. YIII , 
33, 3) rapportequ'à Tégée méme où le eulte d'Auge sv 'yovaatv était établi, 
Demeter et Cure étnient adorées sous le nom de 6sal xapiTC(popot On n'aura 
dono plus lìeu de s'étonner de ce que les anciens ont confondu Core avec 
Gaea (Cf. Tzetz. ad Lyc. 711) probablement quand Core était coosidérée 
isolément, et san» étre accompagnée de Demeter. C'est dans le méme sens 
que HfSacrobe (Sat. I. ii) a pu dire que Proserpine était la méme que Is 
benne Déesse ou la Terre. C'est ainsi qu'on s'explique pourquoi Hesychiu» 
(t» kM-tC) assimile Azesia à Demeter , tandis que chez Suidas (yy. Àl[v)ma et 
k\uL\a)tli 2^noblus (cent. IV. ao) Amaca est Demeter et Az^esia, Core. Tou» 
cesexemples et bien d'aatres que je pourrais citer justifient le rapprodie-* 

IV. s 



66 I. MONUMENS. 

inentde cet auteldu tempie dllithyìa neparaitra pas fortuita si 
Von réfléchit aux liens étroits qui unissent Auge, fiUe d'Aleus avee 
TAthéné Alea de Tegée , et si lon compare ensuite Gaea^ confi- 
dente de rhymenmystérieuxd'Hephaestus et d^Athéné, etnour- 
riced'ErichthoniuSjlefruildecethymen, aveclaGaea-Ilithyìa de 
Tegée, toute aussi voisine d'Auge que Gaea Test de Minerve 
elle-méme dans le mythe athénien. Déjà M. Panofta, dans lar^ 
ticle ci-dessus mentionné, avait remarqué que Tattitude de 
Gaea, recevantle petit Erichlhonius des mains d'Athéné pou- 
vait servir de modèle, pour resti tuer la figure de la méme Gaea de- 
mandant lapluie à Jupiter. Et quoique le mouvement des bras 
de notre statuette diffère de celui qui appartieni à la Terre, sui 
lés monumens décrilspar notre savànt coUègue, laprésence, à 
l'acropolis d'Athènes, c'est-à-dìre, aucentre méme du eulte d'E- 
richthonius, d'une figure de Gaea, dans une action qui parait 
si éloignée au premier abord du mythe relatif à ce héros, sui 
fira pour justifier Tusage que je viens de faire d'un passage oà 
se retrouvent les mémes apparences d'anomalie avec un iden 

ssent et la fasion que j'ai établis entre deux personnages en apparence aussì 
dìssemblables qu'Augé et Gaea. Comparez au reste ce que M. Gerhard 
godroni. Mytholog. Kunsterkidr. S. 45. Pi. Ii, IH , IV) ft dit des diyinités. 
femelles tantòt sìmples , et tantòt doubles. Videndus omnìnò. 

Il est évident pour tout le monde que l'Amea-Deineter et l*Azesia-Goré- 
sont les mémes que Damìa et Auxesia : d'autant plus , que suivant le té- 
moignage de Zenobius 1. 1. » c'est à Trézène où Pausanìas place le eulte de 
Damia et d'Auxesia , que ces dWiuités Eleusiniennes étaient adorées sout 
les noms que nous yenons de rapporter : eette coincidence certaioe ne de 
yait pas pourtant ìnduìre M. Mùller (Aeginet, p. lyx) à changer le nom 
d*Amaea ou Amea en celui de Damia et celui d'Azesia en Auxesia. L'ordre 
alphabétiqu& suivi par les auteurs qui rapportent les noms réputés inexactft- 
par M. MiìUer, garantit que de leur p^rt i'énonciation a été volontaire, «t 
par conséquent fondée sur des autorités que nous n'avons plus. Si Ton exa- 
mine ensuite ces noms en eux- mémes , on ne pourra rencontrer une déno- 
mination qui conyienne mieux à Demeter que celle d'Amaea la Moissonneuse^ 
Je pense donc que les deux manières d'écrire sont également bonnes et 
doivent subsister. On examinera ensilite jnsqu'à quel point les pfail^ogfat» 
•Btété autorisés à substituer la leQon uniforme Ag(p.ia, aux diffé>«ns nonift 
«pie leur fournissaient les manuscrits , chez Pausanias» Àa(iiit«, cfaez le Schoà 
d'Aristid. IV^tia , ttc 



a, 'STATUE DB 6ÀEÀ. 6^ 

tité semblabledans le fond des idées. On ne s etonneradoncpas, 
si dans notre pensée, la figut'e de Gaea ou d' Auge-Ili thyìa ev 
"yóvavt se confond avec celle deVénus ou de tonte autre dìvinité 
^generatrice , les douleurs qui précèdent laccouchement d'Au- 
ge (i), et le besoin de la rosee ^du ciel qu'éprouve la Terre, 
avant de se livrer à son enfantement annuel, offrant une 
•analogie tonte aUssi frappante, et pouvant se lire à-la-fois sur 
les ttaits de la curieuse figure que nous venons de décrire. 

Jedois, en terminant cet àrticle, et pour compléter autant 
^u'il est en moi, Ténuniération des figures de femmes à gè- 
noux, rappeler trois niédailles de la ville de Cierium ou Arné 
en Thessalie, publiées parM. Millingen (Anciens coins. PI. Ili, 
n, 12, 1 3 et 14)5 et au revers desquelles est représentée une 
Jeune fiUe dont le €orp$ repose sur un seni genou, et dont la 
téte se détourne par un mouvement qui semble exprimer la 
surprìse. M. Millingen reconnaìtavec raison dans cette figure, 
Arné , la nymphe éponyme de la ville de Cierium , fiUe d* Aéo- 
lus , aimée de Neptune, et mère de Boeotus. Mais je ne puis 
partager l'opinion de ce savant sur Taction qu'il attribue à la 
jeune nymphe : à moins que M. Millingen n*ait vu sur les ori- 
ginaux les custragales qui ne se retrouvent pas sur les gravu- 
xes , il e^t difficile d'admettre que l'action d'Arné soit celle 
d'une joueU^e d osselets. L'exeraple de la peinture de Pompei 
(Mgillin Gal. Myth. PI. CXXXVIII. N^ 5i5) dont M. Millingen 
s'àutopise, ne saurait étre allégué : car dans cette peinture, 
Xlaìra et Aglaea ne sont point à genoux^ mais simplement ac- 
cróupieS) ^t le mouvement de leur téte est tout différent de 
celui d'Arné. Ce qui me semble expliquer l'action de cette 
dernière figure, c'est l'habitude qu avait Neptune de surpren- 
dre les femmes qu'il aimait, au bord de la mer, comme Caenis , 
des fleuves, coitime Tyro, ou des fontaines comme Amy- 

(i^ \a% femmes romaines priftient Lucine à genoux et lés cheyeux épars , 
poar conjurer les douleurs et les daugers de renfantement. 
Sì qua tamen gravida est : resoluto enne preeetur, 
l/e sòivàtpàrtus tnólUter ilta suos. 

OviD. Fast. II. 367-8. 

5, 




€R I. MONUMEN5. 

luione. Auge fui de méme surprìse par Hercule auprès d'une 
fontaine qu'on voyait encore à Tegée du temps de Pausanias 
(Vili. 47» 3.) L'attitude d'une jeune fille posant sur un genoe 
est celle d'une ^peuouda; elle convient parfaitement à Arné, 
qu'on peut supposer avoir été attaquée par Neptune, lors- 
qu'elle puisait de l'eau au fleuve Cierius ou Cuerius. M. Mi!- 
lingen (1. e.) cite rinscriplion suivante copie'e à Cierium par 
M. Leake : nOSElAONI KOYEPIQI KE^AAON BIKINOY. 

Il faut observer que chéz Tzetzès (ad Lycophr. v. 644)- 
Arné n'est plus la maitresse de Neptune, mais sa riourrice. 
Ainsi nous retrouvons dans ce personnage mythologique le 
doublé caractère de mère et de nourrice qui appartieni à notre 
figure d'Augé-Gaea. Serait-il donc téméraire de comparer 
l'action de la terre demandant la pluie à celle d'Arné , rem- 
plissant son hydrie au fleuve Cierius P Sur les médaìlles de 
Cierium , publiées par M. Mil lingen, on voit tantót la téte de 
Neptune, tantót celle de Jupiter,'et spécialement au revers 
du Tì^ i4. Jupiter en pied est debout auprès d'Arné à genoux. 
D'autre part, Arné, mère de Boeotus (Diod. IV. 67. Paus^ 
IX. 40. 3, Schol. ad. II. B. 494 > etc.),prendcliezStrabon (VL 
p. 4o6. C.)etchez Diodore lui-méme (XIX. 53.)!enomdeMe- 
nalippé, ce qui rappellele mythe arcadien de Posidon Hippius 
et de Demeter Erynnis. Nous puisons dans cés observations 
une nouvelle preuve du caractère éminemment cosmique des 
différentes figures de femmes à genoux , quels que soient les 
noms que les mythoiogies locales leur attribuent. 

Ch. Lenormant. 

b, int0ri40 un ercole di bronzo del museo di parma. 

( Moniim. ined. Pi. XLIV, e.) 

Al chiarissimo Sig. Prof. Odoardo Gerhard. 

Se le mie molte e svariate occupazioni non mi togliessero 
buona parte del tempo che potrei dedicare agli studj archeo- 
logici, non avrei certamente dato luogo, eh' elja con tanta 
gentilezza mi faresse sovvenire al pensiero le mie promesse ^ 
di comunicare cioè al nostro Instituto quei monumenti. 



b. ERCOLE DI PARMA. 6() 

cifae tuttora inediti si conservano in questo Ducale Museo. 
Ma per non meritare la taccia di trascurato, e corrispondere 
agV inviti di lei, senza frapporre un più lungo indugio^ mi 
fo ora a transmetterle il disegno, poco minore del vero , di una 
delle nostre più belle statuette di bronzo , ed una copia fedele 
dell' iscrizione che decora la base di marmo pentelico ed ap- 
partenne con ogni probabilità a quella : 

SÒDALIG^O. CVLTOR. 
HERGVL. L.DOMITIVS 
SECVNDIO. OB HON. 
PATROG. S. H. DEUD. 

E vi aggiungerò alcune mie parole di schiarimento, ed,- 
alcune congetture ; le quali però, la prego, a voler guardare 
con occhio indulgente , e come scritte senza veruna pretesa^ 

A Velleja si rinvennero questi due pregevoli monumenti 
nel 1760: la statuetta vicinissimo al Foro ^ ed alla distanza di 
37^ piedi parigini dalla base, la quale fu trovata entro una 
stanza lastricata di marmo, e creduta essere il Calcidico, per- 
che quasi sul limitare si discoperse in più pezzi un* epigrafe , 
vhe del Galcidico appunto faceva menzione, (i) 

Si la statuetta, come la base, o zoccoletto furono traspor- 
tate a Parigi sul finire dello scorso secolo, e vennero collocate 
in quel gabinetto degli antichi. Ignoro se gli archeologi fran- 
cesi le stimassero degne delle loro ricerche (2) ^ fecero poi 
qui ritorno , ridonata la pace ali* Europa^ 

Fu il nostro bronzo citato per la prima volta nelle note a 
Winckelmann [Stvr, dell* art. T. Il, p. 4^. Roma 1783); ove 
scorrettamente si pubblicò V iscrizione della sopra accennata 
base. Poscia ne parlò di volo il de Lama, mio predecessore, 
nelle notizie preliminari alla sua operai hcnzionl antiche (p. 35, 
nòt. 2) e nella Guida a questo Museo (p. 17 e 166), senza ra- 

(i) De Lama Inscr. Ànt., p. 46. 

(a) On trouve dans Tintéressant cabinet de M. Alexandre Lenoir, un 
plàtre de cette statue : ì'obligeance du possesseur a bien voulu le raettre à 
sotre disposìtion pour rendre cette publìcation plus exacte et plu^ fidèì« à 
r«sprit de rorigìnal. Th. P. 



70 I. MONUM«IfS. 

gione contradicendo in quest* uldma oper^. a quanto ^vevi» 
scritto neli' altra, parlando del luogo preciso^ del. suo scopri- 
mento. 

Che questa bellissima statuetta rappresenti Erqote in età vi- 
rile, credo non esservi forse niuno che il neghi; avvegnaché 
il capo piccolo, i capelli, corti, folti e riuniti, specialmente sujia 
fronte, le orecchie larghe da Pancraziaste, il collo grosso e quasi 
taurino, il petto, largo, tutte Ije altre membra pronunciate^ 
forti , e robuste parmi che il dimostrano chiaran^ente (Visconti, 
Mus. Pio. Cletn. , Winck. Stor. e Mon, ined., Theocrit. Idyl., 
Ant. gr. écc). Il suo atteg^ia^iento poi proprio di chi sta per ca- 
dere, e si. sforza di mantenersi in piedi denota Ercole barcollante 
per ebrietà. (Staz. Sylv. lib. IH, Macrob, sat. U.b. V). Njel volto 
traspare mirabilmente quella certa allegria, che l'ebbrezza 
cagiona ; tiene egli fissigli occhi (che sono d'argento) sopra il 
suo scifo^ dono del sole (Apollod. lib. II), o piuttosto corno 
da bere, o rito (il quale pero manca), e mostrando strìngerlo 
colla destra sta in atto di vuotarne per; avventura Tultimo^ 
fondo. Il ventre è teso e gonfio , e ben caratterizza la. voracità., 
di questo semideo (Aten. Deip. lib. X.). 

Quantunque chiaro apparisca non potprsi , a parer mip ,. 
riconoscere in questo bronzo fuorché Ercole ubbriaco , pure 
se si fosse rinvenuto sulla base di sopra rammentata, sarebbe 
cosa evidente anche'ai più difficili, i quali potrebbero muovere, 
alcun dubbio, non tanto per essersi appqnto trovati disgiun-r 
tamente questi due oggetti , quanto per non avere tal N^^me 
i soliti suoi distintivi della clava, e della pelle di Leone. 

Ma primo non è nuovo vedere raffigurato il forte Alcide 
sprovveduto di cosiffatti attributi, comesi osserva, se non 
vado eriato, nel Museo Capitolino, e nel palazzo Verospi; i» 
secondo luogo il non riscontrar veli nel caso nostro costituisce 
soltanto la mancanza di un più sicuro indizio , non ne sommi- 
nistra però uno contrario , e nemmeno toglie forza ai tanti altri 
che più superiormente si esposero. Per riguardo poi ai dubbj 
che insorgono per cagione della distanza frapposta all' atto del 
ritrovamento della statuetta e della base, si può. o^s^rvare, 



b. ERCOLB DI PARMA. Jl 

fdte breve è un» tale distanza ^ e quindi pare probabile che 
denyata sia la loro disgiunzioae per forza della frana che' 
«eppelli la città di Velleja, e tan to più che nella direzione dèlia 
^ana medesima la statuetta era la più distante. Oltracciò si 
idee por mente^ che grande è la proporzione e quasi giustis* 
sima tra la piccola statua, e il zoccoletto ; che appo questo non 
fu trovato nessun altro siitiulacro adatto ad esservi sovrap- 
posto;, ohe il lavoro deir una (cui reputo del tempo di Adriano) 
coincide colla forma delle lettere dell* altro , checche ne dica il 
De-Lama (Iscr^ ant*, p. 36); e che finalmente una tale coin- 
cidenza potrebbessi da taluno comprovare vedendo , che un 
L. Domizio Primo viveva a Velleja all' epoca di Trajano (De 
Liama^ 1. e). I quali argomenti tutti mi sembrano tali da non 
lasciare verun dubbio su^la rapprezentazione dell' una, e la 
destinazione dell* altro. Per lo che ben si può dire che L. Do- 
mizio Secundo fece dono di una statua di Ercole al sodalicio 
degli adot'atorì di tal Nume. 

Tranne questo non abbiamo altri monumenti , che attestino 
avere i Vellejati prestato un culto particolare ad Ercole , qual 
Dio bibace e crapulone. Da altri popoli però venne cosi ado^ 
rato, i quali Herculiy ut voraci , et largiter ccenanti copiosius 
sacra9erant\e loro offerte , e specialmente in Lindo ove di stra- 
vizzo putivano le cerimonie del suo culto (Presso De Lama, l. e.) 

Gli anlijchi non di rado ci rappresentarono queir eroe fortis- 
simo dalla crapula, e dalle gozzoviglie sopraffato. Parecchi mo- 
numenti sono fino a noi pervenuti nei quali vediamo il vincitor 
de' mostri or banchettante , or bibace , ora ubbriaco , come 
nel Museo Pio dementino (Visc. T. I. Tav. 34, e T. V. Tav. 
i4)> nel Capitolino (Voi. IV. T. 63), un tempo nella villa Pin- 
oiàna (Visc. Pio-CL T. V, p. 26-28), nell' Arigoniano (T. 3. Tav. 
17), nella patera d' oro del Gabinetto di Parigi (Millin, Mon. 
ined. Voi. I, p. 226), in quello di De la Ghausse (Mus. Rom. 
T. I^ p. 81), nelle pietre incise e scritte di Stosch (Bracci 
J\Iem« degl. Int, Tav. i), Lippert, (Dact. i, p. 608), nelle 
itedàgliedi Sfùirne, di Efeso, di Ramno (Rasch lex. num.), 
ioi un bèi medaglione di Antonino Pio (Camps , p. 23.) 



y2 I. MONCMBNS. 

Non trovo però altri monumenti al nostro simili , che liìr 
bronzo di cattivo disegno , ma colla clava alla destra spalla 
appoggiata del Museo Àrìgoniano (U e), un altro in quello di 
Napoli^ die se ben mi ricordo^ vidi nella seconda camera dei 
bronzi, di lavoro però assai inferiore, ed alquanto più pìccolo , 
ed un terzo finalmente pure di bronzo e di grande bellezza 
viene citato dal Millin (mon. ined.) per quel che pare somi- 
glievole al Vellejate (se però non è lo stesso, perche già dissi, 
questo essere stato trasportato a Parigi), siccome posseduto 
da Denon conservatore del Museo Nazionale di Parigi. 

E qui non mi posso trattenere dal togliere il dubbio, che 
potrebbe forse nascere a taluno , che anche il nostro semideo 
tenesse colla destra la clava. Ma siccome le linee che si dovreb- 
bero condurre per formarne il ristauro anderebbero a ferire 
gli occhi , e la distanza che è tra gli occhi e la mano non sa- 
rebbe sufficiente alla clava; così par chiaro, eh* ei non pò-- 
teva stringere cotale formidabile arma , la quale d'altronde 
gli era divenuta inutile, stantechè reggerla più non poteva per 
l'ebrietà, come vediamo nella citata patera d'oro. Ed in tale 
atteggiamento meglio al certo gli conveniva il nappo , e lo 
sci/o j di cui gran cose scrissero i mìtografi. 

Gli artisti Greci e Romani nel rappresentare Ercole ub-r 
briaco non fecero certamente , che uniformarsi alle dottrine 
insegnate, e promulgate dagli scrittori^ e specialmente da' 
poeti. 

Ateneo (Deipnosoph. lib. X. i.) colloca Ercole primo fra i 
più gran mangiatori, chiamandolo addefago , e racconta eh* 
ebbe eziandio il titolo di bufago per un bue intiero che man- 
giò in una disfida di voracità eh' ebbe con Lepreo , il quale 
per dippiù rimase vinto anche nel bere. Pausania (V. 5.) lo 
stesso fatto riporta , ed il figlio di Giovp viene appellato man- 
giator di bue, divorato avendone uno intiero, e colle ossa, da 
Apollonio (Arg^ 1. I. v. 121) e da Filostrato (Icon. lib. II. 24), 
il quale scrittore lo nomina anche ( Vit. Ap. Tyan. lib. V, cap. 
23) siccome un gran mangiatore, ed un gran bevitore. Dall' 
Epigramma quarantesimo dell' Antologia Greca (1* lY^ e. 8) 



&. RRGOLB DI PARMA. JÌ 

Tiene ad Ercole dato Tepiteto dipouOofvi??, e da Orfeo (Hym. n) 
e da Pindaro quello di Panfago, La voracità di questo semideo 
▼ediamo leggiadramente descritta da Epicarmo nel Busiride, 
e nella Onfale di Jone, ricordati da Ateneo (I. e.) , e Callimaco 
▼a scherzando sullo stesso argomento nell* Inno a Diana 
(t. i6o. e seg.) 

Doveva essere cosa ben naturale, che il famelico figlio di' 
Alcmena fosse eziandio gran bevitore. Aristide (in Her. 63) 
ricorda che Ercole veniva rappresentato siccome bevitore^ 
avvegnaché la sua memoria non tanto si doveva cercare nelle 
gesta di lui, quant anche nei solazzi della vita. Che poi gli an* 
fichi scultori lo rappresentassero colla tazza in mano, ed 
eziandio barcollante ed ebrio lo insegna Macrobio (Sat. V). Il 
quale per confermare 1* ebrietà del Dio di Tirinto riferisse 
alcuni versi del Busiride di Efippo. La sua immensa tazza , 
colla quale, al dire del citato autore, si serviva a passare i 
mari, lo qualifica certamente per un gran bevitore; et multo 
fratre madentem lo chiama Stazio nelle selve (lib. 3). Né ci 
mancano greci epigrammi che ricordano il domator dei mostri 
pieno di vino, e come in uno stato da non potersi più soste^ 
lìere, non che sopraffatto dal nappo, e da Bacco; ne ci man- 
cano i sopranomi di oIvowótìj?, (ptXoTcÓT»? , e di hibax che gli 
diede lantichità. 

Molte altre cose poi raccolsero concernenti l'intemperanza 
d'Ercole , e S janemio nelle note a Callimaco (hym. in Dian. 
V. i6o),egli accademici ercolanesi. (Pitt.T. V. Tav. 22. not. 3.) 

Non dee però far meraviglia come queir eroe il massimo 
esemplare che avessero gli amichi di fortezza, e di tolleranza 
essere dovesse cosi vinto dalle gozzoviglie. Imperocché oltre 
l'indicarvi, al dire del celebre Visconti (Mus. Pio-cl. T.I, p. &^ , 
chele limane debolezze sono comuni a tutti i mortali eduggua- 
gliano ben soventi il volgo e gli eroi , egli era il nume favorito 
degli atleti , anzi era irpSro? òywvt'dTTj?, e doveva necessariamente 
avere avuto gli stessi loro costumi, e le stesse inclinazioni. La 
voracità degli atleti era celebre presso i Greci, i quali secondo 
Esichio addefagi erano appellati. Che poi Ercole fosse net 



74 >• MOHUMBXft. 

misteri Dionisìaci iniziato lo insegna l^fano Bizantino (aypfmaV 
Sy^oLiy^ma. il fu. anche negli Eleusini (Viac. Mus. Pio-Cl. T. V. y 
p. 27. Winck. Cab. de Stosch. class, vii, n. 56), eia figura- 
di tal nume era simbolo arcano di questi ronuirosi ed intem*< 
peranti misteri^ dichiarato avendolo diue &mosi; J^latonipi 
Proclo ed Olimptodoro, come mi; ha suggerito il celebre dot- 
tor Labus della cui amicizia mi tengo tanto onorato^ 

Se conosciuto avessi le dissertazioni intorno la sopra nomi* 
nata papera d'oro del Museo di Parigi del Millin , e del Coin^ 
/>*&£«, rappresentante fl)^cole ubbriaco e vinto dalla scommessa 
eh' ei fece con Bacco a chi avrebbe di più.bevvuto , non dubito 
che a migliori dottrina avrei appoggiato queste mie parole. 
Ma del primo non conosco, che pochi brani* statimi commu- 
nicati con gentilezza senza pari dal chiarissimo. sig. prof. Caz- 
zerà , e nulla poi del secondo. 

Porrei fine ben volentieri a questa, ormai troppo lunga ^ 
cicalata^ non già per mancanza di. materia, ma per tema di* 
abusare della sofferenza di lei, se non mi. suggerisse al penr 
siero un* interpretazione diversa da quella, che il De Lama, 
diede alle lettere S. H. della sopra citata base. Egli crede; 
(Isc. ant. ,, p. 36) che oltre Signum. Hoc^ meglio Sacellum^ 
Hoc , o Sellaci, Hanc debbano significare ; ma per Tiscrizione. 
trovata, come dissi, sul limitare della stanza ove si rinvenne 
la base, senibra manifesto che quella fosse il Calcidico ; come 
dunque poteva L. Domizio.faT dono di un Sacello nel Calcia 
dico agli adoratori di Ercole .»^ Abbiamo, in Grutero (p. 5o , 
n. 3). Statuam Mm^curji^ perchè non possiamo noi interpre- 
tare Statuam Herculis? 

Mi fa poi meraviglia come il De Lama, stesso non abbia ri* 
portato la vera genuina lezione di quesito marmo. Neir esattisi 
simo disegno , che qui le trasmetto ,.e che si fece nel niom^nt(> 
della scoperta di cosifatto zoccoletto abbiamo, D £,D D, e se a 
Parigi fu esso ripulito , arabescandonei^punti, e formandovi la. 
voce D£DI!F, non venne però scancellala la niemoria di quellO'». 
che da prima genuiiiax^ente vi. si' leggeva, cioè le fH^role 
DED/^ D<»/w. 



e. piSQi79 SIC BRQNZE. J^ 

Pa^nflp sotto silenzio ciò che potrei dire intorno i Spda- 
liei degli, etichi, di cuiquasi nulla parlò lo stesso autore, la. 
prego a. volermi tener§ per iscusato, se mai per avventura 
Tav^^ annojata con questa meschina tantafera, e conser- 
yarjnì la^si^a.a ijf^^ qaris^inia beneviolenza , ed a orederrai sem- 
pre qiiale con tutta la stima ho l'onore di protestarmi. 
Di lei Chiarissimo Sig. Prof. 

Umil™" e Dev""* servitore, 

Michele Lopez. 

f^arma, il 24 decembre i83o. 



e, DISQUB EN BRONZE TROUVB ▲ EGINE. 

(toc. d'agg, ^832. B.) 

Ce disque fut découvert en 1828 dans un tombeau d'Egine,, 
à coté de deux strigiles très bien conservés dont les manches 
ont pour omement Tun une palmette, l autre une petite roain 
d'un travail graqieux.Le dessin du disque grave {tau.d^agg. E) 
^st de la grandeur de l'originai, qui a unp demi-onqe (mes,ure 
romaine) d'épafsseur^ Le dessin des figur^es est tr.ès correct et 
conforme à la nature. Il rappelle involontairement les sculp- 
ture?. d'Egin^. L'ephèbe, vu da face, tient dans sa main un. 
ipstrqment semblable à une lance,.. mais qMÌ.se termine ce- 
P,endant d'une autre manière, au moins la pointe ne parait- 
elle g^uèré celle d'une lance. Quelques. parties sont traitées. 
ayec.un soin particulier, surtout le corps.; qn 7 apercoit les 
ipamejon^ , l'oinbre et les parties viriles indiquées avec de 
grands dfìtails. Le second éphèbe semble se livrer à.des exer< 
cices de saut., c'j^st ce. qui faitdire que sesmains sopt chargées 
de cet|;e espèce de poids (i.) dont. les sauteurs faisaientiùsage. 
Cett^ figure est a^^ez bien dessinée^ qvioique avec moins de 
détails que la pre^iière. Les cercles qui, de chaque coté di^ 

(1) Une paire de ces poids en plomb et pesant euvìron cinq livres et 
demie ropnaines aété troÙTée dans un tombeau de Vulcia, et fait partie de 
la magnifique collection d'antìquité^ du prince de Canin.o. Th. P. 



j6 '• MONUMSNS. 

disque , entoui'ent la figure centrale y et qui ne correspon-r 
dent pas enlièrement des deux cótés, ne paraissent avoir 
d'autre destination que celle d'un simple ornement. Le centra. 
d*où partent toutes ces périphéiies est indiqué très clàirement 
près du sexe des éphèbes. Le poids du disque s*élèye à six 

livres romaines. 

I 

{Extrait (Vane lettre du 24 mai i83o , adresséeà M. leprxkf 
/esseur Za/in.) E. Wolp. 



d, OBSERVATIOKS SUR L*A1VCTLB ET l'aMENTUM. 

La gravure du premier disque de bronze décritpar M. Wolf 
laisse nécessaìrement quelque chose à desirer. Il est difficile 
de s*expliquer surtout, et la ligne quiprolonge le javelot du 
coté de Textrémité inférieure craupwTylp (ì) et l'appendice dont, 
Tattache du fer parait munie. Quant à la ligne prolongée, on 
peutla regarder comme une imperfection de la gravure anti- 
que Qu du dessin : mais on ne sait toujours , s'il faut prendre la 
particularité qui caractérise la pointe pour une laniere de cuir 
ou un anneau. Si c*est une lanière, pourquoi n est-elle ni flot- 
tante nitendue? Sic'est un anneau, d*où vient que Téphèbe 
ne passe pas ses doigts au dedans? Quoì qu'il en soit, nous 
trpuvons un mot grec , àyxuX» , qui rend aussi bien l'idée de 
courroie ou de corde que celle Sanneaù ou de crochet. Mais 
comme dans presque tous les exemples où le mot oyxuXi^ est 
employé dans le sens d anneau , on peut entendre une boucle 
formée de Textrémité d'une corde ou d'une courroie (2) , la 
première notion est celle que nous devons admeitre comme- 
la principale et la plus ancienne ^ l'autre n'en étant que la 
dérivation et l'extension. Nous prenons donc ici Xancyle dans 
le sens de \amentum des Latins^ tei que Visconti l'a reconnu 
à l'extrémité correspondante du javelot d'un Niobide, sur un 

(i)J.PolLl. x36. 

(a) Steph. Thes. p. 344-47 de la nouvelle édit. de M. Didot« v. à')pt6X7r «^ 
à^icuXi^cATov , Xenoph. de Yenat. 6. x. Poli. V. 54- 



d, SUB LAirCTZiB ET L*AMERTUM. Jj . 

«àrcophage duYatican {i),Amentum derive d*ócfAfAa, vinculum^ 
par Festus, signifiaU particulièrement le liendes chaussures., 
et la lanière des javelots, {jacula^ tragulce^ en grec àxovT(a(-2). 
Il en était deméme de Tancyle (3). Mais dans Tusage habituel^ 
ce dernier mot désignait surtout Xacontium méme auquel 
rancyle était adapté. Jusqu*ici les témoignages littéraires s'acr 
cordent aussi bien avec notre monument, qu*ayec le sarco- 
phage cité par Visconti : mais l'incertitude recommence à 
naìtre, si l'on examine la place que devait occuper Xancyleo^ 
Vamentum. Servius (4) et le Scholiaste d'Euripide (5) disent 
formellement que la courroie était fixée au milieu du javelot, 
et Euripide lui-méme emploie deux fois (6) lunayxvikov dans le 
sens du javelot muni de Vanesie. Il fauc donc adniettre Texis- 
tence d*une espèce de baste qu on lanciait au moyen d*une 
courroie attachée à moitié de la lòngueur de Tarme. Mais on 
doit se garder de confondre, comme Va faìt le commentateur 
.deFestus, cette sorte de javelot avec Xaclis ou cateja^ re- 
présentées par Servius (7) comme de courtes massues garnies 

(i) Tom. IV. Tav. 17. On doit remu>quer stir ce monument, que les au- 
tres javelots ne sont pas muuis de Vamentum. Cette différence s'explique par . 
la distiuctiou qu'établit Poli. V. 30. entre les armes de chasse, àxovrtcìc 
Xp^vrai [&t 6Y]9euTai] ìtÌì rà; éXa^ou; xat à iroppuOsv eciTi paXstv TrpcSoXijgi; ^6% iw. 
ToS; cu; , xat rà àXXa xà à-^s'iAa^a dnpia. 

(2) Fest. amenta, quibus ut mitti possint vinciuntur jacula, sì ve solearnm 
lora. — L*expression de tragula est employée par Cesar Bell. Gali. V. 48* ' 

(3) Hesych. à-fxuXo^* iptàvra; h xpv)inaiv. Strab. IV. p. 196. éoTi ^i ti xat ^po- 
«fbk Ecixò;^uXov, ixx«tp&?» «ùx i\ àrpóikt^ àfiepb&vcv. 

(4) Ad £neid. IX 665. Amentum est lorum quo media basta religatur 
et jacitur. 

(5) Ad Orest. V. 147^. à-yxuXa^, àxovrta — ^ictiàTrò t^; xxrà {jt8aoS> à'^uXvi; 
Xap.6avo{i.evct piirroumv. 

(6) Pboenis^. v. 11 48* Andromacb. v. ii34. Scbol. ad b. 1. tX^n oxovTtav Iv 
(lio^ cnroépTcp ^e^ip.svei)v, dxaTS/^ovTSc ^^U<rav. Cf. Eustatb. ad. II. B. p. 344* !• z^> 

(7) Serv. adiEneid. VII. 73o. Aclides, sunt tela qusedam antiqua, adeo 
ut nec usquam commemorentur in bello. Legitur tamen quod sint clav» , 
cubito semis factse , eminentibus bine et bine acuminibus : quae ita in bos- 
tem jacinntur religatse loro vel lino , ut peractis vulneribns possint redire. 

Md, Ad 741. Gatejam quidam asserunt teli genus es^e tale/^quale aclides 



^8 t. MOn^MBH». 

de pointes , et que les combattans ramenaient à eiix, après les 
avoìr lancées, aa moyen d*une longxte lanière de cuirond^un^ 
corde élastique. On a tu plus haut que ramentum et Fancjie 
servaient surtout à envoyer les traitó à une plus grande dis - 
tance que les javelots ordinaires , et d'ailleurs , 'si 1 amentam 
était reste entre les mains du combattant, il serait impossible 
de comprendre le passage de Cesar, citépar Visconti ^ et dans 
leqttel il est question d*une lettre attacbée à lamèntum d'un 
javelot, et lancée par ce moyen ati-dessus des murs d*un 
camp (i). Il parait , au ìhèste, qu'une assez grande incerti tude 
existait che^ les anciens, relativement à la nature méme de 
Yaclis ou cateftty puisque Servius, après la descriptioh rap- 
portée ci-dessus ajoute : putatut tamen esse teli genu^^ ^Uùd 
perfiagellum in immensum jaci poteste et qu*il termine attsèi 
ce qu'il dit de la cateja par ces mots : Catejae auléM iihgua 
Teuthisca hastce dicuntur. Quant à la qaestion de savc^r 4Ì 
Ton doit nommer ancyle Tarme que tiene 1 ephèbe du dià^e 
de brouze , décrit par M. Wolf , bien que la confroie n y soit 
point adaptée à moitié du jayelot , il suffit , pour lever tonte 
incertitude, de . comparer l'agùon de cet éphèbe avec la se- 
conde étymologie que Fèstus propose pour le motd'amentum: 
amenta. — quia aptantes ea admentum trahunt^ et, en effet, 
sur n(ftre monument, l'éphèbe parait fixer sur sa poitrine, 
non loin du menton, lextrémité du javelot, tandis qu'il ap- 
puie son coude {èr^rwi) à moitié de la longueur de cetteaime, 
«eft semble saìsir avec les doigts antérieurs l'extréhiité de Ta- 
inentum. On peut croire que Tarme étant assujétie de cètte 
manière, le combattant faisait un demi-tour sur lui-méme, et 
donnait ainsi TimpuUion au javelot. Gette manoeuvre deman- 
dait une grande habitude, et Ton ne doit pas s'étonuer d'en 

sunt, ex materia quam maxime lenta, cabitus loDgìtudlne, tota fere clayls 
ferrfiis illibata quam ad bostem jacuìantes, lineis quìbuseam adnexuerant , 
recìprocam faciebant. 

(x) Bell. Gali Y. 48 monet, ut tragulam, cnm epistola ad amentam 

^ligata , intra munitiones castrorum abjiciat. 



trouver ici I apprentissage au nombre des exercices du gym* 
Tiase. Aussi n*hésitons-nous pas à reconnaitre dans la repré- 
fientation que nous avons soiis les yeux , le jeu de Yacganea , 
auquélj suivant ÌEIomère (i) se livraient les amans de Péne-» 
lope. Le méme. poète mentionne ailleurs (2) Xaeganea^ 
parmi les armes de la ebasse, ce qui s*accprde avecles témoi* 
gnages que nous avons cités relativement à Tancjle. Ceux 
qui , à lexeniple de Heyne (3) seraient portés à croire la dé- 
nominatìon à'ancyle coxnme arme plus ancienne que la méme 
expression appliquée à la courroie, pourraient deriver du 
mouvement du coude (4)^ en lancant le javelot, le nom parti- 
culier de cette -arme : de méme que la courbure des doigts (5) 
avait fait nommer àyxuXat les vases propres au jeu du Cottabus. 
On expliquerait ainsi , sans supposer comme Henri Etienne 
que PoUux a mal compris le scboliaste d Euripide, ce que 
dit ce lexicograpbe (6) lorsqu'il traile des diverses parties du 
javelot j que le milieu de cette arme s*appelle ancyle. Dans 
cette dernière acception, lancyle ne serait plus la cour; 
roie attacbée au centre du javelòt, mais simplement lendroit 
où s'appuie le coude du combattant. Cette explication rendrait 
méme compte jusqu*à un certain point du mot de fjisaa^^xu^ov , 
et ferait suspecter d mexactitude Tassertion de Servius et du 
scboliaste d'Euripide , relative à la position mediale de \a- 
jnentum, 

Gh. Lenoamant^ 

(x) Od. A. 6a6. P. x68. Acoxotaiv répurovro , xat ai'yavsTiotv ìsvtb?^ 
(a) Od. I. X 56. AÙTix* xa[ji.i7uXa to^a xaì ax^9^i(Lz ^oXi^auXeu? 

£(Xoiì.e6' èc viQuv. 

(3) Ad Ilìad. B. 8 48. 

(4) Hesych. èrpéikti — xajAwioTn; ir^nn^, 

(5) Hesy eh. àpcuXin — woTy,ptcu "yévo; ei; xorraécu;* 01 'yàp toù« xorra^oug itpoisp.tvot, 
TJjv ^e^vav x^ìpalT^fwiXouv xuxXuvrec aù-niv. Cf. Athen. XV. p. 667. e. et Bekk. 

isuv. Xt^. xp'yx'^p* 337. 

(6) PoJlax. 136. 



8o I. MoiruMSifs* 

3. PEINTURE. 

a. LA NAISSANGE DE PANDORE. PYRRHA ET DEUCALION^ 

(tóp. d*agg, i832. C. I.) 

Parmi les vases de la coUection de Tancien évéque de Nolai^ 
un chous à fìgures noires sur un fotid jaune mérite surtout 
d'étre signalé à rattention des archéologues. On y volt d'un 
coté un homine barba ^ tenant un enfant : febonnet de l'enfant, 
ainsi que le reste de son vétement , est on ne peut pas plus 
conforme à celui du bas-relief de la villa Albani, publié tav. 
d agg. i832. C. 3. ; la figure et les extrémités peintes enblanc ne 
laìssent aucun doute sur son sexe et prourent quelle a été 
l'erreur de tous les interprètes du marbré cité, qui ont sup- 
pose un enfant male comme centre de la composition. Une 
femme-i suwie de Mercure^ se trouve en face de Tbommebarbu , 
eUe tìent deux couronnes pour en parer la jeune fille : un autel 
(cffTta) est place entre les deux principaux personnages. On 
pourrait sans doute me con tester laprésencede Pandore^ créée 
par Hephaestus ou Prométhée y et prete a receifoir les couronnes 
que lui présente Aphrodité^ assùtéepar Mercure[i) , si ce vase 
n'avait pas un revers en rapport avec le sujet principal.On y voit 
un couple heureux qui smembrasse ^ et dont la nudité complète, 
sauf la ceinture qui couvre les flancs de la femme (2), ramène 
aussitòt la pensée à l'origine du genre humain. Ce qu'il y a de 
plus significalif encore , ce sont deux grands trépieds desquels 
Mneflamme puissante semble s'élever vers les cieux. Ces trépieds 
sont évidemment allusifs au feu dont Prométhée gratifia les 
mortels : ils servent en méme temps à fixer notre opinion sur 
les deux figures qu*ils accompagnent et dans lesquelles nous 
crojons reconnaitre PyrrhaelDeucalion^Xdi première, fille de 

(i) Hésìod. Èp^. V. 60, sqq. 

(a) Yoy. le bas-relief représentant un satyre et une bacchante , aux Stndj 
de Naples, salle de Flore (Gerhard and Panofka Neapels Antiken. S. 68.).' 



a. PYRRRA BT DEUCALIOX. 8l 

Pandore (i))'!^ second , fils de Prométhée (2), les deux seuls 
mortels sauTes du cataclysme , et a la piété desquejs la tradi- 
tion heilénique rattacha Torigine de la race grecque. 

Ce couple que nous désignons pour la première fois sous le 
nom de Deucalion et Pjrrrha^ se rencontre méme sur un rao- 
nument qui diffère de plusieurs siècles de l'epoque de notre 
vase I et dont la naissance de Thomme forme le sujet prin- 
cipal. C'est un sarcopbage du musée du Capitole (3), qui 
montre Yhomme et la f emme ^ également nus, placés sous 
Tombre dìun palmier et sur le haiit d*une montagne y comme 
des gens échappés au naufrage; l'interprete de ce monument 
les désigne comme deux sauuages pripés encore du bierifait du 
feuj sans doute à cause de \di forge de Fìdcain^ qui se trouve 
à qùelque distance d eux , et qui exprime , à notre avis , sym- 
boliquement la méme pensée que le feu brùlant sur les tré- 
pieds du vase de Nola* 

Le groupe du sarcopbage du Capitole n'a point écbappé à la 
sagaci té de M. Mùller qui, p. 538 de son Manuel d* Archeologie^ 
suppose que la tradition de Tancien testament, à 1 egard SAdam 
et Esfe^ semble s'étre glissée dans cette sculpture de 1 epoque 
romaine. Le vase que je viens de décrire obligera sans doute 
le savant professeur d*abandonner cette opinion, le stjle 
archaìque qui distingue ce monument grec , lui assignant une 
date de plusieurs siècles antérieure à I ere cbrétienne. 

Un bas-relief incrusté dans une muraille du petit jardin de 
la villa Albani , montre le mème groupe de Deucalion et Pyr* 
rha , plus conforme encore à la .tradition des Hébreux , puis- 
que un grand serpent entortille larbre sous l'ombre duquel 
les deux mortels se sont réfugìés. Mais comme du temps du 
cataclysme les bauteurs du Patnasse servirent de refuge aux 
mortels qui cberchaient à écbapper à ce désastre (4) , on nous 
accorderà sans peine le nom de Python^ pour ce monstre rep- 

(i) Apollod. 1. 1, e. 7 , § a. 
(9) Apollod. 1. e. 

(3) Mus. Capitol. Voi. IV, pL XXV. Millin , Gal. mythol. XCIH, 383. 

(4) Apollod. 1. e. Selon Pausanias (1. X. e. 6.) , les honimes suivant la 

.IV. 6 



82 I* MONUMENS. 

tile; et, au lieu dy chercher le démon tentateur de l'anciea 
testament , on se contenterà probablement d'y voir ayec nous 
la simple personnificatìon de la localité, à moins quon ne 
veuille, ce qui est peut-étre plus vrai, donner avec Hesy- 
chius (i) le nom de PyrrhicLsk ce serpent, et Texpliquer à 
l'instar des trépieds et de la forge de Yulcain , comme allasif 
au nom de Pyrrha. 

Les mémes noms mythiques de Pyrrha et Deuccdion 
me paraissent convenir à quelques-uns des groupes en bronze 
qui décorent les couvercles des cistes mystiques. Celle du 
musée Borgia y tnaintenant aux Studj de Naples (2), nous 
montre un homme barbu à la mine sauvage, et auqu^ 
conviendrait le nom de satyre s'il n*était dépourvu de la queue 
de cheval et des oreilles pointues qui caractérisent ordinaire- 
ment les compagnons de Bacchus ; il attaque une/emme nue 
qui, les jambes croisées, vibre de la main droite élevée une 
massue. Un cheval et un griffon marins, un trìton barbu 
arme d'un glaive, en face d'uti jeune trìton qui a les mains 
entourées de serpens , sont tracés à la pointe sur le couvercle 
dont le centre présente les deux petites statues que nous ve*- 
nons de décrire. Si les monstres marins beaucoup trop fornài 
dables pour faire allusion aux iles Fortunées que symbolise si 
bien le dauphin, ami de ThommC) nous paraissent plutòt de& 
emblèmes convenables du cataclysme ; il s'en suit que la place 
élevée du groupe. centrai rend parfaitement l'image des hom- 
mes , qui au milieu d'une inondation s^ sont sauvés sur une 
montagne. Sii l'on préférait reconnaitre Omphode exHerculesvLT 
cet ustensile mystique, j'appellerai à mon secours le tempie 
dìAphrodite Pyrrha^ situé sur le promontoire homonyme du 
golfe Àdramyttien (3), celui de la f^énus Pyrenaea y concubine 

trace des loups , se réfugient dans leurs grottes XuxupeTa. Cf. Hesych. . IIu^ 

àftiA Xócpoc ^v A«ÉTi(a. ol ^è 7;uf paiav sivttt p.cìpa>< rn; OsffoaXiof Xs'youaiv aTrò IIup^xc 
rJi; AsuJcaXiwvo?, àc ^rjat Scut^ot?* ^cxouai ^ì eì; Taunjv jcara^u-^Eiv oi ^tacpsu-yov- 
Ts; t5)v KivTaupwv. 

(i) V. nuppta« • Twv S^ewv ne àirò xP<^(^atoc. 

(a) Gerhard und Panofka Neapels Antiken. B. I, S. 23 1: 

t3)Suab.L.XlU,p.6o6. 



a, PYRRHA BT BfiUCALION. 83 

JC Hercuie ou Saturne{i) donnant le nom au promontoire de 
Mas$ilìa (2) y ainsi qu'un vase du Miisée britannique où Om- 
phale est br&lée (3) sur un bftcher (iwp«), pour démontrer 
quau fond de la pensée religieuse, il y a ìdentité complète 
entre ces deux dénominalions mythiques. 

Quant à Texplication d*une ciste mystique du cabinet de 
M. Revil où le saXyre a coté de lafemine^i une véritable queue 
et des oreilles pointues^ Hesychius (4) justifiera notre déno- 
mination de Deucalion et Pyrrha^ en attestant que le mot 
^uxaXcJae desile les mtyres. 

Pour en revenir à la scène du vase de Nola où les deux 
mortels sembrassent avec passion, ce symplegma nous fait 
comprendre comment Lucien dans son Traité de la deesse sy- 
rierme (5) peut aommer Deucalion une figure hermaphrodite. 
Le sympiegm» de Deucalion et Pyrrha ^ tei que le vase de Nola 
le représeute ^ ressenaJ!>le parfaìtement à une lutte (6) et se 
rapppocbe à cet égard de eelui de Péléeet Thétià ^ déesse que 
Ton invoquait$ous le nom de Pyrrha (7) , probablement dans 
le Thetidium^ situé près de la ville Pyrrha en Thessalie (8). 

• • • 

(i) Plin.H. N. 1. ni, e. I. At qua de Hercide ac Ppene vel Sommo tradun- 
tur, fabulosa imprìmis arbitror. Cf. PlLn. H. N. L. m, e. 3. Flumen Tichis, 
Ab eo Pjrrenaea Fenus in latere promontorii altero XLM. 

Le fleuye Tic/us cacherait-il le nom Tjrckon , épithète du Dieu Pfiape ? 

(a) Strab. 1. IV, p. 181. 

(3) Quoique la déesse porte le nom i*jéhmàne , le grand omphalos sous 
son siège royal nous autorise cependant à Tappeler Ompkalé. Quant au Ju- 
/^Àter place au-dessusd'Alcmène, entre denx femmes c^i yersent de Peau 
pour éteiadre le feu (xo(S|i.ou ixicupcooK* Athón. L. XIV, p. 629 , e.) , M. Hirt 
(fiilderbncb S. 21), le désigne ayec beaucoup de sagucité. comme Xupìier 
Pluinus , ce qui s*accorde parfaitement ayec notre pensée da cataclysme. 

(4) V. AEuxaXt<^ai ot aa-rupot. Ceux qui pensent à un drame satyrique appelé 
les Deucalides , n'ont qu'à comparer les articles suiyans du méme lexicogra- 
pbe poar se convaincre de la justesse de notre interprétation. y. Aeua<^ai,ot 
SaTUpot irapà tXXupioiC' ▼• Atua; toÌk ouumcì>c teoi»; (<.a(-)^oi. y. Atusiv , pLaXafvrnv , 
Tuirreiv. y. ÀiuaaOdi , '^tùaJxAcLU 

(5) §. 33. (6) Bullet. dell' Institut. archeol. 1829, p. 82, Un. 17. 

(7) Hesych. y. tcm^^olÌh Sin^o^ èircdvu|AOv. 

(8) Strabon l. IX, p. 432. On montrait sur l'agora de la ville Pjrrha le 
tombeau d*Helten , fils de Pyrrha et de Deucalion. 

6. 



84 I. MORUMENS. 

Je dois exprimer ici Dies plus viis regrets de ne pouvpir 
soumettre au jugement du lecteur la pièce la plus capitale de 
mon argumentatioD) le vase de Nola. Mais toutes les démar- 
ches directes et indirectes que j*ai faites à Naples a dìfférentes 
époques auprès du possesseur actuel de la coUection , M. Tabbé 
Torrusio, pour obtenir un dessin exact et la permission 
de le publier avec une dédicace au possesseur, ont été re- 
poussées avec une obstination qui contraste beaucoup trop 
ayec la généreuse libéralité des Italiens y avec leur amour 
passionné pour lantiquité, pour que je n aie dù la signaler à 
mes collègues. 

Puisse larticle précédent engager M. Torrusio à communi- 
quer à nos lecteurs ce monument orné d ailleurs d'inscriptions 
difficiles à déchiffrer ; je serai le premier à Ten remercier, et 
c*est dans cette intention que je réserve pour un secónd ar^ 
ticle mes idées sur la restitution dupiedestal de VAthéiìé Par^ 
therìosy sur les noms mystiques de la ^omposition et plusieurs 
développemens du mythe de Pyrrha et Deucalion. 

Th. Panofka. 



b, AJAX ET HBCTOR. 

oo 

Observatìons sur un vase intitulé : ACHILLE ED ETTOKÌ^.. 
(Monum. de VlnsHt. Pi. XXXV et XXXVL) 

M. Gerhard a cru reconnaitre sur un beau vase de la col- 
lection Feoli , d'un coté Achille , quittant Phénix , de l'autre 
Hector prenant congé de Priam (i). Mon opinion à ce sujet 
est tellement differente que je ne me flatte pas d'y ramener 
tous ceUx qui ont suivi Texplication de M. Gerhard ; mais 
j'espère avoir pour moi ceux qui , pour juger une composi- 
tion , consultent d abord les règles de Tart auxquelles il est 
impossible de se soustraire. 

Qu'un peintre ou un sculpteur examine cette amphore or- 

(i) Annali dell' Instit. , i83i , p. 381-87. 



b. AJfAX BT HEGTÒR. 85 

née de deux groupes séparés, mais pareils et se regardant, il 
y. verrà deux vieillards , appuyés sur des sceptres, emmenant 
chacun un guerrier barbu qui^ la téte tournée en arrière, et 
ne paraissant céder qua regret, obéit pourtant et emporte, 
dans sa main droite , le premier une épée, le second un zoster. 
Aussitót, l'artiste, rappro(;|^ant les deux compositions pour 
n'en fbrmer qu une seule , reconnaitra , sans hésiter , la fa- 
meuse Monomachie (THector et JCAjax interrompue à Tappro- 
che de la nuit par les hérauts de la Grece et de Troie , qui 
séparèrent les combattans en étendant leurs sceptres sacrés. 
Il sjera clair, pour lui, qu Ajax tient \épée d'Hector, présent 
qui devait lui étre si funeste , et que le fils de Priam a recu en 
échange un large zoster oTué debroderìes. 

Kat vu xs ^v] ^^eW avrodxe^ oÙTaJ^'cvTO 
£ì {IT) xiqpuxe;, Aià( v^%Ktt\ iq^s xal àv^puv, 
àxOov, fxsv Tp<uciov, 5 ^' Ax^iùv X(%^oxiT(óva>v , 
ToXftuSio; re xat t^ato?, ireirvufiévo) ò(p.f eo * 
Ni9<rc» ^' òi^tnx^upt ax'Sirrpfli oxsOov * tiiré re pLuftcv 
Kiipu| \^ax^ «siwvpiiva {iiq^ea si^cac * 



SUV XOXitd T£ (pSpUV XOÙ liiriAìiTtA TBXA(X(dVl * 

Aiflic ^è (cdoryipa ^i^ou <poivixv ^aetvo'v ( x). 



Telle seraìt assurément la scène qui se présenterait immé- 
diatementà la memo ire d'un artiste. Ensuite un archéologue 
Tiendra, à son tour, étudier scrupuleusement, non pas Titi- 
tention du peintre , non pas le caractère des traits ,. des poses 
et des costumes, mais les inscriptions ^ seule base sur la- 
quelle il erigerà son explication purement erudite ; la muti- 
lation du vase nous prive de deux épigraphes : il se servirà 
des trois qui subsistent et se retranchera dans une application 
rigòureuse des textes. 

Et pourtant^ avec Knterprétation de M. Gerhard , beau-^ 

(i) Hòiii. tìiad. H, V. 2 73-3o5. 



86 I. MONUMENS. 

coup de choses restent inintelligibles. D abord , rien ne per- 
mei de Yoir ici les deux guerriers quittant, Fun son pére, 
l'autreson ami; leurs attitudes auraient été toutes différentes; 
et ce n'est pas, quand un monumeut se montre si parfait pour 
Tart, que Fon peut adjBettre l^impéritìe de conception ; toutes 
les fois que les anciens ont aussi^bien exécuté, ils ont su mar- 
quer l'action d*une manière indubitable. Ce yase méme en est 
un exemple frappante 

Pourqnoi, dans rb]frpothèse de M. Gerhard, yoiionS'*noaa 
Achille barbuP s'il était d^ifié, se reposant dans File de Leucé, 
avec les béros que la fable y ra«&emblait , oe serait peat-étre 
admissible; mais dans Finstant fixé par le sujét^ i3t à cette 
belle epoque de Fart, celarne semble in^raisemblable. 

M. Gerhard explique FEthiopien sonnant de la trompette, 
qui sert d'ornement au bouclier du méme guerrìer, comme 
relatif à la victoire d'Achille sur Memnon; puisque Memnon 
perii après Hector, ce serait un véritable anachrcnisme. 

Par quel motif Fhabile peintre qui a décoré cette ainphore , 
aurait-il donne précisément le méme costume à Prìam et a 
Phoenix? Ignorait-il la difference entre le vétement royal des 
Pbrygiens et celui d'un simple Grec ? 

Enfin, pourquoi les guerriers, dans leur pan<^lies, tien- 
draient-ils à la main une épée ou un zoster P 

Aucune de ces questions n'est tranehée par M. Gerhard, 
Je vais essayer de montrer combien mon explìcation leur ap- 
porte une solution facile. 

Nous avbns reconnu que la composition est divisée en deux 
groupes qui se correspondent et se rapportent éyidemment. 
Il en est ainsi sur le vase d'Apollon et de Tityus. En réunis- 
sant les deux tableaux y nous avons un ensemble complet d'un 
bel équil3)re et de Fordonnance la plus simple. L'àge , les 
traits, les détails des combattans conviennent à Hector et 
Ajax. Les deux vieillards vétu&de méme, portant chacun un 
sceptre , sont d'exactes images des hérauts , xt^pu»?, tels qu'on 
les voit sur tant de vases. 

Hector a recu le zoster d'Ajax et celui-ci Pepée de son ad- 



b, A JAX ET HEGTOR. 87 

Tcrsaire avec ses clous d'argent, son fourreau, et son fort 
baudrier; &V°? opyvpóvjXov, Sùv wkuà xw ctìTp.ifÌTb) xtkaa^^féi (i), ce 
qui explì(£ue naturellement pourquoi les guerriers ont encore 
à la main des objets nécessaìres à leur équìpement militaire 
et que Ton mettaìt toujours avant le casque et le bouclìer. 
Nous comprenons ainsi, pourquoi Hector n'a plus depée; 
autrement un pareil oubli ne serait pas motivé. 

Cherchons maintenant la raison pour laquelle un Ethio- 
pien est peint sur le bouclier d'Àjax. La voici selon Eustathe 
et Sophocle. 

Le nom d'Ajax Afa? , a pour racine tt(aC«i> ) qui signifie se la-' 
menter cu sovffler fortemenU Dans la tragedie de Sophocle, 
Ajax Mastigophore prend cette étymologie de son nom sous 
le rapport le plti« funeste, et s'écrie : 

Al ai ! Ti{ àv iroT* wi6' w^' £iruvup.ov 

Toù[i.&v ^uvoiorstv ^vop.ft toT; èp.Qlc xoxolc ; 

Nuv yu^ irap£OTi xaì ^U aio^eiv ^fi.ol 

Kfltt Tpi; (a) 

Mais, comme Tobserve Eustathe, la seconde acception est 
aussi légitìme. 

aCetv, To a6póa>^ 7cpo^irv€7v tw ffrópiari Oeppióv. c^ bu \fSiù^ xat t^ aioc^eiv 
ytverat oTTcp ovx a'ect rb 9pi?vc7v 5>jXo7 (3). 

Dans cette circonstance glorieuse pour Ajax, Tartiste aura 
de préférence adopté le sens de bon augure du mot w.é^tùy 
pour en faire un symbole clair, les armes parlantes de son 
héros. S'il a fait emboucher cette trompette par un Ethio- 
pien , c*est que Tinstrument appelé aàìk'Kiy^ (jrpoyyùXyì , usité 
dans les temps héroìques , fut inventé par Osiris. ZàXtrcyS 
^cvrepa, v) CTpoyyokin tto^ Aiyyntrioi^ vfit Oo'ept? c^pe, xoXov^evT} fa<j\ 
yyoxm (4)- 

(i) L*épée dans le fourreau et le baudrier se trouyent comme emblème 
d'Àjax au milieu da bouclier béotìen sur^les médailles de Salamis. Toyez 
Braondsted , f^oymge en Grece, 9* liv. , p. 247, 3o8-3io. Th. P. 

(2) S<^hocl. AlOLC (Ml9Tt«f. T. i^S. 

(3) Eustath. ad Iliad. B , y. 261. 

(4) iti. Ihid, 2, V. 219. Les mots x>'&'»> » ftisée d'essieu, et xvo'oc, son , brait, 



88 I. MONUMENS. 

Le trompette éthiopien n'est donc qu*une figure symbolique 
parfaitement exacte du nom d'Ajax. 

Maintenant 9 en examinant les inscrìptiòns , nous trouvons, 
dans les trpìs qui sont conservées , deux qui confirment notre 
pensée 9 tt une qui ne sauraìt la détruire. 

L acclamatìon KAA02: £1 n'est-elle pas Vabréviation , le ré- 
sumé des vers prononcés par Idaeus : 

Àp.«>0T8p<>> 'yÀp o^tót ^iXet vE^eXvrf epsTa Zcu( * 

Ap.(pci> ^* aixu.TiTà • TO'ye 5'7j xaX i^{i.ev àiravre;. 

Sans parler du nom HEKTO, je ferai remarquer que celui 
de Phoenix, ^OINIX, unique autorité de M. Gerhard, n est pas 
un changenient bien rare. Un bas-relief porte zetvs , antiopa, 
AMPHiON , et sa répétition , HEPMEi; , EYPYAIKH , OP*EY? ; 
un vase de M. Gargiulo à Naples , nous montre Ajax entre 
Teucer et Télamon, avec deux noras transposés; un autre, 
publié par M. Millingen, représente certainement Achille et 
Memnon, combat ts^nt sur le corpsd*Antiloque, etcependant, 
on lit, sur le mort, Tinscription hektop. (i) 

Nous pourrions citer beaucoup d*autres exemples. Geux-ci 

suffiront pour prouver que les ìnscriptions sont souvent in- 

correctes; quelquefois malmises, et quilfaut y ajouter moins 

de foi qu a la composition méme , surtout lorsque le talent du 

peintre ne permet pas de révaquer en doute sa connaissance 

complète de son sujet. 

Le duc de Luynes. 



> » 



e. OBSERYATIONS RELATIVES AU VASl^ D AJAX ET D HBCTOR. 

La peinture du vase de Vulcia est presque le premier mo- 
nument qui nous fait connaitre la séparation d*Ajax et d'Hec- 
tor ; car le bas-relief du cofFre de Cypselus (2) représentait 

voix., serapportent le premier à la forme, lesecond, àPusagedelax^^ouvides 
Eg^ptiens , représentée sur le vase. F<»)rez Hesychius et Suidas à ces mots. 

(i) Ancient unedlted monuments. Series I, p. 11. 

(2) Paus. L. V, e. 19. 



(7. AJA.X ET HEGTOR. 89 

les deux héros combattant, et au centre Erìs, d*une laideur 
effrayante. C'était donc la contre-partie exacte du sujet figure - 
sur no tre vase. Quant au doublé caractère qu*on ne peut mé- 
connàitre dans la déesse Eris, j'en ai apporté les preuves 
Mu&. Bartold. , p. loi. Il me suffira donc ici de rappeler que 
ladéesse Nikédontìai forme artistique ne diffère en rien de celle 
A' Eris y se trouye dans le méme cas , vu qu'elle est £'m*dans sa 
qualité de Nctxv? y dispute , discorde , et Iris dans sa qualité de 
Ntjni distributrice des récompenses et des bandelettes (Taivéae). 
Ainsi à la place des deux vieillards , une femme ailée avec un 
caducée pouvait tout aussi bien Venir mettre un terme à cette 
lutte héroìque et prononcer la sentence KAAOS £1 tu es braue, 

A 1 egard de YEthiopien sur le bouclier d'Ajax , je partage 
entièrement lopinion du dernier interprete ; mais je crois de- 
Toir lappuyer par la citation d'une statue ò^Ajax , noire en 
bois d^ébène yfìsicée dans son naos à Salamis. (i) Dans un autre 
passage Pausanias (a) mentionne à coté de trois temples d*A- 
théné sur lacropole de Mégare, de celui d'une Athéné chryse- 
lephantine , d' Athéné Niké et òì Athéné Ajantis , trois statues 
d'ApoUon toutes les trois en bois d^ébene^ celle du Pythien 
et du Decatephore "Semblables aux idoles égyptiennes , XAr- 
chegete dans le slyle éginétique : c'est k cette occasion qu'il 
donne des détails curìeux sur Yébène, dont il n'existe ni feuille^ 
ni fruit que puisse éclairer le soleil, et dont les racines souter- 
raines se font découvrir par les EthiopienSy qui s'entendent 
parfaitement à cette rechercbe. 

Les lézards qui décorent les casques des deux guerriers 
n'ont pas attiré l'attention des interprètes de ce vase. Pourrait- 
on alléguer en leur faveur le vers de Nicandre (3) : 

ffaupviv T fl p^Oovtou irc^arai oxi^oq Hy)}a:(Xaoti (4) et cner- 
cher une allusion au caractère tellurique de ces héros ? 

Le serpente qui enlace comme ornement lefourreau d'Ajax, • 

( e) Paus. L. I , e. 35. 
(a) Lib. I , e. 4a. 

(3) Athen. L. XV» p. 684. d: 

(4) Hom. II. N. V. 686 Èv6' eerav A t avT ? re vis? xat H p w ts oiX oc u. 



|90 !• MONCMEIf^. 

se rapporte $ans doute au héros KychreuSy adoré à Salalnis, 
pour avoir apparu à la bataille navale contre les Perses, sous 
la forme de cet animai* (i) 

Enfin ce qui concerne le nom de PhoRrdjs , nom qui à lui 
Seul a cause lerreur de mon savant ami Gerhard^ je vois avec 
peine que M. le due de Luynes n en donne aucune explica- 
tìon : au lieu d aborder cette question épigraphique avec l'es- 
prit sevère et profond qui caractérise ordinaìrement s^ tra- 
vaux archéologiques , il préfère cette fois eluder la question 
par un faux-fuyant, et donne aìnsi presque gain de cause à 
l'adversaire vaincu. La nature de ce recueil m'interdit de dé« 
velopper les véritables motifs qui font que Phoenix se trouve 
à coté d'Ajax. Mais ce voisinage pourra déja se justifier par la 
comparaison coostante que fonties.anciensd'Ajax avec Acfaille^ 
tous deux les plus vaillan^ des héros grecs (2) , et peut^étre 
plus encore parla parente qui rapprochait ces deux guerriers, 
leurs pères Telanaon et Pélée étant tous deux fils d'Aeaque. 
Gonsidérés $ous ce point de vue^ le personnage de Phcenix 
convieni également à Ajax et à Achille, et cornine pédagogue 
daiis leur jeunesse et Gomme eonseill^* dans leur carrière mi- 

litaire. 

Th. Pasm>fila. 



d. PK&ÉE ET THÉTIS. 

(Monum, de VlnsHt Pi. XXXVII et XXXVIII-) 

Peu de faits mythologiques ont joui d une plus grande ce- 
lébrité , auprès des poètes anciens , que celui des noces 
de Pélée et de Th^s anxqueiles tous les dieux assistè- 
rent , aussi bieo qu au festin nuptial de Gadmus et dTHamio- 
nie (3). Ce dernier hymen se rattadie, il est vrai, à une sèrie 

(i) Paus. L. I, e. 36. 

(a) Atfaen. XV, p. 695 e. p. 696 e. 

(3) Pindar. Pyth. HI. ▼. i5o, sqq. Schol. ibid. v. i6o. Eoiipid. I^cbhìss. 
Y. 839 , sqq. NoDn. Dion/siaca, 1. HI. t. 4ai. 1. V. v. S8. Pàus. 1. III. e. i8. 
Diódor. Sicul. 1. V. e. 49* P* s^3> 



d. P£L£B ST THÉTIS. gì 

de traditions fort importantes^ mais Tinspection des monu- 
meos nous apprend que l'union de Pélée et de Thétìs a ebtenu 
plus de faveur auprès des artist,e6 grec^. Il esiste, en effet, 
un grand nombre de représenlations relatives aa maiiage du 
fik d'i£acugav6Q l'une des Néreides, tandis que jusquici les 
noces de Cadmus et d'Harmonie n'ont été reeonnues , avec 
quelque cerdtude, sur aucun monumeni: antique (i). Sans re- 
chercber ioi la véritable cause de oette pré£érenoe, conten- 
tons-nous d'en eonstater le fait. 

Les noxnbreuses et riobes composi tions que lart gree nous 
a transmises et qui se rapportent au my the célèbre de Thétis, 
toutes plus ou moins variées, soit par le nombre des person- 
nages qui y figurent, soit par la disposition et les attributs du 
groupe.principal, doiinent une idée de limportance que la 
^royanoe des ^nciens y attaehait. lies vases peints sont la classe 
la plus nòmbr^ase et la plus liche de monumens où Toh volt 
représentées les noces de Pélée et de Thélis ; ear avant que 
1 etude de o^ peintures <eùt occu|>é les antiq^uaires , on ne con- 
naissait guèreque quatre bas-relidis tous de l'epoque romaine, 
où Winckelmann crut^avec quelque probabilité, reconnaStve 
le sujet en question (2) , opinion que M. ]BUoul-*Roch^te a 
infirmae (3), avec beaucoup de sagacité, au'moins quaat à 
trois de ces monumens. 

Ghaque fois qu'on a publié une peinture ou un bas«relief 

(i) Zo%a MaistrUievi uroichi I, 2, p. 6-19 a era voir ce SBJet dans un bas- 
relief da palais Albani, rappoité par WindLehnann (^onum. ined. n* 2S) à 
Tadultère de Mar» et Vénus (Cf. Millin , Ga/. Myth. XCIX. 897.) La noce 
Àldobrandìne a été explìquée tant par les noces de Pélée et deThétis qae 
par Galles de Cadmas et d'Harmonie. (Voy. Raotd-Rocfaette , Monum, ined. 
Achilleìd. p. 3i) et enfin un sarcophage de la villa Alba» , (Rocbette , ihid)^ 
d^M il sera question plus bas , a été rapporté aa niéme mytbe. 

(2) Monom.ined, n^ no et 11 1. Morùim. JSaiteian III. XXXII. XXXIII. 
Montfaacon. Ant, expl, I. 4S. ^ence, Poljrm. Ditdog, YIII. 9. Bellori, Ad" 
miranda 32. Gaattani, Monum. ined, per l'anno 178^, tay. II. Gerhard. Andk, 
Bildm*er*€Ìlefi. U. T. XL. 2. 

(3) Monum, insd. Aehiileid. p. 34 et suiv. M. Rocbette explique ces trois 
bas-reliefs par la fable de Mars et de Rhéa Sylvia. 



9*2 !• MONUMENS. 

où le sujet de Pélée et de Théds a élé reconnu , on n a 
pas manqué de rapporter l'histoire des transformations de la 
nymphe, sa résistance à son ravisseur, loracle renda à Jupi- 
4er , rìntervention de Gbiron ou de Protée^ etc. Tous ces faits 
étant parfaitement connus , on aurait peut-étre pu se dispen- 
ser de les reproduire encore une fois, si la confrontation des 
différens récits avec les yases peints qui font lobjet de cet ar- 
ticle, ne servait pas à éclaircir les textes anciens et à répandre 
de nouvelles lumières sur les nionumen»de l'art. 

Plusieurs poètes grecs avaient compose des épithalames 
enVhonneur deThétis^ entre autres !^siode (i)et Agamestor 
de Pharsale (2). Il ne nous reste de ces anciens poèmes que 
le récit de Catulle, sans doute imité en beaucoup d'èndroits 
de celui d*Hésiode. Ce poème , et plus encore le nombre 
consid^rable de notions éparses dans différens auteurs forment 
les SQurces où nous avons puisé la monographie suivante. 

Gomme parens de Thétis se présentent Doris et Nérée (3) 
auquel Catulle substitue Neptune (4) et d*autres auteurs Chi- 
ron (5;, Jupitery Neptune e\ Apollon (6) se disputaient la 
main de la Néréide; mais la peur d un fils plus puissant que 
8on pére qui devaìt naitre de cette union arrétait les trois pré- 
tendans divins (7)* Thétis instruite de cette prédiction , 

(i) Tzetzes. proU^m, ad Lycophr. 

(a) Idem,, ibid. et ad Lycophr. Cassandr. y. 178. 

(3) Hesiod. Tkeog, v. a 40-4 4. Isoorat. in Eyagor. — Plusieurs poètes con- 
fondent Thétis avec TétfySf fille d*Uranus, épouse de VOcim, et mère de trois 
mille nymphes Océanides. 

(4) Carm. LXIV. v. a8. ed. Bipont. 

(5) Dictys Cretens. de hello Trojano. 1. 1. e. 14. l. VI. e. 7. Joan. Tzetzes. 
CkiUad. Vn. 98. Schol. ApoU. Rhod. 1. 1. ▼. 558. 

(6) Pindar. ap. Tzetz. ad Lycophr. Cassandr. v. 178. Ni ApoUodore 
(1. in. e. i3 , 5.), ni Pindaro {Isthm, Vili. v. 58 , sqq), ne nomment Apollon. 

(7) Apollod. /. eit. Tzetz ad Lycophr. /. cit, Hygin. Aitron. 1. II. e x5. id. 
Bah. 54. — Quelques auteurs nomment la mère d'Achille Philomèle ou Po'^ 
Ijrmèle, fille d'Actor. (Schol. Apoll. Rhod. 1. I. v. 558. Eustath. ad Iliad. B. 
p. Sai. Staphylus ap. Schol. Apoll. Rhod. 1. IV. v. 816 et ap. Schol. Aristo- 
phan. Nuò, v. 1064.) 



d. PBLÉB BT THBTIS. p3 

resista à la passion de Jupiter , par reconnaissance envers 
Junon qui l'aTait fait élever (i). Quant à raQteui' de loracie 
qui fit renoncer le maitre de TOlympé à ce mariage , les écri- 
Tains ancietis, bien loin de s'accorder, nous indiquent au 
contraire quatre noms différens. Pindare (a) et ApoUodore (3) 
l'attribuent à la déesse Thémis ; selon Hygin (4) , ce sont ses 
ministres et messagères les Parques qui prononcent cet arrét^ 
et e est Prométhée enchaìné sur le Caucase qui lentend et eii 
fait part à Jupiter, en exigeant, pour prix de ce servìce, la fin 
de ses terribles tourmens; daprès iEschyle, (5) Lucien (6) et 
!Nonnus (7) Prométhée doué lui*méme de la science fatidique y 
lit dans lavenir , sans Vintervention des Parques et fait con- 
naitre cette prédiction ; Ovide (8) enfin fait intervenir Protée 
pour diyulguer à Thétis le fatai secret. Quoiqu'il en soit, cet 
oracle fit craindre à Jupiter qu*il n'eùt un fils, qui se condui- 
sit envers lui , comme lui-méme avait agi envers Satume (9) y 
et le détoufna de l'alliance avec la déesse marine. G*est 
pourquoi Pélée^ fils d!^acus (io) ou de Neptune (11) et 
^Endéìs^xn) ou de Déìs (i3) ou de Chiona (i4)> fut choisi 



(i) Apollod. l.in. e. i3. 5. Apoll. Rhod. 1. IV. v* 791. ' 
(a) Isthm. Vm. v. 68. Cf. Tzetz adLycopbr. Cassandr, v. 178* 

(3) Z. ctf. Cf. Lactant. Firmian. 1. n. e. 11,9 et io- Apoll. Rhod. 1. IV. 
Y. 800. 

(4) Astron. 1. U. e. i5. 

(5) Prometh, y. 943, et sqq. ed. Boisftoimade. 

(6) Diaiog. Deor, L 

(7) Dionisiaca. 1., XXXUL v. 357. Cf. Serv. ad Virg. £clog. VI. v. 4^. 
Apollod. 1. III. e. i3.5. Schol. Homer. Jliad. 1. I. y. 619. 

(S) Meeamorph. i. XI. y. aax. Stat. yichilUid. 1. 1. y. 3a. 
(9) Hygin jisiron. 1. II. e. i5. 

(io) Apollod. 1. m. e. it>.8. Cf. Tzetz. ad Lycophr. Cassandr, y. 175. Iso- 
crat. io £yagor. Hygin. Fab. 14. 

(11) Hygin. Fab, tSy. 

(12) Apollod. l. ni. e. 12. 8. Paus. I. IL e. 29. Plutarch. in Theseo. e. 9. 
Fille de Sciron, Pindar. Nem. V. y. la et ai, Schol. ibid, Hygin. Fab, 14. Fille 
de Chiron, 

(i3) Tzetz. ad Lycophr. Cassandr. y. 175. 
(14) Hygin. Fab. iS;. Chiona , filIè de VAquilun. 



g4 !• MOHITMSNft. 

par JupUer lui-méme pour étre Tépoux de Thétis. (i) 
G*est une chose bien eonnue que la facnlté qne Thétis par- 
tageait avec Nérée^ Protée et Péamathéy de prendre toutes 
ftortes de formes ; aussi Sophocle (a) lui doniie-t*il 1 epithète de 
'9cavT(xfAopf 0$ qui £siit allusiou à cene qualité. Phérécydes (3) ne 
menùonne aucune des métamorphoses de la nympbe, mais 
renlèTement simple que Pélée exécuta en lemmenant sur scm 
char à Pharsale et de là dans la ville nommée Thétidion (4). 
La plupart des auteurs classiques indiquent les transformations 
quela déesseopposa auxpoursuitesde son amant. Pansanias(5), 
eii décrivant le cotKre de Gjpsélus, dit : ony volt amsi Thétis 
Dierge ^ Pélée la saisit et de la maùi de Jhétis sélance un ser- 
peht coTìire Pélée. La Néréide se changé aussi en eau^ en 
Jeu (6) , en oiseau^ en arbre (7) , et en héte feroce (8) sans doute 



' (i) Eurijpid. /jpA^e/z. in Àul.y. 702 -3. Staphylus dp. Schol. Apoll. Biiod. . 
1. IT. T. 816. Sehol. Homer. llUtd. 1. 1. t. Sxg. ApoUod. 1. III. e. x3.5. Sui- 
vaiit Menalippides (ap. Scbol. Homer. Iliad. 1. XIII. y . 35o Voy. Heyne t. Vi , 
p. 635) Jopiter avait déjàobtenu les fayeurs de la nympbef qui étaitenoeinte 
d'Achille, lorsqu*il la douna enmariage à Pélée. 

(2) Ap. Schol. Pindar. Nem. III. v. &o. 

(3) Ap. Tzetz. ad Lycophr. Cassandr. v. 176. Cf. Schol. Pindar. iV«m.IV. 
V. 81. Sturz Fragra, Pherecyd. p. 77-80. 

(4) Qaant à l'origine du nom de la yDlede Théndion , Phylarqne (np. Schol. 
Pindar. Nem, IV. 1;. 81) est d'un autre sentiment et nous apprend que Thé^ 
tis étant allée trouver Hephcestos^ afin de Ini demander Aine armure pour 
Achille, ce dieu en deyìnt amoureux. La déesse ne youlant pas cèderà ses 
désirs, serevétit des armes de son fìls et se mit à fuir. Mais Rephaatos la 
poursuiyit; ne pouyant l'atteindre , il prit son marteau et la frappa à la che- 
ville du pied (a^ópav Xa^etv xal Trara^i et^ tò «^pcv rnv BcTtv). La déesse fut gué» 
rie en Thessalie , dans la ville qui de son nom s'a'ppela Thétidion. D'après 
Tzetzes (ad Lycophr. Cassandr. v. 175), c'est pour éviter la poursuite de 
Péiée que Thétis se réfugie yers Hephatstos qui, ne pouvant satisfaire sa 
passion, la hlesse. (Cf. pour la ville de Théeidion.SìTah. 1. IX. p. 43 1. Euripid. 
jéndromachy v. ao.) 

(5) L.V. e. i8. 

(6) ApoUod. L III. e. i3. 5. Sophocl. Jchili. Erast. ap. Schol. Pindar. ÌV07/1. 
III. y. 60. Joan. Tzetz. ChiUad. II. 46. / 

(7) Ovid. Metamorpk. 1. XI. V. a33-44. 

(8) Apollod. /. cit. Joan. Tzetz. /. cit. 



d, pAIìÉB bt thétis. 9$ 

lion (i) , tigre (a) et dragon (3). Enfin suivantMe plus grand 
nombre de témoignages, la demière forme que prit Thétis 
fut celle d'une rócAaou sepia (4), ce qui fit donner lenoni de 
Sepias j à un promontoìre de la Magnesie où l'union des deux 
époux s*acoomplit. (5) 

Protée (6) ou ptutót Chiron (7) aida par ses eonseìls Pelée 
dans son audacieuse entreprise. Dejà une première fois les for- 
ces avaienC abandon^é le héros qui va offrir des sacrìfices 
aux divinités de la .mer et invoqae Neptune (8); à ses prières 
le devin de Carpathie, Protée sori des flots et lengage d!atten- 
dre le soir quand la nymphe sera endormie dans lantre du Pé- 
lion; Pélée obéissant à cet ayis se rend maitre de la déesse, 
malgré ses transformations. C est ainsi qu'Ovide (9) raconte ce 
fait. D autres auteurs ne font nulle mentiou de la répugnance 
de Thétis f et peignent ce mariage comme ajant eu lieu sans 
la moindre violence de la part du héros iEacide (io). Philos- 

(1) Sophocl. ap. Schol. Pìndar. /. cit. 
(a) Ovid. Metamorph. 1. XI. y. 245< 

(3) .Sophocl. /. cU, 

(4) Tzetz. ad Lycophr. Cassandr. v. 175 et 178. Eustatb. ad liiad.l. p. i i5a. 
Schol. Apoll. Khod. 1. I. t. 532. Joan. T^etz. Chiìiad. II. 46. Comme c'est 
pendant la nmt que Pélée poursuit Théàs^ la liqueur noire que jette la Sepia et 
qui la cache , pour ainsi dire , fait allusion aux ténèbres. Matron ap. Athen. 
1. IT. p. i35. G. donne à la Sepia le nom de Thétis. La Sepia parait sur le 
bouclier d* Achille dans la peinture d'une cylix à ùg. roug. du prince de Ca- 
nino {Catal. n** 1 1 ao p. xo4* f^ases étrusques du prince de Canino. pl.V. Cf. Bullet» 
x83o p. i44* Gerhard Rapporto intorno i vasi folcenti, "p. i53. note4oa. 

(5) Euripid. Andromach. v. ia66 et ibid Schol. Strab. 1. IX. p. 443. Hero>- 
dot. 1. VII. e. 191. — Le promontoire de Sepias fait partie du mont Péiion où 
presque tous les mythographes placent Tenlèyement de Thétis. 

(6) Ovid. Metamorph, 1. XI. y. 249 et sqq. I^ctant. Placid. Narrat,^ab. 1. XI. 
fah. VII. 

(7) Schol. Pindar. Nem, HI. v. 97. Schol. Apoll. Rhod. 1. IV* v. 816. Tzetz. 
ad. Lycophr. Cassandr. y. 175. Apollod. 1. III. e. i3. 5« 

(8) Lactant. Placid. NarratyfabA.lU.. fah. VII 

(9) Metamorph. 1. XL v. aa9-65. 

(io) Catull. Carm. LXIV. v. 20. ed Bipont. 



^ I. MONUMBNS. 

trate (i) va plus loin encore : il nous présente Pélée tout saisi 
de frayeur au moment ou il reconnait la déesse qui, au milieu 
des flots, jouait avec une troupe de dauphins et d'hippocampés ; 
la Néréìde , au contraire, rassure la candeur du jeune homme, 
et lui rappelle les amours de l'Aurore et deTithon, celles d*A- 
phrodité et d* Anchise , de Selène et d'Endymion et finit par 
le présagé du fils illustre qui doit naitre de leur union. 

Tousles dieux assìstèrent aux nocesde Pélée et de Thétis(2); 
Eris seule n*y avait point été invitée; pouì* se venger de cet 
oubli^ elle se presenta a la porte de la salle du festin et jeta au 
milieu de l'assemblée , une pomme d'or avec cette inscription : 
ii xoeXv} XocSeTtt) , a la plus belle (3). Gatulle (4) exclut aussi ApoU 
lon et Diane du repias nuptial, tradition contraire au témoi- 
gnage formel d'Homère (5) qui dit qnApollon yjoua de la cithare. 
Les Muses au mont Pelion (6) commeàTbèbes, lors des noces 
de Gadmus et d'Harmonie (j) entonnèrent le chànt; les Par^ 
ques ,(8) y firent entendre leurs prédictions et Ganymède 
aussi (9) servit comme échanson dans ce banquet. Chacun des 



(i) Heroìca e. XIX. i. p. 7a9«3o. 

(2) Homer. ttlad. 1. XXIV. t. 62. Pindar. P:r^h. III. v. i65 et ibid. Schei. 
Àpollod. 1. ni. e. i3. 5. Euripid. Iphigen. inAuL v. 707 et 1 041. ApoU. Rhod. 
1. IV. V. 807. Qnint. Galab. 1. HI. v. 99. 

(3) Lucian. Dialog, marìn. V. Cf. Dialog, Deor. XX. Hygin fab. 92. Coluth. 
de Rapi. Helen. v. 60. Serv. ad Virg. JEneìd. 1. I. v. 27.. 

(4) Garm. LXIV. v. 3oo-2. 

(5) Iliad. 1. XXIV. V. 63. Cf. Pindar. Nem, V. v. 42. Lucian. DiiUog, Mann, 
V. Claudlan, IX. in Nupt, Honor, et Mar. v. 17, Valériu? Flaccus Argon. 1. I. 
T. i39 donne une lyreà Chiron. Pulsatque chelyn post pocula CfUron. Dans le 
poème de Coluthus (de Rapt. Helen. y. 24 et 33), Apoilon et Diane viennent 
aux noces de Pélée. 

(6) Pindar. Pjrth. DI. v. iSg. Euripid. Iphigen. in Aul. V. 104. Schol. Pindar. 
Nem. V. V. 46. Coluth. de Rapt. Helen. v. 24. Où Apoilon arrive avec le choeur 
desMuses. Gaudian. IX. in Nupt. Honor. et Mar.y. 9-1 1. Terpsichore con- 
duit la danse. 

(7) Pindar. Pjrth. HI. v. 160 et ibid. Schol. 

(8) GatulL carm. LXIV. v. 307. 

(9) Euripid. Iphigen. in Aul. y. io53. Coluth. de Rapt, Helen. y. 19. 



d. FÉLÉS ET THÉTIS. 97 

convives s'empressa d'offrir aux jeunes epouxdes présens (i); 
Hép/uestos donnsik Pélée des armes et une épée(^\ Posidon les 
cheifaUx immortels Xanthus et Balius (2), Aihéné àe&Jlàtes^ 
Apkrodité unep/uale d^or sur laquelle était gravée Eros^ Junon 
une chlamyde^ Chiron une lance fai te de bois de fréne, Nérèe 
enfin , lui fit don d une corbeille remplie de sei diifin, lAjumcée 
à son tour re^ut de Jupiter les ailes d^Arcé soeur d'Iris , qui 
dans la guerre des dieux contre les Titans , s'était alliée ayec 
ces derniers: après la victoire, Jupiter la priva de ses ailes, 
et la precipita dans le Tartare pour la punir de sa défec- 
tion. (3) 

Le eulte de Thétis et des Néréìdes se rattache à plus d'une 
localité de la Grece. A Sparte (4) Léandris , femme du roi 
Ànaxandre^à la suite d'un songe^ fit eriger un tempie à Thétis^ 
et j placa une vieille idole enbois qu'une des captives Messé- 
niennes , nommée Cléo^ prétresse de Tìiétis^ avait emportée de 
Messene. Gette idole, à Sparte^ comme à Messene, jouissait 
d une yénération mystérieuse. Ménélas (5), après la destruc- 
tion de Troie, fit piacer les statues de Thétis et de la déesse 
Praxidicé prés du tempie d'Apbrodité Migonitide situé en face 
de l'ile de Granaè, aux environs de Gythium. I)ans le cirque 
Flaminien à Rome (6), on remarquait des statues^ de la inain 
de ScopaSj représentant Neptune et Thétis^ Achille j les Né- 
réides assises sur des daupbins , des baleines et des hippocam- 
pes, des tritons^ tout le choeur de Phorcus, des poissons ap- 
pelés Pristes et beaucoup d'autres objets relatifs aux divinìtés 
marìnes. 

(i) Ptolem. Hephsst. 1. Vi. ap. Phot. Biblioth. òod. GXC. p. 488. ApoUod. 
1. m, e. i3. 5. Tietz. ad Lyciophr. Cassandr. v. 178. Eustath. ad lUad, I?. 
p. 1090. 

(*) tèe glaive de Pétée, proVerbe qu'òn appllquaìt à'des hommes fiers , en 
di^ànt ^u'ils mettaient plus de confiance dans leurs propres forces que Pélée 
dans son glaive, (Hesych. v. IlinXecd; p.géx|atpa.) Th; P. 

(3) Neptnne donne aussi à Junon les chevaux Xanthus et CyUarus\ et cette 
déesse en gratifie Castor et PoUux. (Philargyr. ad. Virg. Ceorg, 1. in. v. 89.) 

(3) Ptolem. HephoBst. 1. VI. (4) Paus. 1. III. e. i4. 

(5) Idem, 1. Ili, e. 12. (6) Plin- 1. XXXVI. e. .'>. 

7 



^8 I. JfONUHBNS. 

Les épithòtès les plus firéquestes qud les poètes donnent à 
Thétis sont óeXoov^, cOua et opyupóiecCtt (i) toutes trois en rap* 
port avec son &éjour dans Veau , puisque rìmage dea pieds d at^ 
gent ne sert qit*à peiiìdre la blancheur de redime des fiots. 
Hesychius (2)^ y ajoute le nom de Uptr^fx^iiotA qui la rappro* 
che d'une autre déease marine, d'Aphrodité. 

11 n'est peut^étre pas inutile, pour achever cette monogrd- 
phie , de rappeler.ici quetques autres traìts du mythe de T^ìé- 
tis, et les rapports qui existent entre cette déesse et plusieurs 
dieux qu elle secoure dans leurs infoitunes. 

En Thracey Bacchus ne sait écbapper aux poursuites du 
fiirouche Lycurgue, qu'en se sauvant vers Thétis et Eurynome. 
fille de rOcéan (3); ce dleu offre à Thétis, comme expression 
de SU reconnaissance, une amjoAo/i^ ti^'or qui , dans la suite^ fut 
destliiée à renfermer les cendres d'Achille, de Patrocle etd'An- 
tiloqiie (4). Hephaestos , precipite du ciel par JTunon , tombe 
dans la tner: tes mémes déesses marìnesìe recoivent dans sa 
chute (5). Avec laid^ du géant Mgéon ou Briarée^ Thétis dé- 
livre Jiipiter que Junon , Minerve et Neptune voulaient enchau- 
nér (6). hoisj^vìAjax ^ fils d'Oilée, après son attentat con tre 
Cassandre, périt dans les flots, c'est \^ fille de Nérée ^ qui re- 
cueille son corps, jeté par les vagues sur le rivage, et Venseve- 
. Ut dans un endroit de Tile de Délos nommé Tremoti (7). 



(i) Eiùripód. Andromach, t* 108. Hòflier, iliad, 1. XX. y. ^07. Cf. Odyst. 
l.IY. Y. 4o4. Le Scholiaste explique ÀXcou^vyi par OaXaoaa. Et Uiad* 1. I. 
V. 538, 556 el passim, Odyss. 1. XXFV. v, ga. Hésiod. Theog, v. ioo6. 

(a) V. wpoxapioia 

(3) Homer. ìliad. 1. VI. v. i35. Schol. ibid. v. i3o. Apollod. 1. IIL e. S« r. 
Serv. ad Virg. ^n^i'rf. L m. v. 14. 

(4) Homer. Odyss A, XXIV. v. 73. Tzetz. ad Lycopbr. Ctusandr.y, «73. 
Scbol. Homer. lliad, 1. XXIII. y« ga. Cf. Heyne ad Apollod. p. 33». Lyco- 
phron /. cit, appelle cette urne xpa-nip. 

(5) Homer. Uiad. 1. XVIII. v. 398, Paus. I. THI e 4i. Apollod, 1. 1. e. 3 , 5. 

(6) Homer. lliad, 1. 1, v. 400 sqq. Cf. Scbol. Apoll. Rhod. 1. L v. 1 165. Scrv. 
ad Virg. JEneìd. 1. VI. v. 287. 

(7) Tzetz. ad Lycoplir, Cassandr. v. 387. 



,d, PSI^B BT THÉTIS. ^^ 

L examen des tradìtions relàtwes à Nérée et à ses àutresfil- 
lesj et du eulte qu'on leur rendàit^ fait fiaturellement suite 
auxdétàilsdu mythe de Thétis ; car Nérée se présente si firé- 
quemment sur les vases peints qui retracent ]es noces de Pé- 
Uey qu'il devient presque indispensable de citer, à cette occa- 
siona la genealogie et les traits les plus caractéristiques de ce 
personnage. Ce dieu nommé par excellencele(>iiei7/arfi{(yepb>v) (i) 
est fiU de Pontus et de Gcea (2) ou de Posidon et de Co- 
nacé (3). Il partage le don de prophétie avec Protéè, Trìton\ 
Glaucus j Phorcus et plusieurs autres divinités de la mer (4)^ 
D*après les auteurs classiques et les monumens de lantiquité 
fignrée, on peut croire que le plus souvent il était représenté 
sous les traits d'un {fieillard chauvsy termine en poissony quel- 
quefois cependant aussì avec une barbe noire. Le nom de rptruv 
qu'il porte sur plusieurs vases d*ancien style, contribue encO- 
re à Gonfirmer son caractère niarìn« D aiileurs la permutation 
frequente que les anciens se permettent a 1 egard de ce dieu 
et de rOcéan, de t'ontus, de Glaucus, de Triton, de Phorcus 
est une preuve evidente que cette diviniti, sous sa forme la 
plus ancienne , était moitié homme, moitié poisson. Ajoutons 
enoore un arguinent en faveur de cette opinion. Un Triton 
dpparait aux Argonautes ; Jasoti lui immole une brebis et lui 
adresse une prìère dont voici le commencement : 

(1] Patos. 1. IH» e. 9 1. Hoitier. iUaé. I. XVltl. v. i4oi et pasiim, Hesiod. 
Theog, T. 100 3. 

(a) Hesiod. Theog. T. a33. sqq. ApoUod. 1. 1. e. a« 6. Phiiargjr. ad Virg. 
Georg, 1, IV. ▼. 393. 

(3) Apollod, L I. e. 7. 4* 

(4) Hesiod. Theóg. y. a33. ApoUod. 1. II. e. 5« iz. Né/fée prédit A Paris léS 
maux que renlèvement d'Hélène doit attirer sur sa patrie (Ho^at. 1. I. 
od. XIV). Nérée porte les sumoms d'ipaip, ^rake (Nonn. Dsotiy$, L XXltVI. 
T. 96) et de Ai&M^iLibyvn (idem. 1. XLHL t. 3oo) , comme Protée celoi à*Egyp' 
tien (Homer. Odjrss. 1. IV. y. 385). Olaucus était réyéré comma prtfphèt^, 
surtout pat* les nautoniers (Paus. 1. IX. e. aa. C£, ApolLRhod. L L y. i3iò. 
Athen. 1. vn. p. 296). 

7- 



100 I. M0NUM9NS. 

EtTS au *^t TptTfov , ócXtov TÉpoc;, iht as <I>opxGv 
È. NiQpTÌx du^arpe; CTrixXstcOa' oXoou^ai. (i) 

R O Dieu, qui que tu sois qui aìes paru dans ce lac^ que 
« les nymphes marines te sumomment Triton, monstre de la 
« mer, ou Phorcus^ ou Nérée^ etc. 

Philostrate (2) en parlant du voyage des héros grecs pou^ 
la conquéte de la toison d'or, appellele méme dieu Glaucus y 
et le dépeint comme termine en queue de poisson. Hérodote 
enfin (3) Fappelle Triton^^l c'est au moipent ou le yaìsseau 
Argo sort du lac Tritonide^ que ce dieu propice qui connait 
les choses futures, vient saisir le trépied lance par les Argo- 
nautes dans la mer, en hòmmage aux dwinités de Vonde, 

Le pére de Thétis intervient encore dans d'autres mythes. 
Il donne à Hercule la coupé du soleil^ dans laquelle ce héros 
s'embarque pour traverser TOcéan et pour se rendre dans l'ile 
d'Éiythie (4). Daprès la tradition vulgaire cependant, c'est 
le soleil lui-méme qui offre la coupé d'or à Hercule , pour prix 
du courage qu'il avaitmontréen le menacant de ses flèches. (5) 

Nérée possédait aussi le secret des transfofmations les plus 
diversesi Hercule à son passage par l'IUyrie , arrive au fleuve 
Eridan où les nymphes luiìndiquent la retraite de Nérée (6). 
Le héros Thébain le trouve endormi , le lie malgré ses méta- 
morphoses et ne lui rend la liberté qu'fiprès avoir appris Ven- 
droit où se trouvent les pommes d'or et les Hes|pérides. 

Nérée eut de l'Océanide Doris^ cinquante filles (7) dont 

(i)Apoll. Rhod. 1. IV. T. 1597-99. 

(2) Imag, 1. II. XV. p. 833. Cf. ApoU. Rhod. 1. 1. v. i3io. 

(3) L. IV. e. 179. Cf. Pindar. Pyth, IV. v. 34-68. Schol. ihid. v. 42. Tzetz. 
ad Lycoph. Cassandr, t. 754* 

(4) Athen. L XI. p. 469. D. ^ 

{Si) Apollod. l, II. e. 5. IO. (6) Idem , 1. II. e. 5 , 11. 

(7)He6Ìod. Theog.y: 264. Euripid. //^Ai^en. i/i ^u/. y. io56. Idem //>A«^ei?. 
in Tour. y. 074. Hygin. Prolog. Pabular. p. 7. Orph. Argon, v. 339. Id.Hymn, 
XXIV. V. 3, ed. Hermann. La rame (ipXàra) est appelée tìóv ixaropkico^Mv 
WvjpTJ^wv. à)coXou8o?, la compagne des Néréìdes aux cent pieds (Suphocl. 



d, PBLBE ET THETIS. lOI 

Homère (i), Hésiode (2), ApoUodore (3) etHygin (4) nous 
ont conserve les noms. Hésiode et Hygin en comptent cin- 
quante^ ApoUodore nen nomme que quarante-cinq , et Ho- 
mère trentC'quatre , en y comprenant Théds. 

Properee (5) invoque les cent filles de Mérée ; mais quelle 
que soit la valeur qu'on attaché à cette expression poétique , 
le plus grand nombre des témoignages s'accorde à nous £siire 
considérer le nombre de cinquante comme le nombre sacre 
des Néréides. 

Plusieurs nymphes. Qcéanides portent les mémes noms que 
les Néréides, preuve que XOcéati et Nérée très souTent con- 
fondus, étaient considérés soiis le méme point de vue, c'est- 
à-dire comme expression de 1 elément de Teau en general. 

Les NéréùJU& étaient lobjet d'un eulte assez répandu en 
Grece. L*ile de IXélo9j avant que Latone y fùt arrivée pour 
mettre au monde Apollon et Diane, était sous la protectioii 
de Neptune et de la mère de« Néréides , Doris (6). Le promon* 
toire de Sepias appartenait a Thétig et à. ses sceurs (7). Lorsque 
la flotte de Xerxès, battue par la tempéte , pendant trois jours 
de suite , est jetée à la fin vers les còtcs de la Magnèsie , les Ma- 
ges invoquent le yent Borée et offrent des sacrifices à Thétis et 
aux Néréides (8). L'assocìation de Borée avec ces déesses mari- 

OEdip. Colon, v. 717-19). — Nérée eut aussi un fils nommé Nérìtés (iElJati. 
de Anim, 1. XlV. e. a8). — Les Alcyons sont des oiseadx chers aux Néréides 
(Théocrit. Idrll. yVL. V. 59.) 

(i) IliadX XVm.^v. 39-49. (a) Theog. v. a43-6a. 

(3) L. I. e. 2. 7. (4) Prolog Fabular. p. 7 sqq. 

(5) Propert. 1. VI, Eleg. 5. v. 33. 

O centum asquores Nereo genitore pueìla. 

(6) Serv. ad Virg. ^neid. 1. m. y. 73. Posidon est encore associé anx 
Néréides dans le mythe d'Andromede (ApoUod. 1. II. e. 4. 3.). L'oracle or* 
donna aux fondateurs de Lesbos. d'ìmmoler un taureau à Posidon et. de pré- 
cipiter dans lamer une jeune vierge en l'honneur d'AmphìtrUe et des Néréidef. 
(Pltttarch. Septem sapient. convw, tom. VI. p. 621. ed. Reiske). 

(7) Hérodot. 1. VII. e. 191. 

(8) Idem. ibid. Les Grecs de leur coté , adressent des voeux à Posidon So 



lOa I. MONtJMBNft. 

nes ne doit pas noii$ ^tonner , puisque selon Hygio (i), corn- 
ine noua avoDS vu plus haut, Pélée est fils de Chionaj fille dv 
l'-^jMi/o/i; or, Apollodore (2) nommeegaleinentjSo/^^etOri , 
thyie camme parens de Chiane, Achille et ies Néréides ayAient 
un eulte commun, en plusieurs endroits. A Gabales étaitun 
tempie fort venere, consacré à Doto et oix Ton gardait le pé- 
pbs d'Eriphyle (3). A Cardamjrié en Laconie, à peu de dis- 
tance du rìrage, on remarque, dit Pausanias^ (4) 9 uneencein« 
te dédiée Aux^lles de Nérée; ces nymphes voulant toìp Pyp- 
rhus, fils d'Achille, qui se rondai t à Sparte, pour épouser 
Hermione, sortirent des fiotset $ avancèrent jusqu'ii Fendroit 
aù est; cette eoceinte. 

Les Néréiées se présentent, sur Ies monumens, presque 
iQùjours $ous une forme purement humaine ; des médailles ce- 
pendant , et notamment celles de Gorinthe frappees sous l'eni* 
pire Romain (5), offrent unefemm^ moitié poùson, à coté 
d'un Triton trainant le char de Yénus. Pline aussi (6) rappor- 
te, que du temps de Tibère, on yit sur le rìvage une Néréide 
eoui^rte d!éeaille$ et cependant à figure humaine y ce qui doit 
ficus faire oroire qu'on représen^ait quelquefoàs ces déesses 
marines terminées en poisson. 

' ter (e. 192). Le vent Borée^ comme gendre d*£rechthée, roi d'Athènes, avait 
dispfsrsé U flotte dea Peraes. Il av«it un tempU sur lea bords du fleuve lUsaus 
(Qerodot. 1. yjL G. |3sO- 
. (i) Fab. i57. (a) L. IH. e. i5. ». CX Pauf. 1. 1, q. 3g. 

(3) Paus. 1. n. G. z. Gabales, ville de Syrle (StrabJ. XYI, p. 7$3, Steph. 
Byzant. t. Fó^aXa). (4) I4. IH. e. a8. 

(5) Millìn. Galer, Mpk. XLIII. 178. Quelques médailles d'Itanus de Créte 
offrent vaie /emme terminée en poisson etarmée d'un trideiu, Eckhel. (fioct. Num, 
II. p. 3i4)y areconnu AmphitrUe. Ceit^ nympbe étjint ^alement une Né- 
réidc' et une Océanide , la forme qu'on lui yoit sur ces médailles et le trident 
conyiennent et à son eavaetère marin , et à sa qualité d'épouse de Posidon. 
M. Roehette {Journal dot Sa^ans, janv. i83s, p. io, note 4) croit qoe eette 
figure fait allusìon à la personnificatioB d*une yille maritlme. — La Trito- 
nide en bronze du cabinet de M. Révil, publìée pi. XVlIIades monnmens 
inédits de rinstkut , «I lastatue d'Euryaome, déorite par Pansanias (l. Vili, 
e. 14)» sont encore des représentations du méme genre. 

(6) L. IX. e. 5. 



d, PBLBB ET THBTIS. ìo3 

Paasons maii^eitant a Vexamen des monumens relatifs àPé- 
lée et a Tbétis. Nous y distioguoQS trois classes dif£érentes : 

i^ Ceux où le fils d'.^Elacus poursuit la Néréide. 

%^ Ceux où le héros sabit Thétìs et Tenlève de vive force , 
malgré les serpens, les loups, les lions, les panthères, lei 
moQStres niarìns, les flammes qui s'opposeiit à son dessein. 

3** Les monumeos où lunion d ud mortel et d*upe déesse 
s'^éfuie oomnie par une convention mutuell^, et sans qu'il 
tsktxé dans cet aci^ auoune espèce de violeiice. 

Ce» trois classes se subdivisenj: enoore en représentations 
dmplefi où le groupe est redisit à deux figures, coimae sur le 
cqì^ de Gypséluft (i)^ et en eorapo$itioiis plusétendoes dans 
l^fuelles intervjeiiiient des personnages tetnoins de la scène, 
tel$](}ueJV/érée,ises filles^scBurs de Thétis, Chìron, Tékunòiiy 
et les personnificatipos des lieux où se passe Tactioii. 

Un grand nombre de peintures de vases représentent des 
femmes fuyant derant des hommes plus òu tnoins avancés eri 
àge, dont elles seniblent youloir ^Titer la poursuite^ De sem- 
bla^les siijets qui ne sont caractérìsés par aucun attribut , ont 
été rapportés tantót à Alcméon ou Oreste, qui vengent la 
roort de leurs pòres (2) , tantòt à Ménéias , • menacant He- 
lèi)e (3), à Jasoii et Médée (4), à Cercyon et Alopé (5), à 
Oreste et Hermione (6), a Paris et OEnone (7), mème à Pro- 
cris s*é1oignant de Géphale (&), interprétation que M. Ro- 
chette(9) juge la plus fausse, et en dernier lieu à Pelée ravis- 
sant TMtis (io). Dans labsence de synaboles ou d mscriptions , 
on sera toujours embarrassédansJe choix des niythes auxquels 



(i) Paus. 1. y. e. 18. ' 

(a) Millingen. f^ases de Caghili, p. 3r. Mììììn vases peints. L X.LIV . ^. 87. 
Tiwilibeìxi. I, a t, XV, §9, 67. ' 
(a) TMohbem. IT. 47- (4) Tiscbbein. I. 19. 

(5) Millingen. Fases de CoghiU. p. 3i. (6) Tischbein. I. ao. 

(7) D'apre» M* le cbevaUerKossi, doot ^'opinion e»t citée par M. MilKn- 
^en, {Vases de CoghiU. p. 3a.) 

(8) Millingen. Vases de CoghiU, p. Sa. (9) Monttm. ined. Aphilieid, p. lO« 
(to) RaouURochette /. c/f. p. 11 et suiy. 



I04 I- MONUMBNS. 

se prétent oes soènes si peu variées , et dans lesquelles inter- 
yient souvent un vìeillard, un pére qui console et rassure sa 
fiUe (i), et qui par conséquent peut recevoir tei nom qu'on 
Toudra , selon le sujet qu on desire voir dans des peintures 
d'un sens aussi general. 

I. -Mais un vase qui nous donne une des représentatiòns les 
moins équivoques et les plus simples de notre sujet, et qui 
entre dans la première classe^ est un aryballos, publié par 
M. Panofka (2). TAétiSy yétue dune tunique et d'un ampé- 
ohonion, fuit devant Pélée^ én détournant la tétc^ vers lui^ 
dans sa main gauche, e}le tient un dcaphin qui fait allusion ^ 
soit à son caractère de déesse marine , soit à Fune de $es me- 
tamorphoses. Le fils d'£acus, yétu d'un» tunique et d'une 
chlamyde, et la téte converte du pétase, s'avance rapidement 
et étend les deux mains pour saisir la nymphe. 

II. Une hydrie corìnthienne à fig. roug.,publiée par M.Mil- 
^ngen (3) , ei^cite encore plus notre attention par les deux 
rangs de peintures qui la décorent. Sur la partie principale, on 
▼oit Penthée épiant les cérémonies des baochantes ; dans le 
tableau sqpérieur se présente, au centre, Pélée jeune et im-^ 
berbe, n'ayant d'autre vétement qu'une chlamyde; sa téte est 
converte du pétase , et line épée est suspendue à son flane; il 
s'avance avec rapidi té pour saisir TTiétiSy qui oherche à fuir : 
celle-ci tient leve, d'une main, son péplos parsemé d'étoiles; 
un s^rpenty un drugon marin et un loup o.u un chien s'élaneent , 
contee le ravisseur. A gauche de ce groupe est Eros ^ qui, de- 
ployant une bandelette, vole vers Pélée, comme pour le félì-t 
citer de son triomphe. Plus loin est Apkrodité debout, s'ap- 
puyantsur un cippe; elle oroise les jambes Fune sur l'autre; 
un arbrisseau , sans doute un myrte , se trouve devant elle. 
M. Millingen remarque que l'Amour la regarde comme pour 
recevoir ses ordres. Derrìère Aphrodité parait le centaure Chi- 

(x) Panofka ^uj. Blacas, p. 36.' Gf. AnnaUs deVlnst, Archiol. 1829. p. 390 
et suiv. 
' (a) Mus. Blacas. pi. XI, 2. p. 36. 
(3) Fas9t grecf pi. IV. p. 7. 



d, PELÉE ET THBTIS. IO& 

ron; il porte à Pélée le fréne coupé sur le mont Pélion , et qui 
servìt à fabriquer la célèbre lance d'Achilie. Une peau de pan- 
, thère couvre les épaules du centaure.À droite du groupe pi;ìn<p 
cipal est une jeune soBur de Thétis , vétue d*une tunique phaB- 
noméride; derrìère elle, on remarque une branche de mjrte. 
La nymphe vient de se jeter aux pieds d'un rvieillard chauve 
et sans barbe ^ dont elle embrasse les genoux. Le riche cos- 
tuipe asiatique que porte ce personnage, et le sceptre quii 
tìent de la main droite , doivent y faire reconnaitre un dieu 
d'un rang supérieur. A Textrémité du tableau , une Néréide 
est assise sur un dauphin ; elle a le sein gauche nu , et semble 
détacher de la main droite l'agraffe de sa tunique : un miroir 
est place au-dessus de sa téte , tandis qu'une balle surmonte 
celle de la jeune fiUe qui se jette aux pieds du vieillard. Enfìn , 
au-dessous de cette peinture , ^ont quatre lions^ groupés deux 
à deux , eri face l'un de l'autre." 

Cette belle composition mérite à plusieurs égards un exa- 
men particulier. D abord le loup ou chien n'est nommé par 
aucun auteur au nombre des tran»formations de Thétis (i); 
ensuite la néréide qui se jette aux pieds du personnage chauve 
porte un costume tellement caractéristique, que nous devons 
y chercher une interition plus profonde que le simple caprìce 
de l'artiste. Sur le vase publié pi. XXXYIII des monumens iné- 
dits,la nymphe nommée P^ama^^^' porte également une tu-> 
nique phaenoméride, habillement d'ailleurs commode pour 
marcher à travers le sable (xl^a/jioOo?) , et qui nous parait un trait 
inhérent à la nature de cette déesse. G'est donc la néréide 
Psamathé^ douée du méme don de transformation que Thétis y 
répouse d^Macus et belle-mère de Pélée, que nous reconnais- 
sons dans cette jeune fìlle (2). Quant au vieillard, M. Mil- 
lingen conjecture dans une note qu'oii pourrait le nommer 

(i) Aprè|le meurtre de Phocus tue par Télamon et Pélèe, Psamatké enyoìe 
un laup pour déyorer les boeufs de Pélée; Tkéùs le change en pierre. (Lycopfar. 
Ctusandr. y. 901. Tzetz. ibid. et y. 17$. Oyid. Mé(tunorph, 1. XI. y. 366. sqq. 
Antonin. Libcralis e. XXXVIII.) 

(2) Apollod. 1. HI. e. 12. 8. 



Io6 I. MONUMENS, 

Macus^ doni Psamathé implore la vengeance de aon fils 
Pkocus^ tue pai* Pélée (i). Oans la texte cependwt, la sa- 
vant anùquaìre préfère y reconnaitre Nérée^ qui accourt 
pour délÌTrer sa fille. Jusqu'icì aucun monument n est venu 
infirmer ceite explication, qui nous parait la plus raison* 
nabie; on doit avouer pourtant que, dans toutes les pein- 
tures confìues où la présence de Plérée est garantie par l'in- 
scription NHI^Y£ ou TPITONOS, ce dieu mario uè loanqu^ 
' jaitiais d*une queue de poisson ; loais les exemples que nous 
avons aliégués plus haut (a) , de néréides quelquefois terrni- 
nées en poisson , quoique le plus soqveut figure^ sq^s una 
forme ibumainei doi?ent nous ras$urer sur la jui»te&se de ce^e 
déoooiination. Etpuisque ce dieu n'intervieni dans oette scène 
que comme personnification de l elément humide, et que Nep- 
tufw passe aussi pour le pere de TAétis et méme de Pélée {i)^ 
il ne doit pas parsdtre étrange que les artistes aient figure Né- 
rèe d une manière analogue à celle de Neptwie^ (4) 

Il nous reste à expliquer la néréide assise sur un daupbin. 
Le crédemnon qui enveloppe sa cbevelui^e , le miroir qui est 
près d'elle , la place méme qu'elle occupe dans c^ i;ab)eau , 
tout contribue à supposer dans cette nympbe la déesse Leu-- 
cothéey doni le rapport avec le daupbin serfiit jus|]£é parla 
fable de san £ds Mélicerte. (5) 

III. La seconde classe de monumens où l'on Yoit PélèeeXiThétìs^ 
fious offre un bien plus grand nombre de composiiùonS) à la 
téte desquelles nons placons un miroir étrusque , publié pour 
la première fois par Dempster (6)^ et reproduit en dernier lieu 

(i) Paus. 1. II. e. 29, Apollod. /. ciu Pi^dar. Nem, Y. v. a5 et Scbol. ibid. 
Apoll. Rhod. 1. r Ti 92* Tzetz. ad Lycophr. Cassandr, v. 175. 901. Qyid. Me- 
tamorph. 1. XI. v. 38o. Diodor. Sical. I. IT. e. 72. p. 190. Schol. Aristopban. 
Nub. V. 1059. 

(a) Suprà p. loi. 

<3) Catnll. carm. LXIV. ▼. 18. Hygin /«*. iS?. 

(4) Il sera question piut bas des monumens qui représentenft Hérét. 

(5) Paus. 1. 1. e. 44. I* II. e. 1 . 

(6) FArur, Regal. II. LXXXI. Cf. Passeri Paralip, ad Dempster U. 19. Lanari 
Saggio di lingua £trusca, tay. XII. I. tom. I. p. 2 r4-a95* 



d. PSLBS BT THÉTIS. lO^ 

par M, RaouUBochette (i). Ce miroir offre PHée nu, le bras 
gauche seul couvert d'une chlamjde; il e ti lève Ihétis^ vétae 
dune longue tunique; xtne nymphe, dans te méme costume 
que la déesse , assiste à la scène et parait effirayée. Les mots IIEAE, 
eEeiX, nAP£YPA, Pele^ Thethis ^ Pai'sura^ sont tracés au- 
dessus des tétes des troìs Bgures. Gette composi tion, où Fon 
ne voit aucune des transformatìons de Thétis , est concue 
d'apre» la tradition de Phérécydes (12). C'est aussi appuyé sur 
cette dernière autorité et sur Clatulle (3), que M. Rocbette a 
reconnu dans la nymphe désignée par le nom de P arsura la 
personnification du lieu Pharsale^ où se passe Factton, con* 
jecture déjà proposée par Passeri. (4) 

rV. Une oenochoé à fig. n. sur fond blanc , de la collection de 
M. le comte de Pourtalès (5) , nous interesse tant par le style 
archaique qui distingue cette peinture , que par l^s deux ani^ 
maux qui d^signent les transformations de la déesse. jQilatre 
personuages figurent dans cette composi tion. Un héros nu^ 
à longue barbe, saisit dans ses bras unejemme vétue dune 
tunique et d'un péplos ; ses cheveux sont entourés du crédem- 
non; à gauche de cette femme, qn serpent vient roordre la 
tote du ravisseur, tandis uvìvnìt panthère ^ et non un Uon (6), 
comme dit M. Rocbette , monte sur son dos. De chaque coté 
de ce groupe, unejemme dans le méme costume que Thétìs 
$'éIoigne de la scène en faisant paraitre , soit sa surprìse , soit 
la irayeur que lui fait éprouTer l'attentat de Pélée. Les inscrìp* 
tioDs qui, à demi effacées sur le vase, accompagnent les 
figures principales, peuvent, comme l'obserre M. Rochette, 
se rapporter sans peine aux noms de Qértq et de nv7Xcu?. 

(i) Monum. ined, AchiUeìd, ph UL a, p. 4 et suiv, 

(a) Ap. Sehol. Pindar. Nem. IV. y. 8 1 et Scbol, Lycophr, Qassaadr, v. J75. 

(3) Cxtm.hXXV. v,37. 

Phars^liam coeunt, Pharsalia lecta frequentant. 

(4) ParaKp.ad Dempster.tah.X.Ct.'p. i43. 

(5) Rocbette Monum, ined. AchiUeìd, pi. I. i, p. 9. 

(6) M. Panofka. {Mus. blacas, p. 87) a déjà releyé cette erreur. 



Io8 I. MQUUMSNS. ' 

V. Un vase du Musée de Munich (i), àfig. n. sur fond jaune , 
offre le méme sujet que le précédeot; seulement le héros est 
imberbe : un serpeM et une panth&re défendent la déesse. 

VI. Le corate deCaylus a publié(2) un tryblion du cabinet du 
roi, reproduit par M. Rocbette (3), et qui rentre dans la 
méme serie de compositions de style ancien. PéUe nu, à la 
réserve d^une draperie autour des hanches , saisit la Néréide, 
La déesse et ses dsux compagnes , placées de chaque coté ^ se 
distinguent par un voile ; un serpent est derrière le fils à'JBSA- 
cus, et lentoure de ses replis. Des branches de lierre envi- 
ronnent les figures de cette composition, qui se répète de 
chaque coté du vase. 

' Au Musée du Louvre , il existe une répétition de ce sujet 
sur un lécythos pareillement à fig. n. (4) 

VII. Une amphope tyrrhénienne du musée du prince de Cani- 
no (5) nous donne une composition qui se rapproche beaucoup 
de Toenochoé de M. le corate de Pourtalès. Thétis s efforce en 
vain de se soustraire aux bras de Pélée; un. long serpent se 
replie derrière ses épaules^ et dresse une téte mena^ante contre 
le ravisseur, qui paraìt aussi insensible aux sifflemens du rep- 
tile qu*aux niorsures d'un tigre qui s*attache à son front, deux 
compagnes de Thétis observent la scène avec plus de surprise 
que de frayeur. 

YIIL Une hydrie corin thienne a fig. j., du prince de Canino (6), 
offre, dans la partie supérieure du vase Pélée qui enlève 7%^'- 
tis; une nymphe épQuvantée s'enfuit. Si le sujet de cette pein- 
ture n'est pas une de ces composìtions d'un sens general , la 



(i) Dubois Maisonneuye. Introduct. à Vétude des vases LXX. 3. 
(a) RecueU d'Antiq. II. pi. XXXIII. I. p. gS. 

(3) Monum, ined, AchUléìd. pi. I. 3. p. io. 

(4) Ibid, p. II. note i.' — Quant à cette espèce d'appendice, qui, 
dans toutes ces peintures et dans plusieurs autres relatives à des mythes 
différens, parait au-dessous de la téte du serpent , c*est bienplutót la baii>e 
du dragon que le venin qu'il distille (i£lian de Anim. 1. XI. e. a6). 

(5) Calai, n? i54 p. 38.^ 

(6) lòid. n* ii94)P* 112. 



d, PÉLBE |ST THETIS. lOp 

nyniphe qui accompagne les ileux epoux pourraìt bien , d'après 
ringeiiìeuse conjecture de M. Rochette, avoir droit au nom 
de Pharsale. (i) . 

IX. Dans la collectìon Gandelori(a), il existe des répétitions 
d'un sujet représentant un jeune homme couronné de laurier 
qui saisit une Jemme accompagnée d*une ou de plusieurs de 
ses suivantes. Un lion est monte sur les épaules de Pélée, De 
plus, on voit sur un de ces vases un homme barbu et drapé, 
sans doute Nérée; peut-étre aussi la personnification du lieu 
où se passe l'action, par exemple, le mont Pélion. (3) 

X. Une hydrie panathénaìque , trouvée à Boraarzo (4) , pré- 
sente Faction de Verdèvement en présence du centaure Chi- 
ron; un serpent est aux pieds de la déesse. Le revers présente 
Thétis faisant une libation (5). Selon M. Fossati (6) , la grotte 
d où ce vase a été tire portait sur Tarchitrave Tinscription 
avan,i^e/e,ce qui rapproche le nom du défunt de celui de 
l'époux de Thétis. 

XI. Un isthmion à fig. n. (7) présente au revers d'ApoUon, 
de Diane et de Mercure, les noces de Pélée et de Thétis. 

XII. Dubois Maisonneuve a publié un vase (8) décoré d une 
peintur^ où figurent cinq personnages. Le principal groupe 
de Pélée enlevant Thétis est précède par un héros qui semble 
l'assister et l'encourager dans son entreprise téméraire, et qui 
paraìt à M. Rochette (9) ne pouvoir étre que son frère Téla- 
mon , ou quelqu'un de ses compagnpns , opinion conforme à 
celle exprìmée par M. MìUingen , dans son explication d'un 
beau vase du Vatican (io). Deux Néréides effrayées terminent 

(1) Supràp. 107. (a) Bullet. di Corrisp. Arckeol. rSag. p. 107. 

(3) Voyez plus bas , sous le n° 1 8 , la lecané du musée de Naples. 

(4) Bulìet. i83i. p. 6 et 90. 

(5) Gerhard. Rapporto intorno ivasi f^oicentip. i53. note 4^6. 

(6) ìiullet. iSSi.p. 6.. Gerhard. Rapporto P'olcentep, 189.11016795. 

(7) Gerhard, ibid. p.' 1 65, note 607. * 

(8) Infroduct. à Vétude des vases , XXXI. 

(9) Monum. ined. Achilleìd. p. i4* 

(io) Millingen. Ancient uned. Monum. T. pl.X. p. 24. 



no !• MOMUMBMS. 

« 

la Gomposìlion* lei l'on ne Yoit ni serpente dì aucun autre 
animai près de Thétis; mais au-dessous des figures, il y a di* 
vers poissons et coquillages^ parmi lesquels se trouve trois 
foisla sepia par allusion a la dernière métamorphose de Thé- 
tis, en mémoire de laquelie le promontoire re^ut le nom de 
Sepias. 

Nous ne pouvons partager Topinion de M. Rochette qui 
s'autorise de cette peinture (i)^ pour confirmer la significa- 
tion commune qu'il attribue à tous les sujets où un héros 
poursuit une f emme : Tabsence du serpent ne doit pas nous 
empécher de faire entrer ce monument dans la sene des re- 
présentations du mythe de Félce et Thétis ^ les poissons et 
notamment la sepia, ne laissent aucun doute sur le véritable 
caractère du sujet. 

XIII. La grande cylix du musée Blacas, trouvée en 1828 , 
à Gamposcala (2), et qui offre d*un coté la naissance de Mi- 
nerve, et de Tautre ì'enlèi^ement de Thétis, est un monument 
trop important par Tintérét des sujets et le caractère des pein- 
tures, pour étre omìs ici. Quatte Néréides entourentles époux. 

ilV. Une cylix à fig. j. du prince de Canino (3), nous mon- 
tre à Texiérieur Pélée enlevant Thétis, malgré les menaces 
d'un lion, tradition conforme aux vers de Sophocle (4); 
quatre, nymphes effrayées envìronnent le couple ; elles sont 
drapées, et deux d'entre elles portent chacune un dauphin. 
Au revers de ce tableau, un vieillard qui, dans le catalogne, 
est désigné comme un grand prétre, peut-étre Chrysès, recoit 
dans ses bras sa filte et la presse sur son sein au milieu de 
qua tre femmes attentives. M. Panofka (5) regarde ces sortes 
de scènes comme des expressions du bonheur conjugal, comme 
un pere entouré des jeunes mariés. Nous ne croyons pas nous 

(i) Monum, ined. Achilléid. p. i5. 

(a) Gerhard. Rapp. Volc. p. x^a, note a4s« Panofka. Recherches mr ìes noms 
des vases grecs, p. 4o, note a. 

(3) Calai, n'' ii83.p. xo8. 

(4) Ap. Schol. Pindar. Nem. III. V. 60. 

(5) Recherch. sur les noms des 'vases gr. p. 40. note i. 



d, PÉtISS BT THÉTIS. Ili 

éloigner béattcoup de cette opinion ^ en supposant qne les 
deux sujets de cette cyUx , $e rattacfaent l'nn à ]*autre. Par 
conséquent nous tommes tenté d adopter avec MM. Gerhard 
et Raoul -Aochette (i), pour ce personnage , figure chaure 
sur un vase de Chiusi (2), le nom de Uérte qui recoit son 
épou$e ou une de ses filles. 

XV. Au revers d'un superbe vaseà fig* n. (3) dont le sujet 
princIpal est la mort d'Achille, on voit Thétìs enlevée par le 
y?& J'J?aci£5;lecentaure Ckiron sembleencourager son petit-fils 
a braver \^%flamme$ (4) et les tigres qui le menacent ; près de 
Thétis une nymphe effrayée s'enfuit. On Ut au-dessus des person- 
nages de cette scène IIATPOICAIA. S3rvan. XIPON. eET12. nONT- 
MEAA. Patroclia^ Peles^ Ckiron^ Thétìs^ Ponttneda. Cette scène 
n est composée que de quatre figures dont les noms sont très 
lisibles et parfaitement en rapport àvec le sujet. La Néréide 
Pontmeda quoique nommée par aucun auteur s'identifiecepen- 
dant avec la Pontomédusa ou Protomédusa d'Apollo dorè (5). 
Màis le cinquième nom Patrocliay quelle signification peut-il 
avoir dans ce tableau ? M. Panofka suppose d'après l'analogìe 
qu'offre la table Iliaque (6) où la petite Iliade selon Leschès de 
Pytrha , la nòne dllion selon Stésichore , et d'autres poèmes 
sont indiqués au milieu du bas-relief comme sources d'od 
l'artiste a tire ses traditions, ce savant suppose, dis-je, qùe 
sur iiotre vase le mot narpóxXta désigne un poème dont Pa- 

(i) Bullet. x83r. p. i43. Monum. ined, Achilléid. p. la. 
(4) Mns. Chiusino tav. XLVI. et XLVII. 

(3) Calai, du prince de Camno n° 544* p* 65. 

(4) On a era aussi Toir des aihs au lieu àeflammes. (Cf. la lécané du mu- 
sée deNapIés pi. XXXVIII. des monum. ined. , où le front de Thétis est orné 
de deuxpetites aihs). Cependant le soia que l'artiste a mis dans les moindres 
détaìis de cette composition , ne permet pas de croire qu'il eùt negligé d*in- 
diquer lesplumesdes ailes. D'^rès le vague qui existe dans cette partie ne- 
cessoire , on est plus fonde à y reconnaitre des flammes. Le/e ' est cité au nom- 
are des métamorphoses de Thétis, 

(5) L. I. e. 2. 7. 

(6) Millin. Gnler. rnyth. CL. 558. 



112 I« MONUMENS. 

tracie était le héros et dont le tableau en question faisail par* 
tie, peut-étre comme simple épisode (i). 

XVI. Un beau vase dq Vatican , publìé par M. Millìngen (a) , 
lìous faìt voir une compositìon concue à-peu-près d'après les 
mémes idées^mais peut^étre plus curieuse éncore que celie que 
nous avons inentionnée plus haut sous le n? 2» Le groupe du 
milieu représente Pélée , nu et imberbe au moment où il saisit 
Thétis ; celle-ci est vétue d'une tunique et d*un peplos ; un 
enorme serpent s'entortille autour des jambes du héros ; un 
rumbe ou arc-en-ciel entoure les tètes des deux époux, et pa- 
rali àM. Millingen , encore une métamorphose de Thétis (3)» 
A gauche, derrière Pélée ^ est un éphèbe vétu d'une chlamyde 
et ayant le pétase rejeté sur le dos. Nous y reconnaissons , 
avec M. Millingen, Télamon qui fui obligé, comme son frère 
Pélée de s'exiler d*Egine , a cause du meurtre de Phocus (4). 
Chiron^ couvert d'une nèbride ou d'une peau de lion, et te* 
nant une branche d'arbre , termine de ce coté la composition. 

A droite du groupe principal, on voit deux femmes que 
M. Millingen regarde comme deux Néréides; la première est 
une jeune fìlle qui se jette dans les bras d'une femme, dont 
le costume et surtout la coiffure paraissent indiquer une 
Déesse mère. Nous n'hésitons pas a reconnaitre dans ce grou» 
pe, une des soeurs de Thétis, qui se réfugie dajis les bras de 
sa mère. Peu nous imporle qu'on lui donne le nom de Doris , 
de Thalassa y de Tethys^ dì Eurynome^oxx jémpfutritej rasis 

(i) La célèbre ciste en bronze du cabinet de M< Révil (Rochette Monum. 
ined. JchiUéìd. pi. XX. p. 90) ornéc des cérémonies funèbres en Thonnettr de 
Patrocle et dont le couvercle offre Thétis entre deux Néréides apportant des 
armes à Achille , sert à fortifier cette opinion. 

(2) Aìic. uned. inonum^l. pi. X. p. a3-28. 

(3) Cet arc-eìi'ciel fait peut-étre allusion aux tonnerres et orages qui survin- 
rentau moment des noces, suivantle récit de Staphylus (ap. Schol. Apoll. 
Rhod. 1. IV. V. 816. Schol. Aristophan. iVw^. v. 1064.) 

(4) Apollod. 1. III. e. 12. 8. Sélon Phérécydes (ap. Apollod. /. cit.) téla- 
mon est fils ^Actceus (Àjcttì rivage) et de Glaucé fìlle de Cychréus et non 
frère de Pélée, Cette genealogie se rapproche de celle qui fait Pélée fils de 
Posidon (HygìB./ab. i5y). 



d. PéLBB ST THJSTIS* Il3 

nous croyona que cjes deux figures expriment ia méme idée 
que le groupe de Nérée et H^une de sesfilles qu'on remarque 
dans d'autres peintures (i). Apkrodité^ assise sur un rocher, 
a l'ombre d'un palmier, est placée à rextrémité du tableau; 
elle tient un miroir dans sa. maiii droite. Près de sa mère est 
Eros nu et ailé; il tourne ses regards vers le lieu de la scène. 
•Au-dessous de la composition sont trois pouipes ou sè« 
ches (oiTirca), une conque marine et une espèce d ecrevisse. 
Ces poissons indiquent clairement le rivage de la mer et le 
promontoire Sepias. La conque fait peut-étre sllusion à Nérée 
ouTriton.(2) 

XVII. Un vase Athénien,publié parM. Wilklns (3), est d'un 
très grand intérét par l'assemblée de divinités qui assistent à 
1 enlèvement de Thétis et par les inscriptions qui accompa- 
gnent cbacune d'elles. La fille de Nérée, désignée par son 
nom eETX2^ lève son péplos comme sur le vase n^ 2 ; elle porte 
une tunique étoilée; sa téte est ceinte de la stephané. Pélée 
nHAETi: l'arréte dans sa course; sa chlamyde flotte sur ses 
épaules. Un monstre marin et un lion y placés derrière le héros 
et s elancant sur lui (4) 9 indiquent les métamorphoses de la 
déesse. A droite , à la suite de Pélée , est sa belle-mère Psamathé 
TAMA0H , dont il ne reste plus que la partie supérieure de la 
téte ; ensuite se présente un groupe de deux diyinités ; quel- 
ques lettres de léurs noms existent encore. Au-dessus d'une 

(i) Surla tablelliaque (Miliin. Gaier. Myth, CL. 558. bande T. 45),c*est 
encore Tkaiassa qui est derrière Théàs apportant Tarmure faite par Yulcain 
à son fils. 

(a) Nonn. Dionys, 1. XXXIX. v. 388. 

Cf. 1. XUII. V. 3oo. 

(3) Memoirs relating lo the Turhey by Rob. Walpole I. 4o9* Dubois Mai- 
sonneuye. IntroducUon à Véutde des vases, LXX. I. Millingen. ^nc. uned, Mo" 
nii/n. I, PI. A. I. p. a 5 et a6. 

(4) M. Rocbette (Momtim, ined. Achilléut. p'. 9) n^était donc pas en droit de 
dire que le Uon^ sur l'conochoe de M. le comte de Pourtalès était un symboie 

IV. 8 



1 1.^ I. MOKUMIWS. 

parde àe jambe couverte d'upé draperie 6t qui appailenait 
certaitiemènt à une figure de ferrane, on Ut A0, sans doute 
Athéné (i)* A coté de cetle déesse est un dieu barbu couronné 
de laurier ou plutót d Olivier i s^ chlamyde e^t suspendiie sur 
le bras gauche et la partie inferieure d'un scèptre ou d un tri- 
dent paraìt veri sa main droite qui est détruite. Les lettres 
lAON, restes du nom Iloffct^Sv, Posidon , se lisent ati^dessus 
de cette figure. Dei rière les deux divinités est un afbtisseaù, 
éTidemment un olivier doni les fruits sOnt méttìe ìndiqués.Ce 
groupe de Posidon et de sonéponseJltkéné^^itattj dans celle 
peinturè, lenir la place de celui de Nérée et de soft épouse 

Doris. 

A gauche de Thétis est un quadrige monte par un person- 
nage vétu dune tunique longue, M. WilMns en restituant 

rinscripiion OXH..A OS qui se trouve au-dessus deschevaux 

et setend jusqu a la figure qui guide le quadrige, a la OXH 
ÀicoXXwv OS, le char eTJpolion. Mais Tespàce entre A ^t On ad^ 
raettant guère que trois lettres, nous fait petìser au noni AEAlÒS, 
nom qui accompagne déjà une figure d'Apollon Daphnophore 
sur un vase public par Tischbein (2). Ainsi ce personnage sefait 
Hélfòs trèssouvent représenté dans ce costume. En effet,daprès 
Catùlle (3), cestau moment où les premiers ràyotis dù solell 
éclairent le monde que les noces de Pélée et de Thétìs soni 
honotées de ìa présence de tous les dieux. Enlisant ìivt'oxo? avec 
M. Millingen , qui reconnait dans la figure sur le quadrige, le 
cocher de Pélée , nòus remarquons avecM. Rochette (4) qtie, 
dans ce cas, le char i»e devrait étre attelé que des deux che- 
vaux Xanthus et BaUus donnés par Posidon à Pélée, et non 
de quatre coursiers. Quant à la restitution que propose M. Ro- 
chette (5), en lisantHEOS, Y aurore, elle nous paraìt sans 
doute fon ingénieuse; mais dans lune corame dans l'autre 

(x) M. Millingen y reconnait une Néréide. 

(»)V9ULpl.a8, > ' 

(3) Carm. liXlV. v. 27». (4) Hionum, ined. MhiHéid. p. ?. 

(5) Ibìd. 



d. PEL^E ET THÌTIS. Ii5 

hypbthèsie , la lettre A qui existe entre le mot OXH et la finale 
OS disparàit (i). D'ailleurs le nom de la Néréìde qni précède 
le char, ne pourrait , en aucun cas, dépasser la tète des che- 
vaux; par conséquentil fant conserver la le^on KYMO,Kupó, 
Néréide nommée par Hésiode et ApoUodore, et expliquer le 
mot OXd par le char« Dans cette supposition mème , notre 
peinture n est nullement en contradiction avec la tradition 
coDservée parCatulle, qui dit qvìjipollon tv Diane furent les 
seuls immortels qui refusèrent d^assister au mariage de Vèr 
lée (d), tradition dont M. Rochette a fait u^age pour justi- 
fier son explication de ttEOS. Le vers: 

Aurora exorient^ , vagì sub lumina solis (3) 

indique précisément |e moment où le char du Soleil sort des 
flots^ très bien indiqués dans ce tableau par la Néréìde Kupó, 
0'/7to.Celle-ci est vétued'une tunique longue et sesregardsse di- 
rigent vers le char d*Apollon. A la suite de Cymo, est Pan IIAN, 
ayant une peau de panthère sur le bras gauche qu'il ìève< Ce 
dieu paraitrait étranger à cette scène ^ s'il ne se trouvait joint 
a son épouse Aphrodìté A^POAITH, assise sur un rocher. 
Près de sa mère est Eros nu et ailé qui tìent une pomme, sans 
doute par allusion à la pomme d*or d'Eris. Pitho n£I90 de- 
bout tierit Aphrodité par le bras et termine la composition. 

X\ III. Le couvercle brulé d'une léca né du musée de Naples (4) 
que nous publions (PI. XXXYU des monumens inédits), nous 
donne la composition la plus belle, Id plds riche et la plus impor- 
tante de toutes celles qui sont conrmes, et vient clore cette sèrie 
de représentations où le héros s'empare avec violence de la nym- 
phe. Pour se faire une idée nette de cette intéressante pein- 
ture, nous devons faire remarquer cue Tartiste a divise son 
tableau en trois groupes, chacun compose de cinq figures. 

(i) Remarquez q^e les cheveux courts de la fignre sur le char ne penvent 
conveiììr à une femme. 

(a) Carni. LXIV. v. 3oo-3o3. (3) IbUi. t. 571. 

(4) Panofka. Recherches sur les noms des vasesgrecs. p. 39. note a. 

8. 






-Il6 1. MOHUMBNS. 

Dans le premier nous Toyons Pélée imberbe , couronné de 
laurier ou de myr'e^ vétu d'une tunique courte, et ayant une 
épée au coté : il saisit la nymphe qui, seirée, étend les deux 
bras comme pour appeler au secours : un serpeni vient mor- 
dre la cuisse du héros. Le centaure Chiron^ remarquable par 
sa kingue tunique , et ses pieds dedevant de forme kumaine , 
«st place entre deuxfemmes qui se dirìgent vers lui, en de- 
toumant toutefois leurs regards vers le cóle oppose* Chùron 
porte une branche d arbre à laquelle est suspendu un lièvre. 
Lei'Seoond grpupe nous mentre un vieillard baròuj tenant un 
sceptre et entouré de quatre nymphes^ dont les deux à gauche 
portent des fleurs. Le troisième et demier présente au centre 
Nérée^ vétu d'une tunique, qucnque termine en poisson ; ses 
bras étendus se dirìgent vers wnefemme qui semble repousser 
ce signe d'afFection. Derrière cette nymphe est une autre^ 
vétue d'une tunique phaenoméride , et qui se détourne vers le 
groupe dfs deux époux; sa main gauche tenait une fleur dont 
on ne voit plus actuellement que le calice. De l'autre coté de 
Nérée^ une déesse distinguée par son vétement et la riche sté* 
phané qui entoure son front^ vient de laisser tomber une 
fleur et parait étorìnée de ce qui sé passe; wne jeune fille qui 
ne semble qu*une simple acolyte la précède. Tel èst l'ensem- 
ble de cette vaste composition dont dous essayerons mainte- 
nant d'expliquer les détails. 

Si Euripide nous représente ks Néréides dansanten cercle 
5ur le sable (i), la peinture qui nous occupe et méme la 
forme circulaìre du vase qu'elle décore rendent d'une manière 
très satisfaisante cette pensée. Les fleurs AvSv? que nous voyons 
dans les mains de plusieurs des nymphes, nous font souvenir 
^le la danse nommée AvOcf^a, où l'on se servait deroses, de 



(j)Iphisfen. in AuL\. io54-57. 

Và|4.adov «tXujoopisvai 
KuxXa iTKvrnxovTa Ko'pxt 



</. PSLKB ST TUÉTIS. HJ 

# 

Tioleties et d'ache (i). Au festin nuptial de Caranus en Macé- 
doine (a), il y eut un choeur de cent homnies chantant l'épi- 
thalame, et des danseuses figurantles unes des Néreides^ les 
autres des nymphes, probablement aussi au iiorabre de cent , 
c*est-à-dìre cinquante Néréides et cinquante nyinphes. 

Pour revenir à notre tabUau , dans le groupe des jeunes 
époui;, les oi/es qui ornent le front de Thétis et qui jusqua 
présent n ont paru sur aucun monumenta excitent avant tout 
lìotre attention. Rappelon^-nous Fa venture mentionnée plus 
haut, qui concerne jircé^ soeur d'Iris (3), la ménie que la 
Harpyie Podarcé cu Podargé (4). Jupiter 'pour la punir de sa 
révplte, la priva de ses ailes , et en fit don à Thétis, qui plus 
tard , les attacha aux pieds d'Achille. La place que ces ailes oc- 
cupent dàns notre monument et dans 4^ récit de Ptolémée 
Hephaestion , nous prouve qu il s agit ici de la méme espèce 
d*ailes que nous connaissons à Mercure et à Persée. Iris se 
presente également avec des ailes de cette fórme sur un vase 
de Ta seconde collection d'Hamilton (5). Il n'y a dono rien 
d*éton<nant que sa soeur jircé porte les mémes insignes , indis- 
pensables à son empiei de messagère infernale (6). D'ailleurs 

(i) Atbén. L. XIY. p. 629. àv ^è )cal orapà tcI; ìt^ieSTOi; ;|)'xaXcu[A8yif) é^h%i\ML. 
(op7^i}a$). Téivnt ^t ùpx^SvTO p.sT0i Xi^eo»; toioutuìì;, {i.t(i»&ppitv6i, kaI Xs'^pyTe;* 

IIgu p.01 rà xaXxotXiva; 
no&fAOiTai^po^a; Ts^l tata; - 
Ta^lTàxaXò(v<Xiv«; ' 

t 

(a) Atben. 1. IT. p. x3o. A. 

(3) Ptolem. Hephsst. 1. YI. Cf. saprà , p. 97. 

(4) Hygin. P/v/o^. Fabuìar.y. 14. Scfaol. Hom^r. Iliad, I.XVI. v. i5o. I^a 
Hwpfies «ODt scBur» d'Im, filies de >Thaumas et ò^Mieatre (Hesiod. Theog^. 
V. 265-67. Apollod. 1. I^ p. 1. 6.: Tzetz. adLycophr. CaJfandr, ▼. 167) ou de 
Thaumas et ^Ozomène. (By gin, fah. i4) ou de Pontus et de U T0rrg{Set:v, ad.. 
"Virg. ^neid. 1. III. y. a4i) oa de Neptune {idem , ìBid),' 

(5) Tischbein IV. I. 

(6) Il existeencorc des rapports entre PMte et Thétis et la Harpyie Podargé.. 
C«ne-ci considérée comnie épouse de Zéphire donne k jour «ux chevaax^ 



Il8 I. l&0]rVMB195« 

ce sont touJQurs dea diyimtés plus oi| moins iofernales qqe^ 
nous voyoBS caractérisées par cet aUrihut. Aìnsi noiis le 
rencontrons au front de Morphée et a la lète òìHypnos (le 
Spmmeil), frère de Than^^tos (la Mori). Lexpressio]\4e la 
mort, le ^Gorgoniumj ne peut par conséquent, bien moins 
encore, se passer d'un tei attribuì (i)i Du reste daprès 
Ovide (9), e est pendant le sommeil, par ,consé(}uent sous 
l'empire des ténèbres^ que Pélée réussit dans sQn entreprise. 

Chirott^ fils de Philyre et de Cronos (3) ou àìixion, comme 
les autres centàures (4)/fait un gestesignificatif 9 en portant 
sa main droite à sa boudie. Ce geste propre à Harpocrate, le^ 
ddeu du Silenpe , doit de mémeiti se rapporter. aii secret, Dans 
le basrrelief de la villa Borghése , qui r€|)résente la ckntie de 
Phaéthon (5) , on vd^ ttn personnage barbu £aisant le m^me. 

Xanthus et Balius que Pélée vtiqoìt de Posidon (Homer. lUad. 1. X-YL y. i5o. 
1,,X4X.« y. 400. Nonn. Dionjs. 1. XXXYIL y. 33.5). Nonnus {Dvor^s^ ibid, 
y. i55-6t ed.Grsefe) falt les cheya^ix Xanthus, et Podarcé, enfans ^e Siprée et 
de ls| Harpyie Sàhonia. 

- . . ... ùxiMro^Dv ^€ 

Hav6ov &^&t irg(ÓTttrTO( biro Xj^v, 8ri<siH Ép«}(^bc 

Aposvo^, xai 6viXstay eicsa^nixcoas no^apxY^v , 

Ode fiopty)^ IqrTretpev èu(7rrépu^<òv ^in XtxTpÀiv, 

SiBoviTiv ocpTCUtdiv àeXXóivcv eie làp-bv fXx^ 

|(.ftt ossole, Òpet6utacv ^' ^piraaev Àrdt^q; vupu^viv ^ 

(i) Les Néréljd^s sor des dauphins accomp^gnent souyent les àmes dans 
leur ypyage au:( iles Foitunées (Voy. le sarcophage du Musée da Louyre. 
Millin, gaìer, myth, LXin. 298. Glarac. Mas, de sculpt, ime» et modem, PI. ao6. 
Vescrip, du musée du Louvre , n" 76.) 

(9) Mptamorph, I. XL y. a5](, sqq. 

(3) ApoUod. 1. 1. €. 9. 4. ApolL Rhod. 1. II. y. ia36) sqq. SohoL ibid, y. ia36, 
ad LI. y. 554 et ad L n. y. 595. Schol. Galliaiacb. Bpn, in Del, y. 118. Virg. 
Geòi*g. 1. m. y. 93. Sery. et Philargyr. i^id, Hygìn. Prolog, Fabular. p. io. 
jittron% 1. D. e. 38. 

(4) Schol. ApoU. Rhód. 1. 1. y. 554. 1. II. y. ia35. 

(5) Winckelmann. Monum. ined, n** 4^. Millin. galer, mjrik,. XXYH. 83. 
Cf. la descrìption ddMaséé da Loayre, 11° 782 , on ilexiste une répétition 
à-peu-près semblabte de ce baMrelief. 



d. PBLÉB RT THBTIS. «fp 

g€Sl:^ que notre centaute. Win^kelman reèonnatt dkni:e<e 
vìeiilard le dieu Hades qu*il considère cornine souverainrde 
ce qui est cache et notamment des licfaesses que la terre iien- 
ferme daos fion «ein. 

Les deux femmes qui, de chaque coté, se dirìgent Vbri 
Chin>ny nous paraissent étre Vepouse et la Jitie du sàge vièti- 
lard. Celle à gauche distitiguée par sa stéphané et par son ìridhé 
costume, sera dot)c Chariclo^ fille àìApollon ou de Persès ou 
de VOcéan (i). Hésiode (2) la désigne sous le nom de Nuù, 
Celle nymphe dont le caractère marin ne péut étre conteste, 
ile rdpproche de la Néréìde Nao du yase (pi. XXXVIII) des 
ilnonuniens itìédits. DaìUeurs le nom de vafg doht la radne est 
v<&ùoU'W(ò, cdtivient pàrfaìteìnent à une déésse Océanide, 
ainsi qua Tépol^^e de Chirvnj regàrdé par quelques mjrtbd- 
graphes còmme pere de Thetis. (3) 

La fille du Gentaure a un costume bien plus simple que 
celui de sa mere. Le nom d' Ócyroè (dxupóìQ qui coule rapide- 
métit) que lui donnent les témbignages anciens (/f) s'appliqùe 
très bien à la fille de Nais. Selon les my thographes , elle est 
chatlgée en (lavale (5) ; aussi Euripide la nomme-t-il Melanippé 
ou sìmplement Hippé (6). De plus Hygin (7) lui donne Fépi- 
lliètè de Thea (9^a , dées^e) et une variante porte méme Thétis 
qu'll faudrait peùt-étre retablir datis le texte , ce qui rapprp- 
cherait Ocj^ro^' de répousede P^%. 

L'interprétatiòn de ce premier groupe ne sòuffiré donc au- 
ctihé difficulté) cestCkiroriy protecteur de Péléè^ qui àp- 

■ 

(i) Schol. Pinddr. Pyth. IV t, 181; (a) Apr sèbol. Pindar. /. cu 

(3) Didys Gretena. <fe BtUo Ttoj. 1. I. e. 14. 1. Vl e. 7. 

(4)Òvìd. Méiamorph. l ILv. 638. Làttant. Placid. Nàrrat. fahular. I. II. 
fab. X. HtfÀoà^^Theog, v. 36o) et Homère (JBym, in Cèr. v. 420) citent Ocy' 
rAóeàrtbme fille de TOcéan. Cf. Paus. 1. kv. e. 3o. 

(6) Ap. Eratosth^n, Ca/ai^rrùin. e. iS. Hjgin. Astron, 1. II. e. iS;SpboK 
Oerm. p. Sg. Cf. Poli. Onomast. 1, IV. e. 19. 141 qui la nomme Evippé, 

(7) Astron, 1. n, e. 18. 



ZaO I. HONUMX2IS. 

porte les dons des bois {syhestria dona (i) ) au couple heu* 
reiuL 

Malfaeureusement les personna^es du groupe suivant lais- 
sent plus ìndécis les efforts de Tinterprète. Un vieiltard cou* 
Tonné de laurìer et arme d*un sceptre est le protagoniste des 
cinq figures; flst-ce JEacus? flst-ce le mont Péìion personnifié 
cornine le Cithéron dans une peinture de la galene de Naples, 
décrite par Philostrate (2)? £n donnant la préféreuce au nom 
SMacus^ nous prévoyons cependant que des fouiUes ulte* 
rieures pourraient très bìen nous révéler , sur un yase ou au- 
tre monumenta un personnage absolument identique à celui 
qui nous occupe, et désigné par l'inscription soit de Glaucus^ 
soit de Protée; Mgéon ne seloignerait pas non plus du carac- 
tère marin des deux précédens. Si nou^ supposons dans le 
personnage centrai Glaucus dont la patrie est Antliédon , en 
Béotie (3), les deux njmphes qui s avancent vers lui avec des 
fleurs (ovOq) à la main, trouveraient une explication toute 
naturelle (4). Suivant le récit de CatuUe , ce serait Promèthée 
qu'il faudrait reconnaìtre dans ce vieillard , puìsque c'est lui 
que le poète nous,représente , venant à la suite de Chiron(5). 

(i) Catnll. Cann. LXIV. y. aSo. Les Magnètes honoraìent Chiron aycc ks 
prémices des prodoctlons de 1^ terre, c'est-à-dìre ayec des racines et des 
plaDtes (Plmarch. Sjmpos, 1. in. qocst. I. tom. TUI. p. 564 ecl.ReÌ8ke.} 

(a) Imag. L L XTV. p. 785. 

(3)Pans. r. IX. e. aa. 1. YL e. io. Tzetz ad Lycophr. Cassandra ▼. 754* 
Philostrat. Imàg, L II. XV. p. 833. Gìaueus est fib de Cd^miiì (Theodytiis de 
Methymne ap. Athen. L Yn. p. 296) ou de Poljhus et d*SuBée (Promathidas 
d'Héradée ap. AtheD. /. dir. Cf. Schol. Apoli. Rhod. 1. L ▼. i3io) ou d'^ii- 
AéiUm et d^Alefome (Mnaséas ap. Athen. I. cte. Fnlgent. Mfytkol. 1. n. e. is. 
Lactant. Pladd. Narrai, Fabaìar. 1. ^LOLfah, IX) ou de Ppì^^keus o« Polimhas 
et de la Terre {^ass, in Virg. Georg. 1. 1. y. 43?) ou de Pasidon et de Ifais 
(Eyanthes ap. Atheo. /. cit.) 

(4) Aaikas est fils de Pasidon et ^Mcjom (Paos. L II. €. 3o. 1. IX. e. aa) 
ou de Pasidon et d'j^/e^(Stepli. Byzant. y. kAn^m). Très souYent Itsfiairs se 
trouYOit en rapport aYec les dùnniiés marùtes. Deyant le tempie deVimoit j4n- 
thta k Argos» est le tomheau des femmes nommées AJxai {marines) qui ac- 
compagnaient Dionysos (Pans. 1. 11. e. a a.) 

(5) Carm. LXIV. y. agS.) 



d. PBLBB BT THÉTIS. 121 

Mais la personnification du mont Pélion ou plutót encore 
JEacttS nous parait mériter la préférence. Dans cette hypo- 
thèse, la femme qui s'approche de lui, par-derrière^ est son 
épouse Endéis^ peut-étre la roéme que X Artemis Bcv^(;de& 
Thraces (i) ou Dèis la méme que la Néréide àniicMipa Deja- 
nire ou jave epa lanire* (2) 

Mais arrétons-nous encore un moment aux dcux nymplies 
qui portent des 'fleurs. L'une, la plus distinguée et la plus 
proche du vìeillard, pourrait recevoir lepithète de Thalie 
(OoXÀó?, branche). La seconde^ vétue plus simplèment que sa 
compagne , ne semble qu'une acolyte ; peut-étre le nom de 
Pkyllodocé lui convienàrait-il assez^ à cause des feuilles {t^yXa) 
qu elle porte. Quant a la nymphe qui suit Endéis , quel nom 
laidécerner? Serait-ce Orithyie^ par allusion a la localité (opoc), 
le mont Pélion? Quoi qu'il en soit,nous aimonsmieuxproYO- 
quer, sur cette partie de la composition , le jugement des mai- 
tres de la science, que de hasarder nous- méme de nouvelles 
conjectures'. 

Il nous reste à examiner les cinq personnages qui compo- 
sent le groupe de Néree, Ce dieu n'estpas à méconnaitre dans 
cette peinture ^ où il se présente ayec un caractère tout-à-fait 
marìn. La femme placée derrière lui, dont le front est orné 
dune riche stéphané, doit étre Doris ^ son épouse, alarmée à 
la Yue de la violence que Nérée veut exercer a Tégard de la 
njmphe, qui le repousse. Quaiit à la fleur que Doris laisse 
échapper de sa main, nos recherches ont été in&uctueuses 
pour en devìner Fallusion. Ce qu on doit remarquer cepen- 
dant, c'est le parallélisme qui existe entre Doris ^ épouse de 
Nérée ^ et Chariclo^ femme de C%iro/i, deux couples que lés 

(i) Hesych. hoc voce et v. AiXo^ov. Cf. Strab. 1. X. p. 470-71. Paisphat. 
de Increti. Hist. e. 3 a. Cf. les nym^ts Endéides dans Pile de Cliypre (Hesych. 
T. Év^Y;t^c;). Hesychius (y. AtXo-]^ov) dit que Bsv^ic est un surnom de Selène, 
D'ailleurs d*après ApoIIodore (I. I. e. 7. 6) l'épouse d^End^mion , Tamant de 
Selène , se nomme Séìs ou Néis ou Iphianasse. Pausanias (1. T. e. i) Tappelle 
Astirodìe ou Chromia ou Hjpérìppé, 

(a) Homer. iUad, 1. XTIII. v. 47. Apollod. 1. 1. e. 2. 7. Hygin. Prolog. Fabufar. 
P- 7. 



IA2 I. MOJrUMEIIS. 

mythographes nous présentent comme parens de Théiisi (t) 

Mais corament designer cette femiiie qui resiste au dieu mar 
rin? Qu'on examine la peixitiire du Deinos, pL XtKXYUI des 
Itiònumens inédiis, et Ton comprendra le rapport intime qui 
existe entre la Néréide Glaucé et le vieillard portant un scep- 
tre. Placés l'un en face de Tautre, ilsdonnent assez naturelle- 
ment l'idée de deux époux. IVailldurs , le postume de notre 
nymphe ne différant daucune manière de celai de la Néréide, 
on ne peut guère lui refuser le nom de Glaucé. 

Ce point une fois accordé, voyons si les témoignages des 
anciens confirment les rapports entre Nérée et G;laucé, Ptolé- 
mée Hépbaestion (2) se charge de résoudre ce problème lors^ 
qu*il raconte que « Nérée ie Catane AésvàtiX amoureux ò! Aihè- 
« noea de VAtUque; mais ^urrivé auprès de la déesse, il échoue 
« dans ses efforts. De désespoir, il se precipite du haut d'uA 
« rocher, et en tombant il s embàrrasse dans les filets d'un pé- 
« cheur qui le réttre, de méme q|i*une boite remptie a*ór ^ui 
« se troovait à coté de lui. Nérée prétend à la possessioa de 
« l'or, jusqu a ce qu'une vision d'Apollon lui fait abandonner 
« rdbjet de la con testa tion au prófit du pécbeur, et l'engagé de 
« se contenter d'étre guérì de sa passion et de ne pas convoiter 
« l'or d'autrui. » 

Tout le monde saie que Minerve porte le surnom de rXoR>* 
xcoTTic; que la chouetùe , yXovS , es;t son symbole le plui ordinaire; 
il est donc bien naturel de trouyer des rappòrls pronoooés 
entre k Néìn£de Glaucé et la Minerve Dritonide, et de nippelér 
à cette occasion leTased'Athènes, don t il à été question plus 
haut (3)^ et ònse renoontre uh groupe qiii exprime la m^e 
idée, c'està sayoir celui àìAthene et de Posidon* 

Quant à la jeune fille qui se trouve placée entre Nérée et Do- 
m, et dont Timportance n'est que secondaire, on pourrait 

(K)Ilestyrai que CAanc/o n'est jamais nommée comme mère de Thétisp 
mais tous les mythographes A'accordent à donner le nom de Charìclo à Ì'é- 
poasede Chiron, 

{%) L, TU. ap. Phol. BibUoth, cod. CXC. p. 49». ' 

(3) Suprày p. Z14. 



d, PELÉE ET THÉTIS. 123 

liii donner le nom òìjipseudes ou cclui de Nemeitis^ l-^n et 
lautre convenables à la fille du véridique iVer^e , et servant à 
designer sa qua lite de prophète. 

La nymphe, vétue d'une tunique phsenoniéride , qui ter- 
mine la composition et tourne ses regards vers le groupe des 
deux époux, offre plus d*une ressemblance avec là Néréide 
Psamathé du deinos, pi. XXXVIII, et avec celle qui se jette 
aux pieds de soi;i pére , dans la peinture de vase publiée par 
M. Millingen (i) , c'est ce qui nous engagé à lui accorder aussi 
la méme dénomination , persuade que le costume particuUer, 
qui ne change dans aùcun des monumens que nous yenons 
d examiner^ est un trait caractéristique de cette Néréide. 

XIX. La troisieme classe de monumens relatifs au mythe 
des nQces de Thétis comprend ceux où il n y a nulle trace de 
.violence. , 

* 

Un stamnos de Gbiu$i à fig. roug. (2) nous montre Pélée 
couronné de myrte^ et vétu d'une tunique recouverte d'une 
pardalide ; soti pétase tombe sui* ses épaules; upe épée est sus- 
peùdue à son flanc, et deux javelots paraissent dans sa main 
droite; de la main gauche > le héros conduit soh épouse vers 
le centauri CÀ/no/t,comme Ménélas conduit Hélène (3), ou 
Thésée Antiope (4). Les noms IIEABTS , OETIS et KIPOD sont 
tracés au-dessus de ce$ trois persontiages ^ de plus , on lit sur 
ce vase, demère Pélée, rinscription NIKOIITPATOS KAA02 , 
qui, selon l'opinion de M. Panofka (5), est le nom du jeune 
marie à qui ce stamnos » été offert cornale cadeau de noces. 
L0 revers présente le vieux Nérée^ la téte chauve, entre deux 
de ses fiUes. (6) 

(i) Suprà,p. io5. 

{i)Mus,Chiit$ino, tar. XLTI.-XLVH. Gerhard; S«//«r. i83i. p. 14^. Pa^ 
nofka. Mus, ^laeas. p. %%, 

(3) Panofka. Redtéreh. sur lès noms désvatesgr.'p. 39. notes i et 4- Pi* VIU. 
2. Mus. Bartold. nMsi dipinti e. a8. Miliingen jine. uned. monum. i. Pl.XXl^II. 

(4) Panofka. Feeherch. p. 40. note. i. Pi. Vili. 4. ^««9». jintìA» BUdvi^rAe, 
L §. 35o. {$) Mus, Blaeas, p, 3(i, 

(6) Dans une peioture semblable^ màis qaVnt se trouve pas ati revers de 



1^4 I* MORUMENS. 

XX. Un vase (deinos), inférieur sans doute sdus le rapport 
de Fart à la lécané publiée pi. XXXVII des monumens inédits, 
mais plus instrnctif par les ìnscriplions qui accompagnent les 
figures, est celui qu*offre la pi. XXXVIII des mémes monu- 
mens. Au centre, parait Thétis, 0ETI2) ; au lieu d'étre enievée 
par Pélée, IIHA... , e est plutót elle qui entraìnele héros, dont 
Vextréme jeunesse doit exciter notre surprise. En effet, le fils 
d*i^cus figure ìd imberbe et d'urie taille bien inférieure à 
celle des autres persònnages ; il est couronné de myrte et cou- 
Tert d'une courte tunique. Au mouvement qu'il fait^ ontlirait 
qu'il veut baiser la roain gauche de la déesse, qui , saisissantson 
bras droit, loin de fuir, comme sur la plupart des monumens, 
cherche au contraire à rassurer son protégé. Deux nymphes, 
désignées par leS noms de KYMA8QH , qui iridique la inpidité 
des/lots^ et NAQ, F action de nager^ servent d'acolytes à ce 
groupe. Quoique le nom de Nato ne se trouve pas dans le ca- 
talogne des Néréìdes^ Tidée qu'il ^prime répond trop bien 
au caractère des nymphes marines pour qu'on ose lui substituer 
celui de la Néréide Soeó, mentionnée par Hésiode et Apollo- 
dorè (i). A la suite de Nao vient , à droite , un vidllard barbu 
et arme d'un sceptre, dont le rapport avec une femme-nom- 
mée TAAYXE, Glaucé^ et qui se trouve à gauche, derrière 
Cymnthoéy ne peut guère étre conteste. Son costume qous 
rappelle celui de la nymphe qui , sur la lécané du Musée de 
Naples, est placée devant Nérée. On pourrait donc nommer 
son époux aussi bien Glaucus que Nérée; mais quelque nom 
qu'on veuitte accordar à cette diviniti ^ fàt-ce-méme JcAxn de 
Posidon^ toujours devra-t-on regarder ee personnage comme 
un dieu marin. D'ailleurs, en examinant les différentes généa- 



Péìée et Thétis , le vieiUard entre deux femmes est désigné par le nom de 
Tyndare (Gerhard. BuUet. i83i. p. i43). Dans une autre (Panofka. Rtchenh. 
Pi. IX. 3.) par celui de P//a</e. Toutefois, comme Tobserre M. Gerhard 
(/. £iV.) ces deux exemples ne doivent laisser aucun doute sur le nom à don- 
ner au nfieiilard chauve du vase de Chiusi. M. Panofka , Muf» Blacasip. Z9 
préfère y yoir un pére entouré des jeunes roariés. 
(t) Hesiod» Theog. y. 243. Apollod. 1. 1. e, 9. 7. 



d. PBLÉE ET THBTIS. I Sl5 

logies de Thétis j placées en té(e de cet article , nous y vojons 
qiie, d*après Gatulle, cette déessaest regardée commefille de 
Neptune, C'est dono bien réellement ici le méme groupe que 
celui du yase atfaénien, et la femme nommée Glaucé reniplace 
dans notre peinture celle que, sur le vase du Yatican (i), 
nous ayons désignée par le nom de Thalassa ou de Doris. 
Rien n*était plus convenable que de piacer Thétis entre deux 
de'ses soeurs, et ses parens accourant de chaquecóté à fa vue 
de cette scène singulière. 

Mais la manière nouvelle dont , sur notre yase, les amours 
de Pélée et de Thétis sont représentées , et qui rappelle les 
poursuites de Géphale par Hémera^ trouve une explication 
satisfaisante dans le récit de Philostrate, mentionpé page 96, 
où la timidité du jeune mortel est rassurée par les encoura- 
gemens de la déesse marine, qui lui peintle sort heureux 
d'Endymion , aime par Selène , et celui de plusieurs autres 
lìéros aimés par des divinités. 

Les quatre JNéreides, YAMAOH, Psamathé, qui représente 
le sable de la mer; KTMATOAHFH, Cymatolégé^ celle qui 
apaise les flots ; MEAITH , Melité^ la mielleuse ou leau douce, 
et sn£Q, Speo^ la grotte, nous semblent indiquer et la localité et 
le calme de la mer au moment des noces de Pélée. En effet, 
c'est dans \antre du Pélion que Thétis yient goùter les dou- 
ceurs du sommeil ; le rivage est couvert de sables amonce- 
lés (2) , et au moment où les divinités descendent de l'Olympe, 
la surface des flots est légèrement ridée par un doux zéphyr (3). 
Ges quatre figures nous rendent donc parfaitement Timage des 
▼ers d'Ovide et de Catulle. 

XXI. Un sarcophage de la villa Albani, publié par Winc- 
Itelmann (4), est le seul monument de 1 epoque romaine où 

(i) Suprà, p. III. 
' (a) Ovid. Metamorph, 1. XI. v. a3i-35. (3) Carni. LXIV. v. 270-71. 

Hic qualia flatu pUtànuim mare matutino 
Horrificans Zephyxus proclìyes incitat undas. 

(4) Momim, ined. n* III. Zoèga BassirìUevi antichi I. 5a-53. Millin. Caler. 
Mfyth. CUI. 55 1. 



]a6 . 1. MONUMBNS. 

roii puìs^e reconnaitre avec certitude le sujet en question (i). 
Nous ne ppuvons dloncp^s accorder à M. Rochette, que Yon 
ne doit chercher dans ce monument rien autre clwse que la 
représentation d^un mariage grec^ tratte d^une maniere gene- 
rale^ et dans le costume héroìque^ ou peut-étre, s^il *'/ troupe 
en effet queique allusion a un^ Jait particulier^ sous les traitsi de 
Cadmus et d^Harmonie , plutpt que sous ceux de Pélée et de 
Thétisy que rien n^y désigne d'une manière pajtìculièr e. (a) 

Uexamen des trois bas-relìefs de ce sarcophage décid^^ s'il 
n'y a pas plus de probabilité& pour les noces de Pélée et de 
Thétis que pour celles du fils d'Agénor et d'Harmonie. 

Les degx époux sont assis Tun pr^s de Tau^re ; la jeune ma- 
,rié,e se faìt remarquer par san voìl^ nuptial;^ trait qu*elle a de 
commun avec la Thétis de la lécané du Mu^ee de Naple^. Les 
dieux apportent des présens : Fulcain^ une épée et un bou- 
qlier; Minen^e^ une lance et un casque; les quatre Saiscns^ 
ou Heures^ offrent au jeune couple, la preipière^ un san- 
^liér, un oiseau et un lìèyre; la seconde, un chevreau et 
une corbeille de fleurs; k troisiènne, une guirlande» et la 
quatrième, des fruits. A la suite des Saisons yienttin gar- 
con portant un flambeau à demi renversé. Winckehnann y' 
recpnnait Hespérusy qui désigne que les noces se célébraient 
le soir (3), Ensuà^e se présente un éphèbe couronné de fleura, 
$t portant une hydrie panatl^énaique et un flainbeau. Quoique 

(i) Quant aù célèbre vase Barberini , aiijourd*hùi au Musée Britannique , 
où Winckelmann le premier (Histùirìs de l'art, 1. VI. e. $. §, y. p. 487) a cru 
TeconuAÌtre Pélée et Thétis ^ ce mobument nous parait d*une iuterprétation 
si difficile , et toutes les opinions émises à son égard noqs semblent enco^e 
si doutcuses, que nous n'osons pdAs le ranger parnii les représentations de 
Tenlèvement de Thétis. 

(a) 'M&num, ined. ArehiUeid. p. 3i. M. Quatremère de Quincy (Jttpiter 
Oljmp. pi. "VII. p. 209) s'est servi de la composition de ce bas-relief dans la 
restitution du tròne de PApolion Amycléen où les noces d'Harmonie étaient 
figurées (Paus. 1. III. e. 18.) 

(3) Pindar. Pyth. ni. v. 3^. Un jehne honrnie vétu d*uue cblamyde bian- 
che, et portant un flambeau, oùvràit la marche nuptialé. (Suid. et Etyin. 
Mag. V. ÉicauXia v. A|)cayi^£^, Harpocraf. v. A.^aMpeXu7rT7Ìft«, Cf. Panofka. Mus, 
Blacas. p« 17.) • 



d, PBLÓ ET THÉTIS. fSJ 

dépòurvu d*ai)es, Winokelniann le desiane comme Uyménée; 
MiUÌD préfère Comos^ sans doute d*après un passage de Phì* 
lostrate (i), où ce dieu, la téte ceinte d'une couronne de 
rosea et tenant un flambeau, sapproche des jeunes mariés* 
JML Panofkay ,reconnait le jeune Hjrdrophore^ indi&pensable 
à la cérémonie nuptiale (2), auquel, puisqu'il sagit ici dune 
pifoce&aion (le divioités , le tiom A'Hjrrnénée peut étre consenré 
aana scrupule. Plus loiiionvoitr^mozir qui repousse Eris(^y 
Les afbres indiqiieot aans doute les boìs du moni Pélion. 

. Si la.préaenoe d'Eria éloignée par rAmour ne justifiait pas 
assez notre assertion ^ la frìse du monument entièreraent oc* 
cupée par des monstres marins de toute espèce et surtout Tun 
des petits cótés du sareophage , aohevers^it de prouver qu'il 
s'agit ici du mariage de la mère d'Achille. £n effet, sur cette 
face laterale, on volt un dieu barbu s'appuyant sur un scep- 
tre. Un monstre marìn est devant lui et un aviròn est piante 
sur le rocher qui est dans le fond. Quel que soit le nom qu'on 
accorde à ce personnage, celui de Glaucus^ de Nérée ou de 
Posidoriy toujours la présence du dieu roarin garantit Vexac- 
titude de l'artiste à se confonner aux traditiòns du mythe de 
Thétis. Au contraire, dan$ lés noces de Gadmus et d'Harmo- 
nie, ni Vintervention d'Eris, ni la présence de ce dieu ne sònt 
justifiées par aucun témoignage elassique. Nous persistons 
donc à regarder ce mohument corame un de ceux où le taiythe 
en question est traité danslesmémes idées que le récit deCatutle. 

Le second petit còte du sareophage offre un Amour assis 
«ìur un dauphin et tenant une ombrelle. Ce genie fait peut- 
étreallusion au voyage des àmes vers les ìWs Fortunées (**). 

(i) /oto^. 1. 1. II. p« 76.5» 

(a) Rech. sur les noms des vasesgr. p. 8. Q.Suid- ▼. AouTpocpopo? xaì AouTpocpopel. 

(*)Un vase très important du musée de M. S. Angelo, à Naples, repro- 
duit une scène de tragèdie relative aux noces de Déjanire , fille d'Oenée. L'A- 
mour avec rinscription ^6^vc< engagé, dans ce tableau, sa mère À^po^itifi de 
fiC détourner de' l'action principale. Cellc-ci s^éJoigne éc]k et ne jette<j[A'tfn 
regardr jéloux sur les personnages de la scèn^. -Th* P* 

(*<) Si l'on compare nos observation^ sur l*id€ntt«é d'Atbéné Sciras^X èìk- 



ia8 1. MONUfiABNS. 

FouT nous résumer en peu de inots, il résulte des recber- 
ches précédentes , que les noces de Pélée et de Thétis parais- 
sent sur les monumens, le plus souvent, accompagnées d'un 
caractère deTiolence; que Pélée estpresque toujours jeune et 
imberbe , et que Thétis tàche de se dérober à sa poursuite. 
Quant à Nérée dont la forme la plus ancienne est moitìé bom- 
me, moitié poisson, souyent cependant, il semontre sous 
une figure entièrement bumaine. Enfin Chiron^ qui designa 
constamment la localité, le mont Pélion qu'il babite, est un 
personnage qui partout se reproduit sous la méme forme, et 
quii est impossible de méconnaitre. 

J. DE WiTTB. 



e. SUR LBS PLAKTBS A HBLICB BT I4BS MQNUMBNS OU BLLES 

FIGURBNT. 

(Monum. de Vlnstit. PI. XXXVII et pi. XI et XII.) 

Sur le couvercle de lecané , publìé pi. XXXVII , quatre 
Néréìdes ont des plantes armées de vrìlles soit dans leur màin, 
soit à coté d'elles. Quòique ces plàntes ne soient pas toute^ 
de la méme espèce , elles appartiennent cependant à la méme 
famille y celle des plantes qui grimpent au moyen de vrìlles. 
Une autre fleur de la méme nature sert quelquefois d*orne- 
ment au col des grands yases de la Basilicate : e est la piante à 
grand calice, appelee volubilis. Le caractère commun à toutes 
ces plantes diverses c'est de s*éntortiller et d'offrir dans quel- 
que partie de leur forme l'image de \ enroulement. Or quel est 
le mot dans la langue grecque pour esprimer cette idée.>^ Evi- 
demment celui d'£XcS à propos duquel les lexicograpbes (i) 
citent une quantité d'objets qui présentent tous la méme par- 

tbéné Alea (BuUet. x83i. p. 70-73), on concevra cominent le parasolomà^tov 
on oxipov , peut convenir au jeune Palsemon ou T&ras» cpi marche sor la 
mer, G*eat-à-dire qui figure comnie Aléus. Th. P. 

(x) Heftych. ▼. fiXi( , vtoc , xotXoc, (uX«c » koii ò tbirfikiA^ , xat i xaraf pofoc x«i ri 



e. SUR LBS PLAITTES A HELICE. I^p 

tìcularité et dont yoìci les principaux : le contour de Voreille^ 
la volute oa spirale de colonne , le tendron annelé de la vigne (^i)^ 
les boucles de che{>eux (2), \^fil de la quenouille^ qui de la 
main retombe vers la terre, (3) 

Mais quel rapport y a-t-il entre les plantes à hélice et les 
Néréides de notre vase ? Le grand étymologiste (4) en parlant 
de Neptune Héliconien derive cette épithète de la nature en^ 
roulee et ronde desjlots Sia ro tXtxàq xac mptfcpttq cTvat xà^ ^cva^ xtjg 
BaXaaanq et s accorde à cet égard avec Hesychius qui explique 
le mot cXcS par le mouuement orbicu taire des eaux oiKjTpcxpj 
t»^Tb>v. Ainsi le peintre de notre lécané, pour óter toute in- 
certi tude sur le caractère de ses nymphes^ s'est servi des plan- 
tes à hélice à la place des flots qui souvent dans la forme de 
l'art se rapprochent d'une manière remarquahle des plantes 
qui nous occupent , des dauphins ou des monstres marins que 
nous montrent d autres raonumens relatifs au ménie sujet. Les 
xìotions que fournissent les deux lexicogtaphes relativement 
au mot cXt^ ne se bornent cependant pas à nous révéler le vé- 
ritable sens des plantes à vrille sur le vase des Néréides : elles 
embrassent presque tous les monumens où cette espèce de 
piante intervient, et nous expliquent le rapport qui unit tous 
les noms' soit des dieux , soit des localités qui procèdent du 
mot helix, 

Personne n*ignore quHelicé en Achaie fut le siège principal 
du Posidon Héliconien^ du plus célèbre des Neptunes, adoré 
dans toute l'Ionie (5), qui dans sa qualité à'Hicesius (ixc^eo?) 
offrait un refuge aux malheureux et aux criminels (6) et qui, 
deux aiis avant la bataille de Leuctres, détruisit de fond en 
comble par les inondations et les tremblemens de terre la ville 

àva'f>j>^ irapà rei; à^-]ii\TÌx,xo(s\ , xat ò xapi^ò; xal <|^sX>,tov xat toù cI}tc$ * "k ireptoxià 
xac ^s(r(xo( ti; 11 TuXcYfAOL % icapaxXYiat^. 

( i ) Hesych. v. ÈÀixe; , t^; àp.i7&Xou rà é(x[ji.a7(d<^v]. 
* (a) Hesych. v. ÈXarorépa; , woXuAoxcu;. 

(3) Hesycli. v. ÉXócwv ìtcò x^ipò; v7Ìpi'«TÒ 98poji.evov gv tw àrpàxitù liti tyiv ^ra. 

(4) V. Kuwpi;. 

(5) Paus. 1. VIL e. a4. (6)'Pa«8. 1. VII. e. a5. 

IV. 9 



ii3o 



I. MONUMEN5. 



dont il partageait le noni (i). Pausanias (a) auquel notis de- 
vono ces détails , fious enseigne encore d'autres localités où 
)e inéin« Neptune Hélioonien fut adoré , notamment AtKenes , 
le mont Hélicon en Béotie, Milet oà un autel fut ^rige en 
son honneax* et Téo$ où une enceinte sacrée entourait son 
autel (3). Strabon (4) nous décrit une des formes de l'art qui 
caractérjisait ce Neptune, Tobjet du eulte des fètes panio- 
jiiennes; c'étaìt une statue en bronze qui représentait le dieu 
deboùt , tenant sur sa main un hippoeampe, Nul doute que cet 
^animai avee sa queue entortillée et relevée ne remplacàt la 
piante à héUceetqu'on neie préféràt par cetle raison au dau- 
phirp dont le corps plein et la queue courte auraient dif&cìle- 
iBen€ rendu cette idée. L'hippocampe indiquait de la méme 
manière que la piante à hélice le mouvenient onduleux de la 
mer et les gou(&es qui naissent et disparaissent à chaque in- 
stant. Si les fouilles des tombeaux de Canino nous ont fait 
connaitre plusieurìi vases dont Neptune forme le centre en- 
touré de femmes avec des plantes à hélice, Texplication de 
tous ces monumens repose entièrement sur la signification . 
d*une piante dont Timportance archéologique n'avait pas élé 
reconnue. On nous accorderà maintenant sans peine que 
toutes les fois où une piante semblable parait dans des sujets 
marins^ il s*agit moins d'un caprice d'artiste que d^un hiéro- 
gl jphe de l'art. 

Si nous quittons l'Achaie et Hélicé, nous trouverons en 
Béotie ce méme Neptune adoré sur le mont Hélicon dont les 
sources Aganippe et Hippocrène se rapportant à Pégase , fils 
de Neptune et de Meduse (5) attestent Tintime liaison de 
cette localité avec le dieu de la mer. lei cependant où il n'est 



(r)Strab. l.Yra. p. 384. 

(a) PauS} I. VII. e. 3o. Etym. M. v. KuirpiC* jcal •yàp, eì orravCokC , ÈXuupviov to 
floa&i^òiva eiprxsv àirà ÈXixùvo;, uc Apiorapy^o; ^ouXerai, èirel in BotodTta tkn Upò 

(3) Paus. 1. e. 

(4)Strab. I. Vra.p.384. 

(5) Paus. 1. IX. e. «9. Strab. 1. Vili. p. 379. 1. IX. p. 4 ' 9. 



e, SUR LES PLANTSS A HELIGE. l3l 

nullement questìon de cet éléinent , on ne pouvait Tenérer 
Neptune à cause de sa puksance marine; e est plutot aux 
tremblemen^ de terre qui font qu on implore la protection 
à^ Ennosigaeus et à' Ennosichthon ^ qu*il doit son eulte sur 
cette montagne, eulte qu'il partageait avee les Muses, comme 
à Deiphes au mont Parnasse où on le consultait comme an- 
cien possesseur de Foracle, en communauté avee Gaea (i), 
et bien avant qyxApoUon ne se fit valoìr en sa qualité de deifin. 
Cette action violente que Neptune exerce d'une part sur la 
mer^ et de lautre sur la terre dont il habite le centre , me 
semble parfaitement exprimée par répithèteEXex&yvco?, puisque 
kXitjijw si^nVàe faire tourner, remuer^ et s'applique autant à Xé- 
lément de leau qu'à celu'ì de la terre. Les mots latins vortex 
^ ^ytrtexy éridiemment identiques , et dont le premier désigne 
le gouffre de la mer^ le second , le sommet turbine des mori" 
tagnes , reposent sur la inéme idée fondamentale des deut 
pouToirs que réunit Neptune. 

Signalons maintenant au lecteur un bon n ombre de vases 
de Nola et de Canino où Apollon se présente entouré de deux 
Jemmes qui portent une piante a hélice^ souvent dépourvues 
de tonte autre attributi quelquefois cependant caractérisées 
comme Artemis et Latone ou Ilithjie par Tare et le carquoìs , 
aìnsi que par la biche qui les accompagne (2). On conviendra 
que les piante s h kélice désignent dans ce cas les déesses qui 
Iiabitent le mont Helicon, Mais on fera bien de rapprocher en 
méme temps ces compositions des peint^ures citées plus haut 
dont Neptune est le protagoniste, pour comprendre qu'au 
fond ces monumens se rattacbent tous au eulte du dieu Héli- 
conieny soit du plus ancien, nommé Neptune ^ soit de $on 
successeur Apollon y Fun et Tautre chef de Voracle et par con- 
séquent intimement lié aux Muses. 

La recherche sur les pian tes à hélice nous ramène naturel- 

(t)*Paus. l. X. e. 5. 

(3) Un des vases les plus curìeux de ce genre se trouve dans' le cabinet de 
M. Kestner, à Rome. 

9 



l3ìl I. MONUMENS. 

lement au vase de la naìssance d'Ericbthonius (pi. XI et XII 
des monumens de Tlnstitut) et aux deux génies qui s y trou- 
vent placés sur des plantes pareilles^ et dont Fun tient de la 
main droite une piante à yrille pourvue d une fleur. II est 
évident que les deux génies qui se trouvent de chaque coté 
du vase sont le^ mémes et dans la scène de la naissance d'E- 
rìchthonius et dans celle du tableau oppose. Quant a 1 educa- 
tion du fils d'Hephaestus, c'est à Minerve quelle est confiée; 
c*est à Athènes que se passe l'action; il ne peut doncy étre 
question ni d'Hélicé en Achaie, ni de THélicon en Béotie. Ce- 
pendant la piante ne peut changer de nom : elle reste piante à 
hélice ici comme partout ailleurs. Que faire alors des deux 
éphèbes ailés? Pausanias (i) après avoir cilé comme fieures 
athéniens Yllissus et l'Eridanus qui se jette dans TUissus, ra- 
conte que c'est sur les bords du premier qu'Orithyie, jouant, 
fiit enlevée par Borée (a) , et que ce vent , destructeur de la 
flotte des Perses (3) , avait porte secours aux Athéniens dans 
sa qualìté de gendre d'Erechthée. Le méme auteur (4) ajoute 
que les Atliéniens veulent queleur Hélissus soit consacra ancore 
a (Pautres divinités (5) et quii se trombe sur ses bords un autel 
dédié aux Muses Hélissiades, 

D'après ces témoignages classiques serait-ìl trop hasardé de 
reconnaitre le genie du fleuve Hélissus dans un ép'hebe ailé qui 
d'une main tient une piante a hélice^ et de Tautre la lyre (6)? 
xlont la pose sur la pointe des pieds exprime à son tour le mot 

(i) L. I. e. 19. 

(a) C'est pourquoì , sur le coffre de Cypselus , Borée , enievant Orlthy ìe , 
figure avec des pieds de serpens (Paus. 1. V. e. 19). Etym. M. v. ÈXéXixro et 

(3) Cf. Paus. 1. Vili. e. 28 pt e. 36. 

(4) Paus. 1. 1. e. 19. 

(5) Par rapport à Neptune Uéliconien» diea principal de Teu^roit. 

(6) Paus. 1. X. e. 3u. Éirl Xo'^cu rivo; Òpcpsù; }ca06^op.&vo$ , ècpaTTFerai ^à x%l tv) 
à(>iaT6pà xiOàoo^, r^ ^s irÉpa x^tpì ìt^x^ <|"^uei* xXcàvé; gtaiv uv ij^ausi, TrpcaavaxsxXiTO.t 

^S T(d ^£V^p6>.... ÈXXVIVUCÒV $è TO QT^^é. ÈaTlV T^ Op^8l XAl OUTE 7] éo6in;} OUTt ìttC- 

ilyj^aa zanv sttI tyì XECpocXvi Bpaxixov. Cf. Hesych. v, ÉXócr, , tq irs'a. (salix.) 



e. SUR LES PLANTES A HELIGE. l33 

iXiVffae sauter én has (i)? Les cheveux bouclés qui retombent 
le lon'g de son cou (2), fournissent/sHlen fallait^ un nouvel 
argument en faveur de cette dénomination. 

Fixé sur le sens d'un de ces éphèbes, nous ne pouvons 
guère étre embarrassés pour le nom de l'autre. Le fleuve le plus 
connu et qui est toujours nommé à coté de l'Ilissus, c'est lo' 
Cephisus, Strabori (3)après avoir désigné tous les deuxcomme 
des torrens , nous averti t quV/E été le Cephisus sedessècke en 
grande partie [^, Jètoos maintenant un regard sur la peìnture 
de la naissance d'Erichthonius : nous y apercevons un genie 
abattu, sans action, le bras droit ramené vers le corps, ne 
prenant aucune part ni intérét à la naissance d'Erichthonius. 
C'est évidemment le genie du Cephisus en été : lorsque la terre 
GaeUj poussée par la chaleur Hephaestus^ fai t sortir de Tinté- 
rièur du sol le produit de la semence Erichthonius, et le confie 
à la lumière Athéné : elle nous indique positivement cette 
saison que d ailleurs la fleur dans la main à'ilissus achève de 
caractériser. 

ExaminoQs maintenant la partie opposée : en face du genie 
de rilissus parait un autre genie qui étend sa main pour re- 
cevoir la seaphé de Neptune, tout dispose à la lui offrir. Or, 
jè le dema'nde , comment l'artiste pouvait-il mieux écrire et le 
nom et le caràctère du fleuve, que par tme action qui repré- 
sente cet éphèbe sorti de son inaction et desirant la caphé ou 
seaphé (5), xìfjytottfv? C'est en hiver que Neptune remplit son 

(t) Hesych. v. iXiaoai, xarop^^aai. Comparez les danses des gar9ons sur le 
mont Hélicon. (AtbeD. I. XIV. e. 26. a.) 

(a) y. ÈXtx<óvt« p.6ua6Ìx ó; iXucuTrac irXoxafxcuc àvrì tgìì, éXixcu;. Cf. Etyra. M. 
V." OuXo?. 

(3) L. IX. p. 400. Cf. Paas. 1. 1. e. 38. 

(4) Strab. 1. e. Cf. Paus. 1. II. €. ao. 

(5) Hesych. y. Kaf à, Xou-nnp Aobcoavec. V. Ka^at^ot, tM^aì^j^x , yzkS., Voy. mes 
Rech, itir les Vas, gr. p. a8. pi. VI. io, et Athen. 1. XIV. e. 26. a; qui cite, à 
propos de la danse des gar^ons exécutée sur le mont Hélicon , une ancienne 
épigramme : 



l34 I. MONUMENS. 

lit ; et pour preuve qu il s*agit réellement de cette saiaon, on 
n a qu'à observer que cette fòi$ Ilissus ne porte pas de fleur 
dans sa main. 

Si Homère (i) désigAe Hélicé et JEg^e comune les deux en- 
droits où Posidon aifhe de préférénce à séjourner, le pèintre 
de notre vase a saisi religìeusenient la pensée du poète en 
donnant des pieds de chèvre (alywv) au sìège de NeptuiM , et 
des plantes à hélice pour supports à ses acolytes; Àu reste, 
le sceptre marin et les faces des Gorgones , qui décorent le 
pliant, ne permettent guère de se méprendre sur lecaractère 
de cette diviniti. 

Mais quelle est la déesse auprès de Neptune ? L ayant dé- 
signée autrefois [Annoi, voi. I. p. 299) comme /rÌ5,.dont nous 
faisions connaitre la liaison avec Neptune, nous ne croyons 
nullement avoir dévié de la véritable interprétatioD« Cepen- 
dant le noni plus conyenable pour cette divinité, et que nous 
avions déjà propose dans notre premier artide ; est évidenir 
mentcelui de Niké. Reroarquqns d*abord que cette déesse oc- 
cupe la méme place que XAthàné, du coté princifAl; que sa 
tunique éioilée s assina^e naturellement à X ègide de Minerve , 
«t que Fune et Vautre de ces divinités aecusent une position 
dépendante : comme Minerve se conforme à la volonté d'He- 
phaestus et de Gaea , ainsi notre déesse parait obéir aux ardres 
de Posidon , époux de Gaea comme Hephaestus, lei se présente 
naturellement à notre esprit le tempie de Nicé Apteros , d'où 
lon voit \2Lmer^ dans laquelle s'est jeté Mgée, Pausanias (2) 
ajoute qu'on voit en cet endroit ce que les Athéniens appel- 
lent Xheroum dMgée. Or, pour peu qu'on &e rappelle le térooi" 
ghage des my thographes , d'après lesquels Tbésée est fils 
àijEgée ou plutót de Neptune y et qu'on pense que le mot «Tyc?, 



Av^pa; * i è' aùXt]Tà( "h Avoxoc iI»iaX6uc 

Tà Sucuuvi xoXòv toùt* àirsxetTO ^épa^. 
O0xaxb)^^è xal Ka^Yiciac ó aLhXnrr^fttc. 



(i) D. ©. V. ao3. II. B. V. 576. (a) L. I. e. 23. 



e. SUR LES PLANTSS ▲ HBLIGB. l35 

chèvres, servait à dé&igner les flòts (i), on coAviendra que 
l'heroum d*^gée est un véritable tempie de Posidon y et que 
la méme raison qui a fatt piacer le tempie de Niké à coté du 
beroum d'iEgée , motiva aussi sur notre vase le voisinage de 
la Victoire et Neptune ^ que les pieds de cbòvre (acyftìv) de son 
siège achèvent d ailleurs de caractériser comme Téritable JEgée. 
Au tesfte , 1 etat enpeloppé de notre Yictoire nous parait ren- 
dre la méme idée qu*oii voulait exp?imei! par une Yietoire 
scms ailes (a), c*est-à-dire une Niké d'un sens plus élevé et pkis 
general, distincte des Victoires accidentelle»^ une déesse sta- 
bUy ferme et conceniree en eHe-meme. Pour mieux étaUir en- 
core les rapports entre Minerve, Neptune et la Victoire, rea* 
dons^nous à Spaxte (3), où se trouve un tempie òJAthmé 
Axiopmnosy je pense une Athéné-Némésis comme celle qui 
figure dans le Jugement (T Oreste^ et un second tempie ^ erìge 
à une autre Athéné par Théras, fondateur de Théra, lan- 
cienne Callisté : cette dernière déesse me semble une Athéné 
Niké. A coté est placée la statue SHippasthèttes^ qu'ils assimi- 
lent à Posidon^ Nous rencontrons cette méme réunion de di- 
vininés à TroBzène (4) > où Athéné Polias , Athéné Stkémas et 
Posidon^ BasUeus sont adorés après que Jupiter eut décrété 
que Posidon et Athéné posséderaient Troezène en commun. Il 
est ^vident que l'Atbéné Sthénias représente Fépouse de Po- 
sidon Hipposihénes y et qu elle s* identifie aussi , comme image de 
la force et de la stabilite , ayec \ Athéné Nikéy ou Nicé Aptérosy 
d'Athénes. A Olympie , nous trouvons également à coté d*une 
Athéné (5) armée de l'ègide , don votif des Eléens, une Nihéy 
offerte par les Mantinéens , doni on sait que Posidon ftjt le 
dieu prìncipal. Calamis Tavait fait sans aiUsy k l*imitatìon de 
la statue d' Athènes , et , ce qiii mèri te surtout de fixer noire 
attention , sans que Pinscription mentianndt une guerre à laquelle 
elle eùt rapporta Cette remarque de Pausanias con firme ce (j^ 

(i) De Wittc. Jnnal. de Vlnst. voi. II. p. 1 79. 

(a)Paus, 1. III. G. i5. (3) Pans. 1. e. 

ih) Paus. lib. II. e. 3n. (5; Paus. 1. V. e. 26. 



l36 I. MONUMENS. 

iious avons dit plus haiit, que cette Nike n'a nullement le 
sens restreint qu'on. attrìbue Tulgairement à cette déesse, 
Sans nous perdre en cìtations des statues de Minerve qui por- 
tent la Vicioire (i), comme Vénus soh emblème particulier 
XAmotiTy jious nous bornerons a constater, dans notre figure 
ailée, XAthéné Nioé^diàorée sur TAcropolis d*Athènes, à coté 
de l'Athéné Parthénos et de l'Aihéné Polias , et dont le trésor 
particulier est mentionné dans un grand nombre d'inscrìp- 
tions. (2) 

Cette inter(>rétation qui fournit des nouveaux argumens 
enfaveur de nos assertions, offre surtout lavantagede'nepas 
sortir du cercle desdivinitésémineinmentattiquesqueronado- 
rait à TAcropole. Car s'ilestcertain queU religion attiquerou- 
lait sur deux mythes principaux , les deux dispute» de Minerve 
l'une avec Neptune , Tautre avec Vulcain , on ne pourra se 
dissimuler la ressemblance extréme que révèlent sur la pein- 
ture du vase de Canino Vulcain et Neptune, ressemblance 
qui se manifeste d*une manière iieuve et evidente par l'action 
d'Hephaestus frappant la terre avec sa lance pour en faire sor- 
tir Erìchthonius , conforme à celle de Posidon Erechthée 
(véritable pére d'Erìchthonius) faisant iiaitre le premier che- 
vai par un coup de son trident. 

C*est surtout dans cette dernière pose que parait le souve- 
rain de la mer sur les raonumensrelatifsà la dispute d'Athéné 
et Posidon. Ainsi nos recherches sur le vase je Canino nous 
ont amene à croire qu'en Attique leméme dieu (entrai s appe- 
lait en été , à cause de la chaleur, Hephaestifs, et en hiver 
Posidon à cause des inondations et des pluies'abondantes 
qui dans ce pays caractériseot seules cette saison : on avouera 
doncqu iln y avait rien d'inexact dans notre assertion, lorsqueen 
poussant les ingénieuses observations de M. Letronne sur Tas-» 
similation d'Atlas et de Posidofi y un peu pluis loin que ce 



(1) Notamnient TAthéué Parthénos de Phìdias. 

(a) Boeckh. Corp. Inscript, 1. 11° 149, p. aai. Staatshauflhalt. der. Athencr. 
JI. p. 294 suiv. 



e, SUR LES PLA.HTBS A HELICE. l37 

savant, nous osions affirmer {AnnaL detinst. voi. a, p. 175)9 

qiìjitlas figurait sur le candelabre en bronze comme divinité 

tellurique et centrale^ a-la-fois comme Posidon et Hephcestus , 

toujours liéa la déesse d AiKenes, Cette assertion nous pour* 

rions encore lappuyer des médailles de la Magnesie, pays 

éminemment métallurgique , et sur lesquelles à coté de Minerve 

figure Atlas avec le disque (iróXo?) unique de Tunivers sur sa 

tète et la partie inférieure du corps terminée en serpent. 

Je ne saurai terminer cet article sans faire observer que le 

peintre de notre vase a place comme ministres et gardiens des 

traditions les plus importantes de la religion d' Athènes et d*E- 

leusis, les génies de l'Ilissus et du Cephisns àbsolument comme 

Phidias dont le fronton du Parthenon, felatif à la dispute de 

Posidon et d'Athéné, montrait les mémes fleuves aux deux 

angles de cette admirable composition (i). Au reste nous dcr 

mandons gràce au lecteur si nous avons jugé à propos de 

développer Texplicatìon de ce monument qui, dans le premier 

volume de nos Annales , n'a paru que très imparfaite^ au lieu de 

faire la critique d*une opinion (2) differente de la nòtre et basée 

sur une genealogie d*Erechthée (3), opinion, qui pour s appro- 

cher de la vérité, nous parait prendre trop peu de soin de 

mettre d*accord les détails de la composition avec le sujet 

principal qu'elle propose. 

Th. Panofka. 



(i) De méme, les flecves Cladée et Alphie se tfouTaient aux angles du 
fronton d'Olympie. (Paus. 1. V. e. io ) 

(a) Brònndsted, Vofages et Recherches en Grece , a* livr, p. 397. 

(3)Hesych. V. ©òcTTcv tìBcuttq?, «opoipkia* iizì twv ^v t^ (rroa \ì.9.xà\kÌHtùf 
TIC iSv, tà iffs-jpe-fpairro B0TTH2. TaaagTat ouv in 'Trapoipiia iiìi tùv poc^tu; duvrtXou- 
|Atv«>v . XXI 'yàp 6 BouTVK pqc^icdf xaTeoxauaoro , art oOx óXoxXiipou tou 9tt(Aa» 

TOC ^lilpftfblASVOU. 



l38 I. MOHUMBUS. 

4. DE lA POI'ERIB ANTIQUE, (l) 

♦ 

Les aneiens peuple^ ont, dès leur berceau et dans le sein de 
la barbarie , cr^é , avec une fecondile siirprenante , totis tes 
arts nécessaires et ceiix qui exigeaient la plus puissanté con- 
ception. Conduits par une sorte d'instinct, ils étudièrent , sans 
relàche, les phénomènes. en apparence, les plus indifférens; 
leurs observations perdues et retrouvées ^ transmises par la 
seule traditiòn orale, se muttiplièrént jusqu*à ce quele but, 
d'abord ignoré, fut découveri; de sorte que là curiosile natu- 
relle à l'homme l'a poussé, d'un pas Constant et férme, dans 
un encbainemenl d'expériences , doni la dernière limite devait 
élre le besoin de perfectioiiner. 

Ce travail sera le nòtre et celui des generation^ qiii nous 
suivent; nous polirorts péniblement Ndifice erige par nos 
aieux; nous profiterons de leurs idées simples et gfandes pour 
crée^ des théories nombretìses, pour en faire des appKcatiòns 
parfois utiles, souvent dangereuses. Oh dirai t, fnàintenànt, 
que Tesprit humain s'est lasse de prodfuire ; pprès Ta vaste mois- 

(x) J*a^aÌ8 amioncé (tome «Mottcl dee jénnafys) un travàìl sjor ìéé vate^ 
gpeca en general ; l'abrégé q»e j'«n donne ici pacaitra pent-étre trop étendu 
pour occuper une place réservée spécialement aux monvmens inédits, ou 
trop résumé pour une recbevche speciale : je n*ai d'autre justification que 
rintérét véritable attacbé à cette sorte d*étude. On me reprocbera sans 
doute aussi d'avoir onblié les nombreuses citatlons que j'avais promises , et 
de répé^er quelqves nots de mon artide snr la cylix de Vulcia. J*aarals>pu 
facilement tenir mon engagement d'érudition apparente en mukìplian* ìe» 
renvois aux dtfférens Mbsées de Naples» Rome, Berlin, Paris; à ceux de 
MM. de Blacas , de Pourtales et DtiFand ; msd» j'ai senti combien-, poo« ap- 
puyer de teiles citations, ki présenee des monnmens' était nécessaire. J'ai 
eru qo'il valait mienx essa^r d'établir une tbéorie raisonnable, fonde» sor 
Texpérience , et que cbaque savant pùt yérifier lui-méme dans les Maaées à 
sa portée. A l'égard des répétitions , on me les pardonnera, je Tespère. Nous 
ne faisons pas, comme il est trop facile de le -voir, un ouvrage d'éloquence 
en écrivant nos uénnales; cbacun s'exprime aussi clairement qu'il peut, et , 
s*il yient à reproduire une idée sur laquelle il juge nécessaire d'insister, il 
sait d'avance que les archéologues lui tiendront plus de compte de la vérité 
mise dans tout son jour, que d'une rfaétorique hors de saison. 



DB LÀ POTBHIB ANTIQUE. iòg 

I 

son des géaies nous balajans Taiice qu'ils ont foolée pour y 
chercher iiotre insuffisante p&ture. Entre le moment on 
rhomine écarta le» bétes féroces' à coups de pierre et de mas- 
sue, et le temps où il couvrit la terre de ses YÌUes et de sa cul- 
ture, il s*est éeoulé des sièdes glorìeux, ctéateurrs, (pn iì« 
re'vieiKlìront plus. 

Et ce n-eat pas un vain prestige qui s*attacfae aux efForlSr 
merveilleux des peuples d*autrefois. L admiration inTolontaire 
n 'est jamais sams quelque moti£ raiftonnable. Manis de t'expé^ 
rienee des anciens, s<mtenus par leurs leeons , encouragés' 
par leuffs exemples nous sentions> fréquemment l'inutilità de 
notre science et de nos tentatives^ eoniment dono ne ver-^* 
rions-ncais pas, avec étotìnenient et re^pect, tout ce qu^it» 
ont pu foire, dénués coronie ils letaìent , de tout oe qui nons* 
sert auJQurd'hui ? Il n'est pas de science dont ilfr n'aient pose 
la base; plosieurs ont été complètement étudiées par eux, et 
nous n&vons pu y apporter la moindre amélioration. 

Ne biàmons donc pas les peuples qui , jeunes encore, esa^^i* 
ronnaient d'une sorte d*adoration les in^enteurs dont le genìe 
sttbvenait aux besoins de Thomme, suppléait à ses forces ou- 
frappaìt déjà riraaginàtion d*un charme i»exprimable par ntte 
imittftion imparfaite de la nature. Le premier qui fondit le 
bronsse, ceux qui feieonnè^ent la charme ou qui osèrent s'as^ 
seoir sans épouvatite sifr le do^ d*un cheval indomptéj les eon^ 
structeUTS du premier navire , méritèrent la Ténération décer- 
jiée par la simplieìté primitÌTe. Mais les bonneurs du eulte né 
leur furent pas réservés. Emanfation de la divinité, la puis^ 
sance créatrice en demeura inséparable. C estsous la direction 
deCérès que Trìptolème enseigne la colture du blé; celle de 
la vigne estétablie par Bacchus lui-méme. Yulcain et Minerve, 
appelés- auvrtyyotj inspirent les artistes, Minerve avec Mars 
procègent leurs travaux. La navigation , la ehasse , la musique , 
la pocerie (i), tous ces arts d'cmgine ignorée vicmi^ent des 

(i) Céramus, fils de Baccbns et d'Àriadne, était considéré commè rinveii- 
teur de la poterie. 



l4o I. MONUM£NS. ' 

dieux;la peinture et lasculpture, d'inyentioD plus recente, 
restent seules assignées a de simples niortels; paurtant,ceux 
qui les exercaient furent compris sous le nom majestueux de 
démiurges , terme sacre applique par excellence au créateur 
de Tunivers , puis ^ comme beaucoup de mots de la langue 
hiératique, donnea des diminutions progressives decetieidée 
première, depuis lesgrands inventeurs jusqu*aux artisans les 
plus vulgairès. 

L'art céramique est , sans doute , un des plus anciens de tous. 
InTcnté à plusieurs époques et par des nations séparées, il 
était connu des peuples de l'Asie dans des siècles très reculés. 
Les Grecs le recurent beaucoup plus tard. Long-temps ils igno- 
rèrent la brique poùr les constructions , et conservaient les 
liquides dans des vases de bois. Les Geltes et les Geimains 
apprirent probablen?ent la pòterie des colonies grecques ou 
romainesj avant, ilsbuvaient dans des pierres creusées, des 
coquilles , ou des crànes. Malgré l'epoque recente que l'on 
assigne à l'introduction de la poterie dans la Grece, elle y 
atteignit rapid^ment une perfection qui démontre bien l'intel- 
ligence de ceux à qui elle avait éìé enseignée. Elle preceda la 
plastique , puis s'en empara pour embellir les formes ; enfin elle 
appliqua le dessin a son vernis pour en tirer les ornemens 
les plus délicats et les sujets les plus beaux. Si la porcelaine 
de nos fabriques surpasse les Tases gfacs par sa dureté et sa 
faculté de recevoir toutes les couleurs, elle n'atteint certaine* 
ment pas la méme pureté de contours et la raéme gràce dans 
les décors. 

Ainsi que tous les arts , la poterie se divise en deux parties 
bien distinctes. Celle qui est purement mécanique embrasse 
toutes les préparations et les procédés d'application; celle qui 
dépend de l'esprit est entièrement soumise au goùt, à la 
science et à la volonté de l'artiste. J'examinerai d'abord lapre* 
mière en recherchant la marche qu'a dù suivre l'étude mate* 
rielle pour atteindre son apogée ; ensuite je traiterai la seconde 
parde en considérant la céramographie comme industrie ou 
comme art: 



DB LA ItOTBRIE ANTIQUE. l4l 

I. Les vasès grossiers et d'usage doiuestique furentles pre- 
miers que l*on fabriqua dans tous les pays. Gomme il est rare 
de trouvér une terre convenable à cet usage, il a fallu pres- 
que toujours la composer d'un mélange d'argile bleue, de 
sable et quelquefois de substances calcaires. Ce mélange , sous 
différentesi proportions ,' peut forraer une pàté tenace , com- 
pàcte, se fondant difficilement, et qui, par Taction d'un feu 
àssez modéré , prend une consistance suffisante , devient 
sonore, légère, et passe à une couleur tirant plus ou moins 
, sur le rouge. Telles que la nature les offre communément^ les 
terres sont rudes , et la cuisson augmente enoore un si grave 
défaut. Quelquefois néanmoins, comme au pied du mont 
Olympe, on rencontre des bancs d'une matière si tenue quelle 
ne demande aucune préparation. Les anciens observèrent sans 
doute le pbénomène qui avait produit de semblables dépots^ 
et qui se renouvelle sans cesse sur le sable des rivières. Ils 
Tirent que les eaux bòurbeuses abandonnént lentement un 
sédiment terreux , laissant d'abord tomber les grains les plus 
pesans, puis les plus légerS; enfin ceux qui denieurentimpal- 
pables. Une remarque si simple leur suggéra l'idée d'imiter 
ropération.naturelle. Ils agitèrent leurs matìères brutes dans 
des fosses remplies d'eau; ensuite, faisant écouler le liquide 
chargéde terre en suspension , le laissèrent reposer, et, recueil- 
lant les dépóts, le mélaient dàns^les proportions ordinaires. 
Ils parvinrent de cette manière, à former facilement une terre 
d*une finesse extraordinaire. 

Nous iguorons comment leurs tours étaient construits. Il 
est certain dii moins que le disque hòrizontal sur lequel le 
potier. formait son vase variait de largeur selon la base , et rece- 
▼ait d'aujtant plus de poids à la circonférence que le vase était 
plus difficile à tourner» Les peintures égyptiennes nous mon- 
trent les tpurneurs.accròupis, dressant leurs vases d'une main , 
et lancant de l'autre leur roue qui joue sur un arbre perpea- 
diculaire et fort court. On rapportali souvent les coUets et les 
pìeds; ces derniers étaient marqués, en dessous, de traits ou 
de lettres, afin d'étre bien ajustés sous les pièces auxquelles 



l43 !• MONUMBVS. 

ilsétaient destinés; les anses se prépafaient également a part 
et se fixaient à la fin $ans difficulté. 

Les outils employés par les potiers deraient peu différer 
des nòtres ; ils sont encore tellement simples que les ancietis 
n'ont pas pi> s'en dispenser. Un grand soin était mis , par eux, 
à polir extérieurement leur ouvrage, surtout dans les parties 
qui ne recevaient pas de yernis ; précaution très nécessaire , 
parce qu'en rendant parfaitement unies toutes les surfaces de- 
couvertes , on réparait en quelque sorte leur porosité naturtlle, 
garantie ailleurs par le Ternis. Il est àremarquer aussi que les 
poceries antiques les plus fines n*ont pa^ une terre naturetle- 
ment très douce; le poli seul, qui s'obtient fort aisément, 
donne à l'extérieur ce grain serre , toujours grossier dans la 
-cassure. 

Dès que les vernis furent inventés, on se hàta de les appU- 
quer aux vases; oar on sentit prompteroent l'avantage d'une 
CQUche minoe qui prévenait tou te penetra tion par les liquides. 
Comme j'ai déjà eu Toccasion de le dire au sujet d*une cylix 
de Vulcia , les premières couvertes furent ganérales et répon- 
.dirent, à-peu<prèsà ce que nous appelons engobe (i). Le noir 
fut préféré par un motif que nous allons faire oonnaitre. 

Soit dans les produits volcaniques , soit dans beau coup 
d autres combinaisons naturelles , Tóxide noir de fer s'offrait 
abondainment , sous diverses formes , toujours colorant , tou- 
jours très fusible avec les corps vitreux. G'est lui qui dut se 
méler d'àbord avec les fondans employés pour former la cou- 
verte. On ladopta et tous ses avantages justifièrent snffisam- 
nient ce choix. L'analyse ehimique du noir des vases antiques 
confirme pleinement cette théorie, et, bien que les fondans 
pe soient Téritablement connus que par les compositions tei- 
les que Pline et Vitruve les décrivent, le principe colorant du 
vernis a pu étre facilement séparé. Les Grecs adoptèrent 
Foxide de fer, parce que la nature le leur foumissait de toutes 

(i) La seufe différence est que Tengobe ft'ohtìent par l'immersion du yan 
dans une eau chargée d^émail pulvérisé. 



DE LA POTERIB ANTIQUE. l43 

parts , de méme que les Egyptiens choisirent eelui de cuivre à 
raison de la rareté das autres. Les retouches en blanc, rouge 
et Jaune niat, sont faites avec des produits naturels. Le blanc 
estuile alundine bianche appelée vulgairement terre de pipe*; 
le rouge nest que Toxide rouge de fer, le jaune un ocre. Il y 
entre peu ou point de fondant; aussi boivent-ils tous Teau 
dont on les baigne ; il en est de méme de la converte bianche 
de plusieurs vases de Locres , de TAttique et de Tarquinies. 
Les bleus et les Terts sont tirés des sels de cuivre. 

Beaucoup d'incertitude règne sur le liquide destine à étendre 
la converte. Les vases étaient peints en sortant des mains du 
potier et encore si frais qu'ils cédaient à l'impression du doigt. 
Etait-cereaujiatérébenthine^ourhuile, dont on £iisait usageP 
Ges deux derniers corps ne pouvaient guère s accorder ave^ 
rhumidité de la piLte; pourtant il n'est pas impossible de s'en. 
semr. 

La oouleur s*applìquait très facilement, avec hardiesse et 
sùreté ; elle éoaillait rarement par la cuisson. Quelques cou- 
vert^s .^ont fort tendres; celles de TEtrurie sont les plus ré- 
sistantes. On esquissait avec un corps dur dont la trace colorée 
dìsparaissait à la cuisson , laissant , a sa place, des petits sillons 
suivant les corrections de Tartiste; tous les traits noirs inté*- 
rieprs étaient faits au cestre, espèce de tire*ligne; les fondset 
les sur&ces un peu larges se couvraient au pinceau, de méme 
que les filets. 

Arégarddesinscriptions, il y en a de deux sortes : les unes 
sont peintes sur le blapc ou suir le fond naturel , avec la cou- 
leur noire et brillante, les autres étaient mises en blanc ou en 
rouge mat.sur le vernis noir. Ges dernières sont très com- 
inunes et s'appliquaient conune Jes retouches; seulement, le 
vase étant termine, on ne pouvait pas tòujours se póser iQom- 
nodément pour éorire; il fallait quelquefoik tracer les lettres 
a Tenvers , ce qui peut expliquer beaucoup d erreurs, de trans- 
positions et d*omissions *dans les légendes. 

Yenait enfin la cuisson à nu et à une temperature varice 
selon les fabrii|ues. La beante du vernis dépendait de la cha** 



l44 '• MONUMBNS. 

leur, Tout cuisait ensemble ; terre et couleur: e est encore 
ainsi que Fon fait dans nos poteries communes. C'est la Sicile, 
TEtrurie et la grande Grece , qui fournissent les plus beaux 
vernis; ceux de Bruttium et de la Lucanie sont, la plupart, 
très minces, ternes et faciles à rayer. 

Un des efFets les plus remarquables de la cuisson était de 
f^ire varier la couleur des vases, lorsqulls recevaìent un coup 
de feu. Alors Témail passait du noir au yert et du vert au rouge. 
C'est une propriété bien connue de Toxide de fer. (i) 

Ne confondons pas, toutefois ,. les accidens de cuisson avec 
ceux des bùchers, dont la fiamme chargée de matières ani- 
males, noircissait les yases, les flambait d*une manière bizarre 
et marbrée, faisant éclater ou écailler les parois , pénétrant 
jusqu au coeur et salissant la pàté elle-méme. Les vases brùlés 
ne sont pas autrement produits. 

Lorsque naturellement , ou par suite de la cuisson , la terre 
deyenait trop pale dans les places épargnées, on la frottait le- 
gèrement, et à sec, avec un oere rouge foncé dont la couleur 
sttppléait à celle de la tei^e et acbevait de boucher complète- 
ment ses pores déjà resserrés par le poli. Presque tous les yases 
ont subi cette opération finale: le rouge de leur intérieur est 
différent de celui de la cassure; on Tenlève, en grande partie, 
avec un Unge humecté ; quelques fragmens, écaillés par Taction 
subite des bùchers, montrent les contours des figures encore 
conservés par cette couleur rouge qui a resiste à la fiamme , 
lorsqu'elle détachait les vernis. Tels étaient les procédés me- 
caniques des potiers grecs , démontrés par une étude attendve 
des vases et par les essais les plus assidus pour les imiter. 

IL Nous passerons, maintenant, à la céramographie , sujet 
bien plus difficile que le précédent,.puisqu*il repose sur un 
instinct d art pratiqne et non sur une loi purèment chimique. 

Prétendre fixer une nomenclature. exacte , en distinguant à 
coup sur les pays et les époques> sérait une témérité véritable. 
On a déjà fait, pour y parvénir , des efforls dont le succès jus- 

(t) Le vernis antique le plus noir est toujonrs rougedtre dans les minces 



DE LA POTERIB ANTIQUE. l45 

tement conteste, prouve la difBculté de l*entreprise. Il existe 
cependant des limites évidentes pour les yeux exercés. Ainsi , 
les premiers Tases semblent étre ceux à engobe jaunàtre avec. 
des figures orangées ou d'un noir brun et sans luisant, d*un 
dessin fort mediocre , maladroit , pesant , mal retouché et trace 
comnie par une main novice. J*ai fait observer^ dans une autre 
dissertation , que ces débris si archaiques nont que des fleu- 
rons et autres objets insìgnifians pour ornemens. Gardons-nous 
toutefois de les confondre aver des vaisseaux d*usage domes- 
tique, lesquels durent, à.raison de leur emploi, conserver bien 
long*temps cette decora tion sans valeur, qui leur convenait 
parfaitement. 

La méme <;ouverte parait sous les figures noires les plus 
antiques. Le noir en est égaiement faux , le vernis teme ; le 
dessin conserve de la lourdeur, Vinexpérience est complète 
dans les proportions, et, en méme temps, les palmettes, les 
enroulemens, les filets, sont d'une exécution beaucoup plus 
franche. Cela devait arriver, puisque lon essayait lés figures 
et que les autres décorations étaient alors devenues fami« 
lìères. 

En troisième ligne , se range une grande classe de peintures 
noires, habilement tracées, mais conservaht un grand arcbais- 
me de caractère, une naiveté massive^ une exagération de 
muscles, résultat visible de premières études. Dans ce style 
tout est fort, plein, nerveux; les attitudes sont décidées, la 
touche est ferme. L'artiste n'a pas hésité à rendre Sa pensée 
tout entière. 11 n*a ménage ni les ressources des retouches, ni 
la bizarrerie des poses. Il a été quelquefois simple jusqu au ri« 
dìcule, vigoureux jusqu a la caricature. Inspiré seulement par 
la nature, sans type d'école pour l'asservir, il peignait cequ'il 
croyait voir, et lon n admirera jamais assez les premiers élans 
de cet art qui devait un jour immortaliser Apelle , Euphranor 
et Protogène. 

Gomment établir la séparatìon entre ces vases véritablement 
primitifs et ceux d'imitation ? Evidemment, pour tout artiste, 
les ancìens copièrent fréquemment leurs devanciers et en cher-> 
IV. * IO 



l46 '!• MONUMSNS. 

ohèrent le style, comme nous répétons aujourd*hui celui du 
quin^ième siècle. Si cependant nous youlions baser une nuance 
si tranchée sur le style seulement, peut-étre trouTerions>nous 
^es oppositions assez'grandes ; on taxerait une telle délimitadon 
darbitraire ou de fiction, car il nest pas donne a tout archéo- 
logue de sentir le style et rintention, comme un peiutreou 
un statuaire, ni de discerner la copie de Forìginal dans un ou- 
vrage d*art. Desjugemens qui émanent dusentiment^peuvent 
difficilement se réduire en règie, et, sous ce rapport, beaucoup 
d amateurs presque ignorans Temporteraient sur les plus ce- 
ièbres antiquaires , parce que , pour Tantiquité figurée, lesliyres 
et les plus Tastes études suppléent moins au goùt que le goùt 
et rintelligence ne peuvent suppléer à Térudition. 

Àfin donc de laisser le moins possìble à Fincertitude, re- 
marquons dans les vases d'imitatiòn Un vernis plus brillant, des 
touches plus caressées^ une terre plus polie, et surtout une 
grande négligence dans les extrémités. La paléographie est ep- 
core un indice. Celle qui affecte lantiquìté n'a pas la facilité 
natùrelle et constante de la première; quelqueslettres prennent 
aussi des formes plus modernes. 

lei nous devoris rattacher k la seconde classe archaique les 
figures rouges à fond noir , inconnues dans la première epoque 
par une cause bien facile à découvrir. Les fonds noirs et les 
, traits intérieurs de la méme couleur sont bien plus de con- 
vention que des ombres obscures détachées sur un ton clair ] 
non parce que la nature présente toujours ainsi les objets , mais 
parce que la peinture n'a pu étre, d'abord, qu un profil sombre, 
calqué fidèlement, tei que la lumière interceptée le dessinait 
sur les corps èclairés. Yoilà pourquoi les figures rouges doivent 
nécessairement étre les plus récentes par suite de cette loi 
progressive qui s est exercée chez tous les peuples. 

Dès que les fonds devinrent indifférens, c'est-à-dire , quand 
les figures furent réservées et recoupées de lignes peintes à 
rintérieur, on admit les simples traits tant sur le ton naturel 
de la terre que sur des couvertes complètement blanches ou 
pales. C est ce que nous voyons sur des vases de Nola^ de Locres 



i 



DB LÀ POTBRIS ANTIQUE. l^y 

et de r Attigue, pour la première espèce; de TEtrarìe, pour 
la seconde. De teHes peintures «xigeaient une grande finesse ; 
aussi, presque toujours, sojìt*elle$ d'une excellente exécution. 
La resscHirce des larges pàrtìes noires , étant supprimée , aug- 
mentait toutes les difficulrés. Souvent les cylix àfigures blanches 
a Tintérieur étaient, en dehors, couvertes de figures rouges 
sur fondtioir, et la -différence du travail est toujours très 
frappante. 

Entra Penclès et Pyrrhus , pn prit, pour la poterie , toutes 
les licences que peut imaginer le goùt varie des Grecs. Lesap- 
plications de relieEs et la dorure furent employées avec beau- 
coup de succès; on jehaussa de téintes légères les figures des 
lécythus attiques et les reliefs de Tltalie grecque. On cannela 
les scyphus et leschous; on tourna les anses en rotelles eten 
noeudfl. Une inyention aussi heùreuse que fertile conduisait 
alors de simples ouvriers. Les peintres décrivirent aussi des 
méandres très compliqués, des festons agencés avec gràce. Les 
draperies flottèrent légèrement et enplis capricieux; les carac- 
tères des tétes devinrent plus délicats ; les muscles furent ren* 
dus aVec souplesse; une sorte d'abandon et de facilité accom- 
pagnaient le pinceau. Ce n*était plus la raideur et la minutie 
des premiers essais , ni la sevère fermeté des contemporains 
d*Hiéron. 

De là, un court espace de temps conduisit à lafféterie des 
formes, à la prétention ridicule des détails, à la négligence dn 
dessin et à une tiberté ennemie de tout art. Les barbares de la 
Lucanie, de la Messapie et du Bruttium, qui devinrent pré- 
▼alens quandles Grecs d'Italie déclinaient , recurent la peinture 
ainsi dégradée et la rendireùt puerile, puis monstrueuse. Si 
quelques vases attestent, qhez eux, la présence de peintres 
d'un talent véritable, la plupart sont omés de représentations 
dont les yeux de tout connaisseur se détoument avec mépris. 
Surcbargés de retouehes , de figures grotesquement superpo- 
sées dans un champ iktégal , ces images n ont , en general , aucun 
ménte p<»ir raciheter leut absurde bizarrerìe. A peine un petit 
nombre de sujets curieux est-il digne de fixer l'attention, puis 

,io. 



l^i I. MONtJMKffS. 

que rhomme incapable de dessiner est également ptivé des 
ressources nécessaires pour rendré aa pensée par une ccmpo- 
sition raisonnable et digne d'examen. 

En proposant cette classificatìon generalo, nion intentìon 
n'a pas été de divisjsr la céramographie en périodes séparées , 
ce qui serait contre tonte vraisemblance. La peinture inarcbe 
sans cesse et s*élève ou s abaisse selon les destinéesdespeuples. 
J'aivoulu seulement marquer les phases^rìncipales de Tart, 
et faìre voir comment, tout en poursuivant sa carrière ^ il s*est 
modifié par des transitions insensibles pour les contemporains, 
frappantes pour nous , lorsque nous reunissons les mo^iimens 
de siècles successifs. . 

J'aborde' maintenant la partie la plus .difficile, celle qui 
troupe d*autant plus de contradicteurs, qu*elle est moins à la 
portée de tout le monde. Je vais chercher à indiquer ies moyens 
de distinguer certains originaux de copies ou d*imitatìons ha- 
biles. Pour bien apprecìer les données qui peuvent nous gui- 
der, remontons vers lantiquité y consìdérons les rapports de ses 
usages techniques avec les nótres , et, par ce qu'ils ont de com- 
mun , tàchons de former une base sur laquelle puisse reposer 
notre raisonnement. 

Lorsquun art se fonde , il est d'abord cuhivé pour lui-ménie 
et par^les génies supérieurs. Sitót qu*il a pris quelque force, 
on l'applique à rindustrie; dès-lorsil passe dans lestnainsd ou- 
vriers plus ou moins intelligens, mais rarement doués d*une 
conception originale. Mous voyons les premières pensées de 
la sculpture adorées en Grece dans les effigies ìnformes de De- 
dale; peu après les forgerons et les fondeurs appliquèrent des 
basreliefs à tous les ustensiles. A Florence, on pòrta proces- 
sionnellemen t les premiérs tableaux du Giotto , et bientót Faeti - 
za, limoges, enrichirent de peintures Ics vases, les plats et 
les aiguières. Une pareille dégradation créa la céramographie 
grecque. Et, dabord, les céramographes ne purent étre que 
des artistes de second ordre ; les autres.peignaient les temples 
et les portiques; on se moquait, en Attique, des peintres de 
leeythus. 



BS LA POTERIfi AMTlQrE. l^^ 

Si donc.tes fondateurs d*une telle industrie furent obligéi 
de sadresser à des hommes médiocres, il ne faut pas nous 
atonner de trotiver dap9 l^urs oeuvres peu d*originalité unic 
a une certaine facilité, età une liberté assez grande. Beau- 
coup d'artistes s^ubalternes ont, dans nos fabriques, une ap- 
tìtude remarquable pour employer les idées des autres, ies 
tournee de toutes marfières , Ies rendre avec adresse , diviser 
Les compositionfi ou Ies réunir, modifier mérae quelques dé- 
tails y et prqduire des résultats agréabics ,< quoique tirés de 
plusieurs mpdèles. Ces ouvriers sont très communs ; ils Tétaieiit 
bien plus encore au quinzième siede; Técolede JulesRomain 
en couvrit TEurope. 

Mais il manque toujours a leurs travaux un ensemble bien 
.ordonné, une corresipondance bien pensée. On reconnait les 
pièces de leur assemblage, ou bien une exécution molle, in- 
decise et débile , montre que le dessinateur n'était pas à la bau- 
4eur de celui qui avait compose. 

Vaila donc enòore ici le jugement laissé tout entier au goùt 
jet; à 1^ pratique, et c*est précisément à ce point que commence 
à dé£aillir celui des archéologues. Aucune estìmation matérielle 
ne peut fixer où la copie se séparé de rpr;ginal ; on ne saurait 
designer ppsitivement ce qui décèle , dans la finesse et la fer- 
ineté d'un contour, la main du compositeur ou celle d'un imi- 
4;ateur adroit et bardi. G'est pourquoi beaucoup de peintures 
. xeste.ront toujours sans attribution positive ; d'autres, au con- 
traire, par des caractères bien marqués, se reconnaitront 
. pour des plagiats maladroits. 

L'originalité se dévoile par un grand équilibre de décoF, 
lajustenient parfait et naturel de toutes les parties. Les figures 
xnéme sont compi?ises dansTornement, en ce que, savamment 
disposées, elles ne surchargent pas une face aux dépisns. du re^ 
Ters , et occupent à-peu-près des fonds équivalens. La com- 
position frappe le spectateur par une nouveauté inattendue ; 
on n'y retrouve plus la facon tnanufacturière et commune : 
quelque chose de puissant^ de grandiose, émeut et fixe lat- 
tention. Cpi;taines figures sont soigneusement étudiées ; d'au- 



I90 I. MONUMBHS. 

tres , plus négligées , ne servent qua les faire valoir. Le dessin, 
sans étre toujoura correct, est plus naif et plus fin. On aper^oit 
des vestiges d esquisses remarquablement modifiées, le nu du 
corps , indiqué sous les vétemens. 

De tels vases ne seront jamais connnuns ; car il ne faut pas 
les confondre avec les faux orìginaux , tirés de poncìfs et sortis 
de mains imitatrices. Un si^ne general est attaché à ces der- 
niers ; on j Toit que le manoeuvre, ne mettant à son travail ni 
amour ni orgueil , trace sans inspiration , avec une patience 
égale f des représentatìons auxquelles il demeure ìndiiTérent. 

Avant d abandonner ce sujet , il ne sera pas inutile d^ob- 
scrver combien le genie des Greds se montre intelligent et 
habile, méme dans un art aussi vulgaire que la poterìe. Pour 
peu 'que Ton jette les jeux sur le lirre où M. Pànofka traite 
des formes et des noms des yases et sur les deux plancbes ré- 
ceniment publiées par M. Gerhard , on verrà comme la struc- 
ture et les décorations figurées de chaque espèce devases étaient 
appropriées à son usage. Peu de peuples ont donne moins que 
la Grece à Tarbitraire et à la licence de Tornement. Aucun ne 
réussìt, non plus, aussi bien^ à former un heureux ensemble 
soit dans les monumens , soit dans les ustensiles les plus ordi- 
naires. Gomme les Egyptiens , leursmaìtres , les Grecs , toujours 
sous l'influence d'un sentiment religieux'ou social ^ n'ont jamais 
perda de vue le but élevé ou positif de chaque chose. Ils Font 
envisagé méme dans des reflets éloignés , et exprimé par des 
rapprochemens ingénieux et savans. Tot ou tard on décou- 
vrira dans leurs ouvrages dWt , une sorte d*annales en langue 
sacrée e| où chaque peuple sera marqué au sceau de ses croyan- 
ces, de ses tradì tions, de ses rites et méme de ses rapporta avec 
des nations éloignées. Gette recherche appartient à des hommes 
érudits elf prqfohds. En attendant qu elle s achève et que les 
nombreux documens fintssent par constituer un corps facile 
à ranimer , l'art extérìeur est reste à la portée de tout le monde, 
et c'est sur ses progrès comme sur ses variétés que les savans 
ne fìxeront jamais en vain leur attention. 

Le duc db Lijtkbs. 



mscBipnons db tajiquiiiibs^ 



i5ft 



5. SUR LBS INSGRIPTIOnS DBCOUYERTES BN DBCBMBRB 1829^ 

DANS LES THERMBS DE TARQUINIES , 
PAR MM. MAlfZI ET FOSSATI. 



I. 

3. 
4. 



THERMAS. MUNIGIP 

PATER. BIVS. GÒS. AY 

TESTAMENTO. F 

AMPLIATOQV 



ale 

e e i 
e. ope 



S. QTAS. p. TVLLIVS 
ESTBRTIO. TER. ET. TR. 
T. ADIEGTA. PEGTMIA 
RE. PERFBGIT. 



II 



I» 
a. 

3. 

4. 
5. 

6. 

7- 
8. 

9- 

IO. 

II. 
12. 
i3. 

14. 
i5. 
16. 

i8. 
^9- 



F. TYIiLIO» 
YARROIVIS. Fili. 
STEL. YARRONI. GOS. 
AYGYRI. PROGOS. PROYING.^ 
AFRIGJE. LEG. AY6. PROPR. 
MOBSIf. SYPERIORIS.' GYRAT. 
ALYEI. TIBBRIS. ET. RIPARYM. 
ET. GLOAGARYM. YRBIS PR^F. 
£RARII. SATYRNI. PROG. PROY. 
BiETIG£. YLTERIORIS. HISPA 
NI£. liEG. liEG. XII. FYLMINATR. 
ET. YI. YIGTRIGIS. P. F. 
PRiETORI. JEDILI. CERCALI. 
QYiESTORI. YRB. TRIBYNO. 
MIIilT. LEG. XYI. BT. XYlRO. STILIBYS. 
INDIGANDIS. PRETORI. ^TRYRlJfi. QYIN 
QYENNALI. TARQYINIS. 
P. TYLLIYS. GALLISTIO. 
POSYIT. 



iba 



I. MommiNS. 



m. 



I. Q. PETRONIO. MBLIORI. TIRO 
a. COS. CYR. R. P. TARQTINIENS. 

ET. GRAVISCÀHORTM. PRìEFEC. 

FRYM. DANDI. LEGÀT. LEO. 

XXX. VLPIJE. CYRATOR. PYRGENS» 

ET. CERETAHORYM. I.EG. LEG. 

YIII. AYG. PRjET. TRIB. PLEB. 

KANDID. QYJEST. PROY. NAR 
9. BON. qJEST, SODALI. AYG. 

10. CLAYDIALI. SEX. YIR. TYRM. 

11. FR. TRIB. LATICL. LEG. PR. MIN. 

12. XYIRO. STILIT. lYDICAND.^ 

13. ORDO. ET. CIYES. TARQYI 

14. NIENSIYM. PATRONO. OP 

15. TIMO. QYOD. REMI P. FOYE 

16. BIT. ET. THBRMAS. RESTI 

17. TYERIT. 



3. 
4. 

5. 
6. 

7- 
8. 



IV. 



1. L. DASYMIO. P. F. 

3. STEL. TYLLIO. 

3. TYSCO. COS. 

4. AYGYRI. SODALI. GOMITI. AYG. HADRIA 

5. NALI. SODALI. ANTONI 

6. NIANO. qYRAT. OPERYM. 

7. PYBLICORYM. 

8. LEGATO. PR. PROYINGIARYM« 

9. GERMANIA. SYFERIOR. 

10. ET. PANNONIJE SYFERIOR. 

11. PRJEFECTO. JEK. SATYRNI. , 
la, PR£TQRI. TRIBYNO. PLEB. 

13. LEG. PROYINC. AFRICJE. 

14. QY«ST.. IMP. ANTONINI. AYG. PII. 



INSGRIPTIOUS BS TARQUINIBS. ^l53 

l5. TRIB. Mlli. LSG. mi. FLÀVIiE. 

IO. TRIUMVIRO. A. A. A. P. P. 

17. P. TVLLIVS. CALLfSTIO. 

18. POSVIT. 



V." 



I. 


BOMITIiE. ELPiJpi. G. F. 


a. 


CONIYGI. Q. PETRO 


3. 


mi. MELIORIS. VIRI 


4. 


COS. 


5. 


ORBO. ET. CIVES* 


6. 


TARQVINIENSIVM. 


7- 


PATRONA. BIG 


8. 


NISSIMJE. 



Je lis ainsi ces inscrìpdons : 

!No I. Thermas municipales quas Publius TuUius , pater ejus, 
coiìsul^ augur, sestertiorum ter et tricies? testamento fecit, 
adjectà pecunia, ampliatoque opere perfecit. 

II. Publio Tullio, Varronis filio, Stellatinse (tribus) Var- 
Toni, consuli^ auguri, proconsuli provinciae Afrìcae, legato 
Augusti, propraetoris Moesiae superioris, curatori alvei Tiberis 
et riparum et cloacarum urbis, praefeetò aerarii Saturni, pro- 
consuli provinciae Boeticas ulterioris Hispaniae , legato legionis 
duodecima^ fulminatricis , et sextae victricis , piae , fidelis , prae- 
tori, aedili cereali, quaestori urbis ^ tribuno railitum legionis 
àeciznae sextae et decemviro litibusjudicandis;praetori£truriae, 
quinquentiali Tarquiniis^ Publius TuUius Gallistio posuit. 

IH. Quinto Petronio Meliorì, viro consulari, curatori rei- 
pubiicae Tarquiniensium, et Graviscariorum, praefecto frumenti 
dan di, legato legionis trigesimae Ulpiae, curatori Pyrgensium 
et Ceretanorum, legato legionis Octavae Augustae, praetori, tri- 
buno plebis , candidato quaestoriae provinciae Narbonensisquaes- 
tori, sodali Augiistali, Claudìali^ sexviro, turmae' praefecto? 
tribuno laticlavio legionis primaeMinerviae, decemviro litibusju- 



i54 !• Hosnicmns. 

dicandis , ordo e% cives Tarquimensìum patrono optimo, quod 
reuipublicam foverit et thermas restituerit. 

lY. Lucio Dasumio, Publii fitio, Stellatiiìae, Tullio Tusco, 
Gonsuli, Auguri, sodali corniti Augus tali, Hadrìanali, sodali 
Antoniniano, curatori operum publicorum , legato propraetori 
provinciarum Germaniae superioris et Pannoniae superioris, 
prsefecto aerarii Saturni, praetori, tribuno plebis, legato pro- 
vinciae Africae, quaestori imperatoiis Antonini Augusti Pii , tri- 
buno militum legionis quartae Fla^iae, triumviro auro, argento, 
aere flando feriundo, Publius TuUius Callistio posuit. 

y. Domitiae Elpidi , Caiifiliae , conjugi Quinti Petroni Melio- 
ris viri consularis, ordo et cives Tarquiniensium patronae dig- 
nissimae. ' 

LETTRE (l) A MON ANCIEN AMI ET SAYANT CONFREAE M. HASB , 

MEMBRE DE L INSTITUT DE FRANGE. 

Quatre Consuls et trois Angures se trouvént nommés sur ces in- 
scriptions. Les premiers sont Publius Tullius, Publius Tallius Varrò, 
fits de Yarront Quintus Petronius Melior, et Lucius Dasumius Tolr 
lius Tuscus, fils de Publius. De ces quatre coasulaires> Petronius seul 
ne fut pas augure. Essayons de donner quelques détails sur leurs fa- 
milles. Tullius n*est pas certainement, quoiqu*ii m'eùt été très agréable 
de Ty trouyer, de la familledu fameux Tullius Cicero; car ce Tul- 
lius est originaire d'£trurie, et Cicéron d'Arpinum. Petronius Melior 
n'est ppint non plus parent du célèbre Pétrone ( Titus Petronius Ar- 
biter ) , dont la famille était de la Sabine. Q. Petronius Melior, selon 
M. borghesi , vccut sous Alexandre Sevère, et obtint méme un sacer- 
doce Fan 988. On volt , dil-il , encore a Florence, son tombeau publié 
par Cori, inscr. Etr. , t. i, page 76. Je me permettraì de combattre 
l'opinion d^un si habile antiquaire ,- car je pense que les inscriptioas 
de Tarqi|inies prouvent évidemment qu'il a vécu sous les trois pre- 
miers Antonins. 

Publius Tullius Varrò ^ fils de Varron , n'appartient point non plus 
à la famille du grand érudit M. Terentius Varrò, comtemporain de 
Cioéron et de Pompée. Cependant , Petronius et Varron tenaient à 
des familles considérables , quoique ThUtoire nous ait conserve peu 
de renseignemens sur leur compte. P. Tullius Varrò fut fils d'un 
autre Varron, nommé Q. Urbanus, proconsul de Créte et de Cyre- 

« 

(i) Écrìte sur les lieux du io au 16 juillet i83o , repri«e à ma terre de 
Landres, près Mórtagne (Orne), du a8 léyrier au a mars i83i,.et acheyée 
alarla, en iSSa. 



INSGRIPTlOlfS DE TARQUINIES, l55 

naique, lieuténant de Yespasìen et proconsvl de Macédoine sous 
Domitien , comme nous l'apprenons « par le recueil de Gruter , 
page 4769 5; il a yécu et exercé des emplois du temps d'Àdrien, 
comme Fa prouvé ]e savant comte Borghesi, bulletin k83o, p. aoa. 

La famille de Dasumius nous est connue par de nonvelles décou- 
vertes faites en 1820 et 1829; il est certainement le iils de P. Tallins 
Varrò ^ ce qui est prouvé par les inscriptions de Tarquinies , des- 
quelle:» M. Borghesi rapprocbe l'indication d'une inscription inedite 
du Musée du Vatican. Il est rauteur du célèbre senatus-consulte Da-- 
surnien, dont on pourra raaintenant fixer l'epoque ayec quelque 
certilode. C'est d'après ces marbres , celui d'Antonin le pieux ou de 
Marc Aurèle. Il descendaìt d'un Dasumius qui yiyait du temps de 
Trajan , et qui dieta son testament dans la douzicme année du règne 
de cet empereur^ ou en 862 de Rome , sous les consuls suffecH 
Julius Adrianus y et Trebazius Priscus (i). Dasumius Tuscus, au 
contraire, yécut sous Adrien, Antonia et Marc Aurèle, fìit questeur 
d'Antonin le pieux, et obtint sous son successeur les grandes charges 
de l'empire. M. Ambrosch suppose avec c^uelque fondement , que 
cette famille des Dasumius était originaire d'Espagne, parce qu*il 
ordonne (lig. 3o du testament), de réparer à Cordone certains édi- 
fices publics, et d'y piacer une inscription avec son nom. On pent 
donc le croire l'un des plus nombreux Espagnols que l'élévation à 
l'empire de leur compatriote Trajan, appela à Rome vers cette 
epoque. (2) 

Dasumius (3) est nommé sodalis comes Augustalis Adrianalis so^ 
dalis Antoninianus y questor itnpenUoris Antonini Augusti Pii, il est 
prétre d'Adrien , d'Antonin , et pourtant questeur de l'empereur An- 
tonin le pieux. Ce prince si sage et si simple avait donc , de son vi- 
vant, des temples et un collège de prétres pour les desservir, ce qui 
serait un fait assez cuiìeux à établir. Je m'étais rencontré avec 
M. Borghesi pour faire Dasumius Tullius fils de P. TuIHus Varrò; je 
crois, en outre, qu'on pent assurer^ d'après ces inscriptions, qu'il 
était petit-fils de P. Tullius , fondateur des thermes et nommé dans 
l'inscription n^ i , et que la restitution si ingénieuse , L. Dasumius 
P. F. Stel. Tullius Tuscus Cos, proposée par le savant comte Borg- 
hesi (4) y doit étre regardée comme certaine. 

L'inscription n** i^ plus ancienne que les n*' 3 et 5, qui sont 
gravées sur le revers , a été sciée en deux morceaux , le milieu a été 
enlevé , il ne manque que trois ou quatre lettres à chaqqe ligne fa^ 
ciles à restituer ; mais elle serait restée inintelligible comme elle l'est 

(i)Voy. TestameìUo di Dasumio, Annal. de l'Instìt. archéol. i83x. p. 387, 
39i,3<p8qq. 

(2) Je trouve un L. Dasumius Octavianus dans Muratori , p. x x 58 , n** 4 ; 
im Q. Dasumius Januarius dans Gruter, p. 909, n*^ 8; un Q. Dasumius Solva 
dans Fabretti, a86 , n** a 19. 

(3) Inscript. IV, lig. 4 et 5. 

(4) Bullet. cité p. aoi. 



l56 I. MONDMENS. 

dans la copie pabliée par M. Carlo Féa (i) ».si sUr les Héux je n'ensse 
eu rìdée de rapprocher ]es deux morceaux. Elle est écrite en lettres de 
quatre à cinq pouces de haut, et, cornine les suivantes, gra^ée sur des 
dalles de marbré blanc qui servaient de pavé à une chambre des 
thermes de l'ancienne Tarquinies dont la voùte et les lambris étaient 
en mosaìque. 

Li^ne deux^ ter et fr. est-ce 33,ooo sesterces, 6,600 francs? ccse- 
rait trop peu pour la beante de^ ces thermes attestée par les frag- 
mens de sculpture et d'arclùtecfure en marbré blanc que les fouìlies 
ont mis au jour; mais le fils du consul P. Tullius a ajouté au legs de 
son pére 9 une somme qui n'est pas fixée. ter et ir, muìtipliant 100,000 
ferait 3,3oo,ooo sesterces, 660,000 francs. Cette somme parait forte; 
mais i'inscription n*^ 3, dit que Petronius Melior les a réparés; peut- 
étre les a-t-il embellis. 

Je doìs jrendre hommage à la sagacité de M. Borghesi qui , dans 
se's notes sur ses inscriptions (2) présentées ainsi séparées dans le bui- 
letìn, a indiqué qu'elles devaient étre réunies; mais n'ayant pas les 
marbres sous les yeux , il n'a pu les restituer que d'une manière vague 
et arbitraire. 

Inscription n° II, ligne 8. — « Praef. serarii» est une erreur de copie 
dans rinscription publiée par M. Féa. Le marbré porte « Prae F. » 

Domitia Élpis, femme du consulaire Q. Petronius Melior, est citée 
dans rinscription n*^ 5. M. Féa (3) la nomme MelpU ^ vosas VM que 
M. Borghesi regarde comme suspecte, manque sur le marbré. On 
peut remarquer comme un signe de la prééminence de la littérature 
grecque à cette epoque, cet assemblage d'un nom latin et dun nom 
grec dans une Romaine de haut r^ng , femme d'un consulaire. 

Le sénat et les citoyens de Tarquinies « Ordo et cives Tarquinien- 
sium {/|). C'était pour les municipes Téquivalent du sigle S. P. Q. R. 
L'ortbographe contestée jusqu'ici de Tarquiniensium ou Taiqui- 
nensium est fixée par ces inscriptions. 

Inscription n** li, ligne 6, 7 et 8. — Curat. alvei Tiberis etripararn 
etcloacarum urbis. 

Inscription n'olii, ligne 6. — Curat. operum publicomm. 

Ces charges, dit Suétone (5), furent établies par Auguste, en of- 
fices perpétuels, pour intéresser plus de citoyens à la chose publique{6). 
Vous trouvez dans rinscription VI de Caesaribus (7) un Val. Cestus 
Curator riparum et alvei Tiberis. Sous Vespasien il y avait aussi 
dans la république des furatpres viarum. Caiiis Gracchus le fat (8), 



(i) Bulletino dell Instituto di Corrispondenza archeologica anno z8^o, 
p. 198, 799. 

(a) fiulletincìté, i83o,p. aoi. (3) L. e. 

(4) Inscript. V, lig, 5 et 6. ' (5) Aug. 87. 

(6) Nova officia excogitavit , curàm operum publiconim , 'viamm , aqua- 
rum, alvei Tiberis, frumenti populo dìvidundi , prsefecturam urhis, etc. 

(7) Ed. Schild. 

(8) Plutarch. in Gracch. Appian. beli. cìt. r. 3. aS. 



INSCRIPTIONS DE TARQUINIES. l5j 

Cesar de Li voie Appienne (i), Thermus de la voìe Flaminìenne fa). 
Cet emploi de directear des ponts-et-chaussées était fortbonorable (3). 
Plotius avait été fait par Domitien , préfet de l'Annòne et des grandes 
roatcs (4); Stace dit aussì de Yictorius Marcellus : 

Tuos alio subtexit mnnere fjisces. 

Et spatia obliquae mandai renovare Latinae. Marcellus, comme on 
voit, avait été consul ou préteur comme notre Tullius Varrò. 

Inscrjption n° II, ligne 8 et 9 ; n° III, ligne 3 et i3; n" IV, llgne io. 
— « Prsef. JErarii Saturni. Praefec. frum. Dandi praef. Saturni Aedili 
Ceriali. 

Toutes ces cbarges furent établies par Auguste, dont les rcglemens 
étaient encore religieusement respectés sous Antonin le pieux. Sué> 
tone dit (5) qu' Auguste chargea les préteurs de Tadministration du 
trésor confié jusque-là aux questeurs de la ville (6). Vous voyez 
ìci trois consulaires, dont deux étaient augures, s'honorer de ses 
fonctions; mais elles tenaient au cens, à Tétat civil si importa nt dans 
la république et l'empire romain. Ccnsores aerarium tuento , dit 
Cicéron (7) pOpuli aevitates soboles, familias pecuniasque censento; 
et dans rhistoìre auguste (S) je trouve : M. Antoninus, pbilosophus 
jussit apud praefectos iErarii Saturni unumquemque civiuih natos li- 
beros profiteri intra tricesimum diem nomine imposito. 

Deux passages de Tacite (9) prouvent que depuis Auguste jusqu'à 
Claude, non-seulement les préteure furent cbargés du trésor, mais 
qu'ils se nommèrent Prcetores jErarìi sous Tibère et Vespasien (10). 
liC second passage est encore plus formel ; praetores jErarii ( nam tum 
a prsBtoribus tractabatur aerarium ) modum impensis postulaverant. 
Lie«4 dates àonl précises. La moitié du règne d'Auguste, le trésor est 
aux questeurs nommés questores ararli; l'autre moitié et jusqu'à 798 
de Rome, aux préfets ou aux préteurs, de 798 à 809 questeurs du 
trésor, de 809 à 8a3, préfets du trésor; de là jusqu'au règne d'A- 
drien (je puis fixer la date) questeure du trésor rétablis. Enfin, sous 
Antonin le pieux , notre insciiption ri** IV, qu'on peut fixer entre 
905 et 91^ de Rome, nous montre le trésor rendu aux préfets; car 
H,. Dasumius Tullius Tuscus y pst nommé en toutes lettres [11) proe- 
fectas Mrarii Saturni, 

Ainsi, celte inscription citée par M. Raoul Rocliette (la) d'aptès 
Panvini (i3). « L. Piso M. Salvius pr. aer. aream ex s. e. redemp- 

(1) Plutarch. in Cas. (a) Cicero, ad. Attic. I. i. 

(3) Vid. Stai. Silv. IV. 9. 18. et 4- 60. 

(4) A, Germanicus (Domitien) arbitrum sequenti Annonae dedit , omniam- 
que late prsfecit stationibus viarum. . ' 

(5) Aug. 36. (6) C. F. Tacit. ann. XTII. a8. 
(7) Leg. III. 3. 4. (8) Jul. Càpitol. cap. IX. 
(9) Ann. I. yS.Hist. IV. 9. 

(ro) Resistentibus serarii praetoribus (Tiberio). 
(xi)Lign. II. 

( t s) Journal des Savans , p. 6so , note , octobre i83o. 
(i3)Urb8.Roma. p. 186. ed. i588. 



l58 I« MONUMEN6. 

tam, ctc, » et qu'il traduit : Piso et SalyiuSfpréteurs de V^rarium^ si elle 
n*a point de date fixe, ne prouve pas que Tabréviation/^r. ^ qui ftignifie 
SLUS&ìi^TO^xéXeìXTypréteurelpréfety signifie là préteurplutótquepréfetde 
r^Erarium. Si dono on ne peot assigner de date à cette inscrtption de 
Panvini^ et M. Rochetle n'en donne pas, il est fort à croire que le sigle 
«pr. aer. » signifie préfet de l'iErarium corame dans la nótre n° IV, 
qui est des dernières années d*Antonin, car ce titre a bien plus 
long'temps dure que Tautre, età dù occuperbicn plus d'inscriptions. 

Il est évident que l'empereur, ayant fait de la préfectare ou sur- 
veiliance des moeurs une fonction imperiale, forma des démembre- 
mens de la censure, sous ces offices àepréfets du trésor de Satume, 
de TAnnòne , des distributions de blé , d'edile cereale ou magistrat 
chargé de Tapprovisionnement de. Rome, mentionnés dans nos in- 
scriptions^ et qu'il Ics créa à vie, comme il était lui-méme censeur 
perpétuel (i). De plus, il ne les confiait qu'à des ex-préteurs, consu- 
laires et augures; nos in.scriptions le prouvent. Les tribuni Mrarii de 
la république étaient plébéiens et cumulaient les fonctions de tréso- 
riers et de juges. J. Cesar les chassa des tribunaux (ii) et n'y laissa que 
les sénateurs et les cbevaliers. Les empereurs suivans, toujours sci- 
gneux de restreindre les droits de la communCy et d'affaiblir le pou- 
Toir démocratique, leur ótèrent les fonctions de trésoriers, que nons 
▼oyons dans ces inscriptions exercées par de grands dignitaires. Da- 
sumius (3) cumulait les emplois de trésorier et de triuravir mone* 
taire. (4) 

Inscription n** III et IV, ligne 7 et la. — «Trib.pleb. tribuno pleb. » 
Petronius Melior et DasumiusTullius de ces inscriptions sont tribuns du 
peuple et tous deux consulaires : le demier est, de plus, augure. Daus la 
répub]ìqae il fallait étre plébéien pour étre tribun, témoin Tadoption si 
connue de Claudius. Cependant Tite*>Live (5) nou& dit qu'en 367 de 
Rome,.8purius Tarpeius et Aulus Atcrius patriciens et consulaires, 
fìirent élus tribuns du peuple. Octave s'en souvint, et quoique pa-' 
tricien et pas encore sénateur, il brigua la place d'un tribun da 
peuple mort dans l'exercice de ses fonctions (6). Devenu emperear , 
ce rusé politique qui, en abolissant la liberté, voulaìt en conserver 
toutes les formes, maintint la fonction républicaìne, mais ne la 
confia qu'à des patriciens ou des hommes illustrés , consulaires ou 
sénateurs. Il s'en attribua le pouvoir principal tribunitiam potestatem. 
Ses successeurs suivirent les dogm^s du divin fondateur de l'empire. 
Sans doute les intéréts populaires étaient assez mal défendus par des 
tribuns sénateurs ou patriciens. Pline le jeune (7) décrit les droits et 
les honneurs de cette charge sous Trajan. Tacite et lui fiirent tribuns 
du peuple, mais quels tribuns pacifiques! c'est ce que voulait Auguste, 



(i) Domitien, censor perpetuus , ìnscr. IL ITI. de Cacsaribus'ed. Schikl. 
(a) Suet. Gas. 4'. (3) Voy. n** 4, lign. i6. 

(4) Triumviro A. A. A. F. F. (5) IIL 65. 

(6) Sueton. Ang. X. (7) Epist. I. a 3. 



INSGRIPTIONS DB TARQUINIES. iSg 

car, dans les comìces des tribunsy faute de sénateurs pour candidats, 
il prit les trìbuns dans le corps des cfaevaliers. (i) 

Sons les premières années de Néron , dit Tacite (a) , il resCait en- 
core une image de république. Les tribuns avaient le droit d'inter- . 
cession (3). Antistius, tribun du peuple, fìt rellicher des tipageurs 
arrétés par les ordres du préteur. Donc, on a^ait alors le droit d'ap- 
pel aux tribuns. Mais le sénat désapprouva l'action d'Antistius, et il 
óta aux tribuns le droit de recevoir l'appel des citoyens de l'Italie , de 
rendre les jugemens dans leurs maisons , et de faire payer de suite 
sans appel, aux consuls, les amendespar eux infligées; enfin, plusieurs 
autres droits qu'ils araient usurpéa sur les consuls et les préteurs. Ce 
fait est extraordinaire , mais attestò par Tacite; car, ces droits, ilsne 
les ayaient pas dans la république; en revanche, ils aTaient celni 
d'arréter un consul, d'assembler et d'ameuter la populace que les 
césars ne leur laissèrent pas; ils avaient aussi (4) l'inspection sur les 
questeurs du trésor (5), sur les altérations du eulte (6). Enfin, Yitel- 
lius, empereur , est repris par Helvidius, préteur, pour avoir cabale 
dans le cirque, et tribunos plebis in auxilium spretae potestatis ad-' 
vocavit('j). Si, soìisles tyrans, cette charge avait encore de telléspré- 
rogatives, que devaìt-elle étre sous Trajan et les Antonins ? Ne soyons 
donc pas étonnés de voir dans nos inscriptions des augures, des^con- 
sulaires , s'honorer de cette magistrature. 

Inscription n° IV, ligne 4> ^'^ HI Hgne 9. — « Sodali Augustali 
Claudiali. Sodali Antoniniano. Ces prétres créés par Tibère sur le 
modèle des sodales Tatios ou prétres de Tatius, roi avec Romulus, 
étaient*au nombre de vingt>et-un choisis dans les premières fa-> 
milles (8). On voit que nos TulliuSy Pefronius Melior et Dasumius 
Tuscus étaient desborames distingués, puisqu'ils av&ient chacun deiix 
ou trois de ces sacerdoces ; leur fonction était le culte du tyran ou du 
pére de la patrie déifié. Peu importait pourl'bonneur et la recbetche de 
ces canonicats , que ce fùt Caligula ou Domitien , Antonin ou Marc 
Aurèle , qui re9Ùt le eulte divin. Du reste , Vhjrpatolatrie remonte à 
Tan 55o de Rome; j'en ai donne les preuves dans mon mémoire sur 
l'administration romaine. Le vainqueur de Syracuse , Marcellus ^ était 
adoré en Sicile d'après un sénatus-consulle. La loi lui avait légitimé 
son tempie. 

Inscription n° IV , ligne 4- — << Comiti Aug. Hadrianali. » Yoici un 
passage de Suétone (9) , qui me semble fondamental pour la ques- 
tlon relative aux fonbtions de ces comites ». Pecuniae parcus ac tenax 

comites peregrina tionum expeditionumque numquam salario y ci- 

< 

(i) Sueton. Aug. 40. (2) Ann. T. 7 7. XIII. a 8. 

(3) Tao. Ann. VI. 47. (4) Tacit. ihid. 

(5) Tacit. HÌ8t. IV. 9. (6) Tacit. Ann. VI. la. 

(7) Tacit. Ann. II. 91. 

(8)Cf. Tacit. Ann. I. 54. II. 83. III. 64. Hìst. II. 95. Pompon. Sext. de 
Magistr. Rom. p. x6o. ed. vene!. i568. 
(9) Tiber. 46. 



l6o I. MOHUMEHS. 

barìis tantum sustentavit, una modo liberalitate ex indnlgentia vi- 
trìci prosecntus. Cum^ trìbus classibos ùictìs, prò dignità té cujusqne, 
primse 600 H. S. 600,000 sesterces ( 1 20,000 francs) ; secundae 400 H. S. 
aoo terliae (80,000 et 40,000 francs); quam non amicorum sed Grae- 
corum appellabat •. Ces comàes Augusti étaient des amis et des con- 
seillers intimes ; c'était le conseil prive du prince; ils s'appelaient ausd 
consUlarHy ténioin cette inscription de Rome: proc. ad. bona, dam- 
natorum , proc. ad. alimenta. « Consiliario Augg. » Ils gardèrent le 
méme titre et le méme emploi jusqn'à Constantin, qn'on dit les aToir 
divisés en troisclasses commenos conseil lers d'état, maitres des re- 
quétes et auditeurs. Mais Suétone et Senèque (i) parlent de ces trois 
classes à*amis oa de conseillers. 

Ces Grecs que désigne Suétone, étaient non-seulement des Grecs 
de nations , mais des Rpmains panvres , roéprisés à l'instar des Grecs , 
des parasites qui servaient de plastron , des coroplaisans comma le 
Graeculus esuriens in caclum, jusseris, ibit, de Juvénal. 

On peut croire que ce Dasumìus de Tarquinies était un compagnon 
de première classe et non un électeur à 100 écns ou à 200 francs, 
puisqu'il était augure, consulaire et augusta!. 

Aussi, le texte de Suétone, et le passage cité de Sénèque, nous 
prouvent que c*étaìt un conseil prive , aidant le prince de Rome dans 
ses guerres, dans ses voyages, Tamusant à table, dans les convèrsa- 
tions, les promenades , servant à ses affaires, à ses plaisirs, et enfin , 
réunissant dans ses trois classes l'utile et Tagrcable , des Mécènes et 
et des Bonneaus, et souvent des amis 'du prince àu milieu de véritables 
amis ou conseillers de la conronne. 

On voit de plus que ce titre ^%.e la date de l'inscription n** IV, et que 
celies des n" II, III et V, peuvent étre fixées par celle-ci, puisque 
Dasumius , questeur d'Antonin le pieux , avaìt été comite augustale 
d'Adrien. «e Gomiti Aug. Hadrianali , » prétre d'Adrien qui humait 
l'encens avec son bel Antinoiis depuis plusieurs années^ et qu'il était 
aussi prétre d'Antonin le pieux adoré de son vivant, comme je l'ai 
remarqué. 

Inscription n® II, ligne i4- — «TuUius Varrò. Quaest. urb. » 

Inscription n** III, ligne 8. — «Petronius Melior Kandid. Quaest 
prov. Narbon. » 

Inscription n** IV, ligne' 14. —« Dasumius Tullius Tuscns Quaest. 
ìmp. Antonini Aug. pii. » 

Les fonctions des questeurs datemps de la république sont bien 
connués, il y en eut deux sous les rois, successivemént augraentés à 
mesure des nouvelles cónquéles. Sylla en porta le nombre à vingt. 
D'abord élus par les consuls, ils le furent ensuite par le peuple; mais 
cette magistrature du premier degré des Lonneurs se donnait gratui*» 
tement, elle devint venale sous Claude (2). Je pense qu'il y avait 
une hiérarchie de fonctions plus ou moins honorablesdanstce collège 

(i) De benefic. VI. 33. 

(2) Voy. le passage cìa&sique de Tacite, Ann. XI. aa. 



INSCRIPTIONS ]>B TARQUINIES. l6l 

de qae^teurs qui étaient sous Tempire romain ce qne fnrent sous Na- 
poléon DOS trois classes d'audìteurs , une pepinière de sénatenrs , 
d'administrateurs et de^magìstrats. En efTet , dit Tacite, creati ut rem 
militarem comitarent , c'était des espèces d*intendans militaires, glis- 
centibus. negotiis duo additi qui Romee curarent, voilà le qucestor urbis 
de notre seconde inscription ; mox duplicatas numerus , stipendiarìa 
jam Italia et accedentibus provincii^ vectigalibus , c'étaìent Ics rece- 
veurs et les payeurs de nos départemens. Post, lege Stdlce , viginti 
creati sapplendo senatui cuijudicia tradiderat. C'est le méme molif qui 
porta Napolcon à crécr ses seize premiers nuditenrs dont le nombrc 
s'accrut aussi :ivec Tétendue de Tempire et des affaires, car notre 
Syìhi coniiaissait bien l'histoire et la législation rornaines. 

Le questeur du princc était, je crois, le premier grade de ce novi- 
ciat des emplois, car sous Néron, je le vois parler au nom de Teni- 
pereur, et remplir la fonction de chancelier fi)^ ou an moins de 
commissnire du gouvernement (a\ Dasuniius reinplit cel office de 
fiivcurauprès de Tempereur Antonin, petit fait ignorò jusqu'ici , que 
nous apprcnd la qnatriènie inscription de Tarquinies. 

Quant aux questeurs de la vilk, nous les voyons , dans les dcrniers 
temps de la république, faire les fonctions de juge d'instruction , 
qucesitor. Cesar, quoique prétenr, est dénoncé comme complice de Ca- 
tìlina, dit Suélone(3), parL. Vettius, devant le questeur NoviusNiger, 
mais il se justifie et fait mettre cn prìson le questeur pour avoir osé 
recevoir à son tribunal une dcposition contre un magistrat supórieur. 

Les questeurs, sous Tibère, exer^aient encore cette fonction de 
juge d'instruction criminelle. Qucesitores cdminalium qiuestinnum ^ dit 
Asconius, ut Virgilius qucesitor Minos urnam movet; alors ils poitè^ 
rent le nom de quassitores ^ comme Suélone (4) le dit à propos de 
Tibère qui , si quem reorum elabi gratia rumor esset , judices aut e 
plano, aut e quaesitoris tribunali legum et religionis, et noxae de qua 
cdgnoscerent , admonebat. 

Enfin , les questeurs tenaient les registres publics de recette et de 
dépense, et faisaient les fonctions de notre ministre du trésor, noii- 
velie preuve du mépris des Romains pour les emplois de finance , 
puisqu'il confiait à des jeunes gens presque imberbes Tadministration 
des revcnus de la république. Il y avait, comme on le sait, trois tré- 
sors à Rome sous la république. L*un contenait le^ impóts payés par 
les citoyens et les alliés, l'aigent du butin apportc par les généraux , 
«t serVait aux dépenses ordina ires de la guerre et de la paix. L'autre, 

(i) Cf. Suetou. Aug. 65. 

(a) Oratio principis per qusestorem ejus audita est, dit Tacite, ann. XYI. 
37. D'autres fois, dit Suét3ne(Ner. x5), rationes ad seuatum missas />rarrertto 
quastoris officio per consules pleramque recitabat.. Ce fureAt 'sous les empe- 
reurs Byzaatuu les quauores sacri palatii; leurs fonctions «cut décrites dans 
la notice de Teropire. Procope (I. beli, persie.) dit que Tribonien fut un de 
ces questeurs. 

(3)Caes. 17. (4)Tib. 33. 

IV. II 



l62 I. MONUMBlfS^ 

iioiniué sanctius aprarinm, renfermait leproduit da Tingtième surla 
vente et raffronchisseinent des esclaves. Aurum vicesìmarium (i). Le 
troìsième tenait en dépót Targent ppur la guerre contre les Gau- 
lois (2). Auguste établit une caisse niilltaire pour rentretìeo des armóes 
à laquelle il affecta de nouveaux impóts (3). Ce trésor eut ses préfet» 
particuliers comrae le prouve cette inscript ion du Samnium. L. Ne- 
ratio. C. F. Voi. Proculo, Praf. ^rnri (sic) militarìs, que cito J. Lipse. 

Les questeurs étaient donc chargés de Tadministration da trésor. 

Cesar nyant èie denx ans absent de Rome pour ses guerres , on 
n'en créa pas^ et le soin du trésor ou plutót des trcsors fut confié à 
deux édiles. Auguste y substitua des préteurs , ou des ex-préteurs. 
Claude le rendit aux questeurs, et pour leur donner de la considera- 
tion, il nttacha à cel emploi la preture avant l*àge legai (4). Néron le 
leur òta pour le donner aux préfefs (5). Nos inscriptions indiquent 
que cet ordre.de choses, établi par Néron, fut encore cliangé; car dans 
plusienrs inscriptions du règne d'A.drien (6), nous tronvons les ques- 
teurs chargés de nouveau de Tadmini^itration du Irésor public. Sous 
Antonin, au contraire, nous voyons le trésor confié à des préfets; 
des inscriptions prouvent donc que cette réforme administrative fat 
l'ouvrage d'Antonin. 

Suétone (7) nous déaigne qnelque&-unes des autres fonctions des 
questeurs, telles que la confecrion des routes et Tadministration 
de certaines province» qui étaient des espèces de' sous-préfectures. 
« Collegio quaestorum (Claudius) prò stratura viarum gladiatorum 
ruunus injnnxit; detractaque Ostiensi et Gallica provincia, curam 
iErarii Saturni reddidit quam medio tempore praetores aut prsetura 
functi sustinuerant. » Ce passage jette beaucoup de lumière sur les 
chargés , les privilèges des questeurs , et en ujéme temps sur des points 
obscurs des inscriptions de Tarquinies. Il indique qu'en outre de 
leurssoins et de leur temps, les questeurs contribuaient de leur bourse 
aux réparalions des routes. Claude, au lieu de cette contribution ou 
prestation en argent, leur imposa les frais des combnts de gladia.teurs. 
En revanche, il leur donna la preture avant Tàge legai. Déjà, au 
septième siècle de la république, les cótes de la mer dont Ostie élait le 
centre, formaient une province que&toriale. 

Cicéron (8) Tappelle une province non tam gratiosam et illustrem 
quam negotiosam et molestam. Dion (9) dit qu Auguste donna aux 

(1) Voy. moD Mém. sur Tadministration romaine, lu à l'Acad. des Insc. 
en 1828. 

(2) Appìan. II. (3) Suéton. Aug. 49. 

(4) Tacit. Ann. XIIL 29. Dio in Claudio. 

(5) Curam tabularum pnblicarum a qasestoribus ad priefectos transtulit. 
Tacit. Ann. XIIL a8. 

(6) In lapide Gudiano CXXV. 6. CXXrX. 6. CXXXI. 3. A. Gahinius Pri»* 
cus qusst. ab serario. Leopidius PoUio qusest. ser. Sat. Q. Manlins. Baleanns 
qusestor aerarii pancli et Saturni. 

(7) Claud. a4. W Pro Marena 18. ed. Brocas 17*9. 
(9) Aug. LT. 



INSGRIPTIOSIS I>£ TARQUINIES. l6ì 

questears pour départemenSf la cote près de Rome, ^ra^oXi^ rp T^pò; 
•qi iroXst ( c'est la provincia Ostlensis) et quelques autres cantons de 
ritalie. Il y avait doDc alors des provinces questoriales , telles qae 
la Gaule Cisalpine, corame des provinces prétoriales etconsulaires. 
Je suppose, et Tinscription de Tarquinies (i) le prouve, que Claude 
avait donne aux questeurs la preture ^vant Tàge, extra' ordinem 
honores ^ corame le dit Tacile (a). Le norabre et Timportance des 
provinces questoriales s'accrut ; ce qui fait que nous voyons , sous 
les Anlonins , Petronius Melior, questeur de la Narbonaise. «Quaest. 
prov. narbon. C'est peut-étre la première fpis que nous voyons de^ 
venir quex toriate , une province consulaire du temps de Cicéron (3), 
et senatoriale, donc proconsulaire sous les premiers empereurs (4). 
Un autre passage de Suétone (5) nous prouve que les questeurs dé- 
chargés par Néron, des fraìs du combat des gladiateurs (6), y furent 
souniis.de nouveau par Domitien, et sans doute ils n'eurent pas la 
charge sans le bénéfice concède par> Claude. (7) 

Les questeurs corame receveurs généraux des impóts, et ministres 
du trésor, jugeaient, prononcaient des amendes et faisaient vendre 
les biens des contiibuables arricrés. Tacite (8), nous cite Helvidius 
Priscus, tribun du peuple, qui attaque Obultronius Sabinus, ques- 
teui' 4" trésor, parce qu*ii exer9ait cruellemcnt ce droit contre les 
pauvres. Ce petit paragraphe exprime comme on voit, en quelques. 
mots , les pouvoirs du questeur du trésor et les prérogatiyes d*un 
tribun du peuple sous Néron. 

En résumé , nous trouvons dans ces inscriptions curieuses de Tar- 
quinies, trois questeurs. L*un de la ville, Tautrc d*une province, 
Tautre de Teropereur. Il est clair, par leur texte, que sous les Anto- 
nins, ils n'administraient plus Iq trésor qui était confié à des pré- 
fets (9). . Ces deux lignes de l'inscription n° III , qui semblaient obs- 
cures , « Kandid. quaest. prov. narbon. quaest. sont clairement 
expliqnées. Petronius gérait alors la questure de la ville, et avaif la 
présentation de Tempereur Antonin pour la Narbonaise, province 
devenue questoriale , qu*il devait régir en sortant de charge. 

Il me reste ancore à examiner quelques-uns des titres de cetle fa- 
mille Tullia. 

•Inscription n** II, Hgne i, 2, 3, 4> 5, 6, 7, 8, 9, 10 et 1 1. — «P. Tullio 
V^ronis fil. SteL Varroni. cos. auguri, procos. provine. Africae. leg. 
Aug. propr. Moesiae superioris (io) proc. prov. Baeticae ulterioris 
Hispaniae. 

. {1) N:*, JII. lign- 8. . . (2) Xin. 39. 

(3) Vid. Orat. prò Fonteip. (4) Cf. Tacit. Ann. passim. 

(5) Domit. 47. (6) Cf. Tacit. XIII. 5. 

(7) Qusestoriìsmuneribus qus, olim omissa, revoca verat, semper inter- 
fuit. L. siipr. cit. 

(8) Sabinum iErarii qusstorem , tanquam jus bastae adve/'sus iiiop^s vehe- 
menter augeret. XIII< aS. 

{9) Voy. inscript, n" II. Hgn. 8. 9. n* IV. lign. i x. 

(io) Il est,certain que ce^te in^cription n» peùt. étre.antéri^ure à Dpmi- 

II. 



r64 



I. MOIfUMBirS. 



L. Dasnmio P. F. Stel. Tullio. Tiisco. cos. angari, legato, pr. pro- 
vi ncÌArum Germania* superior. et Pannoniae snperior. leg. provine. 
Africse. » 

Ces denx inscriptions soni très curieuses ; d'ftbord , parce qa'elJes 
snppléent à la disetle de documens qui afflile lei qnatre-vingts ans 
de rbistoire romaine , depuis Nerv.n jusqu'à Commode , et en ce 
qu'elles montrent pourtant que cette sèrie de bons princes qui reta- 
blirent les formej» républicaihes et Tautorité du sénat n'abandoniìa 
pas néanmoins les forces réelles, et pnrtagea radministration des prò- 
vinces, sans donneraux proconsuls nommés par le sénat, ni fron- 
tières, ni pays dedéfense, ni corps militaires itnportans, preuve 
evidente qa'au bout de cent cinquante ans l'anialgame de la répu- 
blique avec Tempire, n'étaìt pas encore bien complètement forme. 

Auguste (i) avait partagé toutes les provinces entre le scnat et lui, 
et c'est dans ce partage que son hnbile et soupconneuse politique 
parut surtout à découvert. £n effet, il abandonna au sénat les ricbes 
et paisibles provinces de Tintérieur qui étaient dégamies de troupes, 
telles que TAfrique, la Bétique, l'AobAie, l'Asie Mineure, etc. , et il 
se réserya toutes les provinces frontières (a). Les Oaules moins la 
Narbonaise, les deux Germanles, la Mésie, la-Pannonie, toutes celles 
où étaient le dépót de ses forces ef ces grands corps de troupes qn'il 
imagina le premier de rendre stationnaires. 

En voici le tableau : 



PROVINCFS SENATORIALFS. 



1 . L'Afrique et la Numidie. 

2. L'Asie. 

3. L'Achaìe cu la Gréiie. 
4'. L'Epire. 

5. La Dalmatie (3). 

6. La Macédoine. 

7. La Sicile. 

8. Lo Crete €t la Lybie Cyré- 

nai'que. 

9. La Bitbynie et !e Pont. 

10. La Sardaigne. 

1 1 . La Bétique. 
la. La Narbonaise. 



PEOVINGRS IMPKBIALES. 



I. Les Gaules moina la Narbo- 
naise. 
a. Les deux Germanies. 

3. La Cc&Iésyrie. 

4. La Phénicie. 

5. La Cilicie. 
&; Chypre. 

7. L'Égypte. 

8. La Mésic. 

9. La Pannonie. 

IO. La Lusilanie et la Taraco- 
naiàe. 



Les gouverneurs des provinces sénatoriales se nommaient pro- 
consuls , encore qu'ils n'eussent été que préteurs. 

tien , qui separa la Mésie en deux provinces , )a «upérienre et rinférienre. 

(i) Cif. Sneton. Ang. 47* Dio. Aug. 53. 

(a) Quas annuis magistratibus regi nec facile , nec tutum erat. 

(3) La Dalmatie s'étant révoltée, comme il falliit des troupes pour la con- 
tenir, Auguste ne Hà&nqaa point de la re|!»rendre. Il d<Hina en place, àu sénat, 



INSG'RIPTIONS DB TABQUINIES. \66 

Ceiix des provinces impérìales étaient appelés propi*éteur& lors 
méme qu'ils étaient consulaires. Les {««irbres de Tarquinies (i) con* 
£rment ce fatt déjà bien étabU. Publius Tullus Varrò, consul> au- 
gure, y est nommé proconsul d'Afrique , procos. provine. ÀiricsC) li- 
^ne 4> ^^ ligne 5, légat proprcteur d'Auguste pour la Mésie supérieure. 
XiCg. Aug. propr. Hoesise superioHs., et enén , ligne g, proc. prov. 
Boeticae, non proconsul, mais procarateur de la Bétique. 

On a TU par la table ci^dessus , qae la Mésìe était province imperiale , 
tandisque TAfrique et laBétique étaient deux provinces sénatoriales. 

De méme, dans Tinscription n" IV, L. Dasumius TuUius Tuscns, 
consulaire, augure, est légat j)ropréteur. Légat pr. des provinces de 
la Germanie supérieure. et de la Pannonie supérieure. Et ligne i3, 
Lag. provinciae. ( Lege pr. prov.) Africae. 

lei se présente un fait curieux. De ce seul changement de litre en- 
tre Varron et Dasumius pour le gouvemement de la méme province, 
on peut induire avec certitude que TAfrique, province senatoriale, 
quand Varron en était proconsul, s'était révoUée ou avait été atta- 
quée; ce qui y fit envoyer des troupes, et ce qui engagea Antonin à 
la rendre province imperiale, dont le gouverneur Dasumius n*avait 
plus dès-lors que le titrede légat seni, ou légat propréteiir. 

Noiis sommes sùrs encore que ce changement ne s'opera qu'aprcs 
la septième année du règne d'Antonin ; car nous voyons , danv les 
fastes, que depuis Vàn de Rome 8^5 (de J.-C. i44) et probablement 
en i45'et i/|6, LoUianus Avitus et Claudius Maximus, cH>nsuU 
i'an 89S, furent proconsuls d'Afrique l'un après l'autre. (2) 

Un petit défaut de marbré permet, je crois» de substituer Leg. 
pr. à Leg. provine, qui est sur ma copie. 

Du reste, il n'est pas étonnant de voir un cpnsulaire, proconsu- 
laire, augure, devenir lieutenant et proprcteur d'une province im- 
periale. Les proconsuls avaient -plus de distinctions «xtérieures et 
moins de puissailce. Ils avaient douze faisceaux, mais point de trou- 
pes à commander. Ils gard^ùent toujours la toge, et n'avaient pas le 
droitde ceindre Tépée , les propréteurs boraés à six faisceanx, avaient 
des soldats. Enfin Ics proconsuls tiraient les provinces au sort, et ils 
ne restaient en place qu lin an (3), Les propréteurs pouvaient y res- 
ter tonte leur vie. Tibère les y laissait vieillir 4)» et cela seul ren- 
dait plus doux le' sort des provinces impérìales. 

Non parcit populis regnum breve , a dit Stace, témoin de ce regime 
proconsulaire. La plupart des proconsuls se dédommagcaient , par 
i'abus de leur pouvoir, de sa brièveté. Aussi l'Achaie et la Macé- 
doine (5) sollicitèrent d'étre délivrées du fjirdcau du gouvernement 

Cbypre et la Gaule Narbonaise. Tibère (Tacit. Ann. I. 76) reprit aussi la 
Macédoine et la Grece ; mais Claude les rendit au sénat. (Suet. Claud. 2 5.) 
(r) No" n et IV. lig. 4. 5. 9. 

(2) Vòy. Tillemont , Fastes des Ant.onins. 

(3) Cf, Tacit. Ann. III. SB. Sueton. Aùjg. 47. et passim. 

(4) Tacit. Ann. iV. 6. 7. Joseph. UVIII. 8. (5) Cf. Tacit. Ann. I. 76. 



i66 



I. MOnUMBHS. 



procònsulaire. Tibere les rendit impériales. D'aillenrs, ponr obtenir 
justice de leurs vexations , il fallait qu'une province essuyàt toiites 
Jes lenteurs d'une procedure ruineuse dont le succès méme étail fort 
incertain, Jes liaisons du sang, de ramitié rendant les sénateurs très 
indulgens sur les concussions des proconsuls. Cela existait déjà da 
tenips de Cicéron qui (i ) dit: invetera-vit opinio non modo Ron^ae, sed 
et apud exteras nationes , his judiciis quse nunc sint pecuhiosuni hor 
ininem , quamvis sit nocen^neminem posse damnari.Le savant J. Lipse 
avoue qu'il ne voit pas laraison du meilleur sort des provinces im- 
périales, si ce n'est que uni tradita legato, ideo minus onerum in alendo 
ipso et canibus illis qui tribunal lambunt. La vraìe cause est que les 
propréteurs, surveillés par un prince sevère qui ménageait son do- 
maine, et punis sur-Ie-cliamp dans son propre intérét, étaient niìeux 
contenus ou s'attachaient davantage à leùrs administrés. Suélone (2) 
loue la vigilance et les ménageniens de Tibère pour les provinces. Il 
cite son mot favori, quun boii berger doit tondre ses brebis, et non 
Jes écorcher. Tacite (3) approuve la punition sevère de Lucilius Ca- 
pito, procurateur d'Asie , et méme Tadministration generale de cet 
empereur (4). Du reste j*ai traité à fond la qucstion dans .mon mé- 
• moire ^wr Vadmcnistration romaìne en Italie et dans les provinces (5). 
Inscript. n ' III ligne i , 2,3. — Q. Petronio Meliori viro. cos. 
cur.' R. P. Tarquiniensium et Graviscanorum. 

Je ferai sur ces trois lignes , une remarque qui ne nie semble pas 
sans importance. Comme dans nos quatre inscriptions (6) les titres 
vont toujours en se dégradant régulièrement depuis celui de consul 
jusqu'à celui de décemvir et de triumvir monétaire (7), on doit 
croire que la charge de curatcur des républiques de Tarquinies et de 
Gravisca était'fort honorable et très importante, puisque Petronius 
n'est cité que dans la Hgne 7 comme préteur et tribun du peuple , il 
est méme nomraé ligne 5 et 6 , curator Purgensium et Ceretanorum , 
avant ce méme titre de préteur de Rome. Du reste , j'affirme (et mon 
mémoire sur Vétendue des nécropolcs de Tarquinies 'et de Vuìcia en a 
fourni les preuves à notre acadcmie) que Tarquinies et Gravisca , 
quoique la première figure pcu et que la seconde disparaisse dans 
rhistoire depuis Sylla , étaient , sous les Antonins , des cités importan- 
tes. Une lieue carrée converte de tombeaux étrusques et romains au- 
tour de Tarquinies est une autorité assez forte, et j'en parie de visu. 
Quant à la nature de ces fonctions que Petronius Melior remplit 
encore pour Pyrgos et Cére, est-ce un grand patronage? La Hgne 14 



(a) Tiber. Sa. 
(4) Ann. IV. 6. 7. 



(i)yerr. II. art. 1. 1. 
^3) Ann. IV. i5. 

(5) Lu à l'Acad. des luscr. en i8a8. 

(6) No» I. II. III. IV. 

(7) L'ordre rcgulier des titres permet de fixer rantériorité ou la postério- 
rité 
commencement, 



des charges remplies par ces fonctionDaires. £n remontant de la fin au 
mencement', on trouve l'epoque successive de leur admìssion aux di- 



verces magistratures. 



INSCRIPTlOlfS DB TARQUINIES. 167 

porte patrono opdmo. Et les lignes 7 et 8 de l'iascription n» 5, don- 
n«nt àsa femme^'^ù (1) le titre de patronae dignissimae Tarquinien- 
siuin. Je ne crois pas que ce fut une cfaarge municipale; car Tullius 
Varrò (2) n'est qnalifié qu^après. le titre de décemvir jiidiciairc de 
celui de prétenr de rKtnirie, et pour cinq ans à Tarquinies. 

Je trouve bien dans Cicéron un curator Annonae, des curatores 
vicoram^oucominissaires dequaiiier et <le police, dans Dion et dans 
Pétjone, partout, et deuxfois sur cesmarbres des curatores operam 
publicorum, yiarum, alvei Tiberis et riparum et cloacarnm, c'est-à- 
dire des directeurs ou inspecteurs des ponts-et-,chaii!»sées; mais ce cu- 
rateurde quatre viliesqui semble si fìer de son titre, qui le met à coté 
de celui de consul, quelles étaientses fonctions? J'cn jettema Lingue 
aux chiens comme dit madame de Sévigné. La seule conjecture raison- 
nable, appuyée sur une inscription de Tibur ('3) où un consulaire est 
nommé curator tiburt. avant ses autres titres de proconsul , préteur, etc. 
est que la vanite municipale a produit cette inversion dans i'ordredes 
titres et desdignités; peut-élre quelque nouvelle inscription nous re- 
produira les noms de ces quatre consuls suffecti P. Tullius, P, Tul- 
lius Varrò, Q. Petronius Melior, et L. Dasumius Tullius Tuscus. > 

Inscrip. n' Il lign, 9. — Proc. prov. Boetiae. J'avais sur les lieux, 
en véritable étourdi, traduit ce sigle par proconsul, tandis que prò- 
cos. provine. Afriche, est écrit ainsi lignes /| et 5 du méme marbré, 
et la gravure des leltres sur ce marbré de Carrare blanc, fin et ppli, 
est d'une netteté admirable. Ce serait donc procnrator ou intendant 
de la Bétique qu'il faudrait traduire. Mais alors autre diffìculté, caria 
Bétique était province senatoriale, ce n'était donc pas un de sesprocu- 
/Tff/etfrj comme Ponce-Pilate , et Felix qui gouvernaient les petites 
provìnces impériales où le prlnce n'envoyait pas de icgats pmpré - 
teurs, Ces procura teurs ne ])Ouvaient méme légalement juger au ci vii 
etaucriminel sans Tautorisationpréalabledu scnat. Aussi Claude la 
lui demanda pour eux. (4) 

Il y avaiten outre des procura teurs fiscaux qu*on nomroa raziona» 
les^ pourles distinguer des premiers. Leur fonclion était de percevoir 
les tributs> redevances et autres impots dévolus au fise. Suétone (5). 
accuse Vespasien d'avoir choisi à dessein les plus rapaces de ses prò- 
curateurs pour les élever à de plus hauts emplois quand ils se seraient 
bien engraissés. Il ci te ce mot alors en vogue : qu'il s'en servait 
comme des éponges, les imbibait quand ils étaient secs, et les ex- 
primait quand ils étaient bien humectés. Ce ne peut étre un era- 



(i) Ce nom est écrit, à tort, Melpis, dans les inscriptions de Tarquinies 
données par M. Féa. Bnlletin archéologique, 1. e. 

(a) Inscript. n" II. Xviro stilit. judicand. prsBtori £truri«e, quinquennali 
Tarquiniis. 

(3) Gruter. 

(4) Utque rata essent qu« procaratores sui in judicando ttatuerent , pre- 
cario exegit. Sueton. Claud. xa. x 

(5) Yespas. 16. 



l68 I. MONUMENS. 

ploi si vii qu'ai( gòre le consulaire augure Varron (i). Car en suivant 
l'ordre des fitres très réguliers dans ces inscriptions , le mot procura* 
ieur succède à celui de légat propréteur^ et est suivi (2) par la qua- 
lité de préteur. Tibère définit les pouvoirs de ces intendans dans le» 
provinces sénatoriales. « Procurator Asise Lucilius Capito , accusante 
provincia, causam dixit, magna cuin adscyeratione principis « non 
« se jus nisi iu.servitia et pecunias familiares dedisse; quod si \im 
« praetoris usurpasset, manibusque niilitum usus foret , spreta in eo 
« mandata sua. Audirent socios ». ita reus, cognito negolio, damnatnr.» 

Tacite nous donne ce détailprécis(3). Il nous apprend encore (4) 
que le pouvoir de ces procura tcurs, presquetousaffVanchis, et auplus 
cbevalicrs, s'étendit sous Claude etdépnssaniéme celui des chevaliers 
gouverneurs de TEgypte, à qui Auguste avaìt accordé « Lege agi, 
decretaque eorum perinde haberi ac si magistratus Romani consti- 
tuissentv. Claude, par un sena tus- consulte, Ieur fit confòrer en Italie 
et dans les provinces, une autorité égale à celle des anciens prétears^ 
et à leurs jugeraens la méme force qu*à ses propres décrets. Bientòt 
il Ieur donna tonte l'administration de la justice (5) confiée d'abord 
au sénat, puis à Tordre equestre, puis aux trois ordres, sénateurs 
chevaliers et tribuns du trésor; puis enfin rendue au scnat par Au- 
guste. Ainsi les affranchis devinrent un ordre politique , et les prò- 
curateurs tout.puissans(6). On volt qu'il est très difficile d'aprèsl'état 
connu des personnes , de la législation et de l'administration romaine, 
« d'expliquer ce sigle proc. prov. Boetìcae de notre inscription (7) , 
surtout dansFordreoù il est place avant le titre de préteur. Une con- 
jecture, qui me parait vraiseroblable» peut seule en rendre raison et 
jeter du jour sur cettc périodc obscure de Thisloire romaine. 

Trois grands fléaux minaient l'empire. La corruption des moeurs, 
le décroissement de la population libre et l'établisseraent du christia-> 
nisme. Je les ai développés dans mon grand ouvrage inédit sur Téco- 
nomie politique des Roraains, mais Thistoire de la décadence de 
l'empire (on sent bien que je ne parie pas de la forme et du style) me 
semble encore à faire, méme après Montesquieu et Gibbon. J*en fixe- 
rais l'origine au règne d'Adrien , et la cause immediate à l'épuisement 
produit par les conquétes excentriq^es de Trajan. De là , une réac- 
tion de tous les peuplesvoisins de l'empire, comme celle de l'Europe 
sur Napoléon, de 1812 à i8i5. De là , Tabandon des provinces su- 
delà du Danube et de l'Euphrate, attribué par Gibbon et Montes- 

(i) Le savant comte Borghesi a fait cettereiparque. Balletin citc , septem- 
hre i83o , p. aoo. Nous nous sommes reàcontrés , car cet article fut écrit en 
juillet et en aoùt i83o ; mais en France , nul moyen de publicatìon poor 
genre de trayaux : on n'y lit , on u'y imprime que de la politique. 

(2) Ligne 1 3. (3) Ann. IV. i5. 

(4) Ann. XII. 60. (5) Orane jus tradidit. 

(6) Tacite dit en propres termes ; « Claudius lihertos , quos rei familiari 
praefecerat , sibique et legibus adaequavit. » ^ 

(7)N°II.lign.9. IO. 



ce 



INSGBIPTIONS DE TARQUINIES. 169 

qui«u àia pasiUanimité ^^Adrien, mais selon moi, chef-d 'oeuvre de 
poUtique et de prudence. De là, ses voyages contIiiuel.i dans toates 
les parties de Tempire: car partout, par les canses indiquées, trou- 
bles, résistances , révoltes ou dangers. Dès celtc epoque, ìafabrique 
de l'cspèce humaine s'aclive cbez les barbares ; Tìnstinct de conserva- 
tion, la nccesiiitécominahdent, on cultive pour produlre non de Tar- 
genl, mais des hommes. Le principe actif de popnlafion se développc 
dans toule son energie. Pour vivre, il faut se défendre et conqucrir. 
Cespeuples som ce qu'ctait Rome vis-à-vis de Tlralie dans les cinq 
premiers siècles de la république. C'est le ménte fait, la méme histoiro 
en sens inverse et transportce dii centre aux extréraités; de la, vains 
efforts d'Adrìen pourrétablir la discipline des lógions, fortifica tioa 
des limites naturelles, grande muraille élevce en Bretagne, enfio 
paix acbetée à prix d*or,des barbares. De plus, on en romplit les ar- 
mées, les cxpéditions lointaines de Trajan avaient dégoùlé du service 
militaire les citoyens roroains, et créé, pour resisterà In conscriptioq, 
la force d*inertie qui perdit Napoléon «n 1814. De là, les esclaves 
arméspwr Marc-Aurèle (1} et plus tard, mais trop tard, Tédit de 
Caracaila qui donne le droit de cité à tous les sujets de l'empire. £t ce 
n*est pas seulement par avidité, comme on l'a écrit, c'est par néces- 
sité d'une pepinière de soldats pour le recrutement des armées. 

Sous Antonin, Thistoire est vide. Les faits manquent. On nous in- 
dique plusieurs révoltes [1^), Juifs, Grecs, Egyptiens, Maures, Daces, 
Germains. AUains attaquent partiellement les extrémités de l'empire. 

Sous MarC'Aurèle (3), la ligne se forme. Parlhes et barbares de 
rOrient, nations slaves, gotbiques, germaniques,bucoles en Egypte, 
partout et toujours guerres sur guerres, et guerres obstinées. C*est 
en grand, Tattaque des Cimbres et des Teutons, moins la force de 
resista nce. La ligue se porte sur Titalie , c'est au coeur de l'empire 
qu'elle frappe, comme les peuples uuis surla France en i8i4- £11^ 
trouve, comme eux, des auxiliaires dans les armées, formées aìors 
non plus de Romains seuls , mais, pour moitié, de barbares, comme 
chez nous, de Francois mélés également de Polonais, d'Espagnols^ 
de Portugais et d'Italiens. L'empire romain resiste encore ; mais il a 
donne le secret de sa faiblesse, et en deux siècles, le principe «ictif de 
la population, d'une part, fabriquant des hommes libres et des sq1> 
dats , de l'autre, Tobstacle privatif , la carruption des moeurs romain 
nes; la chasteté des moeurs chrétiennes éteignant la population libre 
et guerrière, achèvent la ruine et le démembrement du colosse poUti- 
que forme de tant de débris, et appelé pendant tant de siècles Vunv- 
vers romain. (4) 

(i) Capitol. i3. 

(a) Cf. Appian. praf. Dio. capit. VII. i3. Vict. epitom. Vnlcat. Avid. 
Cass. n° to. Pausan. Ach. 

(3) Capit. M. Ant. 8. 9. et Ver. 4- 7- Lucian. histor. et pseudoo. Dio. ap. 
Val. 775. Capit. a a. 1 3. 14. Sparjt. Ai. Ant. Did. Jul. i. 

(4) Orbis romanus. 



IJO I. MOHUMENS. 

Des chrétiens ponvaient-ìls ctre unis de coear et d'intérét a un ein<- 
pire qai lear òrait les droits civiis et politiqnes, qui proscrivait lenr 
eulte, leurft raoeurs et jusqu'à leur croyance? £h bien! les Antonins 
soot forcés de les mcnager, et d'en remplir leurs légions. 

Des barbares, adora teurs deXeutatès, d*Odin ou deMithra,étran- 
gers aux Romaìns, de goùts, de mneurs, de lois et de langage , pou- 
▼aient-ils s'incoi-porer faciiement d<ins la législation et la civilisation 
romaioe? £h bien! le.s Antotiins sont contraints de s'appuyer sur eux 
pour repousser d*autres barbaresplus ìgnoi*ans,plus.féroces, plus dan- 
gereux. 

£n résumé, le détail des faits manque pour ces quatre-TÌngts ans 
de rhistoire; mais les causessoniévìdentes,sontpalpabIes. Il ne faut 
qn'observep, méditer ce qui précède et ce qui suit. 

A cet exposé précis des effets et des cause», denx de nos ìnscrip- 
tions de Tarquinies (i) ajoutent un témoignage sur, une autorité 
imposante. L'histoire nous dit que sons Antonin le pieux, tous les 
Maures se soulèvent. La Mauritanie n'est séparée de l'fispognc que 
par un détroit de cinq lienes : on'est obligé d'y porter desforces, de 
mettre la province sous le regime militaire. Aussi dans notre inscrip- 
tion, nous la voyons soustraite à Tautorité dn sénat, etcette province 
senatoriale reccYoir, non un proconsul en toge et nepouvant, d'a- 
près les loìs de Tempire, porter Tépée, mais un procura teur (procu- 
rator provinciae Boeticae) revétn, depuis Claude , de tout le pouvoir ci- 
▼il et militaire affecté à l'empereur lui-méme. Le procurateur alors 
est un vice-roi. 

Ces marbres méme, bien observés, bien ctudiés, donnent des 
dates ou au moins des cpoques. On y Ut que la révolte de la Mauri- 
tanie, preceda celle de la province d*Afrique. Car ce E. TiiUius Varrò 
à qui Tinscription est dédiée, y est nommé proconsul- de la province 
d'Afrique. Procos. prov. Africae (2) , donc alors province senatoriale 
et plus bas (H) procurateur de la Bétique, preuve certaine que cette 
province senatoriale d*£spagne était devenue, à cause du danger, 
province imperiale. 

En coraparant le texte du n° II avec celui du n° IV, on voit que la 
première inscription a précède Tautre. On distingue méme clairement 
que rinsurrection de la Mauritanie a gagné la province d*Afrique sa 
voisine, car cette méme province d*Afrique, senatoriale quand Var- 
ron en était proconsul, devient imperiale dans le marbré n*" IV (4), 
puisque L. Dasumius Tullius Tuscus en est nommé légat. « Leg. prov. 
Africae »; éviderament le danger était pressant, il fallait concentrer 
dans une main habile et fidèle tout le pouvoir civil et militaire, aussi 
Antonin y envoìe Dasumius, d'abord conseiller prive d'Adrien, le 
sien, pontife de son tempie, son trésorier, son chancelier , et qui de 
plus, aVait fait la guerre comm^ légat propréteur, dans les proviu- 

(i) N" n. lign. 9. IO. et n" IV. lign. i3. 

(a) N° II. lign. 4. (3) Lign. 9. io. 

(4) Lign. i3. 



INSGRIPTIONS DE TARQUINIES. I7I 

ces frontières et importa ntes de la Germanie et de la Pan non le supé- 
périeure. Pour mériter dj lels emplois de la prudcnce d*Adrien et 
d'Antonin, il fallali, à coup sur, dcs talens rccls, et ce Dasumiusqui 
n'est pas méme nomnié ni dans les fastes, ni dans rhistoire, ne pa- 
rait pas un homme ordinaire. Du reste , sa famille était riche et dans 
les honneurs depuis Trajan, comme je l'ai prouvé'plus Iiaut. 

Inscript. n** II, ligne i3; n» III, Vigne Z*. *- 

Varroni. cos. augur- praetori. aedtli. ceriali 
Petronio, cos praefecl. friim. dandl. 

Ces deux titres donnent l'explication d*une autre c;iuse de la dimi- 
nution de population libre que j*ai indlquée ci-dessus, et mérltent une 
discussion, soit sous le rapport des grades entre eiix, soit quant à 
llmportance de ces fonctions de directeur des approvlsionnemens et 
de la distribution des grains. Je renvoie pour ce dernier objet à mon 
mcmoire, sur les lois agraires, et les distributions gratuites (1), In à 
l'académie en 1827, et méme à Textrait imprimé de la séance publi- 
que de juillet 1828. 

La charge de pré/et de V Annòne n*exìstait pas comme fonctlon per- 
manente du temps de la républlque. Dans une falcine , L. Mlnucius (2) 
fut créé temporairement; préfet de rAiinòne. Satuniinus en fut charge 
comme questeur , et ayant m;»l géré , fut remplacé par Scaurus prince 
du sénat (3). La charge des édlles céréales fut créée par Cesar, la rai- 
son en est evidente. Pendant les sixpremiers siècles, le territorre de 
Rome et d'Italie suffirent , et au-delà , à la consommation des habi- 
tans. Dans les disettes , on chargeait temporairement les magìstrats de 
Vapprovislonnement de la ville et du pays. L'agglomération des pro- 
priétés, la culture par esclaves, la conversion en pàtures des terres de 
labour, changèrent le rapport des produits. Ilfallut nourrir le peuple 
spolié de ses biens-fonds , et méme de Temploi de ses bras. Caius 
Graccbus «^tablit les distributions gratuites. En 680, 72,900 citoyens 
romains (4) élaient nourris parla sènle importation du blé de Sicile. 
Dès-lors, cette commission devint civilement et politiquement une 
charge importante. L'an 695, Pompée recutparun sénatifs- consulte 
le tilre de « pi sefectus Annonae (5)», intendant general des vivres, et 
s'adjoignit pour aides, quinze sénateurs illustrés, à la téte desquelj» il 
init Cicéron (6). Cesar, pour de pareilles nécessilés créa deux nou- 
veaux édlles céréales, six en tout (7). Après la mort de Cesar, Brutus 
et Cassius furent nommés aprsefecti frumento advehendo (8).» Le nom- 
bre des ed iles céréales fut maintenu au moins jusqu'au troisième siede 



{i) Leges agrarisB et frumentarisB. 
(a) Liv. IV. 12. 

(3) Cicero, prò Sextio. cap. l'y. et de Harusp. redp. cap. ao. 

(4) Je prouve , dans Touvrage cité , l'exactitade de ce chifTre. 

(5) Cicero, prò. domo. cap. a 5. 

(6) Pro. domo. IL 14. 16. a5. ad Attlc. IV. i. 

(7) Vid. Pompon. L. C. iib. II. de origine juris. 

(8) App. beli. civ. III. p. 860. 



172 I. MOKUMENS. 

de rère chrétienne (i). La préfecture de l'Annòne, illustrée par la ges- 
tion temporaire de Pompée et de Cìcéron , fut placée au rang des 
premiers emplois de l'état. £n 727 de Rome, Auguste la créapour lui 
sous le titredeacuratorou praefectus frumenti populo dividundl (2)», 
l'achat et le partage des gruins fo^maient Tattribut de cette charge 
nommée aussi sur les inscriptions « curator minutiae (frumentariae^ 
cur. ann. populo praebitae (3) Anguste la garda toute sa vie ou pres- 
que jusqu'à sa m'ort (4). Turranius lui succèda (5). Enfia Boèce (6) 
nous apprend que de son temps cetle charge s'était avilie. 

L'imj)ortaiit pour notre inscription est de voir Turranius nommé 
par Tacite « rei frumentariae praefectus », tandb que nolre Petronius 
Melior est appelé, comme au temps d'Auguste «praefectus frumenti 
dandi», et cela, immédiatement après les titres de « Cos. cur. R. P. 
Tarq. et Gravisc. », Cet ordre de dignité , ce rang de titres honorifi- 
ques, montrent que, sous les Antonins, la préfecture des biés èlait un 
poste éminent ; ensjuite que Temploi de cui^atcur des républiques de 
Tarquinies et de Gravisca était cpnsidérable , et que le mérae emploi 
pour Pyrgos et Cére (7) Tétait un peu moins. Le « rei frumentariae 
praefectus et le praefeclus frumenti dandi » sont bien éviderament le 
méme emploi. On peut juger de son importance, puisque sous Aa> 
gnste, rimportation pour Rome et lltalie étaitvde 60 iniliìons de mo- 
dìus, qui X 1 4 = d4o millions de livres de blé, ce qui, a raison de deux 
llvres, poids de mare par téte , donne la nourriture annuelle de 
i,i5o,6io habitans. Sous Tibère et sous Claude, Timportation est 
plus forte encore. Le chiffrc manque pour les autres cmpereurs. En- 
fia la consommation journalière de Rome sous Septime-Sévère était 
de 75,000 niodius, qui x 14= ^^ nourriture de 5^5,000 babitans , 
populatìon de Rome à cette epoque. 

Sous Dioclétien, Timportation pour la capitale, n 'est plus que de 
2 millions de médimnes, qui X 84= 168 millions de livres de blé , 
et ne donne d^jà plus à Rome que a3o,ooo habitans, Voici les résul- 
tats. Les preuves sont consignées daus mon grand travail, sur la po- 
pulatìon de Rome et de l'Italie. Je crois pouvoir répondre de leur 
exactitude. ' 

On voit donc que cette importation croissante de céréales appuie 
lés autres faits transmis par les hiitoriens et les agronomes romains, 
sur la diminution progressive des produits de l'Italie; que l'immen- 
sité de ces distributions gratuites alteste la misere et la paresse des 
«itoyens romains, et que les besoins de cette populace oisive et affa- 
mée , toujours prète à se révolter si elle manquait de pain et de opec- 
tacles, exigeaient de la part du chef des approvisionnemens et des 
distributions, un ordre, une vigilance, une fermeté peu commane : 

(i) Vid. Dion. lib. XLIIL (j) SiJetoii. Aug. 17. 

(3) Cf. fa. 1. Casaub. ac Torrent. nòt. 

(4) Dio. LIV. (5) Tacit. Ann. I. 7. XI. 3 1. 

(6) D. ronsolat philosoph. lib. II. pros. JV. 

(7) laser. II. lign. 5.6. 



INSGRIPTIONS DB TARQUINIES. Ij'i 

a ea pnecipue cura principum, dit Tacite. De plus, la charge était à 
\ie, car nous voyons Turranius, préfct des vivres à ravèneraent de 
Tibère, Tètre éncore à la fin du règne de Claude. Les édiles céréales 
lui élaient subordonnés comme le prouvent le rang des titres de l'in- 
scription de Tarquinies (i), les témoignages historiques que j'ai cités, 
et le nom sebi de leur magistrature. 11 est à croire que le bon Anto- 
nin trouva dansPetronius, un préfet de l'Annone capable, et enfin, 
c*esl un grand dignilaire de plus, connu par notre seule inscriplion. 

Inscr. n° II,lign. i5. — Praelori. iEtruriae. quinquennali Tarquinis. 

Il serait plus curieux et plus difficile peut-étre de délerminer avec 
précision Tétendue et la nature des foncùons de ces préteurs ou con- 
suls de colonies, de municipes, de villes libres, qui me semblent 
comme premiers magistrats de lacommune, avoir du rapport avec 
nos maires et les syndics du 'Piémont. 

Nous savons que les municipes réunis à la domination romaine, les 
villes libres ou féJérées jouissant de Timmunité, celles quiposscdaient 
le droit de cité avec ou sans suffrages, comme Cére qni l'obtint aprcs 
la prise de Rome par les Gaulois, pour prix de rho:»pitalité toucliante 
qu'elle accorda à ses malheurs, avaient des magistrats él^spareuXy 
jouissaiént de l'autonomie , c'esl-à-dire se régissaicnt d'après leurs 
lois,àmoins qu'elles n'eussent préféré , en acquerà nt le droit de 
erte, adopter tonte la législation et tonte l'adminiòtration romaine. 
On sait que sous la république et les césars, leurs premiers magistrats 
se nommùent dictateur, préleur, consul, décemvir, décurion, etc. 
Depuis Si^onius jusqu'à Beaufort, beaucoup de volumes ont été écrits 
sur ce &ujet, mais il reste encore à dire et à faire. J*ai peut-étre ajouté 
quelques faits, mais seulement pour les deux derniers siècles de la 
république, dans mon nìémoire sur radministration romaine en Ita- 
lie et dans les provincesfa). Nous savons bien qu'en 664, Tltalle in- 
férieure rccut, parla loi Julia ^ le droit de cité, que beaucoup d*o/?- 
timates européens, asiatiqucs et africains, Tacquirent sous Claude; 
mais ce privilège était une faveur. Il était facultatif et non impose. Or 
r£trurie ayant été conquise dans le cinquième siede de la républi- 
que, et Rome ayant toujours accordé des conditions plus douces aux 
peuples va incus en raison inverse de sa puissance, quelle était la 
forme du gouvernemenl de TEtrurie en general, de Tarquinies, de 
Gravisca, de Cére, de Pyrgos, en particulier., et cela, sous les An- 
tonins, epoque certaine de nos inscriptions ? 

Cicéron (3) nous dit que Milon, comme dictateur de Lanuvium, avait 
le droit d'élireet d'installerle flamine (les consuls et Ics diclateursro- 
mains ne jouissaient pas de ce privilège). II celebra itaussi les sacrifices 
soIennels(4}. Pétrone nous apprend (5) que lepréteur deNaples était 
chargé de la police envers les babitans et Us étrangers;que son licteur 
ÌQscrivait leur nom, leur patrie , leur profession, le but de leurs voya- 

(i) N** li. (1) Lu à TAcad. des Inscrip. en 1 8a8 ^t 1S29. 

(3) Pro Milon. (4) Cicero, ibld. 

(5} Tom. I. p. 70i ed. et. tr. fr. Amsterd. i^^d. 



1^4 '• MONUMENS. 

ges, sur un registre public, et falsaity ponr cela, visiter toutes les au- 
berges. C'est Èumolpc qui raconte :*« Praetoris lictorem qui prò officio 
curahat exterorum nomina inscribi in pubUcis codicibus ; duos vidlsse 
advenas domum ingredi, quorum nomina nondum in acta retulerat^ 
et ìdcirco de illorum patria et occupatione inqidrere^. Mais vous savez, 
mori cher collègue et ami, ou pouvez savoir, ce qui m'est impossi- 
ble dansmes champs, si TEtrurie souniise garda son autonomie, quel- 
ques tràces de sa confcdération libre, de ses lois, de son /«/-, prèsi- 
denl dcs Etats-Unis de Tantique et puissante Tuscie , qui me pnrait 
offrir qUelques rapports avec le- gouverneraent fédératif de la Lycie. 
Les inscriptions, lesmonumens, les ruines de Volteri'a, de Chiusi, 
de Bolsena, d'Orvieto, de Corlone, de Cornelo e;t de Vulcia, la lan- 
gue, les ordres d'architecture parliculiers à ce peuple, reproduils 
dans ces poteries, et subsistant jusqu*au troisième siede de Fere chré- 
tienne, leur ces rude semblable aux ìingols chinois, lenr as de 7 à i5 
onces dont j'ai rapportò un exempie a'vec une balance et un peson 
divise régulièrement (i), tout m'indnit à croire que sous les Trajan, 
les Adrieh,les Antonin, Tarquinies etplusieursvillesétrusquesètaicnt 
au nombre de ces < civitates quae liberae vocautur >» , et qu'au dire de 
Tacile (2) pilldit si bien Néron. Crotone nous est représentée par Pé- 
trone (3) comme une de ces villes grecques, ao gouvernerpent dé- 
mocralìque, régies par leurs «conciones», telles que Tarente au 
tcmps de Pyrrhus(4.), Pergarae et les villes d'Asie décrites par Cicé- 
ron..(5) 

Je presume que le grade de Petronius Melior, comme curaieurde 
Tarquitiies, de Gravisca et de Cére ^ grade dont le titre succède iro- 
módialeracnt à celui de consul , ctait plus relevé que celui de préteur 
de VEtrurie et {\e préteur quinquennal à Tarquinies qui se trouvent 
placés à la. fin de Tinscription it** IL Je connais bien les droits desmu* 
nicipes^ or, la petite inscriplion n** I qui est certainement antérieure 
et du temps de Tespasien ou de Domitien (6), m'apprend ou plutót 
me fait soupconner que Tarquinies ctait pìacée dans cette hiérarchie. 
Cette inscription est fruste; mais enfm ces thtrmes municipaux pour 
ìesquels le consul augure P. TuHius,lègue par sontestament3,3oo,ooo 
sesterces, ces hains municipaux indiquent un municipe. La rielesse 
des marbres, des sculptiires^ des mosaìques, des ornemens d'archi- 
tecture, soit en marbré étranger , soil en pierre dure, leur exécution 

. (i) Ces objets curieux, Tas avec la roue et la téte casquée, le peson et le 
poids, cut été trouvés dans un vase, à Orvieto, en i83o. Le sysCèraie pon- 
derai et monétaìre des Étrusques pourrait en étre déduit , durmoins approxi- 
mativcment. Je m'occupaisde ce travail long et diffìcile; mais je viens d'ap- 
prendre que le savant pròfesseur M. Orioli a traitc à fond cette patière, et 
j'y renonce aTec plaisir. Le sujet est en bien bonnes mains. 
- (a) Aon. XV. 45. .» (3)Tom. II. p. 144.391. 

(4) Liv. IX. 14. Plut. Pyrrb. 

(^) Pro Fiacco , epist. ad. Quint. L et ad Attic. llb. V. passim. 1 
(6) Elle est écrite en iettrès onciales de cinq onces de nauteur (0,10949^)1 
et dédiée au Tullius fondateur des thermes. 



INSGRIPTIONS DB TARQUINIES. 1^5 

aussi parfaite qttc celle du tempie d'Antonin et Fanstine à Rome , 
méme que celle du Panthéon d'Agrìppa , prouvcnt que 3,300,000 
sesterces zn 660,000 fr. ou 6oo,c'oo fr. au rooins, si l'on avance la 
première construction deces llicrmes jiisqu'au règne de Domitien, ne 
durent pas suffire à l'érection et à rachcvement compiei de ce monu- 
ment d*une ville presque oubliée alors dans l'Iiistoire. Aussi le fils de 
Tullius et Petronius Melior (i), et peut-etre Elpis, femme de Petro- 
nius (2)9 mirent-ils leur honneur à le parfaire, et leurs richesses à le 
décorer. 

Inscript. , n"* II, lign. i5 16. — Xviro stlit. judicand. 

Inscript. , n°III, lign. i a. — Xviro. Stlitibus. judicandis. 

Cette insti tution des décemvirs appartieni encore à Auguste. Il 
établit» dit Suétone (3) , « ?it centumviralem hastam quam quaestiira 
functi consueverant cogere, decemviri cogerent.» Ccs décemvirs ju- 
dtciaires étaient les présidens de la cour des centumvirs (4) qui ju- 
geaient Hasta « in suo foro posita », d*où vint peut-étre, mais je ne 
tiens pasà cette élymologie hasardée, TabréviaLion de « slilibusM. Ce 
tribunal , quoique forme de trois juges pris dans chacune des trente- 
cinq tribns s'appelalt ics centumvirs ou les cent, bien qu*ils fussent 
cent cinq. Cicéron (5) definii les causes.qui y étaient déféréessous la 
république, les centumvirs étaient donc alors un tribunal civil. Au- 
guste chargea les décemvirs de les convoquer et de les présider. 
PcMnponius(6) le ditformellement. Tacite (7) nous apprend queTim- 
portance de ce tribunal , borné sous la république aux affaires civi- 
les) s'accrut sous les empéreurs. On lui attribua, je crois, les juge- 
mens au criminel. « Causae centumvirales quae nunc primum obtinent 
locum, (olim) splendore aliorum judiciorum obruebantur. » Les avo- 
cata y plaidaientafors, la sixìème année de Yespasien , vétus, non.de 
la toge, mais d*nne pcenuia qui génait leurs gestes oratoires. (8) 

lei, raon ami, laissez-moi piacer quelquea rcflexion^ sur la com- 
position. destribunaux romains, question aussi neuve qu'importante* 

Jbsqu'en 629, tous les juges au civil , au criminel et au conten- 
tieux* étaient pris seulement dans le sénat. Un seul ordre avait donc 
eittre les mains les fonctions de tous i^os tr^bunaux, les causes civiles^ 
criminelles, correctionnelles, commerciales , contentieuses et admi- 
nistratives, plus en grande partie le pouvoir législutif et exécutif. 
Ainsi la reputa tion , la fortune , la liberté , la vie (9) méme de tous 

(r) Inscr. n" IL lign. 7. (a) Inscr. n° V. 

(3)Aug. 36. (4)Dio.Uy. 

(5) De oratore I.-Gausis centumviralibas in quibus usucapionum y tutela- 
rum, gentilitatum , agnationum, alluvionum, circumluvionum, nexorum, 
mancipiorum, parietum, luminum, stillicidìorum, testamentorum rupto- 
rum aui ratorum , cseterarumque rerum innumerabiiia, jura versenior. 
J. Lipse propose , à iort je crois , nuptiamm prò , ruptorum ani ratorum. 

(6) De origine juris. Cum essei necessari us magistratus qui kasue prseesset» 
decemviri litibas judicandis constituti sunti 

(7) De orat. dialog. cap. 38. (8;Tacit. **idf. 39. 

(9) Sauf Tappel au peaple i pottr les citoyens romains , depuis la loi Porcia. 



176 I. MONtTMSNS. 

les citoyeus et sujets de la répabHquey étaicDtà la discrétion de Tor^ 
dre senatoria!. 

CniusGracchus òtn les jugemens an sénat, et enìnvestit les cbeya- 
Hers; Tnémc vice, méme danger. Sylla left rendit au sénat, Poinpée 
à une cour formée d'un tiers de sénateurs, un tlers de chevaliers et 
un tiers de tribuns du Irésor, plébéiens (1). Cesarne garda pour juges, 
que (ics sénuteurs et des chevnlìers, nioifié de ch:ique ordre. Auguste 
établit le tribunal des centuravirs et des décemvirs pris', je crois , dans 
les sónatt'urs seulement. 

Examinons cctte coinposition des tribunaox sous le seulrapport 
de radministration et du con'tentieux. 

Tous les gouverneurs de provinces étaient pris dans le sénat. Le 
séhat seni jugeait leiirs délits. Prcsquè tous les sénateurs a vaiei)t pillé 
ou aspiraient à ])iller les alliés. De là, les lois sur la brigue, le pccu- 
lat, les concussions, les répétitions de denicrs, les abus de pouvoir 
enfin, toujours éludées. Car le sénat était juge et partie , arbitre et com- 
plice, ses jugemens n'étaient guère qu*un déni de justice. 

Les chevaliers deviennentseulsjuges; mais cet ordre ava it Fadmi- 
nistration des finances , la ferme et la perception de tous les impòts 
directs ou indirects. lls étaient doncencore jugeset parties, car ils étaient 
juges et comptables, ce qui a fait direàTite-Live(2);«ubi Pablicanus 
est, ibi aut jus publicum vanum, aut libertatem sociis nullam esse ». 

Les tribunaux raélés de sénateurs, de chevaliers et de plébéiens, 
tribuns de l'iErarium, avaìent le inéine vice. C'étaient toujours des 
complires , des comptables, des agens responsables qui sejugeaient 
eux-mémes. £n outre, chez les tribuns du trésor, la garantie du cens 
et de la fortune était annulée. C'est, je pense, le motif qui ies fit ex- 
dure des tribunaux par Cesar. 

Sous l'empire, le prince jugeait seni et sans partialité, les abns de 
pouvoir commis dans ses provinces, le sénat ceux des siennes. Anssx 
le sort des provinces impcriales deviut meilleur que celui des prò-^ 
▼inces sénatoriales. Les gouverneurs des premières Vétaient k long 
terme , ceux des secondes annuels. Le prince tonda it ses sujets sans 
les écorclier; le proconsul ) presse par le temps ,. dévoratt la province 
et trouvait dans le sénat pour juge un <;ompHce. 

De plus, vice enorme, tous les tribunaux jugeatentsan'snppel, sauf 
dans les causc3 capitales, appel aù pcuple, sous la république ; au 
prince, sous l'empire. 

£n comparant ce systèroe judiciaire avec le nótre, avec nos juges 
de paix, nos cours de première instance, d'appel, de cassation, nos 
cours d*assises et correctionnelles, tribunaux de commerce, cour des 
comptes, conseil d'état, avec nos juges inamovtbles et désintéressés , 
on voit que nous n'avons rien à envier aux Romains et que nous lès 
avons bien surpassés pour le mode de la composition des tribunawt 
etl'ordre des divers degrés de juridiction. 

£n résumé , autant leurs lois civiles méritent d'élog.es depuis les 

(i) Cicero, ftd. Attic. T. 16. (a) XLV. 18. 



INSGRIPTIONS DB TARQUIITIBS. J'J'J 

doute tableSy chef-d'ceuyre d'équìté selon Cicéron et Tacite^ jusqu'aa 
DigestCy trésor de science et de sagacité, autant leurs lois et leurs 
institutions relatives à l'industrie , au commerce , aux finances et à 
radministratioti, me semblent vicieuses, et je pense, qu'on doit 
lear attribuer une grande part dans la dépopnlation et la décadence 
de Tempire. 

Je terminerai cette longue disserta tion par une seule remarque re- 
lative à nos ìnscrìptions n»» II et III, c*est que Varrò et Pétronius de- 
Tbient élre, sous les Antonins, des personnages bien distingués, 
puisqu'à une epoque où le tribunal des centumvirs tenait le premier 
rang, « primum locum» dit Tacite, leur titre de décemvir, président 
de cette cour souYcraine, n'est place qu'à la fin de tous les autres. 

Conclusions. 

Il résnlle de la découTerte de ces marbres de Tarquinies et des 
recherches auxquelles ils ont servi de base, 

1° Que toutes les institutions, lois, réglemens, fonctions , dignités, 
litres, grades, établis par Auguste, furent maintenusou remis en vi- 
gueur par les grands princes qui, depuis Nerva jusqu'à Commode, 
gouVemèrenl l'empire romnin; 

a° Que la belle conserva tion de ces Ìnscrìptions et Tordre régulier 
dans lequel sont placés les titres nombreux des quatre consulaires 
anxqueiles elles sont dédiées, accroit nos connaissances sur les rap- 
ports de liiérarchie des diverses magistratures entre elies, sur la na- 
ture et l'importance de leurs fonctions presque oubliées dans Thistoire 
de ces quatre-vingts années si heureuses pour le genre humain ; 

3"" Que ces marbres précieux nous font connaitre pour la première 
fois> plusieurs faits importans sur lesquels Thistoire de ces règnes est 
rouette , tels que révoltes des peuples , soulèvement de provinces en- 
tières, attaques partici 1 es ou simultanées des barbares; 

4° Que ces mémes faits indulsent à rapporter aux conquétes excen- 
irìques de Trajan la cause , à l'avènement d*Adrien , le commence- 
ment de la faiblesse et de la décadence de Tempire , enfin , à l'epoque 
de Marc-Aurèle, l'initiative de la cOalition generale des barbares; 

5° Que ces marbres, par l'importance qu'ils donnent à la charge de 
préfet de TAnnóne sous Adrien et les Antonins , confirment le dé- 
croissement prógressif de la population libre et des produits de l'Ita- 
lie, fait important que reproduit l'bistoire entière de Téconomie po- 
litique romaine sur laquelle j'achève un travaii special ; 

6" Qu'une magistrature jusqu'ici inconnue, celle de curateur de 
quatre villes ou districts de TEtrurie, se révèle sur ces marbres comme 
égale, en dignité du.moins,à celle de préfet de l'Annòne; 

7** Enfin , que le mode de juridiction et de composition des tribu- 
naux romaìns dont ces marbres fournissent plusieurs exemples, était 
très vicieux , méroe sous les Antonins, et qu'on peut lui attribuer une 
assez grande part dans la dépopnlation et la décadence de l'empire. 

DUREAU DE LAMALLE. 
IV. 12 



IjS II. LITTBRATURB. 



n. LITTERATURE. 



I. EXPEDITION SGIENTIFIQUB DE MORBS. ARCHITECTU&S , 

SGULPTURE, INSGRIPTIONS ET VUES, ETG. PAR M. ABEL-BLOUBT, 
CHBF DE LA SBGTION D*ARGHITECTURE j ET MM. RAVOISIÉ , 
POIRÓt , TRÉZEL ET DE GOURNAT, SES GOLLABORATEURS. CTNQ 
LIV. IN-FOL. (l) 

UouYRAGE que^nous annoncons et dont cinq livraisons ont 
déjà pam, est, en ce qui concerne Tarchitecture et les monumens 
sculptés, le produit des travaux de la commissìon scientifique 
envoyée par le goùvernement franf ais en Moréé , dans le cou- 
rant de Tannée 1829. L'ìmportance des résultats obtenus,il y 
a trente ans , par Tinstìtut d'Egypte , inspira naturellement la 
pensée de mettre à profit, de la méme manière, Texpédition 
militaire dirigée sur la Grece. Mais a part ce premier rappro- 
chement, les choses différaient radicai ement entre elles. Ea 
Egypte, Tarmée francaise rencontrait, au milieu d'une nature 
profondément originale, des monumens ouiuconnus,ouvisitésà 
la dérobée et imparfaitement décrits. En Grece nos compatriotes 
s'apprétaient à fouler une terre déjà battue; aux uns s*òffrait 
une moisson tout entière: les àutres ne pouvaient trouver 
qu a glaner.. A ce' précédent défavorable se joignaient encore 
d'àutres obstacles : lorsque Tarmée quitta Toulon , on crut que 
son séjour en Grece ne se prolongerait pas au-delà de quelques 
mois ; et e est sous rinfluence de cette idée , que furent rédi- 
gées les instructions données aux membres de la commission 
scientifique: les injonctions de se ha ter étaient mème si pré- 
cises , que les plus zélés ne crurent rien faire de mieux que 
dabréger leur tàche, afin d'arriver du premier coup, aux plus 
imporlans résultats. Ajoutez un inconvénient dont la res- 
ponsabilité pése tout entière sur les commandans d^ lex- 

(i) Paris , chez Firmin Didot. 



BXPBDITIOV DB MORBB. 1^9 

pédition. La commission scientifique, traitée avec les égards 
convenables par les autorités miiitaires, neveiUa pourtant 
en elles qu*une mediocre sympathie , et la coopération 
quelles accordèreut aux travaux de nos savans ne dépassa 
jamais d*une ligne les instructions envoyées de Paris par le 
ministre de la guerre: en tenant ce langage, nous sooimes 
ioin d mculper la conduite de nos généraux , quant à Finfluence 
qu'ils ont pu avoir sur les travaux de la commission dans toutes 
les parties de la science qui sont étrangères au but de ce recueil ; 
tnais; queis que soient les services qu*ils ont pu rendre à cet 
égard et que bous ne connaissons pas y on aura peine à se fi- 
gurer que la France ait tenu son année inactÌTe à yingi lieues 
d'Oljinpie , et que sur dix mille hommes qu on aurait pu em- 
ployer à des recherches glorieuses pour le pays, après un de- 
. cret de l'assemblée nationale grecque, qui attribuait à laFrance 
tous les objets antiques qu'elle aurait découverts sur le sol de 
la Morée^ les delix sections d'archeologie et d'architecture 
i^utiies n aient jamais eu à leur disposition plus de quatre sa- 
peurs du genie : c'est là une tache dont les commandans de 
lexpédition francaise ne se làYeront jamais aux yeux des amis 
de Fart et de la science. 

Cés considérations ni' ont paru nécessaires pour qu'on ap- 
préciàt avec justice les travaux que publient nos coropatriotes 
architectes. Ainsi ce ne sera point eiueore tonte la Grece , ni 
mème tout le Péloponnèse que M. Biouet et ses collaborateiirs 
ferokit pdsser sous nos yeux; e est seulement un choix des lo- 
calités les plus remarquables, explorées savamment , mais sou- 
veifìt trop TÌte par des artistes, qui, bien que voyageant au 
Mom d'tme des plus riches nations du continent , n'ayaient à 
lenr disposition que des ressources pécuniaires extrémement 
bortiées. Aussi voyotis-nous que nos compatrìoles n ont pu 
ifaire ext^cuter nulle part d autres fouilles que de simples tran- 
diées: la méthodie comparative, à laquelle les architectes de 
tiotre epoque oDt fait faire tant de progrès, sufifit, en pareil 
cas, potir Cònduire à la restitution certaine dun édifice. Mais 
le basarti seul peut procurer alors ta découverte des monu- 



i8o II. littéaàture. 

mens figurés, et la terre, qu interroge saperficiellement Tartiste, 
garde la plus grande partie de ses rìchesses : dans un seul en- 
droit , au tempie de Jupiter à Olympie , l'importance des ré- 
sultats qu'on était en droit d'espérer, a communiqué aux tra- 
vaux de MAI« Blouet et Dubois, un ensemble et une persévérance 
qu'ils n'auraient pu déployer ailleurs sans manquer , en quelque 
sorte ^ au caractère de leur mission; et Fon connait les fruits 
obtenus dans cette circanstance qui ne s*est pas reproduite» . 

Je serais tenté de penser aussi qu un succès plus entier ^t 
couronné les travaux de iios artistés, si le débarquement 
et le séjour de larmée avaient eu lieu , non sur la cote de- 
serte et désolée de la Messénie^ mais dans un pays plus riche 
en vestiges antiques , tei que FArgotide ou TAttique. Uimagi- 
nation des soldats aurait pu seconder celle des savans , et com- 
muniquer aux chefs une impulsion a laquelle , il faut le dire > 
rien n*étai€ plus contraire que le triste et morte! séjour de Nava- 
rin et de Modon. Mais en mettant de coté ces réflexions , à 
part aussi Tespèce d\ittente extraordinaire qu*a dù exciter ran-- 
nonce d*un ouvrage exécuté aux dépens^ du gouvernement 
francais , ce qu'on devra rechercher dans cette publication , c'est 
en quoi elle augmente nos connaissances sur les aniiquités 
architecturales de la Grece , et si les documens que M. Blouet 
faitpasser sousnos yeuxprésentent cescaractères d authenticité^ 
de conscience , et en méme temps d'intelligence artistique , sans 
lesquels il n*est plus permis de représenter les monumens an- 
tiques. Sous ces derniers rapports nous pensons que le lecteur 
trouvera une ampie satisfaction. 

Le travail de M. Blouet a dù comprendi^, non-seulement 
les monumens darcbitecture antique, mais encore ceux du 
mojen àge dans la Morée. Cette partie qui tieni une assez 
grande place dans les cinq liTraisons publiées , étant tout-à-fait 
étrangère à lobjet de ce recueil, nuus n'en ferohs pas mention. 
Jusqu à ce jour Titinéraire suivi par M. Blouet s etend de Tla- 
varin à Mavromati, le.village qui a remplacé Messene, en 
passant par Modon , Coron , Pétalidi, Nisi et Androulza. Cette 
route comprend un assez grand nombre de lopalités antiques, 



BXPioiTion OS morìs. i8i 

ipais qui, uous devons Tavouer, tiennent une plus grande 
place dans les souvenirs homériques^que dans ceux des époques 
monumentales. Nous pardonnerons dono à nos compatriotes 
d avoir laissé la querelle, si longuement débattue par Strabon, 
sur la véritable capitale de Nestor , indecise entre la Pylos 
triphyliaque et celle de la Messénie. Mais ce qu on doit re- 
garder comme un service plus important rendu à Thistoire , 
e est la déterminatìon positive de Fa Pylos messénienne. Quand 
on compare aujqurd'hui le récit de Thucydide , et la descrip- 
tion de Pausanias, avec les plans que donne M. Blouet de Zon- 
chio ou du vieux Navarin, on a peine à concevoir quels mo- 
tifs ont pu faire non-seulement hesiter à piacer Pylos dans cet 
endroit, mais ehcore déclarer positìvement qu'elle existait ail- 
lei^rs. Aujourd'hui de pareilles erreurs deviennent impossibles. 
M. Blouet a suivi la ti^ace de Tenceinte hellénique presque 
dans le circuit du plateau qui couronne le mont Coryphasìum : 
il a de méme reconnu des débris de murs anUques au bas de 
cette montagne vers le Levant, et au sud à Tentrée de la passe 
qui séparé riledeSphactérie du Coryphasìum, les debris d'une 
jetée, également antique, dans Tendroit où Pausanias (lY. 3^. 
4) place précisément le port de Pylos. La grotte de Nestor a 
été également visitée et reievée par M. Blouet: elle était située 
dans Tenceinte niéme de la ville (Paus. ibid. 3.), un peu au- 
dessous du mur de TAcropolis , sur la pente nord du Corypha- 
sìum* Rien n'empéche de croire qu'un puits d'eau douce pla- 
ce par M. Blouet à l'entrée de la ville du coté du port (uirb t^ 
iróXct ,11-XWov 0aXa<7C7V};. ibid. 5.) ne soit la source que Bacchus avait 
fait jaillir d'un coup de son thyrsc. Quant aux fragmens de 
murailles que M. Blouet a dessinés et fait gràver, ils ne nous 
donn^nt guère Tidée de ces constructions des Lélèges, sur- 
montées d'un autre mur pélasgique , qu on aVait pensé devoir 
exister à Pylos. Les murs de cette ville ne diffèrent en rien de 
ceux de Messene, de Megalopolis, ni daucune des enceintes 
élevées dans un àge compara tivement très récent. Il est prò- 
bable qu'ils nie remonteiit pas au-delà de l'epoque du stratège 
Démosthène, et que les fortifìcations que ce general athénien 



iSl II. LITTÉRATDBB. 

eleva à Pylos (Thuc; fV. 3.) sont celles qui, en panie, oat 
subsisté jusqu a nous. 

La posìtion de l'antique Métbone, bien que déterminée par 
Pausanias avec son exactitude oFdinaire, avait été aussi juS' 
qu'à preseli t méconnue par ies voyageurs, Après s'étre trans- 
porte, sur la foi des rapports antérieurs , à Test de la moderne 
Modon , et y avoir infructueusement chercbé Ies vestiges qui 
devaient lui faire reconnaitre Templacement de lancienne cité^ 
M. Blòuet a trouvé dans Modon méme des preuves indubita- 
bles que le site de la ville h'avait point changé. Ges preuves 
sont, comme à Pylos, Ies débris d une enceinte helleniqne sur 
lesquels repose la muraille actuelle, et oeux d'une jetée qui 
continue de protéger le mouillage de Méthone. Le rocher Mo- 
thon, doù Pausanias (IV. 35. i.) derive le nom de la ville, 
sert, aiijourd*hui , de base à un fortin qui se he à Tensemble 
de la défense et termine le port da coté du sud. 

Qaurait été trop exiger, sans doute, de nos arcbitectes que 
de leur demander de déterminer lemplacement des viltes 
qu'Agamemnon promit à Achille de faire entrer dans la dot 
dlphigénie. Mais , peut-étre devrìons-nous ici trouver des de • 
tails sur la vraie position d* Asine , si incertaine sur Ies cartes. 
L'identité de Còron et de Golonides n'ayant pas fait robjet 
d'une contestation , M. Blouet s'est dispense , avec raison , de 
publier Ies vestiges antiques , d ailleurs insignifians , qui carao^ 
térisent cette localité. Il a seulement rapporté deux chapiteaux 
trouvés dans la ville moderne , dont Tun , de travail romain , 
se distingue par un arrangement assez originai, et lautre, by- 
zantin de manière, est calqué sur ceux de la Tour-des-Vents. 
En faisant ce rapprochement , M. Blouet n a pas rappelé que 
cette espèce de chapiteaux^ inconnue ou du moins extréme- 
ment rare en Italie , est répandue avec profusion dans Ies égUses 
de la Morée; le plus grand nombre a été exéeuté dans Ies bas 
temps; mais quelques-uns accusent une bien meilleure epoque. 
G*est pourtant un fait curieux à recueillir pour Thistoire de 
Tart, que la propagation ainsi étendue d*un certain modèle 
dans la Hellade, sans que^ltalie qu'on nous peint toujours 



expìditiov db MomÉE. i83 

Goniine une 91 fidèle imitatrice des Grecs , ait paru partager la 
méme prédilection. Quant à nous , dous somines tentés de croire 
d'après d^autres observations y que ce fait n est pas le seul qui 
séparé la Grece , méme dégénérée , de Tltalie. 

Sur la route de Coron à Pétalidi , nos voyageurs ont simple- 
meut déterminé la positìon du tempie d'Apollon Gorynthus. 
Il en a élé de méme de Corone qui, parmi un assez grand 
nombre de vestiges, n a rien présente neanmoins queM. Blouet 
ait jugé digne d etre publié. 

?Tos yoyagicur» n ont réellement abordé la partie intéressante 
de leur ouvrage qu*à la quatrième livraison , laquelle comprend 
le pian de la ville antique de Messene. On sait que jusqu'au 
moment de Témancipation de la Grece, Ics voyageurs n'avaieiit 
pu facilemept prolotiger leur séjou^ dans cette partie du Pé- ' 
loponnèse, infestée depuis longues années par les bandes de 
Colocotroni. Aussi ne possédons^nous, jusqu*à ce jour sur cette 
villey qu'une partie des murailles, publiée par les soins de la 
société des Dilettanti, Le pian de M. Blouet, relevé avec une 
e^ctitude $crupuleuse, ne renferme malheureusement qu'un 
trpp petit nombre d'indications certaines. Ainsi Ton reconnait 
clairemient non-seulementlenceinteparticulièredu montltho- 
me^ mais encore la source Clepsydre au pied de cette monta- 
gne, le mont Evan, la porte de Lacedemone située entre les 
^eux spmmets , la porte de Mégalopolis à Touest de Tlthome. 
Le CQurant d.e la source Clepsydre despend a travers les ruines 
d'un édifice cousidérable, dont les soubassemens sont ornés de 
for(s bos$age$ et qui devait se trouver dans le voisìnage de V Ago- 
ra. Là s elevaìtla fontaine Ar6Ìnoé, alimentée par les eaux de la 
source GlepsydrCi. De ces ruines le méme cours d'eau se répand 
k travers les débrìs du Stade déjà signalés par d^autres voyageurs , 
^t pascile sous les niurs méridionaux de la ville. £n cet endroit 
se trouvent les ruines d'un édicule, place presque perpen- 
diouJairement à Taxe du Stade, et dont M. Blouet donnera la 
re$t9uration dans la livraison prochaine. De ce coté et en dehors 
de I4 ville, les vestiges de sépulture sont nombreux. C est aussi 
dans le voisinage du Stade qu*a été découvert le bas-relief fai- 



l84 . II. LITTERATURE. 

sant aujourd'hui partie du miisee du Louvre , et dont M. de 
Stackelberg a donne la description dans nos annales (1829. 
p. i3i.) Le pian de M. Blouet ne présente aucun vestigequ'on 
puisse attribuer avec certitude au gymnase, si tue probable- 
ment dans le voisinage du Stade. On distingue à Touest de la 
source Clepsydre les ruines du théàtre; auprès, sur un édi- 
cule, sont les traces d'un tempie; on en remarqueun second, 
mais de construetìon romainé, au pied du mont Evan. Deux 
enceintes dont Pausanias ne parie pas , se distinguent à moitié 
cbemih de la montée de Tlthome. Enfin , outre le couvent et 
réglìsequì^ suivant M. Blouet, ont remplacé le tempie de Ju- 
piter Ithomate , la méme enceinte renferme un second édifice 
que M. Blouet pense avoir été consacré aux Grandes Déesses. 
Tout le reste des ruines , principalement à Fouest de la ville , 
se compose d'une quantité de murailles qui se croisent dans 
tous les sens, avec des vestiges de colonnades, sans qu'il reste 
à la surface du sol aucune indication qui puisse fairereconnaìtre 
la forme et la destination des édifices auxquels ces colonnes 
et ces murailles appartenaient. C'est probablement dans cette 
direction qu'étaient situés l'Hiérothysium , le tempie d'Escu- 
lape et celui de Messene. Nous devons donc regretter vivement 
que M. Blouet nait pu opérer quelquesfouilles dans cette partie 
de Tancienne ville. 

Les travaux de nos architectes ont eu principalement pour 
objet le Stade, et les portiques qui entouraient cette arène. 
Nous avons actuellement sous les yeux, dans la cinquième li- 
vraison , . un pian et une restitution complète du Stade avec 
les détails des gradins et de Fordre des portiques ; ces por- 
tiques s'ajustaient carrément au sommet demi-circulaire des 
gradins ; ils étaient doubles sur la largeur , simples et proba- 
blement fermés par des murs latéraux dans la longueur du 
Stade. Les gradins en pierre au nombre de seize n'environnent 
qu'un tiers de l'arène, le reste, comme à FHiéron d'Epidaure 
n'était bordé que de talus de terre en grande partie naturels. 
L'habitude qu'avaient les Grecs de profiter ainsi des acciden» 
du terrein a comrauiiiqué au stade de Messene une forme 



EXPÉDITION DB MOREE. l85 

irrégulière. Ainsi la ligne des talus à louest tend à s'éloigner 
yisiblement du centre, tàndis qu a Test elle reste parallèle a Taie 
de l'arène. Le portique n'en continue pas moins d'embrasser 
enceinte jusqu'à une certaine distance ; seulement à Textré- 
mité des gradins de pierre, il retourne de chaque coté sur 
lui-méme, et termine ainsi la partie proprement monumentale 
du Stade. Ce qu*on explique moins facilement , e est le coude 
que fait le portique ouest aux deux tiers de l'arène, tandis 
qUaTest, il se prolonge jusqu*au bo\it: on peut toutefois re- 
connaitre daus cette irrégularité un indice de Vexistence du 
gymnase autour duquel se continuait^ sans doute^ le por- 
tique du Stade. 

Dans la partie nord, où, comme nous Favonsdit^ le portique 
est doublé, les colonnes du rang intérieur sont plus fortes 
que celles des deùx autres rangs. Cette particularité mérite 
de tre rapprochée du conseil que donne Vitruve en pareille 
occasion : Circa theatra sunt porticus et ambulationes , quce ifi- 
dentur ita oportere collocariy utì duplices sint, habeantque ex- 
teriores columnas dóricas,.. Mediarne autem columnce quinta 
parte altiores sint^ quam exterioresy sed aut ionico^ aut corinthio 
genere deformentur (i) ». lei les colonnes médiales ne sont point 
d'un cinquième plus élevées que les autres ; Tordre est le méme 
pour les trois rangs. Mais on sait que Vitruve désapprouve 
ces transitions presque insensibles ; le conseil qu il donne ici 
de varier les ordres rappelle sa théorie de Tordre dorique , la- 
quelle a pour but de faire disparaitre Tirrégularité des entre- 
colonnemens qu'on remarque dans tous les ouvrages de lan- 
cienne école hellénique (2). Ce qu'on peut supposer aussi^ 
c'est que Vitruve , en recommandant de donner à la colonne 
mediale un cinquième de hauteur en plus , a en vue le climat 
de ritalie qui exige une inclinaison plus considérable des toi- 
tures y que celui de la Grece. Quoi qu*il en soit, on ne peutnier 
qu'à l'epoque où s'élevait le stade de Messene, on dounait en- 

WV.g. 

(a) Comparez ce que j'ai dit à ce sujet , Annales de 1829 , p. 368. 



l86 II. I.ITTSRATURE. 

^ore desi e^^f mples : le temps de Vitruve e^t celui des règles.. 

Las port;ique^ de iiotre stade $ont en pi^rre c^Icaire ; W 
colopnes son^ doriquea et d'un gout trè3 remarquable. C'est 
le Seul exeniple , je crois, avec les portiques découverts à Sp- 
lunte, que nou*s possédiops de rapplieation en quelque sotte 
familière de Varcivitecture dorique , a^4[. épqques clas^iques d^ 
la Grece. I^ simpJipìté gracieuse de eette colonne nous rap- 
pelle un autre précepte de Vitruve, précepte non d'école^conune 
le précédente mais einprunté aux Ipis imiims^bles. de la conv<^- 
pance : Columnarum proportione$ ^tsy^rnm^tric^ nw erwit iisdem 
rationibusy quibus in cedibus sacris scripsL Aliam erUm in Deo^ 
rum templis debent habere grat^itatemy aliam in porticibus ^$ 
ceteris operibus suhtilitatem (i). Ajoutons qu'ici, la raideur 
inusitée de rechine semble indiquer la siniplicité rustique des 
Messéniens et leur fidélité aux traditions de Vancien dorisme. 
L'ordredu stade de Messene doit étre compare aux colonnes do- 
FÌques des portiques et de$ ma^sons de Pompei ; il donne la 
preuve que le goùt qu on remarque dans cette dernière localité, 
goùt inconsidérémept taxé par quelques personnes de mes- 
quinerie et de caprice provincial, n'est pourtant qu*une éma- 
nation affaiblìe, mais fidèle de Tart hellénique le plus pur. 

On remarque au pied des colonnes médiales du portique les 
traces d'un chéneau assez profond. M. jBlouet y reconnait avec 
raison, je crois , Findication dfs Temploi d'une partie des eaux 
de la source Clepsydre ; on ep avait forme de petits ruisseaux 
qui circulaient ainsi qous les colonnade^; et y portaiqnt la 
fraicheur. 

L'exécution des planches de Touyrage de M. Blouet a beau- 
coup gagné dans cette dernière livraison. Elle surpg^se à nos 
yeux ^ comme finesse de grayure et comme senti^ient antiqpe , 
les plus belles productìons du burin anglaÌ3. Une vue pittp- 
resque du site de l'ancienne yille gravée par M. Lemaitre, noua 
semble aussi le ineilleur paysage qui alt, jusqu'à présente 
paru dans Vouvrage de Morée. 

(i)V.9, 



OBJBT8 m Oli DB PARTIGÀPSE. 187 

Nous tiendrons nos lecteurs au coarant de la suite de eette 
importante publication. 

Ch. Lbnorhant. 



a. NOTICB SUR QUBLQUES OBJBTS EN OR^ 
TROUYÉS DANS UN TOMBEÀU DE KERTSGH EN CRIMEB^ 

PAR M, RAOUL-ROGHETTB. 



{tap.d'agg, i83a. C. a.) 

M. RoGHBTTE vient de rendre un véritable service à rarcfaéo- 
logie, en publiant, dans le Journal des Savans y janvìer i832, 
un monument du plus haut intérét. Gr&ce à Tobligeance du 
méme savant qui a bien voulu nous permettre de faire dessiner 
Forìginal exposé au cabinet du roi dont il est le conservateur, 
il nous est permis d'en présenter (to^* iTagg.tSi^. C. a.) une 
nou velie et iìdèle copie. C*est nnefemme coiffée d'un modius, 
la partie supérìeure du corps converte d'une tunique sans 
nianches, tenant de la main gauche, par les cornes, une téte 
de Pan barbue et dans la droite étroitement fermée, évidem- 
ment une harpé dont la partie supérieure de la manche est 
seule TÌsible. Gette femme se termine par deux^n]^/i5,dont 
les tétes se relèvent en haut; deux serpens sortant également 
de son corps , montrent la méme particularité ; à Tendroit où 
sont ordinairement attachées les ailes , se voit la partie anté- 
rieure de deux chimères\ derrière le cou on croit apercevoir 
a droite les traces d'une aile; en bas , dans Tespace réservée entrp 
les deux griffons, on remarque une .^6r6^ d'épis de blé qui 
paraissent descendre du corps méme de la déesse. Cette figure . 
travaillée au repoussé sur une feuille d'or y a été trouvée avec 
lìuit autres objets du méme metal dans un tombeau , aux en^ 
▼irons de la viliemodernedeKertsch , l'ancienne Panticapée(i). 

(i) Rochctte» Journ. d. S. 1. e. 



l88 II. LITTBRATURB. 

Voici la liste des autres monumens d après la descriptio» 
de M. Rochette: 

i"" Masque de Meduse \\9s^t}XT 21 millimètres sur 23 de- 
hauteur. 

2° Masque de Bojcchus couronné de lierre^ largeur 38 mil- 
limètres sur 36 de hauteur. 

3^ Masque à-peu-près pareti de la méme dimension , d*un 
travail plus élégant. 

4° Peiit médaillon ovai, représentant un jeune homme nu;: 
absolument dans la méme attitude que YApollon Hyacinthien 
des médailles de Tarante, mais sans la fleur; largeur 21 mil- 
limètres sur 25 de hauteur. 

5"* Autre médaillon d'une dimension un peu moindre^ d'une 
forme irrégulière et de meilleur style , représentant le groupe 
HHercule et du lion^ à-peuprès comme les médailles d*Héraclée 
en Lucanie. 

6^ Une feuille en forme de carré long avec la figure d'un 
lapin courant à gauche, dans un cadre de globules ; longueur 
24 millimètres, hauteur 16. 

70 Un fragment d'une feuille semblable, un peu plus grande 
représentant un griffon^ de travail très grossier; longueur 
35 n^illimètres, hauteur 29. 

8*" Une feuille de la dimension et de la forme des petites 
monnaies dargent du module de lobole, offrant une lete 
d^komme tournée à droite, dans un espace de cercle de globules^ 
travail presque barbare. Les trous dont tous ces objets sont 
percés, démontrent qu'ils servaientl orner des vétemens , pro^ 
bablement ceux des morts, etils rappellent, à cet égard, les 
plaques d'or représentant Fame que les momies des Egyptiens 
portent sur la poitrine. 

Le Leu d'où ces monumens. proviennent a autorisé.M. Ro- 
chette à établir un rapprochement entre lobjet principal de 
cettecoUection de bìjoux, cest-à-dire la déesseque nous avons 
décrite en premier lieu , et les médailles de Panticapée. En effet 
la médaille d'or que ce savant a jointe à la publication de cette 
idole, présente, d'un coté , la téle de Pan farouche et les che- 



OBJET&SN OR DB PANTICAPBE. 189 

yeux relevés, couronnée de lierre, et explique à cet égard, la 
téte qu*on Toit dans la main de notre déesse; le revers avec la 
chimere j placée au-dessus d*un épiy offre également deux sym- 
bolesquiserencontrentsurla figure en or. Mais si M. Rochette 
en déduit que ce dernier monument soit une personnification 
de ia 7/ìlle de Pantìcapée ^ nous croyons devoir lui contester 
cette conclusìon. Il me sèmble qu'un monument qui ajoute a 
lavantage d'une figure humaine , celuid'un n ombre plus com- 
plet de symboles centralisés dans la méme figure , est bien plus 
en état d^ répandre des lumières sur les symboles isolés des 
médailles, que celles-ci sur les objets de la première espèce. 

Car si le raìsonnement de M. Rochette était juste, il s*en- 
suivraitnaturellement que les vases panathénaìques avec Tima- 
ge d une déesse armée, aussi bien que les tétradrachmes d*À- 
thènes avec la téte de la méme déesse, représentent la metro- 
pole de VAUiqiie personnifiée. Gependant, parmi le grand 
nombre d antiquaires qui ont disserté sur ces deux espèces de 
monumens, pas un seul ne s'est avisé d y reeonnaitre autre 
chose que timage de Minen^e , déesse principale de l'Attique. 
De méme les médailles d*£phèse et de Samos ornées comme 
tant d'autres de 4'idole principale du pays, n'ont encore induit 
aucun numismate à y reeonnaitre plutót des Dillespersonrdfiées 
qu*une Diane d'Ephèse ou une Junon de Samos ; et pourtatit 
la couronne crénelée de la Diane d*£phèse , est bien autrement 
authentique que celle que M. Rochette s'efforce d'imposer à 
la déesse de Panticapée, 

Après avoir présente Tidole de Panticapée covarne persoimi- 
fication de la ^ville^ M. Rochette lui trouve un caractère maririj 
et la compare, à cet égard,~à Timage de Scylla avec laquelle, 
cependant, elle n a de commun que la dignité d'une divinité 
femelle, le modius , et ce qui est échappé à M. Rochette , le glaive. 
M. Rochette ajoute que les ^/roéo/(&.y de Scylla convenaient par- 
faitement à une ville maritime comme Panticapée et qu'ils se 
retrouvent par cette raison sur un grand nombre de lieux si- 
tués au bord de la mer. Mais peut-étre trouvera-t-il singulier 
que Timage d'une déesse siterrible, engloutissant dans son 



gouffre les vaisseemx qui en approchaient^ ait été choisié, sar- 
tòut dans Tesprìt d'urte relìgìoti SLXxsn eaphérnique que celle 
des Grejcs, pour représenter une TÌUe dont le premier intérèt 
était de tàcher d attirer les navigateur^ et les oommercans. 

Mais accordons un instant la personnification de Panticapée 
et le caractère marìn de Tidole; pourrions-nouS) aVec autaat de 
facilité, nous persuader que les épis conviennent à une di*^-^ 
rdU marine et par conséqtientirons-nous; de bonne foi, cher^ 
cher les champs de blé au milieu de la mer ? Il iious semble 
que^ dans le sens restreint adoptépar M. Rochette, la première 
interprétation exclut la seconde et vice ^versai ^ 

D'après les objectións qiike je viens d'élever contre lopinion 
de M. Rochette, on. concevra aisément qu'il ne résnlte pour 
moi des plaques d'or et des niédailles de Panticapée , d autre 
convicdon que celle de Texistence d'iin eulte dìans kquel le 
dìeu Pan et une déesse qùè les modms et les épis désignent 
comme tellurique, entrent corame diTinités princtpales. 

Les riotioes <ies anciens^ reìatives à l'origine- et à la religion 
de Panticapée que M. Rochette a eu tort de negliger ,jettent, 
toutes incomplètes qu'elles sont^ un grand jour sur notre 
monument d'or^ et tnéritent detre rappòrtées ici etseumises 
à un examen particulier. ... 

Etienne xJe Byzance(i) nomme oomraé fondateur^e -Pb«/j* 
capceunt le Jils dA'ètes^ qui, ayatit obtenu là concession de 
ce lieu d'Agaètes, roi xìes Scythes, tiomma k -ville qu'il fca^ 
dait , d après le fleuve voisin Panticapus, La plupart idcs hi j*? 
tlwlogttes ne connaissent, il est vrai, d autre fik d'Aéte» 
qvìAbsyrte^ xjui poursuit Médée^a) apt*è&sa f liite Avfec JààOH 9 
mais Ampelius (3) paraìt indiquer Pkaéthon à sa place y cfu'il 
nomme comme j/yiè/» de Médee ^ de Circeo L'idfentilié de PJin 
avec Phaos et Phaéthon ayamt été tiémonCrée dan&'anfeidisser- 
tation sur les divinités de Samothrace (4)) il ime. sera per- 
mìs d'en faire ici rap|)lication et d'en déduire que la fondai 

(i) V. navTixa77aiov. (2) Uygin. f. a3. 

(3) C. 9. ' • 

(4) Miisée Blacas, p. a5-28. 



I i 



OBJBTS È!r ÒR bB ^ANTtCÀPÉB. Igl 

tion de Patìlacapée remonte par conséqiieti» à Phaéthon ou 
à Pan , tei qu'on le voit sui^ un grand hombre de médailles. 

Ce point une fois établi, on fera bìeti de comparér notre 
monument aVec la niagicienneilfi?Ve<?,la fille dllécate , au char 
de laquelle dès dragons sont attélés (i), lot*sqne; tenant parles 
cheveux le fils de jfason , elle le menace de son glaive (2). La 
pensée artistique est exactement la méme dans les deux eom- 
positìon^. D'ailleurs notrè déesse tient ici la lete de Pan , ab- 
solument comme Persée celle de Meduse. 

Ainsi , potir ceux qui se contentent de Texplication mythique 
d'un monument , la plaque d'or représentera Médée tenant par 
les cheueux le fils d^A'étes^ Phaéthon ou Absyrte , qu^elle vieni de 
mettre a mori. Mais )ìOtre manière de voit nous interdit de 
nous arréter à un pareil résultat; elle nous engagé à recher- 
cher quelques traditions religieuses qui puissent s'accorder 
avec notre idole. 

En Arcadie (3) , Demetér irritée, soit con tre Posidon qui 
lui avait fait violence , soit 'affligée de Tenlèvement de Proser- 
pine, se retire dans une caverne, et répand par son àbsence 
lafamine sur tout le pays. Pan parvient à découvrir sa retraite 
et la dénonce à Jupiter, qui lui envoie les Parques, G'est alors 
qu'elle consent à.déposer le deuil et à répandre de nouveau 
ses bienfaits sur la contrée. 

Dans la fable XAmymone qui va p'uiser de Teau à la source 
de Leme^ les mémes dieux interviennent : le satyre de l'Arca- 
die, c'est-à-dire Pan , et Posidon , sont tous deux épris de la 
vierge Hydrophore; mais Posidon seul réussit (4). Amymone 

(i) Winckelm. mon. ined, t. a pi. 90 et gi.Clarac, Mus. da Louvre , 
N" 478. Millin. Gali. myth. CVIU. 4»5. Ovid. Fast. II. v. 41. 4» : 

Vectam frsenatis per inane draconibus Mgeus 
Credulus immerità Phasìda fovìt ope. 

(d) Millin. totAbeatix de Canosa^ pi. VII. 

(3) Pausan. 1. Vili. e. 43* a. À^ocdjxivov ^ì (sdì. nava) irpòc tò ÉXà'tov x * t ow 
T t u o A i ttJJv AiQ(<.Y)Tp« , etc. 

(4) Apollod. 1. II. e. x, S 4. Hygin. f. 169. 



19^ II* LITTERATURB. 

aurait-elle ptini Tinsolence de Pan (i) en lui coupant la téte ? 
Elle était fille de Danaiis, et Fon sait comment les Danaide» 
traìtèrent ceux dont elles repoussaient runion. Ce que nous 
savons positivement , e est qu ^my^mone decapita son mari 
Médamus. Les corps des inalheureux fils d'^gyptus, tués 
dans la première nuit de noces par leurs épouses, furent en- 
terrés à Lerne méme, et les Danaides en gardaient les tétes (2)^ 
pour montrer le lendemain a leur pere qu'elles avaient accom- 
pli leur promesse (3). Pausanias mentionne, à Toccasion des 
mystères de Lerne , un lem pie de Demeter-Prosyinna à Lerne 
méme (4), et justìfieparce témoignage le rapprochement que 
nous avons fait d*Àmymone et Demeter. 

Cette Demeter'Prosymna^ évideniment la méme qu Erinnjrs 
la Fune (5) , la Noire (6) ou Eur/npme (7) , ne peut guère 
dìfFérer de la déesse de Pantieapée ^ dont les différens 
symboles accusent le caractère infernal qu'on connait à ces 
déesses: elle figure par conséquent sur le monument d'or 
dans un sen.^ tout«à-fait oppose à celui que lui prète M. Ro* 
chette; car le deuil et la colere de Demeter amènent la ste- 
rilite et la lamine: e est ce que Tartiste semble avoir touIu 
. exprimer par les épis renversés. 

D'après nos inductions, la Médée decapitarti Phaéthon de- 

(i) Hygin. f. 170. Comparez les tétes des jeunes étrangers, suspendue» 
comme tropbées dans le boia sacre de rArtemis en Tauride. (Miilln. GalU 
my tb. CCXXI bis , n» 62 6.) 

(2) Hesych. Aapvm xoxuv , AÉpw) Oex-ùv. 

(3) Paus. 1. II. e. a4. 

(4) Paus. 1. II. e. 37. Cf. Heré Prosymna, (Stat. Theb. I./4o3. et IH. SaS.) 
et Prosymnsa (Plut. de flum. Inacb.) et Prosymna, fille èìAsterìany qai 
élève ayec ses soeurs Ettbaa et Jcrcea la déesse Junon. (Paus. II. 17.) 

(5) Paus. VIII. 25. 4. Tà ^% à^àXp.aTà ^ari rà vaco (èv Ò^xeio), près de Tbcl- 
pbuse) ^uXou ' irp09(i>7ra ^é a^tat xal xvj^i^ aKpai xal ico^e; ilaX Hapiou Xi6ou. Tò {^sv 
^•n *rii{ Épiwóo; vh re xiaruv jcaXoup.6vy,v e^ei , )cal èv rj ^fc^iòc ^a^a . (M'yeOo^ ^t 
eucà^OfAsv fivvaa eivai no^m aùniv. à Aouoia ^t iro^òv 1^ e^aivero elvai. La téte de 
Pan (^avoc ^f annui) remplace le flambeau ^à^a , synonyme de ^avo;. Cf. Oyid . 
Fast. IV. V. 615-621. 

(6) Paus.l.Vm. e. 4a. 

(7) Paus. 1. Vili. e. 41. 



OBJETS DOR DB PAIfTICÀPEE. 1^3 

vient, sans rien perdre de sa valeur primitive , une Amyinone 
qui lue Médamus^ et, dans un sens plus religieux, une Deme- 
ter-Prosymna tranchant la lete de Pan. (i) 

Revenons maintenant à Panticapée^ queStr&bon (a) oppose 
comnle inétropole du Bosphore européen à la ville voisine de 
Phanarum ou Phanagoria^ métropole du Bosphore asìatique* 

(r) Paus. 1. II. e. 5. tiràp ^è tò Ofiarpov, à Connthe, tanv Upòv Aio? Kai7e<* 
T(i>Xi cu <p<dv^ rji Ì^cDp.atti>v* xaxà iXXà^a $\ «YXwaaav, Jdopu^aìo? òvofi-ocCoiT* àv; 
TcD dsarpcu ^i Èort rcù^e iroppco '^puvaaicv tò àp^^olcv, xal TDQpj xaXou|i.svY) A s p v oc ' 
xtcvs; ^£ lonrixacn uTEpl auTriv, xal xa66<$'pai TriiroiYivTai toù; 6Ì9sX6ovTa$ àvatj^uxetv 
éSpa Ospcu;. £n se souvenant que le Capitole tire son nom de la téle qu^on 
avait tranchée à Tolus, en rapprochant aussi l'épithète xopu^aTo; de celui 
d*Àxpàio;, qui appartient à Pan, on troutera de nouyeaux argumens en 
faveur de notre opinion. Comparez le Hieron d^Hera jicraa , à Argos , avec 
le Naos d'Apollon Diradiotes ((^sipa;, syuonyme d'axpa et dexopu^vi, hau' 
teur). È ^i CI (xavTiXYi ({^avTEusTocv^àp Ìtì xal t; iQ[i.à;) xaOiaTYìXE rpcVcv tcutcv. 
«YOVT) \t,h irpccpYiTguouaa iffTiv^ àv^pò? eòvfi; eipYO|XivYj. 0YOM£r?H2 AÈ ÉN NTKTÌ 
'ÀPNÒ2 , xarà p.^va Ixaarov^ ^tM(scL\LÌ^ii ^ì tou atfxftro; iq -yuvri » xaroxo? 
ex Tcù 6ec0 'Yiverai. L'analogie entre cette prétresse d*Àpollon Diradiotes (Pan.»*), 
qui après avoir immolé nn bélier en boit le sang pour s^nspirer du genie de 
la prophétie, et la déesse de Panticapée, me parait frappante. Une belle pàté 
antique , de la collection de M. Millingen , offre la demi -figure de Diane , la 
téte ornée da croissant, carquois et are suspendus par derrière; la déesse. 
£ixe ses regards sur la téte d'un bouc pose sur sa main droite , et auquel elle 
se propose, à ce qui parait, de crever les yeux avec une ^apoviQ (fibule), 
qa'elle tient dans la gaucbe. Ce bouc subit dono le méme sort qu'Orpbée 
eut à souffrir de la part d'une Mènade. Ce qui parait ajouter quelque poids à 
notre opjnion sur le eulte de TApollon Diradiotes, c'est qu'à coté se trouve 
le Hieron d'Atbéné Oxyderho (à la "vue pef^ante), élevé par Diomede, pour 
lui ayoir rendu la yue lorsqu'il combattait devant Ilium. Aussitòt après, 
Pausanias cite, sur la gauche du chemin de l*Acropole , le monument des fils 
d*-ffigyptus , où les tétes séparées du reste des corps furent ensevelies , puis- 
que les corps se trouvent à Lerne. C'est aussi du tempie d'Artemis Pyronia^ 
sur le mont Crathis (synonykn^e de xàinr) caput) ^ en Arcadie , qu'on est obligé 
d'aller chercher \e feu (iràv, cpavo?, <pao?), lorsqu'on célèbre les fétes ler- 
néennes. (Paus. 1. Vili. e. i5.) 

(a) L. XI. p. 495. A. Comparez Ovid. Fast. 1. II. v. 3o5-358 ,où Omphale 
cbange de costume avec Hercule , afin que celui-ci re^ùt au lit conjugal le 
dieu lascif de l'Arcadie , Pan , dont la passion croyait s^adresser à la belle 
reine de la Lydie , et fut attrapée d'une manière si cruelle. 

IV. i3 



194 II* K'ITTKRAVURE. 

Ph tiiagorie a un templi célèbre dìÀphrodièé Ap^iur^; ce der- 
nier surnom pFOvient de ce que celle dé^sse, assailKe pav )e& 
géans^ appela Hercule à son secours, et se cacka dans une 
caTeme où elle Fe^ut chacun de3 gé^na Vui^ après Vautre, et 
par ct^tté superobarie les Uvra à Hevoule qui le$ m% à mon. 
Je suppose qu elle changea de role comipe Omphale, en prè- 
tant à ce béros ses vétemens de femme pour la remplacer 
auprès des amoureux, et quelle-iu^e, couve^te de lapeau 
de Uon et armée de- sa massue , fit seoiblaiit cb ri^présenter 
Hercule, Tobscurìté de la grotte favorÌ3ant ce &tratagèiiie. 

Si le mytbe d'une Apbrodité Apaturos qui punii; Fentre- 
prise amoureuse des géans d*une manière si crucile, nous 
reporte naturellement à Amjpione ou Peipeter-Prosymna , 
qui a eteree la méme sévérité envers ses api^us, et méqpie à 
Médée qui prepara un sort tout-à'£ùt analogue à Talaos , lors- 
qu'i) fut épris de sa beauté (i) : si, d'un autre coté, le nom 
de la ville ^ovapov et ^aiiayopia, avec Tendroit K^tto? dans son 
voisinage, nous mentre une identité complete avec le nom de 
la ville HaatTfxàvaioy , il est éviddit qi]^ qe^ ^^ux; ^rgumep^ 
tirés, Fun, des tradàtions religieuses, Tautre, de la topo^ffa-» 
pbie et de la pbilologìe , ajoutent une nouvelie preuve à hi 
justesse du raisonnenient qui précède. 

Je regrette vivement que les limites d'un article de crìlique 
n^iimerdis^at d'autrcs développeqpens hq^ 910^0$ curieuJf^ 
auxquels le dieu Parisades (2) , qu'on ados^ à Panticfl^iée y 
ainsi que VjEscuktpe dans le tempie duquel' se trouva une 
hydrie (3) en.bronze, fournissent une ampie matière. 

Mais je ne pourrai guère, comme a fait M. Rocbette, rester 

en axrière d^ Gi<?^i?<er qui, k propos du géni&^fpi^iqu^ uom^ 

( i) Apollod. 1. 1. e. 9, § 26. Apollou. 1. IV. T. t638 et sdiot. 

(2) Hesycb. K. a € a p v ci ot t^; Ainfjt.YiTpo; tepsTc u; ira^etQi. -^ Ha^tavoc ^( 
ÈmOÉTou npiairo;. Cf. Tépithète UftpOsvoiriTrac , donnée par Hpmère è Pàiis, et 
expHquée par Htesych. Ò tò^ Trap^svou; éinwBuwv , o&v irept^eVcM» ^ dorar»». Voy. 
Passeri Pict. Etr. Tav. XVI , Paris , Hétónc , Pan , Aphrod?té et Ehro». 

(J) Bronndsted. Descript, of thirt) -two ancient greck rases byM.. Campa - 
bari (Lpodon, i83j), pa^. 71, 72, Strab. II. p. 74. 6 ^'ÉparoodiVìfic xal twtì 



OBIETS »0& BB PANTIGAPÉS. 196 

Épixdtiroup^^ de cet Amour ^ui prend une part si active à la 
création du monde, se soaTient de h ville de Hovrexairatov. 
Je citerai done (i) lo triade eosmque des mysftères d*Orphee, 
compoaée de MetU , de Phanes et àEneapoeus ( |3duXv}, (pSy? , 
^tooJbTii^), dans laqoelle on d^ouTrir» sana peìne la triade 
PantÌGapéennedeÌt£?«{^(^ou DemeierPrasjrmHay àePhaetkan ou 
PaHy et à'MroSy et celle des divioités de Samothrace^ jìxiokersa^ 
kt déesae cornue, corame notre Chimere , Axiokersos^ le dteu 
covati cornine 00 tre Pan^ et Axierosj l'Amour hermaphrodite. 
Ce qui prete encore quelqoe appui à cette b^rpothèse^ €*est le 
Fapprochemeut des médailles de Panticapée à, celles de Yibius 
Pausa (3) où-se retro» vent, d'une part, une téle de Pan pres* 
^ue serabìable à la nótre, et de Fan tre Jupiter Anxur ou Axur 
•corame autre forme religieuse de la méme diviniti. 

Il n'est pas sana ìsnportance cependam de remarquer que la 
■0dmère sur la ukédaille corame sur le monument (pii nous oc- 
cupe, déàg&e. une chi{>re et que, d après Hésycbin»^ 1«9 Tjr- 
rhénietts donnàiei^l corame les Latìns le nom x<acicp« à cet ani- < 
laaLlAUnce dans la gìieule de la Chimère s explique également 
par un article du méme lexieograplntt qui nou& atteste qu*on 
aippelait xsbrpiotuiróespèee de danse armée^ Nous croyons donc 
4{ue&urle6rmédailles cornine sur la pbque d or le mot travT(x<x7r<x«x 

\>^pia ^tà tòv ica-^ov. 

£! Ti; òS^* dl!v6pc3i7(ù^ |xiq ivsidiTat oioc itoL^* in^Tv 

6w o&^foc àvacd9lpi«l &eou xoiXqv^ , àXX^ im^ci'yfAa 

fr) Lobeck Agfaopliadnus , voi. I, p. 479, et les autres passages qui se 
rapportent à cette triade , réunis par le méme savant. La le^on yulgaire 
x^a(À9ito»y.à laqnelle fii. Lobeok substitue flac{i.at«tf , ponrra étre soutenue en 
la modtlHiat: pao* ime légère mutation ^ et en K«ant x p a v a 1 u , qui , d!une 
pan , of£rff le méme sena qoe dx|A(X«ov., puisquc Hesychius explique ó!xpa , le 
syaÈCtaysat «le 3ifÌ¥Dc,I«» à^Wt et q«ì , de t^amtre part, nous rcpoite aux 
c«mes etrJ^Mi. 

(2) Eckel. Doctr. numism. Vett II. 3. Millin. GftU. mytb. IX. 39. 

i3 



ig6 II. LITTBBATURE. 

se trou ve expritné de facon à <:e qa^ ìes Chimères xatrpioc ou xait-tVe 
rendent les trois dernìères syllabes, tandrs que ]es deux pre- 
mìères sont rendues sur les médailles par les lettres DAN, sur la 
plaque d*or par la téte de Pan^ qui a son tour comme PnrUs ca- 
put rend aussi non-seulement comme Tavait cru Eckhel, la 
moitìé du nom de Panticapéey mais le nom tout eiitier. (i) 

Quei qu'il en soit , nous persistons à croire qu on doit cher- 
cherdanslemonument dordePanticapée, autre chose qu'un 
arabesque dans le goùt de celles de Pompei, et qu on se (latte 
vàinement d'avoir pénétré le sens de lantiquité^en presentane 
comme personnifications des localités ou des qualités morales 
les représentatìons religieuses d*une forme peu commune qui 
se rencontrent si souvent sur les médailles et sur les autres 
monumens. 

Notre intention nest point ici de discuter plusieurs ques- 
tions numismatiques que M. Rochette a soulevées àJ'occasionr 
du monument de Panticapée. Nous nous bornóns à attester 
que la médaille d'Héraclée de Lucanie, publiée par M. Mil- 
lingen avec le type d'une dìvinité marine, coiffée d'un casqne, 
armée d'une baste et dun bouclier (:2), est , quo» qu'en dise 
M. Rochette , dans l'originai (car la graifure peut laisser des 
doutes)^ bien certainement un homme barba et non pas une 
Jemme, M. MìUingen y reconnait Glaucus et abandonne, avec 
raison , l'ancienne dénomination de Scylla que M. Rochette 
semble de nouveau vouloìr étayer de son patronage. 

Au reste, si M. Rochette ajoute « que ce monstre raarin fé- 
« melle représente la ville d^Héraclée personmfiée suivant uq 
« système de composìtion où la haste et le bouclier étaient eo 
« effet, pour une ville comme Héraclée,des élémens aussi carac- 
« téristiques que Tavaient pu ^tre pour celle de Pantioapée^ 

(i) Etym. M. v. KivaXii. oi ^ì napà tò YÀvtù tò icvtid, xoLiroeXii xal lUxfvkn^ o2ovù 
il ^iairv8CU9(X , irapòe tò icvelv * 5dev xai x^o; ò ^lairvcojAevoc tóivoc* ^tò xat Iv rolc 
cÌK(aic TÒv àirOTCTpLYipkSvov T0170V ivpò$ aye(ACV, àvaicveufftv xal xviirov XtfoiMnv. 

(a) l'ai rapporté de mon demier yoyage d'Italie une médaille tont-à-fait 
pareille, où la barbe et la cbevelare se voient encore plus dairement qae aur 
l'exeoiplaire de M. MillingeD. 



' ANCIENT MÀRBL£S OK THff BRITISH MUSEUM. IQJ 

« lemasque de Pan^ les iépU 0( les animaux symboliques: • 
je serais tenté de prendre la kfi^te et le boucUer pour des fautes 
dHmpression et de leur $ubs|itU6r massue et peat^ de lìon, 

Th. Panofkà. 



3. OESCRimON OF THE GOLLEGTION OF ANGIENT MARBLKS 
OF THE BRITISH MUSEUM ; WITH BNGRAVINGS. PART, VI. 
LONDON. l83o. IN-QUARTO. 

La sixiéme panie de la description des marbres antiques du 
Musée Britannique, attendue depuis si long-tenips, et dont la 
publicatioD a été retardée par la mort de M. Taylor Combe , a 
paru enfin au commencenient de cette année. 

Ce volume, beaucoup plus intéressant que ceux qui ont 
précédemment pai^u , présente les monumens les plus précieux 
que le terops nous ait conservés. Treize figures ou fragmens 
eli Tonde-bosse provenant des deux froutons du Parthénon , 
et placées aujourd'hui dans le Musée Brilannique^ y sont re- 
présentées dans dix-neuf planches.lQne vue des deux frontons 
de ce tempie, tels qu'ils existàient avani 1687 , d'après les des- 
sins de Carrey; des projets de restitutions de ces frontons. le 
pian et la coupé du tempie, avec une vue pittoresque prise de 
la partie de Torient , forment le sujet de cinq autres planches. 

Les explicatións de ces diverses planches sont de M. Robert 
Cockerell, architecte habile et plein de goùt, qui a passe long 
temps à Athènes, et y a étudié, avec le plus grand soin , tout 
ce qui a rapport aux monumens de cette ville célèbre , et sur- 
tout à ceux du Parthénon. 

Afin de faire mieux connaitre le travail de M. Cockerell , et 
le rapport ou Téloignement de ses opinions avec celles de divers 
savans et artistes qui se sont occupés de cet objet depuis quinze 
ans, on a cru devoir dresser un tableau synoptique de ces 
diverses explicatións. Ce tableau mettra le lecteur en état de 
mieux juger, et faciliterà en méme temps les observations 
qu*on se propose d'y ajouter. 



IQ9 It. UTTÉHATCRB. 

Il est généralement reeoniitt auj(^uird*hai,que, suìvatit lo- 
pinìon énoncée par Stuart , Yeùvrée principale du Partfaenott 
était tournee yers Tortent. Conforméìnent à cette opinion, 
M. Cockereli Toìt dans les figures situées dans le fronton (aerò?) 
de ce coté, la naissance de Minerve, selon le témoignage de 
Pausanias. {f^oy. le tableau ei^joirU,) 

Nous allons maintenant suivre M. Cockereli dans Tordre 
qu'il a adopté. 

Pianelle I. Dans la belle composi tion qui ornait le fronton 
orientai , le premier objet place à l'angle inférieur à la gauche 
du spectateur, était le Soleil sortant du sein de la roer, avec 
son char qui raraène le jour. On n'apercevait que la partie 
supérieure de ce dieu (A) et les tètes de ses chevaux , qui 
s'élevaient au-dessus des flots. La téte du Titan est perdue; 
il reste une partie du col et ses épaules, ses bras élevés et 
musculeux; mais ses mains sont dans Tattitude de retenir ayec 
efforts les rénes des coursiers fougueux attelés à son char. 

Planche IL Les tétes des deux chevaux B. G. , qui s'élèvent 
de la mer où le char du Soleil est encore plongé. IIs sont pleins 
de feu et de mouyement , et semblent hennir d*impatience. 

M. Cockereli pense qu'il y avait originairement deux autres 
chevaux sculptés en relief sur le fond, mais cette opinion ne 
parait pas suffisamment établie, 

Planches III et IV. Cette figure D , qu on a. d'abord pensé 
étre celle de Thésée, fut attribuée à Hercule par Visconti (i), 
dont l'opinion a été adoptée par M. Cockereli et par tous ceux 
qui en ont donne l'explication , a Texception de M. Broennd- 
sted (2), qui y voit Céphale. La première opinion semble ce- 
pendant la plus vraisemblable. Gomme héros national des 
Athéniens, et comme fondateur dugouvernement populaire, 
Thésée plus que tout autre personnage héroique, devait pa- 

(i) Mémoires sur des ouvr9^<^ de sctUpture du Partbénon » etc. Pauis, 
i8i8,page a6. 

(3) Voyages et Rechercbes dans la Grece , deuxième lìvraìson , Paris , 
1 83o , préface , page XI , note 3. 



' ENTREE PRINCIPALE,! 

Suìvant le dessin de Garrey, fait en 1.6749 ^ y avait encore dans letjn 
i autre sexe plus ou moins mutilées^ et trois tétes de chévaux. On a retroai 
et conséquemment invìsible à ceux qui regardaient d'en bas , le torse d'oc 

En commen^ant par langle gauche du fronton , les figures ont été expU 





VISCOlfTI. (l) 


LS COL. LSAKS. (s) 


M. QUATREMERZ DK QUUCI 


A. 


Hyperion. 


Hyperion. 

Chevaux d*Hyperion. 


Soleii ou ApoUon. 


BC. 


Chevaux d'Hyperion. 


Chevaux du SoleO. 


D. 


Hercule. 


Hérciile. 


Thésée. 


E. 


Proserpine. 


Pitho. 




F. 


Cérès. 


Vénus. 




G. 


Iris. 


Iris. 




H. 


La Victoire. 


La Victoire. 


• 


I. 




Vesta. 




K. 


Xes Parques. 


Proserpine. 




L. 


1 


Cérès. • 




M. 


|CbardelaNuit. 


Char de la Nuit. 


FRONTON < 



Le fronton de ce coté était beaucoup mieux conserve que Fautredu 
En commencant également par langle gauche : 



A2 

Ba 

Ca 

Da 

Ea 

Fa 

Ga 

Ha 
la Ka 

La 

Ma 

Na 

Oa 

Pa Qa Ra 

Sa Ta 

Va 

Wa 

Xa 



liissus. 


Thésée. 


Vulcain. 
Vénus. 


Cécrops. 

Aglauros. 

Herse. 




Erysichthon. 
Pandrosos. 


Victoire sans ailes. 


Victoire. 


Cécrops. 


Erechtheus. 


Chevaux de Minerve. 


Chevaux de Minerve, 


Minerve. 


Minerve. 


Neptune. 

La Victoire. 

Amphitrite sur un dauphìn. 


Jupiter. 

La Terre , yn xoupOTpo^o;. 

Thalassa. 


Latone avec «^pollou et Diane. 


Latone. ♦ 


Palsemon et Leucothée. 


Mercure et Maia. 


... 


Vesta. 


Colonus. 


Mars. 




Vénus. 



Ilissus. 

Hercule. 

Hébé. 

Cérès. 

Jacchus. 

Proserpine. 

Victoire. 

Mars. 

Chevaux de Minerve. 

Minerve. 

Neptune. 

Incertain. 

Amphitrite. 

Latone. 

Vénus et Thalassa. 

Incertaine. 

Bacchus. 

Libera. 



.1 — 



(i) Mémoires sur des ouvrages (a) The Topography of (3) Bestitution desde 
de sculpture dli Parihénon , etc, , uithens 9 London, 1S21 » tons du tempie de i 
Londref>, 1816. • Paris, i8a5. 



Page 198. 



FRONTON ORIENTAL. 



pan (àerht;) , au-dessus de la porte principale , huit figures de Tun et de 
i depuis , sur le pian de la comiche du fronton où il etait tombe renversé , 
) figure qu'on a cru représenter la Victoire ailée. 
uées par les savans qui en ont traité, de la manière suiyante : 



(3) 



K. o. wueli.br. (4) 



LB CHBT. BROBXITDSTEO. (5) 

HTperion. 

GheTaux d*Hyperion. 

Cephale. 

>Les Heures , ou Saisons. 

La Fortune , kr^aH TSi^n. 

Les Parques. 

Char de la Nuit. 



» 



». COCKBRBLI., (6) 

Hyperion. 

Cneyaux d*HyperioD. 

Thésée ou Hercule. 

Proserpine. 

Cérès. 

Iris. 

La Victoire. 



1 



Les Parques. 



|Char delaNuit. 



ICIDENTAL. 



mps de Carrey, et on y voyait vingt figures de Tun et de Tautre sexe. 



Hissns. 

Cécrops. 

Herse. 

Pandrosos. 

Erysichthon. 

Aglauros. 

Victoire. 

Erechtheus. 

Chevaux de Minerve. 

Minerve. 

Neptune. 

Thélis. 

Amphitrite. 

Latone. 

Vénus et Dione. 

Cérès. 

Halirrhothius. 

Euryte. 



Ilissus. 

Cécrops. 

Herse. 

Pandrosos. 

Erysichthon. 

Aglauros. 

Victoire. 

Erechtheus. 

Chevaux de Minerve. 

Minerve. 

Neptune. 

Leucothée. 

Amphitrite. 

La Terre nourricièrejYn xoupoTpc^o^. 

Vénus et Thaiassa. 

Le Calme , •yaXTÓvYi. 

Cephisus. 

Praxitboé ou Callirrhoé. 



Thésée. 
Cécrops. 
Pandrosos. 
Cérès. 
Jacchus. 
Proserpine. 
Victoire. 
Erechtheus. 
Chevaux de Minerve. 
Minerve. 
Neptune. 
Divinité marine. 
Amphitrite. 

Latone avec ApoUon et Diane. 
Vénus et Thaiassa. 
Thétis ou une Néréide. 
Mars ou Cephisus. 
lYesta ou Gallirhoé. 



W' (4) De Phidia vita et (5) Voyoges et Recherches dans (6) Ancient JUarbles ofthe Bri^ 
ve, operiàus, Gottinga, Za Grece, a* livrais., Paris, i83o. tlsh Museum, part. VI, Lon- 
18^7. don, i83o. 



1 . ■ 



▲NCIBNT MAaSbaS OW rHB BRITISH MUSBUH. I^Q 

rftitre dans eette composition (i). Le i^pport qu'on a era voir 
etitre oetle figure et celle d'Hetcuie sur les monD»es de Cro- 
totìe n'^t pas ei^act. L'une est à demi couchée, lautre ett 
assise BUt dea rochers. D*apfèi le tnouvetiient du bras droit, 
cette figure devait tenir une lapce; THercule crotonìate a le 
bras éte&dti et tieni «ne eoupe. Au reste ^ Tattitude de Tane et 
de lautre ligure étah dotinée ordinairemetit aux persoti- 
nageé héroìques) et Oii la retrouve sur les monnates de Pan- 
dosiai de Mesma et de plusieurs autres villes grecques. 

Plàfiche Y« Groupe de deus figutes assises sur des sièges 
etlbiques E. F.; une d'el)es> dune proportion un peti infé- 
lieure, est penchée àffectueusement sur Tautre, dans une 
attitude pleine de gi^oe. Les tètes sont perdues^ mais le reste 
s*est asseK bien conserve , et ofifre un luodèle rare de perfec- 
tioo dans rajustetnent et Texécution des draperies. M. Cooke*- 
reliy adoptsint l'opiiiion de Visconti^ y voit Cérès et Proser- 
pÌDe« M. Brosnndsted letir associe k figure à leur droite, et 
«roit qu eUes repréaenteift ìrs trois Heures ou les Saisans. 
Ceite expKctitkm paratt vinisemblabie à Fégard seulement dee 
deux figures groupées^ d'^titant plus que les Atheniens, sui- 
▼ant l'usage le pius ancien^ bòrnaient à deux le nombre des 
Heures ; qu'ìls noanduient Thallo et Atuxo (2). Les Heures 
étaient d'aàllenrs l'obiet d'uu calte particuiier dans Athènes, 
et dans le serment à la patrie que les Ephèbes prétaient lors 
de leur inscriptton sur le roVe des oitojens, Hs attestaient 

(r) A ce» comidévations ntf pnit ai'onMper qoe le Porthétton ayant été coa- 
8truit pea d*années seulement Siprès les bonoettrs extraordmaires rendus à 
la mémoire de Tbésée , et qu'nn tempie magnifique lui eùt été consacré , ce 
béros devSit alors jouir de la fayéur popAlaire au plus haut degré. 

(a) Selon quelqnes aufeurs , ellés furéht noflkliiéeft TbaHo et Cafpo. V. PAd- 
Èttìihi». lib. IX. cap. ^$, 

Denx figures représentées sur une monnaie d'or de Tempereiir Aotoniièr 
l«*PÌ6HXyavec la legende liOntu aug. cos.iii. que Visconti a cru étreOérèg 
ramenant sa fiUe Proserpìne de Stadès^et dtre imitées de la Catagnsa dePraxì. 
téle , semblent plutòt les Heures ou Saisons. Une d'elles tìent des épis de blé ; 
l'autre une pomme ou autre frnit de la métàé fctfm^. V. MuMo Piò demen- 
tino, tom. L tay. Ai. fig. x. 



UOe IX. LITTBftATUAB. 

Aglauros, Mars, Jupiter, Thallo et Àuxo (i). Ces divinités 
assistent ici à la naìssance de Minerve, comme'à celle de 
Yénus, où y suivant Homère (a), elles re^urent la déesse sor- 
tant du sein de la mer, et la revétirent de ses habits immor- 
tels. 

Planches VI et VII. Gette figtire G, dont on vient de par- 
ler, a éié prìse par M. Broenndsted pour une des Heures ; mais 
selon la juste remarque de Visconti, son attitude, la rapidità 
de son voi exprimée par le mouvement de sa draperie, et la 
forme circulaire imitant Tarc-en-ciel que décrit le manteau 
qu^elle tient, annoncent qu*on a eu Tintentìon de représenter 
Iris, qui, descendant de l'Olympe, va proclamer jusquaux 
extrémités de la terre les merveilles dont elle a été témoin. 

Planche Vili. Une plinthe avec deux pieds et un tronc d'ar- 
bre , et un fragment de serpent , trouvés parmi les débris du 
tempie. M. Cockerell èst d*avis que ces restes appartenaient à 
la Alinerve, dont la naissance faisait le^sujet de cette compo- 
sition. Il pense que la déesse y était représentée dans la méme 
attitude que sur une monnaie d'Athènes, dont il donne une 
gravure, où Fon voit auprès d*elle Tolivier merveiileux, à 
Tentour duquel le serpent Erichthonien est entortillé. On peut 
y objecter que l'oli vier que la déesse fit naìtre lors de sa dis- 
pute avec Neptune, devait étre place du coté où cette dispute 
était figurée, et navait point de rapport avec sa naissance. 
D'ailleurs, en examinant le fragment en question^ il est évi* 
dent que, place dans le tympan , Tarbre devait étre au-devant 
de la figure, et conséquemment n'aurait pas été suffisamnient 
détaché du fond pour étre apercu d'en-bas. 

A ces consìdérations , on peut ajouter qu'ayant un costume 
guerrier , la déesse devrait paraitre avec des sandales élevées, 
appelées ordinairement tyrrhéniennes , et non avec une chaus^ 
sure efféminée. 

Planche IX. Des trous qui se voient dans ce fragment H. 



(k) PoUux. lib. Vili. segm. io6. 
(a)Hymn. £. in Venerem. art. 5-i3. 



ANGIENT MARBLSS OF THE BBJTISH MUSEUM. 20I 

ont fait croire quii appartenait à une figure ailée de la Vie- 
toire, qui correspondait à Tlris dans la partie opposée du tyni- 
pan. Il $einble cependant peu vraisemblable que cette divinile 
représentée sur Tautre fronton, où elle faisaìt allusion au 
trioraphe de Minerve ^ ait paru dans la composìtion de ce cóté^ 
dont le sujet étaitla naissance de la déesse. Dailleurs, òn ne 
peut guère croire que les anciens aient figurés la méme divi* 
nité de deux manières différentes sur le n^éme monumetit. 
Dans le siede de Phidias, on n etablissait pas entre la Yictoire 
ailée et celle non ailée la distinction subtile qu on a depuis 
imaginée (i). Au reste, les trous aux épaules de cette figure 
ont pu servir à d autres fins qu'à y piacer des ailes, qui , étant 
en bronze, eussent produit un défaut d'harnionie dans Teffet 
general de la coinpositjion. 

En voulant toutefois que cette figure ait été ailée, elle 
pouvait représenter une autre divinité , ou tout autre person- 
nage allégorique. Dans le de'ssin de Carrey, elle ne se voit pas, 
étant tombée antérieurement^ et ayant été fracturée; le torse 
s'est trouvé abattu sur le pian inférieur du fronton à Tendroìt 
indiqué. Suivant M. Broenndsted, on aurait eu Tintention de 
figurer la Fortune AyaOi tu;^. 

Planches X et XL Le rapport de la figure pi. io. I, avec 
celles de la planche suivante K. L. font voir que les trois 
figures formaient un seul groupe. On a cru qu'elles représen^ 
taient les Parques , divinités qui étaient censées présider a la 
naissance comme à la mort. Compagnes d'Ilithyia, la déesse 
de Faccouchenient , elles chantaient les destins des enfans 
nouveau-nés. Ce groupe, qui correspondait à celui de trois 
figures, situé dans la partie opposée du tympan, est égale- 
ment admirable sous le rapport de Tinvention, et offre le 
modèle le plus parfait de draperie que nous possédous. 

* 

(i) La plus ancienne manière de fignrer la Yictoire était sans ailes ; on la 
voit ainsi sur beaucoup de monnaies primìtives , et entre autres sur une de 
la ville de Terina , où elle est indiqnée par Tinscription NIKA. Voy. Mil- 
lingen Ancient coìns of Greek cities and Kings. London. i83i.pL II. fig. a. 



Planche XII. La téte d'un des cbevaux du cbar de la Nuit 
ou de la Lune, qui, àune extrémité de- la composition, d«»- 
-cendait datis l'Océati ^ et oà le Soieil était représenté sortant 
de lautre coté. Cette téte M. est pleiae de yie et d'expresston , 
de la piud belle exécution^ et a peu souf'tert. Le 4:faar avec ìe 
personnage qui le guidait, placés originairemeilt apròs )« 
^roupe des Farques, avaicot diaparu aniérieurenieRt aux de&> 
sinf^ de Cairej, 

Passant énsuite à la pattiti ocdidentale da tefinple* 

Planches XIII et XlV. Cette figure (Ai), sitiléfe à Taùgl© 
iiiférieur du tyrapati , à la gauche du ^ectatcor, èst considé* 
ree comme la plus belle de toute la t^olléctidn. Visconti a erti 
j voir rilissus , petit fleuve qui coule ati sud de la ville. Il éSt 
à moitié couché y et semble, par un mótivément subit, se letw 
avec impétuosité, trafispofté de jai« à la noutelle agréaUe de 
la vicioire de Minerve. Quelques savana òntcr»yvoirTbc9ce, 
et M. Cockerell rappone les denx opinìona. Celle de Viscotici 
parait cependant la plus vraisembtablei 

Planche XV. Torse, que les dessiris de Carrey font rectm- 
naitre comme ayant appartenu à la figure H 2 , sìtuée sttrprès 
de Minerve, et qui prenaìt soin des chetaiiit du char que la 
Victoii^ oonduisait. On y a vq avec rdisoA , Erichthonius ou 
Erecfathée, élève de la d^esse, et qui^ le piremier^ at«ela des 
chevatix à tmcharj et introdaisit les courses dans les jeux 
panatbeniens. 

Planche XVL Pàrtìe supérietire du tliasqtìe dèf Mitìéfrte(L a). 
Les yeux sont creusés potir pontoii' y eriòastrei' des globes 
d*une matière plus précìeuse; un rillon sur le front ìmRquiè le 
point de contact avec un casque de tnétal qui <^ouvliatit la téle; 
plus, un fi^gment du torse de la déesse, reconnaissabte k 
I egide qui descènd én goise d'éclrarpe de Tépaule gauche. Le 
milieu de I egide est percé pour pouvoir y piacer la téte de la 
Gorgone, et les angtes étaient ornés de glands cu de serpens 
de matière précieuse. 

Ces fragraens indiquent une figure de Qnze ou douze pieda 



▲NCIEIVT MARBI«ES OP TSfi BRITISH . MUSEUM. 203 

anglais de proportion , comme devait étre la Minerve placee 
à r^fidroit où le fronton étaìt le plus élevé. 

Planohe XYIL Partie supéneure du torse de la figure de 
Neptune (M 2)^ la prìn<àpale de la composition , et qui était 
d'environ douze pìeds anglais de dimensìon. Le stjle de la 
s€ulpture en est admirafale, et lartìste y a exprìmé surtout 
la farce de la poitrine qu Homère distingue comme la partie la 
plus imposante des formes de ce dieu« 

Planche XYIII. Ce fragment, qui consiste dans le torse et 
noe partie des cuiases d'une figure^ fut attribué d abord k la 
YìcKHre ApteroS) mais M. Gockerell, après un examen plus 
attentif et une comparaison avec le dessin de Carrey, croit 
quii avait appartenu à TAmphitrite { O a ) dont la position 
correspondait à celle de la Yictoire qui, dans la partie opposée 
^e la composition , guidaìt le char de Minerve. 

Planche XIX. Les genoux de la figure P i , qu'on a géné- 
ralement suppose étre Latone, tenant dans ses bras ses deux 
enfans, mais que M. Broenndsted croit représenter la Terre 
Nourrice , I^ xouf}9t^ó<poc ; opinion plus vraisemblable à plusieurs 
egards : !<" En accordant méme que les personnages qui se 
voient dans les tétes du fronton fussent des divini tés d'un or- 
dre élevé ( ce qui ne peut étre admis), Apollon et Diane n'y 
auraient pas paru dans Tenfance; une pareille représentation 
naurait été convenable que dans un tempie consacré spécia- 
lenient à Latone , comme il y en ayait daiis quelques endroits , 
principalement dans l'Asie Mineure; ^^ d'après le rapport de la 
Terre avec Neptune; suivant les idées cosmiques des anciens, 
ce dieu était chargé du soutien de la Terre , et avait le pouVoir 
de lebranler dans ses fondemens , comme lattestent les épi- 
thètes de Èvvoai^m et Évvooiyato?, qui lui sont donnée&par Ho* 
mère et les poètes qui font suivi. Ceserait donc id la terre 
Attique personnifiée , et rangée du coté du dieu qui en était 
le protecteur special. 

Suivant cet exposé des sculptures provenant des froiitons 
du Parthénon , on voit que toutes celles qui existaient du coté 
orientai à l'epoque où le marquis de Nointel et où Spon et 



!2o4 II* MTTÉRÀTtJRE. 

Wheler visitèrent Athènes, existent encore, et sont déposés 
au Musée Britannique, où Ton Yoit de plus ie> tòrse, ptan- 
che IX, qui fut trouvé renversé sur le pian de la comiche, 
où il ne pouTait pas étre apercu des personnes qui regar^ 
daient d'en-bas. 

Mais le malheur a voulu que les sculptures du fronton op- 
pose éprouvassent un sort bien différent. Elles avaient^com- 
parativement peu souffert à Tépoque où Garrey en fit le dessin, 
et on j voyait encore vingt-deux figures. De ce nombre, une 
seule rilissus A 2 et des^ fragmens de quatre autres H2 L2 
M2 O2 ont échappé et sont conservés au Musée Britannique. 
Le groupe B 2 C 2 , attribué à Cécrops et Pandrosos est reste 
en place. Tout le reste a péri dans le bombardement de 1687. 

Ayant rendu compie des planches de ce volume qui re- 
présentent en détail les divers monumens échappés aux ra- 
vages du terops et aux barbares , il convient d*offrir quelques 
observations sur Tensemble des compositious des deux fron* 
tons^ telles qu elles existaient encore en 1687, et sur les 
projets de réstìtution que M. Cockerell et plusieurs archéo- 
logues ont proposées. 

Selon les judicieuses remarques de M. Quatremère de Quin- 
cy (i), « des ouvrages de ce genre offra ieri t de grandes diffi- 
« cultés aux artistes chargés de les e^^écuter. Si on yeut se 
« représenter une ligne de quatre-vingts piéds de longueur 
« en statues , sur le mémé pian , on concevra qulls' n est pas 
« possìble que toutes ces figures aìent été mises en rapport 
« avec le sujet place au centre. Aussi cette prétention lie parait 
« pas étre entrée dans les données des compositions de Phìdias. 

« La sujélion imposée par la forme du cadre où les figures 
« étaient renfermées , avait dù offrir au compositeur une autre 
« difficulté qu il sut vaincre ou elùder avec assez d*adresse. 
« On voit, en effet,'quele tympan d un fronton est un espace 
« trìangulaire , dont la superficie offre un fond qui va toujours 

(1) Restitution des deux frontons duParthenon, Paris, i8a5y pages 87 
et 54. 



ANGIENT MARBLBS OF THE BRITISH MUSEUM. 2o5 

« en se ra^etissant , depuis langle du somroet jusqu aux 
« angles inCérieurs. , Si les statues appliquées contre ce fond, 
« deyaient, par leur proportion, en suivre la diminution prò- 
n gressive, on verrail dans cette suite de figures décroissantes , 
« une inégalité de mesure tellement disparate, que l'aspect 
« d*un tei ensemble deviendrait ridicule. 

« Lart, dans la disposition de ces figures^ consiste donc à 
« y ménage! , à quelques variétés près , un certain moyen terme 
« de mesure et de proportions,* ce qu on obtient en placant 
« les personnages selon la hauteur qu'ils devaient occuper, 
<c dans une disposition , et avec une attitude qui paraissent les 
re subordonner à Tespace donne. Ainsi , après ceux qui sont 
« debout, dans la région la plus élevée du milieu, on envoit 
« qui sont assis plus haut, dautres plus bas; d*autres sont 
« agenouillés; d'autressontvus assis tout-à-fait à terre; dautres 
K sont couchés dans des poses plus ou moins allongées. » 

On ne peut guère porter de jugement sur la composition 
du fìronton orientai, dont la partie centrale avait disparu avant 
1687^ mais elle devait étre de la méme nature que celle du 
frontori oppose, dont nous avons une idée complète d après 
les dessins de M. de Nointel. Nous voyons en effet que des 
vìngt-deux personnages qui y étaient représentés , six seule- 
ment prenaient part à l'action; savoir: d'un coté, Minerve 
accompagnée de la Yictoire qui guidait son char, et d'Erechthée 
qui retenait ses chevaux; de lautre, Neptune avec deux divi- 
nités marines qui remplissaient auprès de lui les mémes fonc- 
tions. Les autres figures, dont six dans la partie à gauche, et 
huit dans celle à droite, sont, ou isolées ou groupées, non- 
seulement posées de fa^on à paraitre étrangères au sujet prin- 
cìpal, mais méme lui tournant le dos. 

Il en résulte nécessairement que ces figures ne pouvaient 
pas repi^ésenter les divinités, comme quelques antiquaires lont 
pecsé,' d après le récit d'Apollodore (i) que les doùze dieux 
furent juges de la contestation. Il eàt été inconvenant de pia- 

(i)Lib. III. cap. 14. 



!2q6 II. urrÉiàTVHB. 

cer des diviiùté» d*un ordre supérieur daps des poaes aenikla- 
b\e$j et de les représent^r de mcundrea proportions que les 
protagoniste^. Par un grand notnbre de monumens dea Atbé- 
niens qui nous resten t^ on voit comhien leurs artistes avaìent 
soìn d'exprimer la supériorité divine par la grandeur physiqoe. 
Entre autres exemples^ on peut citer la frise méme du Par* 
thénon , où les dome grands dieux aont d'une proportion 
beaucoup plus forte que lea simples monda (i); usage tré» 
ancien , pnisque Homère en fadt mention dana aa deseription 
du bouclier d'Achilia 

Ces figures lalérales sont donc Traisemblablement des divi- 
nités, ou locates , on d'un ordre inférìeur, ou des héros Tené- 
rés par les Athéniens. Suivant la remarque de M. Quatrenière 
de Quincy , « les einpiois de la scuipture furent ici subordonné» 
«» à rarchitecture , c'est-à-dire , au besoin d'écrire, par sciìte 
(c de figures substituées aux inscriptions ; elles sont sans mou- 
« venient, et sans aueune participation réelte à l'action repré- 
» aentee dana le eentre. » 

Il n*en est pas moins difficile de rendre compte de ces fi- 
gures^ comme elles n'ont aucun symbole ni attribut qui les 
fiissetìt reconnaìtre. En general, on peut observer que lea 
monumens athéniens sont ceux qui présenteilt le plus de dif- 
ficultés dans Texplication. Nous avons beaucoup de détails 
sur leur mythologie poétique, mais nous connaissons peu oe 
qu'òn peut appeler la religion de l'état, qui était infiniment 
variée , et qui probablement éprouvait des changemens selon 
les diVerses époques. 

Parmi les divers projets de restitutions praposéea, on se 
bornera à rendre compte ici de celui présentié par M-GockerelL 

La pUnche XX olfre d'al(k)rd; une copie des desains dea deux 
frontonsy faits par Cacrey en^ 1674 > ^^ V^f néocsaaìremeai 
fprment la ba&ede tout travail et de toat < jugevem sur 
objet. 

(i) visconti. Muse) Pio-Clem. tom. V. tar. 26 et 37. 



ANGIBNT M4RBI.SI OF THE BRITISH MUSEUM. OOJ 

Fronton OriùHiai, 

Planche XXI, Daps la partìe centrale qui avait disparu avani 
répoque de la visite de M. de Nointel , lauteur suppose qu il 
y avait orìginaipement douze figures , lesquelles , ayec les onze 
qui restent^ formaient le méme nombre de vingt-tFois que 
celles pVacées dans le fronton oppose. 

SeloignaRt, «vec raison, de ropinion de oeux qui yeulent 
que Minerre y ait été représentée sortane armée de kt téte de 
Jupiter, de la méme manière que sur les vases^ les patères, et 
les autres roonuroens anoiens que nous connaissons, lauteur 
eroit que le pére des dieux était assis sur un tréne au centro 
de la compositioo , entro Junon et Yulcain , et présentant Mi* 
9er9e aux dieux assemblés à cette occasion sur TOlympe. 

Con tre cette hypothèse, toute spécieose qu eUe parait, une 
forte objection cependant s*élèye. Les soplptures nétant pas 
en- bas-relief, mais en ronde*bosse, dans une figure, de qua* 
tcfne à quinze pieds de proportion , comme devaif étre eelle 
assise au centre, les pieds et les genoux deraient avoir uire 
grande saillie, de manière à dépasser considérablement la 
largeur du pian de la comiche et at produire un mauvais 
efFet. Cótte difficulté n'aurait-elle pas engagé l'artiste à repré- 
saiiterla figure centrale debout? 

N'ayant, au reste, aueune donnée qui puisse servir de bas» 
pour fovmer une opinion à ce sujet, on s'abstient d*eii dire 
darantage. Après avoir vu la difficulté qu'il y a de pendre 
eompte des figures méme qui resten t , on voit combien il doit 
étre plus difficile encore de rendre eompte de celles qui ont 
cesse d exisien II faut méme avouer que de semblables projets 
de vestitutions, quoique utiles aux artistes comme études^ 
doivent étre exclus d'ouvrages de la nature de celui dont il 
est ici question. Ces projets rappèllent trop Thumilìant^ in'fé- 
fiorine de Kart moderne, lorsquil est mis en pr<^encedes chefsr 
dr(9»vre de Tantiquité. 

L'ìdentité d'Hei^ule avee h Soleil, qui a engagé Visconii à 



208 II. lilTTÉRATUaE. 

donner à la figure D. le nom d'Hercule, h*est pa5 un motif 
valable. A l'epoque de Phidìas, si des opinions semblables 
existaìent, ce n'était que parmi des sectes philosophiques , 
peut-étre parmi un petit norabre dWphiques, etloin depou- 
voir étre admises dans la religion de Tétat, elles étaient con^ 
sidérées comme impies et hérétiques, et ceux qui les profes- 
saient étaiént vus avec défaveur et mépris. Ces opinions pré- 
valurent quelques siècles plus tard, mais dans l'explica— 
tion des monumens anciens , il faut toujours avoir égard 
aux idées existantes à lepoque où les monumens furent 
exécutés. 

Dans Tespace vide entre la dernière des trois figures appelees 
Parques L. et la tète de cheval M. , M. Cockerell a place un jeune 
homme dans laetion de tenir les rénes. Il parait cependant pltis 
probahle que, comme il le dit lui-méme dans sa description, 
le char situé de ce còte fut celui de la Nuit, ouplutót de Se- 
lène ou.la Lune,. qui disparaìssait dans TOcéan^au moment 
où le Soleil en sort sur Thorìzon oppqsé. L'un et lautre chars 
furent vraisemblablement attelés de deux au lieu de quatre 
chevaux que Ton y voit dans la restitution projetée. 

• 

Fronton Occidental, 

Planche XXII. Cette parde du tempie avait peu soofiert 
avant 168^9 et sa restitution ofFre comparativement pèu de 
difficultés. Lors de la visite de M. de Nointel, la partie seule 
à droite du centre préseìitait un espace vide entre le Neptune 
M 2 et la divinità marine N2, et pour la sùreté des figure» 
contigués , on y avait place un massif de maconnerie. 

Au moyen de mesure^ soigneusement prises de la largeur et 
de la hauteur du tympan , et en combinant cesmesures avec les 
pòsitionsdesdiverses statuesquiy étaient placées,M. Cockerell 
s*est apercu qu'il y avait inexactitude de la part de Carrey, et 
que lespace vide en question devait étre. plus considérable en 
effet qu'il ne paraissait étre dans le dessin de cet artiste. Il 
suppose, on conséquence, avec beaucoup de raison , que cet 



AlfCIBNT MARBLBS OP TRB BRITISH MUSBUM. 209 

espace était autrefois occupé par tes cbevaut et le char de 
Neptune. 

« La nature des eompositions en sculpture exige, dit-il, 
« qu elles aient la méme symétrie et la méme régularité. qui 
« sont ìndispetisables à iarehitectur^ qu'elles sont destinéesà 
» embellir. Ce principe parait avoir été strictement observé 
« par les anciens, au moins par les Grecs. La nécessité d'un 
« objet de volume et d'importanee suffisans pour contreba« 
« lancerlechar delaYictoire, dévìent sensible, et le vide dans 
« le dessin de Carrey mentre que cet objet y existait. 

« D'après le mouvement de TAmphitrite P 2 , elle ne devait 
« pas étreasMse^ mais paraissait entièrement suspendue par 
« les bras et soutenue par les rénes qu'eile tient, en parfaite 
« correspondance avec la Vicioire du coté oppose. Amphitrite 
« paraissait donc dans le char de Neptune, et guidait les cbe^ 
« vaux que le dieu a fait sortir de la terre en la frappant de 
<« son trident. » 

Au moyen de cette heureuse restitutìon ^ « l'ensemble de la 
« composition est parfaitement balancé, le méme nombre de 
« figures de chaque eóté^ et le méme équilibre des masses, 
« conservent la symétrie, tandis que les groupes et les attitudes 
« offrentune variété qui en éloigne la monotonie. » 

Dans 1 espace entre Tllissus A 2 et le Cécrops B2, M. Gocke- 
rell place une figure de femmedont il ne donne pas le nom. 

Il est à presumer que les groupes S2 T2 avaient beau» 
coup souffert avant que Garrey les ait dessinés, ou qu'il les 
dessina d'une manière fort incorrecte; car la composition n'est 
nullementen harmonie avec celle des autres figures ^ ni dans 
le goùt de l'art antique. Le plus grand nombre d'archéologues 
a vu dans^ ce groupe, Aphrodite sortant du sein de Thalassa. 
Mais cette opinion est peu vraisemblable ; d'abord parce que , 
, comme on l'a précédemment observé , une divinile d'un rang 
aussi élevé li'aurait pas été représentée dans une position si 
péu convenable; en$uite, parce que, à l'epoque de Phidia^^ 
on n'aurait figure aucune déesse dans un état de nudité; les 
statues méme de Vénus furent toujoUrs vétues jusqu'au tempii 
IV. 14 



aio II* LITT£aATVKB< 



de Praxiièle, qui^ le premier, la représenta antrement dans 
la statue qui se voyait.à Cnide. (i) 

Visconti et le colonel Leake ont vu , dans la prétendue Vé- 
hus , une figure virile que le premier croit étre Palaemon grou- 
pé avec Leucothée , et que le second pense étre Mercure avec 
Maia ^a mère. Les éléckiens de la question ayant dìsparu , et 
ne pouvant se fier au dessin , on ne saurait en hasarder au- 
cune explication. 

La figure V 2 qui suit ce groupe est peut-étre une Néréide; 
cèlles W 2 et X a ont été attribuées, avec beaucoup de proba- 
bilité , au ileuve Cephisus et à la nympke Callirhoe. . 

La planche XXIII présente, i^ une vue de la facadé orien- 
tale du tempie restitué; 2<» un pian general de 1 edifice; 3° une 
coupé longitudinale oJEFraiit uiie vite de la cella et de Topistho- 
dome, de la position de la statue colossale de Minerve, etdes 
deux rangs de colonnes qui soùtenaiedt le tòit hypaethre ; la 
terminaison de Tordre extérieur y est aussi figurée , afin de 
montrer la situation des métope^ et de la frise. Cette planche 
est acoompagnée d'observations importantes et instructives , 
quoiqu on se soit borné à faire coniiaitre seulemeilt la dispo- 
sition relative des sculptures, et à donner une idée generale 
de l'ensemble de ce majestueux édifice. 

Il est bien à regretter que ces observations n aient pas été 
plus amplement développéès. Ayant pa^sé long-témpsà Atfaèbes 
qÙ il a vu et étudié, dans des circonstances particulièr«nient 
favorables, les monuméns anciens de cette ville^ et gurtout 
tout ce qui a rapport au Parthénoti, pérsonne plus que 
M. Gockerell n'est en état de fair^ connàitre tòus le3 détail« 
relatifs à ce monurtient, chef-d'oeuvre à-la-fois de goùt et de 
magnificence. Nous espérons qu il ne tarderà pas à nous faire 
jouir du resultai de seÀ k^eherches. 

Il nous reste à parler de Texécution typograpMque ei des 
planches de ce volume* Le fprmat adopté po\àv la publicati<>n 
du Musée Britanni^Ue est de beaucoup pi^éfénlbl^e à oelui de 

(r)Plifi..Hiftt* nat. lib. XXXVI. eap. 4 . 



▲NCIS!TT MARBLSS Ot THB BKITISH MUSEUM. 211 

proportion colossale ^ ordinairement donne aux ouvrages de ce 
genre. Outré ()ue i usàge en est plus &cile et plus agréable, le 
prix d'un format semblable est proportionnellement plus ac. 
cessible. 

Sous le rapport des planches, ce volume est partìculiè- 
raément reoomknandable*. Le dessifi.est en general correct et 
dans le ickractèrQ des mónitinens orìgiìàBux. Il serait à desirer 
oèpenfdànt que les ombre» eussent écé tuoins fortement ekpri'^ 
iliées; oar sonvent, trop poussées au noir , elles donnent de la 
dtirété^ et feraient supposer qu'on a imité des bronaes plutòt 
qae des ikiarbres; Peut^étre ces défauti doÌT«nt-ils étxe attiri- 
bués aux gl:^vevirs qui eherchent surtout à faire briller le 
méeànÌBme de kur art. La graTure d*après la statuaire a éìé 
peu en usbgé jusqU'à^ ptésent en Anglerérre , et on pourrait 
ptxDposer cdmifie liradèles d'imìtatìon en ce genre les planòhes 
&ites à Rome sur les siaftnes de Canova , et quelques^unes de 
eeiles du Musée Francais. Au reste , il setait à d^irér que les 
dessins .«t la gravare ftissent de la méme main ; et des litho- 
gi^àphiés eié^Hi^és par M. Gotbould auraient, aux yenx des 
caèmnsseurs j uti prix infininient supéfieur aux productions 
les pkié finies du btirin. 

Oh ne peut tettniner sana exprimer un jusi^e trìbut de re- 
connaissance au zèle éclairé du marquis de Nointel et à celai 
de lord Elgin. Le premier de ces illustres personnages, devan- 
cant en goùt et en lumières le siede où il a vécu , a perpétue , 
par lès dessiiis qu'il a fieiit taire, le souvenir d*Une des plus 
belles productions de lart antique. Gràce au second , les restes 
pi^écietix db aes ptòductions ont été sauvés des déprédations 
journalières d^une nation barbare, et de la destruction to- 
tale dont ils étaient menacés. Il fa ut espérer que dans leur 
HOuveaDi séjour elles comribueront à Tavancement de la sculp- 
tifne^ en éXeitàDt ied talens des jeunes ar»stes et les dirìgeant 
dtitìi \i f étìtable tòute qui conduit à la pérfection de lart. 

James Millingen. 



14. 



<Ha III* RECHERCHES Et OBSSRTATIOlfS. 



III. RECHERCHES ET OBSERVATIONS. 



I. SCULPTURES d'oLTMPIE. 



Ls5 sculptures découvertes en grande partie dans les fouilles 
que je fis faire, en 1829, au tempie de Jupiter à Olympie, 
étant flevenues le motif de deux articles ìnsérés au bulletin de 
la socie té (i), et chacun de ces articles renvojant au travail 
des architectes, pour la place que devaient occuper ces bas- 
reliefs , je me trouye donc appelé naturellement à faire con- 
naitre Topinion que je me suis formée à ce sujet , d après Fexa- 
men de la localité et Temploi raisonné de tous les matériaux 
recueillis dans nies fouilles et dans celles de M. Dubois. 

I)ans une note qui fait partie de larticle de M. Lenormant^ 
M. Dubois donne une description sommaire de la position du 
tempie et une liste des matériaux qui y ont été trouvés^ cette 
nomenclature généralenìent exacte contient cependant une 
erreur. Il indique comme ayant été trouvée dans la fouillefaite 
au Pronaos une belle téte d'Hercule très bien conservée, 
tandis qu il est incontestable qu*elle a été trouvée au-dessous 
des colonnes du Posticum, dans les fouilles que j'y faisais 
faire. (2) 

V 

(i)L'un est de M. Gh. Lenormant, Builetin n** II de février i83s, p. 17; 
Tantre est de M. S. Guill. Forchhammer, Bulletin n? Ili de inars z83a , 
page 33. 

(a) Parfaitement seconde .dans cette opératlon par deux de mes collabo- 
rateurs, MM. Rayoisié et Poìrot, je fus assez heureux pour découyrir le^ 
fragmens de sculpture les plus importans qui furént recueillis au tempie de 
Jopiter Olympien. 

M. Dubois , parti d'Olympie vers le ao juin , einporta avec lui ce qn'il 
jugea étre le plus précieux des fragmens qu*il avait trouyés , et laissa sor 
le terrein le fragment dit de Gérìon , et d'autres que leur poids reudait d*un 
transport imppssible dans un pays où il n'y a point de route praticable 
pour les yoitures. Jugeant les sculptures que j*avais trouvées d*une toute 
autre importance , ce fut sur ma demande que le general Schneider, com- 
mandant en chef Tarmée de Morée, demanda aa gouyemement grec l'aa- 



* SGULPTURBS DOLYMPIB. ai3 

La queslaon archéologique ajant été envisagée sous tous 
ses points dans le rapport de M. R^ioul-Rochette (i) et dans 
les deux articles ci-dessus mentionnés , je bornerai mes obser- 
tions d'artiste à celles, qui peuYent resultar de Temploi des 
matériaux trouvés dans les fouìlles , et de Fanalogie qui existe 
entre ces matériaux et ceux de roéine nature , qui se retrouvent 
dans d*autres monumens. 

Les parties du tempie trouvées en place , dans les fonilles ^ 
se composent des trois grarids socles qui lui servent de base; 
des premières assises des colon nes du portique extérieur, de 
celles du Pronaos et du Posticum , et de la base des antes qui 
forment les extrémités des murs de la Cella. 

Les fragmens d arcbitecture , non en place , se composent de 
plusieurs chapiteaux de lordre du portique extérieur et de ce- 
lui du Pronaos et du Posticum , d*un chapiteau des^ antes qui 
supportaient Vextrémité de la piate-bande de ces deux dernières 
parties; de fragmens d'architraves et de deux morceaux de 
triglypheS) dont Tun devait étrecelui de l'angle au-dessusd*uii 
des antes du Pronaos ou du Posticum ; tous ces restes étaient 
encore en partie recouverts de stuc sur lequel nous n'avons 
remarqué aucune couleur. On n'a retrouvé de la comiche su- 
périeure qu un fragment de cymaise, des tétes de lion formant 
;gouttières, et des fragmens de la couverture qui viennent at- 
tester Texactitude de Pausanias, puisqu ils sont en marbré pen- 
télique, comme Vindìque sa descript ion. 

torisation de les faire enleyer ; cette autorisation ayant été donnéè long-temps 
«près que M. Dubois eùt quitte la Grece , le general envoya une compagnie 
d'artilleurs, qui, pour transporter ces scuiptures, fut obligée de faire une 
route praticable pour un cbariot depuìs Olympie jusqu*au port de Catacolo , 
où elles furent embarquées pour Navarin. De retour en cette ville au mois 
d'octobre , je fis de nouveau encaisser et mes sculptures et celles qae M. Du* 
liois ayait abandonnées , et je les enroyai au minxstère da Tintérieurf qui né 
les re^ut queHlans le courant de z83oy peu de temps après mon arriyée à 
Paris. 

(i) Rapport sur les sculptures d'Olympie, fait au nom de la commission 
de rinstitut , et lu à la séance publique des quatra Académies , par M. Raoul- 
Bochette, le 3o àyril t83x. 



ai4 in. REGHEftCHSS BT OBSBRVATIONS. 

Les mat^iaux ci-de5$us inentiooo^s m^ ckinnaDt pat la h^u- 
t^ur (^ Qrdres , pour siippléer à ce miinque de dcneumeiu , 
j>i e\i reoQurs aux mopumenc exiauns qui > par Taiialogie de 
leur ensemble et de leurs délaib, $iiccoixieut le pluf ay^ ee^ 
lui qui fait le 8i;get de cette nota Le t^nple de Tbéaée i quoir 
que d une dìmension beaucoup looindre» mas^nblééifeoelui 
qui remplissait le plus ces conditions; car, en dounann lapiti^ 
portìou de sou ensemble au tempie d'Olymple» j ai tfouvé Tac- 
cord parfait de ces proportions , ayec la bauteur dea cbapiteaus» 
avec celle de larchitrave » et avec celle de la fìrise qui «a ^ 
4onnée par les bas-reliefs du Posticum^ puiaque dans le %mtr 
pie de Thésée cette frìse ou se troupe le ba^*reUef , e#t de U 
méme hauteur que celle de Ventablement extérieuv. Ap?ès avoir 
heuireusement rencontré cette combinaisQU de proporlipi^? 
j'ai complete ce rapprochement m donnamt au fipootpn Vtnob- 
naisoii de oelui du tempie de Thésée, et j ai trouvé uà ré««l(at 
qui me semble prouyer que j'ai reneoutré juste, puUqu'en 
admettant ces proportions, letempled*Olympieaetrouveayoir 
exacteroent la hauteut* de soiiante-huit pìeds greos , indiquée 
par le texte d^ Pausanias , à partir du sol jusqu au somoiet du 
fronton. 

Bien que ces recberches soient relative^ à la restauratiti ge- 
nerale du tempie, j'ai cependant cru devoir lesindiqu^r ici, 
parce qu elles montamene, ainsi que celles qui suÌTent, à ao- 
quérir la connaissance de la place quoccupaient ces acul^^ure^ 
dans le tempie de Jupiter Olympien. (i) 

Ayant trouvé, pour la £acade du tempie, un aceord aussi 
parfait entre les parties existantes du monument et cefies da 
tempie de Thésée, qui se sont combihées ensemble pour rem- 
plir les conditions du texte de Pausanias^ j ai suivi Ie& consé- 
quences de cette première combinaison en ladaptapt à h^ res- 
tauratioa du Posticum où.étaient les sculptuies; et c'est dans 
eette partie de mon travail qoe par des rapproebemen» aussi 

(i) Un travili coinplet «tr ce monument ^era poblìé par noofr daii» Tott* 
▼rjige de Texpédition scientifique de Morée. 



li^l^r^ij^ qf^ jQf^UV. 4m^ gibt^Qq^ > j'ai ach^y^ d# me qopyaiqcre 
qye qq$ ^ilJpttAro^ ^i^l;4e# métop^ pWeQ^ poimne elles le 
sop( dap^ U l'instavi r^tipn de, J)i{« Hirt. Qp aurait été, il t^t vrai) 
4jMis rimpofiiil^iUté de déteriiiinQr po^ìtiv^m^ot la plaQe de ces 
sqi^lptwres ,^i Fon fi'^yaU w que de« fragwepftincoippleUjtels 
qfi(9 ^eyx ty<)U^^ pw JVL I>Mboift, 4 Ja fe?e principale du tf i»«» 
pl# fi^beaipcoup da Q^x q«e j'avaifi découverU M Posticum; 
m9i^ cofmp^ le$ di^x prinqip^u:^ fragaien^ trauvéa dius ceue 
d^TOÌ#^ par^Q rQpyé^wtQqt, Vun , une Mintìrve bu Dymphe , 
Tautre, un H^ronl^ aainbgi(tap|l^taureau4eGiio8se,et donnenl, 
Vu», la hftutettir, Ta^tre, U large^r dun carré seuleiwnt un 
pe» pWp h*Mt que large, j'^i étjé porte à cQPcluye que, vu 
Ì^W peu d'apài^^ur e)t lapalogie parlaite qu'iU ont avec eèux 
dont on r^^oqye la place bien précise au tempie de Phigalie , 
iU étaiejat, ^oqin)^ k ce tempie , 4es wétQpes qui s epca^traient 
dan« l^s trìglypb^s qui couropnaì^nt les QoloQneA dii Pronaoa 
et du {^rócMin> de la m^me Piani^re qij^ sopt placéa j»u Par- 
ij)épppì . ^t au. tefliple de 'Tkésée , le^ has^reliefA coptinus qui 
cQUTQnwnx ce^ partìes, et eionwne U ^opt avec plus d'analogie 
eui^i^ l^S métop^ spulpté^ d*un tempie d^ 3eiinnnte en Si-r 
cile, ^et <:;^Ues d^ h^uoQpp d.aytres mopum^n^ où Fontrouve 
é^iSi ba^r^iiefs di^ribué^ d^ fó méme manière. Ges exemples et 
la preuve iiic<>ntefrtab)e de la pl^pe d^ c^s métopes, apquìsa 

par la- dccpuy^rM?. dp5 triglyph^^ d'^ngl^s qui cquFonnaient 

l£»9.;^^tQSy flftfipprdwt «^U§9Ì avec le texte de Pau$apias ; car en 
<U^ut qne l^s tTìayaMx d'Herwlc étaient placés an^desaus des 
ppfytps d|; P?:pna4?^.^t d^ rOpistbodom^ > il «^t permi» de penser 
qail a youlu. designer le desau^ dea cplonnes du Pronaos et 
du Posticum qui setrouve, il est vrai, bien en avant, mais 
c^p^nd^nt auodessus de ees portea^dVIl^^ura il n'eet pas yrai- 
semblable que des sculptures aus6Ì remarquabl<^6 que le sont 
e^U^ dónt il esi^ ini questian, aienf été placées (fùnsi qu on le 
^rp^ pav le y\%» du tempie) àphiis.dejqparante pieds du pori^ 
tiqu« exttfs^ieur ia«i)f<&od du PraoacM ^t dù Postioura, sous dea 
plafonds et> par .coosfquQnt.y dans une ob^curité presque 



2l6 III. ÀECHBaCRSS ST OBSBIlTATIONS. 

Ce qui vient encore à Tappui de mon opiirion sur la ptaee 
que je donne à ces soulptures y o'est qu après avQÌr rétabH le» 
proportions de cette panie d*après celles des matériaux exi- 
stans y et celles du tempie de Thésée que j*avais adoptées pour 
la facade , j'ai trouvé que la diyision des triglyphes me don- 
nait six métopes, etpar conséquent le nombre des bas-relie& 
désignés par Pausanìas pour le Posticuftì; et que, d'après les 
hauteurs adoptées et la largeur donnée par le resserrement 
des antes, ces six métopes devaient étre un peu plus^ haute» 
que larges, ce qui existe en effet dans les bas-reliefs^ 

Pour prevenir lobjection qu on pourrait faire au sujet des 
bas-reliefs du Parthéaon, qui sont divisés par compartimens, 
et qui, s*ils n*eussent été trouvés en place ^ auraient pu laisser 
croire qu'ils ayaient forme autant de métopes, je dirai que ces 
morceaux, tous différens de largeur, sont beaacoup plus 
larges que hauts, et qu'ils napprochent jamais du carré,, 
tandis que la petite différence qui se trouve dans ceux d'Olym- 
pie est dans le sens contraire ; qu'il est bien évident , par la 
composition de THercule eombattant le taureau, qn*elle a été 
fai te pour le carré d unemélope, et que, pour dernière preure, 
on voit de chaque coté de ce bas-relief, que te marbré 'a été 
dégradé pour le faire sortir des tainures qui le retenaient 
entre les triglyphes comme au tempie de Phigalie. 

Cette restauration trouvant des autorités que je crois in^ 
contestables dans les matériaux extraits des fouilles et dan» 
les monumens que j'ai cités plus haut, j*ai dù supposer ni» 
oubli de la part de Pausanìas , puisqull n'indique que cinq 
bas-relìefs au Pronaos, tandis que, d'après cet arrangement ^ 
il devait y en avoir »x comme au Posticum. 

Une autre difficulté qu on rencontre dans cette combinai-* 
son est celle qui résulte encore du texte de Pausanias ; comme 
dans sa descrìption il indique d'une manière précise six sujets 
au Posticum , et que pas un de oes sujets ne comporte la figure 
de Minerve ou nymphe que nous y avons trouvée, je n'ai vu 
d'autre moyen que celui de la faire entrer dans un de ces su- 
jets, et de la supposer, comme sur la coupé Albani, à Rome, 



SCULPTURBS DOLTMPIB. Xiy 

où une semblable figure est représentée plusieurs fois au 
milieu des travaux d'Hércule; et j'ai donne comme une des 
versions possibles , avec le peu d*espace que laisse une métope 
dans laquelle serait placée cette figure , le sujet qui a rapport 
aujL oiseaux stymphalides , en prenant pour autorité un bas- 
relief du Musée des Àntiques, où Hercule «est représenté te- 
nant dans sa main un de ces oiseaux qu il yient de tuer, et 
qu'il semble offrir à sa divinité protectrice (i). Du reste ^ je 
donne cette idée comme une coujecture, laissant auxarchéo- 
logues le soin de Tapprofondir, et bornant mon travail aux 
observatìons matérìelles que me. suggère Fétude de mon art, 
et qui m'ont amene à acquérir la convictìon intime que ces 
bas-reliefs étaient des métopes placées sous le portique et 
au-dessus des colonnes du Pronaos et du Posticum , comme 
on en trouve des exemptes dans les monumens ci-dessus 
mentionnés, et comme Tavait très bien imaginé M. Hirt, dans 
fion ouvrage où il traite de la restauration du tempie de Jupi- 
fer-Olympien. 

Paris, le a juin i832. 

A. Blouet, 
Pirecteurde Pexpédition seientifique de Morée, 
section des Beaux-Arts, • 



a. XA NAISSAICGE DE JUNON. 



{mv, dagg. i832. e. 3.) 



Un monument qui occupe une des premières places dans 
l'histcnre de lart, un des plus beaux ornemens de la yilla 
Albani , est sans contredit le bas-relief en marbré de Paros , 
connu sous le noni de Leucothéei Winckelxiann a signalé le 
premier le style arcbaique de cette scuipture, et ne s'est 

(i) Ce bas-relief est donne dans l'ouvrage de M. le comte de Clarac , pian- 
elle 197. 



ai9 III. a«c:mA<mfis ^t Q]i«xa¥4TioNs. 

^roinpf qM en U d^f^i^nt comixi^ ^vail 4tmsqu$. Nodre »•* 
t^tion n^f^ì^ pQÌQ( iei de r^vepiir ai^r Timpoptupoe de o» mot 
HMOient pQn4d4i*é ;$pu< 1« pgint de vu» de IVrt Le» judicìeuafifl 
observ^tion^ de Hìrt et de Zoèga j^ur ^e bos^relief « eomine 
exeniple frapp*iit de Tapaiea style gr^Q^ ne. laissenl rieii à 
desiref « Il opus sn^X d<) discuter quel ^ujei; il repuésente , 
question qui , al>ordée ptir de^ ai^cbéologue^ da premier cang, 
oe semble pps encore molue d une manière aaiisfaèante. 

I/Pr^qUj? finnck^lrn^nn pMblia le premier oe haa-relief dam 
^^ ii)p;>M^Q9$ inedita (1)9 il pHi pouv ffuide la kandelMe de 
Is^ feome e6siae.> dan$ laquelk il erul reooimaìtr^ le emdem^ 
m^n, qpiffure* %i V/QOd est croilClémeutt d'Alexandria, o^raor 
lQri$tìqii« dlno Xeudolbéè» Cene partlcularìté aaiorisaile 
fpi^dal^ur de rarobéalogie à donner le nom de lauoùtèée k la 
il^e^e j^si^a» et. Vamena naturellemenl à supposei^.un pedi 
Sn(Kà¥^Às(m ren&«l qui ripose ftur leagenoux de. la déesse, 
ei troìA fiytnph^f plaoée» en laoe db la figure porinoipate. 

Mais Ino peut-etle réellement aspirer a cette.digqité ImpO'- 
sante, qui appartieni aux déesse3 ^du prerpìer ordre^ corome 
Demeter, Junon ^\ Apbrodite? Et quand ménie on voudrait 

lui ^^order une telk iroportatrtce ii*siifiée par certaines loca- 

lités où on Vdd^ratleoipinediyinilé. principale, ne fallait-il pas 
indiquerpàr quelque symbole^ quelque petit qu il fùt, le ca- 
ractère marìn qui lui est dévolu dans la religion grecque ? Ne 
suffisait-il pas, par exemple, que le marche-pied portàt Tor- 
nement des flots de la mer ou'de quelque dauphìn , pour ex- 
primer , d*une manière plus certaipe , la pensée de l'artiste ? 
car, jusqu*à prèsent, partoiit où nous avons rencontré cette 
dèe^se dans Fantiquité fjgurée, elle s'est pyésentée distiqcte 
d'abord par le credemnon. qyi eavèloppe sa chevelure , et nqn 
comipe ici avec la sph^n^one^ jen^u^e assise sur un dauphip 
ou autre animai marin , gu plonffée 9io\tié dans )'eau. comme 
au moihent ou eii^ vient d oiir|r la cem^ure a LI yss^, ou dans 
le Yoisinage de Nèptune ou de Palaemon , figures qui servent 

• > 1. ■ t .•<;>' t ) • . -I. 'V * 

(t) P. I, p. 71. n** 66. Iblà. Tr. prél. p. 3i. 1 



tQ^%e^ deu3^ h éqiwQÌv \e caractère 4^ la 4é«sse m4m<). Sur 
le^ mopumeos relaùfs a U nai^^a^ci^ d^ 3acchus > ^t 1q nomb^^ 
en e$t as$Qz cQn&idéra|;>l.^ , la déi»^ qui rct^oif )q jeup« dieu 

clw]?9 jaroais sur un trpn^. 

3ì nous PQU$ adre,s^Qp$ inaipt^^Bt au^ \tox^ ffmvai?^ , rie^ 
ne $ oppoft^ d'y ^W \es njmpbes ^^vuqu^Ues réducatìon du 
pept Baqchifs fut <x)nfié^; mais il l^ur pianqua uq M^rciir^, 
un Silène, pour faciliter rintelligence du sujet. Eq derni^ 
Jieu, Ye^ffs^t dpnt; QU x(^ pv luécvuwi^t^ l« cps^uwe de feipqie, 
s^e^pliquQ a peine par le q^ri^etère U^r^PfipbrQdite de Bacchm^ ♦ 
que Von est obligé d'ewprunter 911^ v^r^ de Noi^nu^ , pui^qm^ 
le^ moqumen^ de U qai^sance dvi, djeu, ju^qua pr^eul 
déeouvert^, ne fournis^ent; aucune preuve eq feveur de eeUe 
9SsertÌQq. 

Aprè^ Wiqckelmanu, le Neatqr de larchéplogie «^Ueniand^, 
M, flirta reproidui^it qe iqéaie iqpnqq^ent spws Je ti^re A^ 
FenMSf X Amour et les Qràc^s : qw cber^he ea vaiq dan* J^ 
texte du Bilderbuch (1) les développeiqeq^ de c^W ppipip^ 
que Zoega seguala coqqqe élég2(qte ^% émm^e d'uqe prp- 
fonde étude de X^n aocieq , q^ai^ p^s asse% iippuyé^ d'^rgi^;t 
mens. 

£q efFet f lattitude gr^ve et qisù^^^^^^^ ^^ '^ femine asside , 
la ^pbeudoqé qui serre fe« qbeYew> l^rcbitepture du trpne 
qui luì sert de siège| et lescabe^u sur lequel repose ses pied^i 
tpvt qpu^ atteste la préseuce d'uue divij:^ité du premier ordr^, 
Les trois femmes én fece delle, daqs uq qps^urue tput-à-fait 
horoogèqe > devaieut nécessairemer^t rappel^r Vim^* d^s troi^ 
Gr4ce$ : rpcqqp^tioq de soiguer VbabiU^m^P^ :<J*uw peiii; enfaqt ^ 
q etait que uop cpuforme au qaraq^ère qpunu de w^ dées^e^ 
Il q y av^i^ dQUQ rieq d^ bic^ bfi^rd4 4^ J^ ^^n de ]\l, JJirf p 
à pommer U fwume assise AphroéH^yf^é^^^^ doqtpersauqe 

n'ignore rallìance intime avec les Gràces. Il restait cepend^qt 
à fti^er, le ppinl; c^pil^l d# > que^tipi^ ; ì\ U\\^i% trpuver un 

( f ) S. 90. 



À20 III. RBCHERGRKS BT OBSBRVA^TIONS. 

nom pour Fenfant sur les genoux d'Aphrodite, qui forme ért- 
demment le centre detoute la composition. M . Hìrt supposait 
lanaìssance de ì^émour comme sujet du bas-relief, et ne s*in- 
quiétait ni de Tabsence des ailes, ni du vétement lourd dans 
lequel le soi-disant Erosesi enveloppé , ni du bonnet de femme 
dont il est déjà coiffé; il trouvait probablement dansquetque 
rare exemple d*Amour non ailé , et dans le* caractère herma- 
phrodite de TEros des mystères, la solution de toutes ces 
difficultés. / 

L'illustre commeniateui: des bas-relief s de la villa Albani (i)y 
loin de se dissimuler Textréme dif ficai té que présente Finter- 
prétation de ce nììonument , déclara , au contraire , qtre toute 
tentative à cet égard demeurerait toujours plus ou moins 
arbitraire; qu il ne pouvait y reconnaitre qu'un groupe de/a- 
mille ^ corame on en voijt tant sur les monun^ens Junebres , et 
si le scuipteur avait touIu designer un autre sujct^ il aurait 
fallu y joindre les noms ; car l.absence d'attributs et d*autres 
indications renvoie nécessairement du cercle des dìeux à la vie 
commune des mortels. Quant aux trois figures , il ignore si Is^ 
manière dont elles sont représentées désigne la distance de 
lieu ou d*àge qui séparé les unes des autres, ou si Tintention de 
l'artiste était de cacher par ce procède leur laici eur. 

Quant au premier argument , celai de Tabsence complète 
d'attributs, nous examinerons tout-à-l'heure jusqu à quel point 
il est exact; mais le second me parait surtout faux; je dirai 
plus, il gagne en vérité en le rétorquant. Les sujets mytholo- 
giques, surtout ceux scuiptés en marbré, manquent ordinai- 
rement d'inscriptions ; les cippes funèbres^ au contraire^ 
avec les scènes de famille , portent presque toujours les noms 
des défunts et des amis qui leur adressentles derniers adieux. 
D'ailleurs , rien n'annonce dans cette composition ni la pré- 
sence d'une morte, ni le congé quelle prendrait de'son en- 
fant. 

L'opinion de Zoéga a été dernièrement reproduite, mais 

(z) Zoega Bassir. della villa Albani , 1. 1. tar. 4i* P. i83. 

* 



LA NAISSANCB DB JUUOIT. 221 

/ 

avec une heureuse modificalion, par M. O. Mùller (i), qui^ 
partageant les doutes de Hirt et de Zoéga a 1 egard de la 
dénomination de Leucothée, préfère y reconnaitre Ilithyie , 
ou une autre déesse qui élève ies enfans, et a laquelle on ies 
présente pour les recommander à sa protection. 

Loin de con tester la justesse de cette opinion qui*^ par la> 
généralité méme que le savant antiquairè lui attribue, a su 
échapper aux erreurs des détails, nous regrettons seulement 
de rester indécis sur ce que M. Mùller pense à 1 egard des trois 
femmes et surtout à Tégard du sexe de Fenfant. 

Essayons maintenant à notre tour dexaminer avec inde- 
pendance et plus en détail chaque figure de cette composi- 
tion, et voyons s'il n'est pas possible d*arrìver à quelque so- 
lution positive de ce problème archéologique. Mais, avantd& 
nous occuper du nom qu'il faut attribuer a chacun des per- 
sònnages qui interviennent dans cette scène, il nous importe 
de bien saisir le sens general de cette sculpture. Elle nous rap- 
pelle à cet egard un bas-relief reproduit dans le second volume 
de nos Annales tav. d'agg. G. , sous le nom de la naissance 
d!HéVene : la nourrìce ( Leda ) y présente lai jeune fiUe ( He- 
lène) à sa véritable mère (Némésis). La distinction des deus 
femmes y est suffisammént indiquée par leur attitude diffe- 
rente 9 Fune se présentant debout devant lautre assise sur 
un siège et les pieds reposant sur un scabellum. Dans un 
monument d un sujet très analogue , publié dans le premier 
volume de nos Annales tav. d agg. 6. , où la nourrice (Orty- 
gia ) porte également un enfant ( Diane) , tandis qu un second 
(Apollon) a déjà été confié par elle aux bras de la mère 
( Latone), Tartiste a représenté, il est vrai, nourrice et mère 
debout; mais il a cherché à caractériser par la taille et par 
des particularités de costumes la servante et la maitresse. 
D après ces exemples , il serait en quelque sorte inexact de 
voir, avec M. Mùller, la nourrice dans la femme qui est assise 
sur un tróne élevé. G'est plutót dans le champ oppose quii faut 

I 

(i) Handbach der Archaeologte, s. 539, § 96, x3. 



aaa ni. rbcihshchbs jbv obssavatioiis. 

cliercher lespnesdion de cette pensée de laclitl^ | et oenes l«s 
trois feknmes n ont ni dans leur costume) ni daos leiir atti- 
tude, ni dans leur action ^ lien qui s oppone au caraotòre de 
noUrrices, 

Fixé sur ce point, il ne me reste qua établir le caraotàre 
de mère pour la 6gure principale du sujet| celle qui tient iur 
ses genoux la petite fille. L'analogie aVeo le marbré cité ^Itts 
haut rend cette bypothòse plus que probable; Mais quel uonk 
donnerons^nous à cette scèttó de Uaissanoe ou più tòt d educa- 
tion ? Pausanias nous pl'opose là dénoihitiation la plus aptè 
poUr notre sujet; il dit^ liv. 11^ eh» 17 : 

« A gauche de Mycònes , à une distanoe de quitise stades , est 
a situé Thbrjeum; sur cotte route coule YeaU appelée Eleuiàé^ 
« Hon; les femmes qui dés terrent le téifciple et qui président àux 
« sacrifices mystiques, eniploient cette eau pour ies purificatìons. 
« Le tempie méme est sur un terreìn plus bas de rEuboée $ car 
« ils appellent cette montagne Euboée ^ en dìsant que le fleUi^ 
« Astérion a eupourfilles Eubaea , Prosjmna etaicrwa^ et 4f!»e 
a ce soni ^Ués qui servent de nourrices à Hira* Aoraea dònne son 
« ttom à la montagne en face de THérateum ; Euboea, à tout réAi<^ 
<i placement autour du tetnpje; Ptosymna, à Tendroit éìim 
« aU^desBous de THéraBum. Get Astérion còule au«clessous de 
« FHéraeum , se jette daùs un gòufiFre et disparate* Sur ses 
« bords <}roit Une piante qu'pnappelle Aetérian'^ on apporto 
« cette aiétne piante à Héra;^ et im lui tresse des €oafv»tmes de 
ft aés/èuiiles. 

« Dana le pronaos du métiie teteple^ ^' 7 * dune pan des 
« statues anciennés représéntant les Gnices^ deTauti^ela Càhé 
<c de néra. La statue de Héi^a, finte én or et en ivoire par Pò- 
«lyclète, se distingue par sa grandeitr: ki décsse est assise xtcr* 
« wi trine ; èlle pon^e^ »ne stéphané avee les G/àces lei les 
^Heures en reUrf. D'uoie raain eUe tient une grenadm^ de 
« Tautre un scepire simtioìnè d'un eoucoU; à cdté de Héra^ «e 
« trdu^re sa fille Hébé^- statue de NaUcydès, égdleniént en tir 
« et ivoire. A coté de celle-ci setrouve, sur une colonne^ une 
« ancienne idole de Héra; mais .la plus ancienne statue de cette 



l^ NAIMANQE 9B JGlfQN. .Ù&3 

«dìées^^ I laic^ de bòia de poirìer ^ et ttansporkée de Tyrinthe 
< à Argoé , la r^présentait ^galenfieut asMée^ Dans le tnèmé 
« tempie ) on. vdyait àussi un autel d argenta avec les noces 
« d'Herculé et iTHebé ea reliéf , et un paòn^ brillant d'or et 
« de pierrerìes, ùiiévl ek) don par Tèinpelreuf Adrien* » 

Gè paisa^e noUs offre le nom à'Héra pour la petite fiUe, et 
oetix èìAcrdea, Ptmymrux et Eubcea potirle^ tróis nòttrrices. 
Au premier abofd on poUrra s'étonnet que dans ce tempie il 
n'est nullement question de la mepe th Junóny de Rhéaon óps. 
Mais la GOnfusian perpétuelle que les anteurs aticiefiÀ (i) àe 
permettent è Tégard des nomi de Hét*a et Rhéa ^ et qui , loin 
de se bok*ner à l'bomceophoiQie de deuit noms y péfìètre au eoti" 
traire jusquau sens infime de oés déesses et de^ tràdltiòns fe^ 
li^euses qui les concernente cette confiision fait óompi^ndré 
potttquoi dans te tempie de Junon à ArgOB^ il péut ^e trouvet 
plu^urs idoles de Néra sans qu'une seule de Rhéa y soit 
nommée. 

Si lon étudic àvé<5 attention les détails que PàusiitiiàS tìóuà 
dotitie àUì' eet Hérfifeùtti , bft s'àpei'cóit qué la religiòtì àrglehtìé 
tellé qU*òn renseignail daUs ce culté pdfticulier, fàisait Uàitré 
iiftéfUle Hétd d utie mèi*é égalétnertt appelée Héruy òù, à en 
jugér d'àpi^ès Vetiu ÈlèulhéHon qui cóulait auprès de rHeraeuin, 
itiVOqUée sou* le rtom de Rhéà Eléu^itiiènne òu Hérd llithjid, 
Qrtatat à ìà Hérf'à «altière, SdA tàfàckèré tellui^ique ttòUs est at-^ 
té^tód^drìs là àtàiae def^olyòtètè, patlà gtéhàdé , iltóage de là 
fèàóndttéj aussi biért qUe par Yoùeau qui déxJore són sceptré, 
emblème de Pluton. Les médailles qui offrent l'image de la 
Juoon d'Argos ne la montrent jamais dépùìityt\ìtA\imodius oìx, 
ce qui peut le remplacer , de cette large stéphaifié d^corée de 
fleurs ou d autres symboles telluriques. A Sam;Q8 oà lon ado- 
rthi c^ttè méme deessé j le ealathui sur sa téte la d^sigrte <!^omttìe 
dée&se Ops et ìépàòh (f>) à c6lè d^elle, persoli tìifié à-là-fóis él 

(i)Apf}Uod. LX,ck3,$i.GCQlavidradh. 1. , 

(s) Antiphan. ap. Aliala, 1. XIV, p, 655,a. È^' ^v 2«^ 



!ia4 IH* RECHBaCHES ET OBSB&YAl^IONS. 

. le dieu des richesses , Platon , que la tradition argìenne sym- 
bolisait avec quelque modification sous la forme du caucou, 
et cet jéstérion (i) qui eleva Juiion , puisquela queue du paon 
avec cette infinite de yeux rend Fimage du ciel étoilé. 

Sur le bas-relief Albani la méme divinile a le méme attribuì, 
car ce qui a échappé à tous les interprètes, Tobjet place sous 
le tróne , est sans au'cun doute un calathus {ji) emblème de la- 
griculture (3) , réservoir des fleurs et des fruits» 

Mais pour mieùx éclaircir la question- de la JunonfiUe et de 
la Junon mere^ passons un instant à l-jle de Samos, siège prin- 
cipal du eulte de cette déesse. Les médaiUes de cette ile nous 
font connaitre Tidole de Junon dans un costume lourd et 
matronal, le modius dont sa téte est chargée , surmonté d*un 
«voil nuptial , un paon à coté d'elle. Sur une terre cui te du 
méme endroit, publiée par M. Gerbard dans ses Antike Bild- 
werke (4) , la déesse se présente également voilée et assise sur 
un tróne auprès de son époux, dont lair sombre ainsi que 
le costume désigne un dieu tellurìque. Le savant interprete a 
rappelé très judicieusement les noces sacrées (Upb? ya^o?) de Zeus 
et Héruy célébrées préci^ément dans cette localité à la suite 
de la surprise que Jupiter, sous la forme d*un coucou, avait 
fai te à Junon. Il est évident que dans ces deux espèces de mo- 
numens la déesse qu*on a voulu représenter ne peut ètra que 
la Héra Télia, à laquelle YHeneum était particulièrement con* 
sacre. Si nous examinons les défìaiils de la Junon mère du bas- 
relief Albani^ les bracelets dont elle est omée, les boucles de 

Àioirep xal iiti toù vcp.tap.aTO( tùv 2a[&i<kiv touùì sotiv. 

(i) Argus Panoptes. 

(a) Millìn. Gal. mytlj. CLXXIV. 642. où le calathus se trouTe à la m^me 
place au-dessous da siège de Penèlope , la fileuse par excellence. 

(3) Etym. M. v. KàXaOoc , xupiw? tli Sv rà xaXXìj òmoribircti- xflcXX» 8k elcrt ri 
^e6a(i.piiva £pia' xaTaxpYianxibc ^t xal èm toS ^cxtixou twv Tupwv xal oTa^Xóiv 
^ wapà TÒ •yoXa , •yàXaSo; , tic 8v tò •yoXa jinridevrai Tupeóovrec. Cf. Hesych. y. 
Èp-^a 1WTE pLtv rà wept ttiv TaXa9toup')fiav, wÓTt èk t« xarà ti^ 'ytttp^tav. 

(4) Taf. I et n. 



cfaeveux sò^neùseiiieiit p^ghés^ qui, ceints par une bande- 
lette dor descetident, néannioins, jusqu aux épaules; sa Yaste 
tuDÌquequi toùche le sol 6t 1 ampechonium qui passe par-dessus, 
noas obtieiidrons le commentaire le plus compiei pour les vers 
d'Astùs (i) sur la manière dont on devait se présenter au He- 
neum, manière si générakment connue et adoptée qu'elle 
donna lie^ au proverbe: « aller à THeraeum les cheyeux 
R tiressés. ii 

Mais à<òoté de cètie Héra Tétta ^ les Samiens adoraient une 
/feVnìPiiTtA^mayparcequ'ils prétendaientque la déesse naquit 
cken èux aàprès du fleuve Imbrasus sous un saule qui se troù- 
Yoit léncore da temps de Pausanias (2) dans le Heraeum méme. 
Quel àge faut-il accorder à FHéra Parthénta de Samos ? Téme- 
mfs (3), fils de Pfél$t$gaS| pour avoir élevé ia déesse, érigéa à 
Styiopb^le un Miopie à cetle Héra appelée Partliénos m oxkj^ 
vatX (4) h^squ'eUe ^ffut enfore enfant. Il s'ensuit que le non^ 
d^Héra Parthénia conviiei^t le mieux à notre petite figure. Dans 
la méme ile d'ailleurs Héra Parthénia était portée chaque année 
au fleuye Imbrasus pour prendre un baip, après lequel réha- 
billée par ses prétrissses et orpée de opi^ronnes dosier, elle 
rentrait dans son tempie (5). A Nauplie-, à cinquante stades du 
Téméniufn^ éiit la bouree appelée Canathus ( ménie mot qiie Ga- 
la thus), Oli les Argiens disent quHéra baignée redei>lent vierge. 
Cast une des tk'aditions mystiques qui se rapportent à la féte 
c41éb|*ie^nr}^OQn«ur deJunon (6). Ces deuxcérémonies four- 
ra|M<Mtifì6 iKOureUe pretine à lappui de notre expiication du 
lìàòtHà^éht Albalii. Gar si la réstauration dès tnaìns de la pre- 

(i) Cités par Athenée, 1. XII, p. 5a5, K F. où d'après le texte actuei il e9t 
qnestfon ^lnoiniBés; «^«is à pltis forte raìson ce luxe était de rigaeiir chez 
kk'femnitfii <!:oÉaipmz MiHiii. Oalv ìiiytiu CXXIV. 4^. 

^ jg <jL ^Baas. L n. «. . x, 7. >9èéXa«Ba éiéfvwtk k^aèirn* %tiS%. 

IV." i5 



aa6 III. • RBCHSRGHBS BT OBSBaTATIONS. 

mière femme debout (i) nous laisse incertains sur la nature 
de la couronne que oette figure offrait à lenfant, la pose de 
ees bras, cependant, et la comparaison de sujets analogues, 
nous garantit la préseuce dune couronne quelconque, et per- 
met à cet égard de rapprocher ce couronnement de la féte 
analogue célébrée à Samos sous le nom de Toma (a) de celle 
d'Argos oùlon couronnait la déesseavec la piante u^^/^'rM7ir(3)y 
de la couronne appelée Pjrléon qu'on présentait à Sparte à. la 
méme divinité (4) et en dernier lieu à laStéphané ornéedes Heu- 
res et des Gràces que la Junon d'Argos portait sur sa. téte (S). 
Nous voilà donc rassuré sur le groupe prìncipal que nous 
pouvons hardiment designer comme Hera Parthénia surlesge- 
noux de HéraTélia. 

Quanta à la triade des femmes, peu de.mots ajoutés àce qui 
a été dit plus haut à leur egard , complèteront leur interpré- 
tation. Qu on leur donne d'après la tradition Argienne lesnòms 
S Acrcea (6), Eubcea (7) et -Pw^jw/ia (8) , où d'après celle de 

(i) Zoega indique comme restaurations la téte et les mains de la première 
des trois femmes , les inains de Tenfant et le nez de la déesse assise, 
(a) Athen. 1. XV, p. 673, a, sec|q. 
(3) Paus. 1. n, e. 17. (4) Ath«i. 1. XV, p. 678, a. 

(5) Paus. 1. II, e. 17. ^ 

(6) Etym. M. v. Àxpaia, iraT; OiiXeioc uttò Mfluct^ovuv. V. Lcpoev, àxp.inv. 

(7) Etym. M. v. "Exj&dSi^ rà icaoravia. V. Eu€ota ió v^<to? io xal Mncpicxai AoXtx^ 
oTi T7i foi^t €1? pci3v |jt.8Ta6XYj6si<np cxsWs woXXà? pOTava?T^pi àve^aons^sv • ^ 5ti 
ed€oTO( Ts xal eùOocXYi; "h •ni'aó^ «(rriy * ^ ort év aOrf ^où; *^vn\LÌrti TMùXifrm ^xix^K^vt 
•ì\ i(ó. — V. EòÉoixòv vc(xt<rfi^ irsti^ti Oei^cov 6 Ap'Y^icdv ^mùjlÌì^ tv Eò&ia X<*P^ "^^ 
Àp-fcu( irptóTcc Exotj'E y^puaòv vopiiap.a * wvojAaorai ^ì to )^(i>piov diro Eu^oc rpo^ 

(8) Etym. M. t. Y|4.vy)^cX£it(ì> jcaì ùp.veiv, ò^6peo6Ai, {AspL^toOflU^ Xot^opitv.Gom- 
parez Paus. 1. II, e. 87. la statue de Demeter Prosymna , dans le bois sacre da 
mont Pontinus, avec Semeléf que Diouysos , guide par Polymnus ou Prasjrmmu, 
ra chercher à Tenfer. Dans le tempie d'Artemis Sotira, à Trcezèoe, erige 
par Thésée lors de sa Tictoire remportée sur Jsterion, se trouvent les autels 
des divinités infernales : ori dit que c'est ici que Dionysos amena Semelé da 
Hades , et Hereule , le chien de Tenfer. Pausanias (1. II, e. 3.z) ajoote : Mais 
moi^ je ne crois pas en general à la mort de Semelé , puiiqn*elle est la femme 
^e 2^U6. 



LA NAJftSANCB DB JUNON. 22y 

Samo9 et de Styraphale, ies noms de Parthenia, Telia (i) et 
Chéta (2) on sera toujours force de reconnaitre avec Olen (3) 
dans cés trois femmes Ies Heures (4) qui, précisément , ont 
élevjé Junon, De méme quels que soient Ies doutes qui nous 
restent à legard des altributs de ces déesses, puisque nous 
ignorons la nature de la piante dont est formée la couronne 
qu'offre la plus grande des Heures , et qu'il n*est pas aisé à dé- 
cider si le symbole dans la main de sa voisine représente la 
grenade ou plutót la piante Astérion en faveur de laquelle 
combattent et Ies descriptions des naturalistes anciens (5) et 

( i) Ety m . M. v. TéXo; xai 70 Trépo^ xai 6 lafto; * oOtv xal Ta TTporéXeia. Il ti'est pas 
saiis importance pour l'ideotité à^Euboea et Telia , de comparer ia yéritable in- 
terprétation du proverbe pou; siri '^Xcóffori ^eSvixe , donnée par Lobeck (Aglao- 
pham. voi. I, p. 3H), avec la déesse Angeronia , à bouche y oilée ou liée et cachetée 
aree un sceau , probablement Tempreinte de ce boeuf que Phidon, rei d^Ar- 
gos , frappa sur Ies médailles à l'endroit d'Argos appelé Eubée. Il est inutile 
d'ajouter que Téleté et Télia ne sont que deux formes un peu yariées du 
méme mot , et dont le sens primitif doit par conséquent se confondre. 

(1) L'épithète Chéra^ la nyeuve^ nous rappelle Eurjdice (Mus. Blacas, 
pi. VII), et en méme temps le mot Kvip, la déesse des morts , par conséquent 
anssi la Demeter,£rinnys. D'ailleurs la Junon Cheta , arriyée à Stpnphaie, 
s'assimile complètement à la Demeter Prosymna de Leme, à cause de Tendroit 
léthtfìre qu*habitent ces diyinités, ainsi qu*à VOrbania des Romains (Pliu. 
H. N. 1. n, e. 7), dont le tempie se trouvait à peu de distance de celui des 
Lares, (Cic. de N. D. 1. UI, e. a5.) 

(3) Paus. 1. n, e. i3. 

(4) Comparez VHer€Bum de Coronée ayec Tancienne statue de Junon qui ùent 
trois Sirènes dans ses mains. Personne n'ignore que l'nne des fiiles du fleuvs 
infernal Achelous s*appelait Parthénope. Pausanias (1. IX, e. 34) mentionne 
dans cette occasioii Tautorité que Junon exer9ait sur Ies Sirènes , puisque 
d'après ses conseils elles s'engagèrent dans une lutte ayec Ies Muses , qui , 
remportant la yictoire , leur arrachèrent Ies ailes pour en former des cùu- 
ronnes. 

(5) Dioscorid. 1. ÌV, eh. lao. Àarvip Attixò;, ol ^e ^ouSuviov, ^x^^iov (uXù^e; 
VK* àxpou Ix^v àv6o{ irop^upouv, t) (xifiXtvov, é»(n7tp àvOepii^o^ xs^aXtov irspio^^^^;* Ìfi\ 
^6 ^uXXapia àoTSpi caoioc * rà ^è irepl ròv xauXòv ^uXXa uiropt,iixYi xxl ^aoìol tì^ikiK ^i 
(TTo'fxaxcv ix7n>poup.evov , xaTa7rXa9ao{/.evov , xai é^oiXuùv fXe'^^p.ovà; xat psuocóvo.; 
xal tÒc irpOTrrcóaei; iè^a.^ * ^aoi Sì xat tÒ nop^pt^ov tcu àvOou; , p.iO* u^ato; iroOìv , 
euvaxixoT; Pov}6tiv xal JmXvtil^iat^ nai^uv * àp[i.o^ti Sì xaTa7rXaaffo[i.ivcv ò^pòv irpò; 
Peu€«*vft>v ^Xe^ovà; * ^vtpòv Sì àvaipeOtv rf àptorepa xKfì tcu àX'jjtuvTc;, xaì iripi- 



228 III. RSCHBBOHBS BT OB8BBVATIONS. 

la tradition mythique qui forme 'le pivot de eette soulpture: 
toujours convtendra-t-on avec nous qua la femme du milieu 
^ porte un Jruit dont les feuilles à forme de rayons semblent se 
détacher, et que la plus grande offrait une couronne. 

Exprimons ces deux notions en langage religieux, et nous 
obtiendrons les noms de Thallo (la verdoyante , fléurissante) , 
pour là première de nos Heures , et celui de Carpo (celle qui 
fructifie) pour la seconde (i)^ noms qui suffisent parfaitement 
au but special de notre recherche, et qui donnent ^ d*après le 
témoìgnage de Pausania^ , le nom de Pandrosos pour la troi- 
sième (i). Mais que penser de la différence de taille que 
montrent ces trois fcmmes? En adoptant Texplication des 
Heures , dont Tune doit étre aussi grande que les autres, il 
ne reste d autre expédient que de rapporter catte étrange par- 
tìlbularité au besoin qu'éprouvait Tartiste de présenter les trois 
femmes en perspective; essai, qui,tout imparfait qu*il paraisse, 
ne manque pourtant pas d'étre en faarmonie avec le genie de 
la composition et le style dans lequel elle est exécutée. 
A moins qu'on ne veuille justifier leur differente grandeur y 
qui fait supposer une différence d*àge, par les trois classes de 
vierges qui célébrèrent des jeux de courses en Thonneur de 
Junon y dans TAltis d'Olympie. Pausanias (3) nous apprend 
que loin d*étre toutes du méme àge, on y distinguait au con- 
traire trois sections différentes; d'abord couraient les plus 
jeunes y après, celles d'un àgeplus asfoncé, et, en dernier lieu, 
les plus vieiìles, Celles qui remportaient la victoire recevaient 
une couronne d*olivier (4) et un morceau de la vache (5) im- 
molée à Junon. 

a^èv Tb> ^ouSùvi àiraXXaffoei ttì; d^uvv}(. — Théophraste, Hist. plani, 1. IV, e. 1 3 , 
donne uó^aXjxoc comme synonyme d'À.<rr8pi9xoc. 

(i) Paus. 1. IX, e. 35. Cf. Core etDemeter xapivocpopGt à Tégéc. (Paus. I. Vili, 

e. 53.) 

(a) Paus. 1. IX, e. 35. 

(3) Paus. J. V, e. i6. (4) exXXoc 

(5)Efi€oia. • 



Av2itit de terniiiier cet attidé , nòtis fétons remar(|tieir qué 
la naissanee éCHébè serait un titihe iégaletoent juste pòur notre 
bas-reliefy puìsqu'il existe entre cette déeaéè et la HéiiaVar- 
thénia ou Anthialaméme analogie qu'entre ìaiJui^entus et fimo 
des Romains, di^inités dont Ovide( i) développe avec une^ande 
érudition théologique les justes prétentions au nom du mois Ju- 
niusyjuìn. D'ailleurs ce que nous airons observé plus haut à Tégard 
de la confìision de Rhéa et Héra, troupe ici une nouvelle appli- 
cation; car Hébé est fiUe de Héra, comme Héra est fiUe de 
Rhéa (2); mais ce qui assimile surtout ces deux naissances, c'est 
que ni dans l'une ni dans lautre il est question d'un véritable 
pére, ce qui fait supposer que l'action de celui«ci n'y était pas in- 
dispensable ; de méme que Jupiter fit naitre Minerve sans l'in- 
tervention de soh époU5è; celle-ci en s'ass&yant sur une fleur 
devint enceinte de MarSy et mit au monde d'une manière n«n 
moins indépendante la soeur de Mars, Hébé (3). Cette obser- 
vation motiye l'absence de figures màles daìis une composition 
d'un certain nombre de personnes : elle fait comprendre aussi 
comment le róle que joue la Hébé chryselephanline à coté de 
la Héré de Polyclète à Argosnediffère guère de celui de notre 
Junon-enfant (Parthenia), sur les genoux de Junon-mère 
(Telia), et pourquoi dans ce méme tempie l'autel des noces 
d'Hercule et d'Hébé n'était nuUement déplacé. 

Le bas-relief d'Albani rapporté ainsi à la naissance (dans le 
sens plus large des Grecs où il comprenait les premières an- 
nées de l'éducation ) de Junon Parthenia ou Hébé se rattache 
d'une manière intime à un monument très reroarquable du 
méme musée, où l'on a reconnu Hébé ailée faisant la libation à 
Junon et Hercule (4) > et où la prétresse de la Junon d'Argos 

(i)Fa«t. 1. VI, 26-78. 

(a) Cf. Plut. Qn. R. LXXX.VI. fi (scaBàirip fvtoi Xt-youffiv) h |x«v M ài 05 àflrò t^« 

(3) Pseado-HygÌD 1. III. f. ao4» apa<l Maj. classic. auctor. voi. IH. p. 71 : 
Heben genuit Judo de Jove : secundum quosdam , de lactuca. 

(4) Millin. Gal. myth. CXXIV, 464. 



a-3o 



III. RBGHSAGHSS Et* OBSBRTATIONS. 



porte le méme nom A'Admétéj i\\e d'Eurìsthée, que celle 

dont Àthénée (i} ^mentionne l'éBiigration à Samos et le sacer-> 

doce qa elle y remplìssait. 

Th, Panofka. 

(i) Athen. 1. XY, p. 672, a. seqc[. 



FIZT DU SSGOND CAHIER. 



ANNALI 

dell' ibtstitoto 

D[ CORRISPONDENZA ARCHEOLOGICA. 

ANNO i83a. 
FASCICOLO TERZO. 



ANNALES 



DE l'iMSTITDT 



DE CORRESPONDANCE ARCHÉOLOGIQUE. 

▲NNBB l832. 



TROISJEME CAHIER. 



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j'.Hiiiy:) 'iTriir'Knu 



I. MONUMENS. 



I. TOPOGRAPRIE. 



a, RECHERCnES COMPAftEESi 



>t 



Das t^moignages (opographiqtfes gu'oni laissés $urU lertiioireJu dio^èst déBipti^ 
les anciens peuples Àborìgènes ^ Pélasges^ Equicohs ; et preif%'es d'iyerses de la 
réaìité de ìeurs étabìissemens qui s'jr soni perpctues cuióc temps romains , au 
moyen age , et de nos jonrt mente. 

J 

(^Second artfclè.) 

: . r 

I 

LoRSQùs je conctis dà'ns le pays des Herhiqufes, desMarsés, 
cft des Volsijues, qu'il'était possible d'étabKr la ceftitùdec des 
prefnit^rs siècles de riii&toire pélasgique , en aè bohiant aii 
Seul èxamen des rapports qui Hent les monutùens de l'At-golidci 
et de FArcadie avec ceux de cés trois fégions de ntàlié, j"états 
biétiloin de soupcontier qu'ón pourrait arriVer Uh jourà pfou' 
ver* que rhistòire éparse du peuple|)^lasge est péili-étye plus 
stistféptible de d^émonstratiòn sur le téf riein dfe^laSàblrtè,- qUtt 
sur celui de Sicyone méme , d' Argos et de Mycétiesf. C!*ést ce* 
pendant ce qui re^olte à' mes yeut ^vjourd^btij,. qifand je 
coAsidène la io»n7i«xioÀ> eonCiBuelie des histoirers pélasgicpie^ 
helléniqu<0 ^ roindinè et du- m€0fen Ag&\ àùntòn^oh enòove 
le» gratids: itiorrititty^iM fòndéi 'l'u» siir filurtr^ ^ et par otAretàé 
dftter nécésiaiié^ ìsnt* le icrritoire dès dnciéns Equióoles;, des 
Herhiqfuds:) des Y^isqUkes et dés- Marses; le Taiscontikiuèr cet 
eKamen dansoeseoondartiolò. (i)^ ' • i . ri.» ^ 

Lès tecberches qué nous rèiyóuTelans depois ▼tngt'deu» 
ans datts le canton dela Sabirietnérfdtonale, ont fait)rel:roU7er 
dtabcird^ >et qteD|ués*'Uiies nointnéfhc^yty'le» six prìnèipàlcii 
vìlles pélasgiques dont Yarron nous avait transmis (2) une 

t •• •>• '••' ' >»• .fi/i"." •" i '.' • ^ i 'I 

(3) Varrò. Si^uàtÌiÌid^%JÌMcìii^. Jintiq, rorn, \ÌK t, c^ if. JkkàUde» l/ùttie. 
anr^tfo/. t. IVy p. 14, sqq. -i «| ''•*' ù»! • 

i6* 



a 34 I. MONUMXNS. 

énumération à-la*fois éclaìrée par la direction la plus nette- 
ment orientée, par des mesures itinéraires bien liees entre 
elles , enfin par la description détaillée des principaux inonu- 
mens que deyaìt y rencontrer chaque Komain que Varron 
prenait à témoin de la réalité des établissemens pélasgiques 
dont la Sabine ayait gardé les traditions dans ses propres 
histoires topographìques. On sait que Denys d'Haliòamasse a 
cité ces chroniqnes au sujet d*une colonie laconienne (i). Il 
n'y avait guère chance d'erreur dans la confrontation que les 
topographes de nos jours ont faite deux fois des nionuniens 
^vec le texte historique. hesj'ana de la Sabine, ses tonibes 
héroìques, ses remparts pélasgiques ne pouvaient étre con- 
fondus avec aucun monum^nt des temps romains ou du moyen 
igie,. par des voyageurs aussi expérimentés en ce genre de 
recherches, que M. Simelli en idio, et que feu M. Dodwell 
en i83i. Néanmoins, uneespèce particuUère de monumenta 
laquelle on n'avait fait aucune attention ^et dont la rencontre 
s!est renouvelée trois fois au pays de Cicoli, phisieurs fois 
pussi sur les hauteurs voisines de Tibur et^ si j'en juge par 
comparaisoB , sur les roches' de Dorba , était demeurée sans 
explica tion encore. 

Je veux. parler de ces.longs murs dirigés en terra$aes, de 
consiruction pélasgique, que M^ SimelU, le premier , avait des- 
smés géométrìquement dans tous les.détails de leurs plaiis et:de 
leurs élévatioDS; sur les décUvitésdecettepartiederApennin, 
à Fiamroignano(a)9 à Sani Angelo 2/t Fatica (3), à Saa Savi- 
no» (4)* Ces monumens n'ont rieaautre de commiin avec le 
pian des oracles de Tiora et deiVtfC!«,.^inon le murcyolopéen 
qui est destine à terminer la hauteur de ^a terrassè et à ber- 
der les roches. qui. en compos^nt là plalse^forme. Ladiroeésion 
de la £acade de celui de SàntAngelo.(5).iiijPa)&^ay.est;de 90 

f 

* » • m * * > f • 

1 

(i) Dìonys. Halicam. Antiq, rom. I. II. e. 49. 

(9) Giuseppe SiméUi Jtìn. MS. Angusti prima 18 io. loon. N* IX» X, XI. 

(3> W XVni, XIX, XX.. (4) N? XXU, XXIII. 

(5) Itin. MS. p. iS. 



a. VILLSS DB I<A 3ABINB. a3Ó 

tnètres ; la hauteur eie ce mur de fiice est de 5 mètres , et le cir- 
cuit de lenceiiite totale est de 3i3 mètres fidrinant un trapèze 
de pian irrégulier, au milieu presque duquel est un massif 
de blocs taillés, qui peut avoir 6 mètres sur chaque face d!u«i 
carré équilatéral. Tout porte à croire que c*étaiL là TeiDplaee- 
ment d*un autel sur lequel on a bau uue petite église au buii- 
tième sièole. Je passe sous silence les deuK autres monumens 
du méme genre qui sont situés aux environs , parce qulls prè- 
seli tent les mémes plans, la méme espèce de constructioo , la- 
méme situa tion élevce, et presc[ue le» raémes dimensions. 

LWdre de Saint-Benoit qui a fait anciennement bàtir trente^ 
six églises dans le seul pajs de Cicoli, prenait à. tàcbe de les 
fonder sur les murs mémes des monumens déjà consacrés par 
le paganisme.- Les papes^ à qui le christianisme a di\ ses pre^ 
mières oathédrales, avaient suivirexempledesanciensRomains 
qui avaient fonde, sur les trois bauts degrés des biéron pé- 
iasgiques , leurs temples clos et couyerts ^ dont les Gotbs ont 
ensuite prolongé et rehaussé les constructions pour les^adap- 
ter aux rites du christianisme^ dès qu*il fut pour toujours 
sorti des catacombes. C'est ainsi, dans Tétat actuel de la plu- 
part de ces édifices, que les trentetrois siècies qui se soqt 
écoulés^depuis la colonie pélasgique de Manas, jusqu a nos 
jours y sont encore reconnaissables à la seule inspection des 
trois époques bien distinctes de leur cbronologìe , pour ainsi 
dire écrite sur le mur de chaque ville, compare avec le mur 
de chaque u^tx^. C^est ce qu'oh saisit à la simple vue et sans 
employer aucun moyen laborieux de critique dans toutes les 
snbstructions d'Albe des Marses, de Segni, d'Alatri, de 
Ferentino que j ai observées par moi-méme. 11 ne peut rester 
lemoindre doute à ce sujet, quand Denys d*Halicarnasse as- 
sure (i), quavant Tarquiiì , les Romains ne dressaient pas en- 
core leurs constructions à Téquerre droìte, et qu il fut le pre- 
mier qui employacetinstrumentpourrexécutiondesmonumens^ 
qu'il a bàtis. On ne doit donc assigner au temp$ des Tarquin 

(i) Diou}'8. Halìcarn. Anùq, roman. 1. III. e. 67. 



'2Ì^ ' I. MO^UMfiflS. 

qae les monunienB oonstriiits «n tuf votosi nique à la tàgle droite : 
teìs .^u'àRome) la Cloacamaximay età Segni^ le tempie et Hercule^ 
livec ia piscine qui y est atineixee, et les rehauueniens en pe- 
perino de /V/tcr^iW/^jD^/^i^^fi^/itf^quisonteux-indfnessunnontés 
de maconnerie citnen|ée; enfiti la grande porte, du mur den 
i)as; ni.iis Ifs portes à archi traves plates de i'Àcropole avec 
«es miu*s bàtift en pierre de roche, et Thiéron à trots degrés 
^ur lesquels le tempie dHercale est fonde ^ appartiennent né*^ 
<?es5àirement à la période pélasgique aù iurent eoBstFuiu les 
autres monumens de grand appareil irrégulier, dant on ne 
petit cìter aucun nionument à Bome et dont tous les environs 
de Segni sont rempli^. Cesont là des fait$ con&taas^ plutiieurs 
foÌ3 vérifiés par des gens de l'art et qu aucun inddeat gram- 
matica! ne {)eut plus raisonnablement oontester.. 

Les trois monumens pelasgiques élevés en terrasses qui ont 
ét^ dessiflés par M. Simelli sur les hords de la rivière de 
Ttu*ano sont restés, il est vrai, sans dénomination speciale 
datis le texie topographique de Varron; mais il est dabord 
evidenC^ que ces longues ei^ceintes de murs ne pouvaient 
ayoir été destinées à servir d acropole, ou de tout autre lieu 
de défense militaire. Car, à l'exception du grand mur de la 
facade, qui est élevé de cinq mètres, toui le reste de ce mur 
qui contìnue, mais seulement a rase terre^ sur le plateau de 
la colline^, parait n'a voi rja mais été plus élevé que ce quiétait 
nécessaire pour tracer la ligne du Ttjurfvo^, qui séparaìt \e fa* 
num du profanum» On en trouve un premier iodiee écrtl daos 
tes diplòmei , si lon y remarque, que \qb égliaes bàties sur 
i^s situa tions élerées de ces enceintes, sont surnomm^ea m 
fahù ou de fono , enfin que les montagnai?ds dii p»js , pour w* 
4iquer ces monumens, n*ontdaut^e terme que celui->ci : i7 
Ftino. • 

Un autre témoigmf^ traditionoel , absc»lument analogue à 
ceux que la Sabine nous (barnic , correspond de bien loin, il ^t 
vrRÌ,au monument de Sant Angelo, dufond de la. panie la pldis 
lìiontagneuse de laSardaignè, suivant Tobservation faite par 
M; Ferrerò della Marmora, meinbre de l'ucadéwiede Tiirin. 



a. yiLLBStlXE hiL ^ABIlfE. 'àòj 

V«ioi»oe^qu^il me marquaitV à>€e suiet^idatiB lailiitlnB^ ickttée 
de ^CagCarv y td'^tseptetiibve'-rSsdi: "'-*'' i m<ì •;; v> , .v ^w a 

^ « UR.moxiMéiefat:qui<maparattfès iHtéreisJiiMyTesftvne 
« ^truoiìòn en assezgras bloi» sHattsoimen» y'quejhi(qbsenné6 sur 
« la déoKvtré et^presque ausorainet d un «nif nticiile sur lequd 
«on V€Ìt ;iin ^nùira^he . coÀncUrablè ieb» panie "délruit» Gette 
<« cpnis truDtion oonfesste * en -un .mur serràki t de ' 90utìèn a une 
K 6spèc8"de «errasse oblòngpiie et factioe, pvadtkfuée' vevs le 
« éOKimet d-ùn' meniticule appelé^ dansi le ptjSj «do norii de 
ff- SaMit-£ònsrailtinv oomine la terrasidei et l«glise ossez an- 
« bienne; •^<ii|6']rti»uYebàtÌ6. Cétte ierrassé présentoide front 
ff un iinur .'de oine 'mètreq riii quante Ginq oealMiitiies >, six 
K mètrea cthquante ceptlmètrés de flane , - «n :piàn iireliné ,. et 
«i quatte iiiètired>somin te cemtimètreside:!ha«ty.i daos.sacoiipe 
« i^erticaAe. La bàtisseestforméeen'^andevpturtió db prìsmes 
«basaltìques^ ìnlormes, posés de flanei ou-dqbout, et fiuoun 
«•deux ne* présente les tnicesda'ciseaai; mais ^ùne. (ìireon^- 
« stance très reniarquable, cest que la colline, dont il s^a^t, 
■ nest «listante que de cent pas d'un villagej que ses propres 
« haiakans appellent Giertme et qiièlquea^yns /fi^/xvie ; ce^qui 
« :ni a pam repkroduìjre. dei^s le patdis. locai , * le .niot grec ifpév« 
«'Lea eimroasde ce lÀen sont rempli^ die nura^hes et peuplé^ 
« de villages appelés NurallaOy. Nur0gus on. Nureeci\ et au- 
«! t;i>es> dmvés' du mémè appellatif» Quantità' la'cbapellei de 
^ Saint-Gonstatntin ^ il parait:què là, comme en bieti d*auciies 
«(•liieiux^ un monument cfarétien avait élé fonde sur un ^lon^>• 
«( ment religieux de Cantiquité. » . .' ;. > . ' Mi 

Les Fona n'occupaient, dans ToiSgitie des élablissemens pé« 
lasgìqu^s , que les li^ux'les plus écartés du tumolte des afianes 
publiques; Ovide nous Fatteste. Dans les isièdes romains., ces 
lienxofatt ét;é «intourés d'habìtations. et onl fini par former 
des tvtlles. ponr Japlupact; témoinla lettre de .Marc-Aurele à 
■Franton (i)^ dans laqtieUe , «en pai&nt de celle.^' A.Ragni'^ ca* 
pillale; piesi'peuples HeDniques,:eet empereur ifa^tports qii'on 

(i) M. CcesaÀ M. Frontooi, I. IV. ]^i$t. 4v£ti. n»ki/fS»5.' 



ai8 1. MONUMSffS) 

y iréncontrait a <hàqat pas un delubrwnf uà '^onfÉmoà utt 
templunij et qu'on pouvait j. consolter, touehant les riies 
sacre» , une. miakiliide jàe Imes écrits sur le. iiii : nudti libri 
finitei^ li ajoiiijs,.qu*en aorlant de la ville, U avaìt lu, des 
clctix còtés dela porte) ces mota : vi^ambn sv;me suiBitTyiiy , 
et cornine il en demandait reÓLpUcalkm , il lui fot répcndu que 
dans la langne des Herniques, on appdait samentum^ la pel-, 
licule des e&traiHes de la viotime, dont le flamine icouTrait sa 
coiiiure sacerdotale, aii moment où il rentrait dans la ville, 
après avoiv sans doute sacrìfié au dehors. On chiordierait 
eu yain aujoord*bui sur le sol actuel d'Anagni, quelques tra- 
ces .des raonitmeDS religienx et panni lesqncls il devait en 
exbter eertaipemcnt, de pélasgiques , que Marc*Anrèle aura 
pris soin de faire distinguer, en emplojant lesfeermes de 
faaum , de templum et de delubrum , expressions qui ne doi- 
▼ent plus étre ptises indifférèrament Fune pour lautre, sur- 
tout d après la découvèrte recente des épitres de Marc«Ai»- 
relè à Frontòn* 

Cest à Nerba quìi faut se iransporter pour véiifier, par 
comparaison , la topegraphìe des monùtnens sacrés doni cet 
^npereur asignalé la muhitude a Anagni, et dont il ne «reste 
plus rien aujourd'hui ^ parce qu 'ils :so(at entièremcnt recou- 
verts d*habitationS'TOodernes. 

La ville de Norba n^a jaimais été babitée depuis que Syila 
la réduite a son état actuel de ruine^^^D'après iki topographie 
qu'Cii a dressée M«Knapp (i) t ce qu'on y reoonnait aujourd'hui 
comme étant de construction romaine est d'une date néces- 
sairement antér^eurè à Sylla, et ne forme pas le quart des di- 
verses cobstroetvDìis que préseutent les plans et les pcrspec- 
tives qui en oht été dessinés. Ges ruincs ne se compbsent 
guère que d-édifices romains, mais surtout de graildes svb- 
strtictions en blocs polygonesiarréguliers formam des terrasses 
aplanies et divisées en doubles . au .trìples éts^es, ciunme 
celtes de la Sabine , et «comme l^s/a/ia du ménie gfepve quefeu 

(f) Monum. àtVCimùtuitù di oorrisp, archeoi, iS»^. Tav. I.el II- 



a, VILLXS de liU SABINE. 23^ 

tt. DodNrell a^obbervés et dessin^B sur la routede Tivoli à Vi- 
(xyvaro et aìlleurd. On nous a fait, il est Trai, conisidérer à 
Norba, ces monumens oomibe n'ayant .été que des subslk*u<N 
tions originatremeiit bftties pòur j établir des maisoiis de 
simple habitation (i); mais on satait eependant qu'à Rome 
roéme j et du temps encore de Varron ^ les maisons n'étaient 

j 

bàties que de briques crues (2) et n etaient cou^ertes que 
dei bardeau (3). Aurait - on bàti à Norba des substructions 
aussi labprieìises sous le seul point*de vue de n y établir que 
dés habitatìons tellement viagères? il faudrà dono repreìidre 
avec plus de détail encore que ne Va pu faire M. Knapp, la to- 
pographie de Norba , et cest sur le sol abandonné de cette 
ville qu'il faudra se faire une idée de ce que pouvait étre le 
pian d'Anagni , dont Marc-Aurèle a cité les trois principales 
espèces d edifices sacrés. 

Pour achever de connaitre^ d'après d'autres autorìtés clas* 
siques, quelle pouvait étre aussi la destination des monumens 
qui ont conserve, dans la Sabine, la dénomination conti- 
nuelle de fanuin , c'est à Asconius Pedianus qu'^ faut avoir 
recours, et bien peser le seus de la définition qu'il en donne. 
Fanum , dit ce commentateur (4) &st religiosissimum templum 
unde Jota petuntur. Suivant Festus (5), les aticiens appelaient 
templum un lieu qui pouvait étre vu de toutes parts et d'où 
Ton pouvait regarder de tous cótés. G*est en s*attacliant à l'ac- 
cord relatif de ces définitions qu on pourra expliquer la des- 
tination du mònument de Sant-Angelo de la Sabine et la déno- 
mination de Fano qu*il a toujours conservée dans le pays. Il 
s*ensuivraìtalors que \esjana étaient des lieux décòuverts et 
consacrés aux auspices, et il deviendra presque démontré que 
e est pour cette raison , que dans deux dipiómes du douzième 
sìècle (6), réglise de Sant-Angelo in Pratica aura tire d'origine 

(1) Annal. dell' Instìt. archeol, 1. 1. p. 60. lin. x. 
{i\ Varrò apud Noniiuii , t. SufFundatmn. 

(3) Cornei. Nepos apud Ptin. lìb. XVI^ cap. io. 

(4) Asconius Pedinn< in Verrem, III. cap. 20. 

(5) V. Contemplari. (6) Grxyiifjintiif,ctHùtonar,Italiee, 



t 

^O !• M9NUiI]|«|5. 

soiti iSumot) y ide il» mdlnA «oiuròe qu ayait >Qe iiiot.à: B^iae^ oi, 
sui^^m Aulugelk» (i), onapfielAii /Wictt^u^ le delinqui |, sui* 
yAOt Ovide (a)^ sacquiitait .de In onodulation du c^bant des 
o>*ac}es, ei qUon appdait Fati^'cus ctim qui en: pronon^it 
a^lemeolìle^ parolesy auivant VarrQn.(3) : 

A ne bonsidérer, qu^en eux-méliies, é^s monuitièn'^locaux, 
ttiÈ^is en ies interprótaiit daprès un passiate de Varron j qtìi fìril 
connaitte i application que le» Latìns ohi faite, à ce sujet, du 
▼erbe rdoquiy on peut conjecturer encore que, pour consulter le 
destinsur des entfcprises de divers genres , Ics devihs de T'anti- 
qui té se partageaìent entra pi usièurs la solution entière Ab cha- 
qde question qui leur était proposte. Cesi ce que Varròn parait 
avoirindirectenientindiquédans cepassage: Hinc eloqui de rèlo- 
fpdy ut infijLms Sabineis e cella dei qui eloquuntw^^)' Peut-ékire, 
alors , la chambre souterraine qui est batic en consti'uction 
pélàsgique et percée ali somniet de son cóne, que feu M. Dod- 
weH a découverte à Suna^ était-elle la cella doù le dévin pé- 
lasgé'^dnnait ses réponses mystérieuses ; quant au cotitraire, 
il parait que les grands oracles qui dirigeaient les colonies pé- 
lasgique^, écàient plus solennellement rendus à del ouvert, 
si Voti ^n juge du moins d après des circonstances loeales qui 
n*onl ancore été trouvées absolument seniblables qu a Tiora 
et à Nece, dont les monumens, très voiains Tun de Fauire, 
pvésentent le méme banc de pierre taiìlé dans la roche et le 
méme aspect théàtral que Justin et Strabon ayaient remarqué 
à ròracle de Delpbes. (5) 

Une ol^ervation blen importante se joint encore aux précé- 
dentes pour nous faire appliquer la signification coinprise 
dans le siirnom de Sant-Angelo in> Pratica y' et pour Té- 
tendre méme h toutle territoire qui sé prolonge a partir de ce 
lieu en remontant la rivière de Turano, jusqu'à lalignement 

t. IX. part. 7. ibique, Gabr. NAudei, Tabular, Reatin, pag. ai. C. E. 
(1) Noct. Au. l. XVI. a 17. ^ (a) Metam. II. v. 640, 

(3) Varrò, lib. V. L. L. e. 7. (4) Ideniriòid. 

(5) Justin. in Trog. Pomp. lib. XXIV, cap. 7. Strab.l, IX. p. 4r8. 



a. TILEB9 AE LAKABir^E. %4l 

àes deus TÌlbges de Sam Slefenq et de $anta An«toKà, xjui 
nous fixent la situatici pr^^cise deToracle de 'Tlbm et du teln^ 
piede Mars, cesi la dmoniìnarion topograpUiqiiede CUqìus-^ 
qui est donnée continuellement à qet espace de dix nùiles de 
long, davis lesdiplòmes datés de$ Runéeé^o^y 79O) g3o, gStP, 
966, 1089' et II 37 (i). Les églises de San Savino/ de Santa 
Anatolia et de San Stefano y sont citées souvent ensemble, et 
les cartes particulières-du pays en marqueiit la situalion^faìeTi 
correspondante au territoire signalé dans les dìplómes, tantót 
par la dénomination de CllviuSy tantót de Clma^nus^ de Clit^iy 
ile C/uuanuSy et positivement (2) de Cliyium Martis^ et inde 
ad collem Jovis^ suiv^nt que ies dérivés ou les lecons manu- 
scrites sont demeurées, dans la suite dessiècles, plus ou moins 
conformes à la dénomination elibus qui en fournit la racine 
commune. 

II ne faut pas s*etonner qu^une èxpression aussi latine aitper- 
sìsté dans le bas àge, auxenvironsde Rieti, lorsque parmiles an* 
ciens noms desl>iens fonciers , on lisait encore dans les memes . 
diplómes fundum Quintilianum (3), Pompeianum (4), Tullia" 
niim (5), Domitianum (6), Salustianum (7); lorsque enfin plus 
d'un millier d*anne'es nprès Varron , un fonds de terre était en- 
core connu dans la Sabine, sous le nom de Terentianum (8) 
qu^i était son nom de famille, et que le champ que Caton y 
avait cultivé de ses propres mains était encore appélé Catonia- 
num(Q)y au temps de Tabbe Hugues, Tan 976, et la situation 
de ce fonds est encore aiijourd*hui déterminée par celfe de Ve- 
gli se de San Savino ; tant sont durables les noms topographl- 
qiies, hypolhéqués pour ainsi dire, comme ils le sontsur les 
vieux titres du moyen àge, dans une région aussi ancien nement 
et aussi contìnuellement historique. 

(i) Muratori Ber. Itnùcar.ScriptX.ll. pars altera. Chronicon Farfensep. 456. 
G. ; ìbìd, B. ; ibid £. ; p. 485. B. ; p. 6aa. B. 

(a) Ughelli ItaL Sacr, tom. VI,p. 693. B. edit. Venet. 17 17. 

(3) Chronìc. FarfeDse, p. 394 , C (4) P. 367 , C. 

(5) P. 369, B. (6) P. 390, E. 

(7) P. 5 16, E. (8) P. 34», A. (9) P. 45i, B. 



Sk4^ I. MORVMBIIS. 

Lia fonne soiis U^udle ae presente le mot CUpims dan» tes di 
piòmes se rappoF(é directement aa mot CUpus^MI x;'estdans 
une situation élévée comme celle du ndonuinent .de Sant An- 
gelo) qu'Oyide nous a dépeini Tautel de la Junon de Falere^ 
colonie pélasgique qui était partie de la Sabine ^suivant Denys 
d'Halicarnasse. Ovide devait bien connaitre toutes les particu- 
larités de cet autel , car on sait que c'était à Falere qu'il avaii 
épousé sa femme. Yoici la deseription qu'il ncms en alaissée(»): 

Difficilis clwis hte via praket iter; 

Seat vettts f et densa prosfiubilus arBore lueus f 



jéceipit ara preees votivaque ihurapiorunt 
jira per untiquas faeki sìne arte irumttt,. 



Ledernier vers de cette deseription cadre bien avee lacon- 
slruction pélasgique des fona de la Sabine, et Denys d'Hali- 
carnasse confirme encore le sens de cette comparaison quand, 
pour prouver l'ancienne origine grecque de Falere, il prenda 
témoin la construction particulière des monumens sacrés de 
cette ville (2) : t&>v te Upcov ai xaramtxjod ; d*où il suit que dans 
t hémistiche : Facta Hne arte , Ovide n'aura voulu dire que 
ce que Pausanias exprimait par ces mots à^Zf* X(0«>v (3) et 
c'est précisément ce que représente la construction pélas- 
gique Axxfanum de Sant Angelo in ftalica ^ dans la méme Sa- 
bine d'où la colonie de Falere était anciennenient partie. 

Dès le temps de Pline , le mot clwius avait une signiffcation 
mystérieuse dont le sens n etait pas communément compris , 
Tauteur nousTapprend^et probablement d après la connaissance 
des livres pontifica ux que Labeo , dont il cite au raoins le nom, 
lui avait communiquée; car, de tout temps et partout y c'est la 
religion qui nous a conserve les racines les plus profondes de 
rhistoire ancienne. Le mot clwia était lepithète de Foiseau 



(i) Ovìd. Amor« I. Iti. Eleg. x3. 

(2) Dionys. Halicarn. Antiq.ivm.Xih. I. cai. 

(3) Pausan. Attic. cap. 3;. 



a, -VILEES DE LA SABINE. * 2,/^'i 

pèc^ leque), sm^ant Varron (i), rendaìt le^ opacles dans la 
Sabine. C/wifun ewem y dit Pi ine (d) , ab antlquis nominatam 
animadverto ìgnorari^ quidam clamóZaìicmtdicunt ; Labeo^ prò- 
kibitoriam. G'est de là sàns don te que Festus a tirécette definì* 
tion retnarquabledans )a matièl^e présente : Cima aUspicia dioUi 
esse q^ce (iliquid fieri prohibebant, C est enqore de là, que Tan^ 
cien glossaire aura tìr^ larticle Enibra ivoevr/a, Eniber Picus^ 
opvff irbvnjpa (^Foisetm. prohibitif\ Cest encore là le sens:i/dju 
mot clamatoria qui, póur tenir lieu de Vépithète è^x^Xcx^.^ 
parait avoir prévalu dans les langues grecque. et latine. La 
preuve en est, que dans le lexique d'Hésychius, le pie est.d^- 
signé par le mot Kpauyó?. Or, dans le latin du moyen àge, 
on retrouve les vestiges de l'usage d'appeler le pie; de 
Ma'rs, ai^is clamatoria. Une bulle du pape Leon IX, da.tée 
de Fan loSa (3), spécifie, parmi les biens fonciers de r.évé- 
ché d'Ascoli, colonie pélasgique d origine, la citatiop des 
lieux suivans.... Castrum FundarUanum ; montem piirum' cum 
for^stis et sjrls^isy cum Pòlo (^ podio) quod clamatorùwi di-, 
citar, 

Les rltes sui vaia t^lesquels étàièut repdus les orades cihez les 
Pélnsges de la Sabine, aurontété.nécessairement observés par 
les colonies qui en pròTtntent inimédiajtement. On sait.que^celie 
de&Picéfìitin;9.étàit de ce xiombre, et la région que ve peiiple 
habitait, toucbaitià la baule Sabine dés Aborigènes. primitifs» 
PUne s'aooorde ayec Denys d'Halic^rBasae, quant au.ftmd db 
fait , lorsquil dit.(4) que les Picentins étaient arriWs de la Sa- 
bine àroccasion d'un ^versacrum doRt l-aotèur gi'ec exptitfiie 
les pàrticùlarités. Mais sous uiie forme semi-niy.tfaiquts:^ eii; 
fais^t partir c^tte colonie de la Sfibbine, Straboh (5) ajopfte 
que'Tois^u. pie |a pi'écédait pour luì montrer le chelnin*; et 

'f 

(i)'Apod Dibnys. Halicain/ >^wrìf uiV. romA.l, e. x^;' ..;'.)! 

(a) Hist. nat. ed. Hard. 1. X: e. x4. 

(3) Ughelli Jtal. ^acr,. 1. 1. p. 45o. A; 

(4) Hin.l. QLc 14/ 

(5) Stràbo. Geogr. I. V. p. a4o. 



%44 'i MONUMBlia. 

q\xe ff est de cetté dirooti&tance^ que larégionavait rtcm. le iiom 
de PioeotiD. Festiis (i) dit en cffet que lorsqueJes Sabins par* 
tifoni; pO«ir aller tonder jé^culam\, uboiseàu pie vintsepercher 
sur Ténseigne qui était portée à ieur téle. Enfiti , Sarvius (12) 
nbJi^ dévoiie entièrement la rédiité de rhistbire^ qkiaìld, pour 
expliquer la métaitiorphosè du ròi latin, €é commentateur 
Gite en témoignàge lés livrespontificduit ànivavillesquelsP/m? 
'avàit tòujònr^prèi de lui Un oiseau pie , par le moyèn duquel 
il inteìiTOgeait lavenir. 

Festus avait tire, sans doute des liyres pontifieaux , et Plii- 
taVqtle (3) probablement des mémes sources , qùe Niima , Sa- 
bihde naissance, ayait eu Picus et Paùnus pour démans fa- 
nliliérs; Qtioiqu*il emploie encore le langagé mythiqué, Plù- 
tarque achève de convertir à nòs yeùx ce point de fait efi his- 
foSre très positive; car Numà éfait né à C?//*^^ dont les raurs 
Sòrit eneore sur pied à Grò tta torre, près de Corrèsé en Sabine , 
et Sònt, à présent, blen reconnùs pai* M. àiihéìK pour étre de 
còhstruction pélasgique et poùr étré tnarqués du symbole par- 
ticulier dont il sera bientót parie. (4) 

!L*oiigiiie d^Ascùlum^ cbe^lieu de la òcdonie pélasgique 
dea Picentins^ étantibien àssuróe/sapositiófi èst an/ssi recori' 
ntie)eoniiiiie sitiiée<j aìnsi qoe le dit Slrabon, sur le pie ìd une 
haute piontagne (6).: Elie létaitdb aon lemps réputéetfèsf<toe, 
aiitaiit'piiF'ses àbotds iiiaoeéskibleé qmie par' le 'rem|)al't dónt 
elle é\mi{oKXÌ&ée,ei'St'sonHÌTyoqe$tj aiÀsi •qu'ob'meira dìt^ 
de^aitnémécònstirnoiiòh qii'on a'^ob^rvée (jUils! l^s mur^ des 
-vilìfi^ fle>la SabineyiOii He doitpas étre scrrpHs que dankie dì- 
ptómeqitój'ai cité*déjà> utie limite territoriale àit été désignée 
d'nprès la siliuaìioii. d-un^ jmd^&if/n; o*est4à'>di]ie^ d*ùn. pàrapèt 
du haiut duquiel seirendaiistit lea pUfifiioes j etqw epfifi^ a ^dison 
de ce que dans la haute antiquité les présages y étaient tirés 

de l'oiseau pie, on.ait coniii^uéy.niéinei dans le moy&f; %e, 

.;. .. ./ j .'..wi . .- .'■.;• " n 

(i) V. Picena regio. (a) laJBniiqiid/fVIIiy^ 190.'- V ii.'* ;. l ' 
(3) In Numa. e. ao. (4) Annal. de rinstitUtv tM^ Ci&^éH nule. 
(5) Strabo. lib. V. p. a4x-4a. .. , •- .([ / I '•.">' -.'Ir. tr t 



n, VILLES OE I.A SABINE. a45 

cl'ap|)eleo.iin de ces monumens Pjodneni clamatoriant. Nous 
tr^uvons un autre exemple de lapplication speciale du tnot^ 
cimusy aveo une addition encore relalive àia matterie ici trai- 
t^ty dpns la bulle dlnnocen^ II (i) déjà citée qiii spécifie. eh 
ces termes leslimites du diocèse dfe Fulijgno, limititipfae de là 
Sahuse : Tkrtmm latus ab ipso Grisco pervefdt cui Comiale éè 
f^accagmay usque ad Clwium Martis et inde ad cotlem Jo^ 
i^isj «te. 

Lattention que j ai eue de ne point attacherde òónséquence 
immediate a chaque fait que j'ai recuéilii dans cetté distòrta- 
tión , ne m'interdit pas , jé crois , Jen ajouter quelques-uHs 
dotift je dois laisser aux lecteurs le soiti de f echercKer les rap- 
pcHTts éloignés. Ainsi Ton essàyerà , si Fon Teut , d*expliquer 
comrnentrépithètéfatidiqtieduPic-Miirs'dès Pélasges a péne- 
tré dans les langues iésplus septèntrìonales de TEurope^ òónime 
dàtls les ^ùs òrientales, et Vòn teniarqtiera^ sans dbu teatine qà^l-' 
qneéuriosité, ^ue, datisela làngae suédoi&e, le pie est iumomnié 
kraokà; que dànsla langue allemande, nòtre infinitif me/*, à pour 
equi valen t sckreièn , ktvheriy hrìèischen^ kmeòhzen^ et feù mòn trèief 
régt-efttabté cónffère, à Facadémie, A. L. de Chézlyym'fi vai t'averti , 
què dans là laii^ue sàlli^critié , le verbé àfier^iéìi à la tròlsièmé 
pe^àbtmédupré^en^, ktvchcttì: J'ajòmerai etacore,pout^a«ffàn4 
dir le chàmp dìes còtijedtUre^ ^iqUe dàhs ioti histbire de la nòii- 
velìé Espagne, t'érnandez^Ca) racontéqtièlès Amérìcàins septeti- 
trìòii^dx^ emplòient les becs'blancs du grand /^zV rioit à tressei^ 
les'fcòiiròniies qu'ils déeerneiit à.leutes gnettìers: et comme 
cèhe e^^ècè h'e^t pais indigène i leur ^égion' , qn'ils lies achètent 
aùx! 1i^b!itah'f$ "èiìì Sud et lelir dottnént en échangé, poiir chaque 
b^^jUijùitròifeféaùxdé chevrcuiti. ; : 

Kentrbns mainteiiant dans le daniaine des autori tés tireés 
desSnotonumens. L'antiquitjé figuréé Viént àppuyer, sous più- 
sieurs autres pomts de vue, les traditions conservees dans les 

I ">»l liti III» 'iT-inMl .. , ' I»,. ' • . .».. :.J » j*j . ... • ;i.. -i.- •.. 

I 

(x) Ughelli, Ital. saer. 1. 1. p. 693, B. 

(a) Vemandez Bistor. nov€e Hitpaniat csL'p, i86^p^5p.,..; 



a46 I. IIONCMBIIS. 

textes des auteurs anciens, et par une continuiti trda raipar- 
quable, dans les diplòmes du moyen àge. Ce que Varron, De^ 
nys d'Halicamassse , Pline, Festus, nous dis^st des rapporta 
de Toiseaii pie avec les auspìces qui étaient interrogés par tes 
Pélàsges Arcadiens de la Sabine, se tironve clairémeiit con* 
firme par Taccord qui règne entre le tcmoignage des monumens 
greca des temps romains et les traditions qui concenvaient 
les premiers rois latins. Deux pàtes antiques qui m'ontété 
communiquées par notre savant et ingénieux collègue M. Mil-' 
Hngen, et dont il ma dit que le sujet ne se rencontrait point 
en Grece, représentent, sans aucun doute, le rei Ficus por- 
tant la main à sa bouche j (jans Vattitude d*interroger avec 
instance un oìseau pie perché sur une colonne dorique qui 
nous retrace la colonie de boisi spécifiée dan$ le texte de 
Varron, rapporté littéralement par Denys d'Halicarnas3e(i); 
mais sur la pierre gravée^ la colonne est con tournée eu spi- 
rale par un serpent portant sa téte en ayaut vers Ficus ^ au 
pied duquel on voit une téte de bélier ilésìgnant lesacrìfice 
qui est suppose avoìr precedi^ la consultation. 

Mon savant confrère, M..Fanofka, ma montré dans sa 
collectìon de pates antiques un monument de la méme es- 
pèce^jrfpréseatant. un arbre trè^ probablejuent fìitidique , 
sujT.le haut duquel. et ^ur.le point de réunion des deux 
raiifie^ux au^uek 1 artiste ,grec en a réduit la! représen- 
tajtipU) e&t {perché roiséàu de Taugui^ej la yue d^ ^9?P ^^ 
cet.arhre. es^jinteTTompi^e par la figujre d'un bélif5T..<leljpift ef 
po^é de £Un,<:;^ Je aajoutera^.rien t^ ces descciptiops ^qiji'il^ipe 
suiGt daypir.indìq^ées ppur mpntrei; qiie les. Gr^s i^^^tcys 
n*avaient pas negligé de pe^étuer, d^ns leur ^q^,Uog(j-| 
phie , les traditions qui concernaient les plus anciennesìnau- 
fifurations des colonies pélasg^iques. . . • 

CTest peut-étrè à la perpétuite du méme sfcnre de tràcutiohs' 
que se rapporterai encore une lampe en bronte qu on peut 
considérer comme votive, et que M. Ferrerò della Marmora 






(r) jént, roman. lib.Ii c.'i4'. ''I''* '^^^'•'^'^^ ^^"-^ •'^>'i 'V. .\-imcravJ \ 



a. VILLES DE LA SABlflB. 247 

a déterrée en Sardaigne, dans le canton d'Alghero, »qui de tout 
temps a dù. fournir ud point de débarquement, sur le terrìtoire 
de Padìitty près du monument de eonstrucdon cyclopéenne 
de pian carré qui forme aujourd'hui la maison baronale. Cette 
lampe, où ce sjmbole quel quii soit, représeate une barque 
ayant, à lextrémité de sa prone, une lète de boeuf, symbole 
probablement du sacrifice qui avait précède Tembarqùement. 
Le haut du màt est surmonté d-un oiseau qui parait augurai , 
et qui peut a voir été allusif a la tradition de quelque ancienne 
colouie grecque passée dans cette ile. (i) 

Un autre genre d'antiquìté figurée qui doit exciter Tatten- 
tion dans les recberches topograpbiques sur la Sabine, et 
d'autant plus que le sujet tient immédìatement aux origines 
arcadiennes de sa colonie pélasgique, c'est le symbole du 
phalle qu'oh à vu sculpté en relicf sur les murs de cònstruction 
cyclopéenne à Corrèse (2) , bourg considéré sénéralement au- 
jourd'bui comme idèntique avec Tancienne Curès , et où Tou 
vojt troife de oes syniboles réunis en un seul; sur l'architrave 
d'tftic poWè pràtiquée dàns le TEf«vo? de1'a<5ropole d' Alatri (3) , et 
sur desangles de mur, à Ferentino (4), chez lés Herniques ; 
sur Icfs ftturs d'Arpino (5), sur ceux de Terradna (6), et der- 
nièi*éitìérit oh a indique iin doublé symbole de cfe genre qué 
feuMi* Dód-v^riéll a dessiné d*aptès une grande pietite à l'angle 
délaquelté ilTavu sculpté (7). Ce demier monument serait <Ì*au- 
tant.plus remarquable que le site èst le méme que òelui de 
Nece,'Ott MvSinieìlf a dessiné en i8jo lebanc de piètre tàillé 



(i) ypyez ma notice sur les Nuraghes de la Sardaigpe. Pwi»',: chez.da J|i 
Forè«t, i8a6, avec planches Iithograjjihiées, pi. rv. 
(a) j4nnali dell* Instituto archeoL t. I. iSag p. 66. 

(3) J. J. Middleton; "GthciÀnsVèrtiùmà M /te^r.^i^ndbn'k^ìahn-Kìpà^ 

(4) Marianna Candidi Dionigi, Fìajggio in alcune città del Lai^io,,' jitc^ 
noma, 1809, p. I a. .()..' ^ 

• «(5) dìaTflIH v54>fft» Vf'^r/imo NapóM. 16^ J Ut ^t 

- (cycrtifrfim R«^^é-Vtìistf.'»i '"'•-' ''-i-'-^ -;"'' ■•'/"'"■ ''' '•"•••';'• • 

(7) Biilletùio delV Instituto archeolog. iSai'.'iil'ì^. ' ' ' '' ' 

IV. 17 



24B I. MONITMBHS. 

dans la roche et le niur (i) transversal qui m ont fait comparer 
ces inonumens avec ceux de Toracle de Mars a Turano , lan- 
cienne Tiora* 

Un ancien éyéque d*AIatrìetiantiquaireCasaIi(2) navaient 
pas assez examiné les rapports niythes historìques de ces sym- 
boles, lorsqu'en 1644) P^^r exptiquer la signìficadon de ceux 
qu'on voit sculptés à Nimes et à Alatrì, ils se sont bomés 
à les comparer, seuleinent avec ce que dit Hérodote des sym* 
boles annlogues que Sésostrb avait fait sculpter sur' les co^ 
lonnes érigées chez les peuplea qui s*étaient opposés yigou- 
reusement à sés conquete^. Mais ces antiquaires, savans 
d*ailleurs , n avaient. pas réfléchi que, ^ agissant ici de monu- 
mens sculptés sur les murs pélasgiques de la colonie sabine, 
ce que dit Hérodote ne pouvait s etendre plus loia que la 
Thrace, au-delà de laquelle^ de son tempS) on Q.e. trouvait 
plus, ainsi qu il le dit, de ces colonnes phalliques. Gonsidérés 
sur les murs d*Alalri, et sur ceux des autres villes c^rconvoi* 
sines de la colonie pélasgique , ces mémes symboles n'ont paa 
davantage de rapports originaires avep les cérémònies Diony- 
siaques; car la chronologie des fa^ts sy oppose, En eff^t le 
eulte de Bacqlius y fìxé d'après Tautorité d'Hérodote (3) , ne fut 
introduit en Grèce^ par Melaropus, contemporaia dePrcatus, 
que vers Fan i4So, avant noi^re ère (4)- Or^ nous allons voir 
qu'il faut remonter plus baut.ppur assigner 1 epoque et pour 
explìquer la signification probable des n^onumens phalliques, 
quand on les trouve sculptés en relief sur les murs des^villes 
de construction pélasgique et sur une terre aussi historique- 
ment déclarée pélasgique que celle de Tiora j de Curès et ^A- 
latrium. Dans cet exapien que je n'ai trouyé encore nulle pan 

( I ) Annali dell' Jnstit» archeologi 1 83 a, tom. JV, p.. 17. 
(a) J. Bap. Casali De aniiquts Romanomm ritibus; RonuBi z644| 4%. cap. J^» 
p. 145. 

(3) Lib. II. cap. 49* 

(4) Vojez notre exainen ana)ytk[ue et i^tre tableau compa^atif des syn- 
chronìsmes.derbistoire destemps héraques de la Grèoe* 4** Puria» impri- 
merle royale, iSa^. Chez Debnrq. 



a. yiLLES DB LA SABINE. a49 

méthodtqiienient essayé, oii doit considérer d'ubord de pretti* 
rence les mònumevis scuiptés en reiief sur des blocs qui font 
partie hien intégrante des reniparts péiasgìques dans lesquels ils 
doivent étre encadrés, de manière qu*ils ne présentent aticun 
indice d^avoir élé insérés après coup , et c*est une épreuv« 
dont tous les voyageurs ont reeonnu lutilité, en examinant 
Farchitrave de la porte, que je crois étre celle d*un Lupercal, 
à Talcropole d* Alatri. Il faudra faìre avec soin les mémes ob» 
servattons en vérifiant Texistence et les par ticu lari tés de tous 
les«ymboles du niénae genre qui ont été dtés soit par les 
voyageurs, soit par les histoiiens particuliers des vitles de la 
Sabine, des Herniques et des Yolsques^.que j*ai eu soin de 
rappeler à ce sujet. 

Il faut ensuite distinguer parmi ces symboles ceUx qiii se 
préselìtent isolés de toute figure humaine, davec ceux qui 
font partie tfiltégrante de cette figure, et bien remarquer si le 
regard en «st sevère et convenable à la gravite de la vieillesse, 
ou , js'il exprìme urie intention inalignenient obsòène. Parmi les 
sjmbples phalliqoes et isolés de toute figure humaine , il faut 
aussi distinguer ceux qui sont simples de ceux qui sontdou<- 
bles òu triples> mais presq;iie tòujburs réunis sur un scfotam 
uniqueèt oommcrn« £pfin phrmi ces derniers^ il faut soùs- 
distinguer énoore'Ceux qui sont ailés et àccompagnés, dans le 
champ du métne bits-relief, de la reptésentation. de quèlque 
divlnité pai'enne; Voilà 1 énumération assez complète des ,mo* 
nuraen» symboliques de ce gerire qui soint iès plus connus. 
Ok*, pour ' reotiei'cher' )eur significatipn ^ en'S'appuyah^ toa* 
jotirs isàr éts ha^s històriques;^ il faut commencér par étabtif 
les traditio»s re^i^es et sc^r lesquèlles tout essai d^ tbeptiesar^- 
chéologique doit étre fonde en premier lieu. 

Hérodote (i) nous apprend que « ce n est pas d'iiprès les 
« Egyptiens que les Hetlènes représentaiént leiir Hermes dans 
« une attitude ithyphallique. Les Athéniens , dit-il , ayant pris 
« les premiers cette coutume des Pélàsjges, le reste de lai Grece 

* ■ 

(i) Herodot. lib. II. e. Si. ;r'» 

17- 



a DO I. MONUMBNS'. 



« a suivi leur éxemplè. Quiconque, ajòute ce grave historien, 
« est initié dans les mystères des Cabires quecélèbjrent lesSa- 
a mothracès , comprend ce que je dis. » Le témbignage' d*Hé- 
rodote nous expHque bien ici les statues ìthjphsAìiqìies y et par 
conséqueDt toules celles que les Romains ont iniitées des Hel^ 
lènes. Mais pour trouver Torigine des Hermes uniquemeot 
symboliques et isolés de toute figure humaine, ce sont d'au- 
tres sources qu'il faut consulter. Les phalles qu'on Toit ou 
qu*on a vus sculptés en grand relief sur lei? blocs des . con* 
strùctions pélasgiques de la Sabine et dea colonies qui en sont 
inlunlédiatement is&ues, sont. nécessairement les plus anciens 
niìonumens de lart pélasgique en Italie. 

On sait que VArcadie des plus anciens temps comprenait 
TElìde, et que TElide n'en fut divisée qu à dater du' temps des 
Héraclides (i). Fréret navait.p&is fait, sans dòute, cette re* 
marque quand il demandait sur quels vaiaseaux les ADcadiens 
^e seraient èmbarqués pour transporter.leurs colonies en Ita* 
Uè. Il avait oublié que c'est des cotes de l'Elide que Denys le. 
Penégète les avait fait partir (2). Or, moyennant le témoignage 
de Pausanias (3) , nous savons que la ayinbolique des Eleens 
différait sur ce pòint de celle des Hellènes^.en ce que la figure 
de leur Hermes consistait daiis la simple représentation d'uB 
phalle p^acé sur une base, et non pas, comme Kuhnius avait 
traduit ^ eh une statue ithypballique. Gerite entiènement sym* 
bolique des Eléens est confirmé par. les témoignages de Lur 
cien. (4)9 d*^rtéinid6re (5) et de PhìIostra];e (6). Il ne reste 
doDC plus maintenant qu'à fixer l'epoque. à laquelle.Je cultse 
du Phalle uniquement symbolique a dfi remonter eB Arcadie» 
C'est Hygin (7) qui. nous Ta £ait conjecturer, par le moyen de 

I • • I ■ 

l . . ' 'il .»..'' 

• i 

' (i) Strab. l.X, p.463. . . . . ./ ' 

. (3) 0ÌQ9?)rs. Perìeg* or^ deseriptip. y* ^S%v,. ■.,'.. 
f3) Pausanias. Eliac.ll. e. a6.' 

(4) Luciàn. Dialog. Jupiter tragcedus. p. 699. 

(5) Artemidpr. lib. I. cap. 47. in-4°. 

(6) Philostrat. vita Apolion. lib. VI. cap. ro. 
(7)Fab* aaS. 



a, VILLES DE Là SABIN£. 25 1 

la chronologie généalogique ^ en nous appreiiant que le lenir 
pie du Mercure Cyllenien^ dont Psiusaniàs a si clairement de*, 
termine la nature, était attribué a Lyccuon^ fils de Pelasgus», 
ce qui , sur moti tableau des synchronismes généalogìques , 
indique pour le moins Tan ijSo avant notre ère , et se com- 
bine parfaitement avec les colonies d*OEnotrus et de Nanas*) 
qui auront porte ce eulte et son symbole en It£^lie; la pre- 
mière , dix-sept géfiérations avant la guerre de Troie, et la 
seconde, vers Tan i55o avant notre ère, suivant mes'calculsr 
En écrivant ceci, je m'apercois que j/e nai nulle autre part 
indiqué que la lìgne descendante de Pélasgus à Nanas ne 
continue plus dans Thistoire greeque, et quii n'en heparait 
plus que deux ou trois rois , nommés dans le premier livre de 
Denys d'Halicamasse , ce qui confirme ìndirectement la véra- 
cité decetauteur, et la confiance qu'on doit avoir aux sources^ 
qu'il a consultées. 

Jé ne fais point entrer dans cet article lexamen du préjugé 
vulgaire qui off usque la critique de ceux qui ont attribué , 
sans aucune distinction , l'origine de tous les syiiiboles phal- 
liques àu eulte licencieux de Priape. Strabon (i) anéantit radi- 
calement cette interprétation, lorsqu il dit que Priape était une 
divinité nouvelle qu'Hésiode n'a point connue. On saìt qu*Hé» 
siode datait d*environ lan 900 avant notre ère. Il ne faut pas 
dissimuler néanmotns que , sur un vase grec (2) , on Voit un 
Mercure caractérisé par le caducée, et qui, par un bizarre 
attribut pballique , indiqueràit un Priape bien plutót que le 
grave Hermes des Marini^ dont nous allons citer le monument. 
Mais répoque à laquelle peut remonter la fabrication de ce 
vase étant uécessairement bien postérieure à Hésiode , elle 
nous éclaire seulemeiit sur les temps auxquels la symbolique 
des Hermes pélasgiques a pu se confondre avec celle des traves- 
tissemens scéniques; quand au contraire, sous la forme primitive 
qu'il présente sur les niurs des villes de la Sabine , ce symbole 

(r)L.yni,p. 588. 

(2) D'HancarTÌUe , Vases d'Hamilton , tom. IV, pi. CV. 



aSa I. MUNtJMEllS. 

n'avait d'autre ^ignification qu'une allusimi naturelle à la fe- 
condile maritale , qui dans tous les temps fut Tobjet à-la-fois 
religieux et politique des plus anciennes colonies , comme il 
est encore celuì des modernes , dont les conducteurs ne desi- 
rent rien tant que de multiplier moralement et légalement les 
unions conjugales. 

Passons rapidement en revue les objets d*antiquité figurée, 
qui peuvent présenter quelques rapports avec les phalles sculp- 
tés sur les murs [5élasgiqaes , considérés désormais cotiime 
des symboles coloniques et proprement Arcadiens. 

D'abord, deux pàtes antiques cilées par Winclelmann (i), 
qui représentent des ithyphalles ailés, dont Fune a pour in- 
scription ces mots : THAE hac via y par ce chemin; un her- 
mès (a) simplement ithyp halle, monte sur deux jambes et 
marchant avec activiié, dont le bronze de 7 pouces de baut 
fut trouvé en 1771, dans la l^icardie, avec une médaille de 
Vespasien, et adressé à l'académie des inscriptions (3). On a 
pensé très judicieusement que ce monument était celui d*un 
prétre druide; le costume du bardocucullus et Am pero pour 
chaussure en sont un indice sufGsant auquel se joint encore 
une urne contenant des os calcihés, parmi lesquels on a re- 
eonnu des os de volatiles. 

Un vase grec (4) représentant le combat d'Hercule , durant 
lequel uu tyrrhénien sonne de la trompette et porte sur son 
bouclier le symbole d*un ithyphalle aite , et au bas de la dra- 
perie qui pend de son bouclier, le symbole d'ui) oeil qui peut 
avoir quelque rapport avec le Jupiter Patroùs dont Pausanias 
a parie. (5) 

Je joindrai à cette énumération et pour la terminer, les 
triples phallés ailés et harcelés à coup de bec chacuh par un 

(i) Description des pierres gravées du csibinet de Stosch , n^ i65a-53y Flo- 
reDtia, 1760. 

(a) Vid, Ànnonces de Picardie du 3 aoùt 1771. 

(3) Grivaud de la Vincelle, Recueìl 4® monumens antiques, tom. II. pi. X. 
lx°* I, 5, 4. (4) D'Hancarville, Fase* d'HamiUon^ tom. IV^ pL L. 

(5) Pausan. Corinlh. cajx 24. 



a, VITXES DB LA SABINE, ' 253 

oiseau que représente un bloc de pierre dure, scuipté en reliei' 
et que j'ai observé dans la coUection de fea M. Tochon de 
racadémie des inscrìptions. Ce bas^relief lui avait élé adressé 
de la Calabre, et il étaìt entièrement conforme à l'un de ceux 
qui ont été replacés dans larchiteeture des arènes de Nunes ; 
je (e crois inédit. Enfin je proposerai quelques demìères con- 
jectures sur les sjmboles aiiés dont j'ai cité ci^dessus les mo* 
numens* 

Les Golonies Arcadiennes qui reconnurent pour métropoles- 
les villes péiasgìques de la Sabine , dont les mur^ portaìent le 
symbole multiple du phalle, partaìeut chacune de leurs mé- 
tropoles sous des auspices tirés des oiseaux. On a yu que le» 
traditions rapportaient que Toiseau pie accompagna eelles des 
Picentins ; il serait donc assez naturel de conjecturer que les 
triples phalles ailés et accompagnés d'oiseaux , auràient eu des 
rapports avec les auspices qui dirigeaient ces colonies ;*en con- 
séquence, que les sculptures de ce genre particulier, que toutes 
les circonstancesontfaitconsidéreràM.Dumège comme n*ayant 
pas faìt partie raisunnée de Tédifice dans son origine romaine, 
n'auraient été que des sculptures appartenant à quelque monu- 
nient religieux des plus anciens Volcae Arecomici ; y compris 
méme le triple phalle sculpté sur un des voussoirs ,de la troi- 
sième arche du second étage du pònt du Gard. Car on ne sup- 
posera pas sans doute qu'à cette hauteur on ait établi un lupa- 
nar dont ce triple symbole aurait été choisi pour enseigne. 
Abandonnons^ du reste, au vulgaire des ciceroni les idées que 
notre conjecture a pour objet de repousser. 

Il me parait que les rapports très éloignés (]ue je suppose 
entrè les symboles phalliques des colonies péiasgìques de la 
Sabine, et ceux que j attribue aux Volcae Arecomici, se rappro- 
chent beaucoup par Tintermédiaire des Yolsci du Latium ; quand 
sur les murs de l'antique Anxur on a vu sculptés des symboles du 
méme genre que ceux de la Sabine. Quiconque aura exaroiné 
de point en point Thistoire pélasgique dans le premier livre de 
Denys d*Halicarnasse , aura dù remarquer que les terres bar* 
bares sont citées panni eelles vers lesquelles lesPélasges furent 



254 ' I« MONOMENS. 

contraints d'émigrer, à cause des caiamités qui accablèrent 
leurs colonies prìniìtives, et nous ^vons aujourd'faui la preuve 
que cescalamités ont dù étre causéespar le Tolcati qui s'ouvrit 
dans le Creoli au pied des monts Cérauniens , où M. Simelli (i) a 
observé le cratère de Santo Mauro et au poiiìt méme dù les 
cartes particulières marquent un monte Arsiccio. Ceux que la 
suite de cet examen peut intéresser , pourront le continuer sur 
ma carte (2) des homonymies topographiques que présentent 
les deux rivages comparés de Tltalie et de TEspagne ; ils y 
tf ouveront de fiouveaux mojens de confirmer d« plus en plus 
la véracité de Denys d*Halicama$se. 



b, MONCMENS SEPULCRAUX DE L ETRURIEMOYENNE. 

{Monum. de Vlnstit. Pi. XL et XLI.) 

L'Etrurie, présenUint de jour en jour un intérét plus direct 
en raisòn des uombreuses découvertes de monumens qui se 
font sur différens points de son étendue, Tinstitut archéologi- 
que dont le but est d'éclairer TEurope sayante sur les diverses 
explorations qui arrachen t les monumens à Toublì, s'est empressé 
de réunir les matériaux topographiques qui peuvent contri- 
buer à faire connaìtre Templacement et le territoire des villes 
principales de Findépendante Tyrrbénie. 

Dans Ics Annales de i83o, des^ plans de Tarquinies et des 
environs furent publies à Teffet de repandre les notipns sur 
cette antique cité, et particuliereitient àur ses nécropoles, 
dont deux sépultures peintes ont élé gfavees aux planches 
XXXII et XXXIII. Les deux planches offertes ici au public 

(i) Itinér. e. 4^. p. 24* 

(or) Rechervfaes sur les origities )des plus anciennes vitles del^È^pagne; 
Mémotres de riùstitut, etc, et Mémoires sur divers points de l'aneiénne 
hietoire grecque , in-4^ <1^ ^^ P^9* Pi^x'is , imprim.royAie , i^%f>» 



b. TOMBBAUX £TBUSQU£S. ^55 > 

sous^les numéros, XL el XLI, donneront dans leur ensemble 
une idée complète, tant du territoìre de f^ulci que de la na-' 
ture et du caractère des sépultiires qui enrìchissent son vaste 
cimetière; la carte qui occupe le.centre de la planche XL^est 
tirée des archivesdu cadastre desÉtats Romains, lesdìvisions 
et dénoininatìons rurales, les indìcations par chìfFres des cUf- 
férentes propriétés particulières qui en couvrent la sùrface^ 
sont des détails de topograpbie qui ne peuvent. que còntri- 
buer à roettre les lecteurs au fait des locaiités ; Teniplacenieiit 
des futures découyertes , ainsi que de celles déjà faites , sera 
plus iotelligible aux possesseurs de ce pian , et il y a lieu d es- 
pérer que sa publicité pourra contribuer à guider de nouveaux 
explorateurs ; nous en deyons la communication à M. le mar- 
quis Luigi Marini , membre sociétaire de Tlnstitut. 

Les nombreuses notes qui me sont communiquées pai* 
M, Ed. Gerhard, la gravure des deux planches faites par notre 
coUègue M. Knapp, avec le soin qui lui est particulier, gra- 
vure au moyen de laquelle il a réuni les nombreux dpcumens 
que lui et moi avons recueillis dans de fréquentes excursioQ's 
faites ensemble ou isolément dans ces riches contrées; tels 
sont les matériaux qui m*ont fait entreprendre un essai* des- 
criptif, dans lequel j ai suiri , autant que possible, une maliche 
méthodique et concise. 

J ai dù indiquer d abord l'emplacement de la ville , centre de 
colonìsation de la contrée; puis, en discutant sur Tetexidue de 
soq enceinte , et les limites qui lui furent assignées , tant par 
la nature que par les travaux méme des hommes , détertuiner 
son périnfiètre. M'étendant ensuite à. son voisinage, j'y ai re* 
connu les routes qui traversaient son territoire , les ponts qui 
communiquaient de la rive opposée du fleuve à celle occupée 
par la cité : enfin, j ai traité de ses monumens funèbres et de 
ses scuiptures, qui comme travaux de luxe m*ont paru devoir 
étre décrits en dernier. 

Deux divisions principales se présentent naturellément dans 
la descrìption des sépultures gravées pi. XL et XLI. i° Celle 
des chambres sépulcrales sans décorations extérieures^ de ce 



256 I. MONUMBNS. 

nombre sont celles qui entourent la circe topographique de 
f^ulciy sans qu*el!es soìent toutes tirées de son territoire. 2° Celle 
des chambres surtnontées de tumulus, et quiparaissentaroir 
été plus eri usage à Tarquinies qu'en toute autre partie de 
FEtrurie: elles occupent plus particulièrement lapianche XLI. 
De ce que j*ai place ceux-ci en second lieu , on ne doit pas ti- 
rer la conséquence que je iès considère camme moins anciens 
qiie les premiers, je les croìs tous à-peu-près contemporains. 
Mais comme un plus grand nombre de chambres sépulcrales 
simples se rencontrent sur le territoire de Fulci\ dont nous de- 
Yons spécialement nous occuper dans cet article, il m*a paru 
convenable de les décrire avant ceux d'une autre contrée. 

Le territoire de Vulci compris dans les limites de la carte 
pi. XL est une vaste plaine, comme le démontrent les nom- 
breuses irrigations tant naturelles que fa'ctices qui en couvrent 
la superficie. La Fiorriy qui descend desmontagnes de Toscane, 
Tarrose, re^oit une partie de ses eaux, et les porte à la mer en- 
▼iron à sept milles au couchaiit^ sur cette plaine sont six divi- 
sions rurales indiquées au pian par des chif&es romains : 
I Ponte^Sodo , II Gastelluccia di Volci, III Campo-Morto, 
IV Pescina di Botte in Campo-Morto, V Gassina, VI Vacca- 
reccie di Campo-Morto. 

La seule colline qui dans tout le territoire dut par son éìé- 
vation et son importance fixer le choix des chefs de la colonie 
naissante, comme favorable à lemplacement de la ville (selon 
l'usage de ces temps reculés de se piacer en un lieu élevé) , est 
au point de la earte où est le mot Volci yevs le lieu où le Fosso 
Giano di Volci se lie au cours de la Fiora qui forme les limites 
du terrein nommé' Castelluccia di Volci II, et dont les frères 
Candelori sont propriétaires. Là seulement les conditions né- 
cessaires à Templacement de la cité qui donna naissanee aux 
monumens intéressans de cette contrée, se trouvent réunies 
pour offrir une défense naturelle ; avantage qui tie pouvait 
échapper aux premiers hommes qui pensèrent à se fixer sur ce 
territoire. 

Les flàncs de la colline formeht un agger dont le sommet 



b. TOMBBAUX BTRUSQUBS. 20^ 

est couroniì^ de rochers caicaires , dans une paitie de son éten- 
due comprìse entre la lettre O et la lettre N. Dans le reste du 
périmètre déterminé par la courbe O, P, Q, R, desfragmens 
de mnrailles en péperin gris et d'appareil étrusque, qui, prò- 
fondément enterrés et dune grande épaisseur, indiquent des 
constructious militaires, forment une défense artificieile prò- 
pre à resister à une attaque, et me paraissent déterminer posi- 
tiyement au nord et au couchant Fétendue de la ville. Le cours 
de la Fiora , et ses rives escarpées a Torìent , le fosso Giano 
di Folci au midi , compie tèrent de ces deux còtés la délimita- 
tion de sa superficie. G*est dans la partie életée de la colline, 
dont 1 etendue vient d*étredéterminée, quedes ruinesde voies 
et d*édifices , des fragmens de marbré et de terre cuite, fixent 
d*une manière incontestable la présence en ce lieu' d'une anti- 
que cité. 

Getter étendue me parait suffisante pour une yille dagricul- 
teurs/dont la s^rande partie des habitans devait avoir des 
moyens d exploitations répandus dans la campagne ( ce qui se 
pratique dans les colonìes modernes), et pour lesquels la ville 
ne devait étre qu*un point centrai , tant pour le oulte et lad* 
ministration generale, que pour seì^ir de refuge en cas d'atta- 
que étrangère. Je ne tirerai donc point, de la multitude de sé- 
pultures qui lentourent, la conséquence qu'elle ait été plus 
étendue ; j y verrai seulement une possession prolongée, et Tar- 
quinies me parait à cet égard venir a l'appui de cette assertion , 
puisquelle présente èomme Folci jieu de superficie, et qu*on 
reconnait dans les divers cimetières qui Tentourent les styles 
variés de lart, par lesquels passèrent les monumens qui les de- 
corent; marche qui ne peut étre que le resultat d'une tongue 
succession d années. 

Je ne partage dono point l'opinion de M. le prince de Ca- 
nina qui attribue aux ponts de la Fiora j la communication en- 
tré. deux parties d'une grande ville; si le vaste emplacement 
nommé Ponte Sodo', note I sur le pian , entre le fleuve et le 
Timone nétsàt fas couvert de nombreuses sépultures qui doi- 
vent exclure de ce còte tonte habitation des vivans^ je m*ap- 



a58 I. MONUMENS. 

puierais encore pour combat tre son opinion su^ Tabsence des 
fossés ou autres mojens de défense &^tice ou naiurelle, puis- 
que tout ceso! est piat et entièrement découvert. 

L enceinte me parait au$si positivement bornée au nord, par 
la présence,de.cecóté,d'un nouveau ciraetière, quelle Festa 
1 orient par le fleuve et la grande nécropole y et les fragmens 
de constructions romaines qui se trouvent dans ces parages, 
et prédiséinent dans la ligne que suit laqueduc d eaux mine* 
rales porte par le pont de FAbbadie , ne doivent étre' considé- 
rés que comme des restes de thermes; d'ailleucs des con- 
structions romaines et reticulées ne piirent faire partie de Fen* 
ceinte d'une yille que nous devons considérer sousle point de 
Yue purement tjrrhénien. 

Limitée donc par le fleuve, par le Giano di Volci^ et la 
courbe N, O, P, Q, R, la ville avait plusieurs issues dans la 
campagne; les points où ces voies quittaient Fenceinte se re- 
connaissent a la pente plus adoucie du talus et à une vaste de* 
pression àson sommet; au point P, près des ruines d*un aque- 
due , on retrouve encore en place les pavés d une voie qui ve^ 
nait de Fextérieur ; entre Q et R sont les traces de quatre rue» 
qui, de la muraille , se dirigeaient vers le centre de la ville ,: 
Fune d*elles conduit à Castellina, une autre à Castelluccia ^ 
n? 67, toùtes deux tours du moyen àge^ bàties sans doute 
aux dépens de monumens antiques^ dont elles occupent la 
place, à en juger par la direction des deiix voies. 

Au point N, d*autres rues, descendantdela cité^arrivaient 
à un pont dont on. reco^nait les fragmens sur Fune et Fautre 
rive, et qui servait de communication entre la ville et le cime^ 
tière de la Gucumella» Sur la superficie occupée par les :babi- 
tatìons , on trouve au pont P près de la muraille plusieurs are» 
d'aqueduc , vers le n^ 71, deux aediculés en briques , plus loin, 
deux voàtes rampantes qui me parurent avoir soutenii Fesca* 
lier d*un grand edifica; telles sont les ruines qui dans Fencètnte 
s'élèvent au-dessus du sol; elles sont toutes de construction 
romaine. Le signe -{■ indique Femplacement d'une petite eha* 
pelle chrétienne ; quelques fragmena^ infoipmes dont on ne peut 



b. TOMBEAUX BTRUSQUES. ^59 

reconnaitre lusage, complètent les observadons à faire sur le 
liea qu*occupa cette ville autrefois florissante. Son territoire 
d un intérét plus varie en raison des noinbreux objets de iart 
élrusque, qui y furent trouvés par M. leprince de Canino , et 
d aiitres explorateurs, va nous occuper dans les pages suivantes. 

Déjà it aété quesdondun cimetière place au nord de la ville 
au point M dans le terrein, dit Castelluccia de Volci; e est là 
que furent exécutées les fouilles de MM. Gandèlori, Campa- 
nari et Fossati. Leurs travaux d'explqration qui sont d'une 
gR^nde étendue furent prìmitivement dirigéssur les flancsde 
deux talns formant un chemin creux , qui à en juger. par sa di- 
rection et par les sépultures qui rentourent, dut étre une voie 
principale venant de Cosa òu de Portus Herculis; elle longeait 
Teneeinte de Ynlci, allait passer au lieu désigné N sur le pont 
dont nous avons parie plus haut, et traversant lanécropoìe, se 
poursuivait entro les sépultures des familles Ama et Minuca 
iPtt^oa ^ituées aux points £ et D, ehsuite entre la ÒucumeUa, 
vaste tumulus.décrit plus loin , et les tombes de pierre dont L 
designo T'empUcement, ainsi que colui d -une chambre souteiH 
raiae', pi. XL , ^ 3 , d 4 9 de là cette route se dirigeàit 'direct 
tement sur le Ponte Sodo, k . travers les nombreuses inbuma^ 
tions , parmi lesquelles. aux lieux B et C furenl; reconnus^sui: 
des cippes de pierre que contenaient les cryptes, les noms des 
imaAp& , Arusama fi, Fepia C. Les lamilles mentionnées plus 
haut furent oonnues de méme, ainsi que celles Arionsa À^ 
RoKula^Apia F:, etLaitkm G. 

Getto ròute.sépulcrale déjà très étendue, depuis ledépavt 
qui lui est asaìgné au nord de la v31e, jusquau Ponte Sodo 
qui: est .à. jdus de trois niilles du cimétière septentrìonal, pdt^ 
rait s'étré.dìvisée après avoir traverse le Timone , commoVbà" 
diquent If s deux dirèctions que prennent les caveaux -mo^- 
tuaires, rèqonnus en gi^and nombre sur.le terrein /?6^a>ia é^< 
Batte ^>fè^ leàfrèresFeoli; caves dontJes<plai^s -a iii^ a la-, 
a r^yai4y a tSy a .i6j sf^nt gcavés à la gauche de la carte 
topogfaphique. Dèi ces deux branches de la voie, il est probable 
quejcblleiqui; suit la dibection niéiìdionale se dirigeait.sùr 



260 I. MONDMBR8. 

Tarquioies., quand la branche orientale dftt conduire à Tus* 
oania^ deux villes du voisinage trop imporrantes pour nepas 
avoir une grande oommunication avec Vulci ; on peut se con- 
Taincre, par son étendue qui est de plus de quatre milles^ que 
cette Toie sépulcrale est , après la Via Àppia , la plus riche 
qu*aient encore présentée les recherches archéologiques. 

La route moderne qui de Comeìo ou Tarquinies arride 
jusqu*au territoire de Ponte Sodo I , où elle traTerse le Tìmoney 
coupé Pescina di Botte IV , à-peu-près dans la direction que 
dut suivre la voie antique bordéc de sépultures, et que 
nous indiquons dans les lignes précédentes; arrivée au Ponte 
Sodo au lieu. de se diriger sur la Cucumella comme la i^oie an- 
tique, elle prend une direction plus septentrionale et méne 
au bord d« la Fiora ; là en amont à un mille un quàrt du poìn t 
N où lenceinte de la TÌlle joint la rive , est un pont antique 
d'une grande hardiesse et d*une belle conserratiDn qui tra- 
verse le Ut profond et encaissé du fleuve (voir lapLXLI^ n. i). 
Sur la culée orientale , un vieux chàtèau du moyen àge en 
dé£end le passage, et a pu lui donner le ncmi)qu'il porte au* 
jourd'hui de Ponte delP Abbadia. Ce chàteau ^ poste de doua- 
nes des états du pape, renferme une petite chàpelle au-dessus 
de la porte de laquelle,, un bas-relief antique ménte Tatten- 
tion des voyageurs. 

Ife pont. sur lorigine duquel on nest pas d'accord^qu^elLe 
^dit entièrèment lìomùnè ou primitivémeut étrusque, ofiCre 
deux genres de constructions bìen^distinctes, étdónt onpeUt 
se rendre eòiDpte.sur la planehe XLI, òù ie troure.la Tue pit- 
toré&que de rensem^l^. Dune de ces- constructions , qui dut 
etiieeti.toius.Gas, la première, puìsqu elle sert d*appui aux autrès, 
est formée de grandis faliers en:tuf rouge, d*appareil cajrré let 
plir conséquent analogue àjcehù desEtrusques; les piliers^qui 
ne som liés en. aucùne manière avec les travaux qui sy tròa«- 
y^nt appltqués,:.8o$it par. des. harpes,< soit par. des piqn'es.aV^ 
teiméesV'Selòn Liisage émplqyé poi^fe la liaison dief ouvrages^ 
jòi^pient à ces motifs d'indépendance complète. une qualité de 
pierres plus tendrea que le seste des constructions; il n'est 



b, TONBBAUX ÉTRUSQUBS. a6l 

dono pas permis de supposer que les Eomains, s'ils avaient 
construit seuls ce pont, et d'un seul Jet, eussent eiuployé 
pour souteoir toute la force de poussée des voùtes , précìsé- 
inent une matière plus tendre et moins compacte que les tra- 
vertins et les péperins quiconstituentle reste des constructions* 

Je sais que le Ponte Nonno ^ sur la voie Prénesdne, à peu 
de distance du lac de Gabies ^ offre un exeniple anatogue de 
piliers en tuf rouge ; ^lais je n y ai point remarqué celie diffé- 
rence d'appareìl qui existe ici entre les piles rouges et les con-r 
trepiliers q\ii y sont appayés; différence, qui peùt étre d*un 
grand poids dans la quastìon ici discutée , et le Ponte Nonno 
ne ser^it-il pas lui-méme un travail étrusque modifié par Tin^ 
fluence roniaine, puisq^il est reconiiu pour étre de la plus 
haute, antiquate. 

Olì peutdpuQ supposei: quun pont primitif, d'origine Tyr- 
rh^nienQe,,cpmposé de .piles droites portant des charpentes, 
(ce qui.fut en >l^ss^e mènyè chez les Romains^comme Tindiquent 
plnsieurs de }^ur^ rapnjuniens ) , aura existé dans c^ lieu^que 
les Romains. profitant de ce premier travaii, en onL enclave 
les. piles dans leur .cpnstruction en bputisse qui dénoteVé^ 
poqtie républicaine, -^t qu^.le pont de pìerre dés Romains se 
ser^ appuyé.sur Ifes.pile^ du .pont de bois des colons régi^i- 
coles. L'ensemble offre, un aspect très imposant quell^s que 
spient les révplutiops qu'il ait subies. 

La }a|*g,eur totale. est de a4*^ pieds, la hauteur au milieu est, 
de 96^, le .gr^p4 ai^c ^ ^'^ pi.^ds douverture , le p<Q^t à gauche 
en a i5. ^ijur 1^ cjef de^ce.Uu-ci ^t $pulptee une petite figura 
gr^^ée, sur la.plancHe !^LI |a a; fslle port<e la. toge dont l^s 
pli^i$Qnt,f9rt^nf]pnDn»gé^,, sans dpute p^r le/s v^peurs de.la 
Finora. U^ ^qiiedpq ^ntièrement en péperin , et po/rte parie 
ppnt àe\lùA^\^y^\ngp^\i^ au pord de la ville, Ters l^^t^i^^* 
i];iit^;.dvi dmet^qr^ sept^ntrional, pl^inche XL M, oùjious 
aypus sigil^lé. ^&s, c^o^sl^ii^tions ^opiainesy.^s esiux minérales 
qu'il. ^eceva^t deVaufre .riye; il est prpb^ble que les Romains 
rq9pnstj*vii^.rei^tle ppi^jt en pi^^rr^ Qt de m^uièr^ à lui faii;^ pos- 
ter ^n.aqueduc,,poiM? tirerpsgrt^ d!un U^u aussi impoitaat p^f* 



a6^ I. MONUMENS. 

l'abandance et les qualités des eaux thermales du voisinage. 
Les dépóts tartreuit de ces eaux, aprèsavoir bouché le condult 
de laqueduc, se sont étendus sur la face du pont, opposée à 
celle que présente la vue, et y formèrent des stalactites, qui 
prdduisent avec le chàteau et les rives escarpées du fleuve, 
l'effet le plus pittoresque. 

G'est dans le chàteau du pont de TAbbadia que M. Fossati qui 

dirìgciit lui-méme son exploration, réunissait sa belle collec- 

tìòn de Tases de toutes les formes et de différens styles , fruit 

des fouilles opérées dàns les sépultures du cimetière septen- 

trioual, planehe XL, M. Ces vases souvènt intacts se trouvent 

dans une terre legete qui s'introduisit dans les sépultures , 

soit à Tépoque de leur spoliation, constatée par la fracture 

d'une panie des monumens, soit par l'infiltration des eaux 

pluviales; qui peu^à-peu durent éntramer des terres dans ces 

sépultures y dont la disposition speciale à Vulci plus qu'ailléurs 

est d!étre entièrement souterraine. En efFet les chambres sé- 

pulcrales se rencontrent fréquemment en Etrurié , mais eSes 

présentent dans ìe choìx de leur emplacement, etdansleurs 

dbpositions , une variété qui tient à la nature du .>ol òù elles se 

trouveìit 9 plutot qua (epoque plus ou moins reculée de leur 

exécution; ainsi, a Tarquinies elles sont toutes ^urmòntées 

d'uji tumulus; à Vulci, perdues entièrement au^^dessous du 

^ol , elles n*eurent d*ornemens que dans leurs yestibules qtii 

étaient recouverts d*énormes pierres ; à Toscanellà, taillées au 

bord des ruisseaux , dans les roches volcaniques et escsurpées, 

Yoisines de leurs rivés, on y arrivàit par une pòrte plus ou 

mòins élevée au-dessus du terf^n; ellés prenaiént àlors Tàs* 

pect d'une habitation praticablè. A Sutri, à Nòrchiàet Castel 

d'Asso, la disposition intérieuirè est à«>peu*prèis la ikiéme^^^t 

dans ces différentes cotìttées^ la hautetir et la beaùté de la 

masse volcanique permit d'y faire dés facadés taillées 'darià')e 

roiòher, et qui- petfyent iióùs doniiér ebeorè des nbtiòiìs posi* 

tives 9ur Fàtckìtecture de rdntic[ué Etrttirie. Yeies' qui est dàhs 

une òòntrée offrant toùir-à'^tour des )f>laihies. et des vaìléè^^ -pté^ 

sente à4a-fois les tumtilus- ett lesi cbàmbi^ taillées^ et de J>Itì^ 



b. TOMBBAUX ÉTRUSQIWS. 263 

une sorte de columbftriura découvert , creusé à droite et à 
gauche d'une des portes de la ville, à Torient de Tenceinte; 
c*est une variété de plus que je n ai rencontrée dans aucune 
autre locali té. 

Quoi qu*il en soit de leurs positìons , ces sépultures ofFrent 
dans leurs plans une variété de combinaisons qui démontrent 
combien étaìt poussé loin l'art des distributions intérieures 
chez le peuple ingénieux qui nous occupe. Je ne parlerai point 
de la richesse de décorations qu'ont offerte les caveaux de Tar- 
quinies et de Chiusi ; ils sont assez connus pour prouver que 
la peinture la plus soignée venait enrichir les proportions et 
les combinaisons de Tarchitecture, et Fon peut enquelque 
sorte, par eux^ avoir une idée de ce que furent les habita- 
tions tyrrhéniennes. 

Revenant donc à Vulci , situé dans un pays de plalnes, on 
reconnait par cela méme qu'il ne peut 7 avoir que des sépul- 
tures entièrement souterraines. Elles sont taillées dans un tuf 
colore, compact, d*un tràvail peu difficile , et d*une nature très 
homogène; la couche de tuf ne se trouvant qu'à trois ou 
quatre pieds , il était nécessaire de clore les caveaux avec des 
pierres cimentées à la chaux , et sur lesquelles on replacait la 
terre vegetale pour empécher tonte communication avec l'ex- 
térieur. La pierre a 8 , XL fermait de la méme manière un tom- 
beau trouvé à Tarquinies. La régularité et l'ensemble de la 
distribution , ladìspositìon^ particulière seulement à ce pays, 
d'avoir un vestibule sur le sommet duquel on pla^it des 
pieri:es de clòture, tels.sont les .caractères disdnctifs de ceux 
qui, dans la panche XL a, a 11 , /z 13, a i3, a i4} a i5, 
a 16, et au bas de la planche XLI, 4> ont été fouiltés , tant 
au cimetière du nord M, par M. Fossati,, quau terrain Pes- 
cina di Botte lY, K, par les frères Feoli, 

Thns la sepolture a au sommet, 4e la planche XL, fut 

trouvé à droite d'une des cryptes le ì\t funebre a i , a 2 

destine è. porter le corps d*un rìcheJbabitapt de la ville; ce 

lit doni la forme grecque.esl; sem)>Ial4e à ceux qu'offfe^nl 

IV. 18 



a64 . !• MONUMEIfS. 

les peintures des yases, et celles des chambres-fuoèbres de 
Tarquinies , est exécuté aveo soin en nenfro , et se volt 
aujourd'bui à la cabane d'exploitadon des sieurs Campa- 
nari et Fossati; la grande pìerre qui forme la partie supé- 
rieure s'appuie sur deux pierres debout, à la face desquelles 
sont sculptées les représentations peu saillantes des deux 
pieds du Ut. 

Le caveau conique a. 9, a io, dans le voisinage du ci- 
metière M, est construìt en assises réglées, et parait ap- 
partenìr à une epoque à laquelle Tart d apparéiiler les pierres 
ayait déjà récu un grand développenient dans cette con trée : 
a II, qui na qu*une crypte après le vestibule, contenait 
aussi un lit funebre^ raoins riche que le premier et d*une 
construction maconnée. Dans a 12, huit chambres conti- 
gués , se communiquant toutes excepté les deux tìs - à - vis 
rentrée, offrent uti pian très tégulier'où Tart tira, dans le 
petit espace qu*il occupe , tout le parti possible d*un terrein 
aussi resserré. Dans a i3, on reconnait que des besoins 
successifs firent tailler des chambres plus ou moins grandes 
et sans parti general de pian , selon que la nécessité de piacer 
un plus grand nombre de corps se préàeiita de generation éa 
generation. Les plans a 1^^ a i5 sexpliquent deux-mémes, 
en raison de la simplicité avec laquelle ìls ont été concus ; 
a 16 présente ùné Variété qui le distingue des iiutres par 
la disposition inverse du vestibule, qui, au lieu de se présen- 
ter en travers comme dans les sépultures précédi&ntes , fortne 
un coUloii* allòiigé jùsqu a Pextrémi'té diiquel il feut se ren- 
dre pour troùver eù faòe et sur les dèut pàfois, trois chambres 
symétrìqueihentdisposéésj deux cryptes,^ dont le^ portes sont 
également sUr lés deux paróis , àvoisinént Tentrée du méme 
vestibule du còte de l'esca liér. ^ 

Pour suivre et tèrminer là sèrie des sépultures de fkmìflè, 
qu'ont prèseti tee leà fouiHes de Vaici, je pdrtecai le leeteur à 
la pi. XLI, 4) ^^ ^^ grai^s les coupes, vtie perspeo* 
tive et piati , de la plus beBe eataeombe qu'ait préseniée cetre ^ 
contrée; décòuvérte au cimetière septentrional M^ par 



b, TOMBSAUX ÉTRUSQUES. 2Ìi\y 

MM. Campanari et Fossati ; elle fut nommée au moment de son 
ouverture , le tombeau égjptien. 

Une pente découverte, 4) conduìt à un vestibule fi décou- 
vert aussi, et dans leque) sont trois portes ; eelle à droite méne 
dans deux pièces qui se suivent C D et doiit le plafond offre un 
doublé rampant; la coupé n** j ^ sur la tigne G H , en indique 
rinclinaison. I^ porte qui est -vis-à-vis Tentrée commune, àu 
pointK, parait avoir été précédée de sculptures, puisqu'on y 
trouva un sphinx 1. Celte porte donne entrée à une chambre 
carrée, qui elle-méme sert de communication à trois crjptes 
nouvelles; vis-à-vis est la plus grande M, deux piliers trèsrégu- 
lièrement placés laissent au fond une sorte de sanctuaire. La 
porte L plus large en bas qu'en haut , ce qu*indique la vue per- 
spective, a comme ceiles desGrecs descrossettes au sommet d'un 
chambranle, dont l'encadrement est un boudin rouge, orné 
de lignes formant un cordon qui senàble Tenvelopper, et lui 
donnent un aspect égyptien. 

Le tuf qui est d*une qualità excellente a recu lui-méme la 
peinture, sans l'application préalable d*aucun stuc préparé ; 
tout le fond de la pièce que cette porte décore, et dont on 
voit Feiisemble dans la vue perspectìve io, Veduta interna 
delle camere KLM, était peint lui-méme en couleur rouge 
af^Iiquée sur l«) tuf bien dressé. 

Des caissons dont le n"" ii est un détail^ et dont la vue 
peut donner une idei*, sont formés par des représentations de 
poutres taillées dans le tuf, et figurent la construction régu- 
lière d'un plancher. Des baguettes altematÌTement rondes et 
ÌK vives arrétes décx>reDt le fond de ces caissons, et semblent 
figurer les ckiies aujourd'bui en usi^é en Italie , poùr rétenir 
les enduits des plafonds. ^ 

Dans le vestibule découvert B, est à gauche la porte d'une 
pièce seule A, qui est la plus intéressante du monument: 
deux pilastres sur chacune des deux grandes faces, en £ et F 
du pian, et comme on peut s'en rendre compte sur la coupé' 
generale du tombeau, placée au bas des autres dessins n° 5, 
portent deux architraves qui divisent la voùte en trois parties 

i8. 



!x6lS I. MONUMBNS. 

bien distinctes. La première diyision, la plus rapprochée de la 
porte, est composée d*une demi-voùte sphérique, rachetant 
les angles du caveau ^ont le pian est un parallélogramme al- 
longé ; le pian et la coupé inférìeure explìquent la dispositìon 
des serces ou courbes taìUées dans le tuf, qui, partant du som- 
met de la voùte^ viennent reposer sur les parois de la pièce; 
les entretoises sur un pian plus reculé forment des cercles 
concentriques qui semblent relier en tre elles les courbes pia- 
cées dans le sens oppose. Tout cetravail opere avec beaucoup 
de soin dans la masse, représente, à n'en pouvoir douter, 
une construction de voùte sphérique, à la manière de celle 
dite à la Philibert de Lorme, et prouve incontestablement 
qu a cette epoque reculée on construisit des voùtes en bois 
semblables aux nótres; question qui n avait pas eneore été 
résolue par leur présence dans des monumens. 

La seconde division formée de deux rampans comme on 
peut le voir dans la coupé generale, ainsi que dans celle n*^ 6, 
qui est faite sur la ligne E F du pian , représente la construc- 
tion d'un toit ordinaire vu parr-dessous: le faitage, quatre rangs 
de chevrons, les pannes qui les croisent , tout est taillé dans 
le tuf comme les parties décrìtes ci-dessus. La troisième 
division de la pièce est couverte d*une voùte lisse, dont la 
voussure est très légèrement inclinée ; ainsi trois modes de 
couverture sont réunies dans ce caveau, qui avec les pilastres 
qumdique la coupé, forme un ensemble, jusqu'à ce jour unì- 
que, pour l'intérét qu'il présente et pour Tinstruction. Les 
pilastres sans chapiteaux sont décorés de nombreux parallèlo- 
{^mmes formés par des baguettes, de la dimension du pouce, 
et sculptées sur le fond ; un détail de ces pilastres est au n» 8. 

Une chambre qui ne se trouve pas sur la planche , parce 
qu elle fut découverte ps^r le prince Lucien depuis que les gra- 
vures sont terminées, est placée sur le territoire Ponte Sodo I 
entre les n"" 1 3 et 1 5, et présente sur les faces à droite et à 
gauche, deux pilastres qui y sont appliqués (i). lei se termine 

(i) Plu«8ar9 autres 9 trouvéef dans la contrée et isolément , sembleraient 



b, TOMBBAUX ÉTRDSQUES. 267 

la descrìption des chambres funèbres que contieni le territoire 
de Yulci; lorsque plus loin.il sera question des tumulus, nous 
en verrons paraìtre plusieurs de cette riche contrée; les sculp- 
tures intéressantes que la planche XLI présente trou^eront 
aussi une place après Tensemble des tombeaux. Il est à regret* 
ter que la nature méme des dessins n'ait pas permis de réu- 
nir en une seule feuille, autour du pian topographique , tout 
ce qui était relatif à ce méme pays ; les plans qu*offre la partìe 
droite de la planche XLsont tirés de Toscaneila et de Bomarzo 
depuis d 10 jusqii*à e. 

Toscaneila, située à envìron quinze milles sud-est de l'em- 
placement de Yulci, est placéesur le sol d'une ville antique, 
centre du grand bassin forme par les montagnes de TAtalfa de 
Viterbe et de Canino ; elle était nommée Tuscania. Cette ville, 
forte par sa position naturelle, possedè eneo re des restes de 
sa citadelle étrusque , de ses murailles et de ses monumens ; 
j'y ai dessiné un bas-relief représeniant un trioraphe. Vers la 
partie meridionale de la ville coule la Martha, petit fleuve qui 
sort du lac de Bolsène , et à travers des vallées creusées dans 
des tufs rouges volcaniques , va passer à Tarquinies et tombe 
dans la mer auprès de \ aLtìù(\ne Gradisca, C'est près de Tos- 
caneila, dans ces étroites vallées, que sont renfermées, dans 
les masses volcaniques et escarpées , la plupart des chambres 
sépulcrales qui, sur la planche XL, sont gravées à la marge de 
droite depuis d io jusqu'à d, 

Entre les rives du fleuve et les murs de roches, taillés par la 
nature, est un espace de quinze à vingt mètres, couvert d'une 
riche végétation. Il donne entrée aux excavations dont les 
portes sont toutes masquées par des Li*andies touffues ; cette 
nécropolis ou voie des tombeaux, placée dans un lieu si soli- 
taire , e$t sur une plus petite dimension , semblable à celle de 
Sutri, de méme voisine d'une eau co arante qui seule en 
trouble le silence. 



prouyer que l6s maisons de campagne avaient dans leui* enceinte des sépuU 
tures de famille ìndépendantes du cimetière public, voisin de la cité. 



a68 I. MONtJMXNS. 

Le pian d offre d'abord un veslibuie donnant entrée à troi» 
pièces égales en dimensions. Autour de ces pièces est une 
banquette haute da soixante-quinze centimètres, destinée à 
porter les urnes cinéraires; on y retrouve encore la trace de la 
torme adoptée pour ces urnes, forme queje n ai rencontrée 
dans aucune des coUectionsdemonumens étrusques^ recueìlUes 
dans tonte ritaliCf Cette trace est un parallélogramme, à Tane 
des extrémirés duquel est une demi-circonférence, ce qui 
dut donner à l'urne la forme des ceréueils du moyen 4ge. 
Ces traces des utnes n*excèdent pas trois ou qua tre pieds 
de long. Dans 1 eglise Saint-Pierre de Toscanella, est une bière 
en marbré blanc, dont Tintérieur seul est creusé dans cetle 
forme ; je la crois étrusque , et serait le seul exemple que j aie 
rencontré. Placées comme les urnes de Vépoque étrusco-ro- 
maine tei les qu on en voit dans des chambres sf^pulcrales in- 
tactes aux environs de Chiusi, elles offraient cette différence 
que la banquette qui les portaìt était beaucoup pluselevée, 
et qué la forme n etait pas cetle d'un parallélìpipède cornine 
les urnes si connues de Volterra , et dont on voit un si grand 
nombre à Perugia, à Chiusi, etc. 

La partie supérieure des chambres de Toscatiella offre tou- 
jours deux raropans qui ont plus ou moins de pente, et la 
représentation d*une poutre qui les soutient par le milieu, 
imìtation de la pièce de construction en charpente nommée 
faitage, parce qu*en effet elle forme le feìte de rinclinaison 
qui se pré3ente de Tun et de Tautre còte. Quelques caveaux, 
et cela n'a lieu que lorsque le pian est carré , offrent par le 
tràvail opere dans le tuf la représentation des pièces de bois 
qui composent la construction de TAirium tosean. 

Le tombeau d i d2, présente aussi un vestibule; il donne 
entrée seulement à deux cryptes placées paralièlement ea face 
de la porte. Le banc réservé dans le tuf s'y trouve pour por- 
ter les urnes, mais ce queje n'ai vu dans aucune sculture, 
ce sont les deux fenétres qui, indépendamment des portes, 
établissent une relation plus, directe enire le vestibule et les 
deux cryptes qu il est destine à precèder. 



b, TOMBBACX, ÉTRUSQUBS. 269 

Z>3, comme la précédente sépulture, contientdeuxcham- 
bres contigués ; le pUn n*^ aocune disposition à angle droit, 
} ensemble ayant une propen^ion à s'elargir depuis l'entrée 
jusqu^au Iònd des caveaux. On Toit par la coupé <^ 4 <pi^ 1^ P^" 
rois de la banquette qui règne ici autour méme du vesribule 
sotìt déoorées de pettts pilastres en sai'lie, dont la diminution 
du bas en haut est dansrune proportion «rès prononcée. 

D 5 et d6 sont les pian et élévatiou d'une petite crypte 
siniple, dont la porte d'entrée est précédée d'une retraite taillée 
dans le roò. dj eidS offrent la méme eirconstanee, et de plus 
une doub^ pente au sommet db cette retraite présentant la 
méme inotinaison que la voùte intérieure. A dg etd io ^ on 
reconnait encore cette disposition antérieure , le hout en esc 
dntré, et le bas o(R(re deus banes pour les parens qui venaient 
visiter la tomibe, ou pour ceux qui passaient sur la voie; 
pensée si beureusement exprimée a Pompei par les deus bancs 
«{iroulaìifes de la voie des tombeaux. 

A <)ou2e nkiiles Est de Viterbo, dans une forét de chénes, 
Toisine du Tibre^el d'un lieu nommé fioroarzo, se fontaujour- 
d'hui des fouitles dont les resulta ts sont d'un grand intérét. 
Aun<)mbre des sépuUuresqui y furent découvertessont les mo- 
n^umens e^ci^C2yóiyc4ìf\, XL. Les chambres d'une diroension 
peu étendue ont au centre une colonne ou pilìer construit 
ett pierre, et par conséquent étranger au tuf travaillé; e 3 
contieni une colonne conique, intéressante par ses propor- 
tions et par le chapiteau dont elle èst cooronnée, x:e qui^ sauf 
la base dont elle manque, lui donne une analogie assez grande 
avec la colonne trouvée à la cucumeila et gravée XLI a e ; en 
étudiànt ces éénx colonnes , on* peut comméilcerà baser des 
])TÌMipes sur Tordre toscan , jnsqu^à ce jour peu connu par les 
nìOnnmens..Dàn6Ìcs s^pultures de Bomarzò les morts étaient 
reriférmés dan^t des »areophages de neiifro; piusieurè sontin- 
diquésdans les ^lans, Cy e ^, Le còuvercle de ces sarcophages 
èst une dotiMè pente ^ imitant un toit, forme si répanduedans 
l'antiquité romaine, et dont j'ai trouvé un exemple à Vulci, 
XL a 6 a y. 



ajO I. MONUMBNS. 

Ces sarcophages de taiUe bumaiDe , ce qui est remarquable, 
puisque tous les autres ne contenaient que des cendres, et 
n*avaient que deux à trois pieds au plus, sont places comme 
ceux de To^can^lla sur une banquette de tuf qui fait le tour 
du caveau e a. 

Les voùtes dans e 3 sont courbes et viennent retomber sur 
le chapiteau , dans e i au contraire , du centre elles descen* 
dent vers les parois. 

Tous les nionumens grayés au bas de la méme planche XL , 
depuis b jusqu'à l> g inclysivement, ont é%é découverts par 
M. Fossati y à Tépoque des premières fouilles qtii s opérèrent à 
Tarquinies par les soins de lordKinnaird, et furent décrites 
en 1829 dans les Armales de l'InstituL (i) 

G est ici le lieu, avant de passer à un autre genre de sépul- 
cres, de décrire les fragmens de scuipture, qui presque tous 
contenus dans les vestìbules des chambres «outerraiues trou* 
vées à Yulci , sont gravés à la planche XLI sous les numéros 9 
et 12) et trouvent naturellement leur place après les monu- 
mens qu'ils décoraient. Extraits du cinietière M par M. Fos- 
sati , ils sont tous en. nenfro , produit volganique de couleur 
grise , poreux et peu serre ; le caractère francbement étrusque 
de ces sculptures prouve qu*elles sont de Tépoqqe de Tin- 
dépendance des Tyrrbéniens. 

Le type particulier de oes anciennes figures est d offrir au 
premier aspect une sorte d!analogie avec les produits de l'art 
iinparfait du premier stjle égyptién; mais, en examinant la 
forme eiliptique des tétes, l'angle facial très allongé , la bouche 
différemment conformée que celle des Africain^.^observations 
qui se peuvent faire toutes sur les deux fragmens plaqés au 
sonunet de la planobf XLI, on y trouve un type national et 
independant de rinfluence'd'un. peuple^trang^r. Une des 
•causes de la première impressiun qjue nous vencms de signaler, 
est là coiffure des deux tétes, qui bien . quelle ait i aspect 
égyptien , n*est autre que la repré^fentation grossière des che- 

. • 

(i) Tom. I, page lao. 



b. TOMBEAUX ETHUSQUES. 2^1 

veux ) ce qui m*est démontré par la forme de tresses ou de 
boucles représentées d^ niéme sur des crinières d'animauxgra- 
vés sur les numéros 12 et 9 XXI. On sait que chez les 
Eg7ptiens,au contraire, cette coiffureest la représentation 
d'une étoffe formant des plis. Enfin^ sur nos deux tétes, un 
bandeau liant ensemble la totalité des masses ou faisceaux 
parallèles des cheveux, les serre derrìère les oreilles sans 
passer sur le front. Je suppose que ce bandeau fut lui-méme 
forme par une masse de cheveux de ceux qui poussent der- 
rìère les oreilles , et qu'on les Gt passer sur les autres pour les 
fixer. Je me fonde sur ce que ce bandeau tout en comprimant 
la chevelure, puisqu il forme une dépression au point où il la 
maintient , ne s'oppose pas à ce que Tpcciput et le col soient en- 
tièrement masqués par les cheveux , ce qui ne pourrait avoir 
lieu si , placée comme elle Test à la hauteur des oreilles, cette li- 
gaturc était fai te par une bandelette de Un. 

Les deux fragmens placéssous la vue du pont ont présente, 
lorsqu'ils étaient entiers, des génies montés sur des chevaux 
inarins : ils sont d*un dessin plus negligé que tous les autres 
morceaux de sculpture qu'offre le territoire de Vulci. Plus bas 
les deux fragmens de statues, au contraire, sont corrects et bien 
dessinés; leur attitude est singulière , un genou està terre, 
l'autre jambe est pliée, la main droite a la hauteur des fausses 
còtes, tient une fleur d'hyacinthe (i). Un vétement colle sur 
la peau se reconnait à des lignes qui enveloppent les cuisses à 
leur sommet. 

Les lions et sphinx n» 12 ont été recueillis à la Cucumella 
par M. le prince de Canino ; en raison de leur intégrité il 
le» a placés sur la facade de son habitation de Musignano ; on 
y trouve le méme type que sur les bijoux en or trouvés à Vulci; 
on y remarque cette yérìté que les artistes anciens ont su don- 
ner a leurs imita tions des animaux. 

Les fragmens de sculpture et d'archi tecture 2a, 2Ì, 2e,2£if, 
a ^, 2/^ 2^, 2 A, placés au-dessous des deux tétes étrusques ci- 

(i) Yoir Jnnales de l'Iusmut, voi. II, p. 34 1, et tav. d*agg. M. i. 



^y2 I. MONCMENS. 

dessus décriteà, et qui se voyaient en i83i à la cabane de 
M. Fossati, sont sur les flancs de la cucumella, à la decora- 
tìon de laquelle ils ont appartenu; dans cette dernière partie 
du mémoire, en décrivant ce mònumeut, nous le classerons 
parmi les tumulus , genre de sépulture qui paraìt avoir éìé com- 
mun à un grand nombre de peuples, et dont nous allonsnou» 
occuper. 

La forme pyramidale et plus encore la forme conique pa* 
raissent avoir été adoptées par les peuples les plus anciens pour 
décorer leurs sépultures; l'Inde, TAssyrie et TEgypte^semblent 
avoirpréféré la première dont elles nousont laissé de nombreux 
monumens ; la seconde, partant deVAsie-Mineure, s'ctend chez 
les Scy thes et les Scàndinaves , les Celtes et leurs nombreux ad- 
hérens, enfinen Germanie et eA Italie; de ces deuxformes.Tunc 
occupe rOrient, Tautre TOccident et le Nord. De plus, les grands 
fleuves de TAmérique conservent sur leurs rives la mémoire du 
séjour des peuplades sauvages par une grande quantité de mo- 
numens coniques , et les vallées de Mexico et d'Otumba prou- 
vent la grandeur du peuple mexicain par des pyramides qui ne 
le cèdent guère à celles de Nembrod ou de Memphis. 

Les exemples variés de tumulus qu'offre la planche XLI, 
dessìnés par M. Knapp et par moi dans plusieurs' Toyages en 
Etrurie, ne présentent pas, par des dimensions gigantesques un 
parallèle a vec les vastes tombéaux de TOrient, mais bien le 
genie inventeur du peuple qui , de la pensée simple que pré- 
sente un còne, a su tirer tout le parti de décoration qui pouyait 
lui étre applique. 

Le plus vaste et le plus ancien peut-étre, e^t la cucuniella 
XLI n" a dont le diamètre est de plus de deux cent& pii^ds;il 
occupe le centre de la nécropole de Vulci, et putétre une imita- 
tiondeceuxderAsie-Mineur^;Hérodote en décrivant lasépitil- 
ture d*AHatte roi de Lydie donne à penser qu il était ert to*it 
semblable à celui-ci, et que peut^étre il en fut le modèl^. Forme 
de méme d'une rtiassecònsidérable de terre» la base <^ónime 
celle de la cucumella, était formée d'assises de pierres réguliè- 
rement taillées; il portait au sòuimel; cinq termes ou mona- 



h, TOMB£AUX ETRDSQUES. 2^3 

mens isolés^ ménus nombre que je suppose avoir éxé porte par 
le tonibeau de Yulci: en effet, j'admetscomme Traisembiable , 
et notre collègue Knapp dans ses notes est du métne avis, que 
le prince de Canino en fbuillant ia totalité du tumulus auraìt 
trouvé vis-a-vis chacune des quatre faces de la tour carrée qui 
occupe le centre du pian , une fondation oirculaire senniblable 
à celle de la tour conique qui est au sud , et dont les fonctions 
furent certainement de porter, au sommet tronqu($ du tumu- 
lus, quelque cippe cu colonne appareti te. Je suis d'autant plus 
fonde ale croire, qu'il est ìnadmìssible qu'uniaonumentaussi 
régulier à sa base n ait pas offert une disposition sjmétrique 
à son sommet; doù Ton peut conclure que les deuK tours 
aujourdliui existantes ne sont qu'une partie des fondations qui 
soutinrent la decora tion supérìeure du tombeau. 

Enfin la Colonne notée 2 e, les chapiteaux et cippes qui 
l'accompagnent, ac/, 2^, ifj 2 g*, 2 h^ ainsi que les sphinx 
a a, 2 &, sont encore gisant sur les flancs de la colline factice, 
et n*ont pu servir qu'à la décorer. La tour excentrique semble 
avoir, avec la colonne qui est conique comme elle^ une analo- 
gie qui peut faire croire que cette dernière fut une partie de la 
décoration apparente qui surmonta la tour cachée dans - la 
masse du tumulus. 

Je ne me croirais pas encore assez autorisé à faire porter à 
ces tours un ou pltisieurs nionumens d'architecture, si TAjan- 
teìuni de la plainede Troie ne venaitme ooufirmer dans cette 
pensée; un noyau de maconnerie, dit M. Chevalier, s elève 
du centre, en forme pyramidale, depuis la base jusqu au som- 
met; autour de ce noyau, des muraiiles en demi-cei-cles for- 
tnaient des contreforts, et résistaient à Véboulement des terres, 
au sommet , selon Strabon , était la statue. Pocoke y a vu en- 
core des débrìs de marbré. Un mur se dirigeant de la circon- 
férence au oentre oontient une petite porte qui donne entrée 
à une crypte. Je suppose que ce mur est une des parois dune 
rue souterraine qui permettait daller jusqu'à la tour centrale, 
et d'y porter au besoin les restes des membres de la famille 
pour laquelle cette sépulture fut élevée. 



2^4 <• MONUMBNS. 

Quant à lemptoì de la glaise dans les tumulus en general , 
méme chez les peuples barbares , comme condition conserva- 
trice tant des restes du héros que des objets enterrés avec lui, 
il se rencontre ici dans la nature méme de la pierre argileuse 
qui constìtue la construction des deux tours dans lesquelles 
étaiènt renfermés divers objets; cette pierre quentretenait 
Thumidite de 1^ terre rapportée, qui couvraitles constructions, 
puisque le tumulus était plus élevé , aujourd*hui exposée à 
Fair > se délite, devient fìiable, et rend imminente la chute 
des deux tours. Elle fut sans doute apportée d'une grande dis- 
tance , car la nature du sol environnant n'offre rien de sem- 
blable, étant compose detravertins et de tuf volcanique, prò 
duits par les eaux minérales du voisinage. Cette pierre argi- 
leuse remplace donc avantageusement les couches horizontales 
de glaise que M. Chevalier a reconnues dans les tumulus de la 
còte d'Asie en Troade, el que j'ai constatées moi-méme dans 
l'ouverture que je fis faire d'une tombelle celtique ou gauloise 
en 1829 dans la France centrale. 

Au sud de la cucumella, vers le lieu de la rive gauche qui 
est oppose à la jonction du fleuve et du fosso Giano di Yolci, 
est la cueumelletta, tumulus d'une diraension assez étendue, 
mais dont le nom désigne un diminutif de la cucumella. M. le 
prince de Canino^ quiau commencementdu printemps iSZny 
en a fait faire l'exploration l'a trouvé spoliée; ce tumulus coi>- 
vre cinq chambres dont le plafond est à doublé pente, surmon- 
tée d'un faitage taillé dans le tuf, comme nous en avons déjà 
décrits. 

Une vallee étroite séparait Tarquinies de la chalne de colli- 
nes, qui situées au midi de la ville, portaient la principale et 
la plus ancienne nécropole. Farmi plus de six cents tumulus 
qui se voient encore, les monumens numero tés 1 3 a, i3 è, i3 e, 
sur la planche XLI ont conserve une nouvelle preuve que l'ar- 
chitecture venait au secoursde cegenre desépultures simples 
et primitives. Après s'étre bornés à former une enceinte circu- 
laire én construction appareillée , pour retenir les t(;rres, ainsi 
que nous levoyonsdansla cucumella, etqu'Homère Tindique, 



h, TOlVfBEAUX ÉTRUSQUES. 2^5 

quand décrìvant le tombeau de Patrocle il dit : « les chefs en 
marquent l'enceinte circulaire, en jettent les fondemens et les 
couvrent d'un moneeau de terre ; » après cette simple dispo- 
ÀÌtìon , dis-je , les riches Tyrrhéniens mirent en usage lart de 
donner à la pierre des formes arrondìes, et d y tailler des mou- 
lures; ce qui les conduisit dabord au tombeau i3 c^ où ils 
superposèrent des assises réglees sans donner enoore aucun 
profil à la pierre ; configuration de tombeaux qui put étre une 
imitation des autels ou plus encore des bùchers où Ton brulait 
les corps^ couronnés comme iis Tétaient d'une pomme de pin 
ou d*un petit cóne en pierre, comme nous en donnons au 
n<> a 5 de la planche XL et 1 4 de la planche XLI; n etait-ce pas 
Texpression de la flamme qui avaìt dévoré les restes mortels 
du héros sur le bùcher, ou celle de son àme toujours présente 
au sommet de sa sépulture. (i) 

Un perfectionnement de l'art se fait donc voir au tumulus 
tZ ay dont la première assise verticale en porte une seconde, 
de laquelle chaque pierre est arrondie et He la première à une 
troìsième pour recèvoir convenablement , soit les terres elles- 
mémes, soit une application de pierres couvrant la totalité du 
tombeau. Le soubassement du monument xi b s'élère da- 
vantage ; ici Tart avec lequel sont taillées les pierres accompa- 
gnéés de moulures, indique une faabileté dont les deux tom- 
beaux précédens ont donne une preuve^ mais qui^ dans cet 
exemple , est plus remarquable ; j'y vois anssi dans les profils 
le caractère que j'ai trouvé dans toute TEtrurie, et qui consti- 
tue un système de décoration purement tyrrhénienne , puis- 
que nulle part ailleurs cette partie importante de Tarchitecture 
ne s est encore rencontrée avec cetté pbysionomie. 

Les monumens funèbres de Tarquinies sont élevés sur une 
rocbe de calcaire coquiller , fort bianche, dans laquelle on 

(i) Une pelature , que j'ai dessinée d'après un vasé, représente un tombeau 
à plusieurs gradins : une figure de guerrier, dont les pieds sont à quelque 
distance du sommet du tombeau , ne serait-elle pas une expression plus pal- 
pabie de l'àme se soutenant au*dessus de la sépulture ? 



276 I. MONUMENS. 

creusaii; d*abord une chambre sépulcrale, quelquefois deux; 
cette chambre, ainsi prise dans la masse, à une profondeiir 
de a mètres 5o centimètres environ ," était décorée de pein- 
tures, et le tumulus s'élevait au-dessus; on rcmarque facile- 
ment qu'il était en partie forme avec Ics fragmens de roche 
produits par l'excavation des cryptes souterraines. 

Les deux monumens 3 et i5 déhvent de ceux précédem- 

ment décrits , et indiquent la marche progressive, tant des 

moyens d'exécution que des besoins nonreaux ; ils réunirent 

à la forme conservatrice du cóne , l'avantage d*avoir des cham- 

bres sépulcrales, praticables en tout temps, et sans efforts pé- 

nibles, comme il eùt fallu en employer pour arri ver a celles de 

Tarquinies ou de la cucumelìa. Dans la création de celui n<> iS 

et auquel sont joints le pian et deux coupes, les irigénieux 

Etrusques profitèrent d'une masse de tuf volcanique placée 

par la nature au somme t d'une petite colline , et la travaillòrent 

de manière à en former un monument complet et monolilhe ; 

au-dessus de la partie inférieure qui est assez élevée pour con- 

tenir une porte, ils taillèrent des gradins comme ceux du tom* 

beau construit i3 e; un escalier conduisait au-dessus du sou- 

bassement. Sans doute une statue couronna les gradins 

supérieurs , ce qui est d autant plus probable que ce monu* 

ment est à Tentrée de la vallee étroite et tortueuse dont les 

monumens de Castel d*Asso décorent le fond. Les fragmens de 

pierre volcanique fournis par la taille du monument , tant à 

rextérieur que pour la forraation de la crypte, servirent à 

régulariser la colline qui le porte , et sur les flancs de laquelle 

des trou& rangés méthodiquenient à mi*cóte , semblent indi- 

quer qu'une zone de cippes était placée au-dessous du tombeau 

principal. Je regrette que la disposition de la planche ait né- 

cessile le retranchement d'une partie de la colline sur laquelle, 

dans mes dessins communiqués à Tlnstitut, j'avais précisément 

signalé avec soin les différens trous qui indiquent Templace- 

ment de cés cippes funèbres. Dans la formation du second 

tombeau n"" 3, on dégagea la partie inférieure aux dépens du 

rocher sur lequel il fut établi ; on obtint par ce moyen une 



b, TOMBBAUX ETAUSQUES. 277 

chambre souterraine par son uiveau au-dessaus du sol , mais 
praticable par rallégissement de 4a roche qui Tentoure : le 
reste du.taphos était régularisé par des constructions rappor- 
tées. Ce tombeau que lon nomme la rotonde est voisin de la 
cucaiadla; le couloir par lequel on entre, a 70 centimètres 
(voir le pian au-dessous); on arride dans une salle où Fon 
trouva de peùtea niches contenant des urnes de metal; dans 
un angle de la salle i^taient deux amphores d'un travail incon- 
testableroent roniain; au-dessus d'une des niches on lit le 
mot Romniy écrit avec une pointe dans le stuc encore frais. 
La porte du couloir se trouvait fermée par une grosse pierre 
informe; l'extérieur.de Védifice est circulaire; on ne trouve 
de lanpieime construction qu*une assise de travertin qui pa- 
rait avoir servi de soubassement, Rien ne donne Tindication 
de lancien état du tombeau , on pourrait cependant supposer 
que 1 assise de travertin était.le soubassement d'un grand cóne; 
le dessin de ce tomjb^au et la dernière partie de lexplication 
sont de M. l^exier arcljitecte) notre collègue. 

La sépuUure notée n? x6, située dans le voisinage de Yi* 
terbo près les baips du BacQUCCo, est éTidenunent d'une epo- 
que postérieur^ à toutes celles précédemmeQtdécrites^etdoit 
dater de la puissance romaine en Etrurie. Elle parait avoir 
été yne imitatipn des autres, et le caractère des.moulures du 
soubassement révèje as^ez son origine romaine. Il jest oertaiu 
que la.Via Appia à ^epoque de la république^ avant que le luxe 
des sépuUtires ne se fOt déyeloppé au point de produiré les 
tombeaux dont les ruinies nous étonnent aujourd'bui y offrait 
Ufi grand nombre de tum^lus; il est aisé méme d'enrecon- 
oaitre encore quelqu^s-uns ver& la partie qui se rapproche 
d'Albano, et le.Toisinag^ df Yeiesekautres villes étrusques 
pour lesq\ielles cet us^ge étaìt adopté, dut iniluer sur Rome. 

il césuljte des divers^s descriptions qui précèdent que^ sur le 
spi étrusque , quatre geqres de sépiiltures se sont rencontrés 
jusquà présent. 

1° Les chambres sépulcrales dont les variétés de formes 
tiennent plMlót aiix Igeali tés qui les»renferment, qu a des sys- 



arrS I* MONUMSnS. 

tèmes dus à diverses époques , ou à des nsages différens; le 
principe qui fit ci^user une chambre , ayant itonduit à en join- 
dre deux entre elles , a conserver dans le tuf un ou deux pilastres , 
à y £aiire une plus ou moins grande distribution , et les besoins 
seuls de la famille en ayant déterminé Tétendue; les chambres 
de Yulci furent còmplètement souterraines , parce que le pays 
de plaìnes ne permettait pas d'en a^r autrement. 

a** A Tarquinies, mémes chambres funèbres creusées dans le 
tuf, mais surmontées d*un tumulus , ce dont Vulci offre aussi 
quelques exemples par un usage sans doute apportò de la me' 
tropole asìatique d'où ces peuples paraissent étre sortis. 

3^ A Norchia , Castel d*Asso, Toscanella , l^s vallées volca- 
niques voisines des yilles ofifrirent les chambres funèbres 
comme les lieux précédens , mais placées au niveau du sol et 
dans des rochers a nu ; cette dispdsition de la nature pennit 
d y fsiire des facades et de prendre un autre parti de décoration. 

4* Enfin la demière espèce de sépultures étrusques , dònt 
je n*ai dit qu'un mot parce que les planches XL et XII n en 
offrent pas d'exemples gravés , est cette origine du Columba- 
rium trouvé à Yeies et que je n ai vu que là. 

Dans ces divers genres de sépultures , je vois la dépouille 
mortelle placée différemment, remarque qui peut servir à gui- 
der dans les recherches historiques et particuli^rement dans 
celles relatives à Torigine des habitans. £n effet , à Tarquinies, 
Vulci, villes voisines de la mer, et qui peuvent par cela méme; 
le plus étre considérées comme colonies venues de FOrient, 
les cadavres vétus, mis à découvert sur un Ut fìinèbre, sont 
les caractères distinctifs de Tinbumation; à Castel d'Asso, 
Norchia, Bomarzo, plus éloignés du rivage et qui purent le- 
nir davantage aux usages des aborigènes ou des colons qui 
leur ont succede, le corps entier est place dans un cercueil, 
brut ou décoré de peintures , adbéraht au tuf ou isole ; tei fut 
lusage adopté dans ces villes et qui s y conserva sans excep- 
tions. 

A Toscanella, Chiusi, Volterra, Tusage de brùler les corps 
se reconnait dans les dimensions courtes des ùmes ou cer-' 



e, TOMBE ETRUSCHE. 2^<) 

cueils, couverts de scuiptures , dont la plupartsont reconnues 
pour étre du temps de la conquéte roiiyiine^ ou d\ine epoque 
voisine de eet évènement; enfiti le columbarìum de Yeiesdiit 
nécessiter rensevelissement des cendres dans des vases , ce qui 
plus tardfut généralement adopté par les Romaìns. 

Alb. Lenoir. 



e. OSSERVAZIONI GENERALI SU I MONUMENTI SEPOLCRALI DI 
VULCIA E SU ALCUNI ALTRI DELLA MEDESIMA SPECIE. 

(Monum. de VlnstiU PI. XL , XLI , XLII et XLVIII.) 

Le tombe etrusche variano secondo i luoghi, la qualità più 
o meno soda , e le diverse cave del tufo, e però la diversità 
loro non tanto richiama l'epoca differente della costruzione , 
quanto le specialità del materiale y. e del luogo. Secondo repli- 
cate osservazioni fatte nei miei non pochi viaggi in Etrurìa , 
parmi convenevole di farne distinzione in due specie princi- 
pali. 

I. Tombe sotterranee sulle pianure. 

II. Tombe incavate nelle rupi che circondano le valli. 
Ciascuna di queste principali divisioni conviene anche spar- 
tire in due; cioè per le tombe sotterranee : ~ 

1. Tombe con tumuli sopra la camera. 

2. Tombe con camere accanto ed intomo ad un vestibolo 
aperto senza tumulo. 

Per le tombe incavate nelle rupi : 

I. Tombe in cui, dopo la porta tagliata nel masso, o con 
facciata o senza , siegue immediatamente il vestibolo , e poi la 
camera , o alcune volte la camera sola. 

a. Tombe in cui è una Ceciata con porta finta ricavata in 
basso rilievo, mentre il vero ingresso ai' vestibolo e alle ca- 
mere si trova assai più basso. Le tombe etrusche èssendo in« 
cavate, come si disse, nel masso vivo del tufo, ove questa 
IV. 19 



a8o I. MONUMBNS. 

materia noD presentava bastevole solidità per adoperarvi Tarn- 
biente tutto vacuo , erano uno o più sostegni a foggia di pi< 
lastri ricavati dall' istesso masso per sostenere la voltale queste 
volle erano di tre sorte, cioè a botte, a due pendenze ossia a 
capanna, ed in piano: la più comune peraltro è quella a due 
pendenze. 

Ora con più accuratezza mi farò a descrivere queste quattro 
forme di sepolcri in quanto alla differenza risultante dai lo- 
cali y e dalle materie diverse. 

I® Assegno al primo genere di sepolcri , quei che, come i se- 
polcri diTarquinii, si distinguono perleloro camere sotterranee, 
scavate nel tufo, ed hanno al di sopra un tumulo a base tonda 
(il quale si conforma co i monumenti più antichi dei Greci). 
Essi son proprii di un terreno dove non v'ha tufo bastante- 
mente compatto , e questa è anche la ragione perchè le ca- 
mere che in essi si trovano , sono intonacate di certo stucco 
grasso un dito e mezzo, siccome trovasi nelle dipinture 
pubblicate dall' Instituto alle tavole XXXII. XXXUI. Siffatte 
tombe col tumulo ^rtifiziale (vedi tav. xli. i3 a i3b) d'ordi- 
nario» non hanno che una sola cella sepolcrale , e i:aramente 
altra. camera vi si aggiunge; forse per la ragione che mag- 
gior numero d'ambienti come in quelle di Yolci, avrebbe di- 
mandato troppo^ grande estensione del tumulo. Essendo le 
camere lavorate nei tufo meno saldo, il quale non si trova, 
che fra i 3 o 4 piedi sotto il suolo ^ esigevano jb copertiira di 
buone pietre insieme. commesse. con calce, affine d'impedire 
il penetrar dell' acque piovane , e ne veniva per. un latp op- 
portunità di ornamenti architettonici , mentre per l'altro for- 
niva un monumento durevole, atto a ricordare di leggieri il 
luogo del sepolcro. 

30 Sepondo .genere. I^^sepolcri Volcenti situati. in pianura., 
sono incavati 3 a 4 pÌ6(}i sotto il stuolo, nel .f ufo assai com- 
pfitto , benché non troppo duro, senza njunq strato o Tena. 
Questi si distìnguonQ dai Tarqi^iniensi per la bellezza «dell'. 
insieme , avendo quasi tatti il ^stibolo apertp al disopra, ed 
accessibile di foori mediante i^na scala o declive, incorno al 



e, TOMBfi fifRtJSGHE. 28 1 

quale sono disposte le camere in varie maniere (T/ip. xl , a 
a 11^ a la, a i3, a 14, ^ i5, /i 16, Tav. xli, n° 4)' ^^ qua- 
lità del tufo di Volci era buona per modo , che nelle camere 
scavatevi con estrema accuratezza e maestria, si poteva dipin- 
gere senza stucco sopra il tufo stesso (siccome si vede alcune 
volle\ Nemmeno vi si rendeva necessaria alcuna altra coper- 
tura per difesa contro le intemperie ; né si trovano frammenti 
architettonici , che ci rammentino di qualche copertura ester-* 
na, e distintiva^ tranne i sepolcri della cucumella, e della 
rotonda (Tav. xli, n° 2, n*» 3). La camera della cucumella fi- 
nora trovata è posta sopra il suolo, e seve ne fossero altre , non 
potrìa mancare la copertura. Da ciò a me pare doversi rilevare, 
che distinzioni ed ornamenti nei sepolcri volcenti non abbiano 
avuto luogo, fuorché nel vestibolo, nel quale (secondo il Sig. 
Fossati, avanti le porte delle camere) si sono trovati] frammenti 
dì sfingi aliate, leoni, leopardi. Le porte erano ornate e dipinte, 
e nelle pareti di alcune si vedono ancora i colori. Colle quali 
circostanze sembra accordarsi il parere che le cerimonie fune- 
bri fossero celebrate nei vestiboli , te ne avvalora in sentenza 
queir essersi trovati sulla strada sepolcrale di Pompei alcuni 
monumenti, nel cui vestibolo aperto si veggono tuttora sedili, 
e tavole (triclinii). Tanto le porte , quanto le sculture non sono 
di tufo, ma di una pietra più dura, turchiniccia, chiamata 
nenfro, prodotto volcanico somigliante al peperino. 

S*»* Il terzo genere è quétio delle tombe di Tòscanellà [Tai^. 
XI*, rf, rfi,rfii,rf3, rf4j^S, dtìy'ety^ ^3f8, i/|^, rftof). LV 
dierna Toseanella , per qiìdnto si può rilevar dagli avanzi 
dei muri ettnischi antichi tuttora in essere,. è situdtà sili luogo 
stesso dell' antica città Tus^nia. DaìY ima parte giunge al 
fiumicello Mdrtd, che ^otré in una valle assai romantica con 
sassi e rupi di svariate forme , e sul doisò di queste rupi 
circonstànti , èoiìó statati gli antichi sepolcri non più 
chiusi) ma dai mòho tempo fìl'&^rti, e spogliati di ttttto 
quello ohe potea it^feportar^i.' Qui ^ vtédono le porte dei Se- 
polcri, violate dagli u<»nf ni, Illa iticchiuse dagli albeiì ed ar-^ 
busti 8Ò|vrlippeiid«fn«i, ed U tk^nquillò éiltìrìzio della Valle non 

19- 






Sl8a I. MONUMBNS. 

è interrotto che dal lento correre dell* onde vivide e dal canto 
melodioso di un numero sorprendente di rosignuoii che vi si 
annidano. Il tufo è più duro dell' anzidetto di Tarquinii e di 
Yolci ; la pianta delle tombe mostra un piccolo portico o nic- 
chia {Taif. XL, d 5j d 6, d y^ d 8^ d g, d io) qualche volta 
con sedili (^9,^ io, forse pure ^ 5, ^6, ^7, ^8). Dopo questo 
portico siegue ne* piccoli sepolcri la camera, nei maggiori il 
vestibolo , dal quale si passa alle camere (Taif, xl , i/, ^ i , «/a , 
d i jd4y II vestibolo ^ 3 ha in tre canti i sedili , che sembrano 
aver dato opportunità tanto alle ceremonie funebri su indicate, 
quanto al riposo di que* pietosi che si portavano a visitare le 
tombe dei loro più cari. X sepolcri e, ci,c2,<?3, c4 sono 
nella vicinanza di Bomarzo. La qualità del tufo essendo meno 
buona di quella del Tarquiniense, le camere sono pìcccole, o 
dove si volle maggiore ampiezza , v'ha nel mezzo una colonna 
o un pilastro di migliore pietra (Ta^. xh , e ^ e ij e 2, e ò). Le 
tombe oggi aperte , sono spesso abitate da serpenti. À Bo- 
marzo i sepolcri contengono sarcofaghi di nenfro, nei quali si 
riponevano i morti (Monumenti ined. pubi, dall Jnst. di Corr. 
archeologica iSSa.Tlzf^. xlii) , e si è .osservato che là dove si 
trovavo sarcofaghi, sono ancora bronzi, e vasetti piccoli. Nella 
colonna e 2 , e 3 , si vedono pure i buchi dei chiodi per attac- 
care i bronzi. Queste tombe come le Tarquiniensi, e perle 
medesime ragioni, sono intonacate di stucco; ninna esterna 
distinzione si scorge se si ecettuino le quercie all' intorno, le 
quali riconobbi per le più grandi dltalia ; e tanto pittoresco si 
è l'aspetto di una tomba aperta sotto l'ombra di una quercia 
immensa, che io non ho potuto far a meno di tracciarne alcun 
leggiero disegno : né meno bella è la veduta della valle del 
Tevere, guardata dall' elevazione assai considerevole della selva 
in cui si trovano le tombe. 

La strada da Viterbo a Bomarzo è ricchissima d'antichità 
etrusche , strade , sepolcri, avanzi d'edifizj , fra i quali passa una 
strada antica, che dà indizio di menare. ad una città; né discon- 
verrebbe quel luogo ad una cit^ per la pianura in sififajtta ele- 
vazione. In generale molto è d^ scoprire in questi luoghi. 



e, TOMBB lETRUSCHB. 2^3 

4^ Il quarto genere è quella delle tombe di Norckia e di Castel 
d^Asso presso Viterbo, pubblicate dal prof. Orioli, nei Sepolcrali 
edifizj del Etruria media (Fiesole 1826) e dal & Lenoir nostro 
€x>Uega {Mon. deW instU. i^Sa. Tcti^, xlviii). I monumenti di 
Norchiae à\ Castel (Tasso si trovano in valli terminate da balze 
pittoresche, nel viso delle quali sono incavate in tufo duro 
gialliccio, e nei modi che sono per indicare. Nella parte ima 
deir erta' una stretta porta di 3 piedi di larghezza conduce ad 
un sentiero largo 3 piedi e mezzo ^ che per gradini discende 
alla camera sepolcrale. Le camere son grandi) ed il tufo essendo 
solido ne concesse le volte senza sostentacoli di lunghezza tal 
volta di 20-25 piedi. A Castel 4* Asso vi sono nella camera dìn- 
torno i letti ricavati dal sasso stesso, e quasi contigui Tuno alt' 
altro ; perciochè un orlo di piccolo rilievo segna lo spazio per 
crìascun cadavere, sicché una camera di quella grandezza va- 
leva per 20 persone. 

In alcuni altri sepolcri di Castel d'Asso nel mezzo della ca- 
mera sene trova scavata un* altra più profonda, alla quale si 
scende pure per una scala dalla superiore, di maniera che 
questa prima non è quasi che un assai largo circuito senz' al- 
tro. Al disopra dell' ingresso della camera , si trova scolpita 
nel sasso una facciata con porta in basso rilievo ornata di cor- 
nice^ zoccolo, e spesso d'iscrizione ctrusca; ai cui lati sono 
pure scolpite sovente due scale od una sola ascendenti alla 
cima del monumento , che arriva al piano delle campagne di 
sopra ; per le quali scale i monumenti non solo si separano 
bene l'uno dall' altro^ ma ne proviene un ornamento assai di- 
cevole. Il rastremato dei cantoni, e delle facciate colle loro 
parti, ritraggono alquanto il carattere egiziano. Avanti ai mo- 
numenti si trovano basamenti su i quali può credersi che po- 
sassero figure d'ornamento. 

A Norchia in un monumento di stile dorico antico sopra la 
caikiera trovasi un portico di 4 colonne , con trabeazione sul 
frontispizio ornato di figure y il quale è pure scolpito nel sasso 
stesso; dietro le colonne sulla parete sono scolpite figure di 
grandezza oltre il naturale, ed il tutto fa vedere ancora varj 



a84 !• MONUMSHS. 

colori messi sopra un t^nue» intonaco di stucco (siCiatlo ino- 
numento qui ci ricorda i $epolcrì de* re di Persia aPersepoli). 
{Tatf. XL vili)* Per larchiiiettura esterna dei sepolcri incavati nel 
tufo, quei di Castel d'Asso e di Norchia sono i più importanti, 
i primi per la loro sembianza egiziana, i secondi per Tuso 
deir ordine dorico. 

GioVanmi Knapp. 



d, SEPOLCRO PRESSO BOMARZO. 

(Monutn, de VlnstiU PI. XLII.) 

La grotta alla quale si discende per un escavazione'di circa 
quattro metri , ha il vestibolo ancor chiuso inferiormente con 
grandi pietre, e sulle pareti di esso vi sono dipinte le ante di 
un cancello di ferro. La cella è di forma rettangolare, o parai- 
lelepipeda , ed ha il pavimento formato di buon cemento* S^lle 
pareti di essa intonacate solidamente, ricorre tutt* ali* intorno 
la pittura, ed è distinta in tre zone orizontali, delle quali Im- 
feriore a guisa di zoccolo è monocroma : la media presenta un 
fregio composto da delfini tirreni mediocremente disegnati, e 
coloriti alternamente in rosso ed in nero. La superiore è va- 
riata , poiché sulla parete destra , presenta una testa nuda in 
profilo , con capelli mozzi alla Brutus , ed è questo il ritratto 
della persona proprietaria, sepolta nel sottoposto sarcofago. 
Sulla parete di fronte vi sono cavalli, e mostri marini in grandi 
dimensioni, e sulla parete a sinistra, si vede una testa di furia 
di prospetto con capelli sparpagliati; un vase dal quale escono 
due serpi con lingua trisulca , ed i semplici lineamenti di altra 
testa. Il soffitto presenta in rilievo del masso argilloso, la 
trave longitudinale nel mezzo , e le assicelle di un lacunare. 

Due sarcofagi esistevapo sul pavin^ento alla destra di chi 
entra , de' quali il primo di semplice lavoro in peperino (o tra- 
^hite) era destinato forse a contenere le ossa di scudieri o 
servi, dispreizato per aver agio di disegnare l'altro, magnifico 



d, SEPOLCRO DI BOMARZO. 285 

destinato a contenere il cadavere deil' illustre ^padrone. Ha 
anteriormente scolpiti due genii alati y uno con face, Taltro con 
militari arnesi , e nel riquadro di mezzo , esistono particolari 
ornaci e fogliami. 

' Ai Vati vi sono teste di animali in varj ripiani, e nella parte 
posteriore (non ancora ben visibile per esser prossima alla pa- 
rete) sembì*ano esìstere ugualmente genii ed ornati. Il coperchio 
è a foggia di tetto a due pen('enze con embrici ali* estremità in- 
feriore aventi antefisse; e maschere contornate da un festone. 
In mezzo alla linea culmihante si vedono due serpi stranamente 
annodate, ed ali* estremità di essa, sorgono due sfingi con ali 
stese. Tutti questi oggetti scolpiti sul peperino, sono intonacati 
abilmente di calce, e dipinti minutamente con quattro colori, 
ros^o,nero, bianco, e verde di elegante vivacità e freschezza. 
Un effetto q^sai singolare produce al riflesso delle faci una spe- 
cie di sbruffo di polvere vetrosa apposita in alcuni riquadri, 
e sulle ali di genii. Nel prospetto anteriore dell' urna leggesi 
inciso in etrusci caratteri l^eL Urinates che pur trovasi ripetuto 
in colore sul coperchio. Questo nome di famiglia è riportato 
dal Lanzi, e trovasi incìso in una fronte delle tabelle della 
necropoli di Castel d*Asso. 

Gamilli. 



e. MEMORIA SUL SEPOLCRO TROVATO A GANOSA IN 

DICEMBRE 1826. 

[Monum. de VlnstU, PI. XLIII.) 

Nel bullettino degli Annali dell' Instituto di Corrispondenza 
archeologica, segnatamente, nel n<^ xii di dicembre 1829, 
foglio i^, si fa parola di un assai bello ed intatto sepolcro greco 
scoperto a danosa nel dicembre dell* anno 18^8. 

La non intera descrizione che si è fatta di tal sepolcro , e la 
premura di aversene il disegno, secondo si osserva alia pagine 
254 della rivista generale del bullettino del i83o, hanno de- 



a86 I. MONUMBNS. 

terminato un amatore di cose antiche di attingere maggiori 
dettagli per questo sepolcro, e di aggiugnervi il tanto atteso 
disegno. Egli è dunque per siffatto duplice oggetto che sorge 
la presente memoria. 

Il sepolcro, di cui questo foglio dà la descrizione, è situato 
nel perimetro del borgo di Canosa, e venne scoperto nel 
giorno 27 dicembre dell* anno 1828. Debbesi lo scoprimento 
alla circostanza che un certo Sabino Barbarossa cavava il 
tufo per formare una sottocantina, ed utilizzava il materiale 
al palazzo, che si stava erigendo quasi di fronte alla chiesa 
matrice. Ora forma per conseguenza l'ingresso unico allo 
stesso, e nella prima stanza, un traforo nelf angolo superiore 
di fronte, a sinistra del vano d'ingresso. 

Vien formato questo sepolcro da quattro voti del tutto ca- 
vati nel tufo: due più grandi e consecutivi, gli altri laterali al 
primo, e non perfezionati. Esso è chiuso da un grosso pezzo 
di tufo , che si appoggia al vano d'ingresso , e sostiene la t^rra 
eh' è di dietro. 

Il masso de' due vóti più grandi vien rivestito da un into- 
naco' bastantemente mojle, e non 'troppo aderente al oiasso 
stesso per la forte umidità, essendovi di sopra una strada^ 
che trattiene le piovane, e le filtra. Nel generale non sembra 
dipinto con alcun colore, eccettoche in quanto va espresso 
nel disegno. 

La prima stanza, che ha tre porte, oltre quella d'ingresso, 
ha ancora due finte finestre {Tau. XLIII, coupé E sur la ligne 
EF). Le mostre delle medesime tre porte, e delle cennate due 
finestre, son dipinte coi colori verde, giallo, e rosso, e pre- 
cisamente come quelli del disegno. 

La porta d'ingresso alla seconda stanza, a differenza delle 
altre due e delle finestre, tujtte con mostre dipinte, tiene in 
giro un piccolo rilievo formato da un listello, e da un pia- 
netto inclinato. La cornice all' imposta è formata di un listello, 
un pianetto inclinato e fasdetta, delle quali parti il solo listello è 
a rosso dipinto. Le mostre poi son tinte coi tre indicati colori 
al pari ch« le finestre. 



e. SEPOLCRO DI GANOSA. 287 

La copertura piana indica una specie di grossi paianconi , 
poco distanti fra loro. Quella della seconda stanza mostra un 
di sotto di contignazione di tetto , formata degli paianconi ressi 
tutti poggianti su di un supposto trave squadrato , e fissato 
lungo il mezzo della stanza (Voy. la coupé A faite sur la ligne 
AB du pian). All' imposta di questa copertura ricorre una 
strìscia fatta coi soliti tre colori , sempre però nel verde più 
abbondante. 

Il vano d'ingresso in detta seconda stanza , dalle parte di 
essa non ha nessun colorito, o altro lavoro (Voy. la coupé G 
sur la ligne CD). In fine , tutto pende innanzi , e nel preciso 
stato del disegno, che con ogni attenzione ed esattezza si è 
trasportato. 

Termina qui la descrizione del sepolcro, o per meglio dire 
quella del suo fabbricato. Passo ora a dettagliare gli oggetti, 
che vi si rinvennero. 

È da premettersi che da questo sepolcro molti vasi di rara 
bellezza furono sottratti all' occhio del pubblico; tanto è ciò 
vero, quanto è ben noto che il proprietario del fondo fu messo 
negU arresti ; ma egli non consegnò che quegli oggetti, che 
qui fatto saranno dettagliati. Indipendentemente dalia sottra- 
zione de* cennati vasi, è pur certo che lo stesso proprietario 
ritenne per se una collana d*oro, e diversi pendenti del mede- 
simo metallo. Gli oggetti poi, che vennero nelle mani dell* 
intendente di quelF epoca signor commendatore de Lignoro , 
sono i seguenti. 

!<» Quattro idrìe a becco con un manico, tutte di un or- 
dine e di un diametro uguale , e dell* altezza di palmi 2 ~. In 
ognuna di esse si vede, nel primo ordine, una quadriga con ca- 
valli bianchi, montata da un genio alato, e preceduta da altro 
simile \ meno però una che viene accompagnata da un giovine 
con serto alla fronte, con pelle di leone sulle spalle , e con ali 
ai piedi. Questo giovine , tenendo colla sinistra il flagello , af- 
ferra il moi'so di uno de' cavalli, e sostiene colla destra una 
palla ligata ad un nastro. Innanzi e dietro al carro evvi un cane 
alato, tranne però uno, il quale si vede seguito da una 



1288 I. MONUMERS. 

lepre. Nel secondo ordine poi si scorge una Prefica con un 
giovine , ed un genio alato in atto di farsi scambievoli offerte 
di toilette, con vasi, unguentarii, ciate, prefericoH, patere, 
trulle, e cembali. In alto pendono delle cinte di Venere; ed è 
rimarcàbile che in una patera ewi un' oca, ed in alto svolazza 
una colomba di finito lavoro. 

' 2° Una patera, o crater (!), con manichi del diametro dì 
palmi due e 7I ^ presenta nel- di lei fondo anche due ordini di 
figure. Nel primo la solita quadriga montata da una donna con 
lunga veste ^ e pelle di leone sulle spalle. Il cocchio è prece- 
duto dallo stesso giovine alato a' piedi, che in una delle Idrìe 
si scorge, e che agevolmente si potrebbe supporre Mercurio, 
che guida il carro di Proserpìna allorché fu rapita da Plutone. 
Un cane corre innanzi di lui_, ed altro io segue. In alto si vede 
un' amorino alato con fascia svolazzante. Questi con una 
mano sostiene una face , e con Taltra ,un catino. La di lui testa 
è rivolta alla donna, quasi additandole con la dritta la strada, 
che deve percorrere. Nel secondo ordine, una Prefica è se- 
duta sopra ampia sedia. Essa ha alla dritta un genio alato; ed 
alla sinistra un giovine : ambedue offrono alla donna un pre-r 
fericolo, ed una toilette, e ricevono in cambio, cembali^ catini, 
una palla, ed una patera con cigno. Il bianco' di queste figure 
è' sparito per effetto della imperizia di colui che dalle prime 
volte fecene la scoperta. 

3^ Varie teste di dònne della grandezza ordinaria , tutte di 
terracotta. Quasi tutte sono sormontate dalla Vittoria .alata , 
e pare che l'artefice vi abbia voluto simboleggiare Nemesi in 
più modi. 

4^ Diterse statue, anche di terra cotta, alte palmi quattro, 
si sono rinvenute tutte in atteggiamento di duolo. 

5° Molte anfore con un manico , e di diverse forme. 

ó"* Una grande anfora, o lancella vinaria , con punta aguzza, 
e colla impronta di suggeuo ai manichi , con leggenda greca 
poco conservata ; ed in mezzo di essa ewi un fiore a guisa di 
un campanello. 

7** Un inaffiatojo. 



f. TOMBBAUX DB JVORCHIA. aSp 

Tutti qaesti pezzi conser^no le tracce d«l loro dipìnto a 
fresco dei colori rosso , verde, e giallo. In un' anfora di forma 
rotonda osservasi un gruppo ad alto rilievo di tre cavalli; due 
in atto di azzuffarsi co' loro cavalieri , ed il terzo morto sull' 
estinto guerriero. 

In fine furono presentati anche dei lacrimatorii di alabastro 
fregiati in oro, ma molto degradati dal tempo. 

Se lice l'interpretare a chi mai si ricco e nobile sepolcro si 
appartenesse, da' dipinti sui vasi, dalle statue, dalla collana, 
e da* pendenti , si congettura che a Busa fosse destinato. 

E noto dalla storia lantichìtà di Canosa, e si ha dalla storia 
medesima la conoscenza che questa donna si riputava oltre- 
modo doviziosa. Abbiamo da Livio la testimonianza che Busa 
era considerata la più ricca donna italo-greca , e che visse in 
Ganosa in tempi remoti, hi sa del pari che , nella rotta di 
Canne ; a molti soldati fuggitivi ricoveratisi in Canosa, fu som- 
ministrato da Busa il vitto , le vestimenta , e tutt' altro di cui 
eglino sentirono il bisogno. Attese dunque tutte queste illus- 
trazioni , non sarebbe probabile l'opinione già formata , che 
questo sepolcro effettivamente appartenesse a Busa ? La solu» 
zìone di questo problema si lascia alla penetrazione dei dotti 
archeologi. 

{Articolo ricevuto per communicazìone delsign. Lombardi.) 



y! TOMBEAUX DB NORCHIA. 

(Monum. de Vlnstìt Pi. XLVIII.) 

Dans un article qui précède, intitulé Osservazioni generali 
sui monumenti sepolcrali etc, quelques détails descriptifs 
sont donnés sur la forme et la disposition des monumens de 
Norchia^ ces not^ons beaucoup trop succinctes pour la plan- 
che XLVIII, entièrement consacrée auxplus importans de ce& 
monumens, nous obligent a nous étendre^davantage sur les 
explications exigées par des ruines d'un aussi grand intérét. 

Le bas-relief offre peut-étre le seul exemple qui soit en Ita- 



apo I. MONOMBNSk 

lie, d*une composi tion de froDton antique ^ complète et d une 
aussi grande étendue. L'architecture qui par sa physionomic 
courte et écrasée rentre parfaitement dans les expressions 
barycce , barycephalce , par lesquelles Vitruve désigne Tarchi- 
tecture des Toscans ; des traces de couleurs sur plusieurs points 
de cette architecture , ce qui appuie d'une manière certaine 
Tusage 4e la décoration polycróme chez les Tyrrhéniens; 
enfin le grand nombre de monumens réunis dans cette vallee^ 
preuve certaine qu'une ville riche et peuplée était située dans ce 
lieu; ville dont il n'est parie dans aucun auteur de lantiquité: 
telles sont les causes qui nous paraissen t devoir attirer à Tavenir 
les voyageurs sur unpoint de FEtrurie jusqu'à ce jour non vi- 
site , et cependant bien digue de fixer leur attention. 

Le territoire compris entre la mer tyrrhénienne et Tamphi- 
théàtre de montagnes qui, de Civita- Vecchia et l'Atolfa, gagne 
Viterbo (monti Cimini) et de là par Bolsena et Canino va se 
terminer vers Orbitello , est forme en grande partie d*un tuf 
rouge volcanique, contenant de nombreuses pierres ponces, 
et qui parait étre le dépót des éruptions du grand volcan de 
Viterbo. 

Ce sol est coupé par d'étroites vallées qu'arrosent des ruis- 
seaux auxquels elìes doivent leur profondeur et Tescarpement 
qui les borne de part et d autre ; àhuit milles romains de Fé- 
traila^ petite ville sur le flanc occidental de la montagrm et à- 
peu-près à méme distance de Monte Romano , est une de ces 
vallées étroites et prolongées, elle est connue dans le pays 
sous le nom de Norchia. Dans les escarpemens volcaniques qui 
la limitent au nord , sont taillés des tombeaux d'un caractère 
assez analogue à celui des monumens égyptiens. La droite de 
la vue pittoresque, gravée sur la pi. XLVIII, enfaitvoir deux 
forit simples et du nombre de ceux dont les détails sur une 
grande échelle, et indiquant lesprofils demouhire, sontdon- 
nés sur k pi. XLIIL Ces couronnemens d'une physionomie 
particulière donnent à l'ensemble un aspect originai qu'on ne 
trouve qu'à Castel d!Asso et en ce lieu. 

Les colons qui, venant par mer, durent fonder les villes ma- 



y. TOMBBAUX DE NORGHIA. 29 1 

ritimes , et rapporter des régions qui lés avaient vus naìtre , 
descopies exactes des mpnumens de ces mémes régions, plus 
tard donnant aux leurs une physionomie propre au nouveau 
pays qu*i1s adoptaient , le style étranger se modifia peu-à-peu 
en s*éloignant dans les terres pour prendre un caractère nado- 
nal dans les lieux méditerranés ; e est pourquoi Norchia et Castel 
d'Asso fournissent desexemples du style positivement étrusque ; 
quand , au contraire, à Yulcia, -ville presque marìtime, les dé- 
tails d'architecture ont un rapport plus direct avec le caractère 
égyptien. On pourraìt donc supposer que, fondées à une epo- 
que à laquelle une grande école orientale était adoptée comme 
type general par les peuples alors civilisés , les villes maritimes 
étrusques durent aux métropoles asiatiques des principes d'^ar- 
chitecture , qui modifiés sur le sol tyrrhénien , produisirent 
les monumens toscans de Norchia et de Castel (TAsso, 

Cette origine orientale sereconnait donc dans les monumens 
qui, surla Yuepittoresque,B pi. XLYUI, sont séparés des porti-* 
ques à frontons par un escalier taillé dans le rocher et incline» 
sur les trois faces, dont la plus large parallèle à la roche, et for- 
mantla fa^ade, contientune porte qui n est que figurée^Tentrée 
réeUe de la chambre sépulcrale était placée au-dessous et ca- 
chée par les terres pour éviter les spoliations. Une des portes 
feintes et plusieurs couronnemens de sépulture sont, comme 
nous lavons dit plus haut , gravés pi. XLIII , et destìnés à ac- 
compagner un mémoire plus développé, que le savant prò- 
fesseur Orioli prépare sur cette matière, pour le cinquième 
volume de nos Annales. 

Près de ces tombeaux sont deux autres , riches de sculp- 
ture et d*ui^ caractère tout différent , surmontés de fìx>ntons 
et d*un entablement complet ; des colonnes ìsolées de la roche 
formaient un portique dans lequel il était possible de mar- 
cherà le pian et la coupé au spmmet de la planche expliquent 
quelle était la disposition des colonnes et leur isolement du 
rocher. Le talus Yolcanique , qui des rives du ruisseau monte 
jusquaux pieds des monumens, fut taillé en gradins de 
soixante-dix à quatre-vingts centimètres , ce qui prouYc assez 



2g^ I. MONUMETIS. 

rimponance que Ton mit à les dégager de tout ce qui aur&it 
pu nuire à leur effet. 

Celui qui est place au centre de la vue pittoresque^ et dont 
le fronton est compiei , formait un porche , du genre de ceux 
ndmtnés in antis par Vitruve ; deux colonnes espacées eii 
araeostyle occupaieiit le milieu. Un embnsement pris sur la 
roche inférieure diroinuait la longueur des fùts qui , dans le 
monument voisin , descendaient jusqu*au sol tlu premier gra- 
dii) ; au centre une marche taillée dans le ree permettait de 
monterau portique plus facilement. L*espacement des colon- 
nes ne se peut reconnattre que par les restes informe^ des 
chapiteaux qui, conservés sous Tarchitrave, sont frustes au 
point de ne pus permettre d en déterminer la dimension. Au- 
dessus de cette architrave d'une proportion très haute , ce 
qui sans doute était motivé en construction réelle par la lar- 
geur de rentrecolonnementareeostyle, et parce qu'alors dans 
les fabriques ordinaires Varchi trave était en bois ; au-dessus, 
dis*je, est une frise ornée de triglyphes , qui n*ont point comme 
ceux du dorique les demi-canaux qui suppriment Varrete de 
Tun et de l'autre coté. Une ligne de denticules surmonie ces 
triglyphes et porte Tencadrement du fronton : il se compose 
par sa base d'un boudin en retraite , et sur les deux rampans 
de cavets décorés comme ceux des Egyptiens. Les deux pentes 
6 appuient sur deux volutes dont le centre èst omé de mas- 
ques largement sculptés. Au* dessus de ces masques deux lions 
sur des acrotères décoraient les angles du fronton. La sculp- 
ture du tympan^resque entièrement détruiten'a conserve que 
deux figures debout très frustes, et une troisième couTchée, 
gagnant langle rentrant. 

Au troisième gradin en cofìtrebas de la fecade , eét une ou- 
verture par laquelle on peut descendre dai^s la Cryptedestidée 
à Imhiunation (Voìr le pian et la coupé au sommet de la pi. 
XLYUI). Dans cette crypte est le couvercie d un cercueil de 
nenfro età doublé inclinaison. ' 

Le tombeau voisin A dont un dessin géométral et restamré, 
quant au bas^relief , eàt grave à coté de la vu^ de la vallee , 



f, TOMBBAUX DB NORGHlA. 298 

était beaucoup plus riche et formait de méme un, portique eW 
aìitis y mais de quatre colonnes au lieu de deux ; celles plus 
éloìgnées de laxe étaient près des antes ou pilastres entière- 
ment isolés du fond, ce qui est démontré par la sculpture, 
continuée jusqu à Farete où se termine le moiiuraent. Les 
chapiteaux des colonnes frustes, comme dans le précédent 
tombeau , ont laissé des ipasses informes sous Varchi trave ; 
une seule trace de base est aplomb au-dessous d'un de ces 
chapiteaux, toutes les autr'es ont disparu. 

Le fond sur lequel se dessinaient les colonnes est orné de 
sculptures grandes comme nature et presque entièrement effa- 
cées, excepté dans les parties supérieures préservées de la des- 
truction par la saillie de Tentablement. Aucentre de ces sculp- 
tures est un boucUer rond sur lequel flit applique un stuc 
jaune très dur, qui en quelques endroits s'est conserve;, près 
du bouclier une^ massue droi(e semble avoir fait partie d'un 
trophée qui occupait la partie centrale du fond. Àprèslamaa- 
sue un casque de forme phrygienne avoisine de très près laile 
droite d'une figure que Fon ^eut supposer étre celle d'une 
Yictoire , et qui sauf les ailes est presque entièrement dètruite ; 
toute cette partie centrale de la sculpture se détacbait sur un 
fond colorié au minium y qui a laissé des traces èvidentes entre 
la massue et le casque et particulièrement vers les contours de 
ce demier. 

Au-des$us de la téte de la figure ailée, le stuq rouge s'est aussi 
conserve ; v^rs l'aile gauche une èpée d'une forme particuUère 
précède deux nouveaux casques phrygiens. Enfila trois figures 
vétues de robes ou toges portent chacune une enseigne ou peut* 
étre une grande torche composée de sarmens enlacés. De 
nombr^uxrestes de stile rouge prouvent que le tout était peint. 

L'entablement ^mblable à celui du tombeau précédemixi^nt 
décrit , en diffère par cela seulement que les triglyphes ^ptit 
portés par des gouttes coQiques dont la pointe repose sur la 
saillie de l'architrave ; ellos ne $ont qu'au nombre de trois. 
Deux cavets, òrnes de canaux , comme pn en trouve fréquem^ 
ment en Etrurìe , et particulièrement à Chiusi , décorent les 



294 I* MONUMBNS. 

deux rempants dufronton; langle supérìeur conserve, malgré 
la chute de la moitié de Xaètosy permei de reconnaitre qu*une 
figure ou tout autre ornenient, place sur un acrotère doni 
il y a des traces , couronnait le monument. 

Yitruve nous apprend que des statues en terre cuite ou en 
metal occupaìent ordinaìrement chez les Etrusques le sommet 
dés frontons. Plutarque cite le char de terre cuite que Tarquin 
fit faire à Veies pour décorer le sommet du tempie de Jupìter 
Gapitolin, construit alors par des Toscans; jai rapporté de 
yeies un fragment de statue colorìé en terre cuite, qui peut- 
étre a servi d omement à un tempie de cette cité. 

Uentablement et Yaètos étant rompus vers le milieu , on ne 
peut attribuer cet accident qu a une violente commotion dont 
l'epoque nous est inconnue. La partie gauche se trouve à 
terre, il me fut possible de la dessiner plus facìlement,etréu- 
nie a Fautre sur la gravure G publiée au sommet de la pianelle, 
on peut y prendre une idée complète de la composition. Il est 
à remarquer que la moitié du bas-relief , encore en place , a 
plus souffert des injures du temps que celle détachée du ro- 
cher. Cette dernìère partie s'est disjointe du reste entre la fi- 
gure centrale et le bouclier qui en est le plus rapproché ; des 
extrémités de plis sur Tun et l'autre bas*reliefs m ont fait sup- 
poser qu une troisième figure drapée occupait le lieu où la 
composition fut brisée. Sur le fragment qui est à terre, les fi- 
gures sont casquées, deux d entre elles portent des boucliers 
dont rintérieur était peint en jaune et en rouge \ ce qui prouve 
que le bas-relief était aussi colorìé; les vétemens ont quelques 
traces vertes, et le fond conserve encore des parcelles de stuc 
blanc. 

Les figures centrales vétues de t(5ges ont une grande impor- 
tanceparleur taille, qui est d un tiers au-dessus decelles desex- 
trémités; à droite sur la partie adhérente encore au rocher,qua- 
trepersonnagesdont le premier est vétu d'une tunique, dirìgent 
leur marche vers le centre;inclinés et posés sur leurs genoux, 
les deux derniers semblent étrangers à la principale action. 

Exécutés peut-étre au temps de Démarate, ces deux 



V 



/! TOMABAtrX DB IfORCHIA. apS 

totoibeaux ire perdei) t pas pour cela de leur intérét^ et quant à 
ce qui concerne leur àrchitecture, ce moment les rendrait 
plus curieux ; en effet ils seraient hors des époques de transi- 
tìòn , et nous donneraient une idée exacte de Farchitecture tos- 
cane , arrivée au point où, selon Yitruve^ elle put étre établie 
sur des règles certaìnes ^ qui furent inodifiées plus tard par les 
Romains. 

La sculpture mieux dessinée que celle de fenici ^ m*a pam 
d*uil caractère grec, et n a rien de la raideur des raonumens 
toscans; semblable à celle des urnes de terre cuite, tommu- 
nes au riche musée de Chiusi^ et dont les couleurs encore 
vives se Toient sur les vétemens des guerrìers , cette analogie 
m'aida àme reproduire en pensée ce que durent étre les tom- 
b^ux de borchia) dans leur état compiei de décoration. J'ai 
pu alors me représenter Teffet brillant de cette ligne de sé* 
pultures peintes, couronnant Tenceìnte de la longue et pro- 
fonde vallee $ à son extrémité un pont forpné paV la nature, 
un sphinx kolossal entre des tombeaux , et taillé dans la roche 
qui offre en ce lieu d'immensies escarpetnens , devaient termi- 
ner dignement cette belle nécropolis et lui. imprimer un ca- 
ractère grandiose et religieux; 

Albert Lbitoir. 



g. SGÌlVI Di BBOU (l) , DEGÙ iiNNI MDCGGXXIX-XXXII. 

{Estratto, tielle lettere dei SS, Metta et Romano.) « 

• • . ♦ * , 

^ Die. iS^g._ 

dimettiamo alcuni bottoncini ed anelletti di metallo, non che una 
conchiglia , rinvenuti nei ttepolcri. £ siccome tali bottoncini ed anelli 
ta. ritrovaroiio' situati verso i; piedi dello scheletro, abbiamo opinato 
che tali sepolcri appartenessero a donne , maggiormente perchè si 
rinTcnnero a suo Iciogo presso lo scheletro i pendenti, le collane di 

(i) Disegni d*£holi non accennati nelle qui seguenti notizie. 
i»Vaso.coll*^morùiaeGoiriscrizionedii^tcvU(riou»etc. v.Bull. x8ft9,p. i5i sqq. 
9. Vaso della Sirena Bull. 1. e. 

IV. ao 



ag6 I. MoifUMBNs. 

ambra > le conchiglie , ^li anelli ed alcani Tc^LciUt di terra, cotta 
per uso delle rocche da filare , ossia de* loro fusi. 

7 Die. 1829. 

Bolli di diverse tazze. 1' Si osservano i segni sequen ti 1. TU graf- 
fiti. 

a" Bollo che sembra rappresentare Ercole col Cerbero» 
3^ Bollo con caratteri oscuri. 
4° Due cavalcatori. 

18 Gennajo i83o. 

Nei contomi di £boli sta nn terreno spettante al principe d'Angri 
denominato Olive deUa corte. Ivi quante volte abbiamo scavato per 
l'addietro altrettante si sono rinvenuti de' sepolcri. £ di nuovo nei 
giorno 3o dicembre prossimo scorso in profondità di palmi circa 4 , 
apparve un sepolcro , ed essendosi manifestato a prima vista un masso 
di cenere e minuti carboni, stimammo che si ei*a seppellito il cadavere 
nel luogo medesimo del rogo, come in altri scavi avevamo osser- 
valo. In seguito scavando comparvero delle ossa avvolte nella cenere 
e nei carboni. Intorno a queste stavano molti vasi oneriti a cagione 
forse di aver sofferta la combustione ; ma tutti rotti. Raccògliemmo 
varii pezzi di detti vasi , e fra questi ve n' erano 4 > che combinavano, 
sebbene interrotta mente , in un vaso , di cui accludiamo il disegno 
eseguito dal prof. Elefanti. Egli è di color giallo nel fiondo , ed ha le 
figure di color nero a contorni graffiti. Nel giro del suo coUo stanno 
dipinti varii uccelli. In \ina delle facie si osserva il Minotauro in fi- 
gura d'uomo colla testa di toro, che ha in mano un sasso. Nella faccia 
opposta sono tre altre figure virili : la prima d'un nomo colle nacchere 
fra le mani; la seconda d'un altro con in bocca uno strumento nisti- 
,cano, ed il terzo ballante. Le prime due (i) abbiamo stimato rife- 
rirsi alla tenzone fra Teseo e il Minotauro ; e le 3 altre come una 
festa di tripudio per Tuccisione di questo. 

a8 Marzo i83'o. 

Nel corso di un' intera settimana non altro abbiamo rinventtto che 
sepolcri ro/ita/z< composti di g^osai mattoni e lònnati a spina.- di pesce. 
In uno di essi , ove era sepolto un militare per avere accanto una. 
lancia con pochi vasi ordinarii , si ritrovarono due statitene di terra 
cotta y una che si elevava all' altezza di circa un palmo , e 1' altra di 
un mezzo. La prima rappresenta un uomo ignudo in atto ittifiallico 
abbcacciante una donna coperta soltanto d'un grembiale. La mossa è 

s 

3. Lekytos a figure nere, Bull. 1. e. V. k lettera del «ìg. Eleftinti del & di 
Gennaro i83i. 

4. Tazza a figure nere. Si ignora la data dell* inviow Vedi 4 geo* x&2c« 

5. Amfora a figure nere rappresentante in un lato Bacco nel mezzo di due 
Baccanti e due Sileni, e nell* opposto parimente Bacco nei mezzo di due 
Sileni. O. G. 

< f ) Il y a dono un Thésée en face du Minotaore qne ratiteor da rapport a 
eublié de noui décrire. Tu. P. 



g, SCAVI ni EBOLI. 297 

eìcgatìte e graziosa. Là seconda statuetta poi esprime un amorino 
ammantato con !e ali. In alcuni dei mattoni sopraddetti eranvi i 
noilii dei fabbricatori a lettere impresse e rileyate , così : 

M. B ADEI LVIPOR . t^LOTI (Lucipor ?) 

22 Maggio i83o. 

Nel sepolcreto appartenente ^1 villaggio di Fanfaone creduto Fa- 
num fauni ^ avendo noi fatto scavare negli 8 maggio corrente ^ si 
trovarono molti sepolcri disposti in linea retta, e costrutti di mattoni 
lunghi palmi 8, larghi 2, e profondi 3, ma di dentro vestiti di 
marmo bianco. Essi però, quando quel luogo fu diboscato e ridotto 
a semina, furono smossi e rivoltati. Lo scavo vi durò per 3 giorni nou 
uscendo altro che vasi rotti di terra cotta , e di vetro , che per altro 
erano tutti di elegante fabbrica.; e finalmente avendo fatto tentare se 
al disotto di essi sepolcri ve ne fossero stati degli altri, bentosto com- 
parve un nuovo ordine di grosse uine di terra cotta contenenti ce- 
neri e reliquie di ossa , e vicino di una di esse si trovò un pezzo di 
mattone con due sole lettere impresse e rilevate d ^; mancandomi 
la continuazione, perchè il mattone era rotto dal sepolcro sovrap- 
p^osto. Finalmente ci giova fanri avvertito ancora che in uno scavo si 
trovò un frammento di un vaso rosso all'uso aretino col bassorilievo 
d'un sagrifizio' dedicato a Priapo. Si vede nel frammento la bac- 
cante colle mani piene di frutta , che offre all' idolo , e colla testa 
voltata ad una seconda figura che m^nca. In detti sepolcri si trova- 
rono ancora dispersi nel terreno tfiohi ^ssi pesanti col tipo di c^iano 
bifronte, e col solito rovescio deHa nave. 

16 Giugno i83o. 

A di II apHle di quest'anno ricominciando noi lo «cavo ne\\a/9ezza 
delle monache , uscì un sepolcro a trgvertinQ | che scoperto intero si 
trovò essere stato anteriormente smosso ; sotto un pezzo del travertino 
trovammo un vaso , però frammentato, di elegante disegno gi^o uni- 
tamente a molte ambre. Quindi continuandosi il i3 dello stesso aprile 
a distanza di circa p^ 1 4 da detto sepolcro i^ profondità di p. 3 i/a 
apparve un gran masso di cenere e carboni, ed il terreno sopra cui 
era succèssa la combustione era di figura circolare, dove in mezzo 
stavano ossa e vasi rotti dall' azione del fuoco. Terso l'orlo del bru- 
ciato si trovò un pentolino con fesce nere e bianche d'intorno , con- 
tenente entro di se un anello da dito , non che accosto di questo- un 
vasettino di vetro ben ornato. Al i4 dell' aprile sulla stessa superficie 
M trovò un altro sepolcro di un militare , poiché verso la testa st^tya 
nna lancia ed una moneta di Giano bifronte, composto a grossi mat-^ 
toni situati a spina di pesce. A piedi del sepolcro erano 3 vasi rustici 
ed una lucerna. In qtiesto giorno ed in due altri seguenti si trovarono 
édtri 7 sepolcri Vnnù a poca distanza dell' altro, ma smossi da tempo 
anteriore, e però non si trovò vaso alcuno sano , ma solamente si 
osservarono due pezzi di mattoni de' delti sepolcri in uno de' quali 
stova scritto T. HOSTIL e sopra l'altro pure YEN. Nel luogo li Crispi 
Si l'j Aprile in pco^ndità di p, 4 y usci la facciata di un sepolcro 

ab. 



apS I. monuMbns. 

composto a mattoni giungo pai. g^ nel quale si trovò uno scheletro di 
lunghezza straordhiaria, a piedi del. quale erano situati io vasi,. 3 
rustici, e 7 di lucida vernice nera , tra' quali uno a 3 manichi dhesi 
elevava ali* altezza ri i p. che oltre gli ornati offeriva nel prospetto 
davanti un uomo ignudo sedente Qon tamburo in mano. A pochi 
passi di distanza da questo sepolcro .uscì un masso di earbohi e cenere 
pure di fij^ura circolare ed in profondità di 4 P- » in fine del qual 
masso si vide il sepolcro di un fanciullo le cui picciole ossa erano si- 
tuate sotto al concavo di xitx^ figura di terra cotta y che rappresentava 
una donna sedente , tenente alla sinistra un cestello di fruita , e nella 
destra una patera. Intorno a questa figura erano disposti 5 vasi, tutti 
di finissima vernice, tra' quali un* umetta variocolorita soprapposta ad 
un balsamario elegantemente dipinto. Continuandovisi per altri giorni 
3 lo scavo tra rottami di varii s»epolcri trovati non si scoprì che una 
zappa. 

a8 Giugno i83o- 

Prevenuti noi eh' erano apparsi varii sepolcri nel luogo deìt&Jbn^ 
tana delti ficài dìsìante da Eboli circa mezzo miglio, spedimmo ben- 
tosto il nostro valente scavatore suqoe' luoghi, dove dopo 3'gionii 
di scavo, che ebbero termine pel di 17 del corrente mese, si rinven- 
nero molti altri sepolcri rotti, e in mezzo ad essi varii pezzi di bronzo ^ 
e fra questi un magnifico piede di candelabro alto più di i. p. e di 
greco elegante lavoro. Egli fonnando la figura di un tripode^ cias- 
cuno de* suoi piedi di sostegno presenta una branca lionina di vistoso 
lavoro, ed espressa meravigliosamente. Unito a. questo due anìfna- 
letti tnarini in bronzo congiunti insieme di cui le teste come le code si 
allargano come da un solp corpo, e formano una graziosa figura. Ed 
in ultimo si trovò altro strumento puf'e di bronzo di figura quasi cir^ 
colare, e di lucida vernice ^erdè. Attòi*nò la 'superficie di esso sta la 
iscrizione TIAXATAIfìr, di leggenda' oscura. Stiamo in dubbio come no- 
minare i due animali che si affacciano, ^órse sono due léóni. 

ai Luglio i83o. , 

Al 5 luglio presso 1^ ycstigia dell' antica 'Escivi neW Abbadia di 
S. Pietro a murnù in queste nostre pertjinenze fra* rottami di sepolcri 
si trovò uh pettine di bronzo , sopra una faccia del quale sta scrìtto 
CABIR. Dopo l^ultima lettera sembra esservi un Alfa. .Al di 8 Luglio 
nel luogo detto il Boscarelh poco lungi dai Fili , ove era uno fra gli 
antichi casali di Eburi , scavatosi a caso da alcuni contadini si trovò 
un sepolcro di mattoni quadrato , e coperto 4^ un grosso mattone. Vi 
si rinvenne un' urna piena di cenere ed ossa sfacellate , non che den- 
tro di questa un vaso a forma di coppa dentro del quale stava una 
lucerna di colore rosaceo , contenente sotto il fondo esterno una is- 
crizione oscura di^'greci caratteri; e finalmente sìotto questa lucerna 
una moneta dell' Imp. Antonino Pio, di patina verde, tutta chiara e 
pulita. L'iscrizione par dire MAEIMAI. 

S Agosto i83o. 

Nelle Olive della Corte ver&o il principio di questo mese alla prò- 



g, SCAVI DI EBOLI. 299 

fondita di p. 6. si trovò uno scheletro giacente snWa nud.i terra , di 
cui era pure coperto , ed intotniato di pietre. Al «uo piede sinistro 
stava un vaso a /orma di campana di buon lavoro; avea il fondo 
nero, e fra dipinti ornamenti due figure sedenti, una donna cioè ves- 
tita, ed un uomo ignudo tenenti in mano ghirlande di fiori : figure 
bacchiche. Era al fianco destro un ci7a/^/a^ro.di piombo, un cinturone , 
e ^ altri vasi ^ tra quali tre' ornati e figurati, de' quali uno è molto 
bello : egli è di figura cilindrica , essendovi dipinto elegantemente 
un uomo nudo con una ghirlanda in mano in atto di offerta , ed una 
donna metà nuda con simili ghirlande in mano. 

Per altri 3 giorni non si trovarono che 4 sepolcri di militari ro- 
mani situati fra sepolcri guastati greci : si vedeano principalmente 
indizi di ceneri in un* area circolai'e, tra le quali era un grosso mat- 
tone, sotto cui molte urne e vasi romani di color rosso e bianco. In 
mezzo ai vasi stava una lancia; anzi innno di essi oltre queste cose si 
trovò un coltello alquanto lungo e curvato, ed xm pugnale. Abbiamo 
detto che questi sepolcri stavano fra quei di Greci , poiché nello sca- 
varne uno uscivano da un lato frammenti di vasi nolani, fibule guer- 
nàe di osso , ed una pastiglia simigHante a quella delle ambre , e^- 
ftendosi pure trovato un avanzo di sepolcro greco con varii finis>- 
simi oggetti. Quivi appresso si trovò un altro sepolcro in molta pro- 
fondità composto di pietre, che si alzavano a modo di una pira- 
mide^ sotto di cui stavano le ceneri e due rustici vasetti con varii 
pezzi di bronzo , cioè un cerchio grande , cinque anelli da dito, varie 
fibule, una delle quali aveva l'ornamento di un cavallo, un pesce 
cogli occhi di argento somigliante al delfino , una piccola tartaruga 
di ambra, e due pendenti di argento ben lavorati. 

28 agosto i83o. 

A di 19 dello spirante Agosto nel fondo solito Olive della Corte 
comparve alla profondità di p. 6. un sepolcro il cui fondo era la 
nuda terra : ed attorno a lati di esso stavano molte pietre in fila. Si 
videro entro di esso le ossa di uno scheletro, a piedi di cui stavano 
7 vasi di buona fattura e di color nero; e verso la testa poi un vaso , 
*che per la finezza del suo composto , e per la eleganza è il più bello 
£nora degli altri presentatila' nostri sguardi : egli si eleva all' altezza 
di circa un p. ; il suo fondo è nero lucidissimo; graziosi lavori or^ 
nano il collo ed il dintorno di uno de' tré manichi. II suo prospetto 
è coperto dalla favola di Atteone (Ann. i83t. Tav. d'Aggiunta D. 
p. 407) dilaniato da' suoi cani. Questo è in atto di cader supino ag- 
gredito da tre cani venatorii, mentre che se gli allungano sulla fronte 
le ramose coma cervine e le orecchie. L'atto è vivo assai. Le tinte di 
color giallino sono finissime; il vaso ha tutte le finezze dell' officina 
nolana, da cui è uscito. Inoltre a di 20 dell' Agosto nel medesimo 
luogo, si rinvennero altri 4 sepolcri fra rottami di sepolcri greci. Il 
primo formato di mattoni a schiena c|i asino , con scheletro di mili- 
tare, dappoiché alla testa stava una lancia, ed a piedi erano 5 vasi 
ronoani cos^ una lucerla ed un chiodo.. Gli altri sepolcri erano ^ella • 



309 l. MOtlUMVNS. 

nuda terra, coperti di pietre perquaiUQ avrebbe dovuto essere il 
luogo delle urne , e vi si trovavano va»} gustici Sebbene dal disegno 
sopraddetto i cani non appariscono interi, pure nell* originale sono in- 
teri. , 

ao octobre i83o. 

Nel fondo Olis»€ della Corte al principio dei settembre si rinven- 
nero 3 sepolcri; nel primo stava lo scheletro di una donna , che do- 
vca essere di poca età, dappoiché la lunghezza del sepolcro non era 
che di palmi 4 i/s* A piedi di essa era un' i}aso ornato di alcune fascie 
rosse e bianche, e verso le braccia stavano S fibule di bronzo di ele- 
gante lavoro, ed attorno il collo una collana composta di diverse 
materie y vale a dire di pastiglia coperta di laminette d'oro i di con- 
chiglie, di scarabei di osso, e di minori pezzi di ossa. 

Nel 20 si trovò giusta il solito il luogo del rogo di. figura circo- 
lare, al cui fine stava il sepolcro coperto di un tegolone , ed in esso si 
scoprirono 3 urne ornute di fascie rosse e bianche intorno alle quali 
k piccioli vasi di ottimn vernice, e tra questi un balsaroario fatto a 
modo di globo , tutto di color bianco , su cui stava dipinta una far- 
falla o cosa simile, e nel 3° finalmente , il quale era formato del tutto 
come il precedente, si rinvenne immediatamente sotto il mattone un* 
urna di patina bianca con varii lavori di color rosso, dipìù un' ele- 
gante vaso a forma di una tazza o coppa, a due manichi, che era si- 
tuato ad un fianco dell* urna ; e da un altro lato due patere, iii mezzo 
ad una delle quali un vasettino di patina nera. Si trovarono, inoltre 
molte fibule di bronzo , e due pezzi di osso a figura di ghiande rap- 
presentanti una testa di serpe, 

19 Die. i83o< 

Abbiamo acquistato /«/lacormb/^z, che fu ritrovata da alcuni operai 
presso le vicinanze di Eboli nel luogo detto fontana de* fichu È di 
color che inclina al verde e non diafana. È scritta in ambedue le facce 
coi soliti caratteri degli Abraxas. In mezzo ad una delle facce è inciso 
ad incavo un uomo a testa, e piedi d'Aquila. 

4 Gefm. i83i. 

Bis. di un vaso nella casa di Matta. 

Il sig. Elefanti avendo in die. pro^imo scorso fatto uno scavo in 
uno sprofondo ai Crispi adiacente a questo abitato ha rinvenuto tra le 
-iltre cose una coppa dipìnta e figurata conforme il disegna che egli 
ne ha fatto. Il sepolcro scoperto era lungo circa palmi 9 , largo circa 
39^alto 3 i/a^ con sotto un solo grande mattone; e d^c simili for- 
manti un angolo lo chiudevano , ed a' laterali del sepolcro due alcrì 
mattoni ; a piedi del sepolcro solamente stavano otto vasi ca- 
mulati, tra quali la coppa predetta; e la profondità di tale sepolcro 
era di circa palmi 9. 

18 Marzo i83i. 

Sepolcro di donna profondo circa 6 p. attorniato di pietre , in cui 
ai trovarono verso la parte del collo dello scheletro un' amòra bei| 
grande lavorata di sopra a forma di veiticillo, e nella destra spalla 



g. SCAVI DI EBOLI. iox 

àute fibule j e Ticino la stessa 3 yasi di nera vernice , tra* quali unii 
coppa con iscrizione graffita APNMTEA, Aristea. 

29 Magg, i83i. 

Nelle Olive della Corte nel di 8 del marzo apparve un sepolcro mlU- 
tare, il cui scheletro era situato sulla nuda terra con pietre intorno, 
Avea nel sinistro lato e proprio versa la testa^ una lancia ed un vaso 
a tre bocche elevato a più di i p. , bianco di fondo, e vnrli gentili 
ornati di color nero , non che due Ci ppe. Verso la sua metà poi tre 
vasi, e 4 altri a piedi con un istrumento diferrp fatto a maniera di pa- 
letta, messo nella direa^ione della lancia : il quale strumento di ferro 
per avere nel matiico del legno infracidito si stimò da noi fosse fissato 
air impugnatura dell* asta servendo per piantarlo in terra. Si trovò 
appresso , una mediocre urna colle ceneri di un altro militare, attorno 
alla quale stavano ^ patere Xìnle a nero, una lancia, un cinturone di 
bronzo molto ben fatto , un candelliere di piombo , una lucerna e 3 
vasi di bronzo^ uno alto i p. formato a foggia di secchio da pastore 
col fondo concavo , che poggiava per un piede scorniciato dello stesso 
metallo , ed attaccati al suo orificio per mezzo di due elegantissimi 
mascheroni di bassorilievo, due manichi mobili, le cui punte fini- 
vano in 4 serpi pure di bassorilievo incastrati nei mascheroni, e che 
giustamente cadevano sull' orifizio quando si riposava il vaso : il se- 
condo offriva la figura di un bacino ; ed il terzo era di figura circolare 
largo sulla bocca. Si rinvenne di più un altro sepolcro, le ossa del 
cui scheletro giacevano sulla terra nuda fra delle pietre; ai piedi di 
questo stava un vaso di bronzo scolpito di varii bassorilievi, e col 
manico mobile; vicino a questo venti priapi di terra cotta, e varie 
ca/e/ie di anelletti , e finalmente 3 vasi neri ^ e molte fibole di bronzo 
lavorate, trale quali una presentava molto ben fatto un centduro. In 
questo stesso giorno si rinvenne il vaso col nome Aristea (18 marzo). 
In seguito si ritrovarono disposti in linea retta molti sepolcri for- 
mati a modo di più pozzetti a nuda terra , ne* quali non si trovò altro 
che ceneri ed ossa con pezzi di vasi mischiati, appunto come rap- 
porta il sig. Jorio dei sepolcri di Lucania , oggi Basilicata. 

9 Luglio i83i. 

Nei dintorni di Battipaglia^ distante 3 miglia dall' abitato, dove 
er^ un antico casale spettante ad Eboli , un contadino scoprì un 
magnifico sarcofago di marmo. ^no bianco sulla cui faccia principale 
erano varie figure a bassorilievo. Singolare è la rappresentazipne di 
questo bassorilievo, rappresentante nel mezzo la figura sedente 
della terra , che sta versando il suo cornucopia colmo di fruiti , e le 
sta accanta un put^o tenente un vaso forse per ricevere i favori della 
Dea. Suir uno e Tallirò fianco di questo gruppo è rappresentata una 
vittori^ o simile fiigura che dirìge i cavalli d'una biga in corsa pi^a. 

Il contadino ci riferì che entro il sarcofago avea trovato lo sche-i 
letro, un piagnale col manico d'os<iO ben lavorato, un unguentario ^ 
con belli ornati', e 3 figure dipinte; sembra la scultura del ssrcpfi^gQ 
«sser grecai. 



3oa I. MONUBISnS. 

Dopo gìiscayi esieguiti inm^gio ultioio nelle 0/)tW della Corte ^ dì 
cui miiiut<a mente si diede rapporto , se ne intrapresero degli altri 
neir oHveto del Sig. Romano Cesaro nel luogo i Crispi adjacente ad 
Eboli. Tale Oliveto era disseminato di sepolcri in tutl* i piinti. Sulle 
prime si trovò 11 sepolcro di un fanciyllo riposto in un' urna grande 
coperta , assieme con piccioli oggetti di bronzo , ed un vasetto rus- 
tico; appresso se ne trovò un altro, Io scheletro di cui giaceva in mezzo 
alle pietre; a' piedi un vaso a 3 bocche > con degli ornati bianchi , e 
4ue coppe nere : alla testa poi 3 altri vasi. In un altro sepolcro un' 
urna contenente le solite ceneri, ed accosto a questa un unguentario 
elevato a ])oco meno d' un palmo di fondo rosso con varii ornati , ed 
una figura graffita, che presenta un cavallo,; una coppa rotonda y due 
altre minori di vernice nera nolana^ ed un gran cerchio di bronzo 
bellamente lavorato. 

Nel di 5 Luglio medesimo si rinvenne un* altro sepolcro, ed in 
esso un'urna atre manichi. Essa è di figura cilindrica ornata, ed ha nel 
davanti dipinta una festa di donna ; aveva poi vicino un mattone che 
la difendeva , una lucerna , una coppa di ottima vernice nera<y^ ^ 
vasi rustici d' attorno con varie ossa dello scheletro. 

Si trovò in detto di altro sepolcro in terra nuda con due urne di 
fondo rosso , una coppa rotonda di vernice nera , un vaso di due 
manichi a modo di zuppiera, e due altre urnette rustiche coper- 
chiate. 

Nel di 6. allo stesso livello uno spazio ben grande con yestigia dì 
ceneri e altri segni di fuoco , il quale vi abbia arso. Lo spazio era di 
figura quadrilunga, in mezzo a cui erano molti vasi spezzati dal fuoco , 
una spilla d' osso lavorata, un braccialetto di bronzo. Lnmediata- 
mente appresso era un sepolcro con 3 rustiche urnette , e 5 altri 
vasi. In detta giornata si rinvennero due altri sepolcri. Il primo, con 
due urne rosse coperte da mattone , e nell' altro le sole ossa bruciate 
in un luogo coperto di pietre. 

Nel giorno appresso apparve mollo luogo con vestigia di ceneri, e 
quindi un sepolcro con due urne, e vicino a queste, due coppe di fi- 
nissima vernice , una lancia ed un chiodo. In altro sepolcro uno sche- 
letro a terra nuda giacente , il quale a vea nella mano sinistra un vaso 
di vernice nera , e due entro le ceneri , più & vasi ed un chiodo. 

Nella giornata io luglio sì scavò' un sepolcro di un fanciullo, o 
fanciulla , composto di grande urna nera con entro le ossa , due 
giare rustiche, molti oggetti di vetro ritondi e bucati per uso di 
collana, e due picciole fibole di metallo. In distanza di circa due 
palmi si trovò un gran mattone posto in piano, sotto cui 5 vasi, due 
patere, una coppetta e due vasi a bicchieri di finissima vernice, che 
crediamo appartenessero al detto sepolcro precedente. 

Nel 3 Agosto si trovarono due sepolcri, contenente ciascuno il suo 
scheletro sulla terra nuda, con attorno pietre poste a bello studio. 
Nel primo a mano destra un' idolo di Cerere , una lancella a un ma- 
nico con ornati soprapposti ; un vaso in forma di bicchiere coperto 
4a una pateretta , ed alla testa un pignattino con coperchio lavorato 



^..ftCÀTX DI EBOLI. 3o3 

Teiftmente oen eleganza a colori soprapposti. Nel secondo si trorò 
Terso i piedi un vaso rustico che si chiudeva alla parte di sopra , ed 
una giara : dippiù altro sepolcro , lo scheletro dèi quale parimente 
giaceva fra le pietre. A piedi aveva 7 vaà d' eccellente vernice nera 
cob ornati bianchi , ed alla testa un vaso a foggia di bicchiere , un 
unguentario con ornamenti , e nel prospetto ben dipinta una testa di 
donna. Dopò questo un' altro dello stesso modo , vicino ai piedi una 
tazza , in mezzo a cui fatta a bassorilievo una testa , che per aver di 
sopra una stella , si è stimato appartenere a famiglia imperatoria (? !); 
più un' altro vaso nero , o verso il mezzo un cinturone di metallo , 
non tralasciando che verso la testa stava una lancia ed un chiodo. 

L'essere a noi stato riferito che nel luogo vicino ad Eboli detto il 
Paterno erano comparsi de' sepolcreti , ci • fece provvisoriamente la- 
sciare questi scavi , e volgere a quesi' ultimo le nostre ricerche. 

Diffatti vi trovammo uh sepolcro a terra nuda. A' piedi non ci era 
eh' un vaso a modo d' anfora , ed al fianco sinistro una lucerna , sopra 
le quali elegantemente scolpito a bassorilievo un putto alato sonante 
una doppia tibia ^ et sotto a' suoi piedi avvi un' iscrizione greca. 

Cipposto ci fu mestiere tornare là dove avevamo lasciato ìncom-^ 
plete le fatiche e presentatosi un pezzo di terreno bruciato fecesi di 
tutto per trovare de' vasi , e non si rinvenne che un balsamario di 
figura ovale di color rosso, ed un vaso a forma di tazza detta volgar- 
mente urna, e corrispondente alla colile, con delle figure graffite rosse 
sul fondo giallo , esprimenti, come abbiamo creduto, un caprone, un' 
oca , ed un animale con faccia da uomo , come si vede nel disegno 
che si manda ; e tutto il resto del sepolcro guastato di tempo ante- 
riore. 

In vicinanza di questo sepolcro ne apparve un' altro di militare^ 
eh' era stato bruciato. Dopo 4 palmi uscirono quattro pietre situate 
suir urna , accosto la quale una scimitarra mezzo ossidata , una lan-^ 
cella di vernice nera con ossa all' intorno, ed un vaso elevato circa 
uii palmo , che oltre gli ornati conteneva dipinta una testa di donna. 
Ci trovammo dippiù un idolo di terra cotta rappresentante Cèrere 
con stajo in testa ed il canestro di frutta in mano, sotto di cui giace- 
vano molte ossa del medesimo militare, e due altri vasetti nolani 
d' in tomo. 

12 Aprile i832. 

In UDO dei sepolcri scoperti nei primi giorni dello stesso mese si trovò 
una gran quantità di pezzetti di creta di figura ellittica , alti circa un 
pollice, tutti incisi di varie figure (i). Il sepolcro contenea un' urna 
nera con attorno varii vasi , e sotto di una coppa si rinvennero i detti 
pezzetti. Intorno al sepolcro vi erano molte piramidette di terra 

(i) Sembrano piuttosto oggetti d'ornamento; il primo sembra rappresen- 
tare una Venere Libitina, accompagnata dalla colomba; nell' altro vedesi 
pure rappresentata una donna nuda coU'iscrizìone di cui si parla in fine. Sul 
terzo poi v' èia figuri^ d'un uomo nudo armato di scudo e lancia. O. G. 



3q4 I. MOMUMBirS. 

cotta, dette da noi ' termini sepolcrali, in duie di esse si Tcdono 
graf fitti questi segni O /n (i). Il Jorio 9 p* 7» nel metodo per rinTenire 
« frugare i sepolcri asserisce e dichiara che anche i Greci facerano uso 
dì sepolcri costruiti a mattoni. €iò maggiormente assicurano i molti 
sepolcri greci troyati da noi nel luogo detto il Paterno nelle vicinanze 
di Eboli, fomiti di mattone. Dieci di tali sepolcri stavano in una di- 
rezione medesima ed arcano dei finissimi vasi greci, tra' quali in una 
coppa è nel mezzo graffito il nome del defunto (leggenda oscura). In 
molti dei medesimi pezzettini di terra cotta si ossenrano due leggende, 
J9tto ai piedi TAPT e nel lato sinistro della figura £ICTIAIOr. {%) 

GiRQiiAMO Matta. Antonio Romano. 



2. SCULPTURE. 



a. DI UffA TAZZA BACOHIGA d'arGBNTO. 



{Monunu de flast. PI. XLV. B. C. D,) 

Nello scorso marzo un villano del comune di S. Donino 
lontau di Bologna a levante un miglio e mezzo circa, e preci- 
samente in una possessione del non men chiaro per nobiltà 
di natali, che per eccellenza di lettere, il Sig. Mse Massimiliano 
JngelelU, presidente del collegio filologico di questa nostra 
università, al qual collegio ho Y onore di appartenere, ri- 
trovò due piccole tazze d* argento non motto fino , ma di bel 
lavoro ad arabesco , ed una terza più grande del peso dion<ùe 
bolognesi presso che nove di fino allento ^ e di bellissimo 
lavoro. Questa è quella , di cui imprendo ora a scrivere y la 
quale mostra in un fregio che la circonda , alcune figure in 
bassorilievo , che mi pajono degnissime dell* attenzione degli 
antiquarj. La forma e grandezza di questa tazza si veggono n«lia 
Tavola XLV. D. e C. Non farò adunque parola che del fregio ^ 
il quale lett. B della stessa Tavola viene rappresentato. 

Ma prima di discorrere la proposta materia j piacemi di ripe- 

(i) Siflatci oggetti possono credersi pesi ad uso dì ifclarì Mi. 3 1. O G. 
(a) Questa lezione forse è relativa al nome del defunto. O. G. 



a, TATSEA «A€CHICA. 3o& 

tere col eh. Visconti (i) che « niun genere di soggf|Ui ne* mo- 
« numenti di antiche arti più sovente s' incontra di quello , 
« che le favole , le feste , i simboli , i riti bacchia ne rappre- 
« senta. Ossia, che essendo stato riputato quel Nume il pro- 
ti lettore di tutte le arti teatrali| la pittura, e la scultura ga- 
« reggiassero ad adornare di simili rappresentazioni i luoghi 
« dei pubblici divertimenti : ossia che preside delle vendemmie 
« e del vino , fossero le sue immagini ugualmente opportune 
« alle religioni agresti, e ai rustici, templi come alla gioja dei 

« conviti, o air abbellimento dei cenacoli certo è che la 

« metà presso degli avanzi dell' arti vetuste sono memorie 
« ancora del culto di questo Nume». Di questo genere sicura- 
mente è la nostra tazza, come quella che tanti ci offre di quei 
segni, i quali da Bacco stesso detti sono oxcyii òpy<«iH Ipaiv ap- 
presso Euripide (a). I quali essendo tutù disposti con beli' 
ordine e regola, parmi che si^ da cercare X intenzione deir 
artista in tale sua opera , la qual cosa dà apportunità a favel-^ 
bme con maggior chiarezza. 

Adunque cominciando trovo 1' opera nostra divisa in due 
compartimenti. Comprende il primo le due prime are, e le 
maschere ed il cerbiatto, che vi è in mezzo; V altro le due 
ultime are, e le maschere col frapposto leone. Un capro, ed 
un bue dividono queste due scene. 

Ora pensando l' intenzione dell' artista giudico esser simile 
al vero, che abbia voluto significare le praUche principali delle 
feste di Bacco dette Liberali, come sono descrìtte da Virgilio (3), 
i versi del quale pongo qui sotto come quelli, dai quali pro- 
cede la spiegazione del monumento. 

Prsmiaque ingenii, pagos et compita circum 
Thesidae posuere; atque inter pocala Iseti 
MoUibus in pratis tmctos saliere per utres. 
Nec non Ausonii, Troja gens missa, coloni 
Versihtis kicomtis ludant risiique soluto; 

(x) Museo Pio f lementiuo. t. iV^tav.XX. 

(a) Baochae, ▼. 34. 

(3) Georgiche lib. II. v. 38a e seg. 



3o6 I. MONlTMfiNS. 

Oraqne còrtieilras sumunt horrenda cavati»; 
Et te» Bacche, vocant per carmina hpta , tibique 
Oscilla ex'alto auspendant ;mollia pino, 
Hinc omais largo pubescit vinea fetu ; 
Compientur vallesque cavae saltusque profundi , 
Et quocumque deus circumcapat egit hone^stum. ' 
Ergo rite suum Baccho dicemus konoretti 
Carminibuispatriis, lanc^qiie etlìba feremus. 
Et ductus cornu stabit sacejr hircus ad aram. 

Venendo pertanto ad appropriare questi versi al nostro sog- 
getto 9 parmi che pei due animali frapposti alle due principali 
rappresentazioni Tengano significati i premii proposti agV in- 
gegni di coloro i quali come dice Virgilio : 



Vérnbus incomtis ludunt tìsuqné solerte 



e» 



ovvero carminibus patriis celebravano le lodi; dì Bacco. Imr 
perciocché sa ognuno , che il capro era Tanticho premio della 
tragedia, e delle satiriche e bacchiche rappresentazioni, e 
che il toro fu posto da Sacco stesso premio al ditirambo (i) 
con cui onoravasi il Nume : 

^ Carminibus patriis ; onde questo canto fu chiamato (ìou^óvo; 
(uccisore del toro)^ da Ateneo (2). Parmi ancora doversi 
notare la positura giacente di questi animali, propria di 
loro, quanc|p su] prato ben pasciuti^ e satolli si riposano, la 
q^al positura credo adottata dall' artista-, affinchè in mezzo a 
t^nte are rappresentandoli in piedi non fossero creduti yìttipie, 
le quali si ponevano sempre come vengono indicate nei. mo- 
numenti, e descritte dagli antichi scrittori, inatto di cammi- 
nare quasi spontanee al sagrifizio. La settemplice siringa posta 
sopra di loro, conferma essere essi premio al canto. 

Le quattro are di queste due scene, che ornano il nostro 
fregio, significano Y onoranza di Bacco. Né dee far. meravi- 
glia , che siano tante in piccolo spazio, e per conseguente cosi 

(z) Nonno. Dionis. lib. XIX. y. 64. 

(2} Lib. X. e. 84. JacobsNot. ali* Antologia, v. T. p. i36. ScolÌAa.di Pindaro 
Olimp. XXII. Y. 16. 



a. TAZZA BACCHICA. 3o7 

vicine le une alle altre , poiché Teocrito (i) vi descrive un 
baccanale con dodici are una presso X altra, e però a'que$to 
Nume, che il primo insegnò agli uomini \ onorare gli dei con 
sacrifizi , come ci attesta Ovidio (2) : 

Ante tuos ortus arse sine honore fuerunt, 
LJber, et in gelidis faerba reperta focis. 

Vennero dagli antichi dedicate moltissime are. Le nostre 
quattro.sono ornate di frondi , e portano le offerte, le quali 
«i vedono ancora sopra il carriolo poste in una patera, sicché 
non mancano pur qui, lancesque et //^a qualunque esse sianp ^ 
e saranno quelle indicate, ma noj^ descritte da Teocrito nel 
luogo citato, il quale secondo la traduzione di Pagnini dic^^ 
che le baccanti quando ebbero 

Tolti d'un canestro I sacri doni 
Ben lavorati gli locar con preci 
Sa i nuovi altari , come avea mosti^ato 
Bacco medesmo , e com^ a lui piaceva. 

Diomede grammatico peraltro nel libro III ci mostra , quali 
erano queste offerte^ allorché parlando della Satira dice : « ^atyra 
« dieta sive a Satjrìs quod similiter in hoc Carmine ridiculag res 
« pudendaeque dicuntur, quae velut a Satyris proferuntur, et 
« fiunt j sive a satura lance, quae referta variis multisque pri-^ 
« mitiis, sacris Cereris inferebatur, vela copia, et saturitate 
« rei. Satura vocabatur, cujus generis lan cium et Virgil. in 
« Georg. IL 194 ^^ ^94 meminit. » Quali poi fossero queste 
sacre primizie di Cerere, lo stesso autore lo vien dichiarando 
ove dice« Satura est ubi uva passa , et polenta j et nuclei pinci 
« ex mulso conspersi ; ad haec alii addunt et de malo punico 
« grana » (3). In fatti vengono rappresentati nella nostra tazza 
e pini, e frutta, e foccaccie, come Diomede ne avvisa. 

(0 Idil. XXVL (a) Fasti, m. v. 747. 

(3) V. Ruperto G. Ales. de satyra Romanomm, al Giovenale , edizione di 
Torino. 1. 1. p. XXXV. 



3oS t. MONUMENS. 

Ognuna di queste are ha vicino una maschera di quel ge- 
nere, dove riconosce Visconti (i) le oscille virgiliane : 

Oscilla ex alto suspendunt moliia pinu. 

Intorno al qual epiteto di molila dato a queste maschere 
facendo incidenza, ardirei di proporre interpretazione diversa 
da quella data dall' Heyne di mobili^ pendale. Queste mas- 
chere furono fatte di corteccie d' albero allora staccate dal 
fusto ; perciò dovevano essere molli ^ pieghévoli^ e tali appunto 
le chiamerei piuttosto , che mobili ^ pendale. E per vero dire 
mi sembra che questa idea fos$e_già abbastatiza manifesta, 
alloi'quando Virgilio disse éx alto suspendunt,... pinu laddove 
dando alla parola moliia il significato di molliy pieghevoli si dà 
ridea della natura di questa sorte di maschere, il che non 
aveva ancor detto il poeta. 

Appresso alla prima ara ha vvi una maschera dì Bacco stesso (2)) 
ornata di fascia ed edera, e con tirso accanto^ che viemeglio 
lo fa conoscere ; vicino all' altra una maschera Silenica dis- 
tinta per la calvezza, pel volto alquanto pieno, e. pei naso 
Schiacciato , caratteri che distinguono il custode e servo di 
Bacco. Il pino ) che gli resta accanto, era sacro alla madre 
degli Dei, i riti della quale non andavano disgiunti da quelli 
di Bacco (3) ed in molti monumenti questa pianta la vediamo 
in mano ai seguaci del.Nume (4). Come che il cerbiatto che è 

(0 Mus. Pio dementino, t. IV. Tav. XX. 

(a) Ce me semble plutòt un masque de femme^ probabiiement ^^Ariadhtk 
& ce n>st de la Tragèdie; elle se troQve en face au Silène ^driyas ou jMtpoi', 
floppiéant du Dìonysos MeipoitienoB^ Le pin à c6té de Marsyas c'accorde avec 
^^u^up d'autres représentations de ce Silèi&e. Jé possedè? dai^s tua ^Uec- 
tion d'empreìntes celle d'un yieux Silène dehout, enveloppé dans son tri^n, 
appuyant sa droite sur un long bàton courbé comme le pedum, et jouant de 
la syrinx; qu'e tient sa gauche. Le style de cetté plerire gravée doni je ne 
connais ni l'originai , ni le possesseur , est admirable ; le dessin est plein de 
vérité et de finesse. Tb. P. 

(3) Servio all' Egloga VIL di Virgilio, v. a 4. 

(4) Visconti. Mus. PioClem. t. IV. Tav. XXIX. infine. 





a. TAZZA BACSCHIC4. 3o^ 

posto noli mezzo a queste due maschere, ed are, non al>bi- 
so^i di molte parole , perche si dimostri essere animale parti- 
cokrmente bacchico , trovo nondimeno essere qui molto ac-* 
conciamente collocato, secondo le parole di Virgilio : 

Hìnc omnis largo pubescit vinea foetu. 

Perche trovo nel commento di Eustazio a Dionisio Pere- 
gete (i) « Bacchicis hinnuleorum pellibus varios atque multi - 
« plices uvarum colores denotari ». Seguono, dopo il toro, 
le due altre are colle loro oscilleai piedi. Nella prima ara havvi 
la maschera di una Menade , e vicino ad essa è posto il cem- 
balo, suo distintivo , ed accanto ali* altra scorgo una maschera 
di Fauno o Satiro , i quali come dice Isidoro , « homunciones 
« sunt aduncis naribus , et cornua in fronti bus habent » oltre 
a che la nostra è anche benissimo distinta per la gianduia, 
che porta sotto le mascelle , peculiare distintivo di questi se^ 
guacì di Bacco , conte nota Visconti (2). Di più , ha vicino il 
pedo pastorale legato con la solita fascia (3). Fra queste due 
are sta un leone (4) animale bacchico,^ e forse è rappresene 
tazione dello stesso Dio, il quale intanto che, come dice 
Virgilio : 

Gomplentur yallesque cave saltusque profundi 
Et quocumqae deus circum caput egit houestum. 

sotto questa forma assicura gli agricultori di sua presenza , 
e di suo favore. In figura di leone combattè coi Giganti, e con 
Deriade re dell' Indie, come ci raccontano gli antichi (5) e 

(i) V. 701. 

(a) Mus. P. C. t. IV. Tav. XXIX. 

(3) Je recoDnais dans ces deux masques les tétes de Pan et ^Echo dont 
le tambourin rend à merveille Tidée du retentìssement, Th. P. 

(4) Le lìon me parait appartenir à Echo qui partage encore un autre at* 
tribut, le tambourin , avec la déesse Cybèle. De méme je suis tenté de rap 
porter la biche à la téte d'Ariadne ou Libera qua cet animai» emblème du 
del étoilé,aocompagne sor plus d'un monoment. Tu. I^. 

(5) Orazio Od. lib. IL 19. a 3. Nonno Dionis. lib. XI y. go e seg. Euripidt 
Bacc. 3. 191 5. 



3.IO . li MOlfUMENS. 

vediamo in molti monumenti (i). E qui non posso tacere 
come il leone risponde molto bene al cerbiatto , poiché Y ani- 
male predetto, come dice Creuzer (2) , significa la forza del 
sole già grande , per cui i frutti , e la messe sono giunti a 
maturità ; 

Complentur vallesque cavae saltusque profundì. 

onde se nel primo compartimento il cerbiatto ha sopra di sé 
tjna patera, qui sono significate le offerte lances et liba , e se 
nel secondo v* h^i una testa di vittima sopra il leone, qui è 
significazione del sacrifizio compito : 

£t ductus cornu stabit hiróus ad aram. 

Proposta questa spiegazione, quale ella siasi, mi coh viene 
parlare del lavoro della tazza, il quale è squisito sì per la 
molta intelligenza nelle parti, e scelta di forma, che per la 
morbidezza di esecuzione. Anche la forma della medesima 
* tazza è assai bella , avendo T artista assegnata la metà del dia- 
metro, all', altezza, il che torna bene, e di ottima proporzione. 
À tratto a tratto aveva alcune dorature, che le accrescevano 
ornamento ; ma nel dover liberarla da un tartaro , che in 
molti luoghi impediva di vedere ciò ch^ vi era rappresentato , 
e che generalmente copriva la sua bellezza (benché ciò siasi 
fatto coti, sómma diligento) , la doratura nondimeno si è pen- 
duta; lasciando però i luoghi, che essa copriva, bruttiti, e 
per conseguenza facili aticora a riconoscersi. 

11 luogo, in cui si sono trovate queste tre tazze, il quale è 
nella direzione delle vie che da Bologna mettono aCadfiano, 
potrebbe dar luogo a pensare, che fossero state sotterrate 
insieme con le medaglie del tesoro dello stesso cadriano, il 
die secondo gli illustratori di esso. (3) avvenne ai tempi di 

(i) Visconti Mus P. C. T. IV. Tav. XXIX infine. (2) Dionys. p. 280. 

(3) Schiassi <]el ritroyamento di Medaglie consolar. Borghesi, d«cadeX. 
Op. 7. Cavedeni, Saggio di osservazioni sulle Medaglie di famiglie Romane 
pag. 171. 



b, LE HÌROS CAMTITAatJS. 3lt 

SiUa, e pFecssamente idal 700, al 706 di Roma. E certamente 
questo. monumento non dovrebbe allontanarsi di molto dair 
epoca del suddetto tesoro ; ma altre vicende ancora ha sofferto' 
il nostro territorio non molto dopo , le quali ponno aver dato 
facilmente luogo a soK^at*re dalla rapina delle armate le cose 
preziose, e dove non sono iscrizioni, od altri ìndizj, cbè aiu- 
tino le congetture, è sempre incerto i) fissare uti' epoca pre- 
cisa. In ogni modo'pet*ò la nostra tazza per la sua bellezza, 
che la fa conoscere dei bei tempi romani, e per essersi ritro- 
vata nei nostri contomi, ove rarissime volte è avvenuto di 
trovareantiche opere di perfetto lavoro , né liiai,^ che io sappia , 
d* argento , si deve per ogni conto riputar^ importantissima. 

Girolamo Bianconi. 



b, LB HJBROS CÀNTHARUS. 

{Monum, de Vìnstit. PI. XXXIX.) 

Lb vase publié pi. XXXIX des Monumens inédits de ce 
i*ecueil(i), nous offre un des exemples les plus curieux et lés 
plus élégans de Tapplication dun principe d'imitation naive 
qu'on re^rouve au berceau de tous les arts. Ainsi, c*est une 
opération naturelle à Thomme qiié'dé comparer les formes' 
des divers objets avec celles des différentes parties de son 
corps, et de reproduire phis ou moinsexactement dans lorne-^ 
ment dés formes quii crée,' les analogies que cette première 
coitiparaison lui a fournies. De là , et sans qu*il soit toujotir^ 
besoin de remonterà des causes supérieures, tant de vases, 

( I ) Ce y ase est. ainsi décrit (^aos le Rt^pporio ifohttnt» de M. Gerhard (p. 16^): 
tefta a doppio volto, giovanile , di rigido, disegno, con dite manichi uhi a gidsa.di 
cantaro f ornata olì* in/u ori d'una ghirlanda di pampini e nelV intemo con deìfini^ 
La /doublé* Htt s'expKque par là'nature méme du vase dont ies deux aspects 
d<>ivent ètiiè- semblablea. Ii> aerait dangereux , je crois , d*y chefch'er uìi rap- 
pon ayeQ, Janiis, ceu^ ^ivìaìté n'étapi; pas grecque, etle luarrè couiibis lef< 
dauphins lui étant étrangers^ Jaqus , a^ reste , est uxx ziavigateur'CQiiiiDe.Bac- 
chus et Hercule, et ses rapportSjavec le premier sont remarquabl^s. 
rV. ' ai 



i 



3ia I. MOHUJixifs. 

chez tous les peuplt» , d(mt la pausa se trouve transformée en 
une téte humaiDe pUu ou moin» habilement eaprìmée^ Le» 
natio&s (jiiì, dana la carrière des arts^ ont passe la pértode de 
Fenfapc^» repoussent prdinwreHieni «ette MKtte dlmàcation 
comma trqp grossièrement na'ive ; mab il a M du pnoprt de 
l'art grec seulemeot, deconserver les idée» les plus simpies, et 
de les fair^, à force. delegance el de pureté^ avouer du goùl 
le plus suscepUble. Aiosi, sans parler d'une feùle de Tases, 
doiit la dimensìonréduiteeYclutmoittSdireeteinentlesGaprices 
de Tartiste, uous pourrionsciterdetrèsbelles0enochoés,efi 
terre cuite avec cu sans veruis, décorée» de tétas du travail 
le plus remarquable. Au sommel de cette classe de monuRien» 
se place le magnifique Tase de bronze qui a long-temps fait 
partie de la collection de M. Durand, et qui maintenant est 
réunià celle du Louvre. Maia quelque multipliésque soient ces 
exemples , c*est la première fois quenousrencontronslarepro» 
duction de la tétehumaine appliquée à un vase d'une forme ausM 
peu analogue que le canthare, à cette partie du corp» humain. 
Pour rendre cette pensée^ l'artiste a dù céder. à des néces- 
sités qui ont peut-étre ìnfiué sur l'exécution de sa conception 
première. Ainsi, pour faire d'un cantbare une téte d^bomme, 
il lui a fallu supprìmer Le pied du vase, alloqg^r en poinle In 
panie inférieure du visage, faire remonter les oreilles, relever 
langle extérieurdes.yeux pour les mettre en harmonìeavec la 
place qu occupent: les orejlles. De là est résulté un type sin- 
gulier y sans rapport avec les tétes bellénì^ues , et qui se mp- 
proche de la conforma tion égyptienne plus que de toute autre. 
Ainsi caractérisée , la tét^ de notrq canthare se courQune d*uii 
diadème evase, orné d'une guirlande de lierre ; les deux anses, 
appeadice obligédu canthare, se développant en manière d'ailes 
au-dessusdes oreitles, complètentcet ajustementoù labizarrerie 
n*exclut pas un sentiment profond d'élégance. La qualité supé* 
rieurede la terre et duvernìs, lalégèretéet kt finesse dwinodelé 
répondent uà ménte de la oomposition ; le monumenta dans 
son ensemble, présente un desmodèles les plus exquis du poiat 
d'habileté aiiquel étaient pa^venus les potiers de TÉtrurìe. 



B, t,B iréftOS CAlfTHARUS. 3l3 

lei, me renfertaànt datis la donnée gén^ralement acceptée 
qui laisrse utie si Jarge pan au caprice dans les conceptions de 
Tart des anciens , je pourrais borner ma tàche ; et peut-étre bien 
des personnes dontje respecte Tautorité, ne voudront^elles 
pas Toir dans ce beau tnonument plus de choses que je n*eti 
ai jusqu*à prèsent montré. J'essaierai pourtànt de prouver 
qu'un objet d*un mérite aussi élevé soiìs le rapport de l'art, 
doit procurer à Vesprit d'un observateur attentìf autant d'in-^ 
structioii gue de plaisir à ses yeux. Ce qui nous frappe au pre* 
mier abord , c*est le caractère certainement étranger et proba* 
blemetit égyptien de cette téte. Pour convertir en conTiction 
cette demière probabilité , il suffira de comparer la planche 
gravée avec la plus informe oti la plus delicate des scuiptures 
égyptìenties, Gn remarquera sartout que le lobe de Toreille 
s*aligne avec les yeux : or, commè cette déviation aux lois de 
oonfonnation de la race bianche , et l'attribution qui en a été 
iaite a la race des anciens Égyptiens, ont été récemment l'ob- 
jet de discussions solennelles , on n'hésitera pas , je pense , à 
ranger Topinion que j emets, ende^à de la limite ordinaire des 
probabilités. Ce point une fois admis , je ferai observer que le 
nom méme du vase que nous avons sous les yeux , cantAarus, 
sert à désìgiìer un animai qui joue un grand ròle dan§ les idées 
religieuses des Égyptiens comme des Grecs , je veux dire le 
scarabée. Or, cast déjà un mystère de la langue grecqiie que 
le noni d'un ìnsecte coléoptère, dont la forme ne peut offrir 
aucùhè espèce de rapport avec celle d'un vase à boire ou d'une 
imbarca tion , spit néannioìns en méme temps celui d'un vase 
cpq^^ré à Bacchus , et d*une sorte de navire. Ainsi donc^ sans 
remontqr à la snpposition inutile et probablement fausse de 
deux racines différentes pour un seul et mémè mot, sans 
tourineiìtér davantage la forme des différens objets désìgnés 
parala dénoraination uniquè de canthare, pour leur préter 
une ressemblance imaginaire, je concluerai de la conformité 
du nom, quii devait en exister une autre dans les idées, 
dont les applications diverses du méme mot sont dérivées. 
Pour arriver au point de rencontre de'ces idées , laToie my- 

21. 



3l4 I* MOW.UMBJIS. 

thologique est, ciiez les Grecs, la plus facile et la plus sàre. 
Or^ la tradition, tout incomplète qu'elle nous spit parvenue, 
nous tournit néanmoins deux personnages dignes d*attention ^ 
Tun , ^e héros Caritharus qui avait donne son nom à Tun 
des trois bassins du Pir^e (i), lautre, Gantharus^ le potier^ 
inventeur du vase appelé canthare (2). Je 3ais qu'en ren^ontant 
aìnsi de Tubjet . certain à son auteur mythique, je seroble 
attacher à un vain palliatif qu'adopte Tignorance populairè y 
une importance qu il ne saurait avoir aux yeux de la critique : 
niaìs je veux qu'on observe que, dan&notre pensée, Tinvention 
d'un nom mythologique est toujours la personnification , non 
d'un objet matèrie!, mais d'une idée : ainsi , dans Tespèce , le 
héros et le potier Gantharus doivent étre, non Torigine gros- 
sièrenient supposée du vase ou du port , mais l'idée commune 
préexistante au vase et au port. 

L'analogie de la forme de ce- bassin avec celle d*un vase à 
boìre pourrait, il est vrai, avoir suggéré la dénomination que 
le scholiaste d Aristqphane nous a conservée. Mais il est bien 
difficile de Croire que, lorsque deux des bassins du Pirée^ 
Zea (3) etÀphrodisium (4)) empruntaient leurs noms aux deux 
divinìtés protectrices de ce port, Jupiter et Vénus, la déno- 
mination du troisième bassin n'eùt pas aussi une origine reli- 
gieuse, et c'est encore ce qui nous fait attacher plus d'impor- 
tance au héros Gantharus, qui ne peut étre qu un compagnon 
de Bacchus, tei qu'Ascus, Amphoreus, OEnus et Ampelus, et 
probablement BaccVuis lui-méme, je dis le Bacchus^ iils de 
Stamnius (5) et pére de Géramus (6). 

( i) Aristoph. Pac. v . 1 44 . Év neipaEi ^r,itm hx\ RavOocpou Xtp,inv. Schol. ad h. 1. 
6 nei^aeù; Xi^téva; #x^^ "^P^T;, nàvra^ xXetarou;. Ei? [asv é XavSotpou Xtfiiiì', c&t*» 
xa}.ou{XEvo; àico Ttvo; 'jiprdcc Kav6apou. 

(a) Hesych. KàvOapo; irGryjpicu el^o^, ànò tou xaraoxsuàaavTo;. Athen, XI.p. 474- 
d. OTt ^ì xat àirò Kav6àpcu xepa(xéci)c à>vopkao6vi tò ^XTCcdpLoc, ^9t <I>iXeTaipo( iv ÀxtXXet. 

(3) Hesych. v. Zea. (4) Scho). Aristoph, ad Pac. v. i44- 

(5) Aristoph. Rao. v. aa. 

Òt' s'^Ò) {asv ttv A13VU9C;., uiò^ Srapiviou. 
\&) Pam. I. 3.1. 



b. LB HÌ&ROS GAlTTHARUS. 3l>3 

Gintbarus est donc le compagtion et en niéme tenips le vase^ 
favorì de Bacchus ^ il peut ^tre aussi »a bai*que , par suite de^ 
Fanaiogie et cte la confusiorr qui existe constamiAeiit che^tous 
les peuples entre les vaisseaux réoipients de liquides , et les 
"vaisseaux propres à la navigation. Sous ce derniei* point de 
▼uè, le canthare, vase si léger qu on semblait le boire plutot 
quetevin(i)j offre un point de compariaison elegante a^ec 
tesjolis navires, quelq,oefois dorés (2), qui ont inspiré ces vers 
de Sosicrate (3^) ^ 

Aupa , X9pr Sxiipuvc; , Xtodxtù ttc^I 
npoc^^E •K^itùq xat xaXct); tòv xocvOxpov. 

«Unebriselégère,>.filledeSciron,SQuri^ntauxflotis qui segon^ 
« flent) d'un pied silencieux, conduisit doucenient le canthare. » 

Ainsi, le vieux Dionysus barbu, arme dans un si grand 
nonibre de représentations du canthare vase^ se rencontrera 
sur d'autres monumens porte sur une barque (4), qui est 
peut-étre le canthare navtre: de méme que le Depas ou le Scy- 
phus d'Hercule sert alternativement à cehéros de vase à boire 
et dembarcation (5). Nous rattacherons aussi à cet ordre 
dldéés té vaisseau des pirates tyrrhéniens , sur lequel le récit 

(i) Epigenes apud Athen.XI. 474* si* fì<nrsp aOrà 7roT7Ìpix cu tòv crvcv7]:co|i.£voi 
(a) Menand. in Naucler. ap. Macrob. Sat. V. 11. 

npù.Toc ^' E-yw ffpt To'v S' «x^vaouv xoivd^^pov. ■»— . 
IIoTov i — TÒ irXoTcv. 

(3) Ap. Athe^. ibid. 

(4) Mus. £tr. 7900. Vases du Pr.de Canin. p. IX. Gerhard Rapporto voi- 
cente, Ànnal. yol. Ili, p. 1 43. Cette remarque suffirait pour expliquer les graiids 
yeux , toujours en forme de proue de navire qu'on rencontre sur tant de vases. 
Cf. Pbìlo8tr. Icon. I, 19... BXQOUpQÌc^à j^tÀ irpupav ò^OoXfAoì; citoy ^Xiiau 

(5) Macrob. Saturn. V. ai.Scyphus Herculis poculuH est, ita ut Liberi 
Patris cantharus. Herculem vero fictores veteres npn.sin^ causa. cumpocqlo 
fecemnt et nonnumquam casabundum et ebrium: non solum quod is heros 
bibax fuisse perhibetur; sed etiam quod an\iqua historia est, Herculem po< 
culo tanquam nayigio yentis immensa maria transisse. 



3x6 l^ MOHUliS^^ , . 

d'Uomère (i) noufi xnontre Diony^us enchtiD^, et le nanre 
de Bacchus lui-méme , tei que Philostrate le décrìt (a). Dans le 
tableau de Philostrate comme dans rbymne d'Homère» les 
Taìsseaux sont de véritables vases à boire : le poète et le so-» 
pbiste les coui^onnent de lierre (3), oroement quidécore au$si 
no tre monument. Cbe% Homère, Baccbus fait couler le via à 
pleinsbords dans le navire(4)- CbezPbiloatrate, nous trouvons 
aussi une source de vin (5). Mais ce qui me paiult jeter un 
grand jour sur notre monument, e'est Tanalogie defi pitates 
tyrrhéniens, transformés en dauphins par Dionysus, avec le 
rang de daupbins qui garnit le bord intérieur du cantbare a 
téte bumaine. Les daupbins ne se rattacbant comme emblème 
à Dionysus que par le mytbe des pirates tyrrbéniens , il n y a 
donc aucun obstacle à ce qu*on reconnaisse les pirates trans- 
formés ^ dans les daupbins d'un vase aussi éminemniént bachi- 
que que le cantbare, et de plus décoré d*une couronne de lierre. 
Il me reste à démontrer , d'une part, comment le scarabée 
animai se rattacbe au béros , au vase et au vaisseau cantharus; 
de lautrCy dans quelle intention probable lartiste a doline le 
caractère égyptien a. là représentation de ce béros, £td*abord, 
comme je Fai déjàdit, Cantharus est aussi un potier, un pau- 
vre faiseur de lampes; il se nomme Pelée (6) (de ih^Xq;, ar- 

(i) Hymn. VI. (i) Philostr. Icon, I. xg. 

(3) Homer. v. 40, 

\ 

Phìlostr. KaTY)pt^^ ^k rtift vavv àjAinXc^ wX )^itt& f aiveo6at... 

(4) Hom. T. 35. 

Oivo; |i.iv irpuTioToc 6ioy)v àvQi viia |4.tXaivav 
6^^0T0( xeXocpuI^' |ùw^Y)(.... 

(5) Pliilostr. ^UfAameAT^a ^ 1^ 'KVfn toQ ^Amu, i^ moìXh aùròv ift vouc inMvrtu 
xsì dcvrXetTQCt. 

(6) Philetaems ap. Athen. 1. 1. ' 



ff. liB Biiaos GikiymAHtJS. ^ij 

|gilf)i pafoe^^oe c-est coimiie potìer qu'il p^it largite. Ces 
liUiibuts ) ii cof쥫inables au I)io«yftUs, pèfe de Cératnus , nous 
MnduiseQt imm^diateiDeiit pa iait iiaturel , stir lequel repose 
origijoairemeiit loiit le in3rtlie. On 5|iit (et iei anciens lavaient 
observé aree ouiioiité) que le scarabei, qui TÌt danslefuniier 
desanimaux, forme avec ses pattes antériéuFes unei)0u1e de 
«se fumier quii rqule devant luì , et ilahs iaquelle la science 
inoderne a recQnnu qu*il depose ses it^fs. Les anciens ajou- 
taient à oe fait natunsl dea croyànees merf^illeuses ; ils s'i- 
ftiaginaìent «pie lea scarabées catithare^ étaient tous m&les , ' 
qu*ils formaient de préfdrence ieur bòule dans le fumier des 
j^nea era des (kvuFs , et qu'ils fécondaient cette bou]^ avec leur 
semence (i), Ce mode d^ reproduction, la forme sphérique 
ik la matièrè facondée, et les idées i^buleuses qui s*étaient 
^oupees autoiir du fait oliservé^^ araient condnit les £gyp- 
tiens à faire joiier un gvaììd iò\é au scarahée dans leurs sym- 
boles iccis|i|ogoniquea4 Oa ne peut guère douter que cette Idée 
olaicété partcìgée par leaGtecà) dés 1«9 t^tàps les plus anciens; 
témoin les vers de Pamphus (2) , dans lesquels le scarabée est 
^simile a Jia;pil»r liii-^méine : - \ 

K Jupdter, le plus grand, le [)Ius illustre des dieu^, toi qui 
« t^enveloppe, dans le fumier des brebis, d.es cbevaux et d^s 
« ipulets. » : : 

< • • , ' ' ' ' 

MviXeiT] T8 , Xflù iinrct'y) , xai i^piovciii). 

Ce9 ^T^^ qui foBtoompvendre comment le sytnbole du sca- 

(t) Horapollm. Hìeroglyph. 1. io. AÙTo-ftvs$ iart rò C«^ov, Mi dviXciac pi.if) 
xuoipopcujMvov. Mcw) 'yàp'yÉvsat^ aùroù, toiautyi iar'vt, Èrsu^ànò (xpoYiv f^iìikntcn na\- 
^oirotiiaaadat, ^oo; à^o^eupi.9c XaSuv, nXaiqati o^oupost^è; irapaT^ipov tó aìo^ 
i7^^a*5 ex TÓv dirtoOiuv pkt^uv xuXioac ài;ò àyftTcX'n; eie ^otv, aÒTo; irpò; àvaroXinv 
pXéirei , iva àiro^ù TÒ T^V )(09|*9<> f3l)Ì{A4r->' 

Schol. Aristppb. ad Pac. v. 7. ^Xu; làp xòn6apo$oò ^tveTai, àXXà itavrc; 
é^awH^, ìiÀò, Xp %t^'<^<n*\<kf 9^ xsévAa^oc oSru tixntat. Éiràv eupY) jvcu xoVpov 
tftpiY^l>:v, ^li xvXicw <rctC irotflv a^rn«, Kat tà xuXcciv dtro97tepu.aivtt * xal ^sTd^v 
01 xQivO«^oi. Cf. Suìd. V. Kàv6apo(. 

(!») Ap* Philostrat. Heroic. II. 19. 



3i8 



I. MONUMJBH6. 'J 



rabée a passe des sanctuaire^ de TEgypte au do^tdtsprètèes 
de ia Grece (i), doivent nous faire étudier avec plus de sòìn 
le ròle qu'Arìstophanei dans laPaùSj£sni jouerati scarabèi. 
Au moins penson9-nous que les fictions , dans la comédié an- 
cienney ne sont jamaìs arbì(raires , et spédaiement la place que 
tient le cantbare, dan^ la pièce que nous venons de citer, nous 
parait avoir été déterminée par un autre moliC qu'un goal de 
plaisanterie dégoùtapte. 

Le scarabée est dono le Potier démiurge par excellence: le 
canthare vase est ToeuYre plastique du caiithare insecte; le 
cantbare dans Yirgile est pendu au bras de Silènei^vre eten<> 
dormi (2)^ au moment où les bergers qui renchainenl vont 
le forcer de révéler les mystères ^e la cosmogonie antique. 
A cela nous ajouterons, d'après notre vase, Topinion qué lés 
Hellènes, à une epoque assez ancienne, ou du moins les habi- 
tans del'Etrurie, savaient que le sjmbole du scarabée étaìt 
d origine égyptienne; o*est le seul moyen d expliquer le type 
indubitablement égyptien de la téle que nous avons soos les 
yeux. 

Àrìstophane, dans laPaix(^)^ nomme le scarabée non-seu- 
lement xavOopo?, mais xavOcov , et le Scholiaste remarque que 
xàvO<ov ou xavOo? est aussi le nom de Tane. £n rapprocbant 
celte pbservatìon de la croyance populaire ci-dessus rappor- 
tée, on comprendra les liens étroits qui, dans la pensée reli- 
gieuse, unissent le scarabée a Tane, et ce dernier animai nous 
ramenera encore une fois aux symbotes propres à Dionysus 
et à Silctne^ D'un autre coté , le canthare qui porte uTtygaeus 
dans les airs (4), rappelle la marche rapide du navire Can- 

(i) Hesych. ▼. KàvOapQc.... 6 Jouctuàio^ tùv upuv, leg> tuv Upiov, 

(2) Eclòg. VI, V. 17. 

Et grayis adtrita pendebat cftAthanis ansa. 

« 

(3) V. 81. fioux^^s '^«^X^'C» lòpéfLoi xàv^. SchoL ibid-;Kv^<P< ó qy4c ' wiy ^t 
67CGxopt<m)&^ , tu xo{v6afi. Hesych. ]!i«y6uviy KtxvOocfu; KotvOoci pour détìgner 
Tane, est vulgaire. 

(4) Aristoph. Pac. ibid. 7. . ^ 



I • 



tfaarus, à laquelle les poètes font allusion (i); on ne croìra 
donc pas que Targonaute Canthus^ fils de Canethus (2), puisse 
en sa qualìté de naviga teur, rester étranger au niéme ordre 
d'idées. Enfio, rexcursiorl que nous venons de faire sur le 
terrain des poètes comiques y si negligé en fait d*investigatìons 
religieusés, nous enkardira peat»étre à en risquér une dans les 
domaines non mpins io^ionnas de Fapologue. Sera-t-il done si 
téméraire de rapprocher le scarabée qui monte jusque dans le 
sein de Jupiter pour y casser les oeuiFs de Taigle (3), de Can- 
thus, se Yengeant d'Apollon qui avait enlev^ sa soenr Melia, 
en brùlant le tempie de cette divinité (4)P óiais je sens que 
ces conjectures, si fondées queiles puissent ^tre, excèdent ìes 
bomes de l'interprétatioB archéologique des monumens. Je 
m'arréte donc^ satisfait d'avoir assignéun nom pròbable a la 
belle téte que javais entrepris dedécrire; on y reconnaitraV 
j'espère une nouvelle preuve de la facilitéavec laquelle les an^- 
cìensy en suivant ies déductions du symboHsme le plus nà^ 
turel, arrivaient à des conséqnences en appafence étninges.^ 
et que les esprit^ modernes refusent d'adopter. 

Gh« Lbnormant. 

« 

(i) Cf. saprà, pag. 3i5 not. 3. (a) Apollon. Argon. I. v. 77. 

(3) Arìstoph.Pac. V. 129. 

Év Tototv AiacóiTOu Xo^ot^ i(Y)Ups6Y), 
.,Móvoc irsTctvuv eie 6soi>c à^ fyfi.évo;. 

Schol. ìbid. IpiMÉl^orroc t-oO àivoO toì»c veorróbc rou xgevOàpou, xat 6 )M!vdapoc toD 
àtXùH xk ttà ixKki^óLi i^ucóXiatv, e»; Toaoórou Ito; o3 {X6t irpòc tòv Ata.'Kàryi- 
«YO(toOvTO( ^è Tou àtTOu , irpoc^TA^sv aÙTìu 6 Zeu(,-8i^T& aurà tou Atò^ xckKia veot- 
rt&tw, Éipct^ 9k rÒL <bà el^tv Ò Ztuc, irepttirroef tH Atoc xgSvOocpo; ' ^k èxXado- 
fAivof, ^tvniotv nenie xs^oXfie «>>C fltir09o6iioov ^tòv, %a\ xatéalt tòl òa. Gf.Zenob^ 
prov. 1. ao. Soìd. proT. 1. «9, eté. ' ' 

(4) PauB. IX/ IO. 5. 



3aO l. MOKOMJI^^. 



e. ACHILLE ▲ se Y Ras. 

( Tcu*. d'agg. i83a. D. R ) 

Le desir que la direction roroaìne aTaù cxprimé page .25 dit 
buUedn de iSSo^dobtenirundessmdusapcophageréoeiiiiiieiit 
4écoQvert à Barile y vieni d etre rempli par deux de nos col- 
l^^es* Le premier dessin que M. KeppeNCraven. epciécuta lors 
de son voyage daiia cette province, nops fut remi» par air Wil- 
liam Gell(i)au mois de juin de la méme année. Empressée de 
port^ à la conhaissance de» arcbéologuesun ofimiunient d'une 
telle importance, et de répondre aiosi au zela qu^on avait mis 
dans cette communication archeologi que, la direction romaine 
ordoQoa aur-le-champ une gravare' èxacle de ce dessin ; e'est 
celle de la planche D« Un second dessìii du oonaeìUer Lc^n- 
bardi, auteur. de Varticle topogmpiùque sur. la Basilicate, ne 
parvint à la direction roraaìoequ'après tachèveihcntde la pie^ 
mière planche, Lea vaiianies de ce dessin ^.notainaient sur la 
face principale , cette femme entièrement voilée, la taille d'A- 
chille qui s elève au-dessus de toutes les autres figures de la 
scène, et bien d'autres particularités encore que fera ressortir 
sans doute, Pinterprèie de ce monument, oot>décfidé la direcr 

(i) Lettre di; chev. Geli à M. Gerliard ; 

SlK, 

According to your deaìrry expressed in one qf the artjwalogia^l i^ilie«- 
tioDs, of giving to the public a dràwiog of the stfeopha^iuat Barile»! bave 
the plea»ure of sendiog yoa a detìgii made by the Hon^*. ^eppel Oa^en^ 
one of the In^titute, duriog «^ recent excurdoD to thftt part of\1^ <!p«ac»y. 
The Mihject which has heen oriaioally t^j^ied with great ele^UMe» and ha» 
much of the greek character, has lost a great part of itf heaatyi frt>iB the 
barbaroas treatment to -which the sarcophagus has heen Aahj«ctcKl. The 
features bave perhaps been purposely effaced in some instances , and the 
^gles haye been broken, M. Craven ]cnows nothing of thé.fourth side as it 
\a placed against a wall , and there was no means of moving so ponderous a 
mass in the village of Barile. The three sides which are visible are repre- 
^iite4 in the drawing. . 



e. Aciuhm A ^cYROs. 3at 

tioii romaine à £aiire b dépensed'une nouTelU gravare (pi. D«), 
et de. pfésenter une seconde fois le mèn\^ mqnutmjfit^Sì d*uoe 
parila direction a montré que rien ne loi coi!ttepour3erTÌrle8i 
intéréts de la sciencei elle doit? dautre partj regrelter qua 
la p^lace de deux publications^ assezdifférentes.riipe de lautre^ 
eilp Tm puisse en offtir une qui rende cxacteinent lorìginal 
aicec tome U ^délilé desirable. des cl^t^'s* Mais on ne saurait 
lui (aire un reproche de ce que le sarcophage» au lieu de prò* 
Tenir de^ fouille» des environs de Rome ou de Naples , où la 
directipn pouTait envoyer> à se^ fr^^s, un dessìnateur, n a été 
déCQUveit qu à Barile, yillage qui est méme une terre inconnu^ 
pour la capitale de la Basilicate i de cette province qui, sous l^e^ 
rapport des commuaications de toute espèce, meri te encor^ 
le noni de province demi-barbare* 

Th. R 

Le preihier soin de lantiquaìre, partagé entre ces deux re* 
présentations si diverses d*un méme monumenta ipoertawà 
laquelle des deux il convieni de s'attacber de préférencei doit 
étre de fixer son opinion sur celui des deux dessìns qui lui 
semble mériter te plus de confiance. Or, s'il est pernois de se 
fiore a cet égard des idées tant soit peu justes, en se réglanf 
seulement d'après la manière dont ct& dessins sont exécutés)^ 
il nous semble que la planche gtavée sous la fóttre £, doit se 
rapprocher davantage de lorìginal , ou pour parler plus exac* 
tement, doit s'en étre moins écartée que lautre plapcbe, a 
raìsoa du peu d'habileté que dénote lauteur de ce dessin , et 
qui prouve quii n'a cberché qu à suivredeson mieux les traits,. 
plos ou moins altérés par le temps , du mooument qu il avait 
sous les yeux» sans y rien ajouter, sans en rien retrancher; 
tandis que, dans lautre dessin , où Ton peut reconnaitre une 
main plus exeroée , on reroarque aussi une certaine manière 
propre à Tauteur, une sorte de facilité d'exécution qui a pa 
rendre Partiste moderne moins scrupuleux dans la représenr 
tation de quelques détails de la composition antique, et dans 
lexpression du caractère génaraL JKoua pensons dono que \% 



3là: I. MONVMBNft. 

plànohe E représente plus fidèlement, dans son inipeifectioir 
inéme, le nionument ori^nal ; et c*est eette gravure que nai» 
ptendrons pour base de notre travaìl , tout en tenant conipte 
des Tariantes que présente le dessin de k plancbe D. 

Le monument, tei qu*il apparait id , dans sa fonné generale^ 
est un sat*cophage de marbré , sculpté sur sés quatre faces ; cir- 
constance qui en fait un monunient du premier ordre parrai 
ceux de cette elasse. C'est ce qui risulte encore des dimensioiìs 
indiquées dans la notice de M. Andr. Lombardi^ suìvant les- 
qùelles ce sarcopfaage serait long de quatre patmes et un quart 
ellarge de neìif et demi; seulement nous pensons qu^il y a ici 
une légère inexactitude de rédadion , une trailsposilion dans 
les termes, et que la mesure donnée pour la /ong7iì0i/r est celle 
qui convient à la largeur^ et réciproquement ; en effet, c*est 
une chose notoire que la plupart des sarcophages de cette 
classe sont taillés dans la' proportion d'une longueur environ 
doublé de la largeur (i); et c*est aussi une notion maintenant 
admise dans la science , que ceux de ces sarcophages qui pré- 
sentent des dimensions aussi considérables que le nótre, ap- 
partiennent à une epoque de l'empire, voisine du siècle des 
Antonins (a). Le style de la sculpture, qui ofifrirait à cet égard 
un élémént de détermination plus positif, s'il nous était donne 
de Tapprécier, avec quelqùe Certitude, daprès des gnivures, 
tellés que les nòtres , dévrait s'élòig^ner très peu de cette epoque; 
mais , à oet égard encore, nous sommes obligés de nous ren^' 
fermer dans une simple conjectilre. 

La còmposition principale qui représente Achille à Scyros- 
occupe, suìvant Tusage, la face antérieure du sarcopfaage; 
elle est sculpitée dans tonte la hauteur de lespace destine powr 
le bas-relief , e^ sans qu'il y ait eii de place réservée pour Fin- 

i 

à * 

(0 Voyez à ce sujet les obseriratioBB de Visconti, Mus, Pio-Cicm, t* jLV^ 
tav. X,XIV,XVI,XXXUI; t. V,tav. Vili, XIII, XXI , XXXI ; t. YU ^ 
tav. XII, XIII, et cellesde M. Cavedoni, dans son intéressant ouvrage sor 
\es antichi Marmi Modenesi, etc. p. 94, sgg. 

(a) MorcelK', c/«5^. I, 181; Visconti, ìVwj. Pio-Cfoi».t: IV, tav. XVI. Voy. 
la cuHeasei intcrìption d*Àrrius Aliiàs dans Grutei^, p. 607,- 11. i. 



e. ACHILLE A SC¥ROS. 3a3 

scription; circoDstance qui, jointe à la taneur sisimpledeceue 
inscrìptìon, consistant dans les deux seuis noma METILI4 
TORQVATA , exprimés en caractères majuscules , de belle 
forme , à ce qu il parait , permei encore d^attribuer à ce monu- 
ment une assez haute antiquité, parmi ceux de l'epoque im- 
periale. La manière dont les figures excèdent en quelques exi- 
droits le champ du bas-re)ief, ne contrarie pas cette inducLion^ 
bien qu*elle ne soit pas conforme aux bonnes habitudes, de 
lari ; mais la disposition generale du bas-relief , d accord avec 
le goùt des ornemens qui en forment le couronnement , 
concourt à prouver , suivant nous, que ce doit ètre un deces 
sarcophages qui s'exécutaient en fabrique dans les ateliers d^a 
la Grece, et qui, transportés sur les divers points de Fempire, 
recevaient ensuite une destination speciale, au moyen d'une in- 
scription ajoutée après coup , ou d'un portrait achevé syr place. 
Cest en effet ce qui eut lieu sur notre sarcophag'e par lad- 
dition du nom de METILI A TORQVATA > exprimé, corame 
on le voit ici, par deslettres disséminées, presque toutesune 
à une, dans la parde supériéure du bas-relief. Quant au second 
moyen employé dans le but que j ai indiqué , et copsistant à 
convertir la figure du principal personnage, représenté sur le 
bas-relief, et laissé quelquefois à Tétat d'ébauche, en un por- 
trait de la personne déposée dans le sarcophage: je ne saurais 
dire jusqu a quel point cette particularité , dont il existe tant 
d'exemples, a pu étre observée sur le monument qui nous oc- 
cupe, ayant qu'il n'eùt élé réduit, par les injures du temps et 
par la négligence des hommes , en 1 etat où il se trouve aujour* 
» d*hui; mais à en juger par les dessins qui s'accordent sur ce 
point, il y a tout lieu de croire que Tusage en questiono eut 
point ici d'application. 

Les compositions latérales, sculptées sur les deux petits 
còtés, ont évidemment rapport à rhistoire d'Achille, mais non 
pas à la circonstance de. cette bistoire, qui fait le sujet da bas- 
relief de la face antérieure. La grande urne, dite d'Alexandre 
Sevère, du musée du Capitole ,< offre la méme particularité, et 
c*est un motif de pliis que fournit notre sarcoplia^e^ pour 



3 «4 " ^« MòifUMrBif&. 

reconnaitre, surTun et sur Tautre de ces monumens, Tavetiture 
ìT Achille a Scyros. Je reviendrai sur cette question quand 
j'aurai achevé d'éxposer mon opinion sur la composi tion 
principale. 

Ce bas-relief consiste en dlx figures y distrìbuées en troìs 
groupes distincts. Celui du milieu se compose de quatre 
figiirès, parmi lesquelles Achille se reconnait sans peine , 
sous le vétement féminin qui le di^guise^ a sa taille élevée et 
à son action véhémente. Des trois autres figures , qui doi- 
vent represénter autant de filles de Lyconiède, l'une est 
assise sur une base carrée, et tenant à la maiti un objet que 
Ton peut prendre pour \\x\ fuseau ou une qdenouille; la se- 
conde se montre sur un pian plus éloigné, avec la téteenve- 
loppée d*un long péplus; circonstance qui ne se trouvepai 
sur le dessin de la planche D, et qui^ si elle est réelte^ me 
paraìt difBcile à expliquer; la troisième , placée près d'Achille, 
qu'elle semble retenir de la liiain droite, doit ètre Dèidamie, 
essayant un dernier effort sur le héros qui va s'éloigner d'elle^ 
Achille a déjà salsi le bouclier et la lance ^ deux attributs essen- 
tiels du sujet, qu'on pourrait deviner d'aprèsle mouvementde 
la figure, méme quand ils ne seraient pas rendus, comme ils lé 
sont assez nettement, dans l'un des dessins, et indiqués bien 
qu^imparfàitement dans Tautre. Mais ce qui distingue surtout 
le héros thessalien', c'est sa taille colossale, qui répond à la 
tradition poécique (i), et son attttude violentò, qui n'est ici 
que Texpressioti pittoresque , et en quelque sorte fa tradac- 
tion gfaphique d'une circonstance de la vie d'AchiHe, qui avait 
donne lieti à un proverbe grec. Je veux parler de ce que fon 
appelait dans Taniiquité grecque le saut Pélasgique ou le saui 

d^ Achille ^'Ktkixja^hn aXpa, tè GerGaXtxòv Trri^Yjp.'a , to -tou A^tXXso)^ (2), et 
(t) tycophr. -.^toa/trfr. ▼. 860. Tòv rivatiTirixov Afaxfli t^ifcv. ' 

'KQ^m Ix^'^- ^oyezy iur ces decx passagea d'^urìpide^ les plfservatioiiB 
des ìnterprètes, et sur celui de Lycopliron , le Commentctir^ de Meursius, qui 
explìque très ingénieusement par cette tradition my thologique Texpression 



e. ÀCHft.LB A SGTROS. 3aS 

qui avait dA c'omiituer panr le personnage d'Achille, dans la 
scène dont il s'agit, une de ces traditions imitatives, équiva- 
lant aussi à un proyerbe dans lalangue de lart. De là, en effet, 
lexpression employée par Stace, dans une cireonstance pa- 
mlle, immanis grada (i), expression que j'ai citée ailleurs, en 
la rapportant à Fattitude en question (2) ; mais sans ci ter à 
Tappui les témoignages d'Euripide et de Lycophron , qui m'a- 
▼aient échappé y et qui changent ma conjeciure en certicude. 

dette méme tradition roytholo^que peut servir à expliquer 
une autre particularité de notre bas-relief , dont il serait diffi- ' 
Cile, si je ne me trompe, de rendre compte autrement; ce sont 
les deux tétes tPhamme barba ^ auee deux eomes de taureau sur 
le fronte qui se voient dans le desùn de la planche E, auxdeux 
angles du sarcophage, et qui sont remplacées sur les deux 
petits cQtés et sur ki face postérieure par de& Bucranes, En ad- 
mettant que le déssinateur n*a commis ici aucunq méprise, ce 
qui n'est malheureuaement pas Constant , on doit croire qu'ii 
y eut «le la part de 1 anteur de notre monument une intention 
quelconque daf>s Vemploi de ces deux tétes vtriles à cornei de 
taureau f comme omement accessoire d'un pareil sujet.Or, les 
tétes en question of¥rent précisément le caractère de cellea 
qu'on attribue a jéchélous, et la présence symboHque d'Aché- 
lous ne peut guère s'expliquer ici, que comme une allusion à 
oette méme cireonstance du saut d* Achille^ quiy en s^élàncant 
sur le sol troyen^ y fit jailUr une ^of/rc^(3); car on sait que 
l'idée et l'image ò^AehétoUs se liàient dans les conceptions des 

h IItìXiqiqì^iìc ó iroTttfxòv nHAÓSAS ,mal comprisepar les traducteurs latins, dans 

le traile de 9aint Justìn Martyr. 

(i) Stai. AchiUeid, II» 209. (a) Achìlléide, p, 70* 

(3) L^rcopbron. Scbol. ad y.%^5: IIiK^vaa; irXiórrei vh 'pv, xjxX vi^up e$ oMi^ 

&«9aaty^ày£^oOYi. C'est à ceUe tradition mytbologique qu^e fai«ait allusion un 

passale d'Antimaque , ólé par le Scholiaste : 

IIviXei^iQC àitopoudtv.... 
Vid. Schelienberg^cf Antimach. Relif, p. 70. 



326 .. I. MONUM9NS. ; 

Qrec5, à ridée et à l'image de VEaUj au poiat que le nom 
ménie iTj^ché/oùs était devenu, encertains cas, synoaynie de 
VEau (^j; et cette nution, dont s'est ingénieusemen i servi 
M. Osann, pour expliquer une rare ìnédaìUe deMétaponte (a), 
recevrait de notre , bas-relief une. sorte de confirmation , qui 
ne laisseraìt pas d*ajouter aussi quelque intérét au tnonumen); 
qui la fournirait. 

Le motif des deux figures et surtout de celle d'Achille, daas 
le groupe prìncipal, se trouvant ^insi déterminé, d*une ma- 
nière à-peu près certaine, il n y.a plus à douter que la femrae 
assise, tenant.à la niain un instrument qui* m a semblé étre 
nnfmeau y ne fasse allusion à Toccupatioii au sein de laquelle 
Achille vient d etre surpris par rapparìtion des hérosgrecs (3)« 
Quant à Ts^utre femme, qui parait enveloppée d'un long péplus 
de la manière qui avait été adoptée à une certaine epoque de 
lantiquité , pour représenter \dme humaine sépàrée d avec le 
corps, comme on la voit, enU« autres monumena ankiques , 
sur des peintures du tombeau des Nasons (4) , et sur le célè<^ 
bre bas-relief de Protésilas, du musée du Yatìcan (5) , je ne 
crpis pas devoir m*arpéter à cette particularité , qui ne me 
parait pas epcore suffisamment établie , mais qui^ si elle existe 
réellement sur le sarcophage , ne peut guère s expliquer que 
par Vintention de faire servir Tune des fìUes de Lycomède, re* 
jeiée sur lesecondplan, à représenter T^m^ de Métilia.Torquaia^ 

(i) Voyez à ce sujet up passage de Pbilostrate, Berme, p. 678.(54,ed^ 
Boissonad.)) avec les observations des coinmentateurs, et cette glose d*aa 
Scholiaste, citée par M. Tbiersch, Act. philol, Monac, I, 3, p. 33o : xoiv»; ^t 
irfiv u^ti)^ ÀxiXuioc xaXetrat. 

(a) KuHstblatt, i83i, n. i6 et 17» . ' 

(3) Lycopbron. Jhxand. y. 376-8. Dans ses obserVàtioiis sur ce passage* 
I« Scholiaste considère Xesfuseatix et lea quenouiUés cotnme àutant d^exp^es- 
siobs figuréeà qui avaient servi, dans la laugae de la poesie, à déguiscr (é 
fait bistorique; à plus forte raison peut-on sappoder queles liaiómcs objicfti 
ayaient servi , dans la langue de l'art, à exprimer le méme faìt d*une manière 
symbolique. 

(4) Pict, vet, in Sepulcr. Nason. tab. "V, Vili, X. 

(5) Mas. P. Clem. t. V, tav. XVIII. 



e. ACHILLE A SCYROS. 3^7 

Des deux groupes latéraux, coUsistaiit chacun en trois 
figures , et placés anx deux extréniités de la composition , le 
premier, à gauche du spectateur, offre les trvis héros grecs ^ 
Ulysse^ Nestor et Diomede^ chefs de Vainbassade envoyée à 
Scyros. Vlysse se reeonnaìt le premier , à la place méme qn'il 
occupe , eii tète de ses compagnons , non moins qu'à son at- 
titude expressive, et ^\x pìleus qui couvre sa tété. Le person- 
nage qui vient ensuite, et qui parait étre un vieiflard, appuyé 
d'une main sur un bàton , nesàurait étre que le ^vieux Nestor , 
désigné dans la tradition grecque la plus ancienne, celle des 
poètes cyc iques (i) , comme le principal chef de lambassade ; 
et le jeuQe héros , vétu d'un siniple kimation^ avec ìeparazo- 
nium au coté, doit étre Diomede, L'absence à'Agyrtès^ per- 
sonnage en quelque sorte obligé dans une scène pareille, et 
qui figure en éffet sur la plupart des représentations qu'on en 
possedè (a), n'est pas une des particuìarités les moins curieuses 
de notre bas-relief. J en puis dire autant de la manière dont est 
concu l€ dernier groupe , à dròite du spectateur.' Ce groupe 
est compose de trois femmes ^ dont la dernière assise sur une 
base carrée^ et tenant des deux- rtiains, croisées sur sa poitrine, 
un objet indécis , qui poufrait étre uxxplectrum , setnbie absor- 
bée dans une sorte de medita tion , tandis que les deux autres , 
debout , paraissent s'entretenir entre elles. De ces deux fem- 
mes, Tu ne peut étre reconnue , à son geste et à sòn costume , 
pour la nourrice^ personnage qui devait figurer dans cette 
composition, si le motif en avait été puisé dans quelque tra- 
gédie grecque, comme il y a tout lieu de le presumer; Tautre, 
qui a dù tenir une lyreAe la main gauche, autant quon peut 
le supposer , d'après Timperfection du dessin , ou celle du mo- 
rtutiient,' était sans doute une desjeunes Glles de Lycomède , 

occupéé à atiimer la danse de ses compagnes, comme on la 

• . ■ • ' " . 

(x),idf/?i/</Scbo). Uomer. ad lUad, XIX» 338.- 

(%) £n y coraprenant méme une peinture de Pompei , mais où manque la 
téie d Agyìtèsy dónt on n'apercoit que la irompeUe à gauche de l'observateur. 
Voy. la Description des peintures ancieiines du Musée de l^aples , par M. Jorio > 
n« f54«i,p. 8$. ' • . 

IV. 22 



3a5 1. MONUMBlfS. 

voiten effet représentée sur d autres bas-reliefs. Mais ce ne sont 
guère là que des conjectures, auxquelles on est réduit, làute 
d'un dessin plus exact, et qui ne niéritentpas qu'ons j arréte 
davantage. 

Les deux petits còtés offrent également des partÌGularités 
neuyes et curieuses , qui ajoutent encore au regret de n'en pos- 
seder que des images si imparfaites. Véducation cC Achille est 
représentée sur Fune de ces faces ]atérales ^ de manière à ne 
pouYoir 7 étre méconnue , mais toutefois sans que Ton puisse 
s*attacher y avec quelque certitude, aux détails de la figure de 
Chirony qui doit ayoir beaucoup souffert de la main du dessi - 
nateur, non plus qu'à celle d'Achille^ qui ne parait pas ayoir 
été moins mahraitée par le temps. C'est malbeureuseraent en- 
core le cas du dernier bas-relief , qui représetite troisfemnui 
assises. S'il était perrais de s en rapporter au dessin de la 
p lanche E , qui présente d*assez notables ditférences avec celui 
de la plancbe D , et auquel je serais cependant tenté de donner 
la préférence par les raisoi^ que j'ai déjà exposées, la femme 
assise sur une espèce de base carrée ou de socie, tenantdeses 
deux mains un objet , ou masse informe, qu*elle parait soulever 
avec quelque effort, et qui pourrait étre le torse d*une figure 
d enfant, rappellerait la nourrice portant sur ses bras Achille 
nouveau-né; et danis cette supposition, qui se fonde jusquà un 
certain point sur un des bas-re]iefs de la tahle ronde du Capi- 
tole, et sur une peinture de Pompei , il faudrait voir Thétis et 
Fune de Bes soeurs , dans les deux autres femmes assises vis-a-vis 
sur un siège séparé. Dans le cas où cette hypotbèse semblerait 
trop hasardée, je ne vois guère que Tidée dès trois Parques^ 
l'une desquelles tiendrait dans ses mains le globe destine a 
tirer Xhoroscope Jt Achille^ qui puisse rendre compt^ de la pré- 
sence de ces trois femmes , assises et vétues comme elles le sont 
ici, intervenant dans un sujet pareil, avec l'objet porte par 
lune d'elles; et c*est sans doute daprès cette idée, plus ou 
moins bien fondée, qu aété exécuté le dessin de la plancbe D, où 
cet objet présente à-peu-près la forme du globe^ attribut de 
Fune des Parques, dans la représentation des scènes géoé- 



e, ACHILLB A SCYROS. ^ 329 

thiiaques (i), Je ne sais si cest encore sous l'influence de la 
inéme idée» que lauteur de ce dessin areprésenté, a Tangle 
supérieur du bas-relief, une espèce de Triton ou de Nérée^ 
sous Taspect d*un monstre à téle humame barbue, termine en 
poisson; figure qui fefaìt certainement allusion à la naissance 
d'Achille, ìssu de Nérée^ sii étaìt possible d'accorder quelque 
confiance a cette particularìté , dont il h'existe pas la moindre 
ti^ce dans lautre dessin. C est dono encore un point que je crois 
devoir laisser indécis ; et il en sera de méme des anitnaux re- 
présentés à la face postérieure du sarcophage , qui apparaissent 
sur Tun de ces dessins, comrae des espèces de lionsailesy cou* 
rant à la renconti^ Tun de lautre, et qui sont indiqués dans 
ia courte notice de M. A. Lombardi , comme des cheuaua: <wec 
d^autres animaux (alcuni cuvalli^ ed altri animali). S*il est 
perrois de se prononcer entre ces deus^ données contradic- 
toires , je serais plutòt d*avis d admettre la seconde , d après 
les rapports %\ connus du cheval ailé ou du Pégase avec 
Vnigle (2) et le bucrane^ et d après Temploi si fréquent de ces 
divers animaux s^mboìiques dans les munumens funéraires de 
r^ntiquité. 

Il résulte de l'exposé sommaire qui vient d*étre fait, compare 
avec Texamen d6s monumens antiques relatifs à la fable d .^'- 
cfUlle a Scyros , tei que je lai moi^méme exposé dans mon 
AchilléUle y que la coroposition sculptée sur notre sarcophage 
diffère essentiellemerit des autres représentatìons que nous 
possédons du méme fait mythologique ^ ce qui protiyelehaut 

(i) L*oii pourrait encore voir ici Théùs s'abandonnant à la douleur eutre 
deux de ses soeurs, l'une desquelles porte Tnr/itf contenant les cendres d'Achille, 
et c*est,péut-étre Pidée qui s'accorderait le mieux avec l'expression de donne 
ftitmffMBi\ pàrlàqùdHe M. A. Lotftbardi dé^igne les trois femmes en question. 

(a) On yqit figòrer Vaigh sur les médailles romainei de eoméeration et sur 
les .ba»-rellefs à'apothéose , et c'est éyidemment la ttéme intention quifit etn* 
ployer cet oiseau comme omement des sarcophages. Yoyez-eu plusieurs 
exempIeS) rapportés par IMt. Cavedoni , iVam/ modenesi, n° XXVIII, p. a3i ; 
n** XXX , p. a36 ; n° XXXI, p. s37. L*image du Fégase se pròduit aussi fré- 
qBemiii0At (Mir kt inoiidiiienB fimérstresy.tt cntre autrés dans les {reintures 
de tombeaox romàÌBs> teis qàe oeiui des Nasobs. 

32. 



Mo I. MONUMBRS. 

intérét qui sattachait à ce sujet, et ce qui témoigne de ceite 
inépuisable fecondité de Tart gree, à réproduire sans cesse les 
mémes iniages, sans jamais se répéter. Nous pourrìons en don- 
iier une nouvelle pretive, qui se rapporle encofe au niéme 
sujet. C'est un bas-relief de sarcophage dont le marbré se 
trouve à Home, chfz M. Vescovali, et dont la Direction de 
ilnstitut nous a communiqué un dessin , exécuté avec le goùt 
et rintelligence de Vart antique, qui existent encore dans la 
ntétropole des arts modem es. La composiiion de ce bas-relief 
diffè^e 'également ; dans son ordonnance generale, des types 
déjà connus, tout en reproduisant certains niotifs dedétaii, in- 
hérens aii sujet. qui avaientété fixés'sans doute par quelque ex- 
cellent modèle. Les figuressont au nombre de onze: e est à savoir, 
d'un coté, les septjìtles de Lycomède , dont le nombre se trouve 
aìnsi daccord avec la tradition la plus généralement suivie sur 
les nionnmens (i) ; de l'autre, les troìs héros grecs^ et dans Tinter- 
valle qui séparé ces deux groupes distincts, Achille^ entiere- 
meni /tu , à la réserve d'un petit manteau flottant su^ son bras 
droìt,le bras gauche déjà chargé d'un large bouclier,s'élan- 
cant de sa couche efféminée, avec un niouvement d'une véhé- 
mence extraordinaire, qui exprime plus sensiblementpeut-étre 
que ne lef'ait aucun autre mouvement , le inhxayw aXpa da prò- 
verbe grec. De&sept filles de Lycomède , deux prennentla fuite 
comme effrayées de la scène imprévue dont elles soni témoins; 
trois autres , aux pieds de Tune desquelles est un calathus ren- 
,versé, semblent flotter encore entre la crainte qui les emporte 
et l'espérance qui les retient; tandis que Deidamiey avec une 
de ses soeurs , s'est jetée aux genoux du héros , qu*elle tient 
enibrassés. Le /// sur lequel Achille était as^is est un élément 
neuf et curieux de cette représeutation , ainsi que le meublé 
d'usage domestique^ le nùroir ^ qui se voit aux pieds du héros; 
lie méme moyen , employé pour caractériser le groupe des héros 
grecs, ajoute égaleroent à cette partie du bi^s-relief un nouveau 

( i) Entre autres le bas-relief de la villa Parafili , poblié dans mes Honmnens 
inédits , Achilleide \ pi. XN . Voy. robservation faite' à ce sujet, p. 69 , noi. a. 



e. ACHILLE A SCYROS. 



33 1 



motìf de ciarle et dlntérét. C'est un casque^ et plus Iwn une 
euirassey placés à terre, entre les jambes XJJlysse el de Dio- 
mède^ qiii s'éloìgnent d'un pas rapide; objets, dotit la seule 
présence sufEt , en effet , pour indìquer , d'accord avec le inou- 
vement expressif de ces fìgures , le stratagème par lequel Achille 
vient d*étre rendu à lui^méme et à la Grece qui le reclame ; 
et c'est enfin ce qui résulte plus sensiblement encore, s'il est 
possible^ de la présence d*un troisième personnage , place entre 
Ulysse et Diomede, qui se reconnaìt pour Agyrtes^ a la manière 
dont il embouche la trompette, et à tonte son altitude, qui 
avaìt fait de cette figure un type consacré , en méme temps 
qu'un élément caractéristique , dans la représentation de ce 
sujet. 

Et a cette occasion, il doit m'étre permis de faire quelqut^s 
observations au sujet d'un monument retatif à la méme fahle , 
que j ai publié, et dont lexplication a été contestée par M. de 
Clarac (i). Il «'agit du bas-relief du Musée du Louvre , où j'ai 
cru voir Acìdlle au milieu des filies de Ljcomede (2), tandis 
que dans l'opinion de Visconti, adoptée et soutenue par son 
contimiateur , ce bas-relief représente ApoUon en compagnie 
detrois Muses. Or, pour se prononcer avfc certi tu de entre 
fune et Fautre hypothèse^ il convient d'étre bien fixé sur k* 
caractère de la figure , qui , le casone en téle , embouche une 
trompeUe^ et qui pourrait étre une P^ictoirv ou un Hèraut ; ce 
sont les propres expressions de M, de Clarac 5 et c'est aussi 
l'alternative quii propose, au sujet de cette figure, dont le 
sexe ne lui parait pas bien déterminé , et dont la présence dans 
une compositiòn relative a Apollon et aux Muses^ neltiisemble 
pouvoir sexpliquer, que par Finiention de proclamer quelque 
succès littéràire obtenu par celui auquel on consacrali le monu* 
ment'le n'in^te pas sur ce que cette manière de proclamer ufè 
succès littémire, au son de la trompette , par le nioyen d*un per-^ 
sonnage casqm^ qui serait une Victoire^ ou \\x\ Héraut , offr^ 



(0 Méfamges tfantiquités grecques tt rofiiaines ,^. i^ \ 
{vk\ Monmn. inéd. pi. XXIf , p; 7 J^« 



333 



I, MQNUMBlIfi, 



d 'ìncohérent en soi » et de peu coniofoie aux balòtodes de l'ari 
antique. Mais je dois dire^ et'je puis affiitmer , d*oprès Texamen 
attentif que j ai fait du bas-relieCdont il sagit> que le per&on- 
nage eii question est bien réellemeot un guenier portant un 
cctsque et une cuùasse; d*oii il suit, aussi bien que de lattitude 
méme de ce personnage et de la place qu*il oocupe dans une 
composition du genre de celle-oi , que ce ne peut étre qujégxr^ 
tèsy tei absolument qu'on le vqìt représenté dans la plupart 
des basTrelièfs de ce sujet. Gela pose, rbypothèse de Visconti 
tombe nécessairement d'elle-uidme^ et saps qu*il soit besoin 
de discuter les raisonnemens plus ou moins spéoieux , plus ou 
moins étrangers à la question / allagués par M, de. Clarac jt 
Tappui de cette opinion, Màis il est un autrepoint surlequel 
je dois savoir gre à cet antiquaire d'^voir relevé une erreur 
que j'avaìs commise : c*est au suje^de la figure que j ayais piise 
pour Ulysse , et qui est représeniée ayee un casette en iéte sur 
le dessin que j ai publié. M. de Clarac ohserve que ce person- 
nage est une /emme et xmefommeàgée^ qu'Ue^taiséy ajoute-t- 
il , de reconnaùre à la draperìe , espèce de céejyphale qui lui en^ 
veloppe les cheifeux. La hauteur o^ ce bas-relief est place , et l'é- 
loignement où il se présente, avaient trompé à cet égard mon 
dessinateur, et m'avaient induit moi-méme à faife une sup" 
position mal fondée. En examinant de près lemonumeUftjj^ai 
reconnu que la figure en question est effectivement ìxnefemme 
àgée^ comme le dit M. de Clarac, dans le costume propre au 
personnage de la noiirrice , et avec Tespèce de draperie surla 
téte, qui est ia coiffure habitaelle de cette solide de figures, 
sur les bas-reliefs d'epoque romaine.. Mais de ce fait positi ve-t 
ment établi , et de la présenoe de la nou,rri^e dans une scène 
semblable, il résulte une preiiv<$ TIQuyelle et péremptoire, qu^ 
le fragment de bas-relief qui npus ocQupe app^rtkoit à lune 
des compositions si nombreuses , qui représentaient Achille au 
milieu des filles de Lyeomède; et Ton a lieu d'étre siirpris qu a- 
près avoir reconnu ici une noumce , comme il avait dejà re- 
connu un Héraut emboucfyztU, la trompeUe^ deux person- 
nages si bien placés dans une composition de ce genre , 



a. l'arrivbs d'apoIìLOn a dblphbs. 333 

M, de Glarae ait persiste à y voir Apollon en compagnie rfg 
trois JM^s, 

Raoul 7 Roca 9TTE, 



3, PEINTURE. 

a. L AatllVÉjÈ D APOLLOTT A QSLPHBS. 

{Monum. d^ VlnstU. PJ. XLVI.) 

Dans un passage fort instructif da Cratjle (i), Platon ex- 
plique comment ie seul et méme noni dHJpoUon peut à*la-fois 
faìre allu^ion aux quatrefcucultés principales , qui òaraetérìsen^ 
cette divinité des Grecs , sa voir : la musique , la prophétie^ la 
médecine et Yart de là^eer les trcdts^ (a). On est plus frappé eri- 
eore de la vérité de cette observatipn en regardànt en détailla 
peinture publiée pi. XLVI, Cette peinture decere une hydrie 
f^orinthienne à figures jaunes , produit des fouilles de Yulcia , 
et maintenant un des plus beaux pmeniens de la coUection 
Féoli. 

Sans nous arréter a la couronne de laurie^ qui ceint le front 
d* Apollon, dirigeons plutót immédiatement notré attention 
sur les différens attributi que réupit ì(:i la méme divinité : 
Uarc suspendu à son dos (3) retrace Varcker dont les flèche^^ 

(i) P. 47. Ed. Bekker. (p. 4o4) 

fi^ocTrreoOai xal (^y)Xouv rpóirov Tivà (Aouoixinv Tt xal (i.avttXTiv %%\ {«Tpcxviv 
wà TO^txviv. 

(3) Horat Carm. L. U, Od. IX, t. 18 : 

Quondam chharlk tacentem 
, Suseitat musam , deque semp^ arcupn 

Tcn4H Apqllp. 



334 I* MONCMSNS. 

ne manquent janais leur but^ la lyre (i) dans sa maio désigne 
clairement le chef des Muses, le dieu de la musique. Quaniz la 
phia le y,ssitis méconnahre les différentes acceptìons qu'on peut 
laire valoir à son égard , je pensa qu'elle figure cependant le 
plus souvent conime symbole de puri/ication et dexpiation^ et 
qu'elle rapproche ainsi celui qui la porte des divinités phialo- 
phores par excellence , d'Hygie et d^Esculape. Le trépled d'une 
dimension colossale , et cornine siège d'Apollon (2), uous rap- 
pelle de tonte nécessité son oracle de D^lphfis^lues cUles Trtpa, 
dont le trépied ^st décoré, me semblent à ieur tour indiquer 
la capitale de la Phocide , où le second Naos élevé à Apollon 
fut , sì Ton en croit la tradition locale , construit av^c la ciré 
et les. cules des abeilles. Une autre tradition faisait dériver le 
pom de PteraSy attaché à ce Naos, de Tarchitecte horaonytne 
qui aTait erige cet édifice à Delphes (3). Pour expliquer les 
deux dauphins qui entourent le trépied^ il faut se sou venir que 
c'est précisément sous la forme de cet animai qu Apollon mon- 
tra à CastaliuSy qui nest qu'un surnom d'ApoUon lui*méme, 
le chemin de Créte dans le goifc de Glissa, et que le dieu 
donna le nom de Delphes à la nouvelle ville qu'il fonda , et 
adopta pour lui-méme Tépithète de Delphinien (4)* Les vagues 

(r) Horat. Carni. L. I, Od. XX, v. io sqq. 

' Natalemque, mares , Dqlon ApoUinis 

Insignemque pharetra 
Fraternaquè humerum hra. 

Les inteiprètes expìiquent/ratemaquè Ijra par quod afratre Mercurio accepc' 
rat : mais ne serait-ce pas plus conforme à l'esprit du poète , d'entendrey^a- 
tema par rapport à/^Aa/ie/ra entre laquelle et la lyre il exìste une sorte do 
confraternite , basée d'une part sur les cordes que la lyre et Tare ont de com- 
mun, et \le Tautresur la place voisine qu'ils occupent comme attribats da 
mémedieù? 

(a) Comparez Tischbein, t. I, pi. xxvi où Apollon avec Tare. et une 
phiale , se trouve assis sur le trépied , à coté d'un laurier et eutouré de deux 
femmes , dont l'une porte une oenochoé (peut-étre Latone et Artemis). 

(3) Paus. L. X, e. 5. 

(4) Homer. hymn. ip ApolJ! y. 400* et 494* Gf. Tzetz ad Lycophr. v. aoS. 
Comparez le dauphin qui conduit Àrion ( le méme que CastaUtis), et le fen^ 



a. L*ARR1VSB d'aPOLIiOK A OELPHES. 335 

■ 

dessinées au-dessous du trépied et \e poljrpé euloxxié àe ([Udilre 
poissons témoignent en faiveur de mon opinion, en ce qu'elles 
déftignent le goìfe de Crissa où aborda le fatidique Apollon. 

Ges remarques suffiront, j espère^ pourempécher qu un nio- 
nument d'une telle importance ne paraisse dans nos Ànnales en- 
tìèrement depourvu de conimen taire : elles doìvent lui servir 
de passeport. Mais cornine il y a loin de là ù une explication 
développée, je voudrais qu*un de nos coUègues se ch^rgeàt de 
soumettre ce uionument a un examen plus solide et plus con- 
sciencieux, auquel d*aillears peu de monuniens antiques ont 
des droits plus légitiinés que celui*ci. Du ireste, qu*ón adopte 
notre opinion de Varrivée cCApollon a Delphes ou quon lui en 
substitue une meilleure, toujours cette peinture apprendra- 
t-elle aux archéologues de mettre un peu l>lus de circonspec- 
tion à régard de Tépòque généralement attrìbuée aux divimtés 
Pajuhées;^<ò\t^ mettra à méme de sapercevoir qu on trouve 
les traces de ces divinitésailleurs. que sur de mauvaises pierr^s 
gravées des teoipsromains; etpour peu qu*oq veuille étudier 
Pausanias sans, préjugé et sans sy stèrne arrété d avance, on 
rencontrera dans plus d'un. endroit des preuves évidenies qu'à 
une epoque très reculée les Grecs réunissaient sous une seule 
forme des caractères distincts et assez opposés pour qu on 
spit tenté de les attribuer au premier abprd à des divinités 
différentes. 

Ainsiy en définissapt Àpollon comme dieu des chasseurs, il 

est évident, d après Tautorité de Platon et de notre monuraent, 

qu'on saisit à p^ine le quart du sens que les aqciensattachaient 

a cette divinité. 

Th. Panofka. 

dateur de Delphes , Delphus f. d'ApolIon , époux de Castalia , pére de Gasta- 
lius et de Phemìnus qui chanta le premier en hexam'ètres (Schol. Eurip. ap. 
Kuhn, ad Pausan., 1. X, e. 6.). Mon savant ami Gerhard avait déjà désigné 
tiotre AppUon souft le noni de Delphinien (Ann. dell' £nfit. toI. III,p. x36, note 
202 ) et réuni presane tous le$ .passages qui le concernent dans son Prodro- 
mus antìk. Bildw. Taf. V, not. 35 , p. i3a. 



336 I. MOHUMERS. 

(Monum. de l'Jnstit. PI. XLYII 9.) 

La peinture du vase de M. Henry, que M, de Witte a décrit 
page 59 du builetin de notre Institut 183^ et rapporta avec 
raifton au jeu c^xotvXt;, jette des lumières ìnattendues sur quel- 
ques traditions relìgìeuses et mérite à cet ^gard un examen 
plus attentif. On y volt deux éphèbes povtant des garcons^ un 
peu plus jeunes, à califourchon, précédés chacun par un aqtre, 
dont le premier est arme d'une massue ; tous se dirìgent vers. 
un endroit d'ou s'élèvent un objet de forme conique et un 
caducée fiohci en terre. Athénée (i) naus apptend quelesanciens 
nommaient cotylé tout ce qui est creux , par exemple le ereux 
des mainsy et encotylé le jeu dans lequel les "vaincwt receifoient 
dans le creux de leurs mains les genoux des vair^ueurs pùur 
les emporter ainsL Si ce témoignage formel ne laisse aucun 
doute sur la dénomination generale de notpre monoment, il 
n est pas aussi facile d en deviner le Téritable sens et les noms 
de chacun des acteurs qui interviennent dans cette scène : 
cette recherche sera Fobjet de notre article. 

Gonsidérons d'abord la peinture en elle-méme sans nqus 
soucier des noms propres 4 chacune des figures. Il est éirident 
que les personpages qui prennent part à cette action , ne dif- 
fèrent pas très sensiblement d*àge Tun de Tantte , et qu'on peut, 
vu Tidentité parfaite des deux groupes se trouvant chacun à la 
suite d un chef, affirmer avec assurance qu*au fond il ne s'agit 
ici que d'une triade ^ c'est-à*dire d'un jeune homme porte par 
un^autre et precede d'ime espèce d^ guide, et que le peinfi-ip 
n a fait que rép^ter quatre fpis la méfne j^riade^ Avpu0ii3 4UjlM 
que l'action de porter sur le dos exprìme toujours un enUvsr 
meni d'un objet que l'on alme ou respecte. Mn^ portant Ati- 
chise , ori les frères pieux de Catane peuvent servir (Texemple 

(1) L. XI, p. 479 a- 



b. LBNCO'rYLB. 337 

pour le demier cas ; Déjanire sur le dos du Gentaure, TAma- 
zona portée par Thésée sont des témoignages irrécusables de 
la passion dea amaiìs. 

La représentation de ce dernier mythe où nous rencóntron^ 
ordinairement deux hommes qui enièvent, dont Tun (Thésée) 
celui qui emporte , est le véritable amant, tandis que Tautre 
(Piritboùs) qui va en avant pour sonder le terrein et surveiller 
la fuite, n'est que son seeond, cette représentation pourra 
servir a ezpliqtier les r^pports qui existent entra les différens 
individus de^ notre composition. Celui qu'on porte serait-il 
Vaimé? en effet il est le plusjeune de tous et designò dans le 
pasaage d'Athénée comme vainqueur» Celui qui le porte doìt 
alors représenter son compagnon ifejeu; selon Athénée, le 
'uaincu; d*après l'analogie que nous venons de citer, VamanL 
"Enfin le eonducteur que distingue sa massue^ se trouve vis-à- 
tìs du vainqueur dans une position plus indépendante : on 
voit qu'ìl sert à son ami vaincu et subjugué y pour ainsi dire, 
de compagnon (Tarmes^ et oomme témoin^ et qu*il exeroe une 
certaine supériorité sur Fun comme sur Tautre. Telles sont les 
inductiops que nous crojons pouvoir tirer de la peinture 
méme : et,ces inductions se justifient par la nature de la vie 
que menait la jeunesse grecque. Car si chez les Hellènes les 
jeuxportaient tous un csLractère gxmnastìque , c*était partieti- 
lièrement la luite qui en formait le jeu de prédilection, tant par 
l'agilité et la dextérité quelle communiquait au corps, que 
parce qu'un sjmplegme aussi fréquept faisait naitre des liens 
qui influaient d'une manière prodigieuse sur le développement 
physìque «rt intetlectuel de caux qu'ils enchainatent, Uens que la 
Grece enticre ne rougissait ni dappeler liens sacres (i), ni 
d'entourer de venera tion lorsque leui*s divinités en présentaient 
le modèle. . - 

Mais s agit-il , dans notre monument , d*une scène purement 
domestique ou gymnastique? Et la t4che de l'interprete est-elle 
remplie après; avoir démontré que liUte et amour ont motivé 

(x) Le Upòc Xoxo^ des Thébains. 



^38 I. MONUMERS. 

les groupes de cette'peinture? La présence àu phallus et da 
caducée (x), ainsi que la massue dont le premier des éphèbes 
est arme, protestent formeliement contre toute interprétation. 
qui laisse le sujet anonyme , et exigent avee raisòn pour chaque 
figure un nom au&si appropriò que possible au sens general 
que nous venons d mdiquer. 

Consultons dans ce but le véritable oracle de lantiquité , 
Pausanias (2). Après avoir mentìonné à Elis un ancien gymnase 
parsemé de platancs et appelé Xystus^ un stade pour le jeu 
des courses surnommé par les gens du pays , le stadè sacre ; 
le saVant voyageur continue ainsi : 

« Il y a dans le gymnase ce qu'on appelle plethrion , où les 
« Hellanodìques accouplent ceux qui sont du méme àge ou qui 
« se distinguent dans le méme genre gymnastique, pour la 
« bitte. Il y a aussi dans le gymnase, des auteh de dieux, de 
« XHercule Idéen nommé Parastate\ d'Eros et de celui que les 
« Eléens et Athéniens appellent ArUeros^ de Demeteret de sa 
afille. Achille n*a pas un autel, mais un cénotaphe, daprès 
« un oracle 

« Il y a encore une troisième enceinte de gymnase, appelée 
« Mcdco à cause de la mollesse du sol; il est acoordé aux 
« éphèbes pendant tout le (emps de la féte. Dans Fangle ( cv 
« yuveoe) de la Malco est un masque d'/f6/r«/(0Jusquaux épau» 
« les, et la représentatiòn en bas-relief d'une palestre de jeunes 
«t gens, c*est-à-dire la .lutte dlEros et d'Anteros (3). Erps tient 
« la branche du palmier, Anteros òherche à la lui eniever. 

« En allant du gymnase versles bains, on arrive par une 
«ruelle (^c* àyv/a?) sur le chemin du silence (o5o? Srorirn?) : et. à 
« coté est le tempie d^Arte^iis Philoniirax(quiaimelésgarcoQs): 
« c'estcomme voisihe du gymnase que la déessè a obtenu cette 
« épithète. » 

(i) Comparezles liermès , caractérisés par le phallus au milieu de la face 
principale et le caducée sur le coté. Voy. Gerhard Ann. Voi. Ili , pag. 140 , 
not. 2 23 Bacco nel mezzo di due caducei innalzati K. f. n. P. d. C. ^ 

(a) L.VI, e. 2 3. 

(3) Je lis : Kal vewv iraXaiaTpoiv \d9. , tutto; fpiOTa é'xwv sirttp^. etc. 



<c 



ce 



A. l'encótylé. 339 

A laide de ce récit nous g«igiions pour le pérsonnage qui , 
arme d'une ni;issue, ouvre la procession, le nom importa nt 
óiHercule Idéen ou Parastate^ et pour les deux éphèbes qu'A- 
tbénée nous avait représentés jouant l'un avec Tautre, les noms 
très convenabies (XEros et S Antéros, Mais rapprochons-nous 
davantage de cet Hercule Idéen, et demandons sur son coinpte 
quelques autres renseignemens au méme auteur. Voici/ce qu'il 
nous dit, 1. V, eh. i4 : « A Olympie méme, à coté de lautel 
de TAlphée et d'Hephaestus , on avait erige un autel à Her- 
cule Parastate et à ses frères EpimèdeSy Idas, Paeoneus et 
« Jasus : Tautel d'Idas fut, autant que je sache, appelé par 
A d*autres , celui à* Hicesidas. Mais là où étaient situés les fon- 
« demens de la maison d'OEnomaùs , se trouvent deux autels ^ 
« Tun de Zeus Hercéus qu OEnomaùs parait avoir bàti lui- méme, 
« l'autre consacré à Zeus Ceraunius lorsque la foudre détruisit 
« la maison d OEnomaùs : le grand autel sappelle celui de 
« Jupiter Olympien, 

Liv. V, chap. 7. « Relativement aux jeux olympiques, ceux 
u qui connaissent les plus anciennes traditions racontent que 
« Cronos possédait d*abord Tempire du monde et que les hommes 
« appelés la race de Tàge d'or lui érigèrent un tempie à Oljm- 
« pie. Après la naissance de Jupiter, Rhéa confia la garde'de 
« Tenfant aux Dactyles Idéens que Ton appelait aussi Curètes : 
« ceux-ci étaient venus de Fida de Créte, Hercule ^ ^Pceonaeus^ 
« EpimèdeSj Jasius et Idas, Hercule (cor il était le plus àgéde 
« tous) en jouant accoupla ses frères pour unjeu de course etcou" 
« roana dune branche de cotinos (olivier sauvage) celui (Teux 
« qui remporta la victoire. Il y avait chez eux une si grande 
« qùantité de cotinos qu'ils couchaient sur la verdure des 
« feuilies de cet arbre : Hercule lavait apporté du pays des Hy- 
« perboréens aux Hellènes. "> 

Quant au cotinos sur lequel couchent les Dactyles , le peintre 
du vase n'a pas negligé non plus cet indice qui entrelace lar- 
gement les difiérentes iigures. L'Hercule Idéen qui intervieni 
dans Tun et dans laut^edes passages de Pausanias , caractérisé 
dans le second corame lainé de tous ses frères, répond à mer- 



340' 1* MOnUMBNS* 

veille à 1 ephèbe ntmé d*une raassue que le peintre du vase 
nous presente comnie eor}phée, Quant aux. quatrefrèresldéens, 
Paeonaeus et Epimèdes , Jasiiis et Idas , qu on est bien force 
daprès le texte de Pausanias, dassimiler à Eros et Anteros , 
dont la Malco et le Plethrium d'Oiympie nous révèient le ' 
eulte , il me semble que la definì tion donnée plus haut du jeu 
encotylé nous autorise à les supposer reproduits dans les deux 
groupes d'éphèbes portant leurs atnis sur le dos. 

Il nous resterai t maintenant è examiner les deux sjtnboles qui 
indiquent évidemment le but(i) que seproposeni les Dactyies 
Idéens dans le vase que nous avons sous les yeux. Mais nous 
préférons renvoyer le leeteur aux détails du mythe de Pro- 
syranus et de Dìonysus (2) , assez difficile à exposèr méine 
dans un but scientifique. 

Ce mythe dont le sujet se rapproche beaucoup pai: la forme 
de celui qui nous occupe, offre en outre ce grand avantage , 
qu il fait cesser tonte incerti tude sur le sens funebre du phallus 
que cotte traditiou mystique nous roontre comme terme place 
à rentrée de Tenfer. 

Le cadueée qui accompagne^ comme sur les raédaiUes de 
Sciathus (3), le symboìe du phallus, s'y jmgnait naturellement 
puisque la fonction que Uionysus demandai t à Prosymnus^ 
était prédsément celle du co/uluciettr ^ et Tassimilail à Mercure 
Psjrchopompe. 

Olì nous demanderà peut-étre de quel dtoit nous faisons 
ainsi de FHercule Idéen un condncteur dans lenfer^, absolu-^ 
meiit comme s*ii s'agissait de Mercure. Sans faire appel aux 
visites réiterées que fit Hercule eiu séjour des oifibres ^ obligé 
lantòt de conduire Gerbère devant Eurysthée^ ou de ramener 
Alceate à son époux désolé, je me contenterai dalléguer quél* 
ques passages de Pausanias pour corroborer moti opitoion. 
Liv. IX, chap. 27, il cite à Thespies uh tonple d*Hercule, l'un 

\i) AAtifti de rmftit. Voi. I , pàg. 3o9-3t k. 

(3) Hygiii. Poet. Astron. L. II, e. 5. 

(3) Millingen , Ancieixt coins of Greek cities and king&pL III , 18, pag. 5t^ 



dea Dactjles Idéens , le méine auquel les loniens d'Erythrae 
et les Tjriens consacrent aussi des hiéron, Mais^ ajoute-t-il, 
les BéotieDS n'ignomient non plus ce nom, puisqu*ils disent 
que le tempie de la Demeter Mjrcalessia est confié à l'inten- 
dance de YHercule Idéen, Et chap. 19, en parlant de la ville 
Mycalessus, dont il derive lenoni du mugissement de la vache 
de Cadmus , il mentionne Thiéron de cette Demeter Mycales-^ 
sienhe : on dit que chaque nuit e est Hercule qui le ferme et qui 
le roHvrc ensuite , et que cet Hercule est un des Dactyles appe- 
lés Idéens. Dans cet endroit ^ il est par conséquent xX^^ov;(o? , 
c'est*à-dire il porte laclef; sur notre vase où il n*est pasques^ 
tion de Demeter ^ la massue remplace cet attribut : chose qui 
ii*a rien d etonnant pour peu qu on se souvienne que les Ro-* 
maina ont pour clef et massue le méme mot clavis^ clava ^ et 
que le dieu Sylvanus porte à-la-fois clef , massue et arbris* 
seau. 

bi nous comparons le chemin du Silence mentionne plus 
haut avec le cotinos sur lequel reposent les Dactyles Idéens, 
nous attacherons sans doute plus d'importance à un article 
du grand étymologiste relatif a THeudonus, ileuve d'une ville 
de l'Asie I appelée aUtrefois Dia (i), et Erymna, et plus tard 
Tralles (2). « Farce que les Gurètes LabrandòSy Panamoros y 
« (Panagoros PJ et Palaxos ou Spalaxos , se dirigeant d'après 
« un oracle vers la Carie, ae reposèrent lorsque la nuit les sur- 
« prit au bord de ce fleùve, il en prit le nom d'Eu^Mvd^ du mot 
« cu^ecv, dormir. n^Dik fleuve Domieur*^ EOdib>vo^,au dieu du som* 
meil itemela Al^wvtuc ou Arjv7?, on conviendra que la distance 
n^est pas grande; ainsi la tradition de I étymologiste avec une 
variante précieuseàTégard des noms des Curètes, s'accorde 
avec toutes celles que mentionne Pausania$ sur quatre poiiits 
capitaux : i"* en ce que les personnages auxquels se rapporte le 

(i) Plin. H. N. 1. y, C'Sp. Trallìs eadem Euanthia etSeleacia et Antio- 
chia dieta. Alloitar Eudone amne , perfìinditar Thebaide (Thebalté). Qui- 
' dam ibi Pjgmaeos habitasse tradimt. 

(a) Steph. Byz. TpàXXt; iroXi; Au^tac > i?pò; rù Maiàv^po itCTOfAb) ri itpOTepov 
' Xe'^op.Gvvi AvOeia , <^ià tò iroXXà àv6Y) ìxsì ire^uxcvat. ÉxaXstto x«ì £(jpuiJLva. 



34^ I. aiCHfVMElfS. 

lìiythe soni appelés Curètes ou Dactjrles^ 2^ que leur nombre 
(le trois répoiul à VHercu/e Idéen^ VEros et YÀnteros de la 
Malco, auquel les rleux pugilateur^ né s*attachent que comme 
duplicata du groupe d'Eros et d'Anteros, et que ce méiue 
nombre a été déjà signalé dans la première partie de cet ar- 
ticle, où nous avions fait observer que le vase qiontre une 
triade d^cphèbes qua tre fois reproduite; S"" que. les Curètes 
coucheìU ensemble , durant leur voyage comme durant leurs 
courses et autres exerciees; 4° que le but de leur Toyage est 
l'empire du Silence ou XEnfer. 

Gomme les traditìons religieuses portent toujours Xem- 
preinte du sol auquel elles se rattachent plus particulière- 
ment , comme elles reflètenl souvent la vie méme des habi- 
tansauxquels elles s'adres^ent^ il me p<irait naturel de chercher 
maintenant en Créte d'où les Dactjles Idéens tìrent leur ori- 
gine , les traces de cette vie gymnastique et paedérastique que 
la peìnture du vase en question nous a fait connaitre. Yoici ce 
qu'Athenée (i) raconte à ce sujet : « Clini (xXctvotì ou il- 
lustres^ s'appellent chez les Crétois les jeunes gens qui soiit 
aimés. Chez eux, c'est une passion que d*entever des garcons, 
et c'est une honte pour les beaux éphèbes de ne pas^ avoir 
trouvé damant. Ceux quon enlève (otp^oeodrv'ce?) s'appellent 
«otpaffTaOevn? (placés à còté, assistans), et re^oivent un véte- 
ment (9TÓXif)v ) , un boeuf et un vase. Quant à Thabit, ils le por- 
tent encore à un àge plus avance pour montrer qu'iis ont élé 
ìUustres. Le va&e est d airain et s'appelle chonni ^óvvoc. {%) 

Quant a l'espèce deyvase appelé ;(óvvo( chez les Gortyìiiens, 
je peuse quìi, doit étre le méme que la cotelé; d'une part^ 
parce que ce dernier est expliqué par les raots p^e^/vj , otvYJpumg , 
c'est-à-dire vase propre à puiser le vin; et parce que la fonc- 
tion de méler le vin pur avec de Teau dans le cratère , d'en 
puiser avec des oenochoés pour remplir ensuite les vases des 
convives, était précisément dévolue aux éphèbes qui brillaient 

(i) L. XI, p. 182, e. 
(a; L. XI, p. 5o3. b. 



b. l'bncottlb. 



343 



par leur beaùté physique: à Finstar de Gànjmède qui rem- 
pUssait le mémeipinistère aiixrepas des dieux (i). De l'autre, 
•parce que le mot yijmot a cela de commun avec le mot xotvXvj 
qu*il rappelle égalemept le jgenou yów , et que le pluriel ^^ówoc, 
si étrange comme désignation d'un seule vase, se justifie peut- 
ètre par la position a deux genoux de ceux qu'on enlevait , 
c'est-à-dire par le jeu d'Eneotylé auquel il fait allasion. 

Le nom de irapocaToeGcvrc? qu'on donnait aux éphèbes ènlevés 
à Créte, explique à mervrìlle Tépithète irapoaraT*?? qu'on don- 
nait à l'Hercule Ideen (2) dans la méme locali té; il le désigne 
comme enleueur par rapport aux éphèbes. d'est dans ce sens 
qu'il. faudraic expHquer la pierre précieusé oà un Amour re- 
pose sur les épaules d'Hercule (3), et cìti^r à l'appui les extraits 
de Diodore, liv. Vili, eh. 8, publiés par Maji : « Car Eros est 
« puissant à tromper les jeunes gens et surtout ceuit qui sont 
« fiers de leur force physique. G'est pourquoi aussi les anciens 
« parmi les mythographes , introduisaient jBT^Tt^i^/^ itivincible, 
« à l'hard de tous les autres , vaincu par la puissance de VA- 
« mour seuL » Mais le type de tous les enlèvemens réels est 
sans contredit depose dans le mythe de Jupiter emportant 6a- 
nymède dans TOlympe. Athenée (4), après avoir obseryé que 
chez les Grétois et lesXhalcidiens de l'Eubée l'amour an ti- phy- 
sique était surtout répandu, ajoute que, selon Echemène , Ga- 
jiymède fut enlevé non par Jupiter mais par Minos. LesGhalcì^ 
diens dÌ5ent(5) que c'est chez eux que Jupiter enleva Ganymède, 
et nomment par cette raison un endroit rempli demyrte, où le 
rapt eutlieu, Àpiraytov (lieu de l'enlèvement). 



(i) Schol. ad Aristoph. Acharn. xo66 et mes Recherches sur les noms de 
vas. gr. 

(a) Philofttrat. Heroic. V, i. xfl{,i icXiQpovofi^oat (<I>iXo)CTJiÌTnc) Xe-^sTaiTcóv to'^wv , 

JwoT» ApoucXTÌ; àinùv tiì; àvdpeinrsià; ^U(rec>); , aÙTOv re ir a p e ar in o ar , jcat tò ev 

Tf OC-rp itup. — «- Tflc Ti làp To5« Tou ÈpaxXsou; etvai , dicoTa u|xv7iTai xaì tÒv <I>iXoxrjii- 

mv (uXXaPiìv oÒTu T ou év T^ 0?T7| àOXou , tà ro^a ts àirsXOsìv Ixovra, xai (aovov 

àvOpf&iruv '^tYvwoxeiv , ó>( XF^ ^Xxeiv aurdS. 

(3) Mu6. Capitol. IV, 87. Millin.Gal.myth. CXXI, 472 ii. 

(4) L. Xm,p. 6ox,f. 

(5) Athen. 1. e. 

IV. 23 



344 ^' M01l<rMENS. 

DaQS un artìcVe (i) destine à défendre ìe nom de Cotyle pour 
la forme de vase qu*ofFre eelui qui nous occupe, nous avons 
établi que les fétes de Chalcis se trouvaient quelquefois indi- 
quées par de simples symbdefi sur ce genre de raonumens. Le 
Tase doni nous Tenone d'expliquer la peinture , en foumit une 
nouvelle preuve, puisqu il représente des coutumes qui caxac- 
térìsaient i selon le témoignage des anciens , précisément les 
habitans de ceite yille. 

Je ne puis nùeiii finir <^t artide qu*en passant en reyue 
quelqoes monamens où se retrouve le jeu de XEncotylé ayec 
le sens que nous y attachons. A i'Hercule portant rAmour à 
ealifourohon , sujet dune pierre gravée^ citée plus haut, s'as- 
sinùlent naturellement les statues des Centaures, sur le dos des- 
queb on voit le méme genie (a)^ et en fait de peintures, les 
deux yieux Silènes emportanl; de la méme manière des éphèbes 
ailés'{3)9 et Orion qui, prive de la vueparCKnopion, refoitde 
Vulcain un gancon de foi^e appelé Cédalion, pour s'en servir 
de guide; ce garcon m met sur les epaules de 1 aveugle (4). 
Dans toutes cioa représentations di£ferentes , la règie generale 
que nous a enseignée Athenée, et qué cet article était destine 
à développer , est aorupuleusement observée, puisque celai 
que fon porlie se montre toujours le maitre, vainqueur et 
guide, et se dif ting^e par sa jeunesse et sa beante; tandis que 
celui qui porte se rooatre constamment àgé, méme aveugle, 
esclave et vaincu. 

Th. Pahofkà. 

(i) BuUet. IV. Aprii iSSa , pag. 67-69. 

(a) Les ouvrages en marbré noir d'Aristéas et Papias au Mosée du Capi- 
tole , et une répétition au Musée da Louvre. Clarac , Descrìpt. du Mus. roy* 
p. 6$. ed. i83o. 

(3) Millin Peint. de Vas. T. I . j l. xjc. . 

(4) Apollod. L. I. e. 4< s^ 3. Serv. a^ Virg. Aen. X, v> 763. Linquii. 
de Domo. 



I. ANTIQUITÉS ItfBDITBS DB l' ATTIGUE. tkA^ 

IL LITTÉRATURE. 

I . LSS ANTIQUITES INBDITES DE L ÀTTK^UE , PUBLIÉES PAR LA 
SOCIETE DES DILETTANTI; OPVRAGE TRADUIT PAR M. HIT- 
TORFF| ETG. I TOL. IN-FOLIO. 

Farmi les publications doot Farchitecture grecque a éié 
jusqua présent Tobjet, Tiaiportante serie quicommence aux 
antiqaités d'Àthènes, comprencl les Antiquités loniennes et 
celles d^l'Attique, et se termine par les prìncipaùx monumens 
du Péloponnèse , n a pas cesse de tenir le premier rang. Les im- 
perfections assez nombreuses de ces ouvrages et les progrès 
récens. de la science , n*ont pu faìre méconnaitre Tintérét , en 
quelque sorte exclusif, des objets que bette coUection ren- 
ferme , et nous ne pouvons jusqu'à présent refuser aux artistes 
anglais la gioire d avoir le mièux parcouru la route ouverte en 
France, sous le ministère de Colbert, par Desgodets. Ainsi 
s explique le succès qu*a obtenu chez nous^ après la publica- 
tion de l'ouvrage originai de Leroy sur les monumens d'A- 
tbènes, la traduction du livre de Stuart et Revett , mise au jour 
par M. Landon. Cette traduction , faite presque sans' aucune 
modification,, et accompagnée de planches au trait au lieudes 
magnifiques planches ombrées de l'originai , est de venne telle- 
ment populaire et tellemei^t indispensable dans nos écoles, 
quelle a remplacé presque exclusivement louvrage anglais , 
au point qu il serait difficile d'en réunir a Paris plus d'une 
dizaine d exemplaires. Si donc M. Hittorff , en traduisant et 
en faisant regraver les antiquités inédites de l'Attique, ne s'é- 
tait pas propose d'autre but que de donuer une suite presque 
nécessaire à la traduction de Stuart par Landon , il aurait 
rendu un grand service à notre pays; mais peut-étre une simple 
annonce acquitterait-elle tout ce que nous devrions , dans ce 
recueil; au.nouyeau trayail de notre coUègue. Il n'en est pas 
ainsi : M. Hittorff na pas seulement entrepris une version, 

23. 



346 li* lilTTÉRÀTURB. 

mais une révisioo sevère de Touvrage anglais; sans modifier le 
texte, il la accompagné d*un commentaire étendu et substan- 
tiel ; en méme temps, mais trop rarement peut-étre^ il a cor- 
rige les erreurs évidentes qui déparent les planches orìginales, 
en sorte que c*est non-seulement une nécessité pour ceux qui 
. ne possèdent ni Touvrage anglais pi la version allemande d ac- 
quérir la traduction de M. Hittorff ; mais encore la possession 
du magnifique volume de la Socie té des Dilettanti ne dispense- 
t-elle pas du livre élégant quoique modeste de notre savant ar- 
chitecte. 

Accoutumé à raanìer le crayon avec une habileté peu com- 
mune, M. Hittorff n*a pas craint de faire usage de la piume, 
arme moins familière aux artist^s, et dont presque tous re- 
doutent Temploi. Nous le félicitons du bon exemple qu*il vient 
de donner à ses collègues. Les hommes spéciaux daus les 
sciences ou dans les arts devraient toujours se persuader 
qu*ils portent avec eux des av^ntages capables non-seulement 
de compenser, mais encore de faire oublier complètement leur 
manque d'expérience littéraire: si les architectes èhtendaient 
leur intérét , et je dirai presque leur deyoir, àucune personne 
étrangère a leur art , et nioi tout le premier, ne devrions ouvrir 
la bouche sur des sujets qu ils exposeront toujours beaucoup 
mieux, quand ils youdront, que qui que ce soit au monde. 
C'est aussi une erreur commune aux architectes que de croire 
qu ils peuvent tout dire par leurs dessins. En limitant ainsi de 
gaité de'coeur le nombre des personnes appelées à les coai- 
prendre, ils empéchent que l'importance de leurs travaux , 
dans le rapport incontestable qu'ils ont avec Ja marche des 
idées general es , ne soit suffisamment appréciée. Je souhaite 
que rexeitiple de M. Hittorff encourage une foule de bons 
esprits et de talens supérieurs à aborder franchement la litté- 
rature architecturale : il est temps que ce domaine ou se ré- 
vèlent tant d'idées créatrices, et d'où s'émane un jour si nou- 
veau sur mille questions d'art et de civilisatioa, ne continue 
pas d etre exclusivement exploité par les amateurs. 

Heureux donc de n'avoir pas cette fois à exposer mes prò» 



I. JLNTIQUITÌS INÉDITES de LA.TTIQnE. 347 

pres conjectùres, mais Les résiiltats certains de la science, je 
m'attacherai à faire connaitre les principaux points par les- 
quels la traduction des antiquités inédites de l'Attìque se re- 
commande à Tattention des archéologues erdes artistes. 

Le commen taire du texte relatif aux propylées d'Eleusis 
contieni une discussion importante sur Temmarchement 
de cet édifice, et généralement sur celui de tous les monu- 
mens grecs. Après les ciiiq marches qui donnent accès aux 
propylées d'Eleusis^ les architectes aiiglais ont trouvé sur. le 
pavement la trace de deux rainures parallèles dans Ventre* 
colonnement centrai plus large que tous les autres. Pour ex- 
pliquer cette singularité dont les premiers éditeurs ne se sont 
pas autrement inquiétés, M. Hittorff suppose qu on avait éla- 
bli en matériaux plus légers que le reste de Tédifice un pian 
incline qui élevait les chars et méme les piétons, du sol inférieur 
au niveau du pavement. Cette assertion que M. Hittorff cor- 
robore d'exemples empróntés tant aux propylées <l*Athènes, 
sì semblables à ceux d'Eleusis, qu'à différeivs temples de la Si-* 
cile étudiés par lui , doit s'appliquer, dans son opinion^ à tous 
les entre-colonnemens des propylées d*Eleusis. « La hauteup 
et la largeur diàproportionnées des marches de cet édifice ^ 
ajoute-t-il, doiyent les faire envisager plutót comme des socles 
continuS; disposés pour offrir un podium en rapport avec 
les colotines que pour servir d'utie montée commode aux pié- 
tons. » Cette observation de M. Hittorif , londée sur des preu- 
ves concluantes, nous semble répandreun giand jour sur une 
partie de la disposi tion des édifices grecs , qui autrement pa-^ 
raitrait bizarre et incommode. 

Après avoir fait sentir (p. 1 5) Timportance de la cymaise qui 
couroi^ne le rampant des frontons grecs , M. Hittorff réprouve 
avec raison la substitution proposée par Schneider du moft 
lir«T/^a? à celui de licertSc^a? , qu'on lit dans Vitruve , pour de- 
signer cette cymaise (i). Le mot eTrwrtJa?, emprunté à un pas- 

(x) L. ni. 3. Insuper cororias simae quas Grsci JirtTrOi^ic; dicunt, faciend» 
sunt altiores octava parte columnarum altitndinis. 



34^ II. LITTBRÀTUBE. 

sage deThucydide, qui n'a et ne petit àyoir aucun rapport 
avec Tarcfaitecture grecque, ne présente point d'image qui soit 
es relation avec la forme des cymaises. Maia^ d'un autre coté, 
comme Schneider la fait observer, le mot ìmrSiiaii; n'est pas 
grec; et la difficulté subsiste tout entière. S'il nous était per- 
mis de basarder notre opinion, et, qui pis est, de forger un myt 
qui répondit à la pensée de larchitecte romain, nous propose- 
rions de lire licatriioL^ dans la phrase de Vitruve. Ce mot, qui 
manque dans les^ lexiques^ offre une analogie de composition 
frappante 4ivec celui d'èirtxpavcTt^c qu'on trouve (ligne i6) dans 
la fameuse inscription du Musée Britannique, publiée pour la 
dernière fois dans le Corpus Inscriptionum , de M. Boeckh 
(Inscript att. ci. ii, n® i6o, p, a6i). Or, suiyant la remarque 
de M. Mùller (ibid,, p. 274)? tnwpivtq répond à ce qu Atbénée (i) 
appelle rb yeT^v tta^ tou trepcTpcp^ovTo^ èirc^TvXcou, c'est-à-dire le 
couronneraent de Farchitrave , y compris la comiche et la cy- 
maise ; et dans la méme inscription (ligne 80) nous trouvons 
les yt7<Ta im toù? aìtroù^ (2) , c'est-à*dire les pierres du couron- 
iiement du fronton, cymaise et comiche compris. La première 
expression me parait donc suffisante pour justifier la seconde; 
ici , il est vrai , la cymaise est séparée de la comiche , mais il 
est naturel que le mot ìv<»riq reste spécialemeni: affecté à la 
partie qui surmonte le tout. 

On regrette quen s'occupant des propylées d'Eleusis 
M. Hittorff n'ait pas at^cprdé plus d attention au snjet du 
grand médaillon qui occupe le centre du tympan antérieur : 
en toiit cas, il était bon de remarquer quelle date respectable 
assìgne ce bas-relief a un genre de décoratioii considéré ordi- 
nairement comme byzantin. 

Il a falludu courageà M. Hittorff pour laisser subsister dans 
le texteles réflexionsauxquelles donne lieurexistence de diver- 
ses rainures sur le,pavement du vestibule intérieur d'Eteusis : 

(i) V. p. 2o5. B. 

(a) Et non pas '^tiav. im toi»c aiTTou;, comme Fa imprimé par errenr M. Hit- 
torff, qui rappeUe Tinspription sans la designer. 



I. ÀNTIQUITB» INBDITB6 UX L* ATTIQUE. 3^^ 

Tauteur attglais n*a vu rieù moin» dand towt celaqtte ks trace» 
d'un appareil fantasntagoiique ^ proprc à efiratyer les hiitiés^ 
et pour appuyer ses conjectures, il ne craiat pas de citar mie 
atit€MÌté telle que celle de Tauteut des Vt^ages ìFArUenor. Lsi 
réfutation de M. Hittor£f est^ cdinine OBipeut le penseY, saHa 
réplique; mais il nea est pas de mj^me de la denega don qu*il 
oppose à l'opinion de ceux qui) s appujyraUt sur un passage de 
Cicéron {ad AuU. VI, i), reeonaaissent, daa& le vestibule in- 
térìeur le propylée éleyé par Appin» à Eleusts : au moins nous 
semble-t-il que, quel que soit le caractère profòndément'hel- 
lénique de cette architecture , la tournure presque romaine 
des chapiteaux ioniques permet de se scfFvir du témoiguage 
de Cicéron pour fixer Tépoque où ce vestibule a été construit. 
Ces rapprocbemens, comme l6 dit M» Hi%tt>rff, n ont riea.d'ab-^ 
solu; mais bien d*autres exemples^cft entve autres celui du 
portique de l'Agora d'Atbènes^ élevé probablement par Au- 
guste, et où l'on retrouve l'ancieii' dariqne sans bases, nous. 
induisent à penser que Técole purement gredque a dù se per^ 
pétuer beaucoup plus long-temps qu on n est en general porte 
à le croire. M» HittorS' s'est décide à refairie l'animai cbimé-» 
lique qui termine de chaque coté le cliapiteau d'ante corin<* 
^ien de ce second prc^ylée. Les artistes anglais y a^aient 
introduit un griffon ^ c[ui ne s'accorde pas avec les fragmens 
subsistans, et qui du reste produit un effet disgracieux : M. Hit- 
torf lui a substìtué avec raison un lion adlé , à-la«fois plus élé- 
gant et plus exact. Les deux restauiations , mises en regard , 
font bien Toir la supériorité de ALHittorffdans cette question. 
Il eùt été à desirer que le savatit architecte prit un parti 
aussi déterminé relativeraent a la disposition intérieure du 
grand terapie d'Eleusis. M. Hittorff , dans son commentaire , 
fait bien voìr tout ce quii y a de gauche dans la restauration 
basardée par les arcbitectes anglais. Mais d'où vient qu'après 
aToir condamné, comme il devait lefaire^ la répétition sur la 
partie auterieure de Tenceinte du doublé rang de colonnes 
qui gamissent le fond , il reproduit cette ordotinance vicieuse 
non-seulement dans la copie de la planche anglaise, mais en? 



35o II, LITTBRÀTURE. 

core dans la planche de parallèle des monumens tnédits de 
l'Attique^ qui lui apparùent en propre ? Il nous semble qu*il 
7 aurait eu avantage pour la science à ce que M. Hittorfif ha- 
sardàt sur cette planche la disporìtion qu'il cònjecture avoir 
été celle du tempie des grandes déesses. Quant à nous , l'exi- 
stence de deux rangs sìmples de colonnes latérales nous sem- 
hle, cornine à M. Hittorff, très probable; mais nous n'en re- 
grettons pas rooins , avec cet architecte , que Vimperfection 
des fouilles entìreprises par les artìstes anglais n'ait pu les con- 
duire à des résultats plus précis pour la restauration d*un édi- 
fice aussi importane' 

Nous recommandons à lattention de nos ìecteurs les remar- 
ques ingénieuses à laide desquelles M. Hittorff pronve qu il 
n'a pu exister de galeries entre les rangs de colonnes sUperpo- 
sées qui existaient au fond de TEleusinium; mais nous ne 
pouTons accorder à notre collègue que, dans aucun cas, 
ToiraTov de lanactorum doni parie Plutarque (i) ait désigné 
le Uicunar ou plafond orné au-dessus du sanctuaire. Quelle 
que soit Texplication quon propose pour ce passage difficile 
de rhistorien grec, explication qui d*ailleurs a hesoin du 
témoignage de fouilles plus approfondies ^ le mot òiraTov n'a 
jamais pu designer qu'un espace ouvert par en haut , vaste , 
comme celui de l'hypèthre , ou étroit comme celui du Pan- 
théon d' Agrippa à Rome. Les passages de TOdyssée et de Pau- 
sanias , que M. Hittorff cite à Tappui de son opinion^ dépose- 
raient au hesoin contre lui. 

Dans le tome ll,p. 285 des Ann. de Tlnst., j avais pose, sans 
pouvoir la résoudre , la question suivante : « D où vient que 
les Grecs désignaient par le mot d'opes les intervalles de la 
frise dorique qui , dans la construction primitive , étaient oc- 
cupés par les solives proéminentes, tandis que le mot de métope 
est affecté aux espacies primitivement creux entre les solives? 
Comment se fait-il que le mot grec qui veut dire creux ou vide 
s'applique précisément à ce qui est plein et proéminent » ? 

(i) Perici. Xin. 



I. AUTIQUITÉS INÉDITES de IìATTIQUE. ^5i 

J 

M. Hittorff ( p. 4o ) résout cette question d-une manière qui 
me parait satisfaisante. II fait remarquer d'abord que Yitruve , 
exposant le système de constructìon des temples bàtis en pierre 
ou en marbré , ne parie de la construction en bois que par 
analogie. Or ce système présente la certitude absolue que la 
frise dorique en pierre ou en marbré pouvait avoir re^u les 
métopes avant les triglyphes^ et que lemplacement de ces der* 
niers , avant qu'ils ne fussent mis en place, pouvait avoir offert 
des cavités ou opes. L'origine du mot métope , indiquée par 
Yitruve , trouve donc ici Tappui d'une preuve matérielle qui 
explique en méme temps comment on a pu supposer que des 
triglypbes avaient remplacé des fenétres primitives, et pour- 
qu<»i Yitruve a pris la peine de réfuter cette opinion. Dans 
presque tous les temples de la Grece , de la Sicile et de la 
grande Grece , les métopes, aussi bien que les triglypbes, sont 
des morceaux de rapport; et comme les premières étaient 
recouvertes de chaque coté par les demiers^ elles pouvaient 
dans beaucoup de cas avoir été, mises en place avant ceux-ci, 
et par suite avoir offert a un certain degré d avancement de la 
construction l'aspect que présente dans son état actuel de des- 
truction la frise du tempie de Gérès à Paestum. En effet , on y 
voit des opes occupant lendroit des triglypbes, et Yintertì- 
gnium ou la métope formée par l'entre-deux de ces opes. La 
difFérence , suivant M. Hittorff, que cette disposition prései^te 
avec Fordonnance primitive, e est que dans celle-ci les inXertignia 
restaient ouverts, et les solives étaient coupées perpendiculai- 
rement à la ligne des murailles ( ad lineam et perpencUculum 
parietum ) , pour recevoir des triglypbes saillans en plaucbes j 
tandis que plus tard, la pierre>ou le marbré étant substitué 
au bois , et Tart devenant d'ailleurs plus délicat , il fallut con- 
struire d'abord la métope ou l'entrevous en maconnerie, et 
tailler en retraite les pierres qui représentaient les solives pour 
recevoir des triglypbes également en pierre. Or cette retraite 
formait précisément les trous de boulain ( cava columbaria ) 
auxquels Yitruve assimile les op^s, dans la construction per- 
fectionnée seulement. 



35a 



li. L1TTERA.TIIRE. 



Noiia regrettons cpie dans cene excellente ducussion 
M* HittorfF se soìt créé une difBcult^ totit-a-fail imaginaire. 
M» Hittorff parait croàre que, dans le passage si souTént ci le 
dlphigénie en Taurìde : 

AefAO; xftdeìvai. (ii3*z4.) 

Euripide ait oppose les opes aux triglyphes, et ait désigné par 
ce mot d'oTra Tespace alors vide qui, plus tard, recut celui de 
métope. M. Hittorff n'avait pas besoin d avouer que « Vitruve 
fftt vérìtablement en opposition avec Euripide» : ces deux au- 
teurs sont coniplètement d'accord. Il est à peine utile d obser- 
ver que ladverbe de lieu oirot, dont se sert Euripide , n*a aucune 
espèce de rapport avec le substantif oTca, par lequel Vitruve 
désigne Femplacement des triglyphes. 

M. Hittorff a encore suppléé avec bonlieur à la défectuosité 
du texte et des gravures anglaìses, eri ce qui concerne le por- 
tique de Thoricus. A laide de déductions ingénieuses et d'un 
parallèle frappant de cet édifice avec la basilique de'Paestuni; 
M. HittorfF prouve que le portique de Thoricus n'était autre, 
ainsi que la basilique de Paestum, qu'une sorte de Poecile di- 
vise dans sa longueur par ulie rangée de colonnes à laquelle 
répondaientdeuxmurailles parallèlesàuxquatorze colonnes des 
grands cotés. Cette restauration qui se trouvé sur la planche 
d'ensemble dont nous avons parie plus haut porte tous les 
caractères de la vraìscmblance. lei M. Hittorff a fait emploi des 
idées émises par M. Labrouste jeune , ancien pensionnaire de 
TAcadémie de France à Rome, dans son grand travail inédit 
sur les antiquitésdePaestum. Notre coUègue est convenuavec 
loyauté des obligations qu il avait à cet habile et savant ar- 
chitecte. 

« 

Telles sont les questiona sur lesquelle» M. Hittorff s'est 
prìncipalement étendu dans son cqmmentaire. Des notes sub- 
stantielles sur une foule d'autres sujets ,. telle& que le Golorage 
polychiòme^ dont M. Hittorff s*est déjà occupé avec tan^t de 



I. ANTIQUITSS INBDITBS DB l'aTTIQUE. ' 331 

succès ; te rapport da nombre des colonnes emplojées dans 
les ptéres des différens temples aree celles des petits cótés ; 
]'existence des clòtures et barrìères d'entre-colonnement à la 
manière égyptienne,1es lìstels qui séparentles caDXielures.d^ns 
certaìnes colonnes de la grande époqae, le nombre irariable de 
ces cannelures , etc.«. compiètent ce travail véritablement ori- 
ginai. J'ai déjà cité dans le cours d^ cet article les planches 
nouvelles que M. Hittorff a eni devoir ajouter à celles du ' 
Tolurae des Dilettanti. Ces dernières, quoique réduites sont, 
pourtant reproduites avec une scrupuleuse fidélité, et lelec^ 
teur ni Tartiste ne perdent aucun des détails nécessaires à Té- 
tude. Les planches simplement au trait reproduisent impar* 
faitement certaines vues perspectives d'architecture^ telles que 
le vestibule du tempie de Thémis à Rhamnus;mais les géomé- 
traux sont plusnets et en quelque sorte plus vrais à l'oeil^ dans 
le trait, que dans les planches ombrées de rorigiqal. Gei im* 
portant travail a été exécuté en totalité par M. Olivier , jeune 
graveur dont le talent s'est révélé dans les planches de l'archi- 
tecture antique et moderne de la Sicile« par M* Hittorff» 

Ch. Lbnormant. 



2. I9UMI VETERES GIVITATUM , REGUM , ETG. LONDINI IN MUSEO 
RICHARDI PAYNE KNIGHTIS ASSERVATI y AB IPSO ORDINE GBO- 
GRAPHIGO DBSCRIPTI. LONDINI, EXGUDEBAT GULtELMUS NI- 
COL. i83o. 

■ 

L'utilité de la Science Nnmismatiqne est depuis long-temps telle- 
ment reconnue , qu'il serait fastidieux aujourd'huì d*en entreprendre 
oa réloge ou Tapologie : quoique cultivée avec tant de succès et de 
fruit en Italie, en Allemagnè, en France, et dans presque tonte l'Eu- 
rope, elle a été singulièrement négligée en À.ngleterre. Nous n'avon& 
point de noms que nous puissions opposer aux noms si célèbres de* 
Yaillant^Spanbeira, Buonarotti, Morel , H'avercamp , Froelioh, Pelle- 
rin, Eckhell et Visconti, et ii faut, quoiqu'à regret , confesser notre 
infériorìté à cet égard. 

Les setìls ouvrages numismatiqnes dignes d'attention qui aient pam 
en Angleterre, sont le Tesoro Britannico de Hayra , et la description par 
Wìse de la collection Bodléienne appartenant à r]Qniversité' d'Oxford 



354 li* LITTÉRATURE. 

Le premier, surtouten le comparant aux autres publications de ]& 
ménie epoque , mérite de grands éloges , et contrìbna puissamment à 
rayancement des connaissances numismatiques. L'auteur, qui était 
Italien, a cependant été attaqué d*une manière anssi injuste que gros- 
sière par Pinkerton qui lui était fort inférieur , et qui ne peut étre 
considéré que comme un compilateur entièrement ignorant du sujet 
qu!il préiendait traiter(i). 

Wise dans ses obserrations a montré beaucoup d'émdition jointe à 
une saine critique (a), et on regrette qu'il n*ait pas eu un plus vaste 
cbainp pour l'exercice et le déyeloppement de ses talens. Il est peu 
bonorable à l'Université d'Oxford de n'avoir pas distrait de ses im- 
menses richesses une faible somme annuelle pour entretenir et aug- 
menter une coUection indispetisable à tout établissement scientifi- 
que, et doùt un si beau fonds était déjà fourni. Depuis la mort de 
Wise, cette collection est restée sans conservateur special, oubliée et 
ensevelie dans des sacs, jusqu'en 1818, que, gràces à la complabanee 
du directeur de la Bibliothèque Bodléienne, Tauteur de cet article 
obtint la permission de Texaminer. 

Les catalogues des ^collections de Lord Pembroke , et des villes 
grecques du Docteur Hunter, sont des productipns fort utiles (iomme 
fonrnissant des matériaux pour l'étude. Ils sont rédigés avec un soia 
extréme, et indiquent exactement lepoids et la grandeur des pièces , 
de manière à rendre faciles les recherches de ceux qui voudront les 
consulter; maisétant dépourvus d'explication ou de critique, ils ne 
penyent pas prétendre -à un mérite littéraire. Il en est de méme da 
catalogue des monnaies grecques du Musée Britannique , publié par 
les Conservateurs de cet établissement, en 181 4* ' 

Cette négligence de la numismatiqne et de Tarcliéologie en general, 
est d'autant phis difficile à explìquer, quand on considère que l'An- 
gleterre par le moyen de ses relations commerciales avec toutes les 
parties du monde, par la grande opulence de ses habitans, et la dis- 
posifion à Toyager qui leur est particulière, possedè plus que tout 
autre état en Europe le moy<en de cultiver de semblables études. 

En ^ffet^ le nombre des collections de monumens anciens, ea 
marbré , bronze , inscriptions , et surtout en médailles , existant en 

(i) Voici comment Eckhell , dont ropinion dans une pareille qnestion est 
decisive , s*exprimc en parlant du Tesoro Britannico de Haym : • Opus ilbtd 
m ex quo in lucem proJiit , omnium abstulU sujf ragia 9 , Prolegomena , pag. 
clviìj. ' 

Après avoìr termine la partie numismatiqne , Haym se proposait de faire 
coDnaitre tout ce qui se trouvait en Angleteire en statues, bronzes, pieiTes 
gravées et autres objets d'art antique ; mais il trouva si peu d'encourage- 
mens , qu'il ne put pas mettre ce projet à exécution. 

(a) En rendant compte de cet ouvrage , Eckhell s'exprime aitisi à Téffard 
des illustrations de Wise : « Kon pauca nova , hacunus antìquariis non oÌser» 
• vtuaj continente auctorisque peritUtm et enuiitiowtm eximie cQmmtndant ; 
Proleg. pag. dxiv. 



a. NUMI PAYNB ' KNIGHTIS. 355 

Angleterre, a cté depuis cent cinquante ans, et est encore très considé- 
rable. Il suffira de rappeler celles de Lord Peinbroke , duDuc de De^ 
Tonsbire ^ de Lord Northwick , de M. Burgon , de M. Thomas , de 
M. Hawkinsy de M. Hamilton, du colonel Leake, de la Banque Na- 
tiona]e> et surtout celles qui ont été formées avec une magoificence 
Toyale, par le Docteur Hunter etM. Payne Knight. 

Mais les coUections particulières , par leur nature m^me , et surtout 
en Angleterre, où elles se trouvent dispersées dans des provinces 
éloignéesy et sou^ent enfouies, sont d'un accès difficile, et comme 
les bibliothèques privées, ne sont utiles qu'à leurs possesseurs : ce sont 
les dépots publics seulement qui fournissent le moyen d'étudìer, et 
qui contribuent à-ravancement des sciences. C'est bussi par le défaut 
absolu d'établiteemens littéraires enAngleterre (i) que l'archeologie 
et divèrses branches d'études philologiques y ont èie peu cultivées. 
Les universités n'ont pas d'ailleurs comme celles du continent des 
'professeurs pour enseigner les élémens y et pour faciliter l'étude de 
ces Sciences. 

Jiisqu'à une epoque aussi recente que l'an iSoo, aucun cabinet 
public de médailles antiques ne se trouvait dans la capitale du plus 
riche empire de r£urope. Alors les premiers fondemens d'une pa> 
reille instifution furent posés, non par la munificence du gouveme- 
menty mais par celle d'un simpleparticulier, le Révérend Mordaunt 
Cracherode, qui Jaissa par testament au Musée Britannique unecollec- 
tion cboisie de monnaies grecques et romaines , une bibliothèque ri- 
cbe en éditions anciennes, de fort belles gravures et de beaux dessins. 

Cette donation forma la presque total ite de la collection dont la 
description fut publiée en i8i4* L'inspection de. ce catalogne fait 
connaitre Tétat d'abandon et de misere où était i^té jusqu'alors uh 
établissement qu'on se permettait de nommer Musée Britannique. 

Depuis 1814» le cabinet national s'augmenta par l'acquisition des 
coUections particulières formées par M. Townley , le capitaine Cust , 
le colonel de Bosset, Lord Elgin, et quelques autres de moindre im- 
portance. 

Mais c'est au zèle et an patriotisme de M. Payne Knight que TAn- 
gl eterre est particu]ièrement redevable. Ce savant distingue qui mou- 
rut en 18249 légua au Musée Britannique une collection fòrt riche de 
yfa&eSy bronzes, pierres gravées et autres objets d'art antique , mais 
surtout une suite de monnaies grecques , de peuples et de rois, supé- 
rieure à^ toutes celles qu'on connait jusqu'à présent , si on excepte 
celles du Cabinet du Roi à Paris , et du Docteur Hunter. Au moyen de 
eette acquisition, le Musée Britannique riyalise aujourd'hui avec les 
musées les plus célèbres de r£urope. 

Cette suite de M. Payne Knight se trouve décrite dans Touvrage 
dont il est ici question, et qui yient d'étre publié par les Conserva- 

(r) Voyez Remarks on the S0te ofLearmng and the Fine Aris in Great Briim^ 
by James Millingen, London. RodweU. i83i. 



356 II. litté&atub:p« 

teurs du Masée Brìtannìqne d'après un catalogne antographe de son 
illastre possesseur. 

Un onvrage archéologique ànnoncé sous le nom d'un pareil anteiir, 
doitexciter un grand degré d'intérét parmi cenxquì s'occupent de catte 
scìence. Depuis quarante ans , M. Knight jouissait d'une réputation 
justement acquise coninie sayant et amateur écbiré des arts. Sans au- 
tre motif que l'amour de la science, et bravant le ridicule qui, parti- 
oulièrement en Angleterre (i), poursuit ceux qui se livrentà desétu- 
d€s semblables » il consacra tout son temps et une ampie fortune à 
leiir avancement. 

Malbeureusement s'étant forme à l'école de Bryant et de d'Hancar- 
Tine,il avait adopté leur esprit systématique , quoique lui donnant 
une direction differente ; et son imagination tìtc et ardente n'était 
pas suffisamment sòumise à l'influence de son jugement. 

Malgré quelques errears dans lesquelles il est tombe, et qui en 
grande partie peuvent ètte attribuées à l'epoque et au pays où il Té- 
cut, l'archeologie et la philologie ont de grandes obligations k 
M. Knight. 

Le peu qui a été fait dans cet intervalle au Musée Brìtannique (a] 
est dà principalement à son intervention. Par sa grande libéralité, il 
attira en Angleterre les plus beaux raonumens de Tart antique dé- 
couTérts pendant Fespace de temps qu'il vécut. Son exemple a forme 
d'autresamateurs, et il a empéché jiinsi le goùt de l'antiquité de s'è- 
teindré totalement. 

Da as son essai analytique sur l'alpfaabet gree, on trouve des Tues 
neuves et fort ingénieuses, et quoique plusieurs de ses opinions 
pnissent étre contestées, on lui a l'obligation d'avoir le premier de-- 
▼oilé la fausseté des inscriptions de Fòurmont, qui avaient impose 
aux plus grands savans du. siècle. C'est un grand service qu'il a rendu 
à la littérature , en signalant un écueil si daugereux.pour tous ceux 
qui s'occupent d'histoire et de chronologie, et en monlrant la né«- 
cessité absolue. de réunir à cesétudes celle des mouumens anciens. 

Quoique parmi les diverses classes de monumens , M. Knight 
donnàt une préférence marquée aux médailles , il s'occupait peu des 
détails que l'étude de la numismatique exige en particulier. Il la 
considérait sous un rapport plus étendu , et comune contribuant à 
éclairclr les questions auxquelles il se livrait plus spécialement. Leur 
témoignage lui fut d'un grand secours dans ses rechejches sur l'ori- 
gine de l'alphabet et de la langue helléniques. 

Mais c'est surtout dans son dessein favori de pénétrer le secret des 

(i) On peut voir à cet égard les observations de M. Payne Knight loi- 
mème , qui précèdent et servent d'introdnction à son ^aafytical E^sayon the 
Crfi^k 4lphaJb€t. London. i79(- 

Dans le Hermes de Harris, et dans beaucoup d'autres ouvrages anglaìs, 
on trouvera des preiives de notre assertion. 

(a) Pendant plusieurs années , M. Kni^t a été un des conservatenrs du 
Musée. 



2. NUMI PATNE KHIGHTIS. 35^ 



mystères et et la nHgion de l'antiqnilé , et d'expliqaer le langage 
^ymbolique de l'art antique , qne M. Kniglit tirait des seconn de la 
nnmismatique. Nons alions rapporter ìci ses idées k ce sujet. 

Eh parlant des di vera monumens anciens qai ont écbappé è la bar- 
barie et à la supenitition da moyen àge , et de TaTantage résultant de 
leur examen, il ajoute : « Il y a une classe (celie des monnaìes) la^ 
« plus uombrense et la plus importante de toutes, dont les types ont 
« dù étre concus et exécutés sous la sanction de l'antorité publique; et 
« conséquemment leur signification exprìme des idées nationales et 
«e non des caprLces individuels (i). 

« C'est prìncipalement à cause de la sainteté de leurs types ou de« 
«e vises, qu'un si grand nombre de très anciennes monnaies ont étécon»> 
« servées intactes* et enlières. Car ce fut cette raison qui les fit, piacer 
« dans les tombeaux ayec les Tases et auties symboles sacrés, et non 
« comme Lncien le suppose plaisamment, afin que les morts puisa^it 
a payer le passage du Styx. 

« £a ouTrant les tombeaux que les anciens regardaient comme sa^ 
« crés, et en fouillant dans les fondaiàonsdes villes ruinées , où i'argent 
« était depose, on est parvenu aujourd'hui à former des collections de 
« monnaies beauconp plus complètes que celles qui auraient pu étre 
e formées à aucune epoque de randquité. Nous pouTons ainsi réunir 
« sous un mème point de vue les progrès de l'art, depuis son enfance 
« jusqu'à sa décadence , et comparer les divers symboles religieux qui 
« fìirent en usage à des époques et dans des pays très éloignés Tun de 
« l'autre. Ces symboles ont cet avantage sur oeux qui ontètéconserrés 
« dans des monumens d'un autre genre , qu'ils n'ont jamais été ni mu* 
« tilés, ni restaurés, comme aussi de présenter deux compositions, une 
« de chaque coté, qui senrent à s'expliquer réciproquement , et ainsi 
« nous £Eicilitent le moyen de lire Fécrìture mystique ou symbolique 
« aree plus de oertitude qne sur d'autres monumens. C'est prin- 
« cipalement par leur secours que nous essayerons de nous diriger 
« dans le labyrinthe aussi vaste que confus des mythes poètiques 
« et ailégoriques , et de séparer autant que possible la théologie de 
m la tty&ologie des anciens , seni moyen par leqael nous pouvons 
« acquérir une connaissance suffisante de la doctrìne mystique , ou 
« comme on l'appelle autrement orphique, et expliquer le style et 
« le langage universel de l'art symbolique dans lequel cette doc- 
« trine était en#eignée (a). 

Au moyen de cet exposé des vues de M. Knight, onvoitqu'il 
n'a eu ni l'intention , ni le loisir de s'occuper des détails de la nn- 
mismatique f et on explique ainsi en partie les fautes et les inad- 
vertances qui se remarquent dans son catalógne. 

Il convient aussi d'ayertir le lecteur que le manuscrit dont ce 
catalogue est annoncé comme présentant une copie, n'était qa'un 

(i) On the symboHeal language p etc. London.>iSai. p. 7» 
(a)/«rf,p. 9. 



358 II. LITTBRÀTURE. 

assemblage de notes éparses, prises à des épìòqnes diffèrentes; quel- 
que$-unes peut-étre il y a quarante ans , et avant que les omriiges 
d'£ckhell et les découvertes postérieurement faites , eussént été gé- 
néralement connues. Ces notes étaient destinées simplement à enre- 
gistrer ies nouvelles acquisitions k mesnre qu'elles venaient enricbir 
sa coUection , et par conséqaent étaient le plus sonvent écrites à la 
hàte , de mémoire, et sans recourir à des livres ou d'autres antorités. 
Dans cet état , elles peuTent étre envisagécs comme les matérianx 
dont M. Knight, après une révision conTenable, se proposait de 
fonner un jour un catalogue régulier et détàillé; mais, engagé 
dans des questions littéraires d'un plus grand intérét, il n'atrouyé 
jamais le loisìr de s'occuper d'une tàche aussi niinutieuse et aossi 
arìde. 

Quelque temps avant sa mort , sentant ses forces défaillir, il re- 
cueillit ses notes , et les transcrìvit rapidement de la manière dont 
elles paraissent aujourd'hui. Son seul objet était de rediger un in- 
Tentaire pour l'usage des Conseryateurs du Musée , aux soins des* 
quels sa coUection devait étre confiée à sa mort. 

Comme tei, il n'était pas destine à étre reotdu public; et certes, 
M. Knight n'aurait jamais songé à présenter au monde littéraire une 
production aussi informe, et dont il sentait lui->méme toute la faiblesse. 

£n admettant que les Conservateurs du Musée fussent animés des 
meilleures intentions , il était cependant de leur deyoir de soumettre 
ce manuscrit à une révision semblable à celle que le possesseur lui 
aurait fait subir; et en agissant autrement, ils ont plutót compromis 
que servi la mémoire du donateur (i). 

Dans Texamen suivant , nous nous bornerons à la partie Euro- 
péenne du catalogue, depuis l'ile d'iBgine jusques à la Sarmatie età 
la Tauride. £n ,notant seulement une partie des corrections dont il 
semble susceptible, il sera focile de juger da reste de FouTrage 
d'après cet échantillon. 

. Pendant long-temps les monnaies des yilles grecques étant ar* 
rangées dans les cabinets, par ordre alphabétique , Peilerìn fut le 
premier qui y substitua l'ordre géographique , et cette beureuse in- 
novation, perfectionnée par Eckhell, a été depuis généralement 
adoptée. M. Knight parait avoir voulu^suivre une méthode diffe- 
rente, et disposer sa. coUection suivant l'ordre chronologique : mais 
de grandes et insurmontables diffipultés s'opposentà un tei pian; et 
M. Knight lui-méme a dù y renoncer , comme on le verrà par l'in- 
spection )du catalogue. Toutefois , il avait commencé par le suivre, et 

(i) Les reproches adressés lei aux Conservateurs du Musée Britannlque ne 
s'appUquent pas au corps entier, compose de quarante-trois membres , et 
dont le plus grand nombre ignore peut-étre aujourd*hui que la publicatìon 
en quesfion ait eu lieu. Deux membres seulement en sont responsables. Od 
peut voir des détails sur la manière dont le Musée Brìtannique est administré 
dans les Rtnarks on the State tf tearning and the Fine Aris in Great Britain, 
London. Rodwell. x83i. 



2. NUMI PAYNfi KNIGHTIS. Zig 

il ayait place/ à la téte de sa coUection Tlle d'JEgme^ otk, seloa 
plusieurs auteurs, les premières moimaies forent frappées. 

iBgiiie, page i.La restitution faite à cette ile desmonnaie» prece- 
demment attribuées à la ville d'iBgium en Achaie, est due k 
M, Knight. £n effet, la grande quantité qu'on en trouve dans l'ile, 
lenr rapport avec ie taleiit ^ginétique, et le caractère d'une haute 
antiquité qu'elles présentent , confirment plcinement cette restitutlon. 

JEgium , page 2, Les monnaies de cette TÌlle ne sont pas en rap- 
port avec le talent JSgindtique camme on le suppose ici : car elles ne 
pé&ent que 3^ ou 33 grains, tandis que rhémidracfame d'^^ine est 
de 4^'ou 46 grains. 

Argos y page 3. Celle en or A, n** i , n'appartient pas à cette TÌlle , 
mais doit se classer panni les primitives del' Asie* Mine^e, peat- 
étve k • C jKÌque. 

Les monnaies des Argiens comme celles d'JBgium préoédemment 
citées, ne sont pas- en rapport avec le talent d'iEgine. 

Cleilor, P* 4 > A , n*' i et tt , doivent probablement étre rappor- 
tées à Erythrée en Ionie. 

Idem, B, n"" i, Téte radiée duSoleii. Rev, KAH.Bóeuf cornupète, at> 
tribuée par quelquesantiqnaires àCleone, en Argolide, est rapportée 
par M. Knight, avec plus de probabilité k Cleitor, en Arcadie. Ué- 
change de £1 en H^est conforme au dialecte dorique. 

Corinthe, p..7. £,n^8, est d'un penple ou d'une ville doni le 
nom commence par TPHI ou THPI , sans donte une colonie corìn- 
thienne , située en Thrace ou en Asie vers le Bosphore. H y a des mon- 
naies de cette ville avec des types différeos. 

£Lis,,p. 7, A, n° X, est d'une ville de TAsie-Mineure. Idem 9 B. 
C.D.F^ p. 7 et:8. C'est à M. Knight qu'on est redevable de la resti - 
tutian à Èlis des monnaies portant Tinscription FAABIfìN, précédem- 
ment attribuées k Falerie et aux Falisques d'Italie. (Voy. £ssay on the 
Greek Alphabet, p. 12 et 76.) 

Lacedèmone, p. 11 ^A, n^ i , appartient à Messene, k laquelle 
unemonnaie semblable avec le. nom du magistrat AIAH2JAS est attri^ 
buée à k p. la» A, n^ I. 

Peirae, p. i4> A, n^ i et 2, B, n^ i. La &brique et le lieu où 
ces monnaies se trouvent font connaitre qu'elles ne sont pas de l'A-- 
chaìe, mais de la ville d'Amisos dans le Pont, qui porta pendant 
quelque temps le nom de Peirea , donne par une colonie Athénienne 
qui s'y établit suivant Strabon. (Voy. Sestini Lettere, tome I,.p. 91.) 

Andros, p. 24. Les deax pièces attribuées à cette ile ne lui appar- 
tiennent pas. 

SerìphuSfp. 27, A, n^ i, appartient à l'Asie-Mineure, probablement 
à Cyziqne. Les antres monnaies attribuées à cette ile , sont de Sicyone. 

Siphnos, p. 28 > A, n° I , est aussi de l'Asie - Mineure , et les au- 
tres B..C de Sicyone. 

.£gae d'£ubée , p. 28. Cette' monnaie semble plutòt appartenir 
à JS^éé de la Chalcidique:ou de l'Aeolie. 

Athènes , p. 3i , A, n^ i. doublé statère probablement de Cyaique 

IV. 24 



36o tft. tiiTtiikAinDAli, 

Hfegar», pi'^j, Vy il'' i. Là téle ytnìéé attribnée ici à KuÉÌolpe, 
est suivant Vistsoiiti) b«}lé da phUoBopbe £tttlsde. 

firytbrée, p. 38. Oik dbit y lii'e £PX àa ìim de EPT, et rattritmer 
cornine le précédent à Orchomeiioa. (Voy. Milliogeti. Aticietfit Ot«dt 
Coins. pi. IV, n*» 6.) 

Lai'inda, p. 39. Onigàore tes motììs qui ont fait àttribuer ees 
trois pièced ft cette ville; 

IMelphes^p. 44, A, tr» i, est Ttaisemblablémeiit de TAsie-Mi- 
Hétire. — Phòeis , p. 44 § A , li» i , est alassi de l'Asie-iMiiMeare. 

Efeylhrée , p. 45. Ce!» monnaies n'aj^partiennetii pas à £rythtée de 
la Béotie, mais à la ville de ce nom , qui était siluée «n lotiie. 

Opòtite i p. 45 4 A , ti° I ^ doublé Statère de Cyzìqae. 

KaupActU^, p. 47. bìdrachitie d'Atiaictoriiiiii , dami le tidmestifi- 
diqné par le monogramme AN. Les lettres NAY sont Ics inìti«les d'un 
lìOhk de ìMrghiràt. 

Calydon, p. 4?. Moliiiaie de Cfaakéd<niKi en Bithynie. 

Cbàlcis^ p. 4d* ^^ superbe et jusqti'à ptésieiit unique tetradraebtne 
doit étre rapporté à Chnlcis, en Enbée. (Voy. MÌlHngen. Ancietit 

Gttìek Cttìtl^. PI. Ut, «• *.) 

H&radéa , p* 5o , à téstituer à Héraclée de Pont. 

Thyrieatti, p. 5i, àttributioh fòrt douteustti 

Aornos , p. 5^ , égalettient donteuse; 

Pyrrbttì9 li, p. S^.-L'hisroire né ntons apprend pas qifitn second 
rèi éè ée tooMi Hit né^ti^ en £piré; Da reste ^ la première d«8 deox 
niontlaies qui Mi Sont atttibliées ici, est de PbiKppe V de MaoédìMtte, 
et la seconde ne porte pas i« titHe de toi. 

Moniòs ) roi d'niyri^ > p. 58. An tien àa nom de ce roi , qsi est 
entièrement inconnù^, il fa«t lire OZlfiOM, et knppoHér la módaiikà 
Ossa, vililed^ la Bisiél«i\ittoe. (Voy. Miilingen. Andent GHeèkGoalB. 
PI. IH , tt** 3.) 

Corcyre , p. 69 , A , n*» i , est de TAsie-Mitoenre ^ pl«bablèftì«iit de 
CyiEique, àinsiqtted^UèsdoAnéeB'à Magnèsie^ p. 64, A, a** i^età 
Pberfc,p. '65> A>n*> I. 

Pyrasus, en Thessalie, p. 66, attribntion entiereiAent arbittanre. By 
n° I -, est des Perk'htìeW , ei doit èlre lu HEP (tétìrogràde). 

Thatiiiiaci, p. 6^^ est de [Hìe de Coi ^ àv^ ìe aom dm aagittnit 
OATMn quii fàut lite att lieu deOÀTlfA. 

Atekandire^ tyratì die Phéres, p. 66 , pièce laussei^ 

Acdtathus, p. 67, A, n** ì ^ est de l' Asie^Minebre. 

Botticea, p. 70 , A , n^ 1 , est également de TAsie-Minenrew B> n"" i , 
est attribuée sans motif à cette ville. 

Cfbàlcidii^e , p. 70. M. K.tógbt a eb ^mnde rai^n derestiAHKr «tax 
Cbàìcidiens de Thrace Ics monnaieii A. Bv G. D., pvécédenlmeiit afttii* 
btróes à Cbalcìs de l'Eubée. 

Idem A, n° i , n'est pas en or, comme elle est indiifÉéby inm 
senlefment en argent doti. 

- Héraclée, p. 71. Les trois pièc€6 A.B ttfribuóes à Cette Vflle is^ 
paHieìment à l'Héràelée dloìiie. 



J 



2. NUMI VATNB KNI6HTIS. 36 1 

OljFAtlMis f p. -7ft9 est de Latiase de Thessaliè. 

OrestìsA, p. 7^. Lcs monnafes avet ane in^rìption settMable 
CXPfiSIUON 9einbl«iit appartentr k des pcopl«ft de Thrace, pi^able* 
ment aax habitans d*Oreatias , au pied du mont Hémus. {Taf, Millin- 
gen. Anctent Greek Coina. pi. III. n** 4«) ^ 

Terpillu», p. 7^, A, n^ I. ett eonlée et l'^uvrage d'un fanssaìre 
moderne* Cki ìfi^nore s'il en exist» en non le prototipe antique. 

Idem Bf R^ I. est de Torone dssa la Cbale&dique de Thrace. Les 
lettrea T£, au lìea de TO aonft les inìtmles du nom de cettetille, 
qui s'écrì^ait quelquefois Terone. 

JEoiXigf p. 9S. À, I et 1, cornine tontes celles en electnim sont, 
probablement de l!Aiie^Miiieispew 

Ajrgilosy p^ 94* On ignore le» motifs qui on€ pu engagerM. Knight 
à aurìbuer à eette Yille les doozé ttédailles iei décrites, et qui res- 
seBEiblent à ceiles ordinairement rapportées à Orestia et à Lete. 

Aristseum « p. '^S* est deTbèbes en Béotìe. La legende API2 offre les 
initiales à'tm nom de magistrat, , 

Bisaolbe, p. 9S1 a' i et a et Cardia , p. 96 A et B^ appartienneht 
à rAjBÌe>MÌB€ure. 

Hadriani, p. 98. La iabiiqueet letype de cettemonnaie indrqneut 
cfu'eile est d'orìgine Aaintiqve, soit de la Bitbytiie, soit de quelqué 
, auti^e province où il y eut une ville de ce nom. 

Heraciea» p* 98, A et B, sont d'Héraclée du Pont. 

Samolbrace , p; 106 , A , n. i , semble appaitenir à Clazomène. Le 
n^ a, est également Aaiatiqtie; 

Sestos, p. 100. Ancun motif ne semble jnstifier rattrìbation à eette 
ville des sept pièces décrìtes A, B et C* 

Touùy p. 104. La vèrìtable legende est: tGKAVtC^CìV ; aucunau- 
teor ancien ne patrie d'une ville de oe nom , mais d'après les types et 
la £abrique de sés monnaies^ cUe doh avoir été située en Asie. Sestini 
l'a plaeée dans la Lydie. 

Nous boraerons ici nos remarquesen prévenant le lecteur qn'elles 
ne forment qu'une partie seulement de celles que suggérerait un 
examen plus approfondi, et ayant la collection ménte sous lesyeux. 
Oh peut ^joutcr que les autres portions du catalogne, dans nnepro- 
portiott égale^ donneat prise à la critique. Cet apercu suffitpour^é- 
montrer corabten la.révìsion da manuscrit était un devoir indispensa- 
Me de la part des éditears. 

Mais les fattjtea da mannscrit ne sont pas les seules qu'on peut re- 
procher à eeux qui ont dirige cette publication. Suivant tua «sage 
gónéraleaient adopté^ les onvragcs numismatiques « surtout lorsqa'ils 
ne contleanent pas d<^ gravures , sont pourvus d'une échelle de prò*- 
pottioUf poor faire connaitre les dimensions des difféi*entes pièces. 
Dans les eatalognes s^igneusement rédigés , coinme eeux de Pembroke, 
de fiuBter et mème oslui da Musée Britannique, pubtié en 18x49 on 
* a cncore ajoilté le poids des pièces en or et en argént. 

Dim Itf catalogo que nous avoas sous les yeax $ tout soin de cette 
espèce a été éntièrement negligé , et samf «a petit nombre d*excep* 

24, 



362 li. lilTTl&llATUftB. 

tions , on ne peut déterminer si la pièce décrìte est im tetradracbme 
ou une monnaie de la plus faible Talenr., méme une fraotion d'obole. 

Un seul exeinple suffira pour dénìbntrer rinconyénient qui résnJre 
decette omissiop. Àucune différence n'est exprìmée entre la monnaie 
d'Orestias, p. 72, A, n" i , et celle de Phare, en Béotie, p. S9. Cc- 
pendant la première est un octodrachme, et pése 4^3 grains, tandis 
que la seconde est une obole, et du poids de 8 grains setdement, 
c*est-à-dire , moins de la cinquantième partie de l'autre. Ainsi le seni 
moyen qui restait de reudre cette puUication de quelque utilité, a été 
omis. 

Une collectìon comme celle de M. Knight était digne cependant 
de paraitre sous de meilleurs auspices. Ricfae dans toutes ies parties, 
elle contenait beaucoup de pièces uniques oii de la plus grande ra- 
rete. La suite des monnities primitives en or et en électruin est peut^ 
étre la plus étendue de toutes cellcs que Ton connait On y compte 
quatorze doubles Statères, la plupart de ceux anciennement si cele- 
bres de Cyzicpe et de Phocée , et plus de cent trente divisions de la 
méme espèce. Ce genre de monnaies a été jusqn'à présent peu conno ; 
et Eckhell méme doutiiit que de yéritables Statères fussent parvenus 
jusqu'à nous. C'est en réunissant un grand nombre de ces pièces 
qu'on pourrait parvenir à Ies classifier, et à Ies assigner aux yilles 
qui Ies firent frapper. 

Elles sont d'ailleurs intéressantes', en ce qu'elles nous font connai- 
tre l'état avance des arts dans rAjsie-Mineure, à une epoque reculéei 
et qu'elles indiquent une mytbologie differente à beaucoup d'égards 
de celle de la Grece , qui nòus est connue , en présentant comme types , 
des divinités locales , ou qui avaient cesse d'étre vénérées. Elles pa- 
raissent laussi quelqnefois offrìr, des portraits de rois ou«deperson- 
nages célèbres. jLes monnaies d'or des villes grecques sont aussi fori 
nombrenses et fort belles. On y remarque Athènes ^ Thèbes , Pan- 
ticapée, Abydos^ Clazomène, Lampsaque, Agrigente, et vingt ya^ 
riétés de Tarente , en general de la plus belle conserration. 

Les suites des roisgrecs spnt aussi très riches , etofifrentdes pièces 
de .la plus grande, rareté., ^ntre autres Mostis, uh roi de Thrace, 
précéde-mment inconnu, et plusieurs rois de là Bactriane. 

Il est fort à regretter que Mv Knight en forma nt sa coi1ecdon,ait autant 
negligé les monnaies de cuivre, et quii en ait entièrément éxclu le^ 
impéri'ales grecques comme étant d'une époqne recente, qnand la 
Grece étant assujétie , son ancienne religion et sa philosophie étaient 
dénaturées. Ce préjugé est cependant déhué de fondement. Qnòique 
soumis aux Romains, les Grecs cultivaient toujours lés arts et les 
lettres avec la méme iirdeur, cherchant à se consoler de leiir malbeor 
actuel par le souvenir de leui* gioire passée , et se nourrissant de l'es- 
perà ncc d'un cbangement de fortune qui leur rendlt la liberté et le 
bonheur. Aussi les monumens de cette epoque nous donnent con- 
naissance de beaucoup de faits intéressans pour la mythologie » lliis- 
toire y la géographie, les lois et les eoutnmes des teropft.prìmiti£i qoe 
nous ne trouvons pas ailleurs. ^i 



Q. NUMI PATNE KNIGHTIS. 363 

£n termmant , ooas ajoaterons qoelques observation& sur rimpor- 
tance des publications numismatiqùes. Si parmi les diverses classes 
de monumens ancìens , les monnaies sont reconnues pour étre ceììes 
qHÌ offrent une instraction plus étendueetplus yariée,elles sont aussi 
les plus difBciles à conserTer, tant à cause de leur pètkes^e, que des 
dangers auxquels elles sont exposées de la par t de i'ignor^nce et de 
la cupidité. 

Rassemblée ordinairement par de^ bommes doués d'ìnstruction et 
degoùt, une còllection de monnaies . sai vaitt le eours naturel des 
choses bumaines , tombe entre les mains d'iiéritiers le plus souvent 
ìgnorans et impatiens de jouir. Celles qui sont en cuivre sont alors 
méprisées et abandonnées> tandis que celles d'or ou d'arg^nt, esli- 
joiées suiyant leur valeur iutrinsèque , sont mìses dans le creuset : 
quand par l'existence des majorats ou par respect paternel , on veut 
les conserver, elles sont déposées dans des garde^meubles^et bientót 
elles torabent dans Toubli. 

Plusieui^ collections précieuses, publiques et-parttculières, décrites 
par GoltzìuSy parVaillant et d*autres antiquaires du-xvn*^ et du xvui* 
siècles ont disparu de cette facon , et quand on. desire à présent con- 
ftulter quèlqu'une des pléces qui y existaient, toute trace en est per- 
due. Il est don^s du deyoir des amateurs éclairés qui desireht contri- 
buer à ravanceihent d*une étude favorite, de fai re dessiner avec le 
plus d'exactitude possible les pièces inédites de leur còllection. 

Si le dé&utde loisir cu d'àutres motifs ne leur permettent pas de 
£iire graver ces dessins et de les illustrer , ììs. petìvent les transmettre- 
à quelque société littéraire qui les fera connaitre. Par ce moyen , des 
monumens historiques souvent du plus grand intérét, peuvent etra 
priserrés de l'oubli et contribuer à 1-avancemeht de la science. 

J. MlLLINGEN. 



3^ A BRIEF DESCRIPTION OF THIRTY-TWQ ANCIENT GREEK 
PAINTED VASES LATBLY FOtJND IN EXPAVATIONS MADE AT 
YULCI , IN THE ROMAN TERRITORY, BY M. CAMPANARI. LON-* 
DON, PRINTED BT A. J. YALPY, M. A. l832. PAG. Io4« 

SsLas maimscrits que des éditions puissent porter a la con- 
naissance du public, lelude de \à> phdloloffie seTaìt une chose 
tout-à-fait impossible. De méme, Fexistence de ['archeologie ne 
date que de Tépoque où des monumens artciens ont été dé- 
couYcrts, et ce qui était absolument indispensable , répandus 
par le moyen de descriptions et de grapures. Il s'ensuìt que 



364 !!• LITTSRATVaxl 

les desciiplionfe dea moDumens comptent panni les premiors 
besoins de l'archeologie, et que e est bien entendre les intéréts 
de cette science que d*en augmenter les matérìaux par des pn^ 
blications de cetté natiire. (i) . 

Mais bieh décrire n est pas chose Éicile : une description, 
corame nous l'entendons , doit étre à-la-fois préois^ et claipe^ 
à tei p.oint quun artiste puissc reproduire à laide dfi crayon, 
non-seuleÉnent les attributs de chaque figure qui entre dans 
une composition , mais , ce qui nous importe darantage poor 
rintelligence de Fensemble, les rapporta indiriduels qui exi- 
stent entre ces figures et les diverses actions de chacune 
d eiles. Si Tauteur d'une telle description possedè ea maae 
assez d'érudition pour fixer nos inoerricud<es sur le sens du 
sujet qu'il vient d'exposer; s*il établit son opinion, non par 
des commentaires diffus et surchar|;és de citatians, hi«ìs par 
l'ji^ppui Seul des monumens et des pMsages les phis efficaees à 
la démonstration qu'il a entreprise ; alors il nous oSìre un Co- 
talogue mxrmalj et peut se ilatter de faif e rMlement a^yaiieer 
la science de quelques pas. 

M. Brondsted avait évidemment en vue ce genite de cata- 
logue, lorsqu'il rédigeait sa I^e^criptioH, des trente^deux vasss 
découuerts à Canino , dans f ancienne Fenicia y et appartenant à 
M Campanàri; mais n'étant qu'à son début dans cette 
partie de l'antiquité , et ignorant , à ce qu il 'parait , que la 
classe des vases peints demande aussi bien , et peut-étre plus 
que celle des médailles et d'autres antiques, delongues années 
d'études sérieuses , et la connaissance de visu d'un uombre de 
monumens aussi grand que possible , le savant Danois ne se^t 
pas maintenu à )a hauteur de la belle et juste réputation que 
l'ouvrage ingénìeux et profond sijir le Parthjénon lui avait ac- 
quise. Quelques observations relaf ives aiux rases les pkrs impor- 
tans de oette collection justifieront peut-4tre tes reprocbes que 
je me erois en droit d'adresser à notreoollègue? 

(i) C«6t pourquoi j*attache un très grand prix au Rapporto sopra i yasi 
Y«lcenti et M. Gerhard. 



3. VA$«$ BY m. G4M^4NARI. 365 

première puÌ5qu*èlle domine une grande pa^ti^ dfi c^t ouvr^ge^ 
ipe seq)bl^ ce)|« 4^ suppoaer de^ vmesiisprùs dap$ la plupart 
de$ v^e^ qu'il d^prìt. Ifon-^ulowi^nt fìfm% où figari ¥ne Mi* 
^f rve parai^eo^ à ìli, BiròndAt^d 6^ f^ppopter au» fétes P^Di»- 
^bbéjwqiu^; VmU au5$i tOiU^ les auiar^s ^ qA H^r<>Ml,e, Nep^un/e, 
fi^tQohuft, ApaUoRì i9^p., inteF¥^enn99t , ^ t^Adiii^nt poiir (pi 
4»i Séraclées, en jeux btbwquea, Dipxi^j3Ìaq»e3 0% Apolli- 
p^ens» k yocc9im>n de&quejs U 9iif)ipQ»« que ces oiQpuniens ont 
é^é di^uib^^a wx Yiùnqueur^. Loc^que je co^^ioencai, en i^au6, 
la publicaùon de mes /^o; 1 «f< pronto ^ j etais bien loìn de me 
4outei* qq'oQ ferai^ 6ÌK.«iis après nn .tei abus d une pensée qui 
;n'^e«jt ji^ate et vraiie que}oi;$qu*ao l'applique a f aniiiquité figurée 
^vec di^ce^rnemeiU; , .et nan diNOiS ^ a<^s inumai lar^e que ^otre 
coUègue. 

SiAoxk DcHne am, M. B^rpnd^tcd, ^ur^it aaùeu^ faìt 4^ .dé- 
.c{r¥^ Q^t94iii$ va$es J^.plus dairi^meof; po^ble» «au^ préten- 
d^e fi^^leuir dle^^inatia»^ et bien iuqìus etncoice^aus vp^loìr 
d^ifier le rapptort .qui» ^u^ de& y94e^, €»mme u""' II et lU; eióstie 
c^tj'e d^ ^oèues ba^lnque^ ^ kur^ revera qui lappiartienn^nt 
W f}^ hérojique ; ou d*iodiq|uijer ia €$M«Ae pow laqyeUe des 
Tases, tels que les n"" VI , XIV jet ìSiJffl y pu)Qf ren.t, d'une part, 
\^ 4S))t9b>t de Tbésée .a^ec le MÌAOla^Mre., /et ide raiUtre, t9Lntót 
U^quadrigid et des figuvesà pied>qui r;^eQ90ipagp«nt,»tautót 
dea hojttmes è cheyal, taat^ Dic^^y^ua «vec uja cera$ entre 
quatre «fttyjces dana»ns. 'Car ces .quealiouf ^ à moiiu^ que Tcn 
u*é{U6tte des opinioos vagues et arbitcairies , ne a^ntpas moins. 
diffioiles .à jdécider j qu*À .explii^uei* pounquoi Je vase 1^** I, 
moutrao^ Myilm psuney présente par Déjanire qui d^i^ance 
jCSSm^^ àsampÒFe Hercuis sum par Minerve ^ a paur ;revers 
Hermes d^capitant G^ec jm Umg .^wa^ Argu$ dont le corps 
plein d!])Mwx juttifie le Aom4e Panops qu'il porte. Le .<vmllard 
qui assiste à cette scène, dépouryu .d'iascriptìoii > désigne 
peut-étre la localité où ce fait s*accomplit : sa droite étendue 
,s*adr^$^ k Iffercui^e 9,etil^i,-ayait pe^jL-^tr^ ^aeigné 1^ place où 
le dieu devait frapper le coup mortel; Atbénéiait.un geste 



366 II. LITTBRATURE. 

{>aFeil quand Persée tranche la téle de Médnse , el qiiand Her- 
cule combat le lìon. 

A propos de ce ponument, il ehi été convenable de men* 
tionner les deiix composiùons antiques qui représentent le 
méme mythe. L*une se trouve en relìef sur une corbeille d'or 
et d argenta oméede la fable entière dio : Mosbhus nous en 
fait la descrìption, Idyll. Il "v. 44 ^Q^* L'^utre, sur une pierre 
gravée, d'epoque romaine , inontre Mercure imberbe, le pétase 
ailé sur la téte, Tétu d'une cblamjde par dessus sa tutiique,et 
de bottines ailées; il tient la harpé de lamain droitè, ei^de la 
gauche le caducée et la téte bàrbue d'Argus. Gelui^ci git par 
terre au-dessous de Mercure, et, comme sur notre rase, le 
corps couvert d yeux. La vache Io parait à coté ^ attachée à 
Tolivier du bois deMjcènes; Toiseau sacre de Junòn, le paon, 
pose sur une branche de cet arbre. 

Une hydrie corinthienne, à figures noires sur fond jaune 
(n'^IY), montre dans le champ principal, selon M. Bròfìdsted^ 
%Athénésurson quadrige (troischevauxeki &orìlhhLncs\Dionfsus^ 
à pied, à coté des chevaux ; plus en avaat, jipoUon Githarède; 
à leur rencontre vient Pythia, Sur une seconde peìnture , on 
voit sept dUifinités assises : ArèSy Artemisou Belliofie, Diony^us, 
Athéné, Zeus, Hera, Héphaestus. » 

M. Gerhard (i) a trop bien établi le setis de ces prooessions 
religieuses , où un char «est accompagné d'Apollon Githarède 
et dèvancépar Mercure, et où Dionysu8,en qualité de prota> 
goniste y se trouve tantóc comme ici auprès des chevaux , tan- 
tòt sur le quadrige méme , et où la femme qui vient a sa ren- 
contre représente ordinairement Libera^ pour qùe j'insiste da- 
vantage sur Tincohérence du nom de Pythia que M. Bròndsted 
donne à cette figure. Quant au Bacchus « barbu, l'interprete 
s'en sert pour fixer Tépoque du monnment méme, « vu que 
Bacchus jeune n'est pas antérieur au temps d'Aiexandre-le- 
Grand et à Fecole de Lysippe. » 

(i) Ànnal. voi. Ili, p. i35, not. (t98*)èt not. (199), Cf. p.' 139, not. (2i3), 
not. (ai 4) et not. (ai 5). ' ' 



3. YASES BY M. CAMPANARI. 367 

Quant aux divinités assises, M. Bròndsted nous a laissé 
ignorerle sens dans lequel elles sont plaoées (les unes en face 
des autres ?)f les détails n'en sont pas non plus suffisamment 
indiqués; par exemple:Yulcain est-il barbuou imberbe? Porte* 
t^il une hache? Farmi ces diirìnités , je m'^tonne de voir une 
déesse'auec une lance j à coté d^Arés^ appeiéepar M. Bròndsted 
Diane ou Bellone. Gommènt pouvait-il oublier la vérìtable 
épouse d'Arès, XAphrodite armée^ qui se joint à ce dìeu abso- 
lument comme dans la méme composition , Hera à Jupiter. 

Au reste, les rapports supposés entre Minerve, Dionysus et 
Apollon , diifinité qui n'assiste point a cette réuìiion , me pa- 
raissent aussi peu fondés que Tidée de rattacher une divinité 
dune composition en mouvement à une autre où le Oara(ctère 
de stabilite est incontestable. 

A Toccasion d*une hydrìe coiìntbienne (n<* VII), ornée de 
la latte (T Hercule et de Triton en présence de deux nymphes, 
dont lune s'appelle A^OXIJAS Callichora, l'autre ONTI; 
1 auteur rappelle très a propos le puits d'EIeusis nommé Kal" 
lichorosy mais oublie les nymphes SithnideSj adorées en Me- 
gare (i), dont lune assiste évidemment a cette. scène sous le 
nom de Itno ou SjUno.. Une observation juste sur le talent di- 
▼inatoire des dieux marins Phorcys, Nérée, Glaucus, dis- 
tingue ce mémearticle, dans lequel un homme arme de glaive 
et de bouclier (visible sur le col de cette hydrìe), parait moìns 
exciter la course de deux gens à quadrìge, que de les effrayer 
en sa qualité de Taraxippos. (2) 

Sur l'bydrìe, n*' YIII, M. Bròndsted reconnait dans un qua- 
drìge dirige par un homme (sans trìdent !), à còte d*une femme 
avecune couronne, Neptunè et Amphitrite : Apollon ou un 
Githarède entre deux Canéphores fait partie de. cette proces- 
sione devant les chevaux se trouve une autre f emme ^ tenant 
une branche dans ses mains. L auteur du catalogne y voit un 
sujei de noceSy le stade et la divinUé locale ^de Vlsthme , et dé- 
crìt dans le rang supérìeur deux gémes ailés, symboliques aux 

(i) Paus* 1. 1, e. 40. (a) Paaft. 1. VI» e. ao. 



368 II. LITTÉRATURE. 

noees , deux autres à che^fal et un à piedj tous en course , dans 
un rapport éi^ident oifoe le siadium. Mais qu'y a-t*il decomniqii 
elitre lea nocea et le stade, et pourquoi ies génìes de noees ^ 
au lìeu d eclairer la processioii par le flambeau nupMl, wx 
Ueu de por ter Thjdrie lutrophore, coinme de coutune^se 
méleraient-iift eette fois aux eourses des épìièbcs , négli^eant 
la fianoéeet rhjménée auquel ik doivent assister? 

Dans le sij}ec prìncipal , il n'esc nullomeiit questioii 4e 
noces, ni de Neptyne oo d'Amphltrite i le peinCre aous re» 
présente un sujet éminemment ^ttique , qei n'ai^ait pas dù 
édiapper àia sagaeitéde 1 interprete : ce/it tout simpiement 
Demeter Thaìlo qui recoit^ dans so» Megaton, Erichihonius let 
Athéné'Coréy aecompagnés d^ ApoUon^Orphée et dee Canéphores 
Pandrosos et Hersé. 

Sor «ne bydrie k f. j. (n^" iX), ornée da combat d^Hereule 
0uec te lionj un seul arbre Q'indique pas que racdon ee passe 
en plam air (et ilans la grotte ?)> mms plut&t le3 armes patianr 
tee de Némée^ poisquun bois signìfie Wf«o<, le nemus ^esLar 
lìns. Sur un oxybaphon 4u niasée de JVaples (i), Némée^ per- 
sonnifiéeen fenune, assiste au <Kxnbat derrière uiì trono d!ar^ 
bre, sur lequel pose le lion. Ltnscription EAONOI mppeUe 
peut«étre la localhé Klsonaei ou KeUmae où , selon d'aaùies 
récits , ce combat eut lieu. 

Une amphore a f. n. (n^ XI) y montre d un còte Apollon 
fion « suiiU de la Pythie et d'une hiérodide, et saluont Diane 
et LatonBj qui'viennent à sa rencontre», maisplutót a^ centre 
4e qu»tre Heures , tu que Ies deux eouples de femmes se 
trouyent dans une sjroiéliiie parfaite ayec le 4lìeiji , et tSenoent 
égaiement Tune la^nnn^A^, lautire k fkur. Quant au «evevs^ 
M. fipòndMod le décrit aìnsi : « Un toì aree sa £lle eayeiop- 
pée re^oit deus gnerners dont Fan en* costume >pliry^eD , 
arme d une bacbe ; oes yoyageurs sont smns dTusi chien -: oa 
UE PEUT wxs BOUTER qus les deux héros v^^arrivenZ ù Delphes ». 
Nous jr voyons plutot un gv^pmer avec iune Amazone,ÉCUSLCié- 

(x) Gerhard iuid.Panoflui Keap. Antìk. S. 36a. 



3. VASBS BY M. CAMPANARI. ^69 

Tìsée par son bonnet , les attaacyrides et «urt0ut par la hache ; 
près d eux un chien molosse : un homme à cheve^x blancs et 
une fcnmie envelòppée entourent le groupe centrai. 

Sor une hydrie panathénaique (n^ Xil), égatement à f. n. , 
ime^fismwie DoUie ^nUe deux guerriere , fépée nue , nous semble 
phiftàt Hélène erUre iesdeux Diosemresy à laprise JCAthènes (i)^ 
epe Pcdjrjoène amenée par Néoplolèfne au tosibeau d*A* 
dtitte (2) , dont on ne Yoit aueune traee. 

Une hydrie panathénaSque à f. r. (n<» XYI) nous montre un 
jetme homme , vétu du trìbon^ appuyé sur sa Òacteria, offrant 
un jeune coq (et non une poule) à un éphèbe vétu de la inéme 
manière. Le premier tient par une corde une panthere qui 
court ; un chien-renard est aux pieds du second. Le revers of- 
fre.un homme barhu dans le méme costume, tenant un liè^^re; 
devantlui est un éphèbe^ portant un quartier (Tagneauet un 
gàteau. M. Bròndsted rapporte les deux scènes au repas d^une 
Jetebaehiqtte (preparations for some bacchie festivals and to 
the banquet wT/aat?). Une étude plus attentive des vases , et 
notaniment Fexamen d*une hydrie à fig. n. du musée Durando 
pouvait aìsément convaincre Vauteur qu^il fatlait attacher à 
cette peinture un sens tout différent, tei que nousTavons in- 
diqué a propos de quelques monumens analogues^ p. i39 et 
143, not. IO du'deuxième toI. des Annal. deFInstitr 

Une amphore à f. n. (n° XVII), avec le combat de Thésée 
cordre le Mmoiaure^ reproduit presque identiquement la com- 
position du vase de Talfdes^ sauf que les hommes ne porlent 
pas de lances. Pourquoi M. Bròndsted voit-il des esclaves et 
Ariadne aree sa confidente là, où Fon est convenu depuìs 
long*temps de reconnaìtre les victimes athéniennes, que la 
Tictoire de Thésée seule délivra d*une mort imminente. En 
décrìvant le revers de ce vase, où Dionysus barbu, un ceras> 
à la main , se trouve sous un berceau entre quàtre satyres dan- 
sans, il est plusà propos de remarquer Tétroite liaison des^ 

(i) Gompar. Gerhard Ann. toI. tll,p. 169, not. (553). 
(a) Gerhard und Panofka Neap. Antik. S. 34i, 34a. 



3^0 II. LITTERATURB. 

deux peintures qui nous retracent réunis les deux époux de 
lafille de Minos, 

Sur Famphore à f. n. (n^ XVIII) , je reconnais j d'après la 
manière dont M. Brondsted déorit la composi tion , Achille^ 
anpé du bpuclier béotien, et Memnon^ anaé duboucUer ar- 
gìen/sur lequel e$C un qiseau; ib combattent sur le corps 
d^AntiloquCy en présence de TlétU et d^Eos (i). Ghacunedes 
femmes tient une couronne ; elles sont suivies par deux cLgo- 
nothètes; deridere celui à droite se trouve un cy^/i^ déployant 
ses ailes. Sur le rei^ers , deuxgrands sphinx^ les ailes déployées, 
se trouvent à la suite de deux agonothètes , Vun en face de 
Vautre (2). , Derrìère les sphinx paraissent les calices d'une 
^ur de lotus. Nulle nécessité de rapporter cette composition 
à Texpéditioii des sept chefs cantre Thèbes. La conjecture que 
nous proposons pour la face principale (3) , se trouve confir* 
mée davantage par les symboles égyptiens du revers. 

Un chous à f. j. (n° XIX) représente Hercule (HGPAX)armé 
de la massue, courant après une figure placée sur le revers, 
dans laquelle, au lieu de reconnaitre avec M. Brondsted Pa- 
ris y nous préférons supposer, selon linscription , TOIEV^, 
Toxeus^ fils d'Eurytus, tue par Hercule,. à la prise d'OEcha- 
lie (4). Dans cette hypothèse, le nom ne désignant qu'un or- 
cher^ conviendrait tant pour le qostume que pour Taction, au 
personnage denotre peinture. Quant à l'ommission du £, car 
ri peut fàcilement passer pour r, nous rappellerons H£M££, 
qu*onrencontre sur plusieurs vases au lieu de HEPMED. 

Le chous n° XXI offre plus d'intérét en ce quii nous pré- 
sente un petit Camille qui verse de roenochoè dans la phiale, 
et non cylìx, àe Dionysus et jirUidri^^ étendus sur une cline. 
Le nom le plus convenable à ce. petit Gamille me semble celui 

(x) Gerhard Ann. yol. Ili, p. x54f not. (4 1 1), avec les inscript, not. (4. io). 

(2) Gerhard Ann. voi. HI, p. i63, not. (669). * 

(3) Ainsi que pour le sujct da rang inférieur du vase n° XX VII. 

(4) Diodor. Sicil. 1. lY, e. 87. Ou Toleus d'après le grand étymologiste v. 
T X T a i , ot (^Tip.o<not uimpsTai * tqùc S^ auTOÙ; xal 9 x u 6 a,; tksr^fn %ffjL Gireuoip.cu; ' 
etvoc. To ^OT a t * to^otai ^è xoùa xuO ai xaì airouoivtoi» ot ^vifioaioi ^ouXoi.ADiiripatv. 



3. yJLSES BY M. CAMPANARI. 87 1 

•de Ceramusj fils de Dionysus et d'Ariadne (i), dans la main 
duquel un "vose en terre coite [ytpofxoq) est de rigueur, et dont 
Toccvipatipn de méler le vin auec Veau (xep<x&>) est jusìifiée par 
le nom qu il porte. Une auletria et une crotaliste égaìent le 
repas. Deux satyres , Tun dansant , Vautre à genoux , poirtent 
les deux femmes sur leurs épaules. (a) 

Uneaniphore àf. n. (n« XXIII) présente >f^AeW entre DéO" 
nyms et Hercule, Àu revers , là méme déesse sur son quadrige 
foulant aux.pieds de ses chevaux un archer barbare ^ quon 
fera bien de designer comme Phlegyem 

L'hydrie panathen. àf*.j. (n" XXVI) montreuii vieiUard^n 
face d'un guerrier^ qui , à en jùger d après sa lance baisséè ^ 
arrive plutòt quii n a Taìr de partir^ et dont le casque est or- 
né d'un dauphin et le bottcliér d un trépied, Au revers, un 
vieillard^ qui n'est nuUement celui du coté oppóse, sa cheve- 
Iure et son bàton étant absolument différens, s'eotretient avec 
unQ /emme coiffée du credemnon. L'auteur indine à rappor- 
ter ce vase à la classe, des monumensdelphiques^ et à supposet 
ìeprétre d^jépollon à Delpkes cowersant avec Egèe ou quelque 
autre héros qui yient consulter Toracle. Sur le revers , il voit 
le méme pretre délìbèrant avec la Pythie, Àu sujet du trépied , 
il s'eicpTÌme ainsi : Hhe tiipodon the shield of the hero seems 
to be Delphic: witli.an arrangement for receiving the oXfAo?, and 
tho alludevo bis i>^sir;b toìregeive ananswer from the god. 

L'hydrie corinthienne (n° XXVII) est sans contredit un 

des vases les plus remarquables de la coUèotion. Six femmes 

avec des hydries viennent puiser de Teau à la fontaine , ornée 

d'un mufSe delion et .surnomiiiée KAAIPEKPENE, Kalirecrené. 

Ces femmes portent les noms suivans: SIITMIS, SIMYAIS, 

EnEPATE , KYANE , EYENE et XOPONIKE, Am/tó , Sirìtylis , 

EperatCy Kjraney E tiene ^ Ckoì:omké, Il jallait rapprocher ce 

monument de l'hydrie, n"* XXXII ^ où sept femmes puisent 

également de l'eau à une grande fontaine. Ony lit les noms 

KALinE KALE • MESILA KALE. POAON.... E.ESILA KALE, 

' • Il 

(i) Pauii. 1. 1, e. 3. 

(2) Voy. Gerhard, Ann. voi. Ili, p. i36, noi. (ao4) 



3^3 ti- lilTTBRATUAB. 

belle KaUpèy belle Mesila^ {belU), Rkoém , ielle E(n)esila. àn 
dessous de ceUe eomposiùoii se trouT« Heremk étrtmglant le 
Hon^ en "présence de iMercure^ de Jupiter et de Néméa^ touis 
«68Ìs sur dea'cubes ; Néméa tenait une branche. 

Après une érudiùon très gratuite sur les fétes de l'hydro- 
phorie et de la thallophorìe, sur cdles d'Élensia et des Pa- 
nathéoée$ , l'auteur cooclut que ce monument a servi de prix 
€Uix héracléennes célébrées égoLlement à jéthènee, pnisque Her- 
ade , quoique Thebain de naissanee^ arem oependftnt le dtoit 
de bourgeoisie a AtKenes , etfbt de eettejkcon ésdoptè eomme 
Athénien. Si M. Bffondsted avait f otilu souniettre à un exa- 
mea consciencieux tout ce quinous est conou jiisi|U*à présent 
«Il &it de scènes hydrophonques (i) , il serait sans doute ar- 
riyé à des resultata plps satisfaiaans , et il aurait conpris que 
€es compositiona tiennent de très près à la religioti des divbii- 
tés les pkis éteirées de la Grece* Il se serait aussi aper^ que 
riobjdxte coriftthienne n° XXX enire encore dans cettie catégo- 
rie de cQiiiposkion& qui méritent plus qué beaucoup d'^atres, 
vane monographie à part, et sur lesqnelles les Umites dune 
critique de catalogne m'interdisent de m^explìquer da*? airl^ge. 
Sur leTase u<^ XXX parait Hércole. décrùisant un grand ser- 
pente pcobaUement Yhjrdre de Lemej près de ÌA^ofOmne 
jtmymoHe où le monstre aTait sa taoìèns , en présence deilf^ 
nerve et dune jeunefemme qmpuioe de Teau à la fontaine. Le 
locai est analogue à celui des vaaes précités : il consisfe dans 
un poftique ^rmé de deux cotoancs ìoniqties avec mi enta<- 
blement dorique, sous lequel une source jaillk du roelief. 
Taódia que la jetitie feiiime , Anjmone , tient sion hjdne au- 
dessous du coiitant, un Uon dont la téte et les deust paties 
de deyant sont-nsiblea^ s elanee du lond de la éource, ouvtant 
•sa gueule et saisisaant la jetme fèmme dans ses gr^fes. Ea 
méoQie tempa un immense serpent se déroutant entre le n>- 
«ber et Tentableineot dn portique^ se jette sur elle ; heurense- 

<x] M. Gerhard ena rasseihblé un boii«nombre de matériaux. Annal. 
▼ol. Ili , p. i37, not. (106) et saty. Qf. Monum. de rinstìt. pl« XXVII, aS. 



3. VASBS BT M. CAMPANARI. SjS 

ment M coaible da danger, Heife«ilé qui a*est avance entre la 
premiòte et la seconde colonne da portiqiie , saisit l'bydrè de. 
la itaain gauche pour la tner avec son glaive; Minerre est der- 
rièro te héros près de son quadriga Sur la tòte des ehevaux 
on lit TYP. , devant la figure d'Hercule XOSAX, sous ses pieds 
et derrière lui AX20. Xo^ceg pOur fym oé^ dans la bouche de 
rh^drd, exprimerait-ilye tiens la tiennsy c*est*à-dìre ta belle} 
et Hercule répondrait-il A^t»je Vemmènerai? 

. L auteur qui ne pouyait guère méoonnaitre le sujet ptin* 
cipal) se trouve dans Tembarras dexpliquer le lion, obl^é de 
recOurir aùx auteurs perdus, et observé que peut^4tre dana 
une tradition inconnue ^ un Uon remplaf ait le seorpion qu'A*^ 
poUodore designa cotnrae Tauxiliaire de Thydre dans la lutto 
a¥èG Hercule. Il ignofe dono que cette Composicìou renfieriiie 
à4a-fois deuxm^theSj celui du combat d*Hercule vlycq Vh^dre, 
et ensuite celui d*Ainymoiie assailUe près de la source de 
Lerne , par le satyre de rArcadie , Pan ^ et saurée par Tappa- 
rition de Posidem^ qui frappane le sol «Vec son trident, foit 
jaiHir une source. Hercule tuant rhydre de Lerne qui empér 
ehe AtnjHione de puiser de Teauy remplaee dans cetfee petti- 
ture Posidon ^ let au lieu de Pan , nous rencontrons un lion , 
oòfinnè sur les médùUes de Banticapée, où la téte de cet amn^d 
remplacse aomv«nt odk du dieu de l'AÌ-cadfe (i). Il est possi** 
ble quen méme temps le denii*lion le-(ttv) et le rocdier i^o;, 
e^rimaìent en hìéioglyphes k l«»ealifeé de Lerne, Quoi -qual 
CD sdii ^ te savuìit^atiquAire pòuTUÌc^ pour résoudre cette dif** 
fienile^ reicourir, au lk« des ««teur^ perdus^ à Hésycfains* 
Seus l'ardcle >k6imb< ir^pof , le lexicographe escplique ^^to? par 
A>i^»^, paroe qu*on place des statues de lion à Im source da 
fleuTe Alphée; ^i dans un autre passage relatif à Aràthase^ 
source dlthaque ec de la Sicile, il mtantimme le fleuve de 
l'Elide, VAlphée, qui lui apporto de largent. 

(x) D'aiiUears les mas^es de Pan , à la plaice <Ui lanffles d« lion, se Xroxt^ 
T«at très fréf uemment wx Tembouchure des fooftaiiies antìqnes. M. Gerhard 
dte inème , Ailnal. voL HI, p. i5S, aot. (4^), sur ime hyiirie du Pr. de Ca- 
nino^ « una fontana con Panischi che cavalcano le otre. » 



374 ^'' MTTKRATURE. 

Le rapprochetoent d'Air^thuse et d'Amymone soflrant 
méme à ceux qui ne voudront consulter que leur diction- 
naire grec , je n'ai qu'à engager le lecteur de p;^i*cotirir la fable 
èìAlphée pour étre frappé de Fanalogie de ce fleuve avec le 
dieu lasdf des Arcadiens. 

Par Twpfoti à VaTchìtecture dece tableau, il n'y avait peut- 
étre pas d'inconTénient de citer la source de Lerne à Gorin- 
the, entourée de colonnes et de sièges pour recréer dans la 
chàleur d eté ceux qui s'y rendaient (i). L!expression de cha- 
leur que l'art rend si souvent a l'aide de l'image du lion, se ma* 
nifeste eiicore plus clairement dans unautre passage du méme 
lirre de Pausanias (2). Dàns la dispute entre Junon et Nep- 
tune^ a cause de TArgolide^ PhoronécT, Céphisus, Astérioii et 
Inachus adjugèrent le.pays à Junon. Posidon en fut telle- 
raent irrite qu'il fit disparaitre Teau : c*est pourquoi Ina- 
chus , ni aucun autre des fleuves cité& offre Teau dans la saisou 
deté à moins que le dieu ne fàsse tòmber la pluie. <i,Car en éié 
« tóutes ies eaojLx seckent excepta celles de Lerne».» 
. Le fiagment d'une amphore panathénaìque d'anden style 
( n^ XXYIII) , nous interesse taiit par Tétendue du su|«t, que 
parie mérite des inscriptions qui Taccompagnent* JMOMAAaT 
Téiamon marchant sur le corps de Viamazone a^AATA 
Ljralke , s avance vers S3A^A9£H Hertwles qui combat avec 
aXAMO^ANA jindromaque{ce%à&\a. figures sont comparative-- 
ment gigantesques) : suivent six autres amazones AIASAA 
-^tta«i,aT2iqATNA Antaristé^ OTESIA Areto ^ AINIIIE Ainipe^ 
AHAXHAEAAnaxilea. Le nom de la sixième est perdu; Heròule 
avec son carquòis.sur Ies épaules, fraji^e Andromaqùe avee sa 
lance , et tien t de la main gauche le <^sque de la guerrière. Le 
costume des amazones est comme celui des héros grecs sans 
distinction de sexe. Le bouclier (}e Téiamon est beo tien ; ceux 

(i) Paus. l. II, e. 4. • 

(a) C. 1 5. Kptvavttdv ^k fipa? eivai rk* "piv', outco? ^kxzIv à^avwat tò fi^wp noaei- 
^moL, xott S'tà i-boTO, c5tIe Ivot^ou d^wp , oOre ófXXc^ -Jtotplpx*^** '''•^ 8Ìpu{AÌv*w 
7ifoTa(jt,£)v &Tt {ÀYi oàavToc rbu Oeoù . Ospou; ^è ocSaa^uriv iaxl rà -peuptara , wXw tùv 

èv Ae'ovri. 



3. YASES BY CAMPANARI. SjS 

dea femmes sont ronds et chacun orné d un emblème. Celui 
d'Andromaque a une étoile , d'Alcaea un trépied^ d'Antaristé la 
triquetra^ d'Areto (et non d*Antaristé) un sphinx ailé assis, 
d'Ainipé (et non d' Areto ) un grand serpent; d'Anaxiléa (et non 
d*Aìnìpé)un trépied; lebouclier delahuitième (dont le nom est 
perdu , ce dont Tauteiur ne s'est pas souvenu en termìnant son 
article , et non d'Anaxiléa) porte un oiseau les ailes déployées. 

Il nous reste n° XXIX un chous à fig. n. avec Aphrodite^ A*PO- 
AITE2, et Posidon nOZEiÀONOS sur un citar a quatre che- 
paux que guide la déesse. Une bandelette orne les cheveux de 
Yenuà, tressés et relevés dans un noeud^ sa tunique sans 
mancheSjà plisréguliers, est gamie d'une bordure froncée. Si 
M. Bròndsted trouve l'exemple de ce yase où c'estla femme qui 
Gonduit les cbeyaux (i), un des plus rares; nous lui rappelle- 
rons la frise du Parthenon où Ton rencontre un certain nom- 
bre de femmes qui exercent toutes les mémes fonctions. La 
suite de larticle de M. Bròndsted est plus étrange encore et 
mérite d'étre aliéguée textuellement. Après avoir parie de Ve- 
nus et de Neptune sur son quadrige , la première conduisant 
les chevaux , il continue ainsi : 

« Mais comme ce serait une combinaison non-seulement 
« extrl^rdinaire , mais encore contraire à toutes les traditions 
« mythiques d aucun peuple grec ; comme on n'a jamais vu sur 
« aucun monument grec antique, apparaitre Yenus avec Nep- 
«tune sur le char decedernier, et encore moins conduire lès 
« cbevaux ; et comme ni Thabillement ( ? ) , ni les mouvemens 
« énergiques de Taurige femelie, ne semblent en aucune ma- 
te nière s'accorder avec le doux caractère ou avec les attributs 
« de la Yenus des Grecs , il devient extrémement probable 
« que le nom A^POAITES est une méprise de Tancien épigra- 
« phiste (qui était souvent un artisan subordonné), et quii 
« remplace celui d'AM*ITPITES Àmphitrite qui était comme 
« chacun sait, reine de la mer, sa constante compagne et fré- 
« quemment représentée sur les monumens religieux des 

(i) Voy. Gerhard, Ann. voi. Ili, p. i38, not. (ao8 a,) 

rV. a5 



376 II. laTTÉRATURX. 

« Grecs, avec son épaux sur le méme char et conduisant se^ 
« chevaux. » 

L'auteur cita pourexemple, i^ FAmphitrite du fronton du 
Parthenon , qui cependant était seule saiis le voisinage immé- 
diat deNeptune; 2^ le char d*Amphitrite et de Posidon à 
risthme de Corinthe (i), ou il n'est pas question qu^Àmphi- 
trite conduise, et où le savant antiquaire pouvait, sii ayait 
Toulu lire un peu plus loin, rencontrer sur la base de ce mo- 
lìument méme , jéphrodite dans les hras de sa mère Thalassa 
la mery ce qui mùtiverait déjà à lui seul la liaison d'Aphrodite 
et de Posidon; 3** les Ters iSaS et 26 du septième livre d*A- 
pollonius de Rhodes : 

£2»t' av ^s TOi Apb^tTpiTii 
A.p{AK noau^(i>vc( eÓTpoxov auTtxaXuo^. 

ce que M. Bròndsted traduit: Amphitrite conduitìes chevaux 
et le char de Neptune (comme si la déesse était désignée comme 
opfAaTTjXdtTY??). Le nom du possesseur du vase IIYeOKAES KA- 
AOS est place devant les chevaux. 

Uarticle que nous venons de communiquer au lecteur n'a 
guère besoin de conimentaire ; le sy stèrne de corriger ^ mo-» 
nuraens anciens toutes les fois que notre propre érudmon se 
trouve en défaut, est le plus funeste et le plus condaranable que 
jeconnaisse :je ne me permettrai dono que deuxmodestescita- 
tions dePau3anias;le premier passagese trouve 1. VII, e. 2 1 : après 
avoir observé que Posidon Hippies à Patrae a pris ce nom de 
Vari equestre et comme donofteur des chevaux^ et pas pour un 
autre motif , il mentionne ^ pas bien loin du hiéron de Posidon^ 
ceuxàì Aphrodite , dont Fune des statues a été prise dans les fi- 
lets des pécheurs. Le secortd passage existe e. a4 du méme li- 
vre où il cite à Mgium près de lamer le hiéron ìd^Apkrodiieet a 
coté^ celui de Posidon^ D'autres témoignages en faveur des rap- 
ports intimes qui lient Neptune et Venus, se présentent en 

(i)Paus. l.ii, i,S 7» 



I.* SUR tJL VÒRMB OLTSEUS. iyj 

qttàritité; mais ceui^-cl sufflfont, j'espère, pour convaincre de 
la solidité de rargumèiitation qui précède. 

Th. Pàkoi^ilà. 



m. RECHERCHES ET OBSERVATIONS. 

I. Atra LA forKie òlYseus du nom d'ultsse. 

[Monum, de flfi^t PI. Vili. AAnul. ▼oh I, p. 184.) 

La remarque que nous nous permettons sur la peinture da 
vase, publiée dans la Kvraison indiquée , ne concerne que Tin- 
scriptìon joìnte à Timage d*Ulysse nayiguant près des iles des 
Sirènes. Cette insoription nous enseigne que le vase ou stani* 
nos (pour me servir des expresiions re^ues dans ies ouvrages 
de rinstitut) ^ à figures jaunes ^ est sorti de la fabrique d'une 
TÌlle dorienne , de la Sicile ou de la grande Grece , probable* 
ment de la Sioile. Car d'abord une des Sirènes s'appelle HIME- 
POnà, jf/xepóira^ en dialecte dorien; ce nom n^est pas rendu 
d'une manière exacte par le chant du desir; il ne signifie autre 
choae que celle doni la voix a du charme ^ comme la muse 
KaXXeÓTn?, celle dontlavoix estbelle^ et une des Sirènes Qtk^iówny 
celle qui enchante par sa voix. L'inscription KAAOIIA qu'on lui 
a comparée sur le vase représentant Adraste et Amphiaraùs 
qui prennent congé d'Erìphyle (i), ne meparait qu'un impar- 
fait KAAOS IIAIX (a). Mais ce qui nous semble bien plus inté- 
ressant, c*est le nom ajouté àUtysse OLVSEVS, ÒXucrcy^. Cette 
forme de noni est très clairement indiquée dans le dessin du 
vase, mais passee sous silence dans la dissertation qui explique 

(i) Scotfì, lìlustraziong di un vaso kàlo-greco^ IiQapoU. x8xi. Millmgen, 
Peintures de vases de div. collect. pi. XXI. 

(4) Loin d'adòpler cétte eoiijeetiire , j*obseryerai que Ies formules qu'on 
rencontre si sbavent sur tts vases pefnts sont KAA02 HO HAII, KAAE HE 
TìiaSfy òù HO HAI2 KAAOi/hE HAI! KAAE. Th. P. 

25. 



378 III. AECHERCHES ET OBSB&YA^IOlVS. 

ce monument. Cette forme de nom cependant se rattache à 
une serie d'aulres faits, qui démontrent que le héros grec , 
Ulysse, dont la gioire s'était répandue de bornie heure en Ita- 
lie, {iit appelé par les peuples des races sicules Uljrsses, UlixeSj 
forme de nom qui passa ensuite aux Latins , descendans des 
Sicules, ainsi quaux Etrusques (i). La raison de cette 
modification de nom n*est à chercher ailleurs que dans la 
bouche de c^s races , qui confondaient aisément par une prò- 
nonciation impure les lettres A et A , Tune avec Tautre, ce que 
nous sayons notamment à Fégard des Latins. A cause de cette 
confusion s*exp)ique le mot latin lacruma de ^oxpu, leuir de 
5o«ip avec le digamma ^«Fr/p, oleo de la racineOA(oCctf 0£^or)etc. 
Plus tard, selon Varron , par suite d'une corniption, on fit 
Melica avis du mot grec M^^^tx^ , et méme Thelù du nom 
de BsTc?; Cest ainsi que Ò^uaaeuc s'appelait aussi Vfysses 
et Ulixes^ et non - seulement chez les Romains, puisque 
aussi sur un monument sicilien on lisait OuX/^ou au lieu 
d'Ò^u(7<7Cb>? (2). L'^/mjt^ des Etrusques se troupe sur plus d*uue 
pierre gravée. Le poète lyrique Ibycus, natif de Rhegium , et 
qui se rattache à Técole sicilienne de Stésichore, doit avoir 
connu ce nom du héros , au point qu'il prétendit que e était 
son véritable et propre nom ; car il chantait que le héros s'ap- 
pelait prìmitivement Ulysses ou Ulixes^ et que plus tard on lui 
donna 1 epithète d'Ó^uaaeu?, probablement à cause de la colere 
divine qu'il devait subir ou à cause de sa propre colere contre 
les prétendans de Penelope. G est ce que nous apprend le pas - 
sage suivant du grammairien Diomede : I, p. Soy, ed. Putsch. 
« Est Ufyssi agnomen Polytlas. Nam prcenomen est ut aitJbycus^ 
Ulysses (3), nomen Arcisiades ^ cognomen Odysseus.Et ordì-' 
nantes sic : Ulysses Arcisiades Odysseus Polytlas. » (4) 

C. O. MULLER. 

^ ' ^ i-r 

(i) Voy. Gerhard, Aonal. voi. Ili, p. 1 7 1, not. 656. Th. P. 

(a) Plutarch. Marceli, ao. 

(3) La coUation d'un manuscrit que nous avons ici , à GcBttingue , donne , 
Ja place à* Ulysses , Olixes •• le vrai nom est probablement Ulixet. 
^4) J'avoue que je dois la co^naissance de ce demier passage à un jeone 






2. SUR LE MOT BARBARICA. 3^9 



2. SUR LE SBNS DU MOT BARBARICA CHEZ PLAUTB. 

[JnnaL voi. I, p. 359-) 

Pour éviter que , dans les recherches sì difficiks sur le tetnps 
de la construction des murailles cyclopéennes de l'Italie , une 
méprise n*entraine à d*autres fausses inductions , il sera à pro- 
pos de remarquer que la construction de Signia par Tarquin , 
n*est nullement réfutée par le vers de Plaute (i) qui lappelle 
une barbarica urbs y comme aussi Praeneste, Cora, Frusino et 
Alatrium ; car il est certain que Plaute se placait ici sur le 
point de yue des Grecs dont il imitait les comédiès , et que 
c'est avec ceux-ci qu'il appelle ses propres compatriotes , les 
Romains et les Italiens , barbaros, Philemo scripsit , Plautus 
'Z/or^tY BARBARE (Trìnnumus ProL v. 19.) c*est-à-dire latine; 
une loi romaihe s'appelait barbarica lex (Captivi, act. Ili, 
se. I , y. 32). Ces passages et d autres convaincront facilement 
M. Petit-Radel , de, la signification du mot barbaricus chez les 
poètes comiques de Rome, et ce savant s*eihpressera probable- 
ment de dé)3arrasser sa démonstradon qui s'appuie sans doute 
sur des argumens plus solides , d*un témoignage aussi équi- 
▼oque. 

C. O. MiJLLER. 



3. HERGULE ENTRE LA VERTU ET LA VOLUPTE. (l) 

{Tav, d'agg, iSSa.F.) 

Les peintures de vases sont riches en figures allégoriques 
et isolées qui jusqu a présent n'ont nullement trouvé toutes 

philologue de me» amis , M. Schneidewin de Helmstadt , qui ^répare une 
savante édition des fragmeus d'Ibycus. 

(i) Captm, act. IV, scèn. I, v; xo4. , 

(a) Tradujt de l'aUemand. Ta. P. 



38o III. RBCHERCHBS ET QBSBflVAT^ONS. 

leur interprete , quoique aussitót qu'on a découvertleursens, 
on est frappé de l'aptitude, du choix et de la liaison des at- 
tributs qui caractérisept ces figurai». Hw ce qu'il y a de plus 
rare, ce sont les représentations allégoriques composées de 
plusieurs figures , comme celle que nous empruntons à la col- 
lection de Dubois-Maisonneuve, parce que Timportance du 
sujet la rend digne d'étre reproduitè. (i) 

Les deux femmes qui présentent au jeune Hercule leurs 
dons, Tune un casque, Vautre une coupé, une couronn^ et 
une bandelette, sont la P^ertu et le Plaisir (Àpcri jwe'e H^ovì}) ; la 
première sous la forme ou dans Tarmure de la virile et guer^ 
rière Àtliéné , lautre qui ^ antan t que je sache , ne se troupe 
encore nulle part ailleurs, ni figurée, ni méme m^ntionnée 
comme image, avec des attributs qui exigent un commen- 
taire. 

Il importe surtout dans cette composition de se pénétrer 
du véritable sens de la bandelette que tient la figure volante. 
Ces tcenies se rencontrent, il est vrai, le plus souvent comme 
sjmbole de la victoire, notamment dans les mains dola déèssii 
Nike ellennéme ; mais elles caractérisaient aussi le sacdpdooe 
et d'autres dignités' (2) ^ elles servaient aussi à onier la co- 
lonne des tombeaux (3) et avaient en outre sur l^s vaises , à 

(i) Introductwn à Tétude des vases ant. 181 7, pi. IV: avec PexplicatioB que 
Pallas se rapporte à la Tictoìre, pour dire à Hercule que c*est gràce à elle et 

la bandelette des mystères qu'elle porte, qu'il jouit du repos actuel. Mais 
'«tte assertion ne peut étre yraie déjà parce qu'Athéné offre à Hercule le cas- 
que qui désigne les actions belliqueuses; par conséquentle prix que Nìcé est 
censée offrir, serait encore à obtenir, et parce que la bandelette que tient 
cette déesse ne se rapporterait qu'à elle-n^^me et pas à un autre objet. Le 
vase se trouye à la manufacture'de porcelaine de Sèvres. 

(a)Hesjch. Fest. s. y. Empedocl. y. 369. sqq.ed. Sturz. oùayecH. Étiennct 
il faut lireore^satv re OoXeioi; au lieu de OocXeivi; {corona: convwales)\ ce qui est id 
entièrement dépiacé. Visconti (Jconogr, grecque^ \. I. pL IX. 3. 4) veut faire 
un signe d'apotbéose du cordon qui entoure la téte de Solon. 

(3) Apìstophan. ^v AaiTaXtuctv fr. i. p. 43. ed. Dindorf. où le jeune ^omme 
dit au yieillard : 

AXX* SI aopsXXv) X2Ì (AUpov xal Tatvtat. 



3. HSRCCLE BNTRE LA VBRTU ET LA YOLUPTÉ. 38 1 

ce qu'oii croit, un anploi très significa tif parmi les initìés. 
MaÌÀ si Fon jetait de telles bandelettes en méme temps que 
des fleurs et des couronnes aux héros et aux vainqueurs des 
jeux (i), si les bandelettes et les couronnes ornaient égale- 
ment les tombeaux , on comprend aisément que les bons vi- 
Tans et les amoureux he manquaient pas non plus de se ser- 
vir, ainsi que de couronnes qui leur plaisaieht, de bandelettes 
de différentes couleurs. Ainsi dans le symposium de Platon , 
Alcibiade ivre, se présente la téte ceinte de tcenies , de lietre 
et deviolettes. Gomme les couronnes étaient souvent entre- 
lacées de tcenies^ particulièrement celles des jeux publics et des 
gymnases (2), il en résultait une certaine liaison entre les 

passage qui de cette manière obtient sa véritable explication. Gteeilius dans 
rAndrogyne chez Festus v. Taen. 

Sepulenim plenum tmnianun ita ut sol4i. 

eù Jos. Scaliger a tort d'entendre les bandelettes des morts menlionnées par- 
Artémidore qu'Hésychins appelle xmpeìai. Attius, dans son Néoptolème» d'a.' 
près une belle conrection de Bothe, fr< 5 : 

Tumula m decorare est satius quatti urbem tasniis. 

Varrò , L. L. VI. Itaque quum ad sepulcrum fenmtfrandes tUqueJlares, addunt 
nunclanas^ c*est-à-dire des ttenies de laine Euu.aXXGi (i.tTpai chez Pindare. Sur 
des vases, les cippes funéraires sont souvent ornés de tcenies comme celui 
d'Agamenmon chez Tischbein, tandis que- dans la méme sc^e, dans les va- 
ses de Coghil pi. 45, la tcenie est encore placée à terre à coté du vase ayec la 
libatìonou (u^pov. Un« scène pareitle dans Gerhard- und Panofka, Neapels 
AfOiken S. aò7. f. Sar la plupart des AfìxuOoi trouvés dans rAttique^ il y a 
une colonne funéraire à laquelle les parens suspendent des tamies et des <^u- 
ronnes, et déposent ò coté des vases avec des parfuma* (Paaofka Mus, Bia^ 
eas , p. 34.) 

(i) Paus. rV. x6. 4* parlanl d'Aristomènes. Apptan. B. ci¥. II. ptrlant de 
CurìoQ , ìLoX icflipiicsfAtj/av oÙTÒv àv6o^XoWTSC éovep à6Xv)rnv p.sYaXou mù J^m^c- 
pouf a']^cóve(« Dio. or, 65. p. 6o4. d. it arfi^avóv tìva ìq TMvìav [i^t^XXtvtsc 
Alexander, in Rhétor. Aldi. p. 622. uerrt ramate àva^ediivat iropà tuv imnniàwt 
x«i «y6i<n ^«X^Lsffdat. Apostol. XY. 97. 

(»} Pìndar. Isthm. IV (V). 79. Gf. Schol. Nem, XI. 87. àv^W{Uvo« xofiov èv 
irop^upeot^ f pvev'.v, Théocrit. II. 121. sqq.Akisi pan^t Hercule vainqueurà 
Olympie dans la Villa Albani {Mus. Pio-Clemen. VI. Tav. i3. a.) et sourent 



38a III. RBCHERCHES ET OBSERVÀTIONS. 

unes et les autres. Mais nous avons le témoignage formel de 
Plutarque que les amoureux entouraient Timage de leurs 
amies et probablement aussi elles-^mémes de ces tcenies (i). 
Cette observation devìent encore plus evidente par les pein- 
tures de vases dans lesquelles nous trouvons la tcenie dans les 
tnains d'Eros, comme sur un vase, publié par M. Panoika, 
dans le musée Blacas, pi. VII, et dans. une autre peinture 
relative au jugement de Paris, insérée dans les monumens an- 
tiquesde M. Gerhard, pi. XXXIII. Dans cette dernière, pour 
séduire , Eros offre à Paris la bandelette , Aphrodite la cou' 
ronne ; de méme sur notre vase , Tune et lautre est présentée 
à Hercule, et il faut entendre sans doute aussi TAmour dans 
le vers suivant de l'Alexandre d'Ennius : 

Folatu de calo cum corona et taniis. 

Sur d autres vases , il piane avec sa bandelette au-dessus 
des couples heureux des conyives , au-dessus de j>saltries et 
d'autres feiiinies galantes (2) ; de méme aussi il yerse des par- 
fums d'un alabastron (tei que l'Aphrodite de Sophocle le 
porte) sur la belle Io (3). De cette facon s'explique aussi le 
vase, publié dans le second volume des Annoi es^ Tav. d^^g- 
D, où la tcenie^ comme hommage de Tamour, dans le méme 
sens que la pomme d*après les mceurs rustiques^ ne designa 
autre chose, dans les mains d'Ulysse, que sa liaison avec la 

dans des bastes comme aussi Hermes (Les tsnies des Yainquears couleur 
de pourpre citées aussi par Virg. ^neid. V. 269). Seion Tépigramme cónnue 
de Simonide, on couronnait les poètes de dithyrambes fAirpaiat xal po^uv àet- 
Toic. Des tsenies avec des couronnes chez Emp^ocles y . 369. Tkucyd.'IV. i a i . 
Xenoph. H. Gr. V. i. 3. Plutarch. Perici, p. i67.iElian. r. H. IX. 3g. VoycE 
aussi Rubnk. ad Tim. Tatvtat; àva^. 

(i) Amator. 8. Éparai «yà^ àuTcu vri Aia xai xatrai * tic cuv xuXucuv («rrt xm- 
l&àl^stv iin Oupac, à^eiv tò TropoxXauoiOupov , àva^elv rà eixovia , ira')(xpaTiQiCciv 
«sTpòc Tob; àvTEpaarac; raura <Y^p epcoTuca. 

(a) Dubois-Maisonneuve, pi. 4^< Millin. 'vases tom. Lpi. 59. qui yoit ici 
le genie desmjrstères (qu*on suppose si souyent sur les monumens sans aucone 
raìson fondée ) avec la bandelette mystique. 

(3) Vases de Coghil^^ì. 46. 



3. HBRGUI.É ENTRE LA VERTU ST LA VOLUPTE. 383 

prétresse , qui, dans le rendez-vous nocturne, lui livre lepal- 
ladiuni j et en méme temps la ville dllion elle-méme. (i) 

Il dépendra donc par conséquent toujours des autres cir- 
constances, si lon doit rapporter une bandelette de diffe- 
rentes couleurs et applicable par elle-méme à toutes sortes 
d'omemens , à la galanterìe ou à des victoires honorables. Il 
en est de méme quant aux ailes qui conviennent aussi bien 
au plaisir volage qu'à la Yictoire (2). Si Eros est ailé, de méme 
que Himeros et Pothos dans des scènes bachiques et d'au- 
tres peintures de vases , je ne vois. pas pourquoi on refuse- 
rait les ailes à la Yolupté , la fille du premier Cupidon et de 
Psyché , née d'Apollon , si Ton en eroit les théologues d'où 
Cicéron puisait sa doctrìne (3). Mais ce qui la caractérìse en- 

(i) Théano tient une clef commeprétresse, ainsi que laprétresse sur un yase 
relatif à Ajax et Cassandre (Passeri III. 394* d'Hancary. III. 57). Relati vement 
a Cassandre elle-méme, Euripide dit, Troad, 36$ ^tirre tócvovl^aOeou; (6eàc)xX<)^ 
^ac.Le titre ìcXei^oQxoc est donne dans un fragment de la Pboronide à Callithyia 
la prétresse de Herè, et de méme àio chez ^scliyle, Sappi, ago. Comp. Span- 
heim ad Callimach. hymn in Cer, 45. Eupbranor a peint selon VMnt'Cliduehon 
eximia forma, Ulysse parait plus jeune qu'à l'ordinaire et sans barbe, par la 
raison qu'il fallait indiquer une liaison d'amour; un tombeau, endroit cboisi 
depréférence par les poètes et les artistes, est le lieu du rendez-vous. La femme 
qui y pleure sur les cendres de son époux , est sans doute Andromaque qui 
porte aussi, dans PiEnéìde (1. III. 3oa), encore en pays étranger an fleuve Si- 
mo», bomoi^me du yéritable, des Hbations aux mftnes d'Hector ; de sorte 
que dans cette circonstance accessoire se tronye peut-étre cache un doublé 
et touchant contraste de l'amour et de l'infidélité de l'épouse d'une part» et 
de Ja défense et de la mine des Troyens de l'autre. La Sirène au-dessus , 
indique le caractère séduisant de l'amour , comme souvent sur les vases , 
les animaux placés. en haut ou en bas , symboles des sujets principaux 
qu'on a représentés. Je me sers ici de l'excellente obserration de M. le due 
de Luynes (Annales I, p. a 80) qui a été appliqnée déjà aussi dans le Bulletin 
(n, p. 194) et trouve encore sa confirmation dans bien d'autres vases, par 
exemple Millin. vases I, pi. 58. Une Sirène sur le col d'un vase de Tiscbbein 
(I, pi. a 4) fait allusion à l'enlèvement de 6AAIA (Ganymeda) par l'aigle. Apfalro» 
dite elle-méme fut appelée Sirène (Hesy^b. Phavor. v. l^EtpKivv).). 

(a) nmvat yu^ al ruv ^vta>v xap^ai. Clem. Alexand. Ptedag. II , io. p. aa8. 

(3) De N. D. IL a 3. Déesse , mais expulsée par les dieux , point bonorée 
par les gens bonnétes, dit Xénopbon II. i. 3i. 



384 III* RECHBRCHSS ET OB6ERVATIONS. 

core davantage, e est qu*elle est moitié nue et quelle porte 
une robe diaphane , conforme au récit du méme sujet chez 
Xénophon, tandis que Pbilostrate et dautres donnent à la 
Volupté une robe colorée^ semblable au costume ordinaire 
des courtisanes. 

On saìt quel grand succès obtint le discours de Prodicus 
sur Toption du jeune Hercule, dans toutes les villes où il le 
prononca^ combìen de fois-ce récit a été imité, répété et em- 
ployé comme allusion, et comme il est reste jusqu aux temps 
des derniers rhéteurs et des pères de Téglise dans la mémoire 
des liommes. Ou je me trompe fort , ou Polyclète l'ancien , 
contemporain de Prodicus a été inspiré par ce récit, en fai* 
sant les deux statues de jeunes gens qui, évidemment, ser- 
Taient de contraste Tun à lautre. DansTéphèbe amoUì entou- 
rant sa téte (comme Pantarcès, Tain^é do Pbidias) (i) de la 
tcenie qu'on offre sur notre vase au jeune Hercule, ilrendait 
clairement un type idéal pour les passions des amans et nuU 
lement celui d'un Tainqueur. En opposition avec celui-ci, 
était réphèbe male , arme d*une lance dont la signification ne 
peut guère différer du casque que présente la Vertu (2). Aris- 
tote célèbre, dans le scbolìon adressé à Hermias, la vierge 

(i) Paus.V. II. a. 

(3) Plin. XXXIV. 8. 19 Polycl^us Sicjronitis, Agdada disciptUtts , Diadume- 
numficit moìlUer juvenem, cenUun fnlentis nobiliuuuni; idem et Doryphorwn 
virUiter puerumjecit, lAkÓJàa Phihpseud, xS. Xòv ^ioi^où|uvov Tnv icc^otXviv rf rat- 
'4Ìa TQ V xakòv, tp'^ov noXux^LtiTOu. Ainsi de Ganymèdes. Diàl, Deor, XX. 6. ouv- 
cxQu^i^ov TÒvxxXov. Où H mal eotendu ropposition de mol/ìier et vùilùer, 
quoique les moUes , (mlXojcoI soot assez connus, et c*est ainai qa^on a introduit 
dans ceUe phrasele contresens que VunpuersL été, non d*après son caractère, 
maisd'aprèa sonàge,uB homme « dans le développementcomplet d'une mure 
« jenoesse qui n*est pas encpire sur son déclin. » H. Meyers Geseh. der bdd» 
Kunste^ Anmerk, 70. Bcettiger dans Andeutungen ztir Archa^ol, S. i x4, sesou- 
vient à propos du Dorj^^phore des éf^bes de l' Attique; mais considérant avec 
lleyne la taenie comme symbole de U ▼ictoire , il n*òbtient pas un contraste 
frappant entre Tépbèbe d'une tendre moUesse et celui d'une martiale TÌnlité. 
Un tei Doryphore se trouve dans les vases de Coghil, pi. 3o où d'après la 
belle conjecture de M. Millingen , Euclia tire d'une cassette une grande te- 
nie de victoire pour la lui offrir » ainsi qu'à un aulre qui tient le bàt<Hi dea 



3. HEAGUIiB JBIfT&B l'A TBIITIJ ST hk VOLUPTÉ. 385 

Yerlu. Dejà avant lui, seion Fline, Parrhasius ajait peiot la 
Vertu a coté de Dionysus (i) , Euphranor à coté de la Grece 
(Hellas) (2) ; un peu plus tard on la reocontre aussi bolée 
panni les tableaux d'Ariston8Ù3 ; dans la proce^sion de Ptolé* 
mée Pbiladelphe, elle était placée près de la $tatue du roi, sur 
la ^ét^ duquel elle posait une couroone d'olÌTier (3) ; plus lard 
encore la notion d*Areté chang^a ; mais ni la Vertu , selon lef 
id^es philosophiques des Grecs (4)> ni la belliqueuse Yir- 

éphèbes daps la palestre. £ii haut , on voit deiix branche^ de palmier en* 
trelacées. 

(i) Je ne crois pas avec Sillig ( Catal, Arùf. p. 3ao) que Philiscwn et Libe^ 
rum patrem adstante virtute Tont ensemble. Déjà la liaison du dieu avee 
Areté n'est pas bien claire ; l*idée de les combiner tons les deux aree le 
poète de la «tomédie , me parali ancore moins hearense. D'après une expUca* 
ti^n dyproverbe oò(^èv ippòcTÒvAiovuaovchez Apostol. XV, |3.Suid. Phot. Lex,, * 
Parrhasius ayait remporté la victoire à Corinthe par la protection de Diony- 
sus. Cesta cette circonstance que se rapportaitprobablement le tableau. Et 
pourquoi Parrhasius n*aurait-il pas peint séparément le poète Philiscus, 
comme Apelles le tragédien Gorgosthènes et d*antres personnes de la 
Hiéme classe ? 

(9) rfrtuèem et Gr^e^iinìnutri^que colosseas. La Vulgata me parait préférabUe 
à la lecon egregiam que Sillig {Catal. p. 20 5) adopte d'après des manuscrits , 
en ce qu'il était plus facile de la mécgnnaitre que de Tinventer. Les vers de 
Piante {jimphìtr./^i*^^), peuvent servir de commentaire à ce tableau : 

^am quid ego memorem , ut alios in tragcecUis 

fidi , Neptunum , Firtutem, Fictoriam , 

Martem , Bdlonam commemorare quas bona 'vobis fecìssent ? 

(3) Adien. V. p. «01. d. 

(4) C'eflt cette ^«f'tn que je crois r^présentée dans 1« groope de l'apothéose 
d'Homère»où<h^oiC9Àptr)n, Mvifi,u.yi, Uitm;, Zq^U désigaent lesquaUtésdn 
poète , disposition numrclia , comme dit Epichariae : « ^t {AfXérqx, 9 6 « 1 « i^jf «- 
69k irXeOva ^(Apeirat 91X01;, c'est povrquoi cette figure parajt d*un« manière 
fort ingénieuse sous les traits d'un enfant; riehesse de bpnntf MfUenceSy comme 
Platon Protag, p. 3»Se, dit à Tégardid^Homère, ^v^X^l |*ìi» ^eoOiTìia^w «%«at, 
w(p^l^t ^w'5o<^en «cai £iraiv6t »al i^xw^i-iot ir^tXfluwv 4^pwv w^tL^ntradìfion fidale 
et Ari. Je difière ici de Creuzer, Uotmm. explicat^de la sjtmkQHque p. 5^. 

' Wiqckelmann|I, 641 rapporta ^ tort Ap«T72 à la valeur des poèmes. La méme 
Are(é qui d'après Philostrate Fit, Saph. I, a 5, zi ayait un tempie à Smyrne 
(comme Dice à Chaeronée et à Mégare), n'était probablement autre choSQ que 



386 III. RBCHERCHES ET OBSSRVATIONS. 

tus (i) n entrent dans les limite» que nous avons tracées à celle 
recherche. 

La figure opposée à la Yertu fut appelée par Prodicus 
méme (2) Kaxca, méchanceté^ vice, £aiible85e, tandis que la 
Yertu était sjnoiìjme d*un sentiment ni&le , d'énerg;ie et de 
bravoure (àv^pctoe). Mais déjà Xénophon peint cette xooua à-peu- 
près cornine une courtisane séduisante en opposi tion avec la 
Yertu aux regards décens, et qui ne porle qu'une modeste robe 
bianche. Des auteurs postérieurs depuis Mnasalcas et Gicéron 
remplacent ytaxia par H^ovy?, voluptasj et e est ce nom qui con- 
viendra le mieux à la figure de notre yase, puisqu'il se rap- 
porte à de joyeux repas et à des courtisaiies. 

Les deux femmes abordent évidemment Hercule, en lui 
montrant les symboles de sa destinée; mais lui ne regarde 
qu*Areté , et étend la main vers le casque. Ce fut ce choix 
qui lui valut ladmiration de tonte la Grece , comme Areté 
chez Xénophon le lui promet , et comme le tempie à coté de 
lui (3) le désigne en faisant allusion à son élévation dans TO- 
lympe. Comme le moment dans lequel ces déesses lui appa- 
raissent a été désigné par Xénophon expresséìnent comme 

la moralité dans un sens plaft large. C/est à elle que pense .£5chine à la fin de 
son discours contre Ctésiphon où il implore « la terre et le soleil, la yertu, 
l'intelligence et Téducation. » 

(i) La figure de la yertu guerrière des Romains s*écarte sur les mon- 
naies fort peu de Roma comme Amazone. Zoéga Bassir, tar. 3i , not. 3. Cf. 
Rasche Lex. r. n. Virtus Augustorum , -^am. AquiHa etc. Lutatius ad Stat. 
Theb. X , 644 f l'appelle donc ayec raison succmeta. Une célèbre statue de 
cette Virtus en or et en argent fut fondue dn temps d'Alaric. 2iOSÌm. V. 41. 
Hor a t. Carm. jec. 58, quoiqu'il nomme en méme temps le dieu Honos,ne 
reste cependant pas entièrement fidèle à la notton romaine. 

(3) Xénophon, Memor^Hy z, a6. Pbilostr. Vù, Soph. Proarm. p. 48 a. Suid. 
npd^ucoc , 6pai. Eudoc. p. 365. 

(3) Par une semblable sedicule auprès d'Hercule (Millin. V. P, n, aS) qui 
parait à coté de Pallas , d'ApoUon et d'Artemis au-dessus d'un combat d'A- 
mazones, ou exprime qu*il y figure comme dieu de TOlympe, et non comme 
héros. Sur un autre yase de Coghil., pi. aS où on lui amène Hébé , son carac- 
tère diyin se réyèle par la circonstance que Taction se passe devant un portail 
de tempie. 



3. HERCULE ENTRE LA. VERTU ET LA VOLUPTB. Ò8j 

celui où il passa de l*enfance dans Fàge de 1 ephébie , oomme 
la fable est par conséquent inveptée presque comme enseigne* 
ment pour la jeunesse dans cette epoque de la yie , la con- 
jecture que le vase qui nous occupe se rapporte également à 
cette partie de la vìe humaine , s'offre presque d elle-méme y 
et la pensée que le vase ait servi de don pour un éphèbe en 
mémoire de sa reception solennelle dans cet état, na rien 
d*extraordinaire. La Vertu offre le casque, carie Vice chez 
Xénophon promet à Hercule qu'avant tout il n*irait pas à la 
guerre 9 mais qu'il se réjouirait en mangeant ^ buyant et ai-* 
mant de beaux garcons ; e est precisément à quoi leurs dons 
dans le dessin que nous examinons font allusion. Les éphèbes 
de TÀttique surtout à peine inscrits dans le registre des ci* 
toyens entraient dans le service militaire, pour garder les chà- 
teaux forts de l'Attique (i). Hercule auquel ils sacrifiaient (a) 
le jour des épbébies, leur servait de modèle tant pour la 
guerre (3) que pour tonte autre chose. Hercule aussi jouissait 
a rAcadémie d'un eulte commun avec les Muses , Hermes et 
Athéné (4). De méme dans la déesse Pallas' dont Areté adopte 
la forme, se trouvent réunies (5) la bravoure, la prudence 
et la raison. 

La représentation de notre vase est jusqu'à présent unique. 
M. Boettiger a démontré récemment dans un mémoire dont 

(i) Sellò mann , de comitiis Athemensiam ^ p. 33 1. i^Xtxia orpartuaipioc. Poli. 
Vin, io5. Gf. Harpocr. Etym. M. 

(3) Hesych. ▼. È^KiSta. Athen. XI , p. 494* sqq. 

(3) Hercule à la téte da combat dans une idole de Dedale , Paus. IX , 1 1 , 
a, et comme chef se mettant les armes , statue de Poly elète. Plin. XXXIV^ 8 , 
19 Herculem, qtùRomas, agbte&.v arma sumentem. Cf. Sillig. Artif, Cat. p. 365. 
A Athènes , il était place avec Thésée et l'Apollon Patroùs autour du tem- 
pie d'Arès. Paus. 1,8,5. 

. (4) Paus. I, 3o^ 2. 

(5) Des aitistes moderues ont de méme exprìmé la Verta par les traits de 
PaUas. OEuvres de Winckelmann, yol. II, p. 737, ed. allem. Giulio Romano et 
Annibale Caraccio ont peint la fable de Prodicus , et par conséquent connu 
la Virtus des auclens. 



388 in. RBCHBRGHltS Et OBSERVàTIÓIT^* 

le titrefeniìt supposer le contralte (i) que cene hlstoire à été 
cherchée à tort datisles irioiitifneii& dan» lesquetson fa tf ouvée, 
etqii*elle ne sereticontre nulle part dansles ouvrag'esr de Tart; 
quant à notre peinture^ il ne lui accorde pas le sen^ qtte nous 
lui attrìbuons, et troupe les ailes de la Yolupté peu natu-» 
l'elles (a). Nous devons cependant à ce ^avant d'apre^ tìn vase 
qQ*on lui avait enTo;j^é depuis dix and de Naples, le dessiti 
d*une peintnre cm ce qui est puisé immédiatement dan^ ce 
réàt de Prodicus se trouve applique à Viqitiation bacfcique. 
Un éphèbe nu avec le strigile de la palestre et vétu d'un petit 
mameau (3) e^t place ^ selón .l'auteur du mémoire préché , 
entre Teleté^ avec la cassette roy^tique et le miroir ^acré, et la 
Volupté Terpsis^ aree une òie oucygne, conrnie symbòlé d*A- 
phrodite, et un tambourin suspendu à còte pour èxprimer 
eli opposition avec Id cassette citée, la panie extérieure de 
cetté initiation ^ ce qii*iì y a dans cetre cérémonie de* plaisanf , 
éu peut^étfe totit simplément la Lasciveté (4). Le jeùtfe homniè 

(i) Hercti!e$ in Ì)ivìo e Frodici fabula et monumentìs priscae afUs illust^ik- 
ni«. Adj^cta èst tabula anea imagìntfttf picturai afitfqua& refereìisi. Lip». 
iSag. 8*». 

(a) Monstri simile, Voluptatem nobis in conspectu dari alatam. p. ag. 

(3) XXacp.U(^tcv, Teles ap. Stob. Serm. XCVII^ 3i, p. 5a4 , Gaisfofd. 

(4) Boettiger conclut (p. 4^) da tambourin, que la personne. appartient àa 
thiase bachique. Demetrius de elocut. 97, dit rà TU(A7rava xatT9 oXXa op'yava 
TMv ^a>BaxA>vxivai^scac. Lobeck, dans son Aglaophamusp. £oi6f à rdctieUli 
plusieurs passages relatifs à cette question. Peut-étse d'aj^è» les deux attfH 
butSyl'oie et le tambourin, faut-il penser aux TTKi^txs des deux sex«8. On 
yoit dans un gracieux dessin cbez Tischbein , 1 , 58 , 59 , Eros qui , en frap- 
pant le tambourin , excite un desir violent dans une baccbante. Du reste , 
óonìme personnagé allégorique Terpsìs n'est point à la rigueur une , bac- 
cbante. Potbos aussi, le gar^on ailé, parmi Komos, QEnos, Tbalia et Éuoea, 
comme satyres et M'aenades , emprunte à fa compagnie un attribut , \es flù- 
tes. L*autre déesse pourrait étre appelée Mystis, qui cbezNonnus, IX, m, 
XIII, z4o instniit Dionysus , et invente l'apparat bacbique, notaifnrieùt la 
citte ttfyiti«fuB»< Sekm le petit poèise anaeréèntique (d^une étK><|«e ^s re- 
cente) mt un fgtXkéìtt d'argent, n. iV ed. HcHUmbéiì^ n. CXVIH tà, Fischer ^ 
anlieudtt vériìablieB nXetai (iiiitia(iioti»),.Kj]^i» ddit ^ferepréMMitéecoteBii» 
la Mystis du yin et de celui qui en boit. 



3. HBRCOtéB BRTRB LA VBBTU BT LI. VOLUPTB. 889 

se détoume de Terpsis et regarde danft le miroir^ et entre par 
conséquent dans la nouvelle carrière de sa yie ayec les meil- 
leurs principes absolument comme dans notre peinture le 
jeune Hercule. Bel exemple du point àf vue et du but re^ 
Kgieux des fétes dionysiaques chez les Italo-Grecs, fétes qui , 
à en juger d après les mòntimens et les notices des anciens en 
general, paraissent avoir couru un grand danger dans le mys* 
ticisme de cérémonies vides de sens et dans le caractère inon- 
dain et les abus de ces solennités. 

Aussiy dans un vase de d'Hancarville oà il tae parait fort 
douteux , M. Boettìger croit reconnaìtre un éphèbe entre deux 
fenunes bachìques dont Fune lui adresse des exbortations gra- 
¥es , tandis que Vautre s en va , parce qu'il écoute son en- 
nemie (i). Le méme savant consid^re comme une autre imita- 
tion un vase de la collection Lamberg (a) où il trouve repré- 
sentéel'option d'un éphèbe entre une cithariste et une tibicine^ 
ou entre l'amour del ecolc et ce que les jeunes gens bien élevé& 
àpprenaient chez les citharistes (3), et les extravagances aux- 
quelles se livraient les éphèbes en buvant avec des musidennes 
et en parcourant la nuìt les rues pour se diriger en chantant 
(xttfpxCovn^) vers les portes de leurs bonnes amies. Je ne vois 
pas cependant ici la moindre trace d'un contraste à établir 
entre les deux artistes dont Fune a Fair aussi décent que Vau^ 
tre, dont aucune ne porte un caractère bachique, et entre les- 
quelles le jeune homme ne choisit nullement , place d'ailleurs 
non pas au milieu, mais à un endroit où il peut entendre avec 
la méme attention les deux instrumens qu on trouve si sou- 
vent unis ensemble. 

En revancbe, ceoontraste quiexistait en effetsoils certains 
rapports entre ces deux instrumens, le contmste entre la las* 
civeté et les bonnes moeurs, nous parait réellement et exchi- 

(i)T. n,pl. io9(5g). 

(a) f^as, dtu C,de Lamberg, t. I, pi. rt. 

(3) Aristoph.iVii^., 9($5. Platon Ptotag. p. 3'a6 , d. oC ^' aS xiOa^Mral frepa 
TOiauTa, O6)^poo6viic re iuffxtXoCvtfltt ?ia2 Sirònr ò?^ ef v^dt fi.v}^àt ^xaxoup^ttvt. Gfp. 
3x3,b. Beaucoup depeintures de vases se rapportent à cetttf circoitsCance. 



3^0 III. RSCHBRCHBS BT OBSEATATIOITS. 

sivement, sans aucune autre allu^ion , ezprimé dans une peiii- 
ture de vase sur laquelle on a propose le plus de conjectures 
possibles , je veux dire dans la lutte de Marsyas et d'Apollon. 
Dans la coUection de Tiscbbein (i), le satyre est appeté 
MOAKOZy en dialecte éolien pour paXxó?, fiakaxóq (2), mollis; 
ApoUon, au contraire ici, comme image.de la jeunesse pure et 
vaillante etdaccord avec la notiond'Areté, s'appelli: AAK0£(3). 
Le nom NTÒZS de la soeur d'ApolIon, qui porte un flambeau^ 
est plus difficile à expliquer; mais probablement il ne désigne 
que Nvp^, comme r£tym. M. explique le mot vuó? (4), et 

(x) T. I, pi. 33 (a8). Zoéga de Obei. p. 228. Hirts Bilderòueh^ S. 166. Tar. 
XXII , 4 , où les noms sont omis. MUlin. v<ts. 1. 1 , p. X, ao. Zannoni, lUustr, 
di due urne Etnische iSii^ p. 63-79, dont M. Raoul-Rochette suit en partie 
l'explication , Joum. des savans, x8a6, p. ga. Payne Rnight, Enquhj into 
the symbol, langu, p. i53 Qi.oXirnet a>)cia). Bcettiger, Amalth, I, 3o. Millmgen, 
vas. de Coghiljj^. 19. Les mémes figures principales se retrouTent déponr- 
Yues de noms sur un yase de Tischbein, UlII, pi. la (7), %ù. au iieu de 
Nyos un couple bachique se joint de chaque còte ponr accompagner le 
groupe centrai. 

(a) A Syracuse, selonHesych. p^ipxo'c, d^où Fenus Marcia. Plin. XV, 29, 
Arnob. lY, x6, ayec la note d*Orelli , t. II, p. 199. Cet usagedu mot p.aXaxò< 
était si commun qu'ìi servali à expliquer xivatcl^c; , Phot. Lex., Scfaol. Plat. 
Gorg.fip. 3oo, sqq. C'est dans ce sens qu*il faut l'entendre comme surnom d*Ari- 
stodème, tyran de Cumes. Piutarch. demuUer, *vin^ y. BtvoKptTia , et comme 
nom suppose par les poètes dans ìeMalchiniu d'Horaoe salir, I, 2 , 25 , dans 
le Maichio de Martial DI, 82 , 32 et dans le Trimalchio de Pétrone (Philostr. 
imag. ed. Jakobs, p. LX). Deméme (AaXOoxo'c (Weicbert /loe/ar. iat. reliqu. 
i83o , p. 43o'38. Lobeck , Aglaoph, p. xoo8) et mollis. Ovid. Tr. Il, 41 1* Mar- 
tial. Ili, 73. Tacit., Jnn. XI , 2. Burmann ad Pbscdr. IV, x4> '• Interpr. ad 
Petron. 23. £In general , CatuUe» 26. 

(3) AXxoc de oXxìi, comme MoXfrcc un aulète chez Plutarque quatst.gr. 28, oa 
MoXiric sur un vase du pr. de Canino, de p.oXirn. De là AXxic , ÀXxmv, ÀXxi^, 
et d*ÀXxeuc , À>jc8i^c. 

(4) P. 608^ 35 d'aprèsll. Ili, 49» vuòv àv<^p(bv atxp>DTà<i>v , où lesScbolies, 
ApoUonìus et Hésycbius cooserveut la signification ordìnaire, taudis que 
Photius indique aussi le sens plus étendu. Le 2 est redoublé à cause de Fac- 
cent , comme très souvent. Welcker , S^ll. epigr. graie, p. XXXVIII. Les 
traits permettraient de lire N0022 ; mais quelle signification aurait le mot 
vou< à coté d'une femme? 



3. HBHCDLE BNTEX LA VsATH BT ILA VOLUPTE. 3gi 

n'est ajòuté que comme. penfdant des autres inscrìptions. Gar 
tomme les aùtres notis rétèlent qu'Apollon et Marsyas ne 
doivent pas dtre enfendus dans lenr Teritable acception, mais 
aiygoriquement , il fallali qu'Artemis aussi obtint un autre 
noni , jxn liotn indifférent et tput-à-fait general, parce qu elle 
n est ici que pour tenir compagnie, et sans importance pour 
rmsembie ; ic est ponrquoi } approuve aussi la conjecture de 
M. Hirt qui pénse qtle le trépied sere ici de prix , de sorte que 
rissné de oette lutl?6, éélotil la^ iradition vulgaire^ est entière^ 
meiit retraifch^e. (i) 

Je puis encore ajoutèr une Teritable imitation de Tensemble 
de notre peinture dans une mìonnaie d'or d'Adrien, conserrée 
au cabinet imperiai des médaiUesà Vienne, et dont je doisun 
dessin grave sur notre tav. d'agg< F. à la boote du savant con- 
servateur de catte collection, M. de Steinbùchel. Get anti- 
quaire m'avertil eiì méitie temps qu'un exemplaire tout«à-fait 
pareil , également en or, mais d'une date postérieure au règne 
d*Adrien , se trouve à Munidi, et qui ne diffère de la médaille 
de Vienne qù'en ce qu'au lieu de TOcéan conche^ on y yoit 
les degres qui oonduìsent au tempie, et la téte seule de TOcéan 
atee un poisson de mer. Eckbel reconnut dans l'image de 
THércule de Prodicus , entre la Vertu et la Volupté, une al- 
liisioh au voyàge pénible d'Adrien et à l'actiTité utile que Tem- 
pereur j lAontra , en punissant là tyrannie.et les exactions des 
fonctionnaìres, et en soulageantjes pauvres , ainsi qu'Hercule 
dans ses exploits détruisit les monstres , et procura le repos à 
Timivers (d). L'allégorie de Prodicus qui représente une deci- 
sion subite entre rénergie. morale et le pencbant au plaisir, à 
l'entree dans la jeunesse , serait par conséquent reportée 
méme à la vie pleine d actions dans laquelle continuellement 

(i) Dans la somr d'ApoUon, M. Hirt reconnait via Muse qui éclaire et 
^ apuse la lùtte (des sons) ayec le flatnbeau de la critique » , dans Molkos et 
Alkos méme, l'harmonie molle des Asiatiques et la musique male des Grecs« 

(a) D. N. VI, 5o6. Cf. 5o4. CataL Mas, Findob. t. II, p. 187 n. 4i7- Cette 
interprétation est adoptée par Quaranta Ohservat. invase. Italo- Gracum 1^17, 
p. la. Rascbe VI, a. p. 3i4 sq. n'a pas encore ce type. 

IV. a6 



59^ III- RSCHBRCHES BT OBSBRTATIONS. 

le plaìsìr ou la mollesse d'un homme porte aux jouissances 
•de la vie seraient repousséefl, et la figure de TOcéan devnit 
alors se rapporter à Tétendue des voyages de lenapereur dans 
une grande partie du monde ancien. Mais le numismate at- 
tentif et consciencieux a negligé un signe qui oblige d*aban- 
donner cette expiication. Il observe lui-roéme (p. 4^^) <iue, 
parmi les monnaies aree GOS. III. , cellesqui ont le portrait 
en forme de buste et où la figure . est moins large , tombent 
dans I année 1 19 (oùcommen^ cette désignation qui.futcon- 
servée pour le reste du règne d'Adrien) et dans les années 
suìyantes. Or cet indice a lieu dans notre monnaie; et dans la 
méme année 119, la tcoisième de son règne, et bientót après 
son arrivée à Rome, Adrien commenda ce voyage qui dura dix- 
sept ans (p. 479)* Ainsi dans le temps où cette médaille fut 
frappée , on aurait pu tout au plus avoir connaissance d*un 
dessein d'Adrien de devenir un Hercule Servator ou Averrun- 
cus, comme on Tappela plus tard. Je suppose dono que e est 
moins directement THercule de Prodicus qu'Adrien sous les 
traits d'Hercule que lartiste a voulu représenter sur. cette 
médaille , et que , conforme au caractère d'Adrien , les deux 
femmes se sont également.transformées peut-étre en Justice 
et Force, ouen Basilia.et Tjrannis, personnages surJesquels 
Dion dans son premier discours transfère les róles de la Verta 
et de la Yolupté par rapport a Hercule. C'est pourquoi FO* 
céan est ajouté qui, de méme sur une autre médaille avec HERC. 
GADIT., citée parEckhel (p. 5o4)> fait allusion à lanaissance 
d'Adrien, près de 1 Océan, à Italica, et d'une mère de Gades: 
Adrien e&t aussi uni aux dieux sur les médailles où Hercule, 
assis sur des armes, tient unemassue et le foudre imperiai, 
d'est ce qui explique aussi. pourquoi les déesses ne sont nul- 
lement caractérisées comme Vertu et Volupté, ce qui précisé- 
ment dans ce couple ne pouvait guère étre évité. Peot-«tre 
le coin de cette médaille doit-il son origine à quelqiies mots 
d'Adrien , du temps de son premier séjour comme empereur à 
Rome , où il appliqua la fable à lui-méme et promit, en tenant 
ferme au bon droit , de prendre Hercule pour modèle. Dans 



4* APOLIiOK ST IDAS. SpS 

cette hypotbèse la médaille différerait des médailles postériéu- 
res qui comparent Adrìen à Hercule , à cause de ses voyagés 
lointains et des bienfaits quii répandit partout. Par consé* 
quent Tinvention priroitiTe d*une option entre deux déesses 
qui lui apparurent à lentrée dans la carrière imperiale, aurait 
été conservée, mais rien n*empéchait de répéter plus tard 
encorè la méme compositioiì, 

F. G, Wblgkbr. 



4* APOLLON ET iDAS {Monum. (ned. pl. xx). 

Ce n'est pas mon intention de faire ici de l*opposition contre 
les interprétatiòns que d autres antiquaìres ont dpnnées de 
cette intéressante peinture de vase, puisque QOlbmment celle 
de M. Welcker qui y reconnait le combat (THercule contre les 
trois dmnités protectrìces de Pylos (i) peut alléguer plus d'un 
argumenten sa faveur; mais je veux seulemént énoncer qua 
la vue de cette planche, ma première pensée a été dirigée sur 
le combat dUApollon avec Idas pour la mmn de Marpessa, et 
que j ai maintenant encore de la peine à abandonner cette 
idée. D*après Homère (Iliad. IX, v. 558), Idas était le plus 
Taillant des hommes qui habitent la terre. Il saisit Tare contre 
Pboebus-ApoUon , à cause de la belle Marpessa. L*archer, d un 
àge mùr^ en regard d'Apollon, et qui manque de tous les signes 
caractéristiques et attributs d*Hercule, serait dans cette by- 
pothèse Idas; et Marpessa, la vierge placée devant luì, qui, par 
la tournure de sa téte indique peut-étre qu*elle aimerait 
mieui s'unir au mortel Idas qu au dieu méme. Mais , quant 
aux autres personnages , nous ne manquerons ni de noms con- 
renables, ni de motifs pour les faire intervenir dans ce com- 
bat, pour peu que nous ayons égard au récit plus développé 
de ce mythe, tei que Simonide et d'autres sources dans 
les scbolies de Flliade nous le font connaitre. Rien de plus 

(i) Welcker Jligem, Schuheitttng r83|. Abth. II. n"* i58. 

%6. 



394 I^I* ABCHBR€QSS MT 0]i43B,TATI01IS. 

qaturel que la préftenc^ d'AnMlU: c*eAt«Ue, qui decommun 
avec Aontrère ApoUon poùrsuit Idas ftobr avoir enlevéMaiy 
pe69a au milifou du chceor de viergea de aon sanctuaire or Ijgièn 
(au mont Ghalcis près de Calydon^n ^tolie). On possedè par 
conséquent, peut*éi)^e dans TArtentts de notrepeiiiture9.1a ve- 
rìlable image de TArteniìs ^tolìeone d'Ortygia qui ne diffère 
guère de TArtemìs Laphria. L'hooiBié barbu en £ace d*AFie« 
mis, évideoiment du parti dldas, est , selon mei, Posidon^ìe 
pére du héros et son protecteur dans cet enlèvement. Dans ce 
cas , le bàton noueux pourrait servir de signe caract^ristique y 
et s assimiler au bàton de pin que Posidon a pour attribut 
dans une autre peinture de vase (i). Je noinmerai Hennety 
Zeus^ AphroditCy lestrpis figuresqui cqrrespondent aux per- 
sonnages que nous venons d'expliquer (Artemis, Posidon, 
Marpessa ) , et; qui occupent sur la face opppsée du vase , 
Tespace entre Idas et Apollon. D après les sources mentionnées 
plus hauty Hermes est envojé pour mettre fin au combat du 
héros avec les dieuxi II court. par conséquept versldas, quoi- 
que encore tourné en arrière vers Zeus qui lui confie ses or- 
dres avec un geste fort significatif. Apbrodite parait exborter 
Apollon d'empécher Tenlèvement de Marpessa.. Le costume si 
gracieux , le beau stéphanos qui entoyre la téte , et la manière 
de tirier le pepjos sur les bras et les seins, servent peut-étre à 
caract^riser cette déesse. Le méme sujet était représenté un 
peu différerament sur le coffre de Gypsélus;on y voyaif Mar- 
pessa conduìt;e par Idas hors du lemple d*Apolìon, sjuiyrede 
bonne grace son amant; mortel. (a) 

Cependant si je réflécbis pour combien de vierges niqrtjelles 
Apollon alutté avec dautres prétendans^ si jiqus en.croyQus 
le poète de l'hymne sur TApollòn Pythien (v. 3o sqq.)^ et que 
nous manquons maintena^nt de details sur ces dififiérens n^ythe^i 
je ne puis m empécher, d'avouer franchement qu'il se pourrait 
<]u'un autre mythe répondit encore mieux au sujet de notre 

(i) Millingen , Vases de div. eoUeet* pi. XXV. 
{^) Pans. V. 18. 1. 



5. LA MERE DES PALli^UES. 3^^ 

peintui't de vase. Paifim ies iiijdies co/i/ui», cep«h4dni, celui du 
combat dldas et d'Apelioo iqe seinbki se ra|>^<>eber le plusi 
des détaìls de notre tableau. 

CO. MìJI.£ER. 



5. LA MERE DES PALIQUES. 

• • • • ■ * 

( Jnnaiif voi, II , p. a4^ ; tai^* ^'t^g* 1 83o. I. ) 

Loiude conte&ter en general rinterpretation que M* Weì- 
cker a propose pour ce monument, le bof de ces ligncs ne 
condite qu-à tépandre quelqaé lumière sur un point que rau<r 
tèup cìté ne me pa^rait pas avoìr suffisamment éclaircì. Gar tout 
«n accordautà «non savant coHègue la présejtce de ThatiCy ou 
selon d autres tradkions , UMina au milieu de ses enfans , je 
doift avouer que , méme pour des enfans- forgerons, le procede 
de frapper k téte de leur mère neparaitra jamais ni bonnéte, 
ni méme «xcusable ; je pense qu'une telle action, considerile 
eomme grossière dans tous les temps, chez les Grecs aussi biea 
que cbez nous , doit étre motivée , moins par le caractère ou 
la profession des enfans (quelle que soit leur feroci té) que par 
rindividualité et la nature intime de la mère. 

Or, pour peu qu'on se souvienne du mot enclume én grec , 
touterénigme est résolue, l'action s'explique d'elle-méme, et 
nous gagnons une préuve en faveur de Vinterprétation gene- 
rale de ce monument. . . 

Axpwv s'appelle Tenclume, et dans la tradition suivie par 
notre peintre , la mère des Paliques s'appelait évidemment jic- 
mone. Ce nom expliquè d'abord laction principale du sujet , 
puisque cette femme sert inoontestablement d*enclume à ses 
enfans; mais il renferme en méme temps Tidée òiMtna ou la 
Brùlante , comme désignant l'endroit d'où sort le feu , et ré* 
pond en troisième lieu au nom de Thalie , la V§rdoyante , tu 



396 UI. RECHBRCHES ET OBSEATATIONS. 

que flbe^v!, comme ^^, exprime la verdure (i) et la fieur, et 
rend ainsi compte des brànches qui poussent de ses épaules (2). 
Mais, pour mieux établir mon opinion, je citerai lesvers 287 
et 288 des Fastes d'Ovide, liv. IV : 

Bine man Trinacrium candens ubi ùngere ferrum 
Bnmtes et Steropes Acmonidesque solent : 

où Acmorddes figure comme cyclope et garcon forgeron de 
Vulcain dans le mont Mina méme, évidemment Vim de nos 
deux Paliques yfils de F^ulccun et d'jécmoné. Il s'ensuit que les 
deux fils de Thia [i)^jicmon et Passalus, représentent égale- 
roent nos deux Paliques. Si Hésychius explique ÀxfAovc^uc par ó 
Xapwj Charon^ Gìsd* jicmoriy c'est-à-dire de Cronos (4)91^0^5 
n'avons qu a examiner les sarcophages étrusques où Charonse 
présente réellement arme du marteau , pour comprendre la 
justesse de cette interprétation. Nous croyoiis. reconnaitre 
aussi cet Acmonide Gharon dans le fondateur de la ville d'^e* 
moniay en Phrygie, auquel Etienne de Byzanze donne Manes 
pour pére. Le méme auteur mentionne encore un bois sacre 
appelé Acmonion , près du Thermodon où naquirent les Ama- 
zones, fruit de Vunion d'Arès et d'Harmonie; ainsi quune 
plaine sumommée du frère d*Acmon^ de Doeas^ Aocovrocircicov. 

Th. Panofka. 

(i) Hesych. y. Ax{ji.aia» OocXXouoa. ÀxfAuwi , la terre qui donne la flenr. . 

(2) Comparez Paus. lib. V, e. i5 : dans l'Altis d'OIympie é( ^t aOròv tòv 
£p.6oXov eaeXòovTCdv Tu^vi; scrrlv À'^aOìic p(i>p.ò;, xal Ilavoc ts jcsu À^po^irn;. Év^cnTaTu 
^ì Tcu fip.6oXou , Nup.^ò>v è.^ Àxp.^vac xoXcueriv. 

(3) Tzetz. ad Lycophr. v. 91. * ' 

(4) Hesych. t. JU(ii.(i)v, aTraOTi;, Kpdvo( , oupavò; , yì m^po; I9' » 6 xo(^<ù; x^^' 
xiutt' Ioti ^ì xoU «^'voc «stou. 



U" ■ >*■ 



6. CTLIX DB SOS<ÀS. 397^ 

6. sua LA CTLIX DE SOSIAS. (l) 

{Monum.pi, XXIV. Armai, voi. II, p. aSa; voK III, p. 4^40 

La coupé faite par Sosias, une des pièces les plus capitales 
parmi les vases deVulci, dont le fond interieur offre le groupe 
^e Patrócle blessé, et d'Achille qui pansé sa blessure, porte 
surla surface extérieure , lapéinture d*une grande réunion de 
divinités, laquelle a déjà obtenu deux interprétations , et va 
en recevoir une troisième. 

M. Charles Lenormant nomme les dieux réunis ici les dii^i- 
nités cosmiquesj et explique leur réunion par une théologiè 
physique quenous voudrions cependant encore lenir éloignée 
de 1*1 nterpré tati on des nionumens de Tart, sans mettre en 
doute son existence en general. Nous pourrions bien plus nous 
attacher à Texplication donnée par M. Welcker (2) qui y re- 
connaìt une réunion de dieux semhlable a ^assemblée home- 
riquey participant du haut de VOlympe a la bataille des héróSy 
dans laquelle Patrócle f ut ^/^^sJ, stimulant les guerriers et 
délibérant sur leur sort. La seuTe chose qu*on puisse objecter 
à Fhypothèsè d'une liaison aussi étroite des deux scènes, c'est 
que le pansement de Patrócle blessé figure au fònd du vase., 
et l'assemblée des divinités sur les faces extérieures ; que par 
conséquent les deux représentations ne peuvent étre apercues 
à-la-fois par le spectateur. Mais, isole deTévènement héroique , 
un tei cercle de dieux spectateurs signifie trop peu et manque 
trop de liaison intérieure pour étre choisi comme sujet d'une 
peinture de vase. 

Moi aussi; je crois a la liaison entre Vun et l'autre des su- 
jets , mais à une liaison moins étpoite , à laquelle le cycle des 
mythes dont tous les deux font panie, sert de médiateur. Ja 
vois dans lapéinture de la face extérieure, tes dleax qui assis- • 

(i) Cet articie de M. Mùller, alasi que les précédens du méme auteiir, est 
traduit de Tallemaod. Tu. P. 

{vl\ AU^^aneme Sohulzeimng i83i. Abthell. II. n"' zi6, 11 9. 



398 III. RBCBBaCttES BX 09$£&TATIONS. 

tent à Vhymen de Pélée et 7%6/£5 , hymen d'où sorcit le héros 
dont Tautre tableau retrace les faits glorieux dans la campagne 
mysienne. 

Pourme senrir des paroles de Pindare, nous y voyons « le 
sièg bien arrondi sur lequel les souverains du ciel et de la 
mer répandirent des dons et de la puissance à la race de Pé- 
lée. » (euxuxXov ^poev , toc? oupavou jSafftX^e; iróvTot» y è^cCófACvoc ^oipa %m. 

xparoq i^ttf<x)fotnf- iq ycvo? awTw, Pindar. Nem. IV. V. 66, Cf. Pytb. 

m.v.94.) 

Mais quelle est la vérits^ble action que le peintre a voulu 
rendre ? Toutes les divinìtés assises , au moins celles. dont le 
dessin est assez conserve, pour ne laisser aucun doute sur le 
mouvement de leurs mains, tiennent des coupes ou phisi- 
les qu'elles étendent évidemment pour les faire remplir : 
tandis que l'échanson ailée est sur le point de verser aux 
personnes qui occupent la place à Vaile gauche.^ Nous di- 
sons aile gauche, parce que si.Ton yeut concevoir la com» 
position dans.son ensemble ^il faut commencer de ce coté, et 
de là, tournant autour de la coupé, toujoursse diriger vets la 
droite, jusqu'à pe qu'on arrive à ^a fin de la peinture qu'une 
téte de femme, enmédaillon^ séparé du commencement. Cest 
précisément la méme route que nous venons de proposer au 
spectateur , qui doit étre parcourue aussi par Téchanson , c'est- 
à-dire de Taile gauche vers la droite, afin qu'elle sat;isfasse aux 
desirs qu expriment les coupes éteiidues. Il s*ensuit que Té- 
chanson divine est occcupée icide l'action appetée par Homère 

vcopav, aussi vcopiov -jraaev ctcìdraSóif (OdysS. XVIII. V. 4^4 distri- 

buer et verser le vin en ce que Téchanson s approche de cha- 
cundes convives), tìt InapytaOat ^eir<«a<7ev.(Iliad. IX. v. 176. Odyss. 
III. V. 340 et dans beaucoup d'autres endroits) et qui se fai- 
sait dans Tordre de la gauche à la droite (èirif^e^ta, Od jss^ XXI. v. 
i4i.) Comparez Gr. W.Nitzch, Ànmertungen zur Odyssee UL 
y. 338. Get èirop^^e^Oae vcopov se fait d aborddans lebut de la àba- 
tion ; ouToep èmc ^TreTtrov suit dans la plupart des passa^es ; et c*est 
ainsi que notre représentation se rapporte aussi k ^ne UbaÙo« 
solennelle. Mais la libation figure ici comm^ point principal 



6. CTlilX DB SOStÀft* 399 

du repas nuptial , paroe que d^s prìòres et 4<^s félickatk>n$ 
po'ur les époux s*y rattachaient. Its tenaient tous les Doses 
^fuisaiefU des lihations et sùuhaitaient tonte sprile de bien , 

ir^iroev i^Xa >rS y<xp|3p<0 , Sappho ap. Athen. XI, p. 47S , a. fragni. 
LXX ed. Neue.) 

Après avoir fixé l'action principale de Tensenìble, n.ous se- 
rons plus à méme de designer au moin^ une partìe des peri 
sónnages avec plasdeprécision qu'il n'est pòssible à eeuxdont 
l'opinion sur l'ensemble n'est point arrét^e. Commenmns par 
l'aìle gauche : nous y voyons deux siéges sur chacuti desquels 
deu^s; personnages ont prìs place. Eutre ce» divinités se trouye 
réiehanson ailée qu'on ne peut guere appeler àùtrement que ' 
Béié(comttke a faitaussi M. Weicker); deson noni38HK la lettre 
H seule est conservée. A droite^ sur le siège du coin , sq trouv.e 
une dìvinité que d autres interprètes ont déjà appelée Zetis, à 
caù^e du sceptre surmonté d'un oiseau (aigle on coucou?), et 
dont nóus adoptons l'explication. La divinité à coté de luì,, 
dont la partie supérieure d^ii corp$ n'a conserve que les 
mains étendues , tenant un sceptre et une coupé que Hébé Ta 
remplìr du liquide, doit étre considérée comme déesse, à cause 
del;a parure iPettielle des amii)les^ selon tonte probabilité, c'est 
Hera qui devait reeevoir ici une place d'honneur corame pré- 
sidant au marìage, comme Telia, En face de ces divinités 
s^nt placés les nouyeaux époux. M. Welcker a déjà reconnu 
Thétis dans la déesse à droite, assise en face de Hera ; le pois- 
son dans ses bras désigne aussi sur une peinture de tase la 
néréide poursuivi^ par Pélée, et dans tous les cas une déesse 
marine; mais quelle autre que Thétis potìvait étre désignée 
ìoi , puisqùe Amphitrìte, avec son nom à coté , se troute déjà 
^ns une autre partie de la composition ? Mais si l'òn a reconnu 
at^eo certitu^ Thétis, ators jè pense qu'il y a un pas de fait 
pour convaÌRcre que les Noces de Pélée sont le sujet de cette 
peinture;car, qi^oique Thétis abandonne souvent, à cause de 
son- fils AcluUe , sa demeure deS flotspour monterà FOlympe, 
elle n'jinterviexitcependant} dans ces occa^ions, jamais comme 



40Q III. RSGHE&CHSS ET OBSERVATIONS. 

associée attx repas des dieux de TOlympe. Dàos \a figure assise 
à coté de Thétis^ sur le inéme siège, nous ne pouvaiiS natu- 
rellement supposer que Pélée. Le contour de la poitrine , qui 
est encore.yisible^ montre d'autant plus .<;Iairenient que la 
figure est male , que les seins des femmes, sur ce Tase, sont 
dessinés d'une manière très prononcée. D*ailleurs la barbe de 
ce Pélée s'est encore conservée; car je ne saurais coramentla 
partie des cheveux par dessus 1 epaule droite de cette figure 
puisse étre mise en rapport avec la chevelure de Thétis. Il est 
vraique la tuniquefine et gracieusement plissée de cette figure 
parait davantage convenir au costume féminin; mais nulle 
party sur ce vase, on ne peut distinguer le sexe des figures 
assises par leurs véte/nens. La manche qui s'est conservée seule 
de la tunique de Zeus est absolument la méine que chezla 
figure que nous déclarons Pélée. 

Quantaux figures qui étaieut assises derrière Pélée et Thétis, 
bien peu en est conserve , et nous n'oserions pas méme pro- 
p(>$er une conjecture sur leur signifìcation si Fon n avait de- 
couvert plus tard un fjragment qui appartient à cet endroit^ où 
Fon voit une téte de femme avec les lettres ^A, qui sont évi- 
demment restées du nom A^POMTE. Je u'ai pas be^òin de men- 
tionner que cette place, la plus proche du couple coniugai, 
convient à merveille à Aphrodite, A Tégard de son voisin ou 
9uv6fovo(, nous osons conjecturer que e est Posidon^ puìsque 
daprès la liaison du mythe on doit attendre ce dieu à cette 
place. ^ 

Quant au couple suivant , la branche qui pend derrière le 
siège, èvidemment une branche de vigne, pouvait faire devi- 
ner le nom de Dionysus pour une des figures ; maintenant un 
fragment iiouvellement trouvé , et qui se rapporte à cette 
place , en donne la certitude. A coté de Dionysus qui figurait 
sa.ns doute dans un àge plus raùr, et barbu, nous aimerions 
voir assise Demete^. Ces divi]!lités de la nature n'ont.été^ selon 
moi , rècues dans cette assemblée divine ^ laquelle elles pour- 
raient parai tre étrangères, par aucun autr^ motif que parce 
qu'elles doivent procurer aux jeunes époux ^ue le^ dieox 



6. CTLIX DB ^OSIAS, 4^1. 

comblent de toutes faveurs, les bienfaits de Fagridiihure et de 
la culture de la vigne. Gette manière simple d*envisager le sujet 
trouve, si je ne me trompe, aussi sa confirma tion dans la serie 
des figures qui s y rattachent. 

A cette pli^ce nous devons, rappelant une observation faite 
plus haut, remarquer que seulement la lacune, ou place ou- 
verteentre Zeus etHera et les figures jeunes, dirìgées de Tautre 
coté y est d une , grande importance pour la composition de 
l'ensemble, et désigne à-la-foiale point de départetle point de 
conclusion. Mais ici, entre Dionysus et les.Heures qui mar* 
chent dans la méme direction dans laquelle lea divinité^ pré- 
citées ontprìs place sur leurs sièges, il n'existe aucune sépar 
ration dans la suite des figures, et Tespace libre n'est devenu 
nécessaire qu'à cause de Tanse du Tase. 

Les diyinités que nous rencontrons dans ce repas nuptial , 
non assises , mais marchant, sont les unes plus jeunes,lesau* 
tres subordonnées. Quelques-unes paraissent apporterlesdons 
huptiaux, mentionnés par Pindàre et dautres; on aurait ce- 
pendant de la peine à.appliquer cette interprétation à toutes 
les personnes de cette sèrie. 

D abord*/ro;> jeunes femmes presque dans le méme costume; 
aucune d elles n*a une coupé à boìre, laquelle en general n'ap- 
partient qu'aux figures assises. La première porte dans sa 
main gauche une branche garnie^de feuilles; la seconde tient 
des deux mains des branches chargées de fruits qu'on aurait 
de la peine à désìgneT avec plus de précìsion ; la troisième est 
dépourvue de cette sorte d attribut , elle parait presque en- 
voyer les autres et les accompagner. Le noni HOPAI se trouve 
entre la seconde et la troisième, et est ordinairement rapporté 
à toutes les trois; mais il mérite d'étre examiné si l'on a raìson 
de Finterpréter ainsi, vu que des attributs tels qu'ils convien- 
nent aux déesses de Tannée, ne caractérìsent que les deux qui 
marchent les premières. Aussi les deux lettres sur la téte de la 
troisième figure AF, qui n appartiennent cependant ni au nom 
d'Hestia ni à celui d' Amphitrite , assises à coté d'elles , me pa- 
raissent deVoir étre consic^érées comme ifestes du nom de cette 



4o% III. RBCHBmCHES BT OB&SRVATiONS. 

figure. Seraì^ce la Gràoe jiglaiaj qui , à l'instar dea Grftces cu 
general, est aussi une déesse de» festinsP. Le noihbre de deiix 
pour les Heuresy qui nous reste dans» cette hypothèse, s'expli* 
querait moins par le système d'Hésiode que par le cuite at** 
tique (Paus. IX. 35.) qui nomme. Ie& deux .yierges Hudlo et 
Carpo. 

Suivent après, rétinies sur le méme siège, Amphitrite et 
HestiUy dont les noms sont joints aux figares; le seeptre de la 
première est omé de plantes marìnes. Derrièré ces déesses 
marche Hermes , cornine porteur da bélier (xpeoyópo?); peut-étre 
apporte-t'il le bélier camme symbole de la fécondité des tron- 
peaux , en don de noces. Après lui Artemis avec la biche , 
tehantune cithare, attribut souvent aussi, sur des médailles, 
mis en rapport avec Artèmis. (i) 

Quant à Hercule qui marche à la suite d*Artemis , on pour- 
rait s*étonner qu'il intervienne ici, en qùalité de dieu, à la 
noce de Pélée, puisque le mythe ne présente ce cqmpa- 
gnbn d'armes de Pélée que sous les traits d^un héros vail- 
lant, lors de Texpédition des Argonautes et de la guerre 
de Troie : mais si nous les vòulons prendre à la lettre, 
ces faits que Pélee e^écuta avec Hercule peuvent tomber 
dans la première jeunesse de Pétée, les nòces avec Thétis 
dans un àge plus mur ; epoque à laquelle Hercule avàit 
déjà fait sòn ascension du bùcher sur VOEta vers TOlympe. 
Jjà Jemme derrièré Hercule manque trop de tout signe ca- 
ractéristique pour que je puisse oser lui attribuer un nom 
quelconque. 

Mais où restent alors Apollon et le choeur des Muses , dont 
les chants annoncent aux nouveaux mariés un brillant avenir 
et une glorieuse po;$térité? Je suis fàché , je Tavoue, de cher- 
eher en vain sur notre peinture ces traits si esseptiels dans 
tout le rédt poétique de ces noces; mais, pour e^pliquer ce 
défaut, on pourrait supposer que la cQmposition entière a 

(x) l^tthden » 9pecimens ofand^at. coins o/grascia a/id Si^ìfy, pL, i6. 



6. GTLIX DB SOSIÀS. 4^3 

été prihiitivement destinée pour un irase plus grand , et 
quelle a été par conséquent plus complète, et que, fante 
d*espace , cette partie de la composition a été omise sur la 
coupé de Sosìas. .CO. Mùller. 

FIN DU QUATAIÈME VOLUMB. 



ERR^T^. 



PREMIER ET SECOND CAHIER. 



Page 7, ligne 33, JUez : Servius. 

8, note a8, lisez : nikoa^xw, 
ig, I, lisez : Heroic. T. 4. p. 671 . 

ao, ligne a et 3, lisez : M. Petit-Radel. 
23, a3, Usez .* Diodoro. 

34, 29, lisez : bastantemente provata. 

35, 19, lisez : stesso a. 

38, note 3, ligne a, lisez : provato. 
io. ih. 8. lU^ 9 queglL 

39, ligne I, Usez : sangae. 

46, ai, Usez : n' era. , * 

66, 9, lisez : présentant le petit Ericlithonias à Athéné. 
ib. IO, lisez : une identité. 

67, 17, lisez : JEolus. 

68, I, lisez : Amymone. 

77, note 6, ligne a, Usez : Enstatb. ad lUad. È, p. 344. l»g' H' 

89, 4, lisez : V. 681 AtavTO? re. 

93, 3, lisez : Lactant. Finaìan.de/alsa reggiane, C. XI. 

ioa, 5, ligne 10, lisez : C. 4i« 

106, supprimez la note 4* 

no, note 4, Usez : Ap. Schol. Pindar. Nem. ITT. V. 60. 
117, 6, ligne a, lisez : Zéphyre. / 

laa, ligne a3, lisez : •yXaux&wt^. . . 
laS, note a, ligne a, Usez : placidum, 

ib.j 4^ 1, lisez: n** in. 

.ia8, (dans la note), £Ù02 : Athéné. < 

i3o, note a, Usez : Paus. 1. "VII. e. a4. 
i3r, ligne at, Usez : tont antre attribut. 

i3a, note 3, Usez : Cf. Pans. 1. I. e 19» 1. Vili. e. a7. et e. 36. 
i34, ligne i3, lisez : p. a97. , 

i35, ag, Usez : Favait faite. 

1^., note a, lisez : Paos. 1. 1, e. aa. 

ib., 3, lisez : Pans. 1. III., e. i5. 

i36, ligne io, Usez : de nouveaux. ^ , 

i5i, inscr. II, ligne i5 et 16, Usez: STtrtiBùii jVJiiCA»hii, 
i5a, inscr. HI, ligne S, Usez : pykgkws. 

ib., ib., ib., ' 9, Usez : qxJMafs» 

ib., ib., ib., la, Usez : stlitib. 



Page i55, ligne ii, lisez : celle. 

^.9 ' 'sa, lisez : des nombréan Eipàgnobi 

i56, ligne 16, lUsz : ces inscriptioiis. 

157, i5, lisez :Ggs. 

160» a5, sMpprùuez*:et. 

167, ao, lisez : Bastie». 

ii^ .26, lisez : ces. 

170, a8, lisez : P. Tallius. 

X73, 9, Usez .' lig. 17. 

174* i4> ^«-2 • scs> 

175, ' l'jt lisez : siììtìbua. 
x85, 4» fi'tfz .* renceinte. 

187, 16, /wtfz .* par les chevenx. 
1^., 18, ivtfz .* dtt manche. 

188, 11, lisez .-Tarente. 
zgo, 16^ lisez : le modius. 

191, note I, ligne a, lisez: CTIII. 4a6. 
i9a, ligne 6, lisez : de& nocca. 

ib., note r, ligne 3, lisez: CLXXI bis. 
193, I, ligne I, Usez : e. 4* 

ib,, ib^ o, (irreale motDiradiotès,lii#2 ; (Paus. 1. II, e. a4. 

JC94, ligne i, Usez : Pbanagorie. 
190, note a, ligne 5, lisez : da séjour de Hadès. 
aoo, ligne 17, lisez : snpposée. 
aoo, z I, lisez .* O. a. 

aa3, ai, lisez :on. 

aa6, 3, lisez: aes. 

ib.f 9, lisez : de la stéphané. 

ib., note 8, ligne 6, lisez : du aéjonr de Hadès. 

ib.f ib.f lig. 7, lisez : Hercule. 

TROISlÈìffi CAHIER. 

a 38, ligne 4, lisez : lintei. 

a48, ligne 5, lisez : mytbologico-històrìques. 

a68, 5, lisez : forme. ' j 

a8o, i3, Usez : coi. 

a85, 18, Usez : etroachu. 

ib.j a3, Usez: i8a8. 

3o3, 18, Usez': e sotto. 

305, 17, fiftfz .* opportanità. 

306, 4« li^^ •' KBtn. 
3i4, I, Usez : chez. 

3x4, note I, ligne a, Usez .*. Xiuiiv. 

3x5, 4, Xf lisez i pi. IX. ** 

3x8, 3, 3, Usez : 1. Ine. 

3x8, 4, 1, Usez : Aristophan. Pac. ▼.7. 

319, 3, ' 9, /«fez .' prov. I. ao. Snid. proY. T. 39, etc. 

3az, ligne x, Usez: (pi. E.) 

3a4> i^ote a, ligne a, lisez : AAMÀ.. 

3a6, ligne x3, lisez : héros grecs. 

' 3a7, X I, Usez : cyclitjues. 

3a9, ax, Usez : compare. 

336, nlt. lisez i on. 

340, a3, Usez : de conducteur. 
343, note X, Usez : des vas. gr. 

367, ligne i7> lisez : OttTL 

ib.^ a3, supprimez : danslequel, et Usez : ce méme artide; onlioiiiiD* 

arme d*nn glaire et d'un bonclier , etc. 

374, ai, Usez : KLOMAAa;^. 



=5-:rsrssr=5: 



TABLE DES MATIERES 



PREMIER ET SECOND CAfflER. 

I. HC0niȣNS. 

» 

ToPOGRATHXE. a, AecÀerches comparées des témoignages topograpbiques qu'okit 
lHÌ8sés sar le territoire de Rieti , les anciens peoples Aborigene» , Pelasges , Equi- 
coles; et preures diverses de la réalité de letirs établissemeus qui 8*y sont perpétuès 
aux temps romains, aa moyeti ftge et de nos jours méme ; par M. Petit'Radet, pag. i -iQ. 

— b. Nuova scoperta di alcuui Toli sepolcrali edificati dagli Dtrnschi nell* antica 
necropoli di Volterra non veduti finora in Etmria, con alcune osservazioni suU' 
opera di M. Petit-Radel relativa alle Nuraghe di Sardegna (tav. d'agg. i832,^.) 
dt Ittghirami. p. 2o-3o. — e. Conghiettare sopra l'antica leggenda del capo trovato 
nelle fondamenta del Campidoglio, da Francesco OrioU, p. 3 1-60. 

.2. ScuLPruRE : a. Statue de Gaea (Monum. ined. pi. XLIV, a, b,), par Ch. Le^ 
normoìU, p. 6x-68. — b. Intorno un Ercole di bronzo del Museo di Parma (Monum. 
inéd. pi. XLIY, e). Lettera al Sig. Prof. Od. Gerhard da Michele Lopez, p. 69-74* 
— e. Disque en bronze trouvé à Egine (tav. d'agg. i83a, B.), par E,ìf^olf, p. 75. 

— </. Obseryations sur l'ancyle et Pamentum, par Ch, Lenormant, p. 76-79. 

3* Peuttubb : a. La naissance de Pandore. Pyrrha et Deocalioa (tav. d*agg. i83a> 
Ci.), par Th. Pano/ka, p. 80-84.^ — b. Ajax et Hector ou observations sor na vese 
intitalé: Achille ed Ettore (Monum. inéd., pi. XXXY et XXXYl), par ^ due de 
iMjmeiy p. 85-88. — e. Observations relatìves au vase d'Ajax et d^Heetor, . pw 
Th. Panqfka, p. 89-90; — d^ Pélée et Thétis (Monum. de Tlnstitut^pl. XXXYII et 
XXXYIII), par /. defFitte, p. 91*127. — 0. Sur les plantes à hélice et les monn- 
mens où elles figurent (Monum. de Plnstitut pi. XXXYII et pi. XI et XII), par Th, 
Pano/ka , p. 128-137. 

4* De la POTXRiE'anttqne , par le due de iMyiMS^ p. i38-i5ò. 

5. Sur les izrscRXPTioirs découvertes en décembre 1829 dans les Thermes de 
Tarquinies. Lettre adressée à M. Hase, par />«/«att de Lanudle,p. tSi'i'j'j. 

n. LITTÉRATURE. 

1. £xpédition scieutifique de Morée. — '• Architecture , Sculpture, Inscriptiòns et 
vuès, etc., par M^ Abel Blouet , par Ck. Lenormant, p. x 78-186. 

2. Notice sur quelques objets en or trouvés dans un tombeau de Kertsch en 
Crimée, par M. Raoul-Rochette (tav. d*agg. i832y C. 2.), par Th, ^ant/ka^ 
p. 187-196. 

3.'Descriptionof thecolleotìon òf aiicient marbles of the Britìsh Musenm , part YI» 

par /. ilftWàs^en, p. 197*^1 r. 

■ • '- • ■ ' • 

ni. OBSERYATIONS ET RECHERCHES. 

X. Seulptures d'Olympie, par Abel Mltmet» p. 2127217. 
2. La naissance de Junon, par Th, Panqfka, p. 2i8«23o.- 



TROISIEME CAHIER. 

LMONUMBNS. 

I. ToFOGRÀPBiE ': a. Re'cherches cemparées des témòignages topographiques 
qu'ont UiMés sur le territoire du diocèse de Rieti , les anciens peaples Aborigènes , 
Pelasges , Equicoles ; et preuves diverse* d«» le réalité de leurs établissemens qui s'y 
sont perpétaés anx temps romaìns, au moyen Age, et de nos jonrs mème» Secoad 
artìcle $ par M. Psù^HAdel., pag. a33-a54* —^ h. Momuneiis sépnlcraax de FEtrurie 
moyenne (Monum. de llnst. pi. XL et XLI), par Albert Lenoir, pag. a54'*279> — 
e,' Osseryazioiii generali sui monumenti sepolcrali di Tulcia e su alcuni altri della 
medesinui specie (Monum. de Tlnstit. pi. XC> XLT, XLI[ et XLYIII), da Giovanni 
Knmpp, pag., 379 - 284. — </. Sepolcro presso Bomarxo (Monum. de l'Instit. 
pi. XìiV ) da CamilU, pag. 284 - 385. — e* Memoriasul sepolcro trovato a Canosa 
in dicembre i8a8 ( Monum. de rinsUt.,.pl. XLIIl}^ per commmUcaùoiu del cons, 
LoMBASDf , pag. a85-a89« — /, Tombeanx de Norcbjia (Monum. de rinstìL pi. XLYIU), 
par Albert Lenoir, pag. 389-395. — g. Soaiì di EboU» degli anni 1839-33» da* SS. 
Matta e Romano , p, 395-304. 

a. SouLPTURs. a. Sopra una tazza bacchica d'argento (Monum. de rinstit. pi. XLY, 
B. C. D.j da Bianconi, pag. 3o4-3ii. — d, Le.béros Gantharus (Monum. de l'Instit. 
pi. XXXIX), par Ch, Lenormani, pag. 3ii-3i9. — e. AcbiÙe à Scjros (TaT. d*agg, 
i83a > D. £, ) par Raoul'Rochette , pag. 33p-333. 

3. PjuktÌirs : a. L'arriyée d^Apollon à Delpbes^ (Monum de Plnstit. pi. XLYI) 
par Tk. Panojka, pag.. 333-335. — b. L'Encotyìé (Monum. de Tlnstit. pi. XLYII , 
B ), par JA. /^on^a, pag. 336-344. 

II. LITTÉRATimE. 

I. Les Aatiqttités iiiédites de l^Attiqne, publié«s par la Soctété des Dilettanti. Ou- 
tnge tTMluit par M. BhfoffT, par Ch, Lehormant^ pag 345*3 JI3. 

a. Numi v^teres eivitatam^ regnm , etc. Londhn in Museo Rich.- Pi^jmè KmgbtiÀ, 
p«f /i-MAkifi^/», pBg. 353>S63.' 

3. A brìef des^rìpitidti of thirty-two greek painted Yases by M. Campana , par 
TU; Panofkà, pa|$. ^63-^77. 

Ili: RECHERCHES ET OBSERYATIONS. 

I. Sur la forme Olyseus du nom d'UIyase (Mon. de Tlnst. pi. YIII. AnuaL toI. I. 
p. 384), par C, O. Miller, p. 377» 378. — 3. Sur le sens du mot Barbarica cbes 
Plaute , par C. O. MàUer, p. 379. — 3* liercule «ntra la Yertn et la Yolnpté (taT. 
d'agg. i833, F.), par F. G, ff^elck^r. p. 379-393. — 4. ApoUon et Idas( Monum. 
de rinstit. pi. XX), par C. O. MàUer, p. 393-395. --. 5. La Mère des Paliqnea 
( Annal. yol. Il, pag. 345 . tay. d'agg. i83o , J. ) , par 7A. Pamifka , p. 395 , 3g6. — 
6. Sur la Cylix de Sosia» (Monum. pi. XXIY. Annal. yoI..II»p. a3^; Tol,in, ^.,434.), 
par 'C* O* MùUer, p. 397-403. 

TAVOLE D'AGGltfNTÀ. 

/i. Schieri di Yolterra , p. ao-3<x — B, Disqne d'JBgiae, p. 75* — C. i. Penca- 
Uon et Pyrrba, p. 80-84*— C. 3. Plaque d*or représentant Demeter Paaticap«a« 
p. x$7'*i96. — C. 3. La naissance de Jnnon, p. 3i8-33o. — Z>. et E, Achille à Scyros, 
Sarcophage de Barile , p. 3:10. — /IHéròuìe entre la v ertu et la Yolupté , peintar« 
de yase. Médaille d*or d'Adrien représfuttoit le méme aujet, p. 3^9.-ii^^i Atdamte 
«t Méléagre, peintnre de Tése» 



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